lunedì 29 aprile 2019

5 posti dove bere un buon caffé italiano a Stoccolma

Ormai sono all'estero da così tanti anni da non cercare più prodotti italiani, cosa che forse non ho mai fatto accontentandomi sempre di quello che il mio paese d'adozione aveva da offrirmi, e approfittando dei miei periodi italiani per fare il pieno di ciò che all'estero non trovavo. Ho sempre accolto usi, costumi e cucine con entusiasmo adeguandomi a quello che di volta in volta trovavo, ho messo in valigia un qualcosa ogni tanto ma diciamo con sempre meno foga negli utlimi anni, sarà anche che in questo mondo globale si trova ormai tutto più o meno ovunque e la distanza mi permette di non focalizzare sul prezzo dello stracchino, visto che non so più quale sia il suo in Italia.
C'è una sola cosa alla quale all'estero non mi abituerò mai: le diverse versioni del caffé propinate da una parte all'altra del globo a cui si sommano i goffi tentatativi di preparazione del nostro povero espresso. Mai prodotto italiano subisce in giro per il mondo scempi maggiori dell'espresso di nazionale memoria.
Eccomi allora sempre alla ricerca di un buon caffé, conscia che molto spesso solo a casa mia o di pochi ristretti amici italiani io possa veramente godermi una tazzina come si deve.
Se in USA ho ormai abbandonato ogni ricerca ( a NY solo da Eataly trovo il caffé commestibile) qui a Stoccolma dove la FIKA (pausa caffé, non pensate male) è un' istituzione che precede e segue  qualsiasi tipo di attività di gruppo, ho ormai selezionato i miei posti.
Ecco qui una lista in ordine sparso e non di gradimento.
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Eataly: il caffé è abbastanza buono, anche se si sente il cambio di mano a volte, e si sa il modo di pressare la polvere fa la differenza. Pausa simpatica in un quadro piacevolissimo, con dolcetti di vario tipo, buon gelato e ovviamente un grandioso shopping di prodotti italiani di eccellente qualità. in pieno centro a Stoccolma quindi comodo per pausa shopping!
Eataly

Espresso Sosta bar: il nostro bar del dopo pilates, quando riesco a trascinare anche le americane più reticenti e le amanti dei miscugli improponibili. L'espresso è ottimo, l'ambiente fantastico, piccolo tuffo in Italia con personale italiano e svedese ma che parla perfettamente italiano. Buoni anche i dolci e eccellenti focaccine e tramezzini. In primavera poi il dehors regala un'atmosfera vacanziera.
Sveavägen 84-86, 113 59 Stockholm chiuso nel week end

Morelli BAR GELATERIA a Kungsholmen, scopreto per caso e adottato. Espresso ottimo e anche i gelati valgono il giro. Piccol locle gestito da italiani.
http://www.morelli.nu/

Sempre Espresso Bar
Jakobsbergsgatan 5, 111 44 Stockholm
non solo espresso, anche ottimo per un aperitivo italiano, benché io non amo molto l'idea del buffet dove tutti passano e alitano sulle cose da prendere.
A due passi da Eataly e molto centrale come punto di pausa tra una visita e l'altra della città.

Coffee Gallery
Humlegårdsgatan 13, 114 46 Stockholm
localino minuscolo a due passi da Sturegallerian e Humlegården, un paio di tavolini ma molto charme e ottimo caffé.
Chiuso nel week end.



sabato 27 aprile 2019

Primavera svedese e tempo che scorre....

Se si riuscisse a fermare il tempo mi presterei volontaria per una prova, vedere cosa succede bloccati per un po' arrestando questo susseguirsi incredibilmente veloce di giorni, mesi, settimane.
I fiori stanno sbocciando nuovamente a Stoccolma, con i loro ritmi scandinavi più lenti che altrove. Il loro sbocciare ci tuffa nella nostra seconda primavera svedese, che a sua volta ci porta a chiudere le porte del nostro secondo anno qui. Com'è possibile? due anni fa vivevamo gli ultimi mesi californiani tra la sete di fare tipica di chi sta per partire e le paure lecite del nuovo salto nel vuoto, a queste si mischiavano i sentimenti contrastanti per l'imminente volo fuori dal nido di Chiara e gli altrettanto leciti alti e bassi di Camilla pronta per questo viaggio di sola andata in territorio vichingo.
Adesso siamo qui ormai installati nella nostra nuova città, nella quale è stato facile sentirsi a casa. In fretta abbiamo ricostruito i nostri punti di riferimento e insieme ad essi una vita piacevole che scorre tra mille impegni, scambi, incontri. I due inverni che ci siamo ormai lasciati alle spalle non ci sono neanche pesati più di tanto, le due primavere ci hanno riportato quel calore lieve che ci mancava e la luce intensa di giornate ogni giorno più lunghe.


