mercoledì 21 febbraio 2018

Ma stiamo scherzando??

Adesso non voglio fare sempre la criticona, passare per quella che ha sempre qualcosa da ridire sull'Italia, lungi da me. Adoro il mio Paese con i suoi mille difetti e con il mio sguardo lontano, abituato ormai ad orizzonti diversi, colgo forse spesso sfumature leggermente irritanti.
Periodo di pre-elezioni, periodo di campagne elettorali. Si legge ci si informa. Come cittadini all'estero abbiamo conquistato a fatica il nostro diritto al voto senza doverci sobbarcare spese di viaggio, abbiamo i nostri candidati, abbiamo anche liste, a volte, diverse da quelle presentate in terra nostrana...
Beh ecco allora per i votanti all'estero nella circoscrizione America del Nord e del Sud, ecco comparire una lista che da giorni e giorni fa parlare di sé: free flights to Italy, no non è uno scherzo, o almeno non completamente. La lista esiste, è lì ad aspettare i suoi voti, ma tutto ciò che le ruota intorno sembra una bella presa per i fondelli nei confronti del Paese tutto. ( Qui trovate un articolo )
Ecco allora la domanda sorge spontanea, ma com'è possibile che qualsiasi stordito nel nostro Paese raccogliendo un po' di firme possa andare a gonfiare e confondere il numero di liste in lizza per le elezioni?
È vero che la politica nel nostro Paese ha più il sapore di una grande fiera dei balocchi, che di un posto reale in cui si difendono i cittadini e si costruisce il Paese. Francamente tra l'ex comico in vena di protagonismo, il vecchio vizioso  plastificato, e una serie di individui poco concreti che sembrano mossi solo da smania di protagonismo, c'era già ampiamente da piangere... adesso abbiamo anche i burloni misteriosi, ma dove stiamo andando?
Dopo la pornostar in parlamento di non lontana memoria, ormai abbiamo fatto il callo a queste stravaganze, ma adesso è arrivato il tempo di cambiare per davvero, apriamo gli occhi per ricostruire un Paese si deve smettere di scherzare e incominciare a fare le persone serie, incominciando dal votare persone concrete con idee concrete...
Non cerchiamo colpe al di fuori: Europa, immigrati, crisi mondiale. No l'Italia va male perché è colpa sua e se continuiamo ad accettare cose come questa non potremo mai uscirne fuori e rialzare la testa.

martedì 20 febbraio 2018

vita d'expat...

Partire.
Fermarsi un giorno.
Mettere radici.
Continuare a saltellare da un Paese all'altro.
Vivere in un susseguirsi di sfide.
Fare e disfare scatoloni.
Ricostruire il proprio mondo dall'altre parte del mondo.
Imparare lingue nuove, comportamenti nuovi
Rimettersi in gioco sempre.
Salutare amici.
Incontrare gente nuova.
Tuffarsi nella mischia.
Lanciarsi nel vuoto.
Lacrime agli occhi, paura, gioia immensa.
Scoperte continue.
Pensieri multilingue.
Cucine esotiche.
Aerei, aeroporti.
Attese.
Container che attraversano oceani.
Mani che si intrecciano.
Abbracci eterni.
Taxi che corrono verso aeroporti lontani.
Telefonate confuse.
Computer che ci trasmettono vite lontane.
Figli che crescono con mille radici.
Radici sparse.
Posti nuovi da chiamare casa.
Paesaggi familiari che di colpo spariscono.
Nuove strade.
Adrenalina a mille.
Vie dai nomi impronunciabili.
Casa ovunque.
Casa ogni volta.
Anni di ricordi che si accumulano, mai uguali.
Nessuna routine.
Confusione.
Sorrisi.
Felicità.
Semplicemente vita. Vita lontano. Vita in Paesi che diventano casa il tempo di impiantare radici. Vita fatta di scoperte continue, quelle scoperte che ci fanno sentire vivi. Vita di cui costruiamo con forza ogni passo, con la voglia di nuovo che ci spinge, incapaci di sederci e tirare il fiato. Vita d'expat sempre in movimento ma che ci trasmette quell' adrenalina incredibile  che non scambierei con nulla di diverso.

