venerdì 28 settembre 2018

Idee per dove mangiare a Stoccolma

Un anno di vita svedese, un anno di scoperte, sembra troppo se dico che amo tutto di questa citta'? forse.... ma e cosi!
e non solo la citta e bella, interessante, ricca di cose da fare, ma anche i ristoranti sono ottimi e pieni di piacevoli sorprese.
Certo gli svedesi non sono bravissimi nella cucina esotica, sempre troppo poco speziata quella indiana ad esempio, ma sicuramente sono ottimi chef nel tirar fuori miscugli di sapori e nel creare ricette particolari partendo dai loro pochi ingredienti tipici.
La cucina qui e sicuramente molto contemporanea, come si addice ai Paesi che hanno una tradizione gastronomica piu modesta, e come piace a noi, sempre alla ricerca di piatti che sappiano stupirci e conquistarci.
Qui una piccola lista in ordine sparso di posti che mi piacciono per motivi diversi, ottima cucina, ricette particolari, sapori di pizza casalinga, punti di incorntro diventati ormai "casa".
Molti ristoranti mancano all'appello perche non li ho ancora provati ( come il tre stelle Frantzen, a quanto pare uno dei migliori al mondo, ma per il quale provo ogni primo del mese ad avere un tavolo ed ogni primo del mese arrivo sempre un secondo troppo tardi..) o non li ho provati a sufficienza. Con il tempo sono sicura che ne aggiungero' perche' questa citta' non finira mai di stupirmi!
( un ode particolare al pane svedese in tutte le sue forme che accompagnato dall'ottimo burro mi costringe a lunghe lezioni di pilates per rimanere in forma!)
Un'articolo a parte va dedicato ai dolci e ai diversi posti in cui fare FIKA la pausa caffe tipica svedese, e anche ai locali dove bere un drink all''aperto affollatissimi d'estate con terrazze con vista fenomenali.
Risultati immagini per cibo tipico svedese

Kafé Rang su Gamla Brogatan, simpatico ristorantino con insalate (ovviamente quella al salmone non manca mai, zuppe del giorno (un must quella di pomodoro, ottima quella di lenticchie) tartine (avocado e salmone), ottimo per brunch e lunch tra una scoperta della citta e un giro di shopping. Ambiente giovane e molto piacevole
http://www.kaferang.se/city

Opera Baren un classico, location splendida, ambiente molto gradevole old style. Piatti della cucina tradizionale molto ben presentati. Da provare assolutamete le polpette svedesi, con i vari accompagnamenti.
http://www.operakallaren.se/en/operabaren

Giro pizzeria buona pizza napoletana, a pranzo solo pizza, a cena un po´ più di scelta.
http://www.giropizzeria.com/

Meno male
sempre in tema pizze, molto buone, due pizzerie in citta,  noi abbiamo provato quella a Vasastan, unico neo non si puo prenotare e ci si siede dove si vuole facendo la posta a chi si alza... un po' selvaggio come modo.
http://menomale.se/

Bar Nombre
ristorante spagnolo con menu che cambia al ritmo delle stagioni, bei piatti dai sapori che si fondono. Ottimi salumi iberici.
https://www.barnombre.se/

Knut
piatti tipici svedesi anche qui, bei taglieri di pate' di renna e prosciutti vari...
http://restaurangknut.se/

Proviant un altro ristorante old style con una cucina ottima. Carni cotte perfettamente. Servizio impeccabile, Vellutata di carciofi da urlo!
Tre ristranti noi abbiamo provato quello di Sturegatan, ma la qualità sembra essere la stessa in tutti e tre. Di fianco a quello su Sturegantan c´è il negozio in cui vendono  prodotti alimentari rigorosamente svedesi.
http://proviant.se/

The garage tipico ristorante trendy ideale per il lunch con negozietto interno di oggetti di decorazione. Zuppe del giorno e piatti con un tocco asiatico. Insalate di vario tipo.