Abbiamo imparato a vivere in tre, con qualche puntata a 4 e 5, abbiamo apprezzato le visite degli amici lontani e il silenzio della nostra casa quando di colpo si torna ad essere un paio. Abbiamo capito che alla fin fine sole, caldo, neve, vento, stiamo bene ovunque perché ci portiamo dentro il sorriso giusto e la positività necessaria.
Viviamo come sempre senza rimpianti per quello che ci siamo lasciati alle spalle, che sia la California, che sia l'Italia, o che siano tutti i paesi che abbiamo chiamato casa per un periodo di tempo più o meno lungo. Cerchiamo di non voltarci mai indietro e se lo facciamo non è mai un voltarsi triste, ma fiero, fiero di ogni passaggio, di ogni incontro, di ogni tassello che ci ha portati ad essere dove siamo oggi e quelli che siamo oggi.
Sono sempre più convinta che nulla avvenga per caso, che Stoccolma non avrebbe mai fatto parte della nostra vita se prima non ci fosse stato Palo Alto e se prima ancora non avessimo preso le decisioni un po' pazze che abbiamo preso. Tutto ha una sua logica e un suo perché.
Tra 7 settimane la scuola sarà finita, un nuovo anno scolastico finirà impacchettato nei ricordi e con lui la sensazione che un'epoca stia giungendo al termine, quella ritmata dalla scuola, dai suoi orari, dai suoi impegni. Tra tre settimane ci ritroveremo tutti e cinque a New York per festeggiare la laurea di Federica, e qui evito di soffermarmi perché solo l'idea che quella bambolina con i codini e la gonna a salopette rosa che incominciò la scuola materna a Vernon il primo settembre del 2000, il 21 maggio sarà con cappa e tocco in piedi a ricevere il diploma che si merita, sottolinea questo inevitabile scorrere del tempo. Tra un paio di mesi saremo in vacanza e per un po' saremo insieme tutti e cinque in quell'atmosfera rilassata e rara che solo i momenti di pausa dalla routine di regalano. Tra un paio di mesi il sole sorgerà a Stoccolma alle tre del mattino e le giornate saranno talmente lunghe da privarci del sonno ma da ricaricarci di tutte quelle energie che l'inverno ci toglie.
Tra poco più di un mese il mio pronipotino compirà un anno, già un anno da quando in quel primo facetime ho visto il suo visino perfetto affacciarsi alla vita, qualche minuto dopo la sua nascita.
Tra qualche settimana sarà anche il momento di salutare nuovi amici e vederli partire per nuove avventure, la nostra vita è un continuo salutarsi, impacchettare e veder impacchettare vite, fa parte del gioco.
Mi fermerei volentieri un attimo a osservare i fiori di ciligio che colorano di rosa Kungsträdgården, attesi per settimane come segno che veramente la primavera è arrivata e pronti a sfiorire nel giro di pochi giorni. Mi fermerei volentieri a questa fine anno scolastico per godermela un po' di più, sapendo che la prossima avrà un sapore molto diverso. Mi fermerei volentieri per godermi il tepore di questo primo sole che ci sembra molto più caldo e brillante perché tanto atteso. Mi fermerei volentieri su quella salopette rosa e quei codini  di una bambina alla soglia dei suoi tre anni. Mi fermerei un po' sulla serenità che ci circonda per paura che sia tutto uno scherzo. Mi fermerei sulle amicizie che so rimarranno tali anche se si allontanano ma che come sempre lasceranno un po' di vuoto.
Mi fermerei ma non posso perché è bello così questo tempo che scorre, le scoperte che ogni minuto nuovo possono regalarci, loro che crescono, cambiano, maturano, si allontanano, le giornate che si accorceranno di nuovo per riportarci verso il freddo e la neve, le vacanze che arrivano come parentesi ad una routine che alla fine non ci dispiace affatto, le amicizie che rimarranno nonostante i chilometri e delle nuove che naturalmente si aprono a noi, i mesi che ci regalano colori diversi e che sanno stupirci sempre anno dopo anno con un dettaglio che ci era sfuggito.
Va bene così.

mercoledì 24 aprile 2019

L’importanza di visitare un’università americana prima di sceglierla: riflessioni