venerdì 16 febbraio 2018

La mia vita tra una billy e un klippan

Mi si sta aprendo un mondo, ecco tipo Alice nel Paese delle meraviglie io sono in quello dell´Ikea e dopo anni e anni a ripetermi nomi irrepetibili appioppati ad oggetti sobri e passe par tout, adesso so, capisco, il mio mondo giallo e blu ha un senso!
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E se Ikea l´avessiomo inventato noi italiani, come avremmo chiamato cosa?
L´armadio PAX che in tanti abbiamo o abbiamo avuto variamente modulato introduce semplicemente PACE nelle nostre case
Stando comodamente seduti sul divano Söderhamn è come fossimo di colpo trasportati in un sicuro e potettivo porto del sud, sicuramente molto più comodi che sul famossissimo KLIPPAN, scogliera, uno ha già male alle chiappe al pensiero di essere seduto sul duro vista mare !. Tra i due a questo punto scegliamo una via di mezzo e stravacchiamoci per un momento su SANDBACKEN, la collina di sabbia... sento già il sole che brucia la pelle...e se poi davanti mi ci metto per un momento DOPPA, il tappetino della doccia,  ecco il tuffo che mi manca, senza muovermi da casa e dagli zero gradi di Stoccolma! Posso anche decidere di appoggiare i miei piedi delicati sul tappeto VINDUM, vento in islandese, ma non so non mi sento mica tanto sicura, me lo immagino di colpo arruffarmi i capelli e sollevarmi la gonna! (eh si tutti i Paesi scandinavi danno il loro contributo al vocabolario del paese della Billy, ops dell´Ikea)
Nel bagno ha sicuramente il suo posto la scatola portaoggetti GODMORGON, perché il buongiorno si vede dal mattino, il  porta rotolo di legno RAGRUND, semplice lineare perché greggio si accompagna allo scopettino HEJAREN, montone, e te lo vedi pulire che e una delizia!
Invece il dispenser per il sapone TACKAN da noi sarebbe stato PECORA e francamente chi avrebbe avuto voglia di lavarsi le mani con una pecora?
Per dormire comodomande e senza fronzoli direi che SVARTA, nero, e quel che ci vuole sempre che uno non abbia poco spazio (che di spazio non se ne ha mai abbastanza) e si compri uno STUVA, stivare, nel quale sentirsi un po' ordinatamente riposto da qualche parte!
Per ricoprire il mio letto non sono certa che le lenzuola tuvbräcka, saxifraga cespitosa, fiore artico alpino, siano la soluzione più comoda....e non mi sento neanche tanto pronta a coricarmi sotto il copripiumino DVALA, ibernazione, come dire un po' freddo no?
Forse optare per un lenzuolo blåvinda, tricolore convolvolo, delicato fiorellino violetto mi farà sentire più tipo colazione sull'erba notturna.
Se poi ti illumini con una lampada växjö, väx jö = crescere, ti aspetti che da un giorno all'altro da semplice lampadarietto diventi un meraviglioso lampadario di cristallo per illuminare un immenso salone! Anche se onestamente preferisco illuminare la mia cucina con un molto, ma molto più romantico NYMÅNE, luna di miele. a meno di optare per una lampada Hemma, a casa , nella sua semplicità di nome e di fatto e quella che più si addice e  meglio sta  tra le quattro mura domestiche
Al di là dei nomi ai quali oggi come oggi riesco appunto a dare un senso( si vede che studio, che avanzo, che progredisco e che il gatto tra un po' si impicca per non sentirmi più  parlarle in svedese -l'unico essere umano, insegnante a parte , con il quale per il momento mi diletto nel linguaggio ikea...).. e lo spirito d'Ikea che mi sembra veramente riassunto bene nella vita svedese di tutti i giorni, quel senso di equilibrio di cui ho parlato QUI, il lagom, l'equilibrio, il non troppo non troppo poco, la vita senza eccessi, la sobrietà.
Ogni casa, ogni ristorante, ogni spazio è intriso di questo spirito lineare e semplice, racchiuso nelle Billy di mondiale utilizzo. Ogni casa, ogni spazio sembra un po' uscito dritto dritto da un catalogo Ikea, tutto e un po Billy in questo Paese, e tutti se non una Billy hanno almeno un mobile Ikea nelle loro case, per spirito nazionalistico forse, loro hanno billy noi abbiamo la pasta, punto!
E poi si le polpette di Ikea esistono al di fuori di Ikea e sono molto, ma molto  più buone di quelle proposte in giro per il mondo in numero variabile che va dalle 4 in Giappone alle 12 in America (Paese che vai porzione che trovi), qui la polpetta è tradizione, fuori e dentro l''Ikea, anche se non c'entra nulla ma volevo dirvelo!

