martedì 30 gennaio 2018

Giorni di neve a Stoccolma...

Cronaca di una giornata qualunque, Stoccolma, fine gennaio.
Allora capiti che ti alzi una mattina, fuori c'è la neve, fa freddo, ma tu sai che ti devi vestire ed andare, l'allenamento nel parco ti aspetta, che piova, nevichi o le temperature precipitino abbondantemente sotto lo zero, poco importa. Tu vai. Cappello. Guanti. Giaccone da sci. Ecco esci come se andassi a sciare. Hai un po' freddo per i primi cinque minuti, ma poi pian piano e come se quei meno cinque non ci fossero neppure. 
Sei in simpatica compagnia, le stesse indistruttibili del martedì, quelle che come te sfidano il ghiaccio ( e tu lo sai quanto fa male scivolarci sopra inavvertitamente), quelle che come te alla fine non ne possono fare a meno, anche se l'aria gelata cti entra dentro mentre corri, anche se pian piano togli gli strati che ti avvolgono, per poi rimetterli rapidamente...
Un'ora e dopo il solito caffè a scaldarci le mani e le ossa....
E poi ridendo e scherzando ti avvii verso casa, con le tue amiche, e tu assolutamente poco people, assolutamente incapace di riconoscere un qualsiasi personaggio da copertina patinata, ti ritrovi al parco a pochi passi da casa tua, quello dove ogni tanto vai a pattinare, quello di fianco alla posta dove recuperi e spedisci pacchetti.

Un po' di polizia, ma neanche tanta. Un po' di gente, ma neanche tanta. Dei ragazzini sulla pista ghiacciata che giocano a hockey. Un principe e una principessa con i cappelli di lana ben
calzati, e se tu li avessi incrociati senza saperlo forse non li avresti neanche riconosciuti, gente come noi avresti pensato, avvolti nei loro giacconi invernali, le guance arrossate dal freddo... e allora stai al gioco, un po' paparazzo, un po' divertita, ti becchi a cercare l'angolo migliore per il tuo scatto, ti diverti a zoommare sui loro visi, hai il tuo momento da curiosa, poi ti rimetti i guanti che le mani sono gelate, e ritorni alla tua vita, mentre le macchine in fila indiana a gran velocità partono verso la città vecchia, il palazzo reale che gli accoglierà il tempo di un pranzo. Tu cammini verso casa, scherzi con le tue amiche per una parentesi un po leggera, anche questa è vita d'expat....

giovedì 25 gennaio 2018

Feste di compleanno idee e spunti,

Per noi gennaio rima con compleanni. Apriamo sempre l'anno alla grande con quello di Chiara e proseguiamo una settimana dopo con quello di Camilla.
Non è stato sempre semplice gestire due festeggiamenti in così pochi giorni, soprattutto appena passate le feste natalizie con bagordi e banchetti!


Abbiamo sempre cercato però di distinguere le due feste, un po' perché anche se hanno solo due anni di differenza, sono pur sempre due anni, un po' perché era giusto che ognuna di loro avesse il suo di compleanno con i suoi amici e i suoi momenti speciali.
Certo quando erano piccine erano due settimane di fuoco, in cui finita l'organizzazione di una festa partivo con l'altra. Crescendo poi  hanno sempre più partecipato con le loro idee e di conseguenza
dovevo anche adattarmi alle loro richieste.
Nei primi anni di feste, per tutte e tre mi sono sempre ispirata ad un libro che il mio papà mi regalò quando Federica aveva più o meno un anno, proprio per organizzare feste per bambini. Gli spunti sui giochi erano perfetti e adattati alle varie età, il libro era appunto diviso in compleanni per un anno, per due e così via fino si sei.
Le feste ovviamente negli anni si sono adattate oltre che all'età crescente delle fanciulle anche ai diversi Paesi e climi in cui abbiamo vissuto. Certo in California abbiamo fatto BBQ in giardino anche il 5 gennaio vestiti estivi, mentre a Parigi era sicuramente più complicato. In India abbiamo sfruttato al massimo la piscina e in Giappone l'inverno è freddo ma regala cieli blu stupendi che invitano

