Solitudine in espatrio

Ho incominciato a scrivere questo post agli inizi della scorsa settimana, poi con i festeggiamenti del mio compleanno in arrivo, ho messo il post in stand by. Adesso questo argomento assume una nuova dimensione ai miei occhi, venerdì circondata da nuovi e vecchi amici ho, ancora una volta, realizzato quanto sia compito nostro mettere in gioco tutte le energie per non essere soli... 

La solitudine in espatrio è uno dei temi che affronto spesso. Scrivo qualcosa tutte le volte che sento donne, soprattutto donne, che cercano aiuto per uscire da spirali di isolamento nelle quali volenti o nolenti si ritrovano. Sottolineo donne perché sono nella maggior parte dei casi al seguito di mariti che ritrovano una parvenza di vita fuori casa nel proseguimento della loro carriera, in certi casi non curanti dell’infelicità di chi sta a casa.
Cerco di capire, analizzare, consigliare. Mi chiedo se quelle stesse donne in una vita sedentaria si sarebbero ritrovate lo stesso in queste difficili situazioni, avvolte dalla solitudine.
Credo che ognuno di noi, espatriato o noi, sia elemento motore della propria vita, ciò che ci succede nel bene o nel male è frutto di quello che consci o no siamo capaci di costruire. Vivere all’estero è un challenge aggiuntivo, certo, la lingua, la cultura che non ci corrispondono non aiutano, ma non sono sicuramente la causa dei nostri possibili mali.
Ma allora perché molte persone non riescono a ricostruire relazioni sociali?

In molti casi la persona al seguito, purtroppo non è stata al cento per cento motore della scelta di partire, o meglio non è stata implicata nella scelta, con la possibilità di tirarsi indietro e di dire no, non si parte. In questi casi, e vi assicuro, ce ne sono tanti, si parte già con una frustrazione di base, il che non aiuta a sorridere e vedere, se non tutto rosa e fiori, almeno una luce in fondo al tunnel. Atterrare in un nuovo mondo controvoglia e non convinti è la peggior partenza in assoluto che si possa avere. I primi giorni, le prime settimane in espatrio, in una nuova città, sono talmente una prova di resistenza che se già si parte zoppicanti, il risultato sarà catastrofico. Ed ecco allora la chiusura a riccio e l’isolamento come conseguenza, dal quale è difficile uscire.
Per me è proprio durante il primo periodo che si costruiscono relazioni ed è una delle cose alle quali dedicare gran parte delle mie energie: costruire una vita sociale prima che la fase uno, complicata e difficile, ma spesso di luna di miele nei confronti del nuovo paese, quella in cui tutto è nuovo e ci pare stupendo, finisca lasciando il passo ad un’analisi più critica del nuovo mondo. Se si avranno amici con cui condividere il passaggio il mondo intorno ci sembrerà meno ostile. Quando sento nuovi arrivati che dicono no, adesso non ho tempo per il caffè, l’uscita, il meeting coi genitori della scuola, devo occuparmi della casa, svuotare gli scatoloni, pulire i pavimenti, dico sempre no, aspetta, costruisci relazioni, poi farai il resto.
L’uomo è un animale sociale, siamo fatti per essere circondati dagli altri esseri umani, per gioire con loro, per supportarci gli uni con gli altri, ecco perché ricreare rete sociale è un reale bisogno. Non credo a chi mi dice non ho bisogno di nessuno, non credo che si possa veramente vivere senza gli altri, non credo che la nostra coppia e la nostra famiglia possa essere sufficiente a renderci felici. Ci servono gli altri, amici e amiche con cui trascorrere pause rilassanti, amiche e amici capaci di tenderci una mano quando ne abbiamo bisogno, amici e amiche pronti a regalare un sorriso quando intorno è tempesta, amici e amiche che hanno voglia di gioire con noi, di entrare nella nostra vita e di accoglierci nella loro.
Ogni volta in ogni nuovo paese, in ogni città che mi ha accolta, ancor prima di appendere quadri e di ricreare le mie quattro mura accoglienti, ho investito tonnellate di energie a rendere il mondo intorno a me un mondo fatto di relazioni, di persone con le quali interagire, scambiare. Non vedo altre via per essere felici, non vedo altro modo per riuscire ad affrontare i giorni che si susseguono con il sorriso sulle labbra.
Quando arrivai a Stoccolma una dei miei primissimi incontri fu con una persona che mi disse subito:”se vuoi sopravvivere all’inverno, costruisci relazioni prima che finisca l’autunno, organizza la tua vita prima che il freddo e il buio rischino di compromettere il tuo umore, sarà più facile molto più facile non ritrovarti da sola a casa alle tre del pomeriggio con le luci accese”. 
E lo feci. Aprì la porta di casa mia, anche quando magari non ne avevo voglia, mi lanciai in tutte le attività possibili, organizzai pranzi, cene, uscite varie.... 

Non si deve e non si può aspettare che gli altri vengano a cercarci, che gli altri bussino alla nostra porta, che facciano il primo passo, dobbiamo lanciarci, superare paure, uscire fuori dalle nostre zone di confort, ne saremo ampiamente ricompensati.

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