Trevlig helg! (buon week end... potrebbe essere il nome di un nuovo prodotto)

martedì 13 febbraio 2018

Di cattiveria gratuita e piccole meschinità...

La prossima vita nasco uomo. 
Rapporti semplici, schietti, diretti.
Le donne sono complesse, disarticolate, si attaccano e non mollano.
Quando ero bambina e ragazzina avevo mille amici maschi, proprio perché non mi piacevano i sotterfugi, i giochetti, le cattiverie gratuite.
Poi crescendo ho avuto tante amiche donne, amiche con le quali ho costruito relazioni forti che hanno resistito ai miei spostamenti, ai loro spostamenti, al nostro incrociarci da una parte all'altra del mondo. Ho teso mani, ho aperto il mio cuore, mi sono appoggiata per andare avanti. Ho chiesto e dato consigli, ho riso, raccontato, mandato messaggi.
Poi ci sono volte in cui ti svegli apri gli occhi e di colpo quella che pensavi fosse un'amicizia ti rendi conto che è stata tutta una finta, una messinscena senza perché.
Rimani lì a pensare dove hai sbagliato, che passo falso hai fatto, perché così tanto odio ti viene riversato contro, perché c'e chi gode a fare del male gratuito, a inventare storie insensate, a distruggere quello che hai fatto...

Rimani lì scosso da un brutto sogno, sei grande, sei adulto, non trovi un senso al non senso ma alla fine ti rassegni, e poi ti alzi, forse ancora più forte, come se anche queste fossero cose che fanno avanzare.... quello che sei e che fai le parole non potranno distuggerlo e cancellarlo, le  storie inventate troveranno terreno fertile solo tra chi non è capace di formulare pensieri propri, solo tra chi è come l'autore di tanta meschinità...e allora alla fine meglio così avanzerai più leggero ma sempre felice, lasciando coloro che si nutrono di piccole cattiverie nella loro piccola vita senza gioia e sicuramente senza amicizia vera....

