Anoressia

 Sui social in generale postiamo solo il lato bello della nostra vita, condividiamo tante gioie e pochissimi dolori, un po’ perché è più semplice condividere il bello, il sorridente, il successo, la positività, un po’ perché nel condividere l’altra faccia della medaglia c’è sempre un misto di pudore e paura.


Da diversi mesi ormai nel silenzio di casa nostra e nella condivisione con pochi amici, viviamo a tu per tu con una malattia subdola e terribile: l’anoressia.

Una parola che fa paura, una malattia che terrorizza, che tutti conoscono ma che nessuno conosce veramente. 

Nostra figlia ci è caduta dentro, lentamente, mese dopo mese, e noi mese dopo mese siamo stati lì ad osservare, impotenti, spaventati.

Abbiamo cercato delle scuse, abbiamo sottovalutato, abbiamo reagito, un mescolarsi di sentimenti, di azioni, di paure. Poi è arrivato il momento della consapevolezza, la nostra, della negazione, la sua, della paura, la nostra, del rifiuto, il suo. 

Siamo andati avanti tra alti e bassi, lei confusa tra la voglia di farsi aiutare e noi confusi sulla strada da prendere. Non è stato semplice. Siamo una famiglia unita, armoniosa, posso dire felice. Una famiglia in cui si parla, si ascolta, ci si tende la mano. Abbiamo affrontato perdite e ci siamo stretti gli uni agli altri, abbiamo cambiato tanto e questo ci ha resi forti e uniti

Ma con la diagnosi di anoressia abbiamo fatto fatica, una fatica enorme anche tra di noi.  Ognuno aveva la sua da dire, ognuno aveva letto e pensava di sapere di più, meglio, più a fondo, di avere le chiavi giuste. Un caos totale di 4 teste che si scontrano per aiutarne una quinta ad uscire fuori dal marasma più totale. Ci sono stati urli, pianti, porte sbattute, frasi lanciate contro come armi violente, perché quando una malattia così si invita a casa vostra gli equilibri partono in mille pezzi e tutti pian piano annegano ogni giorno un pochino di più.

Al ritmo della perdita di peso di nostra figlia è cresciuta la nostra consapevolezza sull’urgenza di reagire in modo più concreto. Abbiamo capito che lei da sola non si sarebbe salvata e che noi da soli non ce l’avremmo fatta.

Ma anche una volta a questo punto ci vogliono ancora dei passaggi successivi, trovare l’aiuto giusto, la persona in cui riporre la fiducia necessaria, la terapia che funziona. Non siamo tutti uguali e neanche gli anoressici lo sono.

Stupidamente all’inizio pensavamo che il lavoro andasse fatto su di lei, solo su di lei, per poi capire che il lavoro andava fatto su tutti, sulla squadra che siamo e che in mille situazioni abbiamo dimostrato di essere.

Abbiamo anche capito di non essere infallibili, nessuno di noi, e che solo se avessimo trovato la chiave giusta  ce l’avremmo fatta.

Oggi come oggi non sappiamo ancora come andrà, ma oggi come oggi sappiamo che siamo su una strada che sembra quella giusta e soprattutto sappiamo che un velo è stato levato, che nostra figlia ha la consapevolezza di farsi aiutare, la voglia di uscirne e il supporto per farlo.

Ieri Camilla ha fatto il suo coming out sul l’anoressia, l’ha urlato al mondo, perché quando lo scrivi sui social media a 19 anni lo gridi al mondo, il tuo mondo.

È stata fantastica


here it goes- expectations versus reality. This is probably one of the hardest things I have had to do. I don’t want to over share, yet I also feel like I am living in this parallel universe. You put this fake front out to the world, but inside you are truly suffering- physically, mentally… This past year, especially these past few months my struggle with anorexia really got the best of me. I’m in the processing of recovering which is probably one of the hardest, most painful things I have had to go through. Sometimes it feels like an obvious and easy fight- all you have to do to win is…eat. Yet, sometimes the law of attraction is so strong and it pulls you the other way. Anyways, I’m putting this out into the world now because I just got out of my therapy session, where my therapist encouraged me to do just this- be honest with the world about not being okay. So if I’m kind of bad at responding to texts or seem pensive, plz know that I’m just a bit in my zone right now🥺❤️


Parole intense forti mature.

È stata letteralmente travolta dal sostegno e dall’affetto, dalle testimonianze di coetanei che ci sono passati o che hanno amici, fratelli, sorelle che hanno combattuto la malattia in prima line.

Un piccolo grande passo. La strada è lunga, ne è cosciente e ne siamo coscienti, ma sapere di non essere soli nel percorrerla è un sollievo enorme, per lei e per noi.

Purtroppo non è la sola che ha bisogno di mani tese, per aiutare lei anche noi abbiamo bisogno di appoggio per rimanere a galla.

Da ieri la strada davanti a noi sembra essere disegnata in modo diverso, più rettilinea, meno in salita…

Da ieri ho visto una determinazione negli occhi di mia figlia che mi scalda il cuore, ha voglia di uscirne, ha voglia di dare un sonoro calcio nel culo alla malattia e riprendere in mano la vita e il piacere di goderla fino in fondo e noi con lei.

#fuckanorexia.

Commenti

Roby ha detto…
Ce la farete, insieme. ❤ Ciao, roberta
G. ha detto…
Vi mando tante vibrazioni positive ❤️
MonicaF ha detto…
Ti capisco perché sono in una situazione simile alla tua… e in mezzo a ciò si è messo l’inizio dell’Università fuori casa… mia figlia e la psicologa hanno decretato che deve fare questo passo, la nutrizionista NI… andiamo avanti e vedremo! Ma capisco tutto ciò che stai vivendo
Monica, Camilla dovrebbe incominciare il secondo anno, anche noi siam9 esitanti sul rimandarla aLondra o no, sappiamo quanto sia importante per lei, facciamo di tutto ma partir solo se ci sono le condizioni e ovviamente io farò mille andate e ritorno. aprile scorso rimandarla a Londra, dopo che per tre mesi era stata con noi visto il lockdown in UK, si è rivelata una scelta pessima r la malattia, adesso saremo più attenti.
In bocca al lupo
Silvia ha detto…
Un grande abbraccio! Insieme ce la farete❤️

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