tempo di vacanze

La scuola è finita da poco più di una settimana. Le ragazze sono partite insieme per regalarsi un paio di giorni tra sorelle nella loro città, Parigi, il posto in cui sono nate e hanno mosso i primi passi, pronunciato le prime parole, costruito le prime amicizie.

Le raggiungo adesso e mi lascio Stoccolma alle spalle. L’aria è piacevole, il cielo fino a ieri è stato terso, oggi sembra riempirsi di nuvole. Questo mese di giugno è stato perfetto, sole, temperature miti, il vento leggero, il cielo blu, giornate infinite con notti sempre troppo corte e mai completamente buie. L’estate qui al nord è così. Sono quasi triste di partire perché è in questi pochi mesi che la mia città scandinava da il meglio di sé. La voglia di godersi il sole, la vita all’aperto, il mare ovunque, questa natura che si è risvegliata a fatica e tardi ma adesso per pochi mesi è qui bella e presente.
Sono triste e felice allo stesso tempo. So che quando rientrerò in Svezia, l’estate sarà ancora lì ad aspettarmi, ma per poco. So che le lunghe giornate di luce lentamente si accorceranno. So che il freddo arriverà di nuovo, troppo rapidamente. Sono triste perché questa è la stagione migliore per vivere la mia città, per percorrerne le strade, per i pic-nic nel parco, per i pomeriggi sulla spiaggia. Sono felice perché le vacanze sono come sempre la giusta e meritata parentesi. Sono felice perché l’estate vuole dire riprendere il filo delle amicizie, incontrare nuovamente persone lontane che ci mancano e alle quelli manchiamo.
Strano miscuglio di sentimenti, ma tutto sommato positivo, vuol dire che quella che chiamo casa da ormai quasi due anni lo è diventata veramente. Ce l’ho fatta anche questa volta a ricostruire il nostro nido itinerante, a dargli piccole radici, ad ancorarlo ad un nuovo posto.
Proprio due anni fa in questa fine di giugno lasciavo la California con le lacrime a fare capolino all’angolo degli occhi. Lasciavo la mia casa e cinque anni di vita con la paura che non avrei trovato la forza per riuscirci di nuovo, per ripartire da zero. Invece eccomi adesso seduta su un aereo che mi porta a Parigi, la prima di una lunga serie di case, con la consapevolezza che casa ora è in Svezia, che Stoccolma  è la città in cui sono felice, adesso, come in precedenza lo sono stata in tutte le altre che con calore mi hanno accolta.

Non so se sia una dote comune a tutti, ma sicuramente lo è per noi espatriati, nomadi, itineranti, questa capacità di ricreare il tutto e sentirci bene alla fin fine ovunque, sarà che con il tempo, spostamento dopo spostamento, abbiamo imparato l’importanza degli atterraggi morbidi e soprattutto delle partenze con il piede giusto.

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