sabato 31 agosto 2019

Accoglienza a scuola: quelle cose che fanno la differenza.

L’altro giorno c’è stato a scuola il primo PTA meeting dell’anno scolastico orientato principalmente sul presentare la scuola alle nuove famiglie appena arrivate.
Il PTA è per chi non lo sapesse l’associazione dei genitori e degli insegnanti che si occupa di un certo numero di azioni nel quadro della scuola stessa. Da noi il PTA è particolarmente attivo e sicuramente questo aiuta a rendere la nostra una scuola particolarmente accogliente. E per chi si sposta regolarmente da un mondo ad un altro, si sa che l’accoglienza è un po’ la chiave del tutto.
Sentirsi accolti in una nuova struttura e aver intorno persone disposte a tenderti una mano rende sempre l’atterraggio più morbido. 

Solitamente le scuole internazionali hanno tutte una certa vocazione all’accoglienza, proprio per il fatto stesso di essere internazionali e con un continuo via vai di persone  che provengono dai quattro angoli del pianeta.
Ma torniamo al nostro PTA. Dopo le presentazioni generiche si è passati al dettaglio delle varie offerte ludico-ricreative che servono a dare il senso di comunità. E non parlo di attività per gli studenti ma per i genitori, che anche loro arrivando in una città nuova hanno bisogno di qualche spunto e qualche spinta per socializzare e ricreare in fretta i supporti necessari.
L’elenco dei club è lunghissimo.
Book club: ci si ritrova una volta al mese e si discute insieme di un libro comune scelto solitamente con anticipo ( l’anno scorso a settembre avevamo la lista per tutti gli incontri fino a maggio). Il gruppo è eterogeneo, la lingua comune l’inglese, origini e esperienze diverse rendono lo scambio veramente interessante, l’approccio ad un libro, la sua analisi, i filtri con i quali lo si legge sono molto diversi e questo è il bello di un book club internazionale. Da un po’ poi abbiamo deciso di non limitarci alla solita fika (pausa caffè) ma di condividere anche il pranzo, portando ognuno qualcosa, il che da occasione per ulteriori confronti e arricchimenti personali.
Badminton: il primo anno mi sono aggregata anch’io, poi il pilates a dosi massicce ha preso il sopravvento. Si ritrovano il lunedì per un paio d’ore e concludono il tutto con una pausa caffè. Non saremmo in Svezia se le nostre giornate che siano lavorative e ludiche non fossero intercalate da una fika dietro l’altra!
City lunch: questo è il mio club, nel senso che sono io che insieme ad un’amica organizzo i lunch. Una volta al mese ci ritroviamo a provare un nuovo ristorante, il che ha due scopi, il primo lo scoprire posticini nuovi e anche cucine più esotiche di quelle alle quali siamo abituati ( benché Stoccolma non sia New York da questo punto di vista, ma si fa con quel che si ha e non siamo mai stati delusi), l’altra funzione è creare amicizie, scambi. Siamo sempre tra le dieci e le venti persone, allegre tavolate dove si parla di tutto, intorno alle quali sono nate davvero delle belle amicizie. È l’unico club dopo il quale normalmente non facciamo fika, il caffè è sempre in chiusura del pasto!
Cooking club in questo ci si ritrova a cucinare, gli incontri sono una volta al mese sempre intorno a cucine diverse. Il primo anno ne ho ospitato uno intorno alle tagliatelle fatte in casa, un successone! Carino tornare a casa con nuove ricette e come sempre interessante lo scambio che deriva dal cucinare e degustare insieme nuovi piatti. 
Movie night: una serata al cinema un film da vedere insieme preceduto o seguito da un bicchiere in compagnia. Idea simpatica per spezzare la settimana  e motivarsi ad uscire nelle sere d’inverno!
Out and about ci porta alla scoperta di mostre, musei e esperienze interessanti a Stoccolma. Occasione per scoprire qualcosa in più sul paese che ci ospita, piccola iniezione di cultura e come sempre  dopo ci si mette a tavola o per un lunch veloce o per la solita Fika!
Stockholm night out uscite serali una volta al mese organizzate in locali diversi della città o per attività come l’attesissima serata curling. Quando si è nuovi e con un tessuto sociale in costruzione non è male avere in agenda qualche piccola uscita tra adulti tanto per non dimenticarsi che dopo un trasloco la vita ricomincia!
Walking club mens sana in corpore sano, questo motto calza a pennello con la nostra scuola, tantissime le attività che ci spronano a muoverci anche nelle lunghe e e fredde giornate d’inverno. Una volta alla settimana ci si ritrova per una camminata che va dai sette ai 10 chilometri e che ovviamente si conclude con un meritato caffè o più per le golose di turno. Stoccolma è una città dove si cammina tantissimo, io personalmente non prendo mai i mezzi di trasporto e cammino tra gli otto e i dieci chilometri al giorno, ma questo appuntamento settimanale con la camminata nella natura non lo perdo mai!

