lunedì 7 gennaio 2019

Oman: il nostro viaggio.

Eccoci rientrati dal nostro ultimo viaggio tutti e cinque insieme. C’è sempre un po’ di tristezza quando l’aereo atterra e ti riporta a casa, quando ti rendi conto che la parentesi si è chiusa e che la routine riprenderà rapidamente il sopravvento, quando lasci un posto che ti ha conquistato e hai già voglia di programmare un nuovo viaggio.


Da quando viviamo nuovamente ritmati da stagioni che impongono con forza i l loro susseguirsi e l’inverno freddo e buio ci accompagna, la pausa natalizia al sole sembra quasi un’evidenza. Rifare il pieno di sole e mare aiuta ad affrontare i mesi successivi ricaricati e permette di arrivare a primavera un po’ più energici o almeno ad esserne convinti!
Per le nostre vacanze natalizie 2018 il programma è stato attentamente pensato per bilanciare le esigenze di tutti. Paolo viaggia tantissimo e non voleva imporsi un numero insensato di ore di volo, io e le ragazze volevamo un sole abbastanza caldo da poterci allegramente stendere e lasciarci riscaldare, tutti insieme volevamo scoprire qualcosa di nuovo, senza però tappe impossibili e tour de force senza senso.
new year!
Abbiamo deciso di volare da Stoccolma su Dubai, volo a medio raggio che diciamo senza troppe ore di aereo permette di arrivare a 28 gradi e cielo blu.
Non considerando Dubai come un posto per passarci più di qualche ora ( ci ero stata diversi anni fa incuriosita ma non conquistata) le mete successive al decollo sono state: un resort sul mare nell’emirato di Fujairah e il sultanato di Oman.
Se la prima parte della vacanza era  concentrato sul ricaricare le batterie tra un tuffo e il dolce far niente, è la seconda parte quella che valeva il viaggio veramente e con il senno di poi avrei dovuto ridurre i giorni in spiaggia per averne di più da dedicare alla scoperta dell’Oman che ci ha letteralmente stregati.
Accedere all’Oman via strada dagli Emirati è stato più complicato di qual che pensassimo, per prima cosa a livello di affitto auto, non tutti gli autonoleggio  infatti permettono di attraversare la frontiere e preparano i documenti necessari. Solo arrivati a Dubai abbiamo scoperto che l’auto affittata online da Stoccolma con Europcar non avrebbe potuto accompagnarci in Oman, un bel problema visto il periodo natalizio. Per fortuna siamo riusciti a trovare successivamente un paio di agenzie ( dollar e sixt ) che permettono di varcare la frontiera e una delle due aveva un’auto disponibile, il tutto ci è costato un’andata e ritorno non prevista a Dubai per fare il cambio di veicolo, ritardando di diverse ore la nostra partenza per l’Oman.





Altra scoperta lì per lì il non poter entrare in Oman in quanto stranieri con macchina in affitto da tutti i punti di frontiera, solo due sono predisposti al passaggio e al controllo dei documenti... basta saperlo ed essere ben indirizzati, l’autonoleggio è stato un po’ confuso nelle sue indicazioni e al primo punto di frontiera ci hanno gentilmente invitati a fare marcia indietro indicandoci il punto successivo ( a un’ora circa) dal quale ci avrebbero fatto entrare ( i due punti di ingresso e uscita sono Mezyad e Katam al Shaklah).
Dai primi chilometri abbiamo subito capito che l’Oman ci avrebbe conquistati con i suoi paesaggi semi deserti e un po’ lunari, con i tanti forti sparpagliati qua e là, con la sua cultura che traspare da ogni piccolo villaggio mentre il canto del muezzin ritmava le nostre giornate.
Abbiamo guidato verso Nizwa divorando il paesaggio circostante e abbiamo adorato questa cittadina con il suo suq animato, il suo forte, auell’atmosfera che ha tratti ci ha ricordato la nostra India, ma con un qualcosa di speciale.
moschea
Abbiamo visitato la moschea e abbiamo fatto scorta di datteri e conseguente scorpacciata (40 tipi diversi di datteri crescono a Nizwa, per tutti i gusti).
Diverse cose da visitare anche intorno alla città, il castello di Jabrin vale la visita, bellissimo all’interno e la vista è meravigliosa. Non lontano anche Bahla cittadina circondata da 12 chilometri di muro fortificato con bastioni.

Accoglienza veramente fantastica al Al Diyar Hotel, in stile molto arabeggiante tendente pacchiano dove ci hanno fatto un upgrade ad una suite familiare con tre stanze che per la decorazione valeva da sola il viaggio!
Cena tipica omanita da Bin Ateeq, seduti per terra tra cuscini e tappeti a gustare piatti locali tra i quali lo squalo ( nessuno in famiglia ha trovato il prodotto veramente commestibile), ma arriva insieme ad altri piatti in un menu stabilito proposto ai turisti per evitar loro di scegliere tra piatti sconosciuti. Noi abbiamo preso quello a 7 omr a persona e ce n’era da vendere in portate.