Lilla Ego, sicuramente una delle tavole più buone dove non è facile trovare posto se non prenotando con un buon paio di mesi d´anticipo. Dietro Odenplan, pochi tavoli, una qualità eccellente, piatti presentati in modo superlativo, sapori incredibili, un vero piacere gastronomico.
http://www.lillaego.com/

Hillenberg
buon ristorante a due passi da Humlegarden, piatti tipici scandinavi, buonissimi i pani proposti.
http://www.hillenberg.se/

Farang
asiatico chic con piatti molto saporiti in un ambiente curato, locale forse un po' troppo grande per i miei gusti. Ottimo il curry di tofu.
http://farang.se/

Indian Street Food
su Drottingatan, buona cucina indiana rivisitata in chiave piu moderna, come per i samosa destrutturati. Pochi tavoli e take away possibile.
Solo a pranzo
http://www.indianstreetfood.se/

Hantverket
splendido ristorante ormai nostro vicino di casa. Menu diversi per pranzo e cena, con piatti veramente ottimi, porzioni piccole la sera che consentono di fare piu assaggi
https://restauranghantverket.se/

Agrikutur
Semplicemente il massimo, una stella Michelin per questo ristorante dal menu fisso pieno di sorprese, sapori incredibili che si mischiano sorprendente il palato in un tripudio gustativo degno di nota.
Pochissimi coperti, uno chef giovane e capace che ti assembla i piatti davanti con simpatia e con il sorriso, trasmette ai commensali la passione per quello che fa
http://www.agrikultur.se

Gast
Simpatico posto di ottime insalate in un locale dalla decorazione semplice e sobria, ideale per una pausa pranzo girovagante per la città
https://gastcafe.se/

Pom och Flore
Altro simpatico locale adatto al brunch o al lunch
Tartina di avocado, muesli con yoghurt, piccolo plateau di formaggi con marmellate
https://www.pomochflora.se/

Hermans
Ristorante vegetariano Sodermalm sopra Fotografiska. Terrazza all’ombra con  vista stupenda.
Pranzo a buffet con piatti sfiziosi, ottimo il burro vegano ai pomodori secchi da spalmare sul buon pane svedese.
https://hermans.se/

Sally Voltaire &systrar
All’interno di Ålhens su Drottingatan, al secondo piano. Occasione per unire il pranzo a un giro di shopping
Insalate buonissime con ottimi miscugli di sapori. Pane e hummus a volontà.
https://www.sallyochsystrar.se/

Ett Hem
Un’altra tavola incredibile in un ambiente veramente eccezionale. (anche hotel)
Il giardino è splendido e nelle belle serate di fine primavera e d'estate (soprattuto la caldissima che si e' appena conclusa) si può mangiare immersi nel verde.
Menù fisso molto equilibrato, ottima scelta di vini, servizio impeccabile.
https://www.etthem.se/

Ramen Stiernan
localino con pochissimi tavoli, o meglio ci si siede al bancone e solo d''estate un paio di tavoli nel piccolismo dehors (niente toilette ma sono di fronte dall'altra parte della strada) a Gamla Stan, uno di quei locali che fanno eccezione nella zona piu turistica della citta dove anche i tre quarti dei ristoranti sono molto molto turistici.

Piren
a Kungsholmen, ideale per un'aperitivo estivo dopo una passeggiata al tramonto lungo il mare. Buoni piatti ben presentati in un'atmosfera piacevole avvolti dall'acqua.
http://piren-bar.se/

Duck and crab
ultima scoperta in data, localino per pochissimi intimi i cui piatti ruotano intorno a anatra e granchio in una comunione di sapori veramente notevole. Ottimo anche il fondant al cioccolato... quindi non solo granchio!
http://duckandcrab.com/

martedì 25 settembre 2018

Integrarsi leggendo.

