martedì 10 luglio 2018

Espatriare con un gatto: idee e spunti.

Su queste pagine, nei miei post parlo spesso di vita all’estero, di figli, di esperienze varie, di viaggi, di posti simpatici dove mangiare, che scopriamo sempre con entusiasmo. Parlo di sistemi scolastici, di lingue, di amicizia, di incontri.

Raramente parlo della sesta componente della nostra famiglia, Macaron la nostra gatta che da oltre sette anni ci accompagna e che è ormai al suo terzo atterraggio, diventando a tutti  gli effetti un vero gatto expat, con il suo bagaglino di esperienze, di voli, di aeroporti, di veterinari  che parlano per lei lingue forse incomprensibile, di case nuove dove per qualche giorno si muove circospetta per scoprirne gli angoli.
Spostarsi con un animale da un Paese all’altro non è complicato, al di là delle trafile veterinarie che possono essere diverse da un posto all’altro e dello stress per i nostri amici a quattro zampe di prendere aerei , treni o altri mezzi di trasporto e sbarcare in un posto assolutamente sconosciuto. Non è complicato ma merita una certa accortezza. I gatti si sa sono molto affezionati alle quattro mura di casa o al loro universo noto, che può essere quello del giardino e degli spazi confinanti, cambiare casa può essere un vero trauma.
Quando siamo arrivati in California dalla Francia il nostro veterinario francese ci diede qualche spunto per far vivere al meglio a Macaron l’arrivo nella sua nuova casa, ci consiglio ad esempio di non farò uscire subito in giardino, ma di lasciarlo prima scoprire gli spazi interni, per poi in un secondo tempo, leggasi dopo qualche giorno, aprirle le porte del giardino e accompagnarla al guinzaglio nelle prime scoperte,  così facendo il gatto avrà tutto il tempo di assimilare il nuovo posto senza sentirsi spaesato e magari in difficoltà nel ritrovare la strada di casa qualora si avventurasse troppo lontano.
Ritrovare odori noti può aiutare anche a sveltire questo processo di sentirsi a casa, quando arrivammo a Los Altos il trasloco era arrivato il giorno precedente e il gatto ha subito riconosciuto il suo divano, che di colpo aveva visto sparire, insieme a tutto il resto, dalla casa si l’Etang la ville. Dopo il lunghissimo volo da Parigi a San Francisco, preceduto dal Torino Parigi, ho percepito lo sdraiarsi sul divano di Macchi come il recupero da parte sua di alcuni punti fermi.
A Stoccolma invece siamo arrivati prima noi dei nostri mobili e il gatto è stato irrequieto per settimane, non ritrovava punti di riferimento e passava il tempo sdraiato di fianco alle sue due ciotole della pappa,  che ci eravamo portati dietro nel nostro itinerare estivo, come se per lei fossero, insieme a noi, il suo unico appiglio al passato... quando il trasloco è arrivato abbiamo veramente percepito il cambiamento, ha ripreso certe abitudini a ricominciato a rilassarsi e probabilmente si è sentita a casa.
Il passaggio da una casa con il giardino ad un appartamento è stato più facile da gestire, non c’era bisogno di accompagnarla nella perlustrazione esterna, ma anche per lei credo traumatizzante. Abituata da sempre a vivere libera, ad arrampicarsi sugli alberi, a rotolarsi nel prato, scoprire che dietro alla porta finestra, che con insistenza ha chiesto di aprire i primi giorni,  ci fosse un balcone al terzo piano con sotto macchine e autobus, beh non è stata una bella scoperta.
Adesso dopo 11 mesi quel piccolo spazio con tre fiori per lei è diventata l’ora d’aria dei detenuti e forse non si ricorda neanche più quando correva e saltava sotto il sole californiano, ma il suo metabolismo ne ha patito brutalmente le conseguenze, ha accumulato una quantità di chili improbabile meritandosi l’ingresso glorioso tra i quadrupedi obesi, si sì quelli dei video su YouTube in cui vengono portati in piscina a fare moto.
Ormai siamo oltre la dieta e ho anche incominciato a pensare di portarla a spasso almeno nel cortile proprio per rimetterla un po’ in movimento, vedremo dopo l’estate se le nuove crocchette super light non riusciranno  da sole a riportare il peso sotto l’inquietante livello di guardia ormai abbondantemente superato. 