Perché un college tour? Perché è importante toccare con mano prima di decidere? Perché il sistema è così complesso per chi non ci è cresciuto dentro ?
Domande spontanee in periodo chiave per le scelte universitarie future quando si vive all’estero e si naviga in terreni nuovi.
Certo tutto mi sembrava molto più semplice quando toccò a me iscrivermi all’università, mi ricordo solo una lunga coda in segreteria a Torino, i documenti in mano e un pizzico di emozione per quella vita da grande che mi si apriva davanti, o che mi appariva tale.
Ben diverso è stato per le mie ragazze, un po perché i tempi sono cambiati, un po’ perché questa nostra vita in giro per il mondo ci ha da sempre portati a confrontarci con sistemi scolastici nuovi, scoperti spesso con loro e attraverso di loro, di conseguenza le scelte universitarie ci hanno messo davanti meccanismi da capire e scoprire.
Federica come primogenita anche in questo ha fatto un po’ da cavia ed apri pista, consegnandoci un po’ di chiavi di lettura di un sistema universitario per noi sconosciuto, Chiara arrivando dopo ci ha dato una mano nell’affinare i nostri strumenti di comprensione per navigare nei meandri del sistema con un po più di sicurezza, adesso con Camilla ci sentiamo quasi preparati!

Quando Federica arrivò negli Stati Uniti in pochissimo tempo si trovò ad assimilare informazioni per prepararsi al passo successivo al liceo, lei era al secondo anno di high school e visto che l’anno chiave per tuffarsi a capofitto nelle applicazioni al college è il terzo, il tempo stringeva.
Immersa nel sistema ha sicuramente capito più in fretta di noi ed imparato a districarsi tra SAT e liste di college rapidamente e con un appoggio volenteroso e limitato da parte nostra, non per mancanza di buona volontà ma di conoscenza reale.
Mi ricordo di averla accompagnata a diverse presentazioni di Università, quelle super marketing center nelle quali eccellono, rimanendo io affascinata da questo mondo così diverso da quello che avevo conosciuto, sembravo quasi io la studentessa confusa e con gli occhi brillanti. 
Adesso alla terza figlia è al terzo giro di giostra sono meno sensibile alle tante belle parole, sono più abile nel guardarmi intorno e, come dice Camilla. sento o non sento le vibrazioni che questi posti possono dare, al di là degli spazi ben diversi dal mio Palazzo Nuovo di torinese memoria.
Con gli anni e con i figli diciamo che ci siamo fatti furbi e abbiamo capito come funziona e questo è sicuramente a tutto vantaggio della nostra numero tre. 
Visitare comunque non tutto ma una parte delle università resta importante, camminare nei viali dei college, scrutarne gli spazi, osservare i visi, la gioia o no che possono emanare, da un quadro, il primo certo, ma importante comunque, importante perché poi li in quel mondo, con quella gente si dovrà poi vivere per quattro anni, che a 18 di anni sono tanti.
Per chi pensa di studiare negli Stati Uniti è una cosa veramente da fare perché non è poi detto che questo tipo di strutture piaccia a tutti, che tutti siano tagliati per vivere nei campus o comunque in queste più o meno grosse università americane, con le loro mascotte, il loro tifo, il loro orgoglio e la convinzione di essere un po’ i migliori, alle nostre ragazze piace, fortunati o sfortunati, non so!


