giovedì 31 maggio 2018

Om krisen eller kriget kommer....

Mentre l’Italia affonda vergognosamente sotto gli occhi del mondo, il mio ex
Paese si trova sempre a fare i conti con un presidente drammatico, il mondo barcolla ma non crolla, le immagini che la stampa veicola sono sempre più violente, e il riscaldamento climatico è ormai un’evidenza ( a Stoccolma sembra estate da un mese mentre nel sud Europa le temperature sono nettamente più basse delle medie stagionali e piove tipo monsone indiano), il mio nuovo Paese manda a tutti i suoi residenti un libricino sul da farsi in caso di problemi di vario tipo, che vanno dalla krisen alla kriget, crisi nel senso generico e guerra con la G maiuscola! un bel SE (OM) le precede nel titolo dell’opuscolo... un se tra il rassicurante e l’inquietante.

Non è stata una sorpresa vedermelo recapitare ieri nella buca delle lettere, se ne parlava da mesi, e pare che che per noi stranieri sia prevista la versione in inglese....
Il libricino è ricco di spunti, dal come prepararsi in caso di catastrofi di vario tipo, ai diversi tipi di allarmi sonori che possono essere lanciati, anche quello per attacco aereo....fino ai rifugi antiaerei/antiatomici, si copre tutto.
All’interno anche  una lista di cosa avere in casa, cibo, acqua, scorte di vario tipo per umani e animali, vestiti caldi...
Diciamo che per la parte scorte alimentari mi sembra di tornare i dietro ai miei anni giapponesi con la perenne minaccia del big one e sempre in casa litri e litri di acqua nel caso in cui avessimo avuto la sfortuna di ritrovarci a Tokyo nel momento sbagliato.
Certo dopo l’attacco terroristico dell’aprile 2017 si è capito che la Svezia non è al riparo, come nessun altro Paese d’altronde, da attacchi di questo tipo, allora ci si prepara, si sensibilizzano le popolazioni, si cerca di far prendere coscienza e di arrivare preparati.
Che un libricino serva veramente non ne sono sicura ma forse aiuta a far riflettere che anche nel nostro mondo occidentale viviamo sul filo del rasoio, che le nostre comode vite possono in un attimo trasformarsi,  che essere preparati può evitare problemi ulteriori, evitando possibili nocivi momenti di confusione.
Leggendo, o meglio cercando di leggiucchiare qua e là e di capirne il succo, ho pensato ai racconti di mio papà, sulle sirene e le corse in cantina durante i bombardamenti di Torino, ho immaginato i suoi occhi di bambino che osservavano inquieto i bei palazzi del centro colpiti in modo feroce. Faccio parte di una generazione cresciuta nella pace e nel benessere,  che ha visto da lontano un susseguirsi di guerre condsiderate sempre abbastana altrove per sentirci al riparo ... si deve prendere coscienza che forse ci vuole qualche sforzo in più per preservare tutto questo... e nel frattempo cerco di capire cosa c’è scritto e anche dov’è il rifugio più vicino, non si sa mai!
Buona lettura a me e incrociamo le dita!


lunedì 28 maggio 2018

Il sole che fa la differenza!

Mai come da quando sono in Svezia mi sono resa conto del potere della luce e del sole.
Premetto che alla fin fine non ho trovato questo mio primo inverno svedese insormontabile, anzi, ho provato una sorta di piacere nel vivere l’alternarsi delle stagioni, la discesa rapida delle temperature, la sciarpa che ti avvolge il viso, le mani ghiacciate in fondo alle tasche quando dimentichi i guanti.
Ho in fretta imparato a coprirmi in modo adeguato, io che per cinque anni avevo praticamente gettato le calze alle ortiche, indossato sandali e spalmato creme da sole con allegra quotidianità.
Da metà settembre invece ho rifatto miei gesti sconosciuti, abbottonarmi una giacca, asciugarmi i capelli ( cosa che odio...), indossare scarpe chiuse, infilare maglioni.

