Domande da expat: dove andremo dopo?


Quando si vive all’estero e soprattutto ci si incomincia a muovere in giro per il mondo, senza veramente radicarsi, raccattando armi e bagagli ogni tot anni per installarsi in un nuovo nido che diventerà casa per un po’, si vive spesso con il pensiero al dove si andrà dopo, dove il destino ci porterà nella tappa successiva, quale proposta allettante arriverà per farci decidere di ripartire.
Si vive in un movimento perenne reale ma anche mentale, non ci si siede mai a godersi appieno il momento, sempre con piedi e mente proiettati altrove, verso un futuro di incognite ma anche di stupefacenti sorprese.
Con questo si coglie ovviamente ogni attimo con gioia, ogni scoperta con entusiasmo, si ha anche la sensazione di essere a casa, si costruisce, si intrecciano relazioni, si imparano lingue, ma si sa che un giorno si imballerà di nuovo tutto e si partirà altrove, ritrovandosi da capo a rifare lo stesso, lo stesso costruire, intrecciare, imparare, entusiasmarsi.
Vi sembra triste? Non lo è, anzi è linfa. La linfa di cui ci si nutre chi incomincia la vita d’expat e non sa più tornare indietro, non riesce a vedere un posto come un porto sicuro in cui fermarsi per sempre perché sa che dopo i primi anni sedentari la voglia di nuovo riprenderà il sopravvento con tutta la sua irruenza. Chi fa questa vita sa quanto siano intense le scariche di adrenalina che precedono una partenza, quel periodo in cui si incomincia a pianificare il dopo e ad immaginarlo, e come sono intensi i primi tempi in un nuovo paese quando tutto è scoperta e nulla scontato.
Follia pura vi direte, no non lo è, è un modus vivendi che ti entra dentro e che difficilmente ti scrolli di dosso.
Pensare al futuro dove fa parte di questo nostro modo di affrontare la vita, immaginarci una nuova tappa, una nuova proposta da valutare, sognare ad occhi aperti un paese anziché un altro, provando a delineravi una possibile vita.
A volte però questa incognita del dove dopo pesa anche come un piccolo macigno, la paura di una destinazione irrifiutabile ma che non fa sognare,   Il timore di ripartire e non essere felici nel nuovo, di partire prima del previsto senza essersi veramente goduti quello che il paese aveva da offrirci, spesso la consapevolezza che muovere una famiglia rapidamente non sia semplice: ci vuole tempo, preparazione, insomma far le cose con calma.
Se la nuova destinazione che si profila all’orizzonte ci trascina in un turbinio di emozioni positive, può anche, se arriva nel momento sbagliato, rompere certi fragili equilibri conquistati con tenacia.
Vivere in movimento è un vivere in continuo equilibrio tra sentimenti che a volte fanno a pugni tra di loro, tra voglia di partire e di restare, tra voglia di mettere radici e voglia di avere ali gigantesche. Ogni tappa deve inserirsi perfettamente in questo fragile gioco nel quel si cerca di stare allegramente in piedi, ogni tappa deve incastrarsi perfettamente con quella che la precede e, ipoteticamente, essere già pronta ad accogliere la successiva.
Il dove andremo dopo ci accompagnerà sempre dalla chiusura della prima valigia fino allo svuotarsi dell’ultimo container, perché inevitabilmente ad un certo punto dovremo fermarci, e incominciare a dirci che siamo arrivati! Sarà semplice?

Commenti

Post più popolari