Running club loro sono la versione più avanzata del walking, si ritrovano il lunedì mattina presto e il venerdì con noi del walking, salutandoci all’inizio e ritrovandoci al caffè.
Yoga moltissimo successo per questo gruppo con due classi piene e lista d’attesa... le mamme di Stockholm International school hanno bisogno di effetto zen!
ABC club questo per me è il più divertente, alcool before collecting, il venerdì alle due un gruppetto si ritrova al bar non lontano dalla scuola per farsi un cicchetto prima di affrontare ritiro figli e conseguente week end... cosa non si fa quando si è all’estero per sopravvivere.
Non ufficialmente club della scuola ma diciamo affiliato c’è poi anche il pilates, organizzato in un pilates center non lontano dalla scuola, dove ci sono tre lezioni in inglese per noi della scuola internazionale. Ormai i corsi sono rodati da anni ed un vero divertimento... non sto a dirvi che dopo ogni classe si fa fika e poi ognuno è pronto per le proprie faccende, lavoro o no.

Quando sono arrivata mi sono gettata a capofitto su tutto il fattibile, con la saggezza dei mie due decenni in espatrio sulle spalle, sapevo che chi ben comincia è a metà dell’opera per quanto riguarda il difficile processo di installazione e socializzazione. Due anni dopo ho abbandonato certe attività, selezionato le amicizie, insomma trovato la mia strada, ma non smetterò mai di pensare che  la scuola con questo suo saper accogliere è stata parte del mio sentirmi bene e a casa in frettissima.

martedì 27 agosto 2019

Cosa vuol dire estero?

Ieri quando postavo la foto di mia figlia Chiara radiosa per l’inizio della sua esperienza australiana, subito mi sono venuti in mente una serie di interrogativi. Ho scritto che Chiara avrebbe trascorso un semestre di studi all’estero, così si chiama nel programma della sua università, study abroad.
Così sarà, Sydney è estero rispetto a New York dove vive, ma per lei cosa vuole dire estero? Cosa vuole dire estero per i bambini e ragazzi che vivono saltellando allegramente da un paese all’altro, che nascono in un posto, per crescere altrove, che hanno passaporti che non corrispondono ai posti in cui abitano,  che spesso parlano lingue diverse da nonni, zii, cugini?

