sabato 3 marzo 2018

Quel rifugio lassù in montagna...

Nella nostra storia familiare, fatta di viaggi e esperienze varie vissute intorno al mondo, un posto in particolare torna sempre alla memoria quando si parla di " peggio di così non si può fare" o meglio "peggio di così la mamma non può fare..."
Dolomiti, Val Pusteria
2007 Giappone, voglia di immersione nella vita giapponese, come se i nostri splendidi week end ai piedi del Fuji-San non bastassero. Qualche giorno di vacanza a scuola delle bambine e mi dico che sarebbe bellissimo avventurarci altrove, in un Giappone ancora più verace... e così ci ritrovammo a Sado, isoletta nel Mar del Giappone, abbandonata dal mondo occidentale di sicuro ( unici 5 occidentali noi), e per fare ancora più rustico e completamente nipponico prenotai il famoso minshuku, sorta di bed and breakfast locale. Beh il minshuku di Sado è passato alla storia, con il suo stanzone illuminato al neon, il riscaldamento funzionante a 100 yen all'ora ( monetine da inserire ovviamente ad ogni ora per aver un po' di tepore), la 
vasca comune per lavarsi (comune per tutti gli ospiti non solo per noi 5), la proprietaria secca e autorevole che mi osservava con occhi vigile srotolare i futon, la colazione di seppie crude e freschissime alle sette del mattino... ( e alle sette del mattino l'incontro con la seppia gommosa anche se freschissima non predispone ad affrontare la giornata nel modo migliore)
isola di Sado, novembre 2006



Al minshuku di Sado si arrivava percorrendo una strada lunghissima in mezzo al nulla, dove al fondo come premio si intravvedevano nella nebbia porta e finestre di un edificio tipicamente giapponese nella sua bruttezza.
Bambine reduci da notte nel minshuku con colazione di seppie
Beh fino a ieri pensavo che il Minshuku di Sado sarebbe rimasto imbattuto nella nostra memoria familiare, ben impresso da anni e anni di abortiti confronti con altri errori di valutazione vacanziera ( la casa di Essaouira di questa estate si era timidamente avvicinata ...)
Ultima cena nelle Dolomiti dopo la nostra settimana bianca 
che ci ha visti alternare discese su piste innevate e scoperta di ottimi manicaretti locali. Decidiamo di scegliere con attenzione un buon ristorantino per rientrare a Stoccolma le papille in festa per questa ennesima avventura gastronomica. Ci lasciamo guidare dalle buone recensioni trovate online e ci avventuriamo su per i bricchi alla ricerca di quello che doveva essere il Ristorante con la R maiuscola delle nostre vacanze.
Avevamo anche prenotato per paura di non trovare posto, per essere sicuri che non ci sarebbero stati intralci al nostro piacere gastronomico.
Con la macchina percorriamo motivati una strada di montagna sempre più stretta curva dopo curva, da un lato a picco la valle, dall'altro la neve e il nulla. Il navigatore sembra sicuro di sé e fiduciosi seguiamo la strada, nel buio, mentre fuori le temperature toccano i - 10 e il ghiaccio sulla strada si fa sentire.
Intravvediamo delle luci, una freccia indica la direzione, due macchine parcheggiate nel piazzale, tra me e me penso nell'ordine che 1) forse la prenotazione era superflua e che 2) chi ha voglia di avventurarsi fino quassù per una cena?
Un gatto ( probabilmente congelato) fa la guardia davanti alla porta, entriamo compatti in un corridoio silenzioso e 
poco illuminato, alla nostra destra una porticina si apre ed esce una signora. 
corridoio vuoto
"Ho prenotato per tre" le dico... sorride e annuisce, ci fa strada fino ad una porta successiva, la sala ristorante.
Accende le luci entrando su una serie di tavoli apparecchiati e vuoti. Siamo liberi di sederci dove vogliamo, non c'è nessuno. Ci guardiamo un po' stupiti ma ormai non abbiamo scelta, sembra uno di quei film in cui l'allegra famigliola in gita si trova di colpo vittima di qualche folle.
Il menù è quello tipico del luogo, quello che abbiamo consultato tante volte in questi giorni. Sembra persino troppo ricco per i posto vuoto, completamente vuoto.
Ordiniamo, aspettiamo ci guardiamo intorno.

La cena è mediocre. Siamo sempre soli, lei prende gli ordini, ci serve, va in cucina... ho persino il sospetto che il cuoco di cui da lontano sembra sentirsi una fievole voce sia tutta una finta, e sia lei a correre in cucina e ad indossarne le vesti come un abile illusionista.
Il silenzio intorno a noi è spiazzante. Quando Camilla va in bagno dico a Paolo , " se non torna tra cinque minuti andiamo..." 
ho letto troppi libri gialli, tra  Camilla Läkeberg e Viveca Sten ormai la mia fantasia fa voli incredibili.
Camilla ritorna descrivendoci strane porte con strane chiavi...
Durante la sua assenza abbiamo cercato di intavolare un minimo di conversazione, risultati molto scarsi, come risposte la signora mugugna...
Paghiamo rapidamente e risaliamo in macchina, nel freddo, ci lasciamo il ristorante alle spalle, pian piano le luci si fanno meno nitide, fino a sparire. Ridiamo in macchina per questa cena surrealista, ridiamo contenti di allontanarci e tornare ad un mondo normale...

Caro minshuku di Sado dopo anni di onorato servizio come protagonista dei nostri racconti familiari, da oggi hai un nuovo compagno di avventure il ristorante tirolese fantasma che forse non esiste neppure ma è solo frutto della nostra immensa fantasia!



2 commenti:

pinguino ha detto...

Giulietta sei un mito!! a questo punto non ti inviterò mai in svizzera a provare i ristoranti tipici svizzeri nei vari paesini, non in centro a zurigo ovvio, perché molti sono cosi..signora che mugugna compresa! Devo dire che come te forse io conosco meglio le montagne della val d'Aosta, dove gli autoctoni mi sono sempre sembrati freddi e di poche parole, ora che frequento il sud tirolo mi rendo conto che al confronto i valdostani sono fin troppo cordiali ;-)
Una cosa che per me funziona coi sudtirolesi è parlare tedesco, se parlo tedesco si sciolgono e non stanno più zitti, se parlo italiano...freddo glaciale e risposte spicce! Ah io parlo tedesco e loro rispondono nel loro dialetto, pseudo tedesco, ma ormai abituata allo svizzero riesco a seguirli abbastanza..quello che non capisco non era importante!
Come dice mio figlio: mamma ma qui è italia no? e io..si piccolino è italia ma si parla tedesco :D
I canederli pero' hanno il loro perché, idem lo strudel di mele..gnam gnam..

Giulietta Saconney ha detto...

Esatto la chiave è parlare tedesco... comunque cucina strepitosa, canederli ottimi!