Da metà settembre ho vissuto ogni giornata di cielo blu come un piccolo regalo,  cercando di impossessarmi di timidi raggi, in quelle poche ore prima della notte.
Nello stesso modo ho approfittato della luce come se ogni ora fosse l’ultima, uscendo presto e stando fuori il più possibile...
Man mano che le giornate hanno incominciato ad allungarsi ho goduto di ogni secondo di luce in più, nonostante le temperature a picco per mesi e quel senso di inverno senza fine... e poi, beh poi le giornate sono diventate incredibilmente lunghe, e non è ancora finita.... lunghe al mattino quando i primi chiarori dell’alba cercano insistentemente di penetrare nelle nostre case, non protette da scuri capaci di attenuarne la forza. Lunghe la sera quando alle 10 è ancora chiaro e prima delle 11 non cala completamente la notte...
E non solo approfittiamo di queste 20 o quasi ore di luce, con la voglia di stare in giro, elettrizzati e felici, ma anche del sole caldo e a quanto pare insolito per un maggio svedese. Sono 4 settimane che il sole ci riscalda con forza. 4 settimane senza una nuvola, 4 settimane in cui si ritrova la sensazione di caldo e la voglia ogni tanto di cercare un po’ d’ombra.
Insolito questo nostro primo maggio svedese, una sensazione piacevole di aver portato un po’ di California quassù, e vi assicuro che l’unica cosa che mancava a questa stupenda città era proprio il tempo caldo della Silicon Valley per renderla perfetta!

giovedì 24 maggio 2018

21 anni...

21 anni fa c’era il sole a Torino, proprio come oggi a Stoccolma.
21 anni fa avevo due certezze, la prima che da lì a qualche mese sarei diventata mamma, la seconda che Parigi sarebbe stata la mia città.
21 anni fa era un giorno speciale, ma avevo paura, avevo paura del dopo, avevo paura di essere troppo lontana da casa, avevo paura di trovarmi da sola con un bebè da gestire, avevo paura di una città che fin li avevo conosciuto solo da turista, avevo paura della nostalgia che mi avrebbe assalita la sera...

21 anni fa la mia vita cambiava.
21anni fa mi sono svegliata, mi sono lasciata guidare in mille preparativi, tutti sorridevano intorno a me.
21 anni fa ho indossato un vestito color crema, ho preso in mano un bouquet di rose e sono uscita di casa.
21 anni fa i nostri amici erano lì ad aspettarmi, mi hanno abbracciata. Paolo era lì ad aspettarmi, l’aria sorridente ed emozionata anche lui.
21 anni fa sono entrata in una piccola sala di un piccolo consiglio comunale dn un piccolo comune a due passi da Torino. Un posto che aveva un senso profondo per noi, il posto delle feste, del cazzeggio dei nostri vent’anni, delle serate a vino e birra, delle osterie cantate stonate, del rifare il mondo come tutti i giovani adulti con passione e entusiasmo.
21 anni fa avevamo tutti intorno. Le nostre famiglie, i nostri amici, erano lì per festeggiare e per salutarci.
21anni fa indossavo scarpe strettissime, chissà perché le spose hanno scarpe che torturano i piedi, e  con quelle scarpe muovevo i miei primiera vacillanti passi verso una nuova vita.
21 anni fa c’era una grande festa in un bellissimo giardino, una torta di frutta, un dj che mixava musiche, una banda di giovani adulti con il futuro davanti e la voglia di saltarci dentro.
21 ani fa cercavo di immaginare quell’esserino fragile che cresceva dentro di me, ne sognavo i contorni...
21 anni fa faceva caldo, Torino era splendente illuminata dal sole.
21 anni fa dicevo si, un si che racchiudeva tutti quelli futuri, un si che voleva dire molto di più di okay, va bene ti sposo, invecchierò al tuo fianco e saremo felici. Un si che di colpo era un si alla vita, alle sue mille sfumature, alle tante avventure che ci saremmo trovati davanti.
21 anni fa non immaginavo, non vedevo oltre Parigi, il nostro appartamentino sotto i tetti, non vedevo il resto, Tokyo, Chennai, Sant Germain, San Francisco, Stoccolma. Non vedevo le mille scelte da fare quelle che ti tolgono il sonno, i salti nel vuoto incrociando le dita e il sollievo che si prova quando il paracadute si apre..
21 anni fa non vedevo le mie figlie. Sapevo che ci sarebbero state, una era già lì concreta, senza un sesso preciso e senza un nome, le altre erano un sogno, il sogno della nostra famiglia.
21 anni fa avevo 27 anni, mille sogni, tante energie, qualche incertezza e un po’ di paura...
21anni dopo mi volto indietro e vedo una vita che ho costruito con tenacia e un amore che è diventato grande e forte da darci le ali per costruire tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora, per spostarci con il sorriso da una parte all’altra del mondo, per guardare insieme le nostre figlie quasi adulte.
Ho detto SI 21 anni fa e ne sono veramente felice!