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Una serie di riflessioni si sono succedute nella mia mente, mettendo in questione lo stesso significato di estero per me.
Quando sono in Italia e mi chiedono dove vivo, rispondo per prima cosa all’estero, poi magari specifico. 
Le mie figlie loro rispondono tranquillamente Stoccolma, New York o la città del momento, considerandola come “casa” senza un aggettivo che la posizioni fuori o dentro dei confini specifici.
Quando mi chiedono dove sono nate le mie figlie, rispondo all’estero, considerando l’Italia come il mio punto di partenza.
Loro rispondono Parigi, per loro punto di partenza e non come per me un punto di approdo e passaggio come è stato in passato.
E potrei andare avanti con mille esempi di questo tipo, l’estero per me è diverso dall’estero per loro. Concetto chiaro e netto per me, molto più confuso per loro.
Credo che la differenza sia dettata dal fatto che io prima di vivere la mia vita fuori dai confini del mio paese, nel mio paese ci ho vissuto, crescendo con una chiara distinzione tra ciò che è, nel mio caso, italiano, e ciò che è da definire come estero.
Le mie ragazze non hanno mai vissuto nel paese di cui sono cittadine, l’Italia non è mai stata casa nel vero senso del termine, si sono spostate da un paese all’altro senza quasi neanche percepirne la dimensione estera, ma cogliendoli nel loro essere intrinsecamente diversi dall’Italia ma non necessariamente estero... 
lo so sono confusa forse nei miei tentativi di spiegazione.
Il punto chiave è però uno: la percezione di estero cambia a seconda del background che si ha alle spalle. Se si nasce e si cresce in un paese e poi da adulti si parte per installarsi altrove si va all’estero e si vivrà all’estero. Se si nasce in un paese e si cresce in tanti altri, il concetto di estero verrà meno, perché i paesi in cui si cresce saranno messi sullo stesso piano di quello in cui si è nati e addirittura prenderanno il sopravvento rispetto a quello di cui si è cittadini, che potrà addirittura diventare il vero estero rispetto agli altri.
Molti dei compagni di mia figlia che come lei sono pronti ad incominciare questa avventura australiana, all’estero lo sono veramente, nati e cresciuti negli Stati Uniti affrontano per la prima volta qualcosa di nuovo, che li porterà a confrontarsi con una realtà sconosciuta e inevitabilmente a ritrovarsi al di fuori delle loro zone di confort. Per lei invece questa avventura ha un sapore diverso ( come la vedo io) è un nuovo tassello che si aggiunge ad un percorso internazionale che l’ha resa cittadina di un mondo senza confini e dove il concetto di estero viene meno, proprio perché la vita al di fuori della propria zona di confort culturale è norma e non eccezione.
Crescere third culture kid è anche questo, ritrovarsi a vivere ad ore e ore di fuso dalla propria famiglia come se fosse dietro l’angolo, prendere aerei immensi che atterrano in aeroporti sconosciuti nei quali ci si muove come se fosse routine, svegliarsi in un letto nuovo dall’altra parte del mondo e sentirsi già come se si fosse a casa, proprio perché il mondo è molto ma molto più piccolo e le distanze meno importanti quando si cresce come se i confini non esistessero e ci si forma come persone prendendo da una parte e dall’altra il meglio di ogni paese.
Cos’è estero per voi? 

venerdì 23 agosto 2019

Un agosto di tanti anni fa

Giornate intense come sempre quelle di fine agosto negli ultimi anni.
Se guardò indietro nella memoria del blog traslochi, partenze, installarsi continuo.
Ad agosto siamo sempre arrivati in un nuovo paese, abbiamo mosso i primi passi incerti in Giappone, in India, in California e anche qui in Svezia. Ad agosto sono partite le ragazze, prima Federica, poi Chiara. Io le ho seguite per installarsi serenamente, per godermi ancora quei pochi attimi, per lasciarle andare piano.
Agosto è un mese che per anni e anni è stato sinonimo di vacanze spensierate, quell lunghe vacanze da bambina a godermi il tempo con leggerezza. Quelle altrettanto lunghe da adolescente quando rimanevo al mare fino all’ultimo giorno prima del rientro a scuola. Quelle un po’ meno lunghe dei primi passi nella mia vita da adulta. Quelle ritmate dalla scuola delle mie bambine. Agosto intenso e caldo. 
Poi è arrivato quell’agosto. L’agosto in cui ho perso mio padre. L’agosto che per sempre rimarrà impresso nella mia memoria come il periodo più brutto della mia vita.
Ogni 24 agosto riapre in un modo o nell’altro una ferita mai chiusa e che credo non si chiuderà mai. Ogni 24 agosto e nel suo avvicinarsi ripenso ad allora, a quei momenti, a quei giorni che hanno preceduto il suo chiudere gli occhi, alla giovane donna che ero allora sommersa da un dolore che mi sembrava troppo grande. Ripenso agli occhi di mia figlia maggiore che non aveva allora ancora sei anni, al dolore immenso che vi leggevo dentro, troppo grande per me in quel momento annientata com’ero dal mio di dolore.
Avevo trentatré anni, ero una donna adulta, indipendente, avevo la mia vita lontana, le mie bambine da accudire, ero felice, di quelle felicità senza ombre, di quelle felicità pure. 
Poi lui se n’è andato, ha chiuso gli occhi e il suo respiro affannoso, quel rantolo assurdo che precede la morte, si è trasformato in un silenzio assurdo. Neanche le nostre lacrime hanno avuto la forza di romperlo.

