sabato 3 febbraio 2018

Il voto

Ed eccoci  di nuovo, anno di elezioni. Noi non voteremo anche questa volta e non per mancanza di buona volontà, ma perché, come sempre le lentezze burocratiche della nostra Italia, fanno da ostacolo. Ci vogliono mesi perché un passaggio di residenza da una circoscrizione aire ad un'altra venga registrata (l'aire è l'anagrafe degli italiani residenti all'estero), e senza questa registrazione non si è ufficialmente residenti nella nuova circoscrizione e quindi niente voto!
Ci sarà chi penserà: bene quattro  italiani* residenti all'estero in meno ad esprimere opinioni su un Paese nel quale non vivono, quindi ovviamente con gli occhi foderati di prosciutto e incapaci di esprimere un giudizio pertinente. Annosa diatriba che salta fuori ad ogni elezione. Perpetua discussione intorno ad un diritto irrevocabile, che è appunto quello del voto.
Premetto che sarei stata negli anni contentissima di barattare il mio voto in 
Italia con quello di uno dei Paesi in cui ho vissuto e pagato le tasse, proprio per il sacrosanto diritto di scegliere la classe politica che deciderà come e dove spendere i miei soldi e come e cosa fare per il mio benessere di cittadino. Ma non funziona così, si vota per il Paese di cui si possiede la nazionalità e non in cui si risiede.
Allora mi tengo stretto il mio voto e come ogni volta mi fa una rabbia pazzesca che qualcuno si erga contro diritto che abbiamo di esprimerci come qualsiasi cittadino italiano.
Il voto degli italiani all'estero fa paura, fa paura perché quando si è lontani, spesso, non sempre ma spesso, si può avere una visione più chiara da un lato dello sfacelo del proprio Paese e dall'altro di quello che i Paesi civilizzati danno in cambio ai cittadini, e di conseguenza questo si riflette nel voto.
E fa rabbia. Tante volte ho sentito dire ma perché esprimete giudizi su cose che non sapete? Ma perché fate confronti? Ma perché mettete il dito là dove fa male?
Tutte le volte che un italiano lontano dall'Italia prova a dire: ma certo questo è quello non funzionano, ma certo la nostra classe politica fa paura (riesumare anche Berlusconi è veramente il fondo più profondo), la scuola, italiana va a rotoli (un'insegnante di ruolo dopo anni viene sbattuta fuori solo perché finalmente tre genitori si sono resi conto che era semi analfabeta, ma era lì di ruolo, passata attraverso esami e concorsi). Negli ospedali medici e infermieri non hanno i mezzi per compiere in modo dignitoso il loro lavoro ( coperte e cuscini vanno portati da casa, e questo non nel profondo sud ma nelle grandi città del nord). E potrei continuare ma smetto.. beh ogni volta che osiamo dire forse se si incominciasse a combattere veramente l'evasione fiscale, forse se il clientelismo e il nepotismo la smettessero di farla da padrone, forse se la meritocrazia  incominciasse a prevalere, forse se si incominciassero a dare soldi a scuola e università per creare la classe dirigente di domani, crearla solida, con principi sani, forse se la smettessimo di lamentarci di chi ci governa senza cambiare mai radicalmente il sistema perché alla fine boh va bene così, forse se si diventasse un po' meno individualisti e si guadasse un po' di più al bene di tutti.... beh saremmo a cavallo e allora anche il voto di chi, come me, come noi, vive in realtà molto diverse ( grandiosa la Svezia!) sarebbe visto come un qualcosa di importante per cambiare il sistema.



  • Chiara dovrebbe votare per la prima volta anche lei, neo diciottenne, una voce nuova, una voce intelligente.....

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