lunedì 12 febbraio 2018

l'importanza della gita

Quando andavo a scuola io, tra la metà degli anni 70 e la fine degli anni ottanta la gita scolastica, almeno nelle mie scuole, era merce rara, anche solo l'uscita in giornata si faceva attendere ed era accolta con lo stesso entusiasmo di un viaggio sulla luna.
Se alle scuole elementari una delle pochissime uscite fu la visita della centrale del latte di Torino, cosa che ricordo come se fosse ieri, non per la bellezza della scampagnata in sé, ma perché il giorno prima i miei genitori ebbero un grave incidente di macchina e la mia mamma era in coma e io fui obbligata comunque ad andare a scuola e a svagarmi, mentre a mia sorella di tre anni più grande fu concessa la visita in ospedale...visitai la centrale del latte in un misto di pensieri tra i quali non lo nego la forte gelosia nei confronti di mia sorella che venne considerata più grande e solida per vedere la mamma in quelle condizioni....
Alle medie non andò meglio, tra la Certosa di Pavia e la gita sul lago di Como a recitare pezzi dei  Promessi Sposi, entrambe in giornata.
Al liceo ci furono tre giorni a Venezia, la settimana di scambio con il liceo locale a Nuoro e il gitone a Ravenna e Ferrara dove la scuola decise di farci accompagnare anche dal bidello, oltre che dagli insegnanti, il quale passava la notte seduto su una sedia nel corridoio dell'hotel a impedire scorribande notturne.
Nessuna di queste gita aveva di per se un vero scopo educativo, certo c'era il visitare, magari anche posti nuovi, ma nulla di particolarmente stimolante, benché sia ben felice di aver condiviso quei momenti con i miei compagni, adesso da adulta non ne capisco il senso.
La gita scolastica dovrebbe essere ogni anno parte integrante del programma, due, tre, quattro giorni fuori dal contesto scuola a vivere l'apprendimento in modo più rilassato e a vivere lo stesso rapporto con gli insegnanti in modo diverso, in un contesto diverso.
Svecchiare la scuola e l'insegnamento vuol dire proporre anche qualcosa che va oltre i soliti schemi, integrando competenze che non necessariamente si imparano sui banchi di scuola, ma che sono fondamentali per la crescita dei nostri ragazzi.
Questo non vuol dire andare necessariamente lontano, ma farlo in modo costruttivo, anche solo a un'ora di treno ma con uno scopo appunto di apprendimento non canonico.
Quando vivevamo in Giappone, Federica ebbe la fortuna di fare diverse gite scolastiche, una all'anno, e tutte e tre in posti diversi, mirate all'approfondimento di conoscenze relative al Giappone, immergendomi bambini in modo più profondo nella cultura che ci ospitava, per dare un senso ancora maggiore al loro vivere nel Paese del Sol Levante. Ogni giorno ai bambini venivano proposte attività legate appunto alla cultura giapponese nelle sue diverse forme, dalla calligrafia alla produzione di prodotti tipici, tutti piccoli tasselli che in aggiunta alle materie scolastiche aiutano indubbiamente a formare personalità curiose di tutto.
Quando vivevamo in India tutte e tre partirono alla scoperta del Paese, Camilla sei anni a due ore di auto da Chennai, il che poteva già essere una grande avventura di per sé, e le due grandi andarono in gita all'Himalaya, trovandosi diverse volte in situazioni che le facevano andare ben oltre le loro zone di confort di ragazzine bianche espatriate in un paese molto povero, e questo è un enorme insegnamento.

Camilla oggi é in Nepal nel quadro di un progetto al quale collabora con entusiasmo dall'inizio dell''anno scolastico per aiutare una scuola molto povera nelle zone rurali nepalesi. Esperienza grandiosa sul campo e anche esperienza estremamente arricchente per tutto il lavoro fatto a monte della partenza. Questi ragazzini si sono trovati ad interagire con grandi azienda, a esporre il loro progetto davanti ad adulti sconosciuti, a mettere in campo idee e tirar fuori soluzioni. Da oggi per tutta la settimana "insegneranno" nella piccola scuola, contribuendo in qualche modo ad un mondo migliore.


Sono partiti con le sacche piene di scarpe e di materiale scolastico, rientreranno a Stoccolma con stupende immagini e un'esperienza di vita senza pari.

