Settimane bianche in tempi di coronavirus.


Siamo partiti da Stoccolma sabato scorso, venerdì, ultimo giorno di scuola prima della pausa di sportlov, abbiamo ricevuto un email che sottolineava, vista la natura particolare della nostra comunità scolastica, di segnalare se ci fossimo trovati a viaggiare in paesi con più di venti casi dichiarati di coronavirus, nel qual caso la scuola ci avrebbe chiesto di non inviare i nostri figli per un paio di settimane in modo da tutelare la comunità tutta. Sono andata a letto tranquilla il nostro rifugio nelle Dolomiti ci avrebbe protetti per sette giorni, ci avrebbe aiutati a ricaricare le batterie e a rientrare a Stoccolma pronti per riprendere la nostra vita di tutti i giorni.
In poche ore sabato, dal nostro atterraggio a Monaco di Baviera, mi sono invece resa conto che la settimana bianca in tempi di coronavirus assume contorni tutti suoi, non permettendoci in pieno di godere della nostra settimana sciistica al 100%.
Abbiamo capito in fretta che la situazione in Italia diventava complessa, benché nel nostro splendido rifugio montano, dispersi a 2000 metri, la percezione non sia la stessa, ci sembra di essere altrove, in un altro paese, senza rischi e spade di Damocle.
La realtà però pare percepita diversamente nel nostro paese d’accoglienza e nel resto del mondo. Di colpo noi italiani siamo guardati a vista, increduli ci ritroviamo a subire lo stesso sguardo sospettoso che noi stessi ( io no ma tanti) abbiamo rivolto agli asiatici terribili untori. Si dovrebbe sempre riflettere prima di chiudere porte e di porre etichette sugli altri, riflettere su un possibile e se capitasse a noi, riflettere sul modo di guardare perché un giorno quello stesso sguardo rivolto a noi potrebbe farci male.
Continuiamo comunque a goderci la neve, che tutto sommato non è malaccio, il sole che fa capolino molto più spesso del previsto, l’atmosfera accogliente di questo delizioso hotel sperso tra i bricchi, la sauna panoramica dalla quale godiamo dello spettacolo magnifico che le Dolomiti ci offrono, il cibo ottimo. Continuiamo a goderci il tutto tra gli scambi costanti di email con la scuola che sembra in assetto di guerra, manco Stoccolma fosse invasa dalla peste, lunedì apriranno le porte due ore più tardi per gestire la crisi e il problema quarantena dei tanti studenti che hanno varcato i confini svedesi in questi giorni. Ci siamo messi il cuore in pace che Camilla rimarrà a casa per due settimane, o meglio non andrà a scuola, perché le regole imposte dalla scuola non sono quelle che per ora impone lo stato svedese per il resto della comunità tutta. Noi riprenderemo una vita normale, a meno che comunicazioni improvvise ne cambino il corso, o ovviamente ci venga il sospetto di un colpo di tosse fuori luogo.
È strana tutto sommato questa settimana bianca, una pausa che non terminerà con un ritorno completo alla vita di prima, quella prima di venerdì 22 febbraio, quando di colpo l’Italia si è trovata ad affrontare un problema che fino al giorno prima sembrava lontano, lontanissimo, là dove inizia la Cina e in tanti credevano che evitando il riso cantonese e gli involtini primavera ci saremmo salvati. Adesso invece in qualche altro posto lontano da qui c’è chi pensa di salvarsi evitando pizze e lasagne, scopriranno rapidamente che non serve a nulla

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