Siamo rimaste inerti, incredule, sole, anche se eravamo insieme li, tre donne adulte, tre mamme, una nonna, due figlie. Eravamo di colpo sole.
Sono passati 16 anni papà, 16 lunghi anni, in cui da giovane mamma mi sono trasformata in una donna di mezza età, con figli che lasciano il nido, che volano da soli verso vite che sono sicuro ti sarebbero piaciute.
Le mie bambine sono diventate grandi e ti assicuro che saresti estremamente fiero di come sono, testarde, piene di ideali, curiose di tutto.
Noi abbiamo girato il mondo, abitato in posti diversi e ogni volta sai ti abbiamo portato con noi, in ogni nuova casa la tua foto è la prima cosa che viene appesa, li sul frigo, perché ti voglio sott’occhio sempre.
Incredibile quante cose si possano fare in 16 anni, quante cose costruire, quanti progetti possano essere realizzati.
Incredibile come nonostante tutto il dolore sia però sempre lì, presente, e ogni tanto mi colpisca, venga fuori come se fosse ieri. Dicono che il tempo aiuti, si certo in un certo senso è vero, ma non completamente.
Ogni volta che faccio qualcosa, che prendo una decisione, o ancora di più che qualcosa succede un 24 agosto, penso che tu sia lì a proteggermi, a tendermi la mano, a rendermelo un giorno lieve, un giorno più felice degli altri, perché l’inizio di un qualcosa, di una nuova storia, di un capitolo nuovo della mia vita.
Papà ogni tanto mi fa rabbia pensare che tu te ne sia andato, che tu abbia perso tutto di questi 16 anni, che tu non abbia vissuto altre feste di Natale, di compleanno, sai di loro sei, di quei sei piccoletti che composti con gli occhi lucidi, seguivano la tua bara, cinque ormai sono grandi e la biondina lo è quasi anche lei, una è anche mamma, incredibile vero, si perché la mamma è bisnonna e tu saresti stato pazzo di gioia all’idea di diventarlo.
E noi le tue ragazze non siamo tanto più ragazze, ma va bene lo stesso.
Ecco ci hai fatto un bello scherzo ad andartene così nell’agosto più afoso di sempre, 16 anni fa.....

Grazie per tutto quello che mi hai dato nei 33 anni in cui sei stato il mio papà, e grazie per quello che ancora mi dai da quando hai chiuso gli occhi per sempre, ti voglio bene!

lunedì 19 agosto 2019

Di primi giorni di scuola e figli che crescono

Ieri è ripresa la scuola qui in Svezia. Ieri mattina andando a pilates ho visto bambini sorridenti fotografati sul marciapiede da mamma più sorridenti ed emozionate di loro. Per 19 anni ho compiuto gli stessi gesti nei 19 primi giorni di scuola che si sono susseguiti dal settembre 2000. Per 19 anni tra agosto e settembre ( secondo i paesi in cui abbiamo vissuto e le scuole che hanno frequentato) ho tenuto mani che diventavano sempre più grandi, ho visto passi più o meno incerti varcare portoni, ho atteso il suono della campanella per voltarmi e andare via. Per 19 anni ho colto l’attimo in un susseguirsi di scatti che rivisti uno dopo l’altro testimoniano il crescere inesorabile delle mie ragazze.
Domani per la diciannovesima volta da quando sono mamma, sarà il primo giorno di scuola. Un primo giorno speciale, l’ultimo primo giorno per Camilla, che dal prossimo anno prenderà il volo per i suoi studi universitarie. Un primo giorno che da tre anni è solo il suo. Tokyo 2005, se non ricordo male era il 5 settembre, Camilla è entrata alla scuola materna per la prima volta ( dopo tanti anni di asilo nido e tanta voglia di cominciare qualcosa da grande). Aveva 3 anni, una piccolissima cartella rossa di Diddl, personaggio che andava di moda allora tra le bambine, Avevano tutte e tre una cartella Diddl, le sue sorelle più grandi, Chiara cominciava la prima, Federica la terza. I capelli biondi le incorniciavano un visino allegro e felice.
Tokyo settembre 2005
Domani non so ancora se camminerò fino a scuola con lei o se deciderà di camminare da sola. Domani sarà sicuramente contenta di riprendere il suo ritmo dopo la nostra bella estate. Domani sarà agitata perché incomincia un anno che sa che sarà intenso, faticoso, stressante. Anche per lei domani sarà un po’ come chiudere un cerchio e prepararsi ad aprire un nuovo capitolo.
Domani farò una foto, l’ultima per lei di un primo giorno. Domani forse avrò un piccolo groppo in gola, non tanto per l’ultimo giorno in sé, ma per la rapidità con la quale sono cresciute. Domani so che l’in bocca al lupo che dirò sarà ancora più speciale, un in bocca al lupo per un anno che ricomincia, per un futuro che è lì ormai a due passi, per dei sogni che si realizzeranno in fretta.

