l'otto marzo non serve....

Ammetto che da sempre la festa della donna mi ha un po’ irritata. Non credo sia necessaria una festa per ricordare e ricordarci che siamo donne e che il nostro posto nel mondo va di pari passo con quello di un uomo, né più né meno. Di ricevere una mimosa e un sorriso l’8 marzo non mi importa molto, anzi proprio non mi importa. Ho mille occasioni per festeggiare con le donne che mi circondano e mille altre per rendermi conto che in tanti paesi, e l’Italia ne fa parte, questa ricorrenza di fine inverno è solo un doloroso sottolineare che no, non ci siamo.
Avevo 8 anni quando mi sono accorta che avrei dovuto lottare un po’ di più in quanto donna, dolorosa constatazione. In un tema scrissi che da grande avrei voluto fare il chirurgo e operare a cuore aperto. Le prime operazioni di Barnard a Città del Capo riempivano le pagine dei giornali. Avevo otto anni e la maestra mi riconsegnò il tema dicendomi “ papà e mamma non te lo permetteranno, sei una femmina”. La maestra a Torino nel 1978. Papà e mamma ovviamente mi dissero che avrei potuto fare quello che volevo nella mia vita e che il fatto di essere femmina non avrebbe potuto impedirmelo (dissero due cortesi parole anche alla maestra). Effettivamente papà e mamma avevano ragione almeno sulla carta, mi bastò arrivare 16 anni dopo neo laureata al primo colloquio di lavoro per capire che non tutti la pensavano così in fatto di parità. Comunque sono sopravvissuta e ho trasmesso alle mie figlie la stessa ingenua convinzione che ovunque nel mondo il fatto di essere donne non impedirà loro di realizzarsi.

Ho la fortuna di vivere in un paese dove in tantissime cose la parità esiste davvero, dove le donne non sono discriminate e dove le nostre figlie possono guardare avanti senza la paura di farsi mettere i piedi in testa solo perché mancanti di attributi mascolini.
Ho la fortuna di constatare quotidianamente come sia bello vedere equilibrio anche all’interno delle famiglie, senza ruoli prestabiliti, fossilizzati in stereotipi di altri tempi.
Ho la fortuna di vedere padri che si prendono lunghi congedi di paternità per gestire un quotidiano di nanne e pannolini che nel mio di paese è ancora principalmente legato alla donna.
Ho la fortuna di osservare solo sguardi inteneriti su questi papà, per nulla sviliti nella loro essere uomini, mentre so che la stessa cosa nel mio di paese sarebbe vista con sospetto.
Il contesto è sbagliato da noi, la riproduzione di schemi antichi che fanno comodo forse a certi uomini, che si sentono onnipotenti, e piacere a tante donne allevate tutto sommato come individui di serie B. La società che ci sta intorno fa la differenza sul come uomini e donne in divenire si percepiranno in futuro, e rabbrividisco nel vedere che in libri di scuola elementare nel 2019 mamma cucina e stira e papà lavora e legge, siano trasmesse ai bambini come dati di fatto in due frasi ben distinte, non tanto lontane dalla mamma fa la casalinga e papà fuma la pipa e legge il giornale dei sussidiari dei tempi miei… anni ‘70 . Se a questa aberrazione poi si aggiunge la pubblicità del supermercato che regalerà a tutte le clienti donne un detersivo per lavare i piatti, sogno di ogni donna normalmente costituita, mi dico che siamo veramente fritti e che la strada da fare è talmente lunga che non ne vedremo mai la fine, e sapete perché è lunga? È lunga perché la mentalità va cambiata ma non solo quella degli uomini ma anche e soprattutto quella delle donne che finché accetteranno un detersivo in regalo, magari anche ridendoci sopra, non ne usciranno mai!
Non serve un otto marzo se dentro di noi, uomini e donne non ci crediamo davvero, insieme uniti!

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