martedì 31 luglio 2018

La valigia dell’emigrante!

La valigia dell’emigrante quando dopo la parentesi vacanziera rientra nella sua casa al di là del mare, dei monti, delle frontiere, è sempre simile ad uno scrigno pieno di tesori, stipati con meticolosità, scelti con amore.
valigia con sorpresa.... a no questa si e' infilata come per dire vengo con voi la prossima volta!
Ogni volta la prova della bilancia al momento del check in lascia tutti con il fiato sospeso, dita incrociate dietro la schiena, speranza che l’addetto dall’altra parte del bancone sia clemente, chiuda un occhio,  capisca cosa vuol dire aver voglia ogni volta di portarsi via un pezzo.
Gli ultimi giorni sono sempre un susseguirsi di piccoli acquisti, seguiti sempre da un “dopo questo basta altrimenti siamo in sovrappeso”.
In 21 anni ne ho messe di cose in valigia, cercando ogni volta di allargarne gli spazi, riaprendola dopo un lungo volo come si scarta un regalo ai piedi dell’albero la mattina di Natale. 
Dal prosciutto avvolto tra le magliette, passato indenne ai controlli doganali indiani, ai mille pezzi di formaggio che attraversavano mezzo mondo per sbarcare in Giappone o in California. Dai miei zuccherini preferiti che occupavano metà valigia, alle molteplici scatole di medicinali perché non si sa mai. Dalle mutande di Princesse tam tam, alle magliettine petit bateau, dai carambar ai malabar, dai dadi da brodo( un must) alle spezie di vario tipo.
Cambiavano i prodotti a seconda dei Paesi, a seconda delle destinazioni, delle temperature, della situazione supermercati, perché anche se si vive in Paesi super civili c’è sempre qualcosa che ti manca che non trovi e che hai voglia di portarti dietro. 
Ieri passeggiando tra gli scaffali del supermercato mi sono beccata a pensare “ che peccato vivere in un Paese in cui trovo tutto... non ho neanche la scusa per mettermi una scamorza in valigia!”...
Ma nonostante tutto oggi avevamo 80 chili di bagagli al check in ( in 4) accompagnati da 4 bagagli a mano paffuti e pesanti. Qualche prodotto salentino, le caramelle francesi, le patatine che non si trovano da nessuna parte se non in Francia, una quantità scandalosa di paracetamolo e di prodotti per il mal di gola ( avevamo finito le scorte) ed un numero indecente di libri di cui abbiamo fatto incetta, in italiano e in francese, perché in inglese a Stoccolma si trova tutto ma leggere autori italiani e francesi tradotti anche no...
Negli anni ho visto doganieri stupiti al controllo delle nostre valigie, ne ho visti severi confiscarci prelibatezze, ne ho visti sorridere a questo bisogno dell’emigrato di portarsi via un pezzo ad ogni viaggio, ammetto che tante volte sono passata indenne dai controlli facendo entrare prodotti non previsti...


Il problema però adesso è che il bisogno compulsivo  di riportarmi a casa mezzo mondo non è solo legato all’Italia, ma ad ogni Paese nel quale ho vissuto, perché ai prodotti locali cercati a volte con tenacia e un incredibile quantità di energie, ci si affeziona....perché l’effetto che fa riaprire il frigo e ritrovarsi lì in bella vista l’hummus di Whole Foods o la salsa bbq di trader joe’s, il pezzo di comté del formaggiaio normanno o la bottiglietta di Aquarius di nipponica memoria, non ha prezzo, non ha peso in valigia che tenga, non ha regole di import export, solo quelle del cuore, della memoria, quelle che rendono le nostre valigie uniche e diverse ogni volta, ad ogni viaggio, ad ogni atterraggio....fino al giro successivo!

domenica 29 luglio 2018

Salento 2018.

Ritorno in Salento per noi dopo il piacevolissimo assaggio di un paio d’estati fa, quando passai una decina di giorni a studiarne i contorni sola con le ragazze e sotto la guida eccezionale dei nostri splendidi amici salentini.


Quest’anno ci siamo tornati tutti e cinque, con il disegno criminoso di farne innamorare anche Paolo per forse un giorno concretizzare proprio qui tra gli ulivi il nostro progetto di radici un po’ più profonde.
Due settimane preziose tutti e cinque insieme, settimane rare ormai, settimane che filano via veloci, giorni che si susseguono sotto un sole cocente, un cielo blu cobalto, un mare limpido  e tiepido che ci regale tante sfumature d’azzurro.
Siamo sbarcati a Bari questa volta, ritornando famiglia di cinque nei corridoi dell’aeroporto, funziona così da noi, tra arrivi e partenze, il ritrovarsi all’atterraggio arriva do da posti diversi sembra quasi normale.
Ci siamo regalati una visita accaldata di Alberobello, sicuramente splendida ma troppo turistica... da visitare forse fuori stagione o fuori orario per non farsi distrarre dai negozi gabba turisti e dai mille polli che si fanno gabbare.
Abbiamo fatto tappa a Ostuni, incantevole, posando le valigie in un piacevole b&b che la osservava da lontano, lasciandoci trascinare lungo le mura e tra le sue stradine, con un primo assaggio di vacanza e di cibo locale al ristorante le Monacelle, dove le orecchiette hanno un loro perché è il polpo in pignata un sapore ottimo. (A due passi una piazzetta deliziosa dove su comodi pouf si assaporano ottimi cocktail).
Siamo scesi a sud sud, zona Salve, Presicce, villaggi che possono sembrare anonimi, ma nei quali poi si scoprono piccole bellezze. 
Pausa pranzo a Casalabate al sorprendente Ci Ritorno, tagliatelle fatte in casa alla menta con sugo di tonno, polipo e frittura di pesce veramente super. 
tramonto da casa
Abbiamo passato una prima settimana immersi nel silenzio e tra gli ultimi della tenuta le Tumare, scorrazzando a destra e sinistra a nord e a sud, tra spiagge affollate e spiagge deserte. 