In bocca al lupo amore mio, che il tuo anno sia eccitante, ricco di scoperte, pieno di gioia e divertimento!

venerdì 16 agosto 2019

5 musei da scoprire a Stoccolma

Poco prima di arrivare in Svezia, una ragazza conosciuta in California, reduce da un’esperienza di vita a Stoccolma molto positiva, mi parlò del cosa fare nella città scandinava nelle lunghe giornate d’inverno. I musei sono uno di quei posti nei quali rifugiarsi quando fuori fa freddo, buio, piove, ma anche per ripararsi dal sole quando fa troppo caldo e ritrovarsi a contemplare un lato diverso della città. Ci sono oltre ottanta musei a Stoccolma
Ecco i miei preferiti.
Uno dei musei più belli per me è Fotografiska a Södermalm, che ospita mostre temporanee dei più grandi fotografi internazionali. Non sono mai stata delusa da nessuna mostra.
https://www.fotografiska.com/sto
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Dal ristorante del museo si gode di una vista splendida su Djurgården e il resto della città. Il ristorante è anche molto buono, consiglio di prenotare altrimenti è difficile trovare posto.

Moderna Museet un’altro dei miei preferiti, sull’isola di Skeppsholmen alla quale si accede a piedi dal ponte dopo il Museo Nazionale o in barca. Prima o dopo la visita del museo un giretto dell’isola si impone, è splendida in qualsiasi stagione!
https://www.modernamuseet.se/stockholm/en/
Esposizioni temporanee e permanenti.
Dal  ristorante si gode di una vista splendida. Si può accedere al ristorante anche senza visitare il museo e la vetrata panoramica vale il pranzo. Buffet a prezzo fisso con specialità svedesi tendenti al vegetariano. Ottimo rapporto qualità prezzo.
vista dalla terrazza
Molto adatto ai bambini e non solo il Vasamuseet sull’isola di Djurgården
https://www.vasamuseet.se/en
Il museo espone la famosissima nave da guerra destinata ad essere il fiore all’occhiello della flotta reale svedese e di guidare le aspirazioni espansionistiche della Svezia durante la guerra dei
Trent’anni. Il destino, accompagnato da un evidente difetto di progettazione, volle che il 10 agosto del 1628 alla sua prima uscita, dopo poco più di un venti minuti di navigazione a vele spiegate, la nave facesse naufragio. La nave venne recuperata alla fine degli anni cinquanta, grazie agli sforzi e alla testardaggine di un patito di storia navale svedese, un certo Franzén. Ci vollero cinque anni per riportarla in superficie. Dal 1990 la nave Vasa è esposta in un edificio appositamente costruito dal quale sputano i tre alberi visibili da lontano, ricostruizione degli originali.

National Museet
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Il museo nazionale riaperto da poco, completamente ristrutturato dopo cinque anni di lavori. Bellissimo edificio ottocentesco che racchiude un museo delle belle arti con una collezione di pitture e sculture di notevole livello. Tutte le opere vennero accumulate nei secoli dalla famiglia reale.
Dall’ultimo piano scendendo verso il pian terreno  una lezione di storia dell’arte in progressione nei secoli con alla fine uno spazio, piccolo certo, riservato al design svedese contemporaneo.
https://www.nationalmuseum.se/en/

Un altro imperdibile, anche se non per proteggersi dal freddo, dal vento e dal sole, in quanto all’aperto è Skansen sull’isola di Djurgården. Il più vecchio museo all’aria aperta del mondo, fondato nel 1891 da un certo Hazelius, professore specializzato in lingue nordiche, che aveva a cuore la tutela della cultura popolare e delle tradizioni del suo paese. Skansen è un museo etnografico vivente che espone abitazioni tipiche svedesi dal quattordicesimo secolo all’inizio degli anni 20 del novecento.160 edifici provenienti da diversi posti della Svezia e tutt’intorno personaggi, reali, in costumi tipici. Un vero tuffo nella Svezia che fu! In periodo natalizio uno splendido mercatino con’prodotti tipici e la possibilità di mangiare in loco, se si sopravvive al freddo, scaldandosi le mani con una salsiccia d’antan!
mercatino a Skansen
https://www.skansen.se/

lunedì 12 agosto 2019

Estate partenze, arrivi: la folle vita degli expat.

