Notizie dalla Svezia: non ci resta che piangere.

Non ci resta che piangere, potrebbe riassumersi in queste poche parole la percezione che noi italiani in Svezia abbiamo in questo momento della situazione.
Giorni fa leggevo un articolo che puntava l’obiettivo sugli espatriati sottolineando come l’essere lontani in una situazione come questa del Covid 19, possa essere psicologicamente devastante. Noi siamo qui in Svezia, altri in Francia, Germania, Cina, Giappone, Nord America, osservatori impotenti di quello che sta succedendo nel nostro paese, dove abbiamo affetti, famiglie, amici. Ogni sera ci corichiamo con un pensiero a loro, chiusi nelle loro case, ogni mattina ci alziamo con la speranza che i numeri che arrivano dall’Italia di colpo incomincino a diminuire. Nello stesso tempo, l’angoscia addosso, siamo anche osservatori e vittime di come il paese che ci ospita, che per noi ormai è casa, affronta il problema. 
In Svezia siamo allibiti. impotenti e storditi, mentre tutta l’Europa si chiude, mentre città intere si spengono, mentre ristoranti, bar, musei, cinema hanno spento le luci un po’ ovunque non solo, mentre da nord a  sud l’anno scolastico è praticamente finito con parecchi mesi d’anticipo e dai banchi di scuola i bambini passeranno a far scuola da casa, e i nostri vicini danesi e norvegesi chiudono le loro frontiere e si proteggono, qui si continua a vivere normalmente.
I locali sono aperti e pieni, i negozi anche, il governo non prende decisioni, non chiude le scuole perché, dicono, i figli dei medici e del personale sanitario non avrebbero un posto in cui stare, come se i medici Lombardi, veneti, piemontesi che ormai da settimane lottano per salvare vite fossero tutti dei senza famiglia senza il problema del figlio dove lo metto.
Ogni decisione è lasciata ai singoli, alle aziende, alle scuole. La scuola internazionale di Stoccolma ha chiuso, ma è una delle poche. Molte aziende chiedono ai dipendenti di lavorare da casa, vietano i viaggi, se mai qualcuno avesse la strana idea di voler andare da qualche parte in questo assurdo momento, ma sono tutte decisioni singole, nessuna direttiva, nessuna imposizione.
Quello che succede in Italia, e noi italiani lo ripetiamo da giorni, dovrebbe fare scuola, e adesso anche tanti stranieri si sono aggiunti al coro, vedendo come i loro stessi paesi alzano la voce e prendono misure chiare e restrittive. Avevamo il tempo di reagire, la Svezia aveva il tempo di prendere provvedimenti, adesso sembra tardi troppo tardi. E la grande preoccupazione è un sistema sanitario che non sarà mai capace di assorbire l’emergenza, capace di agire come altrove. Ci sentiamo in questo momento in balia di scelte folli, contro le quali non possiamo fare nulla, tranne urlare di aprire gli occhi. 
È solo una brutta influenza, lo pensavo anch’io fino a qualche settimana fa, lo pensavo anch’io prima che la vita nel mio paese venisse sconvolta, arrestata, prima che i miei concittadini si ritrovassero chiusi in casa e gli ospedali esplodessero. Lo pensavamo in tanti, anche in Italia, ma adesso sappiamo che non è così, che si deve reagire in fretta. L’Italia è stata colta alla sprovvista e non ha potuto farlo, gli altri paesi europei hanno il vantaggio dei pochi giorni di ritardo, pochi ma fondamentali per evitare di ritrovarsi con gli ospedali al collasso. La Svezia continua la sua vita, locali pieni, anche se in fondo in fondo gli stessi svedesi si chiedono se questo sia l’atteggiamento giusto, i supermercati sono presi d’assalto, trovare la carta igienica pare impresa disperata, sembra che aspettino solo una parola del governo, quella che tutti ormai abbiamo perso la speranza di sentire: chiudiamo tutto e state a casa.
Banconi vuoti

La follia della carta igienica

Notare che è sparita la pasta buona!

Noi italiani in un certo senso ci siamo già quarantinati, e come noi tantissimi stranieri, ma se la vita intorno prosegue normale, non ne usciremo mai, mai, saremo spettatori impotenti di un paese che rimarrà isolato, quando il resto dell’Europa e del mondo incomincerà di nuovo a vedere luce, a sorridere e vivere.
Rimarremo noi e gli inglesi, quelli che credono che facendo ammalare metà della popolazione e eliminandone una buona parte, si risolverà il problema....
Sensibilizziamo l’Europa, in momenti come questi le decisioni dovrebbero essere uniche, si dovrebbe avanzare compatti verso un unica meta, senza egoismi e individualismi

Commenti

Barbara ha detto…
bellissimo post che condivido pienamente.
Angelo ha detto…
Ragazzi vi comprendiamo. Io sono in Olanda ormai da 7 anni e credetemi abbiamo fatto letteralmente "terrorismo" psicologico agli Olandesi e dicendo di svegliarsi. Io da una settimana già portavo mascherina e guanti protettivi nei tram e nei treni x andare a lavoro e loro mi guardavano come se fossi vestito un po' da Carnevale. Stasera mi sembra che hanno capito che non è "funny" o "grappig" anymore. Non siete soli con questi feeling che avete. Forza!!! E fatevi sentire, forte!!!

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