Ogni gita, ogni piccolo tassello raccolto in quelle gite ha contribuito a creare le ragazze che sono diventate oggi. Ogni gita serve come elemento indispensabile per la loro crescita, per quel percorso lungo e intenso che da bambini li fa diventare adulti.
Certo c'é chi sosterra' che  molto più semplice organizzare gite in ambienti socio economici agiati come quelli che gravitano intorno alle scuole internazionali, ed é vero indubbiamente, anche se quando vivevamo in Giappone la scuola portava avanti una politica di non esclusione con da un lato il controllo dei costi delle gite e dall''altro l'aiuto a chi non poteva pagare o poteva contribuire solo in parte. E anche questo é un bell'



insegnamento, si parte ma tutti insieme, si scopre ma tutti insieme, nessuna differenza, nessuno escluso!
Buona gita!

mercoledì 7 febbraio 2018

Scuole nel mondo

Eccomi di nuovo qui a parlare di scuola... oggi prendevo un caffè con un gruppetto di amiche, tutte di nazionalità diverse, l'americana, l'israeliana, l'olandese, anzi le olandesi erano due, ed io, l'italiana.(potrebbe essere l'inizio di una barzelletta...)
 Parlavamo di scuola, della scuola internazionale che per tutte noi è la scuola dei nostri figli ma non è stata la nostra. Siamo arrivate all'argomento perché per i nostri figli, tutti nello stesso grade, il 10, è quasi giunto il momento di scegliere le famose materie per l'IB, le materie che per i prossimi due anni approfondiranno fino alla nausea e delle quali sosterranno gli esami e aggiungerei grazie alle quali, scelta e risultati, entreranno o no, nell'università dei loro sogni...
Ecco il sistema IB è tutto da scoprire per noi, esattamente come lo sono stati i due precedenti, americano e francese, e anche questa volta sarà sulla pelle di  una delle nostre figlie che ci faremo le ossa!
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Come sempre procederemo a tentoni, ma per fortuna lei, la studentessa in questione, capirà più in fretta e ci aiuterà a guidarla nelle scelte giuste, o forse ci guiderà semplicemente a capire le sue scelte...
Un nuovo sistema scolastico, nuovi modi dî procedere, approcci diversi, differenze anche nel modo di valutare... ecco ripartiamo ancora una volta da zero.
Quattro sitemi scolastici al mio attivo, tre e mezzo al loro, perché diciamo che l'italiano l'hanno solo sfiorato nei tre anni al liceo internazionale di Saint Germain, e tutto questo alla faccia della nostra decisione iniziale del tipo: daremo continuità nel sistema scolastico, non saltelleremo da una scuola all'altra, saltelleremo si per il mondo, ma loro avranno un filo conduttore.... tra il dire e il fare poi c'è di mezzo l'oceano e mezza America, e allora i nostri principi hanno incominciato a vacillare e allora non ci è sembrato poi terribile cambiare percorso in corsa, tanto si sa i ragazzini alla fine si adattano a tutto.
Non ci è andata troppo male, anzi direi piuttosto bene, e sono quasi sicura che un giorno ci ringrazieranno della capacità che abbiamo dato loro di adattarsi al nuovo... certo un po' senza sçelta ma tant'è...
Forti di un primo cambiamento un ulteriore non ci è sembrato complicato, tanto più che questa volta non è cambiata neppure la lingua, avremmo potuto piombare in tuffo nel sistema svedese e li ci sarebbe stato da ridere... invece siamo nel sistema internazionale, quello dell'IB e dell'MYP.
Allora leggiamo fogli, ci informiamo, ne accettiamo nuovi approcci, rigidità sconosciute, pagelle di 13 pagine (non esagero), progetti interessantissimi, scelte di materie per tutti i gusti.
E di tutto questo cos'ho capito?
 Ho capito che conosco 4 sistemi scolastici, tutti diversi tra loro, tre anche per lingua, tutti quanti per approccio e priorità. Non posso neppure paragonarli, hanno pregi e difetti, hanno eccessi e limiti, hanno priorità diverse, ma alla fine portano tutti alla stessa cosa, preparano i ragazzi a diventare grandi, ad affrontare il passaggio successivo, e questo lo faranno chi con più nozioni di storia, chi con molta più matematica, chi con personalità solide costruite con fiducia in se stessi instillata a grandi dosi, chi con un buon equilibrio tra accademico e ludico... insomma metodi diversi che portano tutti allo stesso incredibile risultato: formare dei giovani adulti con il mondo in mano e la capacità di affrontarlo.


