Di lingue che si intrecciano e di italiano che se ne va!

Anni fa scrissi un post a proposito della divertente confusione linguistica nei bambini bi e trilingue. Quante risate che ci siamo fatti negli anni per certe uscite delle nostre poliglotte saltellanti da una lingua all’altra! Ma non sono solo i nostri figli ad essere vittime di confusione linguistica quando si vive in giornate ritmate dal passaggio da una lingua all’altra, tanto da perdere quasi la propria identità linguistica per crearne una tutta nuova e tutta nostra.

In famiglia ci siamo resi conto che quando siamo tutti e cinque parliamo un vero e proprio lessico famigliare comprensibile solo a noi, mischiamo allegramente parole di lingue diverse quasi senza accorgercene, visto da fuori può spaventare, ma così non è.
Ognuno di noi sa che in realtà gli altri membri della famiglia capiscono la paroletta inserita lì per caso, i discorsi filano lisci e,nel loro essere mescolati, sono grammaticalmente corretti. È tutta pigrizia, scegliamo la via più semplice, ci rilassiamo in famiglia nel comunicare, dopo che tutta la giornata è stato un alternarsi di lingue più o meno nostre.
Un po’ di tempo fa, dopo l’estate, con il ritorno in Svezia e la ri-immersione in un misto di ambiente anglofono e svedese parlante, ho avuto un paio di settimane in cui in modo inquietante saltavo da una lingua all’altra senza rendermi conto del con chi stavo parlando. Mi mettevo a parlare in italiano ad un francofono, convinta di parlare in francese, rispondevo in francese ad un americano e in tutto questo lo svedese aveva dei guizzi, uscendo all’improvviso e creando ulteriore confusione.
Mi ero già resa conto in passato di come nelle varie occasioni in cui mi trovo a passare da una lingua ad un altra, tipo dal francese all’inglese, il mio cervello si conceda un automatico passaggio all’italiano, curioso vero? 
Devo veramente concentrarmi sul che lingua parlo per evitare questo passaggio di poche parole che spiazza i miei interlocutori.
Il problema è che non mi rendo neanche più conto di cosa sto parlando, lo faccio in modo  automatico, così come non mi rendo conto di che lingua sto leggendo, ad Urbino leggevo le spiegazioni in inglese, per poi darmi dei pugni in testa visto che la spiegazione in italiano era ovviamente ovunque.
Il mondo del multilinguismo mi ha sempre affascinata e ho sempre difeso con energia la grande fortuna che hanno avuto le mie ragazze di apprendere precocemente un paio di lingue e di maneggiarle come lingua madre. Non mi sono neanche mai troppo preoccupata delle conseguenze di un eventuale impoverimento del loro italiano, convinta che ogni miglioramento in una delle lingue primarie si trascini dietro dei miglioramenti nelle altre, insomma un avanzare compatto.
Per me come adulta invece mi sto rendendo conto che benché non ci siano limiti all’apprendimento, pur essendo uno sforzo titanico imparare una lingua nuova quando gli anni avanzano, il sommarsi di più lingue porta ad un inevitabile impoverimento della nostra lingua madre. Mi sforzo, mi sforzo eccome a mantenere un livello di italiano degno dei miei studi classici, ma mi rendo conto che la lingua si impoverisce ed è sempre peggio, forse lo svedese è la lingua di troppo.... à suivre!



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