lunedì 21 maggio 2018

I diversi Paesi non sono percepiti nello stesso modo da tutti!

Come mai un nuovo Paese ci piace o non ci piace? Come mai siamo felici dal primo istante o scontenti dal secondo giorno?

Come mai sappiamo sentirci a casa nel giro di un attimo o essere dei perenni insoddisfatti?
Premetto, e chi mi conosce personalmente e segue da sempre nel mio itinerare lo sa, che sono di “bocca buona”, una perenne ottimista, una persona che cerca sempre di vedere il bicchiero mezzo pieno, quindi il posto che mi stà stretto e non mi piace non l’ho ancora trovato. Ma osservo e capisco il perché di un certo malcontento, cerco di analizzarne i motivi, mi sforzo di trovare risposte per chi vive nel disagio e mi intriga la diversa percezione che si ha appunto di luoghi e persone.
Penso che il perché ci si innamori del nuovo Paese o si faccia fatica ad accettarne le sfumature e le differenze sia i  gran parte legato al nostro bagaglio di esperienze, al vissuto che ci portiamo dietro fatto di esperienze e percezioni legate ad esempio al Paese o ai Paesi precedenti.
Ad esempio io adoro Stoccolma e la Svezia in generale ( e non parlo solo dei figoni da paura che in questa parentesi quasi estiva vagano in t-shirt attillata e camicia che ne mette in evidenza i corpi agili e sportivi), ma come mai questo amore a quasi prima vista? In primis certo sono ancora nella fase iniziale,  quella che ci fa vedere tutto bello e positivo, lasciando i difetti ad un’altra volta, ma i miei passaggi precedenti, quell’accumularsi di Paesi con le loro stranezze e non in ultimo i 5 anni negli States, fanno il resto.
Si perché dopo 5 anni nella mia amata California avevo voglia d’Europa e questa Svezia me la offre su un piatto d’argento, mostrandomi la faccia di un’Europa piena di pregi, accogliente e che funziona benone.
Certo ci sono cose che qui della California non ho, ma va bene lo stesso, penso di aver guadagnato molto nonostante freddo e buio. la mia percezione positiva di questo mondo scandinavo è quindi in parte dovuta, oltre al mio carattere anche proprio a quello che ho vissuto prima, a cosa mi è mancato altrove, perché ovunque ci manca qualcosa, il Paese perfetto non esiste e ovviamente ci sarà sempre un qualcosa che ci urta, un comportamento che ci allibisce, una cosetta da mangiare che ci sogneremo di notte!
Anche se si è alla prima partenza e ai primi passi in questa vita itinerante, la nostra percezione del nuovo sarà filtrata dalla nostra vita precedente mischiata con delle aspettative che ci si crea idealizzando un posto prima di atterrarci o semplicemente immaginandone le differenze in modo lontano dal modo in cui la realtà ce le presenterà!
Tutto questo bagaglino che ci trasciniamo dietro ci condiziona enormemente nei giudizi su un un Paese, aggiungiamo poi a questo la predisposizione personale all’entusiasmo o alla catastrofe, ed ecco il perché quello che entusiasma gli uni lascia gli altri indifferenti o addirittura scontenti.