sabato 3 febbraio 2018

Il voto

Ed eccoci  di nuovo, anno di elezioni. Noi non voteremo anche questa volta e non per mancanza di buona volontà, ma perché, come sempre le lentezze burocratiche della nostra Italia, fanno da ostacolo. Ci vogliono mesi perché un passaggio di residenza da una circoscrizione aire ad un'altra venga registrata (l'aire è l'anagrafe degli italiani residenti all'estero), e senza questa registrazione non si è ufficialmente residenti nella nuova circoscrizione e quindi niente voto!
Ci sarà chi penserà: bene quattro  italiani* residenti all'estero in meno ad esprimere opinioni su un Paese nel quale non vivono, quindi ovviamente con gli occhi foderati di prosciutto e incapaci di esprimere un giudizio pertinente. Annosa diatriba che salta fuori ad ogni elezione. Perpetua discussione intorno ad un diritto irrevocabile, che è appunto quello del voto.
Premetto che sarei stata negli anni contentissima di barattare il mio voto in 
Italia con quello di uno dei Paesi in cui ho vissuto e pagato le tasse, proprio per il sacrosanto diritto di scegliere la classe politica che deciderà come e dove spendere i miei soldi e come e cosa fare per il mio benessere di cittadino. Ma non funziona così, si vota per il Paese di cui si possiede la nazionalità e non in cui si risiede.
Allora mi tengo stretto il mio voto e come ogni volta mi fa una rabbia pazzesca che qualcuno si erga contro diritto che abbiamo di esprimerci come qualsiasi cittadino italiano.
Il voto degli italiani all'estero fa paura, fa paura perché quando si è lontani, spesso, non sempre ma spesso, si può avere una visione più chiara da un lato dello sfacelo del proprio Paese e dall'altro di quello che i Paesi civilizzati danno in cambio ai cittadini, e di conseguenza questo si riflette nel voto.
E fa rabbia. Tante volte ho sentito dire ma perché esprimete giudizi su cose che non sapete? Ma perché fate confronti? Ma perché mettete il dito là dove fa male?
Tutte le volte che un italiano lontano dall'Italia prova a dire: ma certo questo è quello non funzionano, ma certo la nostra classe politica fa paura (riesumare anche Berlusconi è veramente il fondo più profondo), la scuola, italiana va a rotoli (un'insegnante di ruolo dopo anni viene sbattuta fuori solo perché finalmente tre genitori si sono resi conto che era semi analfabeta, ma era lì di ruolo, passata attraverso esami e concorsi). Negli ospedali medici e infermieri non hanno i mezzi per compiere in modo dignitoso il loro lavoro ( coperte e cuscini vanno portati da casa, e questo non nel profondo sud ma nelle grandi città del nord). E potrei continuare ma smetto.. beh ogni volta che osiamo dire forse se si incominciasse a combattere veramente l'evasione fiscale, forse se il clientelismo e il nepotismo la smettessero di farla da padrone, forse se la meritocrazia  incominciasse a prevalere, forse se si incominciassero a dare soldi a scuola e università per creare la classe dirigente di domani, crearla solida, con principi sani, forse se la smettessimo di lamentarci di chi ci governa senza cambiare mai radicalmente il sistema perché alla fine boh va bene così, forse se si diventasse un po' meno individualisti e si guadasse un po' di più al bene di tutti.... beh saremmo a cavallo e allora anche il voto di chi, come me, come noi, vive in realtà molto diverse ( grandiosa la Svezia!) sarebbe visto come un qualcosa di importante per cambiare il sistema.