Scoprire un Paese quando lo si vive nel quotidiano è emozionante, divertente ma anche un esercizio difficile che spesso può mettere a dura prova. Ogni volta ci si deve adattare a quel che si vede, cercando di eliminare la visione filtrata da avventure precedenti e dal nostro stesso bagaglio di percezioni e conoscenze.
Nel nuovo dobbiamo mettere da parte i filtri che utilizziamo di solito, fare tabula rasa delle nostre aspettative, e lasciarci guidare da quel che vediamo, annusiamo, tocchiamo. 
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La scoperta avviene in modo diverso da quella che di solito mettiamo in atto quando da semplici turisti catturiamo emozioni e sensazioni. Quando si vive da qualche parte il tempo del turismo sarà sempre presente( bello sentirsi sempre un po’ turisti anche dopo anni in una città che non è mai nostra fino in fondo anche se lo è), ma all’inizio sarà quello del pioniere che vuole installarsi, che prenderà il sopravvento, dovremo in fretta capire i meccanismi che muovono il tutto, integrarli grossolanamente e cercare il più in fretta possibile di conformarci al sistema, mettendo da parte comportamenti e aspettative precedenti.
Anche così, anche con tutti gli sforzi e le energie positive che possiamo metterci per capire alla svelta come funziona, e chi mi sconosce sa quanto io sia molto ma molto ben disposta alla comprensione del mio Paese ospitante, beh a volte ci sfuggono cose, non riusciamo ad assimilarle, ci sembra di essere sempre lì a rincorrere significati più o meno lampanti ma non per noi.
Allora un’arma infallibile che può guidarci nella comprensione approfondita del mondo che ci circonda e con amore ci ospita, è la lettura dei suoi autori, quello che c’è nei libri potrà darci molte chiavi di lettura, potrà  veramente aiutarci a penetrare nei meandri delle culture non nostre.
Eccomi ad ogni Paese divorare autori locali, esercizio piacevole e istruttivo. Non credo che sarei mai riuscita ad appropriarmi della cultura giapponese e tantomeno di quella indiana senza questo delicato esercizio. E così anche per culture più vicine alla nostra come la francese, l’americana e adesso la svedese: gli autori nelle loro pagine mi aiutano ad appropriarmi più in fretta e forse anche nel modo giusto della cultura del mio nuovo Paese regalandomi interessanti punti di vista e simpatici momenti di riflessione.
E fortuna vuole che ovunque, in ogni Paese in cui ho vissuto, io abbia adorato la produzione letteraria, che unità alla mia passione inesauribile per la lettura, sicuramente mi ha aiutata in questo esercizio di assimilazione culturale, ancora più piacevole quando si può incominciare a leggere in lingua originale... troppo tardi per il Giappone, non sono stata abbastanza costante con il giapponese e forse anche lo fossi stata con tutti i kanji che esistono non credo che sarei ma andata oltre qualche parola, ma con la Svezia spero un giorno di arrivarci e per ora mi sono comperata il primo Henning Mankell in versione facilitata...jättebra!

venerdì 21 settembre 2018

Espatrio: aprirsi al mondo!