domenica 21 aprile 2019

College tour e vacanze americane

Eccomi rientrata a Stoccolma da queste vacanze pasquali, un misto di college tour e viaggio tra donne. I sentimenti quando lascio gli States dietro di me e atterro a casa sono sempre gli stessi, contrastanti e forti, fanno a pugni tra i miei due mondi e mi lasciano in sospeso, fino al prossimo atterraggio a New York.
Il viaggio all’inizio era pensato come un college tour per Camilla, dovevamo andare a toccare con mano le università nelle quali dovrà applicare il prossimo autunno, a questo si è aggiunta l’occasione del compleanno di una carissima amica che si è unita a me e alle ragazze per questa settimana americana, trasformando il tutto in un allegra scampagnata al femminile.
Come sempre scoprire posti e vivere momenti di complicità con le mie ragazze è una delle cose che adoro di più del viaggiare, aggiungere poi  un’amica speciale è stata la ciliegina sulla torta di questi otto giorni filati alla velocità della luce.
Siamo atterrate tardi a JFK giovedì sera, siamo state accolte da due visini sorridenti nella nostra seconda casa, quella in cui quando posi le valigie senti che c’è qualcosa che fa parte di te. Venerdì mattina due passi nell’east village e brunch per il compleanno di Sonia alla Boqueria, https://boqueriarestaurant.com , ottimo indirizzo di tapas.
Nel pomeriggio ci siamo messe per strada direzione Philadelphia, la nostra prima tappa. Qui è incominciato quel misto di viaggio e visita delle università che da New York ci ha portate on the road fino a Washington per poi regalarci una deviazione a Princeton una volta rientrate in città.
Philadelphia ci ha accolte sotto una pioggia scrosciante per poi regalarci al risveglio un sole fantastico e un’aria calda che mi mancava e che ho accolto con entusiasmo.
Le prime ore sono state un po’ burrascose, la mia prenotazione airbnb si è rivelata catastrofica, la casa non era dove doveva essere, cioè nella zona dell’Università, ma bensì in una zona molto ma molto poco raccomandabile. Man mano che il gps ci guidava verso l’indirizzo indicato, ci guardavamo intorno con un buon misto di spaventato e spaesato, un quartiere dal look poco rassicurante e in assoluta rovina, con case cadenti e disastrate.
Non era il posto in cui passare la notte, due donne e tre ragazze, non era il posto in cui lasciare l’auto con la speranza di ritrovarla al mattino, insomma abbiamo fatto marcia indietro, trovato un comodo albergo e scritto incazzate ad airbnb ( vedremo se ci rimborsano)
Per la nostra serata una volta trovato un tetto per dormire, ottima cena da Pumpkins, https://www.pumpkinphilly.com, consigliato da una carissima amica di Federica. Ristorantino BYOB, bring your own bottle, con pochi tavoli e un menu di prodotti locali piccolo e allettante. Purtroppo non abbiamo trovato un posto in cui comperare una bottiglia e abbiamo bevuto acqua... 
Al mattino brunch al Royal Boucherie, https://www.royalboucherie.com, tipico brunch all’americana in un ambiente piacevole, un po’ old style, al piano di sopra carinissima terrazzina dove mangiare baciati dal sole! Il locale è centralissimo e comodo per visitare a piedi i fondamentali della città e respirarne quell’aria densa di storia che ogni edifico emana.
Qui è stata fatta l’America e questo concentrato di storia americana lo si vive in pochi bellissimi spazi che si susseguono in modo ordinato.
Per il lato college tour prima tappa il campus di UPen ci ha conquistate, sarà anche che siamo capitate lì a poche ore da un grande concerto che avrebbe coinvolto tutti gli studenti e l’aria di festa era palpabile, bbq qua e là, partite di pallavolo, giovani sorridenti.
Lasciata Philadelphia alle spalle ci siamo fatte un piccolo tour nella Pennsylvania Dutch country alla ricerca degli Amish: non siamo rimaste a bocca asciutta, ne abbiamo incrociati tanti in calesse, altri ancora su strani e old style monopattini. Abbiamo visto un mondo di altri tempi che contrasta in modo netto con l’America che conosciamo noi, quella tecnologia e innovativa della Silicon Valley e quella sempre di corsa di New York. Un mondo a parte, intrigante, le domande sono molteplici, come si fa a vivere con il progresso palpabile tutto intorno e rimanere attaccati ad una realtà ottocentesca? Come si fa a rifiutare il progresso per credenze religiose?
Non ho risposte ovviamente...
Lasciata la Dutch Country ci siamo dirette verso Washington D.C. per il nostro secondo giro di college. Ottima la location del nostro albergo che consiglio vivamente ai limiti di Georgetown e a due passi da George Washington University, in termini di università e a 20 minuti a piedi dalla Casa Bianca.
Suite di due stanze per cinque con anche una piccola cucina,molto pulito e con personale cordiale. È anche possibile fare colazione a prezzi decenti.
Anche a Washington abbiamo fatto i fondamentali, dalla casa Bianca al Capitol, attraversando tutto il National mall, il Penn quarter, Dupont  circle e lo splendido quartiere delle ambasciate, la zona intorno al campus di  Georgetown. 

La città è splendida, Georgetown ci ha conquistate, campus fantastico,presentazione da dar voglia di avere di nuovo 18 anni e trovarsi a scegliere per il proprio futuro, un misto di vibrazioni positive entusiasmante.
 Un ristorante che abbiamo provato e ci è particolarmente piaciuto, consigliato dalla guida Michelin, di cucina peruviana, veramente ottima, moderna, invitante: Nazca https://nazcamochica.com.
Unico neo nel nostro on the road è stato il mio sottovalutare le distanze, non so cosa avessi bevuto quando ho pianificato gli spostamenti, di sicuro non avevo preso in considerazione il traffico spaventoso in uscita da Manhattan ( ma anche in entrata).
cena newyorkese
Comunque lunedì sera siamo rientrate felici a New York nel nostro ben amato East Village, veramente il punto di partenza prefetto per le nostre scorribande a Manhattan. Martedì pausa di visita di università e grandi giri newyorkesi e per concludere la giornata spettacolo a Broadway, 

The book of Mormons, semplicemente fantastico. ( post serata da Joe’s pizza, di cui ho già parlato che rimane un valore sicuro per una cena tarda in un ambiente sicuramente molto giovane).








