Di nidi vuoti in espatrio...

È sempre la stessa cosa, la stessa strana sensazione e tutte le volte ne descrivo i contorni, i sentimenti che fanno a pugni, il cuore che batte a casaccio, gli occhi che si annebbiano, il sorriso stampato.
Il taxi che si lascia alle spalle quel mondo li e vola veloce verso l’altro mondo, quello costruito dall’altra parte dell’oceano. Io le guardo sorridermi da dietro i vetri dell’auto, le mani salutano, le labbra sussurrano un ultima parola, sorrido, saluto, sussurro... mi mancano già alla prima curva, ma non è una mancanza che fa male, è mancanza e basta.

Il tempo di una vacanza passa sempre troppo veloce, atterro a New York con l’idea di fare mille cose e poi pian piano riduco i programmi perché alla fin fine mi bastano loro, quella piccola routine quotidiana che si instaura quando per pochi giorni ritorniamo ad essere famiglia, una routine di cose semplici, di chiacchiere sul divano, di complicità, di piatti buoni condivisi.
Quando arriva il momento di ripartire sento tutto il peso di certe scelte, di scelte che si perdono negli anni, di quel primo volo che mi ha portata a mia volta lontano da casa, salendo su quell’aereo ho di colpo dato l’okay a tutti i voli successivi, a tutte le partenze che mi portavano altrove e come normale conseguenza a tutte le partenze che portavano lontano anche loro.
Ho scelto io per loro, abbiamo scelto noi regalando loro questa vita, abbiamo scelto di vederle muoversi da sole, troppo presto, troppo in fretta.
Guardo quei due splendidi visi che si allontanano, le loro figure sottili ferme davanti a casa a guardare l’ennesimo taxi che svolta a destra e sparisce, le guardo e vedo due ragazze mature e indipendenti, esattamente come avrei voluto che fossero, le vedo serene nella loro vita, nelle loro scelte, le vedo fragili come tutti i giovani alla loro età, ma con piccole fragilità che sono anche forza, le vedo determinate a guardare avanti, capaci di salutarmi, di piangere quando vado via, di emozionarsi quando arrivo, desiderose di condividere i loro piccoli successi, i loro grandi sogni, la loro vita in costruzione.
Guardo Camilla che mi sta accanto, stesso taxi, stessa destinazione, stesso sguardo, stesse labbra che cercano di dire, penso a come non sia facile anche per lei salutarle, per una settimana è ritornata sorella a tempo pieno, per una settimana ha ripreso il suo posto di numero tre, nel quotidiano.  Non è facile poi rifare la valigia e tornare dove dobbiamo essere, a casa, anche se casa è un po’ anche qui a New York  dove sempre rimane un pezzo di noi....

Strana accozzaglia di sentimenti quando ci si divide tra due case, due città e due pezzi di una stessa splendida famiglia.

Commenti

Conosco esattamente le tue sensazioni, lo sai, ma d'altra parte c'e` anche la tranquillita` nel vederle bene, realizzate e felici: questo stempera un po' quella sensazione di vuoto che proviamo.

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