L’Aquila, Abruzzo.

Difficile metter insieme sentimenti e sensazioni dopo il nostro breve ma intenso passaggio dall’Aquila. Ho vissuto in città sismiche per tanti, forse troppi anni, da trascinarmi dietro quel senso continuo di attesa di un movimento di troppo, della vibrazione che annuncia qualcosa di forte, di quel senso di precarietà del tutto. Non mi sono mai sentita non al sicuro perché sapevo che il mondo costruito intorno a me era fatto per reggere la scossa più forte, sapevo cosa avrei dovuto fare, come avremmo dovuto reagire.
La nostra tappa all’Aquila è stata una scelta dell’ultimo minuto dettata dalla necessità di spezzare il viaggio tra il sud del Salento e Perugia. Un’amica mi ha suggerito di fermarmi nella capitale abruzzese: città stupenda-ha detto- ma tutta in ricostruzione.




Città che ci trasmette due immagini forti: un fasto e un’eleganza di un passato molto recente e lo stesso fasto spazzato via il 6 aprile del 2009 e mai ritrovato. La città è un cantiere, il suo centro storico è un cantiere, interi vicoli sono sbarrati, file di edifici dei quali non è difficile riconoscere una bellezza passata, sono puntellati, chiusi, abbandonati, in restauro.

10 anni, sono passati, dieci anni e il centro città sembra disabitato per i tre quarti, negozi chiusi, pochissimi ristoranti, un senso di città fantasma.
Abbiamo camminato tra i ponteggi, alzato gli occhi verso facciate pericolanti, passeggiato in un silenzio surreale di fianco ad edifici rimasti fermi a quella notte, tapparelle di sbieco, vasi di fiori vuoti su balconi che portano le tracce di una vita spezzata.
10 anni fa vivevo in India quando la terra tremò e in poco tempo spazzò via la vita di questa città, ferendola per sempre. In 10 anni ho vissuto in città diverse, ho traslocato quattro volte, ho visitato decine di paesi, città, spiagge, luoghi esotici, ma mai come l’altro giorno all’Aquila il mio cuore si è fermato, i miei pensieri si sono aggrovigliati confusi, mai come sabato sera mi sono sentita impotente.
Mi chiedo con rabbia perché in 10 anni tutto sia ancora quasi fermo ad allora, facendo vivere una città nel doloroso passato anziché spingerla, aiutarla, costringerla ad alzare la testa e a recuperare quel che le è dovuto, il suo patrimonio artistico che non è solo suo ma di tutti noi.

Informazioni pratiche:
Bel bed and breakfast su via Xx Settembre la casa di Ago, appartamento molto curato in un palazzo d’epoca, con colazione.

Per cena arrosticini all’Unico Posto: locale piacevole dove servono solo bruschette e arrosticini in un quadro un po’ decalé, con solo un servizio un po’ troppo lento.

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