Sarebbe bello in un certo senso ad ogni nuovo atterraggi essere vergini di aspettative e pronti ad accogliere tutto senza i filtri collezionati nel nostro vagare...purtroppo non è semplice e forse non sarebbe neanche bello visto che la grande ricchezza di questa vita sono proprio le mille piccole cose che ci portiamo dietro che si mischiano con le radici sparse qua e là!  

martedì 15 maggio 2018

keep calm and prata svenska!

Io e lo svedese, una storia d’amore !
Premetto che per vivere in Svezia non c’è assolutamente bisogno di parlare svedese, tutti, ma proprio tutti, dal conducente di autobus alla cassiera del supermercato, parlano un inglese fluente...
Ma ci sono dei ma come sempre ...
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È bello vivere in un posto dove non si capisce la lingua? Certo che no! Se la metropolitana si blocca non ne capiremo il perché, l’annuncio nel 90% dei casi sarà in svedese, ovvio!
Tutti i servizi pubblici comunicheranno via posta in svedese, le stesse comunicazioni condominiali saranno in svedese, insomma il mondo intorno proseguirà allegro la sua vita in svedese fluente e noi ci ritroveremo come allocchi osservatori inerti e analfabeti (o attaccati a santo google translate per capire come mai la vicina ringrazia sentitamente  i cari vicini... le ho morto il marito )
È bello vivere in un posto di cui non si può assimilare completamente la cultura, quella parte di cultura veicolata da una lingua? Nuovamente un grande No!
L’enorme ricchezza del vivere così, saltellando allegramente da un Paese all’altro, è proprio integrarne anche la cultura, capirne i modi di pensare, penetrarne le mille sfumature che certe espressioni racchiudono in sé!
Allora non ci resta, o  non mi resta che proseguire, sforzarmi, stimolare quei tre neuroni arruginiti grazie all’età e cercare di mantenere il morale anche quando i compagni ventenni ti sbattono, involontariamente, ma inesorabilmente in faccia le tue lentezze di apprendimento!(e certo che la raggiunta maturità non aiuta per nulla nell’apprendere...)
Da ottobre ad oggi imparare questa lingua astrusa è diventata la mia attività principale, se non nel tempo che ci dedico, nell’occupare i miei pensieri... ripeto verbi di notte quando per sfiga mi sveglio alle quattro e con i verbi svedesi che mi frullano in testa riaddormentarmi è impresa disperata!!
Faccio frasi sotto la doccia per cercare di appropriarmi di un po’ più di disinvoltura nel momento in cui mi trovo a parlare sul serio. Interrogo il gatto che mi guarda in modo interdetto, chiedendosi sicuramente se sono pazza!
Cerco di sforzarmi superando paure, mi faccio rabbia da sola quando non riesco a dire ciò che voglio, apro il giornale quotidianamente rosicchiando informazioni capite al 50%.
Guardo serie televisive e quando capisco una frase o uno scambio mi sento la regina del mondo.

Alterno giorni in cui sento di farcela con altri in cui mi viene voglia di mollare tutto... ma poi ci ripenso e mi dico che forse  un giorno riuscirò, riuscirò a parlare in modo disinvolto, a leggere il giornale sensa l’ansia da performance, e chissà forse anche a leggere uno dei tanti autori svedesi che adoro... allora prendo i miei libri e vado in classe con il sorriso e la speranza... sempre l’ultima a morire e inforco i miei occhiali da lettura che mi fanno sentire come quelle vecchie profie un po’ acide, mentre in fondo in fondo sono sempre l’allieva un po’ casinista che prende il tutto con ironia.
Jättebra!