Un giretto il barca alle grotte di Leuca, solo disturbati dai barconi che vomitano turisti al ritmo di Despacito... (barchini affittabili al porto davanti al baruccio, con o senza patente nautica a seconda delle dimensioni- mezza giornata sufficiente). Un po’ di tuffi alla grotta della poesia, forse un po’ troppo affollata 

Gallipoli da vedere con doppia pausa, la prima al simpaticissimo Scafúd, con le succulente frise destrutturate e le buonissime pucce farcite, la seconda per un gelato da Martinucci, un’istituzione da queste parti.
Gallipoli


Ritorno poi alla Masseria le Stanzie, un posto magico dove passione e tradizione si mescolano in un quadro spettacolare. La storia che sta dietro questa masseria raccontata da quelli che la animano, affascina, i prodotti semplici coltivati qui direttamente dai campi alla tavola, la degustazione dell’olio fatto con amore e con il vecchio frantoio del nonno che regala note eccelse al liquido dorato che nasce dalla spremitura delle olive locali.



Chiara e l'olio d'oliva
Un posto che vale il viaggio per la semplicità e l’amore dei suoi piatti, serviti con il sorriso e la voglia di comunicare la forza di questa terra. È come andare a cena dalla nonna, da quelle nonne del sud accoglienti e generose che ti accolgono con i loro piatti genuini e abbondanti...e ti servono per accompagnarli un buon vino locale che va giù che è un piacere.
Per la nostra seconda settimana ci siamo spostati di poco dalle parti di Miggiano, ma gli ulivi fanno sempre da cornice a questa nuova stupenda casa e il silenzio sembra sempre solo interrotto dalle cicale che ci accompagnano dall’alba al tramonto... rumori perfetti per le vacanze!

Giornate sempre più calde, apriamo la settimana con un giro a Lecce è una cena fenomenale nell’incredibile ristorante Bros, di cui ho parlato qui.
La città è straordinaria, giriamo il centro in lungo e in largo nonostante le temperature, ne vale la pena.

Nei giorni successivi visitiamo i borghi che si riflettono nel mare lungo la costa adriatica, contempliamo le acque cristalline in quello stupendo scrigno cristallino che è 
Tricase porto, osserviamo l’orizzonte dal faro di punta Palascia a sud di Otranto, il punto più a Est del Bel Paese, il vento è forte ma lo spettacolo incredibile, lontano si indovinano le coste dell’Albania.


Le nostre giornate di mare si adeguano al ritmo del vento e alle uscite in lite surf di Paolo, Chiara e Camilla, dalla bellissima spiaggia del lido Pantarei a nord di San Foca, simpatici pranzi vista mare, sferzati dal vento nel baruccio sulla spiaggia dove ho definitivamente adottato come bevanda estiva e rinfrescante in caffè in ghiaccio, grandi passi avanti per me fervente sostenitrice dell’espresso come unica forma accettabile di caffè!

Le giornate scorrono piacevoli tra mare, sport e piscina, le ultime serate sono ancora più belle allietate dall’arrivo dei nostri salentini preferiti, è sempre bello rivederli ovunque nel mondo ma qui nella loro terra è ancora più bello.
La pizza nell’incantevole piazzetta di Felline conclude in modo perfetto la nostra vacanza.
amici
15 giorni in Salento e ripartiamo un po’ tristi, difficile lasciare una terra così bella, genuina, sorridente, ma ripartiamo sempre più convinti che nella nostra vita ci sarà molto più Salento in futuro.... à suivre...

mercoledì 25 luglio 2018

Riuniti!


Quando si hanno figli grandi e come noi si vive in giro per il mondo e un po’ sparpagliati, i giorni insieme sono rari, le settimane in cui si ritorna ad essere famiglia di cinque sono preziosi e vanno preservati.
Le vacanze diventano uno dei pochi momenti in cui ritrovarci solo noi, passare serate tranquille a raccontarci intorno ad un tavolo, osservare gli stessi orizzonti, camminare vicini nella stessa direzione, guardare il cielo nel silenzio della notte, parlare di sogni, di progetti, di futuro.