Un aumento di peso abbastanza forte l’avevamo anche avuto passando dal l’alimentazione francese all’americana, ma li fu sufficiente un giro dal veterinario e i consigli giusti, tranne poi scoprire che la furbetta, tenuta sott’occhio in casa con quantità precise di cibo, andava a nutrirsi dai vicini... 
la ragazza ha appetito, non ha freni di sazietà, non si tira indietro, ma prima saltava e correva, adesso il massimo spostamento è da una stanza all’altra e il salto più alto sulla lavatrice puntando con occhio languido il mobiletto sovrastante fedele custode dei suoi pacchi di crocchette.
Con il senno di poi forse avremmo dovuto esser più preparati a questo suo cambio repentino di vita da attivo a zero..
Per quanto riguarda l’approccio medico devo dire che fin qui, al terzo Paese,  non ho visto grandi differenze, a parte i costi, nettamente più abbordabili in Francia, rispetto ad USA e Svezia, dove un’assicurazione apposita per animali direi che è da avere.
Qui è stata la prima cosa che la veterinaria mi ha consigliato di fare e in America abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuole dire affrontare un urgenza medica per un animale.... tariffe all’americana, assolutamente assurde.
Vaccini e consigli sono più o meno gli stessi.
Ogni volta nel nuovo Paese poi la prima cosa che faccio è registrare il microchip, obbligatorio per viaggiare, importante se mai il gatto scappasse per poterlo ritrovare ( in un appartamento le probabilità sono poche, ma prevenire è meglio che curare).
Per quanto riguarda il viaggio in se difficile dare consigli, la nostra micetta ha sempre viaggiato in cabina con noi, gatto e portantino non devono superare gli otto chili sulle tratte internazionali  per poter viaggiare in cabina e non in stiva (adesso ad esempio pesandone otto da sola non potrebbe più ), ma è sempre meglio fare riferimento alle regole della compagnia aerea sulla quale si viaggerà, che possono essere diverse. Non tutte le compagnie prendono a bordo animali, le low cost per quello che ho visto io non li accettano, e c’è un numero massimo di animali su ogni volo, sempre meglio telefonare e fare la prenotazione direttamente con il personale della compagnia, on line è complicato, o meglio si possono prendere i biglietti per le persone on line ma prima è meglio informarsi se ci sono posti disponibili per animali su quello stesso volo, io ho sempre prenotato in stereo, on Line per noi con al telefono l’addetto della compagnia per occuparsi del posto gatto.
Per i portantini le regole sono molto più ferree di qualche anno fa, meglio comprarne uno omologato dalle compagnie aeree, per evitare di vedersi rifiutare l’imbarco al momento della partenza. Durante il volo l’animale non può esser tirato fuori e deve viaggiare sotto il sedile di fronte al passeggero, non è il massimo del confort. Nel volo da San Francisco a Parigi piangeva tantissimo e me la sono tenuta in braccio con tutto il portantino, accarezzandola e rassicurandolo, un po’ delirante.... 
Per fortuna le ragazze sono grandi e si gestiscono da sole!
Ho provato sempre a proporle acqua, si disidratano in fretta  come noi d’altronde in volo, ma senza grande successo, cibo meglio evitare...
Solitamente per i bisogni non ci sono problemi, anche se l’incidente non è prevedibile, non l’abbiamo avuto in fase di atterraggio a Stoccolma e credo che sul volo SAS da Milano a Stoccolma del primo agosto 2017 passeggeri e membri dell’equipaggio se ne ricordino ancora...
Io ho comunque sempre portato dietro una piccola cassettina con sabbietta da usare in aeroporto, tentar non nuoce!
Per il resto  certo per i gatti il viaggio, il cambiamento, le tante ore di volo, le quattro mura diverse, non sono certo una passeggiata, ma sarebbe sicuramente più dura vederci partire e perderci per sempre...
E per noi impossibile separarci dalla nostra numero sei! 
Se volete potete seguire le sue avventure sul suo conto Instagram frenchie.macaron



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