Paris Paris

Parigi è entrata a far parte della mia vita ormai più di 22 anni fa quando fresca sposina e futura neo mamma mi trasferì nella ville lumiere, prima tappa di questa vita itinerante che mi ha portata poi da una parte all’altra del globo.
Parigi da allora è diventata parte di me, una città che ho amato ma che mi ha anche spaventata, non è un posto in cui l’integrazione avviene con lo scoccare delle dita, non è una città semplice in cui rilassarsi, è una città che ti schiaccia e ti impone i suoi ritmi, una città in cui trovare i propri spazi è faticoso, ci si sente il fretta persi nella folla e isolati dal tutto.


Mi ricordo i primi mesi, io, la mia pancia, il nostro appartamentino sotto i tetti, quel nostro essere quasi famiglia, la vita di giovani adulti tutta da costruire, le responsabilità che non ci spaventavano ma che in fretta sarebbero arrivate a cambiare il ritmo delle nostre vite.
Le mie ragazze sono nate a Parigi, una, due, tre, e forse per questo il legame sarà per sempre indistruttibile e speciale. Loro con le loro radici parigine mi hanno legata a questa 
città e la sentono a loro volta parte di loro.
Negli anni siamo sempre tornate più o meno spesso nella nostra prima città, la prima di tutte le altre, ed ogni volta è un piacevole ritorno a casa, una casa di cui conosci i segreti, le strade, gli odori, di cui non ti stufi mai, ma che sei anche capace di vedere con occhi senza filtri, quelli che ti permettono di mettere a nudo i difetti, di criticarne i contorni.
Parigi è bella, elegante, era torrida in questi giorni di inizio estate, torrida come raramente sa essere, ma Parigi è anche caos, sporcizia, insofferenza, regna un senso di disagio, di sconforto, di incertezza, un qualcosa di cui non mi accorgevo 22 anni fa forse perché non c’era semplicemente o forse perché con il filtro dei mie quasi 50 anni vedo cose che allora ventisettenne non vedevo.

Passeggiare lungo la Senna suscita in me sentimenti profondi, porta in superficie ricordi latenti, piccole memorie di un tempo lontano ma anche presente. Il tempo in cui sono diventata grande, in cui la maternità con tutto quello che implica ha fatto di me una donna della ragazzina che ero fino a poco prima.  
Ma Parigi è molto di più, è stato il primo assaggio di questa vita girovaga e instancabilmente curiosa di quello che c’è al di là del proprio piccolo mondo. Parigi mi ha dato il gusto di mettermi in gioco, mi ha insegnato a superare me stessa, le mie paure, di uscir fuori dalle zone di confort sapientemente e faticosamente costruite, mettendomi a nudo nelle mie intime fragilità. 


È un delicato e difficile esercizio quello di uscire fuori dai propri confini e quello di vedersi privi di protezioni con la sola possibilità di guardare avanti e mai indietro.
Parigi mi ha insegnato a farlo, e questa prima importante lezione è stata poi il ritornello per tutte le volte in cui mi sono ritrovata lì da sola e priva di difese. La prima volta è stata la più dura, sicuramente perché era la prima, perché Parigi non è la città a primo acchito la più accogliente del mondo, perché avere 27 anni, essersi lasciata un lavoro alle spalle e aspettare un primo figlio non aiuta, perché forse la prima volta si idealizza molto e si analizza poco, con il tempo si impara a fare il contrario ed è poi tutto più semplice.
Ogni volta che sono atterrata in una nuova città ho sempre ripensato alla me di allora dicendomi che il più duro l’avevo fatto li lungo la Senna, che la prima traccia del mio libretto d’istruzioni l’avevo scritta nel nostro appartamentino a due passi dall’arco di Trionfo e che tutto il resto poi era stato solo un aggiungersi di dettagli...
Cammino per le strade di Parigi  con la maturità dei ventidue anni che delicatamente mi si sono  appoggiati sulle spalle, osservo la città con occhi che hanno visto molto più mondo di allora e soprattutto con un’esperienza di vita che non è la stessa di tanti anni fa. È una sensazione strana, cammino dove ho camminato con passeggini e marsupi, stringendo piccole mani che muovevano passi incerti, ascoltando discorsi freschi nei loro miscugli di parole. Cammino adesso con di fianco a me tre giovani donne felici di recuperare radici, attente ai dettagli della loro città, cercando di ricordare come negli anni l’hanno osservata diversamente, cambiare come sono cambiate loro, ma non perché la città sia veramente cambiata, ma perché diversi nel modo di osservare sono i loro occhi che ormai hanno accumulato paesaggi, sistemandoli in immagini che si sono sommate nella memoria.
Camminiamo fino all’île de la Cité, osserviamo da lontano Notre Dame, i vetri coperti di fuliggine, bella anche se ferita, ripenso ad un giro in bateau mouche con loro tre piccolissime con i loro cappottini petit bateau e i cappellini coordinati... oggi hanno vestiti leggeri, femminili, corpi dorati dal sole, longilinei, freschi, memoria delle bambine che erano, idea delle donne che saranno.

Ciao Parigi à la prochaine!

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