Il periodo estivo per gli expat rima spesso con cambiamento. Quando si hanno dei bambini, una famiglia, si cerca sempre di cambiare paese seguendo i ritmi dell’anno scolastico, ovviamente in quella parte di mondo che segue un calendario che va da agosto/settembre a maggio/ giugno in linea di massima.
È spesso un periodo intenso fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Se la decisione di partire è presa diversi mesi prima, è proprio durante l’estate che il cambiamento si concretizza tirandosi dietro mille interrogativi conditi con tonnellate di preoccupazioni. Le notti insonni prima di un nuovo decollo non le conto più. Anche se si è convinti della propria scelta, i dubbi affioreranno sempre e solo il tempo e il nuovo atterraggio sapranno dissiparli e regalarci almeno una buona parte delle tanto attese risposte.
Difficile capire questa accozzaglia di sentimenti quando non ci si è mai passati, difficile capirlo quando la vita itinerante non fa parte del proprio orizzonte.
C’è sempre un sentimento da incompresi che aleggia tra gli expat, la paura di esprimere Il proprio disagio alla vigilia di una nuova partenza per non sentirsi dire il solito “ma l’hai scelto tu”.
Si certo la nostra vita vagabonda è frutto di scelte, che siano legate ad amori da inseguire, a carriere da costruire o semplicemente alla voglia di qualcosa di diverso da una solita routine, sempre scelte sono, ma non è detto che, in quanto tali, non si portino dietro leggere malinconie e piccole sofferenze.
Sono 22 anni che lucidamente scelgo di regalarmi radici ballerine, ma questo non avviene con freddezza e in modo meccanico. Forse negli anni, acquisendo capacità di distacco, ho sicuramente imparato a meglio gestire sentimenti che fanno a pugni in fondo allo stomaco, ma questo non vuol dire che non siano comunque lì a fare capolino, a tirar fuori un miscuglio di nostalgie e paure.
Sono 22 anni che ho capito che solo chi fa la nostra stessa 
vita, o che comunque è partito lasciando qualcosa da 
qualche parte per tuffarsi a capofitto in un mondo sconosciuto, capisce veramente cosa si provi nel partire, nel chiudere porte, nel vedere le lacrime negli occhi dei nostri figli, nel dormire un’ultima notte tra le quattro mura di una casa che dal giorno dopo non sarà più tale.
Ci devi esser passato per non vedere le lacrime come un capriccio, per non ascoltare il nostro ingenuo spavento come le piccole paure di un bambino viziato.
In questi 22 anni ho capito che non posso aprire il mio cuore a tutti quando si tratta della nostra vita all’estero, che non tutti hanno voglia di capirne le sfide, ma va bene lo stesso.
Oggi ci saranno container che si chiudono, bambini che guarderanno un’ultima volta le camerette che li hanno visti giocare e stringeranno forte la mano dell’adulto che li trascina in questo ennesimo viaggio ed in quella stretta ci sarà tutta la fiducia che hanno nei loro genitori vagabondi, che a loro volta restituiranno la stretta che vorrà dire un miscuglio di “stai tranquillo, sarà bellissimo, non avere paura, io non ho paura.”
Non aver paura è fondamentale quando ci si tuffa in una 
nuova avventura, ma non vuol dire non avere coscienza dei rischi, dei problemi, delle difficoltà, ma saperli affrontare con il giusto spirito, la buona dose di ottimismo e soprattutto quella follia del nuovo che da scariche di adrenalina talmente forti da darci sempre poi la voglia di ripartire (questo potrebbe essere un problema alla lunga...).

Noi siamo all’inizio del nostro terzo anno in terra vikinga, passata la prima fase di follia pura,( un primo trasloco, la ricerca di una nuova casa, un secondo trasloco nei primi 12 mesi) ci siamo felicemente installati, siamo a casa e rientrata dalle vacanze ne ho avuta conferma: primo giro di spesa le quattro chiacchiere coi negozianti che ormai ti chiamano per nome, prime uscite e incroci amici appena rientrati, il vicino che si ferma a chiacchierare, il calendario che si riempie di pranzi e cene, i soliti caffè presi al volo dopo il ritorno in palestra.
Belle sensazioni.
E voi in che fase siete: appena atterrati, in partenza, felicemente installati?