domenica 13 maggio 2018

Isolette svedesi: Grinda

Una delle cose che più adoro dei primi mesi in un nuovo Paese e in una nuova città, è la scoperta continua, il sentimento di esser un perenne turista, la voglia di impossessarsi di posti diversi, di accumulare immagini....
L’ inverno è stato lungo, freddo, buio, anche se meno di quel che pensassi, e abbiamo comunque nonostante tutto girovagato allegramente, ma certo ci sono posti che scoperti con il sole e il cielo azzurro hanno tutto un’altro sapore.
L’arcipelago ha un fascino incredibile, indubbiamente senza il ghiaccio e i meno dieci piace di più, almeno per noi mediterranei.
Dopo la scoperta della bellissima isola di Sandhamn a un po’ più di due ore di battello da Stoccolma ci siamo fatti una gitarella all’isola di Grinda, un’ora e venti di battello. Posto veramente bello, natura incontaminata, qualche casetta sparsa qua e là, una fattoria.
Sul Sito tutte le informazioni per prenotare un posto per dormire e anche per mangiare.
È possibile anche piantare la tenda in una certa parte dell’isola che si gira tutta rapidamente a piedi.
Noi siamo sbarcati nella parte sud, il nostro traghetto proseguiva poi per Sandhamn. Da lì abbiamo preso la strada fino alla fattoria e ci siamo incamminati per il sentiero di trail che per tre chilometri ci ha immersi nell’isola e nelle sue bellezze.
Ritornati alla fattoria siamo scesi verso il porticciolo sulle alture del quale c’è l’hotel con il ristorante, che era l’unico aperto in questo week end di maggio, e ovviamente preso d’assalto dai non previdenti come noi che non avevano previsto un piano B!
Durante l’estate dovrebbero esserci più posti per mangiare, e pare ci sia anche un negozietto dove comperare delle provviste, noi non l’abbiamo incrociato, deve essere nella parte nord dell’isola.
Se si vuole passare la notte le soluzioni sono varie, dall’hotel ( le camere sono nelle casette sparse dietro al ristorante, immerse nella natura, con servizi privati), al campeggio( non serve prenotare e si paga 100kr a notte al Stugby & Vanfrarhem’s reception non lontano dall’imbarcadero a sud dell’isola), passando attraverso i 27 bungalow, spartani ma carini (affittabili da maggio alla fine di settembre) con docce in comune, fino all’ostello con stanzoni da 4 letti e spazi comuni.
Il ristorante più grande è quello dell’albergo, con una bellissima terrazza che guarda verso la baia... purtroppo l’attesa era troppo lunga per noi legati agli orari del traghetto di rientro.
Veramente un posto splendido dove rimanere anche per un intero week end immersi nella natura, a due passi dalla città o per scoprire la Svezia in modo diverso attraverso le sue bellezze naturali mozzafiato...
Quest’isola come le altre 29999 vale veramente la pena!