Mercoledì visita di Princeton, la cittadina ricorda molto quelle della nostra amata Silicon Valley, pulita, ordinata, un po’ morta...
L’università ha un campus fantastico ma non ci ha per nulla colpite, presentazione scarsa, o meglio priva di quella marcia in più rispetto alle tante che ho sentito, popolazione molto asiatica con genitori un po’ imponenti, l’unico studente che ha fatto domande è stata Camilla, per il resto solo genitori che parlavano al posto dei figli, mi da da pensare ad un tipo di popolazione giovanile di assistiti con genitori onnipresenti incapaci di tagliare il cordone.
Il resto della settimana è come sempre proseguito a goderci la città, la presenza reciproca, l’amicizia, a condividere momenti indelebili intorno al tavolo, a discutere del futuro, ad osservare loro che crescono e some sempre mi entusiasmano nel loro interagire a volte già adulto e altre ancora bambino.
Oggi all’atterraggio Stoccolma ci ha accolte in veste quasi estiva, i ciliegi sono finalmente sbocciati, le strade sono piene di turisti, i locali sono andati a godersi il week end di Pasqua nelle loro summer house, molti negozi sono chiusi e regalano alla città un’atmosfera rilassata. 
Stoccolma
Non sono neanche troppo triste per aver salutato per ennesima volta quelle mie due splendide ragazze, tra tre settimane e mezzo ritorno a New York , anzi ritorniamo tutti per la graduation di Federica. Sono qui che scrivo, ripenso a questi splendidi giorni, allo scoprire insieme, agli occhi che ridono, ai mojito tirati giù a stomaco semi vuoto, all’amicizia nata 10 anni fa e da allora sempre più bella e forte, alle mie ex bambine testarde e piene di vita, alla mia piccola che tra poco volerà da sola lasciando anche lei il nostro nido, ma ci saremo sempre per condividere momenti, vacanze itineranti, risate e amore.

domenica 14 aprile 2019

Grandi donne

Ad un certo punto ho tirato fuori il telefono e ho preso appunti. Ho segnato frasi che non volevo dimenticare. Nero su bianco per rileggerle poi.
Ho ascoltato, riso, applaudito per due ore e ho osservato gli occhi di mia figlia brillare ad ogni sua parola. 

Michelle Obama ci ha stregate l’altra sera all’Ericcson globe di Stoccolma. Ci ha stregate con la sua storia di persona normale, con il suo percorso di donna, con le sue considerazioni da madre, con la sua carica di energica spontaneità e di genuino entusiasmo, con la sua intelligenza che traspare da ogni frase, da ogni parola.
Mi era piaciuto il libro, ma mi è piaciuta ancora di più lei e il suo modo di comunicare, le energie positive che trasmette e la carica incredibile che è capace di dare non solo alle giovani donne in divenire, ma anche a quelle mature che hanno già il loro percorso alle spalle. 
L’ascoltavo e pensavo a come donne così siano importanti per guidare quelle più giovani nelle loro scelte, nel loro processo di formazione, in quel cammino impervio che è il diventare grandi, un percorso ad ostacoli emotivo che diventa di sicuro più semplice se esempi così ci si parano davanti.
Credete in voi, andate oltre, sognate in grande, lanciatevi senza paracadute oltre gli ostacoli e le barriere, credete nelle vostre capacità. I suoi messaggi sono i miei, sono quelli che negli anni ho cercato di trasmettere alle mie ragazze, non ponetevi limiti, sgranocchiate la vita, uscite dalla vostra zona di confort anche a costo di sbattere il muso.
Le sue parole, il senso profondo di ogni sua riflessione, i suoi racconti di vita quotidiana l’hanno fatta sentire vicina ad ogni donna, esempio raggiungibile per ogni ragazza. Non un mito, un’eroina, una wonder woman senza macchia e senza paura, ma una di noi con le sue fragilità e i suoi equilibrismi, con l’occhio attento sui figli ma la sacrosanta capacità di pensare anche a se stessa: put yourself on your list. Questa è una delle frasi che mi sono piaciute, piccolo gesto d’amore verso la donna che siamo e verso chi ci sta intorno, occuparci di noi è un po’ di riflesso occuparci di chi ci sta intorno, un gesto d’amore globale.

Per due ore abbiamo ascoltato, riso, applaudito insieme ad altre 15000 persone che erano li con noi. Siamo uscite incamminandoci sotto qualche fiocco di neve, si spera gli ultimi di questa fredda primavera, eravamo un fiume di parole in piena, ne parleremo ancora giorno dopo giorno, gli spunti sono tanti!

mercoledì 10 aprile 2019

Amici

Una delle tantissime cose che adoro di questa vita all’estero sono le visite degli amici, quelli che abbiamo sparpagliati ai quattro angoli del mondo e che sono sempre felici di condividere con noi una parentesi vacanziera, spesso dopo aver condiviso una fetta di vita che ci ha uniti per sempre. 
Il week end passato è stata la volta di una carissima amica francese, la mia prima amica da mamma sotto il cielo cupo della Normandia. Amicizia nata a rifare il mondo tra uno scivolo e un’altalena. Amicizia che ha resistito al nostro itinerare e direi anche ai colpi bassi che la vita non ha risparmiato a questa splendida donna.


