Espatrio: aprirsi al mondo!

A volte mi chiedo cosa spinga la gente a partire, ad andare a vivere all’estero, a installarsi altrove e ricreare casa. Me lo chiedo perché spesso, spessissimo, vedo motivazioni che mi lasciano perplessa, le colgo lì in superficie, o appena appena sotto, scavando un attimo.
Tanti anni fa riflettendo sul mondo dell’espatrio dissi a Paolo che le società avrebbero dovuto scegliere in modo più approfondito i propri candidati alla partenza, cercando di capire le vere motivazioni che potevano spingere loro e la loro famigliola a trasferirsi lontano.
Spesso mi sono chiesta se quello che spinga tanti expat ( e qui mi riferisco a coloro che partono con pacchetti aziendali e biglietti di ritorno alle origine una volta ultimata l’esperienza) sia una motivazione di apertura sul mondo, di voglia di scoperta, di curiosità innata e incontenibile verso ciò che sta fuori dai nostri confini, per viverlo non come in un viaggio ma come vita vera, o semplicemente una visione a più zeri del conto in banca, spalleggiato da tanti piccoli confort come personale filippino scattante e devoti autisti in guanti bianchi.
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A volte pare che il bello di un Paese consista proprio nella sua capacità di accoglierci, ma non con quanto lo rende speciale e diverso, ma con il confort spicciolo e momentaneo che può offrire. Sottolineo il momentaneo perché i tanti expat che sembrano muoversi come in un film di coloni conquistatori d’altri tempi, sanno che poi finito il giochino la vita a casa ha ben altre scene, meno glamour...
Ecco a volte mi chiedo come la voglia di scoprire un qualcosa di nuovo, il desiderio di svegliarsi ogni mattina con le farfalle nello stomaco per le mille scoperte che il nuovo saprà proporci, gli occhi luccicanti di gioia che corrono lontano per nutrirsi ancora di tutto questo, come non siano questi i soli e unici motori dell’espatrio.
Che il lato economico sia importante, e che spesso in certi Paesi la retribuzione un po’ più lauta debba compensare dalle mille difficoltà che si incontrano nella gestione quotidiana (e chi come me ha vissuto in India lo sa bene che i problemi sono all’ordine del giorno e ben venga tutto ciò che può alleviare certe fatiche psicologiche quotidiane), non lo metto in dubbio, ma attenzione se diventa il motore che ci spinge a scegliere, alla fin fine la scelta ci si rivolgerà contro e non sarà per sempre sufficiente a compensare il resto.
Vedo molta negatività tra tanti expat, molta critica poco costruttiva nei confronti del Paese che li ospita, un continuo denigrare la cultura, il comportamento, e i mille piccoli dettagli del nuovo mondo che li circonda e questo è incredibile, quando si pensa che viaggiare e scoprire posti nuovi dovrebbe aprire la mente , dovrebbe renderci delle persone migliori, capaci di accettare ciò che è diverso, di integrarlo in noi stessi, di farci maturare come individui perfetti cittadini del mondo.
Ho amato ogni Paese che mi ha ospitato, ne ho notato i difetti, e li ho accettati, ne ho sottolineato le differenze con il mio, ma ho integrato alcune di esse come parte di me, ne ho patito alcuni comportamenti, ma sono stata capace di andare oltre, e forse ci sono riuscita proprio perché quello che ogni volta mi ha spinta, ci ha spinti a partire, non è stata una lauta busta paga, ma la voglia di avventura straordinaria, l’idea di viver qualcosa di incredibile, l’emozione di non conoscere nulla e di ritrovarsi con occhi bambini che scrutano il mondo e imparano pian piano, la voglia di crescere scoprendo qualcosa di diverso che ci avrebbe magari messo a disagio, che ci avrebbe forse spiazzati, ma regalato tanto in cambio.
Non critico mai il paese che mi ospita, non critico i suoi abitanti e le loro stravaganze, mi ospita, mi ospitano, sono io che devo adattarmi e se non mi va bene l'unica soluzione rimane fare i bagagli e tornarmene nel mio piccolo mondo perché il mondo quello grande, quello che c’è al di là non so accoglierlo nel modo e con lo spirito giusto!

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