martedì 8 maggio 2018

Estate tempo di pulizie

Incredibili giornate di sole a Stoccolma, sembra estate e ne approfittiamo. Da qualche settimana ho messo via i vestiti pesanti, i giacconi hanno preso la via della tintoria e per qualche mese uscire di casa sarà sicuramente più rapido, liberi da sciarpe cappelli guanti e protezioni varie contro freddo e neve!
Tempo di sole, tempo di pulizie generali per prepararsi al meglio alla stagione estiva... no, non sono diventata pazza e non mi sono munita di guanti e spazzoloni per lustrare al meglio casa mia, almeno io no...
Ecco qui che nella buca delle lettere ci ritroviamo una serie di comunicazioni condominiali, che con impegno leggo e traduco alla bene e meglio... ringrazio il mio per ora senza cedimenti impegno nello studio della lingua Vikinga che sommato alle  maipiùsenzagoogletranslation, mi permettono di capire a grandi linee...
Togliete le bici dalla rastrelliera in cortile l'impresa pinco pallo verrà a pulire la terrazza interna e deve essere libera da cose.
Check, via le bici, riposte provvisoriamente in cantina. Poi sono andata a controllare ma non è che questi svedesi siano poi tutti così ligi, di bici il giorno X ce n'erano ancora un bel po'!
Mettete i nomi sulle bici quando le rimetterete fuori, quelle prive di nome verranno buttate via... cartellini fatti, povere bici sono sopravvissute al trascloco e all'inverno svedese sotto la neve, sarebbe triste vederle alla discarica per mancanza di cartellino.
Il 15 Maggio alle 17 ci ritroviamo tutti in cortile per la suddivisione del lavoro.... ecco qui ci ho messo un po a capire che stavo traducendo giusto...
Allora cosa succede alle 17 il 15 maggio? Gli allegri condomini si ritrovano tutti insieme e in allegria fanno pulizia degli spazi comuni, cantina, cortile, lavanderia ( c'è sempre nei condomini una lavanderia comune utilizzabile da tutti, anche se poi uno ha la lavatrice in casa... io ci lavo le mie superga puzzolenti... ma non ditelo). E in questa allegra attività di buon vicinato buttano tutto ciò che si trova sul loro passaggio, grosse pattumiere verranno parcheggiate davanti al portone per ricevere tutto ciò che non si sa dove buttare ( per me casca bene in previsione dell'ennesimo trasloco, ghiotta occasione per eliminare un po' ).  E alla fine ci si ritrova a bere un bicchiere, c'è anche chi mi dice che sia la scusa per bere un bicchiere con i vicini di casa, un modo per giustificare un cicchetto alle 5 del pomeriggio...
Ecco che faccio, vado? Non vado? Rischio di trovarmi spalla a spalla con l'isterica del piano di sotto che sotterrarera l'ascia di guerra per un'oretta di spolverata comunitaria... non so.
Dopo la festa dei vicini di francese memoria, ecco la pulizia dei condomini di stampo svedese...bello girare il mondo!

venerdì 4 maggio 2018

vita d'expat: gente che va...

Un anno fa vivevo un periodo molto intenso, stavo per chiudere con l'ultimo evento i miei anni di lavoro in Silicon Valley e buttarmi a capofitto nell'organizzazione dei nostri ultimi mesi californiani, tra graduation di Chiara, feste di vario tipo e un trasloco intercontinentale come ciliegina sulla torta.
Maggio e giugno sono spesso tra gli expat mesi di grande cambiamento, cercando di regolare i propri ritmi du quelli della scuola, a maggio e giugno si preparano i traslochi, si salutano gli amici, si impacchetta casa e si inscatolano sogni, progetti, angosce. A maggio e giugno se non si parte, si vede partire. Se non siamo noi, sono gli altri, ma quel che è certo è che al rientro a scuola ci saranno facce nuove e altre conosciute, ma tanti saranno altrove a costruire vite in mondo dei quali noi noi faremo più parte.
Ci si abitua certo con gli anni, si sa che si costruiscono relazioni, si vivono momenti insieme, ma che poi la quotidianità svanirà come d'incanto e in molti casi si trasformerà in amicizie lontane, belle lo stesso, che grazie ai social media avranno un sapore meno distante.
Un mese e 10 giorni alla fine della scuola, un mese e dieci giorni in cui quest'anno non sono io a partire ma a veder andare via. Un mese e dici giorni per vivere insieme gli ultimi momenti, Un caffè, un lunch, due risate, una passeggiata... e la speranza che poi rimanga qualcosa.
Ho sempre pensato che sia più facile partire che restare, tutto sommato chi parte va incontro al nuovo, sa che sarà dura ma anche estremamente eccitante, che non ci sarà spazio per la nostalgia, per piangersi addosso, per voltarsi indietro. Le energie saranno tutte concentrate verso spazi e visi nuovi, con la dose folle di adrenalina che accompagna ogni cambiamento. Chi resta invece resta in un mondo conosciuto, con meno scoperte dei primi mesi, ma privo di certi punti di riferimento che con tenacia ci si costruisce all'inizio, legandosi a persone che poi nel giro di qualche mese sono pronte a ripartire.
Ne arriveranno di nuove, certo, e sarà bello ricominciare a conoscere, saranno intriganti i visi nuovi, sarà eccitante scoprire altri percorsi di vita, intrecciare il proprio presente con nuovi compagni d'avventura... ma, nonostante tutto, il tempo dei saluti è faticoso, triste, intenso.
Ci saranno piccole feste per dirsi ciao, ci saranno abbracci, sorrisi, qualche lacrima di emozione... mi torneranno in mente tanti altri momenti uguali, in cui ho visto andare via, in cui sono partita.
Ci saranno i messaggi dell'ultimo minuti, gli ultimi sms scambiati prima del decollo verso una nuova casa, ci saranno i primi caffè senza le solite facce, ma andrà bene lo stesso... ci si abitua mi dico. Fa parte del gioco.