Ritrovarsi in un contesto nuovo è qualcosa di speciale, condividere di nuovo attimi, chiacchiere infinite, riprendere il filo come se ci si fosse lasciati due giorni prima. Questo è il senso dell’amicizia. Adoro aprire il mio mondo, la mia nuova casa, mi piace che mi si visualizzi nel mio nuovo contesto, è un momento estremamente importante.
Ogni volta che ospitiamo vecchi amici mi rendo conto di come, quando le amicizie sono belle e sincere, la quotidianità non  sia indispensabile per mantenerne forti i legami, le avventure condivise, i momenti passati insieme rendono i rapporti indissolubili. Non mento quando dico che le amicizie vere si nutrono di momenti che possono essere anche rari e sparpagliati nel tempo e nello spazio.
Ogni nuova visita poi è l’occasione per essere un po’ turista nella mia città, percorrerla con chi non la conosce, guardarla attraverso gli occhi di chi la scopre per la prima volta e che utilizza filtri diversi dai nostri per percepirne i dettagli. Adoro camminare senza una meta precisa nelle strade che spesso percorro di fretta nel ritmo incalzante che anima le nostre vite, mi piace contemplare i miei paesaggi quotidiani con le persone a cui voglio bene e che per qualche giorno hanno la voglia e la curiosità di voler scoprire come viviamo.
Siamo sicuramente fortunati ad avere amici viaggiatori come noi che apprezzano la scoperta di nuovi mondi e che hanno la voglia di tuffarsi nel nostro... 
Ecco adesso corro verso l’aeroporto ad aspettare un’altra persona molto speciale anche lei entrata nelle nostre vite grazie alle tappe assurde che questa vita ci ha regalato, e diventata famiglia, semplicemente famiglia.

L’amicizia è uno dei beni più preziosi che la vita ci ha dato!

domenica 7 aprile 2019

Tanti tipi d'expat

22 anni di vita all’estero immersa in un mondo composto in gran parte da espatriati, di orizzonti e con profili diversi, mi offre spunti e riflessioni su questo mondo variegato che si sposta allegramente da una parte all’altra del globo, portandosi dietro ansie e curiosità, container giganti e bambini in crescita, carriere trasportabili e sogni nel cassetto.