  • Chiara dovrebbe votare per la prima volta anche lei, neo diciottenne, una voce nuova, una voce intelligente.....

giovedì 1 febbraio 2018

Il curling

Paese che vai sport che trovi... dopo aver passato i primi anni in California a cercare di capire le semplici regole del softball che aveva per un po’ appassionato Camilla, riuscendo solo alla fine della prima stagione a non applaudire più nel momento sbagliato,eccomi adesso 10000 chilometri più ad est ad impregnarmi degli sport locali.
Attendendo le prime partite di hockey di Camilla mi consolo con il curling
Si avete letto giusto: curling.

Mamma non hai vita” hanno dichiarato con lo sguardo incredulo le mie ragazze, nel momento in cui ho dichiarato: sabato vado al curling, con papà o senza! Credo che il papà/ marito abbia strategicamente messo un rientro dal Giappone proprio in concomitanza con l’inizio del curling per non doversi dare alla macchia senza motivo apparente.
Comunque eccomi alla serata curling organizzata dal gruppo di genitori festaioli della scuola. Credo fosse la serata più fredda da quando viviamo in Svezia e per arrivare al benedetto centro di curling ho rischiato l’amputazione di tutte le dita ormai ghiacciate e la perdita del naso ridotto ad un ghiacciolo.
Ma neanche i -9 hanno smorzato il mio entusiasmo!
E curling fu!
Piccola lezione teorica, della quale non ho capito nulla, vestizione con tanto di caschetto protettivo, scopettone (così su due piedi fa tanto Harry Potter) e scarpe speciali (destra con suola anti sdrucciolo e sinistra scivolante (sarebbe stato il contrario fossi stata mancina), piccola lezione pratica, comprensiva di qualche bella scivolata sul ghiaccio e poi per concludere partitone.
Eravamo la bellezza di 10 squadre da 5 pellegrini ciascuna, alcuni alle prime armi come me e altri più ferrati in materia. La mia squadra ha vinto e benchè io abbia anche segnato un punto, non credo di avere grandi meriti!

Come si gioca?
Allora il pezzo forte sono i 18 chili di pietra munita di maniglione, seguita da scopettone modello ti pulisco il pavimento per benino.
Il campo di gioco ricoperto di ghiaccio assomiglia ad una gigantesca pista da bowling con al fondo non i birilli ma un enorme tiro a segno.
Lo scopo è fare punti e i punti si fanno cercando di far arrivare la pietra all intento del tiro a segno.

Il campo è diviso in zone. nella prima si prende la rincorsa per dare più slancio possibile alla pietra da lasciare prima dell'arrivo alla zona numero due, azzurrina, dove la pietra potrà essere aiutata nel suo scivolare da uno o due scopettatori, il cui compito è quello scopettando davanti alla pietra o ai suoi lati, di aiutarla a mantenere lo slancio e di aiutarla a direzionarti.

Nella zona finale, che è quella del tirasegno, c'è il capitano, detto skipper, anche lui con scopa, il quale da indicazioni sulla direzione di lancio e scopetta nel caso fosse necessario.
Nello stesso tempo gli avversari possono scopettare anche loro, in modo che la pietra mantenga la velocità e non si fermi nel tirasegno ma prosegua.

Per lanciare c'è tutta una tecnica, che come il resto. Ho capito più o meno. Ma consiste nel lasciarsi scivolare su un ginocchio mantenendo un po' l'equilibrio, con da un lato la scopa e dall'altra la pietra ben impugnata. Nei primi due lanci mi sono spiaccicata al suolo...
Diciamo che nei primi istanti il gioco mi ha lasciata un po' perplessa, ma poi sarà stata anche l'atmosfera divertente e la sana competizione, sono stata al gioco e mi sono anche divertita... non credo comunque che mi darò al curling regolarmente, ma almeno adesso so di cosa si tratta e faccio passi da gigante verso la mia svedesizzazione... ci si integra anche così!