martedì 1 maggio 2018

Un lungo week end in Norvegia

Non ci ringiovanisce di sicuro dire che ritorniamo a Bergen quasi 28 anni dopo.... ragazzini in inter rail allora, in giro per l'Europa, meno ragazzini oggi, ma con gli stessi occhi curiosi.
Tempo così così all'atterraggio ma siamo fiduciosi, le previsioni vanno al di là delle migliori aspettative, in questi mesi di vita svedese abbiamo capito che la primavera, il sole, i primi raggi che ti riscaldano la pelle, sono un bel regalo e nulla di veramente acquisito.
Carinissimo appartamento nella zona centrale con vista spettacolare, dieci piacevolissimi minuti a piedi per arrivare al vecchio quartiere dei mercanti di Bryggen, con le sue case di legno colorate, facciate che sembrano cascarti addosso. Il nostro primo pomeriggio è una riscoperta della città, che ci sembra più grande, più densa, più trafficata... è possibile che lo sia veramente!

Passeggiamo tra il bel quartiere dove siamo noi e la città vecchia, su di noi appassionati di mare i porti hanno sempre un certo fascino... osserviamo le barche, subito aria di vacanza.
Saliamo nella parte più alta sopra la città vecchia, camminando tra alberi protetti da copertine colorate e curiose. Da su la vista è uno spettacolo.





Per cena abbiamo prenotato in un ottimo ristorante, dalle mie ricerche ritenuto uno dei migliori di Norvegia, Enjørninghen Fiskerestaurant (http://www.enhjorningen.no/)effettivamente è buono. All'interno di una delle vecchissime case di fronte al porto, parquet scricchiolante e in discesa, muri di legno, decorazione d'altri tempi. Piatti di pesce, ottimo il Baccalao, curioso e buonissimo dessert di formaggio locale lavorato tipo caramello... avevamo prenotato da Stoccolma via email.
Alle 10 passate il cielo è ancora chiaro... incominciamo ad abituarci alle lunghe giornate nordiche!
Domenica prendiamo la macchina con un itinerario ben preciso che da Bergen ci porta lungo i fiordi su fino a Flåm passando da Voss e Stalheim dove se l'hotel fosse stato aperto avremmo goduto di una vista sensazionale... invece abbiamo imparato che nelle domeniche di fine aprile meglio non dare per scontato nulla, neanche il fatto di trovare a Bergen città un bar aperto per fare colazione in modo decente. Tant'è che abbiamo potuto solo immaginare la splendida vista. Abbiamo percorso E39 e E16 in un susseguirsi di paesaggi mozzafiato, resi ancora più belli dal sole splendente che ci ha regalato riflessi stupendi di montagne ancore innevate che si affacciano sull'acqua. In certi punti il ghiaccio ricopre ancore il mare con un velo sottile, suggestivo.
A Flåm non c'è molta scelta per il pranzo, il ristorante dell'hotel, che pare molto buono, è aperto solo la sera, alla fine mangiamo una cosetta, nulla di speciale. Passeggiamo lungo il fiordo, paesaggi suggestivi.
La sera cena in un ristorantino carino in centro a Bergen, Pingvinen, cucina norvegese casalinga gustosa, ristorante semplice e senza pretese, ma buono e non eccessivamente caro (standard norvegese)http://www.pingvinen.no/
Lunedì mattina la città sembra rianimata, negozi e caffè aperti, gruppi compatti di turisti. Il tempo è straordinario, prendiamo la funicolare per godere dall'alto di un panorama mozzafiato sulla città e i fiordi circostanti ...
Scendiamo a piedi per tre piacevolissimi chilometri di passeggiata, c'è anche chi la fa in salita, di corsa, spingendo passeggini. All'arrivo in basso ringraziamo di essere partiti non troppo tardi questa mattina, la coda adesso per salire con la funicolare è veramente lunga. Passeggiamo lungo il porto e ci sediamo per il pranzo al mercato del pesce, indicato dalla guida, ma abbastanza deludente. All'interno banchi e ristorantini, sicuramente siamo cascati male. Servizio pessimo, piatti così così...
Alle due abbiamo prenotato il giro in battello da Bergen fino a Mostraumen con https://rodne.no/fjordcruise/
Giro splendido che in realtà arriva fino a Mo, ben oltre Mostraumen, villaggetto in fondo al fiordo, di 200 anime, collegato con la strada a Bergen solo dalla fine degli anni 70.... prima ci volevano 12 ore per andare in città!
Tre ore in tutto di paesaggi mozzafiato che culminano con l'arrivo della barca sotto una suggestiva cascata dalla quale l'equipaggio recupera con un secchio freschissima e purissima acqua da distribuire ai passeggeri.