Sempre a Nizwa buono anche Al Mandi Al Dhahabi, alla fine del parcheggio di fronte al suq, hummus e chapati deliziosi.
La strada da Nizwa al deserto di Wihibah attraversa paesaggi straordinari, dove qua e là si incontrano piccole moschee e villaggi a volte disabitati ( ce ne sono molti nella zona che sono stati abbandonati per rincorrere esigenze di vita diverse), gradualmente si passa da un paesaggio costellato da montagne un po’ lunari al deserto.

Tante le offerte on line per passare una notte sotto le stelle avvolti dalla sabbia, mi sono lasciata guidare dal mio istinto su un accampamento molto piccolo e più intimo. La scelta è stata ottima, posto stupendo tra le dune, personale accogliente con la voglia di comunicare. Sand Delight camp al quale si accede da Al Wasil. Tende familiari con cena e colazione, gita sul dromedario e discese in bob sulla sabbia, falò sotto le stelle avvolti dal profumo dell’incenso. 
Esperienza straordinaria.


Da Al Wasil abbiamo preso la direzione del mare verso Sur, bei paesaggi anche qui, belle case, spiaggia lunghissima che mi ricordava quella di Mamalapuram a sud di Chennai ma senza le immondizie onnipresenti purtroppo in  India. Ecco l’Oman ci ha colpiti anche per questo per l’estrema pulizia e anche per le infrastruttre, strade che la ricca California si sogna!


Successivamente strada costiera verso Muscat, bella città piena di vita, con bellissime case dalla sobria architettura arabeggiante che guardano il mare e un enorme suq animatissimo dal tramonto. Molto più occidentale rispetto all’interno con meno donne in abiti tradizionali e veli integrali, più facile fondersi tra i turisti, ma sempre con rispetto per la cultura locale. Molti locali e ristoranti di ogni tipo. Buono ma sicuramente caro per la zona l’indiano Kurkum con una cucina speziata piena di sapore e piatti molto ben presentati, porzioni abbondanti.
La strada per rientrare verso gli Emirati ed uno dei due punti d’uscita può offrire altre tappe che purtroppo per noi per mancanza di tempo non erano più fattibili, volevamo arrivare a Dubai per goderci il tramonto sulla città e una buona cena  per i 19 anni di Chiara. Abbiamo guidato senza tappe fermandoci solo per pranzo rapidamente e tenendo conto dei tempi sempre un po’ lunghi per passare la frontiera. Siamo comunque come previsto arrivati a Dubai in tempo per goderci qualche must e soprattutto per la nostra cena dal fantastico chef giapponese Nobu occasione anche per visitare quella pacchianata di hotel che è Atlantis, che si trova sulla parte finale del Palm Jumeirah.

Le nostre poche ore a Dubai hanno consolidato le sensazioni avute diversi anni fa durante la mia prima visita, non è un posto in cui trascorrerei più di qualche ora da turista, un misto di Las Vegas e Disneyland costellato da Lamborghini e Ferrari in cui burka e mini gonne vanno a braccetto allegramente. Comunque la nostra cena da Nobu valeva la visita ed è stato un modo perfetto per chiudere questa parentesi medio orientale e per concludere le nostre vacanze.

Qualche considerazione:
L’Oman merita sicuramente molto più tempo, ci torneremo spingendoci più a sud.
Passare da Dubai va bene ma volare diretti su Muscat è la cosa migliore per affittare la macchina direttamente lì ed evitare documenti e problemi di passaggio frontiera.
Gli abitanti dell’Oman sono estremamente accoglienti e rispettosi, il turista dal canto suo deve però rispettarne la cultura e vestirsi in modo adeguato. Se nel nostro resort all’occidentale bikini e vestitini gambe e braccia scoperte sono stati il nostro abbigliamento, una volta arrivati in Oman abbiamo cercato di coprirci adeguatamente.
Generalmente nei suq e nei ristoranti sono molto meno insistenti che in posti tipo il Marocco e gli sguardi su una famiglia con tre ragazze in piena adolescenza anch’essi molto rispettosi, cosa che invece nel nostro giro marocchino di qualche anno fa ci aveva particolarmente disturbati.
Il cibo è buono e i ristoranti, anche semplici, molto puliti.
Complessivamente più caro di quello che pensassimo.
Le temperature erano perfette, sui 28 gradi di giorno e più fresche la sera, soprattutto nel deserto, ma meglio perché la tenda quando siamo arrivati alle quattro del pomeriggio era un forno e se le temperature non fossero scese non avremmo chiuso occhio!












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