giovedì 5 luglio 2018

L’estate è spesso tempo di cambiamento per gli expat : come sceglier la scuola.

L’estate è per gli expat tipicamente tempo di partenze. In estate si trasloca, si cambia Paese, si salutano gli amici e ci si imbarca in una nuova avventura.
L’estate del cambiamento è sempre quella che si trascina dietro valanghe di dubbi e le ansie che ne conseguono, e questo indipendentemente dalla convinzione che si ha nel passo che si sta facendo. Ansie e paure vengono fuori anche quando si è più che convinti che si sta facendo la scelta giusta.
prima elementare di Federica  in Normandia, nel giardino di casa, 2003
Chi dorme bene la notte precedente un trasloco che impacchetterà la propria vita per fiondarla a migliaia di chilometri di distanza, chi dorme bene quando sa che il dopo sarà tutto un ricostruire, un folle dispendio di energie, un ritrovarsi spesso un po’ spaesati? Nessuno.
Quando si espatria in famiglia poi non sono solo le nostre ansie ad assalirci e farci vacillare, ma anche quelle legate agli altri membri della famiglia e soprattutto ai figli scaraventati volenti o nolenti dentro aventure non scelte.
primo giorno a Tokyo, per la rpima volta tutte e tre a scuola e nella stessa LFJT
Ecco allora che il grosso interrogativo del stiamo scegliendo il meglio per loro rende i nostri sonni confusi e agitati. I genitori scelgono per i figli, questo è ovvio, sia che si conduca una via itinerante sia che ci si radichi per sempre da qualche parte. I genitori scelgono con il loro metro, le loro passioni e l’osservazione costante di quello che potrebbe essere il più adatto a quelle piccole personalità che evolvono sotto i loro occhi ogni giorno.
Quando ci si sposta spesso ci sono scelte da fare che si sommano a quelle di ordinaria amministrazione e tra queste la più importante è senza dubbio la scuola, magari diversa da quella precedente, semplicemente perché nel nuovo Paese quel sistema scolastico lì non esiste.
chennai, India primo giorno di scuola, ancora in albergo....

Scelta delicata che spesso si cerca di fare di testa con ragionamenti contorti e che forse a volte si dovrebbe fare di pancia, rimanendo affascinati da una scuola per quello che di primo impatto sembra offrire, senza scendere nel dettaglio.
Sono in principio una fervente sostenitrice dell’offrire ai nostri figli una certa continunità nel percorso scolastico e ovviamente nella lingua di scolarizzazione, li sottoponiamo a talmente tante prove di forza che se almeno nel percorso scolastico riusciamo a garantir loro un punto di riferimento
,ben venga.
ritorno in Francia, Lycee international, ancora nella casa provvisoria...
Non sempre è possibile e noi l’abbiamo provato sulla loro pelle trovandoci a saltare prima dal sistema francese a quello americano, per poi atterrare in quello internazionale. Il salto tra i primi due è di un certo livello, cambiando lingua e fondamentalmente il modo stesso di approcciarsi alle materie, al loro apprendimento e insegnamento. Tra il secondo e il terzo le differenze sono meno lampanti ma ci sono, il fatto che ci sia un filo conduttore nella stessa lingua facilita di molto le cose, ma le materie possono essere diverse e affrontate con metodologie opposte, penso ad esempio alla matematica, meno dimostrativa nel sistema 
americano e assolutamente tale in quello internazionale.
primo giorno in California

Quello che è veramente importante tener in conto è però, a mio avviso, il conteso stesso della scuola, monolingua e monoculturale, internazionale a prevalenza locale, internazionale a prevalenza expat. Il contesto influisce in modo netto sull’integrazione dei nostri figli nel nuovo mondo e sui meccanismi sociali che lo regolano.
Una scuola monolingua e monoculturale imporrà ai nostri figli l’enorme sforzo di integrare meccanismi sociali non loro per sentirsi parte del gruppo, questo l’abbiamo provato sulla pelle delle nostre figlie inserendole in una scuola americana di quartiere, con si un certo numero di stranieri ma non sufficiente per rendere i meccanismi sociali meno monoculturali. Inserirsi nel tessuto sociale non sarà facile e gli sforzi richiesti saranno enormi, e saranno proporzionali all’età dei ragazzi. Per dei bambini alla scuola materna e agli inizi delle elementari, ancora tutti da costruire dal punto di vista della socializzazione, sarà più rapido ed indolore che per degli adolescenti  già plasmati in certi comportamenti.


Camilla per la prima volta il suo primo giorno da sola a Stoccolma
Se si arriva in una scuola locale sarà necessaria un’attenzione particolare verso l’aspetto sociale e un po’ di coaching genitoriale per guidarli nei meandri dei rapporti tra individui e nelle scelte degli atteggiamenti giusti.
Federica prima giorno a NYU agosto 2015
Chiara primo giorno a NYU agosto 2017
Problemi analoghi di inserimento dal punto di vista sociale possono sussistere anche in scuole internazionali frequentate però da una grossa prevalenza monoculturale, quindi con forte dominante sociale legata alla realtà locale. Non ci sarà forse barriera linguistica, ma sociale forse un po’, il bambino straniero può essere visto come straniero e scrutato più a lungo prima di accoglierlo nel nuoto tessuto sociale scolastico.
Anche in questo caso è opportuno essere particolarmente vigili.
Per bambini e ragazzi che cambiano spesso scuola indubbiamente l’ambiente internazionale a forte dominanza expat sarà il più semplice da integrare, tutti sono abituati a muoversi, a cambiare scuola e amici a ritmo sostenuto, a salutare e accogliere, ad essere gli ultimi arrivati o quelli che devono dire addio... diciamo che il mal comune mezzo gaudio si addice a questi ragazzini che hanno appunto il punto in comune di essere tutti sulla stessa barca itinerante e veri figli di questa third culture che li rende così diversi dai coetanei sedentari. In questo caso il rischio che vedo è quello di farli crescere in realtà un po’ staccate dalla realtà, quella bolla sociale expat, che se non riportata ogni tanto alla realtà quotidiana di vita ”normale” può dare ai nostri ragazzi una visione un po’ distorta del mondo.
Quindi se la scelta di curriculum e lingua hanno la loro importanza anche altri elementi vanno presi in conto e confrontati con le nostre aspettative di genitori dal punto di vista educativo e con quelle dei nostri figli,  con le loro passioni e i loro interessi e bilanciate con i tanti piccoli aspetti che una scuola può offririci in un certo contesto socio culturale. 

Non è semplice e non sempre la scelta sarà quella giusta al 100% dovendo scendere a compromessi spesso con quello che noi vorremmo o con quello che i nostri figli desidererebbero, sarà comunque una scelta da fare e da accettare fino in fondo una volta fatta!

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