L’expat seriale ovvero quello che ogni due anni imballa tutto e riparte, spesso in balia dei capricci aziendali, spesso obbligato a cambiare paese nel giro di poche settimane senza preavviso, mantiene il sorriso ma dentro soffre, non chiude mai il cerchio, ha l’impressione di passare e andare senza lasciare traccia, vittima di un sistema dal quale a sprazzi vuole uscire, ma poi spaventato dal farlo perché farlo potrebbe dire fermarsi per sempre.
L’expat al traino, quello che non sarebbe mai partito perché alla fin fine come a casa propria non si sta, ma non ha scelta perché ha sposato o un expat seriale o un expat trainante, quello che decido io e tu non ci metti becco perché la carriera e mia e me la gestisco io. Nel 90% dei casi ( per essere ottimista) l’expat al traino è donna. Non le viene chiesto di dire sì alla nuova avventura ma si trova di fronte al fatto compiuto e si auto convince che sia giusto così. Vive sospesa per tutto il tempo dell’espatriazione incapace di trovare punti di riferimento, ci prova ma non ci riesce.
L’expat lamentoso, nel 50% dei casi è un expat al traino, passa tutto il tempo a pensare a quello che aveva prima e che non ha più, il nuovo paese vive di confronti continui con il paese d’origine e ne esce massacrato. Tutto non va dal cibo al clima, passando per i locali e la lingua locale. Le giornate sono un susseguirsi di negatività, viene la depressione solo a sentirli parlare. Nessun elemento positivo scalfisce la visione negativa del mondo che li circonda e se un barlume di speranza li pervade quando devono partire verso una nuova destinazione, rapidamente anche il paese successivo verrà massacrato dell’inevitabile confronto con la terra patria. Ogni vacanza è un ritorno alle origini ed ogni ritorno nel paese di adozione una nuova discesa agli inferi.
L’expat eccitato è quello che non passa mai la prima fase nel ciclo di vita dell’expat, la luna di miele. L’eccitato è innamorato perenne con il cuore che palpita e gli occhi a stella, guarda il nuovo paese come se fosse il paradiso terrestre, tutto è talmente stupendo, tutti talmente fantastici, tutto talmente perfetto.... ça va sans dire che qui è il paese d’origine che ne esce continuamente massacrato. L’incontro tra l’expat lamentoso e l’eccitato quando si affronta il tema “paese mio” assume contorni da incontro di box, gli scambi che ne derivano diventano accesi e ovviamente molto poco costruttivi, nessuno cederà mai tale è la convinzione di essere nel giusto.
L’expat come non fossi mai partito, è quello che ricrea paese mio in modo maniacale, frequenta solo connazionali, mangia solo prodotti suoi, parla ovviamente solo la propria lingua, se può mette i figli nel proprio sistema scolastico. Vive all’estero come vivrebbe a casa propria con l’unica differenza che il mondo intorno non corrisponde al suo, ma è un dettaglio, perché è talmente bravo a riprodurre casa sua che non se ne rende conto, entra nei negozi parlano la propria lingua e appare solo leggermente confuso quando si accorge di non essere capito... ma la confusione dura poco perché si rituffa nel suo mondo comodo e sospira di sollievo pensando che siano quelli fuori a sbagliare.
L’expat conto in banca, quello che ama sopratutto il lato economico dell’essere all’estero e più il paese è del terzo mondo più ci gode come un riccio perché può vivere da nababbo molto più facilmente. Dice di adorare la vita all’estero ma in realtà adora l’autista, la maid, la piscina riscaldata e i 1000 metri quadri in cui dimenticarsi dei figli,  che tanto poi sono con la tata 24 ore al giorno, ma son dettagli. Ogni partenza per una nuova missione è presa in base a benefit, viaggi pagati e dimensioni della dimora, l’aspetto culturale del nuovo paese ospitante non viene per nulla contemplato...  coerente, ottimo!
L’expat hippy è quello che parte all’avventura senza troppo preoccuparsi degli aspetti logistiche, tra i quali il lavoro, sbarca in un nuovo paese perché ha deciso che è lì che vuole installarsi, ne è attratto. Atterra, cerca di installarsi alla bel e meglio e poi si preoccupa del resto. Vive di poco e si nutre di scoperte... ad un certo punto però si accorge che anche in India per sopravvivere ci vuole un minimo, il mondo gli casca addosso.
L’expat previdente, pianifica, programma, valuta, pondera, visita, stabilisce, conosce già tutto prima di installarsi, quando arriva a destinazione non ha più nulla da scoprire e non ha sorprese, il foglio Excel davanti ai suoi occhi avrà tutte le risposte!
L’expat social, ha talmente tanti amici ovunque nel mondo che due ore dopo l’arrivo non ha più un buco neanche per un caffè in solitaria, le feste di susseguono, gli amici degli amici se lo contendono, anima qualsiasi occasione mondana, racconta aneddoti ai quali tutti ridono, sa cosa fare e dire in qualsiasi occasione, non soffre di solitudine e quando non è in compagnia è al telefono con qualcuno dall’altra parte del mondo, riceve inviti ai quattro angoli del pianeta e prende tre aerei per una semplice festa di compleanno, ovviamente tutto viene regolarmente postato sui social media, mai qualcuno si perdesse qualcosa. Il Social a volte coincide con l’expat social media, quello che molto cortesemente spartisce ogni istante della sua vita con gli amici virtuali di Fb, Instagram e compagnia. Ma non lo fa per se, lo fa per gli altri, pensa infatti che tutti siano lì a crepare di invidia alla vista dell’ennesimo mojito sorseggiato sfondo piscina, non sa che in realtà gli altri pensano poveretto se continua così finirà alcolizzato... ma è solo un dettaglio.
E poi ci sono quelli che partono perché questa vita ti entra dentro, perché l’ambiente internazionale che ti circonda ti da la carica, perché l’adrenalina del nuovo è unica, perché essere stranieri diverte, perché la voglia di scoprire diventa quasi una droga. Certo anche loro ogni tanto programmano tutto, si fanno due conti, postano due foto bicchiere alla mano, si ritrovano tra cumpaesà perché fa bene, tirano giù due santi dal calendario perché proprio certi meccanismi nel nuovo mondo non li capiscono, sono ogni tanto un po’ nostalgici e hanno voglia di radici, tutto in dosi piccole che si sommano, mischiano, equilibrano e alla fine ti fanno sentire a casa ovunque e con chiunque!

mercoledì 3 aprile 2019

Eravamo quattro amici al bar....


