Quando separarsi diventa normale

Ormai sono una veterana, anche se non ci si abitua mai a vederle partire. Ho sorriso anche a lei, cone venerdì scorso con Federica. Ho sorriso e nel nostro ultimo abbraccio la voglia di respirare ancora un po’ di lei.
Le mie ragazze hanno ripreso la via del college, hanno preso l’aereo, scavalcato l’oceano e sono atterrate dove è casa... la loro,  quella dei grattacieli di Manhattan e delle piacevoli strade dell’east village, quella dell’Hudson che ne bagna i confini e del verde di Central Park.

Io guardo Stoccolma avvicinarsi al di là del vetro dell’Arlanda Express, la mia di città con i suoi scorci da togliere il fiato, le sue mille isole che si intrecciano, le sue strade che sono ormai familiari.
Il viso di mia figlia e i suoi occhi lucidi mi hanno fatto ripensare alla bambinetta che era, quella che si aggrappava a me nel corridoio dell’asilo per strapparmi un bacio che non era mai l’ultimo. Delicatamente la allontanavo da me allora, le davo una spinta necessaria per essere autonoma anche se, già allora, c’era un po’ di tristezza in quel mio gesto. Non è facile rendere i figli autonomi, a qualsiasi età, ma è necessario per loro e per noi, e lo è a qualsiasi età!
Ormai sono una mamma veterana del distacco, adesso che osservo tante amiche che si stanno dedicando a questo stesso delicato esercizio, ripeto sempre a loro e a me stessa, che dobbiamo essere felici e vivere in modo sereno questo nostro separarci, che se i nostri figli sono felici dove sono e nelle scelte che hanno fatto, noi non possiamo che sorridere ed essere felici come e più di loro. Questo è essere genitori.
Poi ci chiameranno un po’ tristi e noi li consoleremo, ci terranno stretti all’aeroporto e noi restituiremo un abbraccio che sarà forza e spinta, dubiteranno e vorranno tornare indietro e noi diremo loro che dubitare è normale, ma l’unica strada è proseguire senza voltarsi.
Questo è il nostro ruolo.
Poi torneremo a casa, in una casa un po’ più vuota, un po’ più silenziosa, le lacrime faranno capolino all’angolo degli occhi, respireremo profondamente per scacciar via il magone, penseremo alla fortuna che abbiamo di vederli andare verso il loro futuro e di essere in parte gli artefici di questo loro andare, accarezzeremo il gatto un po’ perso in queste continue partenze e sorrideremo perché così è giusto che sia!

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