A volte mi chiedo cosa spinga la gente a partire, ad andare a vivere all’estero, a installarsi altrove e ricreare casa. Me lo chiedo perché spesso, spessissimo, vedo motivazioni che mi lasciano perplessa, le colgo lì in superficie, o appena appena sotto, scavando un attimo.
Tanti anni fa riflettendo sul mondo dell’espatrio dissi a Paolo che le società avrebbero dovuto scegliere in modo più approfondito i propri candidati alla partenza, cercando di capire le vere motivazioni che potevano spingere loro e la loro famigliola a trasferirsi lontano.
Spesso mi sono chiesta se quello che spinga tanti expat ( e qui mi riferisco a coloro che partono con pacchetti aziendali e biglietti di ritorno alle origine una volta ultimata l’esperienza) sia una motivazione di apertura sul mondo, di voglia di scoperta, di curiosità innata e incontenibile verso ciò che sta fuori dai nostri confini, per viverlo non come in un viaggio ma come vita vera, o semplicemente una visione a più zeri del conto in banca, spalleggiato da tanti piccoli confort come personale filippino scattante e devoti autisti in guanti bianchi.
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A volte pare che il bello di un Paese consista proprio nella sua capacità di accoglierci, ma non con quanto lo rende speciale e diverso, ma con il confort spicciolo e momentaneo che può offrire. Sottolineo il momentaneo perché i tanti expat che sembrano muoversi come in un film di coloni conquistatori d’altri tempi, sanno che poi finito il giochino la vita a casa ha ben altre scene, meno glamour...
Ecco a volte mi chiedo come la voglia di scoprire un qualcosa di nuovo, il desiderio di svegliarsi ogni mattina con le farfalle nello stomaco per le mille scoperte che il nuovo saprà proporci, gli occhi luccicanti di gioia che corrono lontano per nutrirsi ancora di tutto questo, come non siano questi i soli e unici motori dell’espatrio.
Che il lato economico sia importante, e che spesso in certi Paesi la retribuzione un po’ più lauta debba compensare dalle mille difficoltà che si incontrano nella gestione quotidiana (e chi come me ha vissuto in India lo sa bene che i problemi sono all’ordine del giorno e ben venga tutto ciò che può alleviare certe fatiche psicologiche quotidiane), non lo metto in dubbio, ma attenzione se diventa il motore che ci spinge a scegliere, alla fin fine la scelta ci si rivolgerà contro e non sarà per sempre sufficiente a compensare il resto.
Vedo molta negatività tra tanti expat, molta critica poco costruttiva nei confronti del Paese che li ospita, un continuo denigrare la cultura, il comportamento, e i mille piccoli dettagli del nuovo mondo che li circonda e questo è incredibile, quando si pensa che viaggiare e scoprire posti nuovi dovrebbe aprire la mente , dovrebbe renderci delle persone migliori, capaci di accettare ciò che è diverso, di integrarlo in noi stessi, di farci maturare come individui perfetti cittadini del mondo.
Ho amato ogni Paese che mi ha ospitato, ne ho notato i difetti, e li ho accettati, ne ho sottolineato le differenze con il mio, ma ho integrato alcune di esse come parte di me, ne ho patito alcuni comportamenti, ma sono stata capace di andare oltre, e forse ci sono riuscita proprio perché quello che ogni volta mi ha spinta, ci ha spinti a partire, non è stata una lauta busta paga, ma la voglia di avventura straordinaria, l’idea di viver qualcosa di incredibile, l’emozione di non conoscere nulla e di ritrovarsi con occhi bambini che scrutano il mondo e imparano pian piano, la voglia di crescere scoprendo qualcosa di diverso che ci avrebbe magari messo a disagio, che ci avrebbe forse spiazzati, ma regalato tanto in cambio.
Non critico mai il paese che mi ospita, non critico i suoi abitanti e le loro stravaganze, mi ospita, mi ospitano, sono io che devo adattarmi e se non mi va bene l'unica soluzione rimane fare i bagagli e tornarmene nel mio piccolo mondo perché il mondo quello grande, quello che c’è al di là non so accoglierlo nel modo e con lo spirito giusto!

domenica 16 settembre 2018

Rimescolare classi e bambini ogni anno: pro e contro.