giovedì 8 agosto 2019

Decluttering sociale 😊

Fine estate per noi, anche se per molti le vacanze sono appena incominciate. Tra dieci giorni si torna a scuola, Stoccolma come d’incanto si è di nuovo riempita, e non solo di turisti. La vita riprende il suo ritmo, la mia intreccia nuovamente i passi di tanti amici, quel piacere di ritrovarsi e di raccontarsi le settimane passate tra mare e scoperte. 
Un senso di ripresa, un ripartire carichi di energie e anche di buoni propositi, un po’ come quando allo scoccare della mezzanotte il 31 dicembre ci si affretta a preparare mentalmente una lista per regalarsi una buona partenza.
Ecco io lo faccio adesso in questo agosto svedese. Lo faccio a due mesi o poco più da un compleanno che aggiungerà inevitabilmente, ma senza traumi, una nuova decina al contatore. Lo faccio perché forse, e direi finalmente, incomincio a farmi un po’ furba e a perdere un po’ dell’ingenuità che mi contraddistingue. È il momento di imparare a leggere le persone e smetterla di trovare scuse a tutto e a tutti. Sono abbondantemente adulta ormai per continuare a far finta che in tutti ci sia del buono o meglio, per cercare di tirarlo fuori. Sarà anche che in questo inizio di terzo anno svedese ho trovato la mia strada, costruito le mie relazioni, e sono felicemente installata nel mio mondo da non dover piu tenere in piedi per forza certi contatti che nulla hanno di buono.

Ho sempre pensato che in espatrio all’inizio non ci sia il tempo per essere selettivi, tanto è il bisogno di costruire legami, ma che poi pian piano similitudini, affinità o come le si voglia chiamare, ci aiutino a far piazza pulita di relazioni che non portano a nulla e che alla fine sarebbero comunque destinate a svanire una volta preso il volo per altri lidi. Meglio un bel decluttering a livello sociale per sentirsi leggeri e proseguire la propria strada con le persone con le quali si ha veramente voglia di condividere e che,m condividono già lo stesso approccio entusiasta rispetto al paese che ci ospita.
È stata un’estate bellissima ma anche piena di brutte notizie, di quelle che ti arrivano di colpo tipo pugno nello stomaco e ti tolgono il fiato. Notizie che rimettono i contatori della vita a zero e che ti fanno veramente dire che si vive una volta sola e allora i pesi morti meglio smettere di tirarseli dietro!!

PS il decluttering l ho fatto anche anche a casa eliminando tonnellate di cose inutili, quei vestiti che teniamo li perché non si sa mai e poi non mettiamo mai🙃

lunedì 5 agosto 2019

Letture estive

L’estate, il mare, la spiaggia, il bordo piscina, le ore di navigazione quando si è in barca, le serate tranquilli in cui solo il silenzio condito dalle chiacchiere in famiglia ci accompagna. Tante le occasioni per tuffarsi nella lettura di un nuovo libro, nella scoperta di un autore sconosciuto, nell’incredibile indiscusso piacere della lettura.
Adoro leggere non da sempre ma dalla tarda adolescenza, diciamo che i libri mi hanno attirata nel momento in cui ho avuto la libertà di scegliere le mie letture, sfuggendo alle letture imposte degli anni liceali e lasciandomi avvolgere dal piacere che la lettura procura.
Se durante l’anno ho sempre un libro sul comodino e almeno un paio già pronti in coda, leggo soltanto la sera prima di dormire, difficilmente riesco a ritagliare altri spazi. D’estate però divento bulimica. Il passaggio poi nelle librerie italiane e francesi di certo non frena la mia ansia di lettura. Solitamente leggo in inglese,  e ovviamente evito di leggere autori francesi e italiani tradotti aspettando di essere in Italia e Francia per fare il pieno di novità.
Quali libri mi sono piaciuti in queste cinque settimane di dolce far niente vacanziero?
In cima alla mia personale classifica
I leoni di Sicilia. La saga dei Florio. Di Stefania Auci.
In una Sicilia ottocentesca la storia di una famiglia che dalla Calabria si trasferisce in Sicila, una forma di espatrio d’altri tempi. Un romanzo su sfondo storico con personaggi dipinti in modo sublime. Uno dei libri più belli degli ultimi anni!
Henning Mankel After the fire , riprende la storia già abbozzata in The Italian shoes, ne racconta il dopo, la solitudine del protagonista, le relazioni che nascono dopo l’incendio della sua casa, uno spaccato di vita in una Svezia lontana dai ritmi delle grandi città, la Svezia immersa in una natura che cambia al ritmo delle stagioni. E Parigi a fare capolino sullo sfondo, due dei miei mondi insieme.
Marc Levy. Non c’è estate senza un Marc Levy tra le mie letture. Ben due quest’estate
Ghost in love: un fantasma, un giovane pianista, una promessa assurda, una storia d’amore passata, una futura che si delinea all’orizzonte, un viaggio impossibile a San Francisco. Del Marc Levy a tutti gli effetti.
Si c’était a refaire: cosa fareste se di colpo veniste assassinati e vi ritrovaste a poter rivivere gli ultimi due mesi della vostra vita? Cambiereste la trama degli ultimi due mesi della vostra vita o la seguireste alla lettera? Difficile per il protagonista non cambiare il corso degli eventi quando alla sua storia personale si intreccia quella terribile che viene alla luce dall’inchiesta giornalistica condotta in Argentina sulle tracce dei desaparecidos. Nello stile dell’autore ma con quel tocco di racconto storico a cui ci ha già abituati in precedenti romanzi.
Guillaume Musso La vie secrète des écrivains, un giallo da leggere tutto d’un fiato, una storia ben costruita intorno alla figura di uno scrittore che di colpo ha deciso di abbandonare non solo le luci della ribalta ma anche la macchina da scrivere. Un’isola inventata che ricorda le Port-cros e Porquerolles della mia infanzia.
Laetitia Colombani La tresse ( la treccia)
Un libro splendido. La storia di tre donne o meglio tre storie ognuna con una protagonista. Donne splendide, forti, indipendenti, destinate a non avere  nulla in comune ma che alla fine si ritrovano unite dal destino.
Stefania Bertola Divino amore. Quarantenni allo sbaraglio come sempre nei libri della Bertola, amori che finiscono, donne che si cercano, amicizie femminili delicatamente tratteggiate. Un’agenzia di wedding planning che cerca di rimanere a galla. Storie d’amore che si intrecciano, si sfasciano e si ritrovano nelle stanze del Divino Amore.

