martedì 31 luglio 2018

La valigia dell’emigrante!

La valigia dell’emigrante quando dopo la parentesi vacanziera rientra nella sua casa al di là del mare, dei monti, delle frontiere, è sempre simile ad uno scrigno pieno di tesori, stipati con meticolosità, scelti con amore.
valigia con sorpresa.... a no questa si e' infilata come per dire vengo con voi la prossima volta!
Ogni volta la prova della bilancia al momento del check in lascia tutti con il fiato sospeso, dita incrociate dietro la schiena, speranza che l’addetto dall’altra parte del bancone sia clemente, chiuda un occhio,  capisca cosa vuol dire aver voglia ogni volta di portarsi via un pezzo.
Gli ultimi giorni sono sempre un susseguirsi di piccoli acquisti, seguiti sempre da un “dopo questo basta altrimenti siamo in sovrappeso”.
In 21 anni ne ho messe di cose in valigia, cercando ogni volta di allargarne gli spazi, riaprendola dopo un lungo volo come si scarta un regalo ai piedi dell’albero la mattina di Natale. 
Dal prosciutto avvolto tra le magliette, passato indenne ai controlli doganali indiani, ai mille pezzi di formaggio che attraversavano mezzo mondo per sbarcare in Giappone o in California. Dai miei zuccherini preferiti che occupavano metà valigia, alle molteplici scatole di medicinali perché non si sa mai. Dalle mutande di Princesse tam tam, alle magliettine petit bateau, dai carambar ai malabar, dai dadi da brodo( un must) alle spezie di vario tipo.
Cambiavano i prodotti a seconda dei Paesi, a seconda delle destinazioni, delle temperature, della situazione supermercati, perché anche se si vive in Paesi super civili c’è sempre qualcosa che ti manca che non trovi e che hai voglia di portarti dietro. 
Ieri passeggiando tra gli scaffali del supermercato mi sono beccata a pensare “ che peccato vivere in un Paese in cui trovo tutto... non ho neanche la scusa per mettermi una scamorza in valigia!”...
Ma nonostante tutto oggi avevamo 80 chili di bagagli al check in ( in 4) accompagnati da 4 bagagli a mano paffuti e pesanti. Qualche prodotto salentino, le caramelle francesi, le patatine che non si trovano da nessuna parte se non in Francia, una quantità scandalosa di paracetamolo e di prodotti per il mal di gola ( avevamo finito le scorte) ed un numero indecente di libri di cui abbiamo fatto incetta, in italiano e in francese, perché in inglese a Stoccolma si trova tutto ma leggere autori italiani e francesi tradotti anche no...
Negli anni ho visto doganieri stupiti al controllo delle nostre valigie, ne ho visti severi confiscarci prelibatezze, ne ho visti sorridere a questo bisogno dell’emigrato di portarsi via un pezzo ad ogni viaggio, ammetto che tante volte sono passata indenne dai controlli facendo entrare prodotti non previsti...


Il problema però adesso è che il bisogno compulsivo  di riportarmi a casa mezzo mondo non è solo legato all’Italia, ma ad ogni Paese nel quale ho vissuto, perché ai prodotti locali cercati a volte con tenacia e un incredibile quantità di energie, ci si affeziona....perché l’effetto che fa riaprire il frigo e ritrovarsi lì in bella vista l’hummus di Whole Foods o la salsa bbq di trader joe’s, il pezzo di comté del formaggiaio normanno o la bottiglietta di Aquarius di nipponica memoria, non ha prezzo, non ha peso in valigia che tenga, non ha regole di import export, solo quelle del cuore, della memoria, quelle che rendono le nostre valigie uniche e diverse ogni volta, ad ogni viaggio, ad ogni atterraggio....fino al giro successivo!

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