Oggi chiacchieravo con la mia sedicenne durante uno di quei tête a tête che diventano norma dopo la parentesi estiva quando sempre più spesso ci ritroviamo noi due, sorelle rientrate negli States e papà in viaggio.
Non so perché si parlava di scuola, di classi, di compagni, parlavamo dei nuovi, degli sforzi di integrazione e via dicendo... per me  cresciuta sempre nella stessa città è un mondo scoperto con le mie figlie, quello dei cambi di classe, degli ultimi arrivati, del dover tendere una mano quando arriva un nuovo.
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In cinque anni di elementari fu una festa quando in terza o quarta, non ricordo, arrivò un nuovo compagno  atteso come una ventata d’aria fresca in quell’ambiente sempre uguale da anni.
Al di là dei cambiamenti di Paese e scuola che hanno portato le mie ragazze ad atterrare spesso e volentieri in classi diverse portandosi dietro un carico di énergie necessario a sentirsi bene in fretta, loro sono sempre state in sistemi scolastici in cui anche nella stessa scuola, ogni anno le carte si rimescolano, gli insegnanti cambiano,  vicini di banco hanno facce nuove, sorrisi nuovi, la scuola non cambia ma c’è sempre un po’ di apprensione all’inizio dell’anno con il con chi sarò ( i compagni) e chi l’insegnqnte.
Ammetto che nei nostri primissimi anni francesi questo rimescolare continuo mi ha un po’ spiazzata, avevo il mio retaggio culturale con la stessa maestra e gli stessi compagni per tutte le elementari, seguiti poi alle medie e al liceo dallo stesso schema, il mio passaggio da un liçeo all’altro fu allora quasi una pericolosa avventura, un terremoto in questo tranquillo susseguirsi di sicurezze. Così funziona il sistema italiano, così non funzionano gli altri, o almeno quelli che ho sperimentato sulla pelle delle fanciulle di casa: francese, americano, internazionale.
All'inizio fui appunto perplessa, mi piaceva quet’idea di classe che cresce insieme in una comoda routine dettata dal conoscersi reciproco tra bambini e insegnanti, nessuna sorpresa, nessuno stress... poi ho osservato la naturalezza con la quale le mie figlie accettavano il cambiamento, i nuovi compagni. Il nuovo insegnante, c’era una certa emozione nello scoprire chi è in classe con chi, nel vedersi mescolati e ricomposti in nuove divertenti combinazioni. Ho incominciato a capirne il senso e ad apprezzarlo.
L’insegnante e i compagni diventano punti di riferimento molto forti, un porto sicuro nel quale i meccanismi sono noti e privi di sorprese, il che può essere un bene ma anche no, non mettendo mai il bambino in confronto con quello che non conosce, non insegnandogli a tirar fuori gli strumenti giusti per ricreare relazioni sociali e per integrarsi in un gruppo nuovo. Il doversi confrontare poi con adulti diversi è un esercizio utilissimo per poi da più grandi imparare a gestire relazioni con personalità diverse.
Dal lato pratico cambiare insegnante permette anche di tenersi quello meno preparato, il meno pedagogo per meno tempo, con la speranza che il successivo faccia meglio: la fatidica frase «  fattelo andare bene per quest’anno che il prossimo cambi »
Stesso discorso per i compagni, non tutte le classi sono affiatate e simpatiche e ci sono elementi che si è ben felici di perdere per strada senza necessariamente dover augurare loro un viaggio sulla luna con biglietto di sola andata o una solida bocciatura!
Alla fine poi diciamo che per le mie ragazze è stato ancora più semplice nel momento in cui cambiavamo Paese il non ritrovarsi in una classe consolidata e compatta, con relazioni già solide, nelle difficoltà del cambiamento almeno tra le quattro mura della prima A, della terza C o della quinta B tutti erano nuovi in un certo senso, e le chance di integrarsi più in fretta molto più alte!
E voi cosa ne pensate, meglio rimescolare tutto e tutti ogni anno o regalare loro una certa stabilità?

mercoledì 12 settembre 2018

giocare per crescere!

L’altro giorno leggevo un articolo, qui, articolo che non mi ha stupita più di tanto, ma che mi fa riflettere...con la mente sono tornata indietro di qualche anno, tanti, io adolescente in giro con mia mamma incontro una sua amica più giovane con bambini di conseguenza più giovani di noi, era il periodo precedente Natale, e mia mamma le disse “sarai presissima dall’acquisto di giocattoli”, l’amica rispose no niente giochi, tanto i miei tra la scuola i compiti e le attività extra scolastiche non hanno tempo di giocare.
travestirsi sempre!