Questi figli crescono in fretta, ogni tanto penso a come il tempo sia filato svelto, a quando mi ritrovavo a viaggiare da sola con loro da una parte all’altra del mondo, ai loro occhietti curiosi ad ogni nuovo viaggio, ad ogni nuova avventura.
Adesso sono grandi, costruiscono avventure e viaggi da sole, ma si vede che sono felici di condividere un po’ di passi con noi, si vede che queste parentesi insieme, sempre troppo brevi, fanno bene a loro e a noi, si vede che c’è in loro il piacere di scoprire ancora posti in nostra compagnia e di condividerne le emozioni... a volte mi chiedo se non sia stato questo nostro modo di vivere, itinerante, in perenne mutazione, a dar loro ali grandi di sicuro ma non solo per partire alla scoperta lontana di posti e sensazioni, ma anche per tornare ogni tanto da noi felici di farlo.
Quando si vive come noi un po’ sballottati da un Paese all’altro il nucleo familiare acquista dimensioni diverse, non si è più solo famiglia, si è qualcosa di più, si diventa sostegno, amici, complici, punti fermi nel turbinio dei cambiamenti, e questo sicuramente crea complicità.
Ci si ritrova in un aeroporto e ci si separa sempre tra due aerei, ci si saluta con abbracci e sorrisi e ci si lascia con un po’ di magone, e in mezzo pochi giorni, poche ore, da vivere intensamente, senza perderne una sfumatura... il tempo è poco e in quel poco tempo insieme dobbiamo fare il pieno di tutto quello che ci mancherà quando ognuno ritornerà alla propria vita, chi da una parte, chi dall’altra, con un oceano in mezzo e un volo che ci separa.

martedì 24 luglio 2018

Ristorante Bros, Lecce.

Non mi avventuro mai in recensioni dettagliate dei ristoranti, ne consiglio a volte nei nostri viaggi o nelle mie città, segnalo quelli che ci sono piaciuti, ne racconto le sfumature, le cucine particolari...
Oggi invece voglio muovermi su un terreno completamente nuovo, voglio presentarne uno nel dettaglio, perché mi ha colpita, perché ho passato la notte a riassumermi i sapori che si erano susseguiti in una sublime danza gustativa, perché fuoriesce dagli schemi, soprattutto in un Paese come l’Italia solidamente ancorato a certe tradizioni gastronomiche, entusiasmanti certo ma meno attuali. 
Vivendo all’estero e nel nostro itinerare, complice anche la nostra grande curiosità alimentare, abbiamo assaggiato cucine diverse captando nuances inedite e appassionandoci alle vie più moderne di approccio alla cucina. Ero certa che Bros’ ci avrebbe sorpresi.
Bros’ a Lecce ci è stato consigliato da lontano da pugliesi doc che ne avevano letto elogi... di getto ho prenotato spinta dalla curiosità e dalla voglia di provare la cucina di due degli chef che in questo momento in Italia attraggono sguardi e recensioni.
Isabella Poti
Locale molto piacevole dalla decorazione essenziale.
Per tavoli di più di cinque commensali la scelta è tra il menù di 5 portate e quello da 15...abbiamo optato per quello da cinque, che in realtà si avvera molto più articolato di cinque semplici piatti.
Incominciamo sorseggiano Cabernet Sauvignon e Malvasia che accompagnano egregiamente delle olive con una punta di vermouth, dei sublimi bignè con crema di rucola e delle ciliegie al maraschino egregiamente presentate su un letto di ghiaccio.
Nell’attesa ci portano il pane caldo appena sfornato... difficile smettere di mangiarlo, accompagnato da un cubetto di lardo al cui interno è nascosta una sorta di marmellata di amarena e un emulsione d’olio salato assolutamente divina.
La prima portata del nostro menù è declinata intorno ai pomodori, sapori di sole di quello intenso Salentino. Il nostro antipasto è in tre servizi, apre le danze un bloody Mary preparato in modo coreografico davanti a noi con l’acqua dei pomodori al posto del tradizionale succo, segueono delle sfericazioni di burrata ricoperte da una polvere ottenuta dall’essicazione dei semi dei pomodorini e irrorate con una salsa di pomodoro ottenuta dai pomodori tipici salentini, quelli che vengono appesi in grappolo per essere degustati durante l’inverno, chiude le danze di questo tris che è un tutt’uno il sorbetto di pomodoro all’olio di oliva... sapori noti rivisitati in modo eccelso, un tripudio di sensazioni, non dimenticherò facilmente le sfere di burrata che si aprono in bocca lasciandosi andare in tutta la loro potenza.
Come primo piatto ecco davanti a noi delle linguine elegantemente presentate in liquido di pistacchio e liquame come chiamano il liquido ottenuto  dalla spremitura delle acciughe e sublimate  da una spruzzata di pepe giapponese..
La terza portata è di pesce: filetto di branzino al bbq e poi laccato accompagnato da due quenelles una di olive nere e una di peperoni verdi locali e patate a spaghetto il tutto sublimato da un’incredibile salsa di pane grigliato e accompagnato da panini cotti al vapore e poi fritti, dal sapore vagamente orientale.
Quarta portata è di carne: animelle con cipolla locale al bbq accompagnate da una salsa alla  liquirizia ( da cascare per terra) e un physalis, che regalava un po’ di sapore aspro all’insieme veramente riuscito. 
Tra pesce e carne ci hanno dato quello che chiamano 
collutorio, la loro versione contemporanea del classico 
sorbetto al limone, un succo di agrumi insaporito con aloe vera( da berne dei litri)
Per chiudere la cena il dessert si è anch’ esso articolato in due parti, la prima diciamo più "depurativa" si presentava con dei piatti con dentro scritte gelatine di frutta gelate,  ricoperte poi con un' infusione zenzero e cannella veramente buono.

