sabato 9 giugno 2018

Crescere

Ormai la mia vita è un continuo susseguirsi di arrivi e partenze, tre figlie quasi grandi, due che studiano a diverse migliaia di chilometri da casa, la voglia di scoprire e partire che ci appartiene da sempre, un mix che mi regala continue emozioni di saluti, abbracci, momenti in cui ci si ritrova, ci si separa, ci si guarda scuotendo la mano un’ultima volta.
Camila ha preso il volo per New York, da sola, l’attendono due settimane di interessanti corsi per studenti liceali, ( questo ), oltre che sua sorella maggiore che per i primi giorni si occuperà di lei!
La guardo allontanarsi sicura attraverso i controlli di sicurezza, si volta un paio di volte, mi sorride, disegna nell’aria un cuore con le mani, ha l’aria di chi sa come muoversi, sa cosa fare, non ci sono insicurezze nei suoi gesti, ha sempre preso aerei, da piccolissima voleva fare la hostess, la hostess della compagnia giapponese Ana, per anni l’ha ripetuto come un mantra, poi ha cambiato idea, ma gli aerei e i viaggi fanno parte di lei.

Ha 16 anni e tutte le insicurezze dei suoi anni, ma ieri guardando le sue spalle allontanarsi, mi sono detta che è diventata grande anche lei, che questo anno a Stoccolma è stato l’anno del cambiamento, un anno speciale, particolare, in cui ha tirato fuori le unghie per rimanere a galla, in cui nonostante il fatto dei essere sola con noi, in un Paese nuovo, è stata brava, ha cercato di essere positiva, ed è maturata. succede cosi, vanno a letto la sera e la mattina di colpo te li ritrovi davanti quasi grandi.
Questo viaggio, questo corso, sono un po’ un premio per essere stata ancora una volta capace di adattarsi, di cogliere il grosso challenge di un nuovo cambiamento, di un nuovo atterraggio, di un nuovo confronto con un mondo da scoprire, dell'essere un po' figlia unica nel quotidiano, dopo essere sempre stata la piccola di casa.
La guardo partire, lei come le sue sorelle prenderà il volo sicura, arriverà in fretta il momento, non ho paura, so che lei sarà pronta e lo saremo anche noi, lo capisco quando si volta e mi sorride prima di sparire definitivamente nei corridoi di Arlanda, lo capisco osservando i suoi gesti, lo capisco vedendo la sicurezza con la quale cammina, lo capisco ascoltando me stessa  serena che l’osservo lontano testimone del suo crescere.

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