Questa è una delle poche crociere prenotabili a fine aprile, molta più scelta da maggio in poi, quando le temperature più clementi rendono sicuramente questo tipo di attività più attraenti!

Ritorno al porto sempre con uno splendido sole, i colori del mare e del cielo esaltano quelli delle case, lo spettacolo è incredibile.
Cena al Colonialen Litterarhuset  ottimo ristorante, decorazione moderna e essenziale, piatti curati e ben presentati, servizio cortese e attento.
Dopo tre giorni baciati dal sole, la pioggia ci ha svegliati per il primo maggio, il piano B è d'obbligo per arrivare fino alla partenza...i musei potevano essere una valida alternativa, ma oggi è festa e sono chiusi. Come tutto del resto in città. Per fortuna la pioggerella è leggera, decidiamo di ripartire un po' alla scoperta dei dintorni di Bergen, in macchina andiamo verso Sotra, un susseguirsi di scorci da togliere il fiato, insenature con casette rosse che si affacciano nel mare, natura splendida, isolotti qua e là.
Ovviamente non proviamo neanche a cercare un posticino per pranzare, in giro non c'è anima viva. Rientriamo verso Bergen all ora di pranzo e passeggiando ricapitiamo per caso di fronte al ristorante di due sere fa, mangiamo bene, polpette in stile svedese, formaggi locali, agnello.
È arrivato il momento di rientrare verso l aeroporto, tra fare il pieno e riconsegnare la macchina, meglio sempre essere un po' in anticipo sui tempi.
Come tutti gli aeroporti scandinavi anche questo è piacevole e pulito.
Ci aspetta un volo per Oslo e un successivo per Stoccolma, oggi niente volo diretto come invece abbiamo avuto sabato, ma va bene lo stesso.
Abbiamo passato un bel week end lungo, un ponte del primo maggio che non festeggiavamo da anni, in Usa, si lavora e si va a scuola, labor day è a settembre e sempre di lunedì... niente ponti!
Considerazioni generali
Norwegian come sempre si è rivelata un ottima scelta di compagnia aerea, personale cortese e aerei puntuali e nuovissimi.
La Norvegia è splendida, i norvegesi gentili ma, come dire, con meno classe degli svedesi.
La vita è carissima anche per chi arriva come noi dalla non super economica Svezia.
La qualità del cibo è alta, proprio come in Svezia la cucina è moderna e curata, con una certa ricercatezza nelle presentazioni.
La cucina tradizionale è semplice ma gustosa.
Il nostro appartamento preso su airbnb era veramente carino, con una vista spettacolare, come sempre la scelta di un appartamento agevola la vita famigliare, colazione a casa più piacevole, per il resto pranzi e cene sempre in giro.