Adoro la freschezza dei suoi libri e quell’analisi sottile delle personalità femminili alla soglia della mezza età .

giovedì 1 agosto 2019

Partenza da Malpensa: girone dantesco!

Diciamo che al momento del selfie (non mio preciso) all’imbarco, ormai  le mie energie combinate alla pazienza, si sono completamente azzerate.
Se l’aeroporto di Milano Malpensa è l’ultimo luogo che il turista vede del nostro Bel Paese, direi che ogni entusiasmo che può aver dimostrato nei confronti di quello che ha visto in precedenza, svanirà talmente rapidamente da non lasciare traccia.


Okay, a discolpa dell’aeroporto, il terminal è il due e non l’uno, che comunque nella mia memoria non è un granché ma un po’ meglio. Il terminal 2 è quello di easyjet che non prendevo ormai da oltre dieci anni, se la memoria fosse stata più fresca piuttosto rientravo a piedi.
Al di là dello squallore che regna sovrano in ogni angolo e ad ogni gate, non c’è toilette che profumi non dico di buono ma almeno non di piscio stantio. Prima di arrivare ad una toilette utilizzabile mi sono fatta esplodere la vescica a più riprese. 
Fatta pipì abbiamo cercato un posto in cui sgranocchiare un qualcosa, convinte che tanto siamo in Italia e nel paese in cui si mangia bene anche in autostrada nelle soste all’autogril, non sia difficile trovare la focaccina gustosa. Anche qui errore, i punti ristoro sono in tono con l’allure generale... si salvi chi può.
Arriva il momento dell’imbarco, stile mercato del pesce nell’orario della svendita. L’imbarco apre puntuale, le hostess di terra ricontrollano dimensioni e numero di colli con un fare che non lascia dubbi sull’amore che ci mettono. Tra il controllo delle carte d’imbarco e documenti d’identità e l’imbarco passano ancora una trentina di minuti durante i quali veniamo stipati a forza di urla in uno spazio angusto.
Come per magia poi l’urlacciona che si occupa del nostro boarding apre le porte e in modo confuso avanziamo giù per la scala e trascinandoci dietro le nostre cose a piedi arriviamo all’aereo, dove, sono onesta, l’accoglienza è cortese e premurosa, sarà il premio dopo questo veloce passaggio all’inferno che dal drop off dei bagagli fino all’imbarco, passando attraverso la security, ci ha portate fino qui.
Mi siedo, mi rilasso, guardo fuori, un ultimo saluto alla mia bella Italia, un po’ sgarruppata e con i suoi mille contrasti, di cui forse questo aeroporto è una raccapricciante sintesi!

PS sull’orrore dell’applauso all’atterraggio sorvolo