Piaceri da expat.

Oggi nella buca ho ricevuto Elle a table, edizione speciale per i suoi 20 anni.
Sono 20 anni che sono abbonata a quello che per me ormai è un piccolo piacere bimensile ovunque io sia nel mondo. 
Comprai il primo numero a Parigi fine 1999 e immediatamente mi abbonai. Per quel Natale bloccati in Francia con il mio pancione ormai agli sgoccioli, cucinai proprio qualcosa trovato su quella rivista comprata per caso, me ne innamorai e il mio pranzo natalizio, il primo preparato a casa nostra, fu un successo, o almeno papà e mamma, venuti per festeggiare con noi, lo giudicarono tale.

La mia passione per la cucina era nascente, incominciavo a sperimentare e soprattutto a rendermi conto che cucinare mi divertiva e rilassava. Elle à table diede un po’, per dirla alla francese, un coup de pouce a questa mia passione, ispirandomi e mettendomi alla prova.
Da quel primo numero sono passati vent’anni, ma l’emozione dell’avere la mia rivista tra le mani è sempre la stessa, fa parte di una piccola coccola verso me stessa che ho mantenuto nel tempo e che mi ha seguita ovunque, paese dopo paese, ritrovandosi in tutte le mie buche delle lettere, da una parte all’altra del mondo.
Quando le bambine erano piccole aspettavo sempre la sera che fossero a letto per godermela senza essere disturbata, adesso con gli anni ho il privilegio non solo di poterla sfogliare quando voglio, ma anche di condividerla con loro, giovani adulte che a loro volta sperimentano ai fornelli.
La mia collezione di Elle à table mi ha seguita intatta trasloco dopo trasloco, aumentando anno dopo anno e trovando in ogni cucina il suo posto.
Spesso tiro fuori un numero a caso e lo sfoglio, recuperando ricette magari provate tanti anni addietro, che di colpo aprono cassettini della mia memoria, rituffandomi indietro nel tempo.
Oggi ho aperto il mio Elle, che assomiglia in grafica, foto e modo di presentarsi, molto poco a quello di 20 anni fa, ormai un po’ vintage. Ho letto l’editoriale dedicato a questi vent’anni e soprattutto a quell’inizio di ventunesimo secolo che sembra ormai lontano. Leggo di un mondo che mi parla, il gruppo Zebda cantava Tomber la chemise, alla TV c’erano le Guignol, e un certo Ferran Adria spopolava con la sua cucina molecolare. Sono già passati 20 anni.
Bello ripercorrere 20 anni attraverso ricette che pian piano sono diventate più moderne, più osé, meno legate alla tradizione. Bello vedere prodotti che evolvono e che vengono riproposti in veste nuova, bello vedere immagini che pian piano diventano più moderne, neanche il 2000 fosse lontano duecento anni.
Avevo 30 anni quando ho preso tra le mani questa rivista, quando grazie anche al suo aiuto ho sviluppato la mia passione per la cucina. Ne ho 50 adesso è il piacere di sfogliarla è immutato, così come la mia rilassante passione che mi fa emozionare quando sperimento ricette nuove.

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