Seconda parte dolce della nostra cena è stata invece una panna cotta di latte di pecora accompagnata da ananas cotto al bbq con melassa di melograno... tripudio gustativo...
Pensavamo fosse finita ma sono arrivate le piccole pasticcerie: cioccolato al peperoncino, marshmallows all’ amarena e gelato di fichi
Il tutto è stato accompagnato un primitivo locale delle cantine

Serata indimenticabile, una tavola da provare se passate da quella splendida città che è Lecce, un ristorante che nel suo essere contemporaneo mette in luce i sapori e i prodotti di questa splendida terra, rivisitandoli in modo egregio con una sperimentazione culinaria veramente riuscita!

sabato 14 luglio 2018

10 anni di blog... India 2008

Dieci anni fa avevamo lasciato Tokyo alle spalle e con l’incredibile metropoli nipponica i nostri tre meravigliosi anni giapponesi.
Alle fine di luglio sbarcavamo a Chennai per incominciare la nostra avventura indiana. Durante i miei anni giapponesi ho con meticolosità e precisione raccontato regolarmente via email ad amici e parenti le nostre avventure nel Paese del Sol Levante, affascinata ogni giorno e ad ogni passo da tutto quello che mi stava intorno. Ero ormai all’estero da tanti anni, avevo accumulato esperienze e con entusiasmo continuavo a scrutare il mondo che mi ospitava, mischiando nei miei messaggi riflessioni da expat con osservazioni della vita giapponese che tanto ci entusiasmava.
Vivere in un Paese così attento al dettaglio mi aveva sicuramente trasmesso la capacità di estasiarmi di fronte a mille piccoli particolari, sui quali forse anni prima non mi sarei soffermata.
Per anni ho ricevuto come risposta alle mie email messaggi pieni di entusiasmo,  quello che scrivevo piaceva, interessava ed era un piccolo appuntamento virtuale con noi
cinque...
L’idea di passare dall’ email al blog mi era già balenata in quegli anni, ma mi sembrava di difficile gestione, i blog stavano nascendo e pensavo che sarebbe stato complicato averne uno.

Atterrando a Chennai e conscia che questa nuova esperienza di vita sarebbe stata sicuramente degna di essere condivisa, mi sono detta perché non provarci. Avevo vissuto immersa in una cultura grandiosa, vivendo in una città ricca di stimoli, sapevo che la mia nuova casa sarebbe stata altrettanto incredibile e ricca di spunti. Passavo da una cultura profonda ad un altro altrettanto profonda, immersa però in un contesto abbastanza agli antipodi dal precedente e proprio per questo ai miei occhi ancora più degna di essere messa nero su bianco.




Così da quei primi giorni in Tamil Nadu, quando ancora muovevo passi incerti e mi guardavo intorno tra il sorpreso e lo spaventato, il blog è nato.
Non pensavo in realtà di arrivare così lontano nel tempo, difficile immaginare di avere regolarmente da scrivere cose interessanti per anni... in questo il cambiare abbastanza spesso Paese mi ha sicuramente aiutata ad avere sempre nuovo materiale sul quale scrivere e l’esperienza acquisita mi ha dato la possibilità di affrontare nuovi argomenti con cognizione di causa.
Quando mi sono messa a scrivere i primi post non sapevo assolutamente che piega avrebbe preso il blog, non avevo velleità, volevo soltanto continuare ad essere letta dalle persone alle quali volevo bene, senza pensare che i miei scritti potessero interessare qualcuno al di fuori delle nostre conoscenze... 
Avevo sottovalutato quanto spesso invece chi viaggi, chi vuole espatriare o anche solo chi è curioso del perché facciamo questa vita, possa essere interessati agli argomenti trattati
Gli anni sono passati, e così i Paesi e le esperienze, le bambine sono diventate ragazze, nuovi viaggi e scoperte hanno contribuito ad arricchire le pagine dei cerruti in 
India.. che ormai si meriterebbe anche un nome un po’ più da blog serio e una veste grafica migliore...ma sono troppo attaccata ai miei primi passi da blogger che per il momento vado avanti così.
Il mio pubblico è molto cambiato negli anni, se gli amici mi leggono sempre, ormai sono tantissimi gli sconosciuti che capitano sulle mie pagine alla ricerca di informazioni su uno dei miei Paesi o spesso su tematiche legate all’espatrio, ed è questo che mi spinge a continuare a scrivere e che continua a darmi l’entusiasmo di farlo!