torri di kapla



Nel mia testa di allora pensai con orrore a quei bambini privati di gioco, non necessariamente di giochi, ma di quel momento fondamentale per crescere in cui si dà spazio alla fantasia, si costruiscono mondi paralleli, ci si inventa tuto e niente, che sia giocando con i lego o con dei bastoni di legno.
Diventando mamma ho sempre pensato all’importanza del gioco, io sono stata una bambina fantasiosa e piena di energie, fortunatamente assecondata con lunghi pomeriggi di corse in bici, di partite al pallone o di storie inventate sul pavimento con i miei cugini o le mie amichette. Mi ricordo scatoloni diventati barche in immaginari mari in tempesta, cestini calati da un balcone all’altro per inventarsi avventure, pomeriggi passati a giocare a mosca cieca, a pallone, a rialzo, rientrando a casa stanchi, sporchi e felici.
Le mie bambine hanno giocato, saltato, creato senza limiti, se non i pochi imposti dai compiti da finire o dalle attività che non dovevano però diventare troppe e esclusive.
giochi nel parco
I bambini hanno, come noi adulti, bisogno di tempo libero e il loro tempo libero dalle attività imposte lo riempiono giocando, e questo tempo di gioco è fondamentale per sviluppare fantasia e sicurezze.
I genitori della mia generazione figli del benessere hanno, credo, un po’ la tendenza a sovraccaricare i figli di attività extra pensando che tra nuoto, tennis, piano, canto, scacchi e danza si dia loro tutto il possibile per aprire lo spirito, questo è vero in parte, ma non completamente, i bambini hanno bisogno di spazio, spazio vuoto, spazio da riempire con quello che vogliono, facendo quei giochi seduti per terra le gambe incrociate che li portano lontani nel loro mondo unico e prezioso, quel mondo che serve per crescere.
mosca cieca
Ho passato ore ad osservare le mie bambine intente a giocare, insieme o separatamente, ad ascoltare i loro pensieri dipanarsi ad alta voce, quelle loro storie prendere forma, i loro personaggi diventare quasi reali. Semplicemente straordinario.
palloni per aria!
Ancora di più nella comunità di espatriati vedo bambini che crescono con agende da ministri, senza momenti di dolce far niente e spesso incollati ad uno schermo. Ho sentito madri giustificare se stesse con un così va adesso, tanto per scaricarsi la coscienza dell’ennesimo pomeriggio interattivo ma non attivo! Ho visto madri gestire andate e ritorni tra corsi vari per avere figli sempre più performanti, inquiete che si perdano nella corsa verso il successo, quando a volte basterebbero montagne di pennarelli, cataste di lego colorato, playmobil con e senza capelli per dare ai bambini quello di cui hanno bisogno: sogno e creatività, tempo per immaginarsi mondi dietro le nuvole lo sguardo rivolto al cielo, corse a perdi fiato e ginocchia sbucciate, ecco ci vogliono ginocchia sbucciate per creare bambini felici che a loro volta saranno adulti con la voglia continua di emozionarsi!

sabato 8 settembre 2018

L'espatrio dalla parte dei figli: il regalo piu grande

 Ma  i tuoi figli come hanno fatto a sopravvivere a questo continuo itinerare?
Questa la domanda inquieta che un paio di mamme neo expat mi hanno fatto l’altro giorno in occasione del welcome to Stockholm day a scuola, mattinata dedicata al tutto quello che avreste voluto sapere sulla Svezia in un concentrato di informazioni utili e pronte per l’uso.
L’impatto dell’avventura sui figlioli sembrava quasi preoccupare di più che quello del freddo e del buio svedese sulle nostre pelli ancora abbronzate dalle vacanze concluse da qualche settimana ( ma una volta rassicurati sui figli anche questo verrà fuori!)
Camilla passava di lì, attraversava in quel momento la sala con un gruppetto di compagni, l’ ho chiamata sorridendo. Rispondi tu le ho detto, sei la migliore testimonianza del come alla fin fine anche il continuo spostarsi non crei danni permanenti, ma anzi.

