L’importanza del consenso all’espatrio: piccola chiave per essere felici.

Oggi leggendo un post fb delle Amiche di fuso a proposito delle varie fasi in espatrio, quegli alti e bassi analizzati all’infinito sui quali si cerca di mettere un’etichetta, mi sono venute in mente un paio di cose.
La prima direttamente legata alla seconda. Ormai da quasi 23 anni cambio paese e reinvento la mia vita al ritmo di nuove occasioni professionali per mio marito, sempre tradotte in modo più ampio in entusiasmanti opportunità di vita per tutta la famiglia, eccitanti avventure, finestre sul mondo. Lo faccio con passione e sempre accompagnata da un innato ottimismo, le fasi di depressione non le ho mai avute. Mi chiedevo se questo essere costantemente entusiasta fosse legato al mio carattere o ad altro. Il carattere gioca, certo, non sono una persona che si piange addosso e se non sono contenta faccio in modo di esserlo. Ma sicuramente per prenderla sempre così bene, c’è un motivo. Questo motivo è il consenso, il mio chiaro, preciso, irrevocabile SI alla nuova partenza, alla nuova destinazione, all’idea stessa di ricominciare tutto.

Se solo io avessi avuto dei dubbi, non saremmo partiti, e avremmo fatto bene, perché il rischio di sbattere il naso e di trovare solo strade in salita, sarebbe stato molto alto.
In una coppia quando si parte si deve essere convinti entrambi, si deve guardare nella stessa direzione e con lo stesso spirito, se uno dei due non è convinto, meglio capire il perché è porvi rimedio, a volte anche rinunciando alla partenza, pur di non avventurarsi zoppicanti. Difficile farsi piacere un posto se già di partenza non si vuole partire, certo la vita in loco può farci cambiare idea, ma la negatività dei primi tempi potrebbe invece giocare effetto rifiuto ed essere catastrofica per tutti i componenti della famiglia.
Ho visto tante coppie atterrare con questi squilibri e, oltre al rischio di mettere la coppia stessa a dura prova, il fatto che uno dei due adulti veda tutto nero e in modo critico, affetta anche lo stesso atteggiamento degli eventuali figli nei confronti della nuova avventura, della nuova città, scuola e chi più ne ha più ne metta.
Anni fa ad una conoscente che mi diceva che i suoi figli non amavano proprio la California, che pensavano sempre a quello che avevano lasciato indietro, chiesi candidamente, ma tu sei contenta di essere qui?  Scavando poco poco ecco emergere un espatrio non voluto, al quale il marito non le aveva chiesto di aderire, ma nel quale l’aveva trascinata. Il suo malumore giocò molto sull’atteggiamento stesso dei suoi bambini, creando un circolo vizioso di scontento dal quale difficilmente si può uscire.
Partire da soli è indubbiamente molto ma molto più semplice, si fanno i conti solo con se stessi e non si deve tenere conto di chi ci sta intorno. Partire in coppia e in famiglia è un altro paio di maniche, almeno i due adulti devono essere sincronizzati e con lo sguardo nella stessa direzione. Se ci si muove per il lavoro di uno dei due, anche l’altro deve poter trovare il suo tornaconto, che non è detto che debba essere professionale, ma semplicemente umano. Sono tanti i modi in cui ci si realizza in espatrio al di là del lavoro, le nuove conoscenze, l’apertura ad una nuova cultura, gli orizzonti più ampi che possono aprire opportunità e dare nuovi stimoli. Partire con qualcuno al traino sarà frustrante per chi lo fa con entusiasmo, ma senza empatia, e per i figli che comunque hanno bisognosi di serenità.
È vero che nonostante tutte queste precauzioni,a volte, ci si può rendere conto di essersi sbagliati, ti ho detto okay partiamo, ma alla fin fine pur con tutto l’entusiasmo qui non mi trovo bene, succede, ci sono paesi ostici, comunità in cui è complicato integrarsi, orizzonti che non si aprono, allora non c’è niente di male a rimettere in questione il perché si è li, il perché si è partiti. Tornare indietro è sempre possibile,  magari ci vuole del tempo, ma se non si è felici perché insistere? Purtroppo abbiamo un unico caricatore da giocarci in questa nostra vita, poche cartucce che vanno centellinate e tirate nella direzione giusta, senza sprechi e perdite di tempo.
Il consenso è fondamentale per partire con il piede giusto, e poi tanto ottimismo e un pizzico di follia!

Commenti

pinguino ha detto…
Ripensavo in queste notti di insonnia a quello che hai scritto sull'espatrio e so che non hai chiesto una risposta ma leggendoti da un po' di anni credo che il tuo entusiasmo e amore per l'espatrio sia proprio legato al tuo carattere. Sei, per fortuna aggiungo, una inguaribile ottimista. Vedi sempre il bicchiere che strabocca, non solo pieno 😁
D'altro canto io mi considero una persona con un carattere aperto e mediamente realista, ottimista non direi, quindi ho vissuto le fasi che molti siti descrivono in vari periodi della mia vita all'estero. Vita all'esterno che peraltro si è svolta sempre e solo in un paese, non ho cambiato come molte donne quasi ogni 2-3 anni, quindi non so cosa questo comporti.
Sono d'accordo con te, il consenso è fondamentale nella coppia e in famiglia, ora che sono madre me ne rendo conto ancora di piu'.
Solo a volte non si ha sempre scelta e i momenti di sconforto penso siano normali, a ripensarci penso che non sia legato solo all'espatrio ma a dei momenti della nostra vita particolari. Cambiare lavoro, non sentirsi bene nei propri panni, tutte cose che probabilmente accadrebbero anche nel proprio paese di origine, espatrio o meno. Te lo dico perché parlando con le amiche rimaste in italia sento gli stessi discorsi e quasi tutte parlano di provare l'estero, come una soluzione. Poi se hanno figli pensano che sradicarli dai nonni sia troppo e desistono. Fanno bene? Non lo so. So che io, per stare bene dove sto, ho scelto di prendere la nazionalità del paese in cui vivo, dico ho scelto perché con gli anni mi sono resa conto di essere profondamente cambiata e di sentirmi nella cultura e origini, alcuni qui dicono anche nel temperamento, italiana ma come testa ormai sono svizzera. Questo vuol dire che non vedo il mio futuro (forse dovrei dire vecchiaia 😆) in italia, piuttosto un paese caldo e questo mi differenzia parecchio dagli italiani che vivono qui.
P.S. so che lo fai per lo spam, credo, ma il controllo di blogger per postare è veramente noioso..
Certo la vita è fatta sempre di alti e bassi, e sono uguali che uno sia expat o in una vita “normale”

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