Ogni tanto rileggo vecchi post un po’ come si rileggono le pagine di un vecchio diario e ci si scopre un po’ cresciuti, più saggi, più maturi...mi piace osservare la nostra vita attraverso le parole che molto spesso di getto ho buttato giù, perché così vivo il blog, scrivo all’improvviso perché un’idea mi viene in mente, perché un qualcosa mi ha dato lo spunto, perché il cielo quella mattina mi ha fatto pensare a un dettaglio.
Rileggo frasi e passaggi e  certe cose mi tornano in mente, certi momenti che forse non fossero lì indelebili, sarebbero ormai ricordi sbiaditi. Scrivo molto per chi mi legge ma scrivo molto anche per me, per noi, per lasciare una traccia delle fantastiche sensazioni che questa vita vagabonda ci regala ad ogni passo.

Buon compleanno blog!

martedì 10 luglio 2018

Espatriare con un gatto: idee e spunti.

Su queste pagine, nei miei post parlo spesso di vita all’estero, di figli, di esperienze varie, di viaggi, di posti simpatici dove mangiare, che scopriamo sempre con entusiasmo. Parlo di sistemi scolastici, di lingue, di amicizia, di incontri.

Raramente parlo della sesta componente della nostra famiglia, Macaron la nostra gatta che da oltre sette anni ci accompagna e che è ormai al suo terzo atterraggio, diventando a tutti  gli effetti un vero gatto expat, con il suo bagaglino di esperienze, di voli, di aeroporti, di veterinari  che parlano per lei lingue forse incomprensibile, di case nuove dove per qualche giorno si muove circospetta per scoprirne gli angoli.
Spostarsi con un animale da un Paese all’altro non è complicato, al di là delle trafile veterinarie che possono essere diverse da un posto all’altro e dello stress per i nostri amici a quattro zampe di prendere aerei , treni o altri mezzi di trasporto e sbarcare in un posto assolutamente sconosciuto. Non è complicato ma merita una certa accortezza. I gatti si sa sono molto affezionati alle quattro mura di casa o al loro universo noto, che può essere quello del giardino e degli spazi confinanti, cambiare casa può essere un vero trauma.
Quando siamo arrivati in California dalla Francia il nostro veterinario francese ci diede qualche spunto per far vivere al meglio a Macaron l’arrivo nella sua nuova casa, ci consiglio ad esempio di non farò uscire subito in giardino, ma di lasciarlo prima scoprire gli spazi interni, per poi in un secondo tempo, leggasi dopo qualche giorno, aprirle le porte del giardino e accompagnarla al guinzaglio nelle prime scoperte,  così facendo il gatto avrà tutto il tempo di assimilare il nuovo posto senza sentirsi spaesato e magari in difficoltà nel ritrovare la strada di casa qualora si avventurasse troppo lontano.
Ritrovare odori noti può aiutare anche a sveltire questo processo di sentirsi a casa, quando arrivammo a Los Altos il trasloco era arrivato il giorno precedente e il gatto ha subito riconosciuto il suo divano, che di colpo aveva visto sparire, insieme a tutto il resto, dalla casa si l’Etang la ville. Dopo il lunghissimo volo da Parigi a San Francisco, preceduto dal Torino Parigi, ho percepito lo sdraiarsi sul divano di Macchi come il recupero da parte sua di alcuni punti fermi.
A Stoccolma invece siamo arrivati prima noi dei nostri mobili e il gatto è stato irrequieto per settimane, non ritrovava punti di riferimento e passava il tempo sdraiato di fianco alle sue due ciotole della pappa,  che ci eravamo portati dietro nel nostro itinerare estivo, come se per lei fossero, insieme a noi, il suo unico appiglio al passato... quando il trasloco è arrivato abbiamo veramente percepito il cambiamento, ha ripreso certe abitudini a ricominciato a rilassarsi e probabilmente si è sentita a casa.
Il passaggio da una casa con il giardino ad un appartamento è stato più facile da gestire, non c’era bisogno di accompagnarla nella perlustrazione esterna, ma anche per lei credo traumatizzante. Abituata da sempre a vivere libera, ad arrampicarsi sugli alberi, a rotolarsi nel prato, scoprire che dietro alla porta finestra, che con insistenza ha chiesto di aprire i primi giorni,  ci fosse un balcone al terzo piano con sotto macchine e autobus, beh non è stata una bella scoperta.
Adesso dopo 11 mesi quel piccolo spazio con tre fiori per lei è diventata l’ora d’aria dei detenuti e forse non si ricorda neanche più quando correva e saltava sotto il sole californiano, ma il suo metabolismo ne ha patito brutalmente le conseguenze, ha accumulato una quantità di chili improbabile meritandosi l’ingresso glorioso tra i quadrupedi obesi, si sì quelli dei video su YouTube in cui vengono portati in piscina a fare moto.
Ormai siamo oltre la dieta e ho anche incominciato a pensare di portarla a spasso almeno nel cortile proprio per rimetterla un po’ in movimento, vedremo dopo l’estate se le nuove crocchette super light non riusciranno  da sole a riportare il peso sotto l’inquietante livello di guardia ormai abbondantemente superato. 
Un aumento di peso abbastanza forte l’avevamo anche avuto passando dal l’alimentazione francese all’americana, ma li fu sufficiente un giro dal veterinario e i consigli giusti, tranne poi scoprire che la furbetta, tenuta sott’occhio in casa con quantità precise di cibo, andava a nutrirsi dai vicini... 
la ragazza ha appetito, non ha freni di sazietà, non si tira indietro, ma prima saltava e correva, adesso il massimo spostamento è da una stanza all’altra e il salto più alto sulla lavatrice puntando con occhio languido il mobiletto sovrastante fedele custode dei suoi pacchi di crocchette.
Con il senno di poi forse avremmo dovuto esser più preparati a questo suo cambio repentino di vita da attivo a zero..
Per quanto riguarda l’approccio medico devo dire che fin qui, al terzo Paese,  non ho visto grandi differenze, a parte i costi, nettamente più abbordabili in Francia, rispetto ad USA e Svezia, dove un’assicurazione apposita per animali direi che è da avere.
Qui è stata la prima cosa che la veterinaria mi ha consigliato di fare e in America abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuole dire affrontare un urgenza medica per un animale.... tariffe all’americana, assolutamente assurde.
Vaccini e consigli sono più o meno gli stessi.
Ogni volta nel nuovo Paese poi la prima cosa che faccio è registrare il microchip, obbligatorio per viaggiare, importante se mai il gatto scappasse per poterlo ritrovare ( in un appartamento le probabilità sono poche, ma prevenire è meglio che curare).
Per quanto riguarda il viaggio in se difficile dare consigli, la nostra micetta ha sempre viaggiato in cabina con noi, gatto e portantino non devono superare gli otto chili sulle tratte internazionali  per poter viaggiare in cabina e non in stiva (adesso ad esempio pesandone otto da sola non potrebbe più ), ma è sempre meglio fare riferimento alle regole della compagnia aerea sulla quale si viaggerà, che possono essere diverse. Non tutte le compagnie prendono a bordo animali, le low cost per quello che ho visto io non li accettano, e c’è un numero massimo di animali su ogni volo, sempre meglio telefonare e fare la prenotazione direttamente con il personale della compagnia, on line è complicato, o meglio si possono prendere i biglietti per le persone on line ma prima è meglio informarsi se ci sono posti disponibili per animali su quello stesso volo, io ho sempre prenotato in stereo, on Line per noi con al telefono l’addetto della compagnia per occuparsi del posto gatto.
Per i portantini le regole sono molto più ferree di qualche anno fa, meglio comprarne uno omologato dalle compagnie aeree, per evitare di vedersi rifiutare l’imbarco al momento della partenza. Durante il volo l’animale non può esser tirato fuori e deve viaggiare sotto il sedile di fronte al passeggero, non è il massimo del confort. Nel volo da San Francisco a Parigi piangeva tantissimo e me la sono tenuta in braccio con tutto il portantino, accarezzandola e rassicurandolo, un po’ delirante.... 
Per fortuna le ragazze sono grandi e si gestiscono da sole!
Ho provato sempre a proporle acqua, si disidratano in fretta  come noi d’altronde in volo, ma senza grande successo, cibo meglio evitare...
Solitamente per i bisogni non ci sono problemi, anche se l’incidente non è prevedibile, non l’abbiamo avuto in fase di atterraggio a Stoccolma e credo che sul volo SAS da Milano a Stoccolma del primo agosto 2017 passeggeri e membri dell’equipaggio se ne ricordino ancora...
Io ho comunque sempre portato dietro una piccola cassettina con sabbietta da usare in aeroporto, tentar non nuoce!
Per il resto  certo per i gatti il viaggio, il cambiamento, le tante ore di volo, le quattro mura diverse, non sono certo una passeggiata, ma sarebbe sicuramente più dura vederci partire e perderci per sempre...
E per noi impossibile separarci dalla nostra numero sei! 
Se volete potete seguire le sue avventure sul suo conto Instagram frenchie.macaron