ottobre 2002

Tantissimi anni fa, quando le mie bambine erano ancora tali e i dubbi sul come avrebbero reagito al continuo spostarci facevano capolino ogni tanto, qualcuno per stupidità o per incomprensione assoluta del nostro modo di vivere, mi disse, ci disse: tornate indietro adesso che siete in tempo, non vedete i danni che avete già fatto loro?
Passai una notte a rigirarmi nel letto per individuare dove e quando questo processo negativo si fosse innescato nelle nostre figlie, per coglierne i cedimenti, per trovarne i rimedi.
Allora continuavo a rivedermi davanti tre bambine curiosissime, a loro agio da una lingua all’altra, a loro agio con bambini di origini e lingue diverse dalla loro, capaci di parlare con gli adulti senza limitarsi ai quattro convenevoli dei bambini, curiose del mondo, desiderose di scoprirne le sfumature, fantastiche viaggiatrici, certo vivaci, certo capricciose,  certo disubbidienti, insomma bambini come gli altri con i mille pregi e difetti di ogni essere umano che cresce e si fa spazio nel mondo. 
estate 2018
Al risveglio al mattino non fui capace di individuare dove stessimo sbagliando e in che modo il danno fosse fatto. A me quelle tre piacevano così e trovavo che stessero crescendo bene, nonostante, per fortuna, perfette  non fossero...  che noia allevare bambini perfetti!
Allora erano un po’ come un piatto a metà cottura, come potevo dire se alla fine la ricetta fosse riuscita, ci volevano ancora ingredienti da aggiungere pian piano, ci voleva del tempo per mescolare il tutto e creare una certa solida armonia,  ci volevano mani abili per arrivare al risultato finale.
Come potevo allora essere sicura che fosse la scelta giusta?  Lo speravo perché alla fin fine era quella in cui eravamo immersi, quella che avevamo fatto in partenza e che sapevamo ci avrebbe sempre guidati, pensavo che alla fin fine anche quando si è sedentari e non ci si muove mai dalle stesse quattro strade non è mica detto che le scelte da fare siano facili e immediate e votate al successo, creando alla fine ragazzi solidi e senza incrinature.
La domanda dell’altro giorno e gli occhietti brillanti di mia figlia, mi hanno fatto ripensare a quella frase infelice di tanti anni prima, ai miei dubbi e ai mille interrogativi che allora mi frullarono in testa ...
Adesso che quelle bambine sono diventate ragazze e che 2/3  muovono ormai solitari passi nel mondo adulto, senza  braccia solide continue alle quali appoggiarsi, beh adesso ho le risposte che cercavo quella notte, le risposte giuste da dare a chi incomincia questo percorso di vita all’estero senza vedere necessariamente un punto fermo alla fine di un’esperienza.
Nessun danno su questi ragazzi, se non quelli normali che derivano dalla crescita stessa, dal loro formarsi come persone, dagli errori umani che i genitori fanno in questo difficile quotidiano esercizio che è il far diventare grandi, nessun danno ma di sicuro una marcia in più, e non è presunzione la mia, ma semplice osservazione dei fatti.
Questi ragazzi hanno imparato ad adattarsi a tutto, in ogni circostanza, tirando fuori energie cercate in fondo a loro stessi, hanno vissuto costantemente su fragili equilibri, hanno capito in fretta come ricostruire relazioni e come mantenerle, come separarsi e come assimilare il dolore di separazioni repentine. Hanno assimilato culture diverse, prendendone parti, mescolandole con la propria familiare,  con le precedenti, per poi ancora riplasmarle con le successive. Hanno capito quando e come potevano esprimere il loro disagio nei confronti del nuovo che diventa quotidiano e del passato che si allontana, cercando di capire anche il rispetto dei tempi nostri, degli adulti, in questo processo di assimilazione. Diverse volte dopo mesi davanti ad occhietti angosciati ho visto formulare frasi del tipo : ho capito che anche voi avevate bisogno di tempo prima di accogliere le nostre di difficoltà, e adesso eccomi.
Piccoli guerrieri si sono costruiti corazze e scudi e sono andati avanti sicuri, sono stati spesso i nuovi quelli che arrivano in classi dove nessuno li conosce, sono stati spesso quelli che partivano verso nuove battaglie, con entusiasmo e un pizzico di paura, ma hanno capito in fretta che come per noi, anche per loro, quell’ entusiasmo misto a paura era ossigeno.
Eccole adesso le mie guerriere, adulte o quasi, solide,  con le giuste debolezze, curiose, con milioni di interrogativi, capaci di muoversi nel mondo, con il timore necessario per apprezzarne la grandezza, pronte a sognare in grande perché hanno imparato che la vita non regala nulla e che sognare al massimo aiuta a raggiungere risultati sorprendenti, e soprattutto pronte a superare se stesse, a uscire dal confort che si sono create per andare oltre, tra paura e follia.
No nessun danno, anzi andate sicure signore care, per i vostri figli è il più grande regalo che possiate far loro, ma non dimenticatevi anche voi di sorridere e coglierne in pieno i benefici, perché se voi non sapete farlo, allora anche loro avranno paura di muoversi e osare e allora forse il regalo non sarà tale!

domenica 2 settembre 2018

Elezioni svedesi: ecco cosa succede il 9 settembre.

