Gioie e dolori della vita d’expat...

Anni fa quando vivevamo in Giappone un giorno ricevetti in risposta ad una delle tante email che inviavo ad amici e parenti, un messaggio che all’epoca, e non solo, mi fece particolarmente riflettere. La laconica risposta  ad uno dei miei divertenti racconti di vita nipponica in sintesi diceva: okay bene ti piace, ti diverti, e noi invece siamo qui a farci il culo e a faticare...
Rimasi basita, mi si apriva un mondo, quello dello sguardo accusatore su chi è expat, visto come un viziato privilegiato, per nulla motore della sua vita, ma vittima in senso positivo di una serie di circostanze indipendenti dal suo agire, portatrici di agi e di serenità.
All’epoca risposi seccamente e i rapporti si chiusero li. Ero giovane e digiuna di vita e soprattutto di vita all’estero, con gli anni, i paesi e l’esperienza ho aderito al motto quel che avviene in espatrio resta in espatrio. Brutto ma pratico. Brutto perché non è divertente non condividere gioie e esperienze che questa vita itinerante ci da, pratico perché non si rischiano qui pro quo e passi falsi, non si rischia di dire la parola di troppo o di raccontare l’episodio che non sarà capito e che sarà anche mal interpretato.
Ogni tanto però ingenuamente si ha voglia di raccontare e tutte le volte mi morderei la lingua, io che ripeto tipo mantra alle mie figlie di fare profilo basso, poi ci casco e racconto sprazzi del nostro mondo, spontaneamente per voglia di condivisione, perché non abbiamo nulla di cui vergognarci ed ogni singolo pezzo di vita ce lo siamo guadagnato.
Sarà che io sono felice dei successi di chi mi sta intorno, mi piace condividere con le persone che penso mi siano vicine sentimenti e piccole conquiste, sarà che nonostante gli anni che delicatamente si posano sulle mie spalle, continuo ad essere ingenua e a vedere tutto rosa e fiori.
Le critiche, le frecciatine, i commenti mal detti, mal fatti, mescolati con un po’ di brutta invidia, fanno sempre male, non riesco ancora a lasciarli rimbalzare e a farli scivolare sulla mia pelle... rimangono lì piccole ferite che spesso non hanno neanche il tempo di chiudersi, altre si sovrappongono... e tu lì a chiederti dove hai sbagliato, quando hai detto la parola di troppo, quando non ti sei reso conto che aprivi troppo il tuo mondo.
Fa sempre riflettere, fa sempre un po’ male, ma difficile imporsi di mettere barriere, di chiudere completamente la porta e di non lasciare entrare nessuno se non quelli che vivono come noi.

Vivere in equilibrio, camminare sugli specchi, ecco in sintesi quello che dobbiamo fare quotidianamente...

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