giovedì 5 luglio 2018

L’estate è spesso tempo di cambiamento per gli expat : come sceglier la scuola.

L’estate è per gli expat tipicamente tempo di partenze. In estate si trasloca, si cambia Paese, si salutano gli amici e ci si imbarca in una nuova avventura.
L’estate del cambiamento è sempre quella che si trascina dietro valanghe di dubbi e le ansie che ne conseguono, e questo indipendentemente dalla convinzione che si ha nel passo che si sta facendo. Ansie e paure vengono fuori anche quando si è più che convinti che si sta facendo la scelta giusta.
prima elementare di Federica  in Normandia, nel giardino di casa, 2003
Chi dorme bene la notte precedente un trasloco che impacchetterà la propria vita per fiondarla a migliaia di chilometri di distanza, chi dorme bene quando sa che il dopo sarà tutto un ricostruire, un folle dispendio di energie, un ritrovarsi spesso un po’ spaesati? Nessuno.
Quando si espatria in famiglia poi non sono solo le nostre ansie ad assalirci e farci vacillare, ma anche quelle legate agli altri membri della famiglia e soprattutto ai figli scaraventati volenti o nolenti dentro aventure non scelte.
primo giorno a Tokyo, per la rpima volta tutte e tre a scuola e nella stessa LFJT
Ecco allora che il grosso interrogativo del stiamo scegliendo il meglio per loro rende i nostri sonni confusi e agitati. I genitori scelgono per i figli, questo è ovvio, sia che si conduca una via itinerante sia che ci si radichi per sempre da qualche parte. I genitori scelgono con il loro metro, le loro passioni e l’osservazione costante di quello che potrebbe essere il più adatto a quelle piccole personalità che evolvono sotto i loro occhi ogni giorno.
Quando ci si sposta spesso ci sono scelte da fare che si sommano a quelle di ordinaria amministrazione e tra queste la più importante è senza dubbio la scuola, magari diversa da quella precedente, semplicemente perché nel nuovo Paese quel sistema scolastico lì non esiste.
chennai, India primo giorno di scuola, ancora in albergo....