Il prossimo week end sarà tempo di elezioni in Svezia. Da qualche settimana la città è ricoperta di cartelloni elettorali e agli angoli delle vie il volantinaggio regna sovrano. Di fianco al nostro vecchio appartamento, sulla centralissima Odenplan in questi giorni è un pullulare di chioschi informativi. 
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Anche in Svezia come un po’ ovunque in Europa la spada di Damocle dell’estrema destra, dei nazionalisti incarogniti, degli intolleranti razzisti regna sovrana. Domenica scorsa dopo diversi tentennamenti da parte delle autorità competenti è stata autorizzata una marcia dei giovani neonazisti ( terrificante ), la città sembrava blindata.
Queste elezioni sono attese con ansia, e di sicuro si trascineranno dietro una serie di cambiamenti e  delle rivoluzioni radicali negli equilibri di potere...
Ma per cosa si voterà il 9 settembre ? (Le elezioni svedesi sono sempre la seconda domenica di settembre ogni quattro anni).
Si voterà per le legislative, le regionali e le municipali, e per queste due ultime anche noi cittadini europei residenti in Svezia possiamo andare alle urne, dopo il più grosso esercizio di svedese della mia vita di studentessa dell’idioma nordico: capirne i programmi.
La Svezia è divisa in 29 circoscrizioni e i 349 seggi dei deputati sono suddivisi tra le 29 circoscrizioni con uno scrutinio proporzionale uninominale: si vota per una lista e i seggi vengono distribuiti in modo proporzionale alla percentuale di voti ottenuti.
Un partito per poter avere dei seggi nel Riksdag, il parlamento svedese deve ottenere almeno un 4% a livello nazionale e un 12% all’interno della circoscrizione
Dopo le elezioni del 2014 non c’è stata una supremazia di un partito e sono state create delle coalizioni per governare. ( cosa normale per noi italiani meno er gli svedesi). I Sociademokraterna per anni e anni il partito di punta qui in Svezia, sicuramente saranno i grossi perdenti, almeno sulla carta di queste elezioni.
Per le lezioni regionali la Svezia conta 21 regioni, landsting, divise a loro volta in circoscrizioni. Si voterà per i vari consigli regionali, che variano in numero di componenti a seconda delle dimensioni della regione, 150 per quella di Stoccolma. Il sistema sanitario e i trasporti pubblici sono gestiti a livello regionale.
A livello locali si voterà invece in 290 comuni. Anche qui il numero degli eletti sarà proporzionale alle dimensioni del comune, a Stoccolma 101 membri verranno eletti per il consiglio comunale. Principali compiti delle municipalità: educazione, problematiche legate agli alloggi e alle persone anziane,
Per chi vuole cimentarsi nel doppio esercizio di comprensione dei programmi e di svedese qui di seguito i partiti in corsa

8 sono attualmente i partiti presenti in Parlamento e per capirne meglio i programmi senza passare dal difficile esercizio in svenska, a Fotografiska a Stoccolma c’è un interessante esposizione temporanea che ne riassume appunto i programmi in foto. Per ogni partito 5 fotografie che ne rappresentano i cavalli di battaglia. Bildvalet fino al 9 settembre.
Per chi non parla svedese Radio Sweden, la radio svedese in inglese propone diverse trasmissioni che possono far luce sui punti più importanti di ogni programma ( anche qui l’uscita dall Europa è il cavallo di battaglia degli estremisti insieme all’immigrazione come l’origine di tutti i mali... tutto il mondo è Paese).
Per noi Europei non dovrebbe cambiare nulla, ma il Brexit insegna di non dare mai nulla per scontato e il popolo purtroppo vota di pancia molto spesso e non di testa ... Italia docet...