Estate partenze, arrivi: la folle vita degli expat.

Il periodo estivo per gli expat rima spesso con cambiamento. Quando si hanno dei bambini, una famiglia, si cerca sempre di cambiare paese seguendo i ritmi dell’anno scolastico, ovviamente in quella parte di mondo che segue un calendario che va da agosto/settembre a maggio/ giugno in linea di massima.
È spesso un periodo intenso fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Se la decisione di partire è presa diversi mesi prima, è proprio durante l’estate che il cambiamento si concretizza tirandosi dietro mille interrogativi conditi con tonnellate di preoccupazioni. Le notti insonni prima di un nuovo decollo non le conto più. Anche se si è convinti della propria scelta, i dubbi affioreranno sempre e solo il tempo e il nuovo atterraggio sapranno dissiparli e regalarci almeno una buona parte delle tanto attese risposte.
Difficile capire questa accozzaglia di sentimenti quando non ci si è mai passati, difficile capirlo quando la vita itinerante non fa parte del proprio orizzonte.
C’è sempre un sentimento da incompresi che aleggia tra gli expat, la paura di esprimere Il proprio disagio alla vigilia di una nuova partenza per non sentirsi dire il solito “ma l’hai scelto tu”.
Si certo la nostra vita vagabonda è frutto di scelte, che siano legate ad amori da inseguire, a carriere da costruire o semplicemente alla voglia di qualcosa di diverso da una solita routine, sempre scelte sono, ma non è detto che, in quanto tali, non si portino dietro leggere malinconie e piccole sofferenze.
Sono 22 anni che lucidamente scelgo di regalarmi radici ballerine, ma questo non avviene con freddezza e in modo meccanico. Forse negli anni, acquisendo capacità di distacco, ho sicuramente imparato a meglio gestire sentimenti che fanno a pugni in fondo allo stomaco, ma questo non vuol dire che non siano comunque lì a fare capolino, a tirar fuori un miscuglio di nostalgie e paure.
Sono 22 anni che ho capito che solo chi fa la nostra stessa 
vita, o che comunque è partito lasciando qualcosa da 
qualche parte per tuffarsi a capofitto in un mondo sconosciuto, capisce veramente cosa si provi nel partire, nel chiudere porte, nel vedere le lacrime negli occhi dei nostri figli, nel dormire un’ultima notte tra le quattro mura di una casa che dal giorno dopo non sarà più tale.
Ci devi esser passato per non vedere le lacrime come un capriccio, per non ascoltare il nostro ingenuo spavento come le piccole paure di un bambino viziato.
In questi 22 anni ho capito che non posso aprire il mio cuore a tutti quando si tratta della nostra vita all’estero, che non tutti hanno voglia di capirne le sfide, ma va bene lo stesso.
Oggi ci saranno container che si chiudono, bambini che guarderanno un’ultima volta le camerette che li hanno visti giocare e stringeranno forte la mano dell’adulto che li trascina in questo ennesimo viaggio ed in quella stretta ci sarà tutta la fiducia che hanno nei loro genitori vagabondi, che a loro volta restituiranno la stretta che vorrà dire un miscuglio di “stai tranquillo, sarà bellissimo, non avere paura, io non ho paura.”
Non aver paura è fondamentale quando ci si tuffa in una 
nuova avventura, ma non vuol dire non avere coscienza dei rischi, dei problemi, delle difficoltà, ma saperli affrontare con il giusto spirito, la buona dose di ottimismo e soprattutto quella follia del nuovo che da scariche di adrenalina talmente forti da darci sempre poi la voglia di ripartire (questo potrebbe essere un problema alla lunga...).

Noi siamo all’inizio del nostro terzo anno in terra vikinga, passata la prima fase di follia pura,( un primo trasloco, la ricerca di una nuova casa, un secondo trasloco nei primi 12 mesi) ci siamo felicemente installati, siamo a casa e rientrata dalle vacanze ne ho avuta conferma: primo giro di spesa le quattro chiacchiere coi negozianti che ormai ti chiamano per nome, prime uscite e incroci amici appena rientrati, il vicino che si ferma a chiacchierare, il calendario che si riempie di pranzi e cene, i soliti caffè presi al volo dopo il ritorno in palestra.
Belle sensazioni.
E voi in che fase siete: appena atterrati, in partenza, felicemente installati?

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