Scegliere di partire per una nuova avventura: lasciare da parte l’egoismo.

7 anni fa rientravo a Saint Germani dopo una toccata e fuga a San Francisco per toccare con  mano la realtà nella quale di lì a poco avremmo deciso di tuffarci. Eravamo partiti per pochi giorni, Paolo per l’ultima serie di colloqui che avrebbero preceduto l’attesa offerta di Tesla e io al seguito per capire un po’ meglio e essere pronta a dare l’okay definitivo. 


Pochissimi amici intimi sapevano il vero significato di questo viaggio, le bambine stesse erano un po’ confuse, eccitate e pensierose, nel giro di poche settimane l’orizzonte sicuro che avevamo tracciato davanti a noi, con una nuova partenza per l’India, si stava lentamente sgretolando. Non sapevano se essere emozionate e incuriosite da questo possibile cambio di rotta o inquiete per l’atmosfera pensierosa che ci stava avvolgendo.
La Bay Area ci accolse con un tempo da lupi che credo di non aver mai visto nei miei successivi cinque anni. Io non ne rimasi per nulla conquistata, guardavo tutto intorno a me con un filtro chiaramente frutto della mia voglia e del mio entusiasmo di ritornare nella mia amata India del sud. In qualche settimana i miei piani erano scombussolati, sapevo di avere la scelta, di poter dire di no, di fermare la macchina americana e di fare come se nulla fosse, ma nello stesso tempo una vocina in fondo a me mi chiedeva se fosse la scelta giusta.
I giorni li furono strani, l’entusiasmo di Paolo verso quella che gli si ventilava davanti come un’occasione più unica che rara, stridevano con le mie paure, che a loro volta facevano a pugni con un senso di colpa latente, sapevo che se avessi detto non andiamo, non saremmo partiti e forse me ne sarei pentita, avrei tarpato le ali a mio marito e privato le mie fanciulle di una nuova grandiosa avventura.
Sull’aereo che ci riportava a casa dissi chiaramente che in America non ci sarei andata, che avremmo mantenuto i piani precedenti e che ci saremmo ritrasferiti a Chennai. I miei motivi erano validi e ovviamente Paolo li accettò di buon grado. All’arrivo le bambine ci accolsero con mille domande, gli occhietti luccicanti, volevano sapere cosa avremmo fatto. Non andremo in Silcon Valley dissi e davanti a me 4 facce deluse: le mie figlie e mia mamma. 
Andai a letto con nella testa mille pensieri, le ultime parole di mia madre erano lì fisse: ma veramente pensi che sia il posto giusto per la loro adolescenza l’India? Ecco mi sentivo egoista, avevo voglia di riprendere le redini del mio lavoro e l’India mi offriva tutto quello che mi serviva su un piatto d’argento. E poi alla fine l’opportunità offerta a Paolo era ottima,  certo non paragonabile a Tesla, ma insomma in linea con la sua brillante carriera. E poi le ragazze avrebbero goduto di una vita piacevole, un po’ tra quattro mura dorate, ma perché lamentarsi... 
Passai la notte a chiedermi se fosse la scelta sensata, se non me ne sarei mai pentita, se avessi valutato tutti gli aspetti...  la Silicon Valley non mi aveva folgorata, non mi ci vedevo in mezzo, ma alla fin fine pochi giorni sono sufficienti per immaginarsi a costruire la vita da una parte diversa del mondo?
Al mattino guardai mio marito negli occhi e gli dissi andiamo in America e non parliamone più, la decisione è presa e non torno più indietro. Un mese dopo lui prendeva il volo per Palo Alto e non mi sono mai pentita di aver detto di sì, non mi sono mai pentita di aver scelto un qualcosa che ci avrebbe cambiati per sempre. Abbiamo fatto un salto nel vuoto straordinario, avremmo potuto sfracellarci al suolo e abbiamo corso il rischio.
Cinque anni dopo quel viaggio a Palo Alto e quel si detto di pancia e non di testa, ci siamo di nuovo ritrovati a decidere di riprendere la rincorsa e lanciarci nuovamente mano nella mano, non ci sarebbe stato questo secondo salto senza il primo, in un concatenarsi di avventure che sono ormai diventate per noi l’adrenalina della vita!
Guardando a ritroso mi dico che tutto ha un senso, una logica, ogni decisione un po’ folle ha un suo perché e si inserisce perfettamente nel disegno preciso della nostra vita, non sarei qui oggi a Stoccolma se non avessi deciso di andare ad ovest anziché ad est quella mattina di gennaio del 2012, di non pensare solo a me ma a noi cinque, al bene di ogni singolo individuo della nostra famiglia, perché così deve essere. 

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