Scelta delicata che spesso si cerca di fare di testa con ragionamenti contorti e che forse a volte si dovrebbe fare di pancia, rimanendo affascinati da una scuola per quello che di primo impatto sembra offrire, senza scendere nel dettaglio.
Sono in principio una fervente sostenitrice dell’offrire ai nostri figli una certa continunità nel percorso scolastico e ovviamente nella lingua di scolarizzazione, li sottoponiamo a talmente tante prove di forza che se almeno nel percorso scolastico riusciamo a garantir loro un punto di riferimento
,ben venga.
ritorno in Francia, Lycee international, ancora nella casa provvisoria...
Non sempre è possibile e noi l’abbiamo provato sulla loro pelle trovandoci a saltare prima dal sistema francese a quello americano, per poi atterrare in quello internazionale. Il salto tra i primi due è di un certo livello, cambiando lingua e fondamentalmente il modo stesso di approcciarsi alle materie, al loro apprendimento e insegnamento. Tra il secondo e il terzo le differenze sono meno lampanti ma ci sono, il fatto che ci sia un filo conduttore nella stessa lingua facilita di molto le cose, ma le materie possono essere diverse e affrontate con metodologie opposte, penso ad esempio alla matematica, meno dimostrativa nel sistema 
americano e assolutamente tale in quello internazionale.
primo giorno in California

Quello che è veramente importante tener in conto è però, a mio avviso, il conteso stesso della scuola, monolingua e monoculturale, internazionale a prevalenza locale, internazionale a prevalenza expat. Il contesto influisce in modo netto sull’integrazione dei nostri figli nel nuovo mondo e sui meccanismi sociali che lo regolano.
Una scuola monolingua e monoculturale imporrà ai nostri figli l’enorme sforzo di integrare meccanismi sociali non loro per sentirsi parte del gruppo, questo l’abbiamo provato sulla pelle delle nostre figlie inserendole in una scuola americana di quartiere, con si un certo numero di stranieri ma non sufficiente per rendere i meccanismi sociali meno monoculturali. Inserirsi nel tessuto sociale non sarà facile e gli sforzi richiesti saranno enormi, e saranno proporzionali all’età dei ragazzi. Per dei bambini alla scuola materna e agli inizi delle elementari, ancora tutti da costruire dal punto di vista della socializzazione, sarà più rapido ed indolore che per degli adolescenti  già plasmati in certi comportamenti.


Camilla per la prima volta il suo primo giorno da sola a Stoccolma
Se si arriva in una scuola locale sarà necessaria un’attenzione particolare verso l’aspetto sociale e un po’ di coaching genitoriale per guidarli nei meandri dei rapporti tra individui e nelle scelte degli atteggiamenti giusti.
Federica prima giorno a NYU agosto 2015
Chiara primo giorno a NYU agosto 2017
Problemi analoghi di inserimento dal punto di vista sociale possono sussistere anche in scuole internazionali frequentate però da una grossa prevalenza monoculturale, quindi con forte dominante sociale legata alla realtà locale. Non ci sarà forse barriera linguistica, ma sociale forse un po’, il bambino straniero può essere visto come straniero e scrutato più a lungo prima di accoglierlo nel nuoto tessuto sociale scolastico.
Anche in questo caso è opportuno essere particolarmente vigili.
Per bambini e ragazzi che cambiano spesso scuola indubbiamente l’ambiente internazionale a forte dominanza expat sarà il più semplice da integrare, tutti sono abituati a muoversi, a cambiare scuola e amici a ritmo sostenuto, a salutare e accogliere, ad essere gli ultimi arrivati o quelli che devono dire addio... diciamo che il mal comune mezzo gaudio si addice a questi ragazzini che hanno appunto il punto in comune di essere tutti sulla stessa barca itinerante e veri figli di questa third culture che li rende così diversi dai coetanei sedentari. In questo caso il rischio che vedo è quello di farli crescere in realtà un po’ staccate dalla realtà, quella bolla sociale expat, che se non riportata ogni tanto alla realtà quotidiana di vita ”normale” può dare ai nostri ragazzi una visione un po’ distorta del mondo.
Quindi se la scelta di curriculum e lingua hanno la loro importanza anche altri elementi vanno presi in conto e confrontati con le nostre aspettative di genitori dal punto di vista educativo e con quelle dei nostri figli,  con le loro passioni e i loro interessi e bilanciate con i tanti piccoli aspetti che una scuola può offririci in un certo contesto socio culturale. 