Una delle cose che adoro del vivere all’estero è la possibilità di evolvere in contesti molto internazionali. Mi piacciono le cene e i caffè dove mille lingue si sommano, dove le culture diverse si intrecciano, dove si deve fare attenzione a come si dicono le cose, rispettando chi ha background diversi dal nostro e sensibilità legate a tali background.
Questi incontri sono ricchezza, stimolo, attenzione continua, messa in gioco senza sosta.
Ci si rende conto che alla fine benché si sia tutti provenienti da orizzonti diversi ci si costruisce una solida base comune, ci si supporta e sopporta con dettagli che stridono, con atteggiamenti che interrogano, con frasi che spiazzano.
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Si impara anche ad andare al di là dei luoghi comuni, italiani cacciarono, francesi con uno spiccato senso di superiorità, olandesi tirchi, americani falsi, spagnoli caciaroni e festaioli più di noi, giapponesi riservati e difficili da penetrare.
Ci ritroviamo tutti lontano da casa, tutti a fare i conti con una cultura e spesso una lingua che non ci appartiene e di cui cerchiamo di impossessarci a fatica. Siamo tutti bisognosi di ricreare casa, famiglia, amici, siamo in cerca di punti di riferimento, di un mondo che ci parli nel quale sentirci meno soli.
Cerchiamo di crearci intorno una comunità che ci assomigli, di gente come noi, un po’ girovaga, un po’ senza radici o con radici sparse in mondi diversi.
Ci sediamo ad un tavolino e sembriamo una di quelle barzellette del fantasma formaggino: un francese, un italiano, un americano, un tedesco...
Siamo così, nessuno con la stessa storia, lo stesso vissuto, spesso la stessa lingua, allora ci appropriamo di una lingua comune che diventa quella di tutti, nel 90% dei casi l’inglese, e che molto spesso non è quella del paese che ci ospita. Non abbiamo gli stessi ricordi d’infanzia, non giocavamo al pallone tra le stesse case, non frequentavamo le stesse scuole, neanche gli stessi sistemi scolastici, molto raramente canzoni e serie televisive coincidono, paesi diversi, età a volte diverse. Ma ci ritroviamo giorno dopo giorno, settimana dopo settimana e nascono affinità, legami che vanno oltre le barriere che la lingua ci mette davanti, nascono ricordi che rimarranno sempre indelebili e questi ricordi faranno si che negli anni questi legami rimangano come sono.
Anni fa una cara amica che con la sua famiglia ha condiviso i nostri anni giapponesi, mi disse: la nostra amicizia sopravviverà al tempo e allo spazio perché abbiamo condiviso un pezzo di vita lontano dal nostro mondo sicuro e conosciuto, ci siamo trovati ad arrampicarci insieme sugli stessi specchi, a costruire mattoncino dopo mattoncino una vita nuova, appoggiandoci, ascoltandoci o anche solo camminando vicini in silenzio.
Ecco il senso di questa vita, viviamo in fermento continuo, in fibrillazione costante, in eterna costruzione, al di fuori dagli schemi nei quali siamo cresciuti, e ci ritroviamo  seduti ad un caffè con intorno una babele di pensieri in lingue diverse che vengono fuori in una sola lingua comune e che si concretizza con la grande solidarietà di chi è perenne straniero in giro per il mondo

lunedì 1 aprile 2019

ritorno al Medio Evo

Questo post avrei voluto pubblicarlo ieri sull’onda dello sconforto che mi ha sommersa nel leggere articoli relativi alla grande buffonata che si è tenuta a Verona a cavallo del week end. Mi sono detta che forse un primo aprile avrebbe sdrammatizzato e buttato sul ridere la valanga di idiozie che sono venute fuori in questa tre giorni di ritorno al Medio Evo.
Io accetto senza problemi visioni diverse, punti di vista che si allontanano dai miei, ma certe cose dette sono inaccettabili in una società moderna. 
Decenni di conquiste e di passi avanti sembrano spazzati via da propositi raccapriccianti supportati da rappresentanti del nostro governo che dovrebbero invece accompagnarci verso il futuro.
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almeno la mia citta si salva...
10000 persone per me sono un numero spaventoso e le loro esternazioni su punti fondamentali delle conquiste fatte negli ultimi 40 anni ( aborto, divorzio) fanno rabbrividire, a questo aggiungiamo una stigmatizzazione terrificante e ignorante dell’omosessualità ( una malattia,ma per favore) c’è da chiedersi dove si stia andando, che strada si voglia percorrere.
Manifestazioni cone queste anche in un paese democratico andrebbero vietate, ledono all’immagine stessa del nostro paese, all’immagine di un popolo aperto e intelligente che guarda al futuro senza chiudersi a riccio e cancellare decenni di conquiste.
A me la signora che passeggiava abbracciata ad una statua della madonna parlando di inferno e bestialità varie, ha fatto venire i brividi, non so a voi!