Essere expat oggi come oggi.

Non è un periodo particolarmente facile per nessuno questo. La vita sembra essersi quasi fermata, avanziamo con ritmi inconsueti, stravolti, sconosciuti. Mai in 23 anni all’estero ho sentito il peso di essere espatriata, mai anche nei momenti più difficili ho messo in dubbio le mie e le nostre scelte, mai ho avuto voglia di riavvolgere il filo e tornare indietro. Sono partita convinta di fare la cosa giusta, dopo la prima partenza nelle successive la stessa sicurezza mi ha guidata e accompagnata. Ci sono stati alti e bassi, ci sono stati momenti difficili, ma complessivamente niente di troppo complicato.
Oggi vivere all’estero, vivere lontano, mi pesa, per la prima volta in 23 anni. Vivo sospesa tra due mondi, vivo respirando a stento nell’attesa di notizie da un paese nel quale non vivo ma nel quale ho legami e affetti. 
Mi sento lontana e vicina nello stesso tempo, sentimenti che fanno a pugni dentro di me. Cerco notizie in modo compulsivo, mi preoccupo per ogni paese nel quale ho vissuto, per le persone che ho lasciato un po’ ovunque, per quegli affetti sparsi che sono sempre stati una forza e che adesso sono debolezza.
Per 23 anni ho seminato affetti facendo il giro del mondo, ho lasciato la mia famiglia d’origine, ho salutato le mie ragazze, la distanza e la gestione della distanza fanno parte del mio quotidiano. Non mi ha mai spaventato partire, è spesso stato doloroso ma compensato sull’altro piatto della bilancia dall’adrenalina per quel qualcosa di nuovo che faceva capolino con l’inizio di una nuova avventura.
Penso veramente che l’intensità delle relazioni non si misuri con il tempo trascorso insieme, ma con la qualità di questo tempo condiviso. Come figlia ho cercato anche nei momenti più duri, come la perdita di mio padre, di trovare un senso alla lontananza, senza colpevolizzarmi per il non esserci sempre stata. Come madre ho imparato a salutare le mie ragazze senza dolore, convinta che i loro visi sorridenti e l’entusiasmo che mettono nel loro vivere anche lontano da noi, sia sufficiente a rendermi felice anche se non condividiamo il quotidiano. Ripeto come un mantra che ai figli diamo grandi ali e dobbiamo essere felici di vederli volare.
Oggi non so più. Sono spaventata, come tanti, confusa, come molti. La distanza mi pesa, la mancanza mi schiaccia, la mente non è più libera, oscilla di continuo preoccupata tra due poli. 
Vivere all’estero mi pesa, vorrei essere una di quelle figlie che porta la spesa alla sua mamma, lanciando uno sguardo furtivo al balcone per scambiare un sorriso reciproco, molto più reale di quello filtrato da uno schermo. Vorrei essere una di quelle mamme che apre porte per scorgere visini sorridenti, incazzati, addormentati e non contemplarli attraverso il vetro di un iPhone.
Mai in vita mia avrei pensato che la distanza potesse pesarmi, noi che viviamo tra un aereo e l’altro senza mai aver paura di muoverci tra aeroporti e fusi. Noi che da sempre siamo liberi di partire e di tornare, anche solo per una vacanza improvvisata, per la voglia di ritrovarsi per un momento.
Siamo sempre stati fortunati di poterlo fare, saltare su un aereo ed atterrare altrove per occasioni speciali, muoverci tra un continente e l’altro come se fossero solo una manciata di chilometri.
Oggi il mondo mi pare di nuovo enorme, sconfinato, impercorribile. Oggi prendere un aereo sembra un qualcosa di impossibile, gli aeroporti sono praticamente chiusi, pochissimi voli, frontiere invalicabili.
Chiara ci ha raggiunti a Stoccolma lunedì mattina, Manhattan diventava psicologicamente pesante per lei. Ha preso un degli ultimi voli, uno dei pochi, per la Svezia, è arrivata contenta, sollevata. Federica è rimasta a New York, nel caos più assoluto del focolaio più importante di tutti gli Stati Uniti. So che se la caverà, so che non è sola, ma è lontana, molto più lontana del solito.
Mi pesa  questa vita itinerante in questo momento, mi pesa essere figlia a distanza e mamma su face time, mi sento impotente e triste. So che tutto questo passerà, so che prima o poi la vita riprenderà un corso normale, ma essere expat  non è mai stato così difficile.

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