Imparare in modo diverso

Giovedì mia figlia più piccola con due compagni di scuola, ha partecipato ad una giornata di conferenze in una scuola di comunicazione qui a Stoccolma. Accompagnati dall’insegnante che coordina il progetto Nepal attraverso il quale la nostra scuola supporta una scuola molto povera a un paio d’ore di macchina da Kathmandu, questi tre adolescenti hanno parlato, unici ragazzini, davanti una  platea di adulti sconosciuti, professionisti per la maggior parte, dimostrando una maturità e una capacità di interazione con il pubblico adulto che mi ha sorpresa. Hanno condiviso la passione per quello che fanno in favore di bambini e ragazzi meno fortunati, comunicando le loro emozioni e devo dire lasciando un segno sul pubblico adulto che li seguiva con estremo interesse.
Image result for sis nepal project
In realtà non voglio parlare di questo, delle loro parole, di mia figlia sul palco sicura nel suo tailleur nero e con il microfono in mano. Non voglio parlare di questo progetto che da 18 mesi l’avvolge e coinvolge. Non voglio neanche parlare del viaggio in Nepal di un anno fa dal quale è sicuramente tornata più matura, né di quello che farà tra 10 giorni, dal quale di sicuro rientrare entusiasta.
Voglio parlare di come il sistema internazionale e,in modo molto simile, quello Americano, mettano l’accento su progetti di questo tipo, che fuoriescono dal curriculum prettamente accademico, e l’arricchiscano con esperienze straordinarie. 
Ecco io sono frutto di studi classici, a casa mia nessun altro tipo di liceo veniva ventilato come possibile, con un padre convinto sostenitore del come il greco e il latino aprissero la mente ( e le porte di qualsiasi universita) dando gli strumenti necessari per fare di tutto e di più dopo, non provai neanche a tentare altro, piegandomi docilmente a cinque anni di martirio, dal quale sicuramente sono uscita con un buon bagaglio di conoscenze scolastiche, ma senza nessun contatto con il mondo nel suo essere vario e reale. Certo sono passarti più di trent’anni ormai e sicuramente le cose sono cambiate, però quando penso alle opportunità di osservazione e conoscenza del mondo che questi progetti danno, mi dico che tra tante versioni forse avessi avuto lo spazio anche per questo, sarebbe stato fantastico.
Sento spesso critiche pungenti sul fatto che in questi sistemi non si studino certe materie con la profondità necessaria, c’è da parte di noi italiani, soprattutto, la convinzione che come si faccia da noi non si faccia altrove, che il nostro sistema sia quello con le basi culturali più solide, che come impariamo noi non impara nessuno.
Ecco forse una volta lo pensavo anch’io, ma era prima, era prima che ne toccassi con mano i molti pregi, era prima che vedessi come la condivisione di grandiose esperienze sia formativa per i ragazzi, era prima che vedessi i vecchi libri di storia messi da parte per andare oltre lo studio bieco, era prima che vedessi mia figlia organizzare pomeriggi cinema per raccogliere soldi per aiutare alla diffusione dell’educazione delle ragazze nei paesi del terzo mondo, era prima che la vedessi su un palco guardare fisso un pubblico estraneo e essere capace di comunicare loro le sue emozioni ed emozionarli.
Sono felice  non solo di aver offerto alle mie ragazze questa stramba vita da una parte all’altra del mondo, ma anche di aver dato loro la possibilità di andare oltre la poesia imparata a memoria e la declinazione ripetuta all’infinito, di guardare il mondo con occhi curiosi e la voglia di cambiarlo, in meglio ovviamente.

Se volete saperne di più sul progetto di Camilla ecco il link 
Nepal Project

Commenti

Post più popolari