Non è semplice e non sempre la scelta sarà quella giusta al 100% dovendo scendere a compromessi spesso con quello che noi vorremmo o con quello che i nostri figli desidererebbero, sarà comunque una scelta da fare e da accettare fino in fondo una volta fatta!

mercoledì 4 luglio 2018

quelle amicizie nate così

Qualche giorno fa ero in spiaggia con un paio di nuove amichette, molto più giovani e con bambini piccolini. Le ho raggiunte per qualche ora anche per trovare un po’ di fresco in queste calde giornate...
Sono a Stoccolma da pochi mesi con bambini piccolissimi e nel vederle muovere i primi passi in un nuovo Paese penso alla me di tanti anni fa quando un piede dopo l’altro con prudenza scoprivo l’espatrio con una, due, tre bambine.
Quando arrivai in Francia e nacque Federica la prima domanda che mi feci fu: e gli amici come li in incontro? Come si fa amicizia da grandi?
Spesso quando si vive sempre nella stessa città, con gli stessi amici che crescono con te, non si sente la necessità di creare nuove relazioni, le vecchie riempiono le giornate e va bene così. Quando si vive all’estero invece la ricerca di nuove relazioni diventa indispensabile e per me è sempre stata una priorità ad ogni spostamento.
Le mie prime amicizie francesi sono legate al parco in cui caparbiamente, nonostante la pioggia costante, trascorrevo parte delle mie giornate, proprio con la voglia di incontrare altre mamme come me.
L’immagine delle due giovani mamme americane l’altro giorno con i loro bambini e altre coppie di varie parti del mondo conosciute per caso tra giardinetti e caffè, mi hanno fatto ripensare ai mie primi tempi in Normandia, quando lasciata Parigi e la vita cittadina mi avventuravo allo scoperta di una vita più campestre, semplice e forse dai contatti umani meno immediati ma più profondi.
Como loro oggi, vent’anni fa per caso mi mettevo a chiacchierare con le varie Hélène, Sophie, Christine e Dominque, e intrecciavamo le nostre giornate con molta naturalezza.

Un secchiello prestato, una merendina caduta per terra che scatenava fiumi di lacrime, un semplice sguardo incrociato erano lo spunto per incominciare a parlare, a raccontarsi, a diventare amiche.
Ecco l’altro giorno il gruppetto di giovani genitori circondato da tanti bambini da zero a cinque anni era di varia origine e provenienza, tante lingue in sottofondo, una lingua comune, tante lingue accennate tra i bambini e nessuna necessità per loro di parlare la stessa, perché si sa i bambini si
 così, nei gesti, nelle espressioni, nei sorrisi.
20 anni fa lungo la Senna seduta sul prato mentre osservavo Federica muovere i primi passi, mentre la guardavo stupirsi davanti ad un filo d’erba e interagire con i primi coetanei, anch’io intrecciavo le mie prime amicizie da mamma, rendendomi conto di quanto alla fine fosse tutto semplice e veloce.
E negli anni ho continuato con lo stesso ritmo e lo stesso entusiasmo, e quelle amicizie lì ci sono sempre, nonostante il tempo inesorabile che passa, reso ancora più “lontano” dal nostro continuo spostarci.
Ne ho parlato in diverse occasioni di come le amicizie in espatrio diventino particolarmente intense e solide e lo diventino in fretta, proprio perché quando si è lontani si ha bisogno di appigli e gli amici diventano in fretta famiglia, quelli su cui contare, quelli sui quali appoggiarsi, quelli che se hai bisogno corrono come la mamma che vorresti più vicino, ma che invece vicina non è.
È importante però essere aperti e curiosi, aver voglia di comunicare e uscire anche fuori dalle proprie zone di confort culturali e linguistiche, superare certe barriere. L’altro giorno ad esempio osservavo le americane, di natura più pudiche delle europee, soprattutto delle europee del nord
Europa, interagire con Svedesi o svedesi non di nascita ma di cultura, con bambini a sedere nudo che correvano di qua e di là. Per loro sarà stato strano, qui non lo è. In Silicon Valley invitavano le mamme a mettere i reggiseni alle bambine di sei mesi... con sorpresa nostra. Qui invece si sa il rapporto con la nudità è vissuto in modo diverso, ci si può anche ritornare tutti nudi a tuffarsi in mare dopo una sauna comune, uominj e donne senza tabù... e questo per chi ha un rapporto con la nudità un po’ meno sciolto può essere un trauma.  Vivere in un nuovo Paese e incontrare nuovi amici di orizzonti diversi insegna sottili equilibrismi per adeguarsi a nuovi modi di fare  e questo è sicuramente il bello.
Dopo il mio pic nic in spiaggia con bagno sono rientrata a casa pensando ai tanti bagni lungo la Senna nella vecchia piscina all’aperto, a quelle amicizie nate lì che resistono ancora, a quei momenti unici in cui sedute sul bordo o immerse nell’acqua osservavamo i nostri cuccioli diventare un po’ più grandi, crescendo anche noi! Momenti indelebili e unici....