comunque a festeggiare fuori...
Io faccio parte poi della scuola all'aria aperta con qualsiasi tempo, devo dire che mi sono anche adattata, facendolo mio rapidamente, allo spirito dei miei Paesi ospitanti dove i bambini sono lasciati 
aperta con qualsiasi clima, senta paura del sotto zero, della pioggia o del vento e anzi se c'è la neve ci si diverte ancora di più.
Il principio base, pare, per la riuscita di una festa quando sono piccini e invitare un numero di amichetti che non superi di molto l'età del festeggiato. Sei anni sei amici.... certo non è semplice
soprattutto quando i bambini incominciano ad aver delle simpatie a veramente scegliere chi invitare, direi quindi dall'inizio della materna.
Io non sono mai stata per l'invitare tutta la classe, ho sempre lasciato le bambine decidere chi volevano o no, conscia che in una classe di 25 non tutti siano amici. Soprattutto dall'inizio ho sempre voluto i bambini da soli, la festa per bambini deve essere una festa per bambini, i genitori li depositano e li vengono a riprendere e i fratelli maggiori sono i benvenuti solo se sono quelli del festeggiato!
Nei primi anni avevo magari un paio di mamme di amichetti delle mie, veramente amiche, che rimanevano a darmi una mano, ma la festa non era un'occasione mondana per me, io per quelle tre ore ero "al servizio" dei bambini, l'animatrice, la giocoliera, mi dedicavo a loro.
Successivamente ho gestito un po' di feste in totale autonomia per poi a Tokyo farmi dare una mano dal nostro splendido baby sitter Antoine che con i suoi capelli rasta e il suo sorriso simpatico, era
adorato da tutti i bambini. L'avere un baby sitter mi permetteva di portare al parco sotto casa per qualche attività all'aperto tutti i bambini senza rischi di perderne uno per strada!
Che giochi organizzare?
Una festa va organizzata, non si può pensare che i bambini in tanti si gestiscano da soli, ne verrebbe fuori un grande caos e alla fine nessuno si divertirebbe.
Da piccole ho sempre fatto tanti giochi con la musica, tipo le sedie musicali o le belle statuine, seguiti poi da attività un po' più calme magari manuali, è sempre piacevole portarsi poi a casa una cosa fatta con le proprie mani.
Il trucco poi è sempre stato un must, negli anni sono diventata bravissima ad eseguire le richieste più
folli da disegnare sulle loro faccine sorridenti.
Un po' più grandi ho sempre incominciato con una caccia al tesoro, possibilmente da fare all'aperto, seguita da giochi tipo la corsa nei sacchi, la corsa con l'uovo nel cucchiaio, seguiti anche questi
spesso da attività manuali che vanno dalla pittura su ceramica alle collane di perline passando per 
atelier di cucina. Un grande must per chiudere le feste con un momento più calmo erano le gare di torri di kapla, un vero divertimento.

Certo il tutto richiede tempo, per organizzare, e energie, per occuparsi il giorno X della banda di marmocchi, ma la gioia negli occhi delle mie bambine mi ha sempre ripagata della stanchezza finale!
 E per le cose da mangiare?
Per preparare i mie primi buffet di compleanno mi sono sempre ispirato a quello che la mia mamma preparava per le nostre di feste, pizzette, piccoli tramezzini con la mousse di prosciutto, torte fatte in casa. Poi pian piano mi sono adeguata a quello che loro volevano e a quello che i offriva il mio nuovo Paese, ça va sans dire, che in India la mousse di prosciutto non era fattibile!
Le patatine e le caramelle ci sono sempre stati, anche se in piccola quantità. Immancabili poi i lecca lecca di nutella, semplici veloci e di sicuro successo.
Pian piano poi ho ascoltato le loro esigenze, e l'anno scorso per esempio tutt'e e due le piccole, ormai grandi e autonome nella gestione dei compleanni, hanno prima festeggiato al ristorante con gli amici
e poi sono venute a casa per il resto della festa con sleepover.
Assolutamente banditi a casa nostra per le feste, come anche solo per i pomeriggi di gioco con gli amichetti, finché non abbiamo incominciato a fare gli sleepover collegati alla festa di compleanno, sono stati i film. Che festa è per dei bambini di sei anni sedersi a guardare un film,? per me nessun
! Poi dopo a 14/15 anni fa parte della serata, ovvio, l'età vuole anche questo.

Ho sempre seguito poche regole ma utili per una festa ben riuscita:
Lista degli invitati fatta da loro senza interferenza alcuna.
No genitori se non rapidamente all'inizio e alla fine.
Attività tutte organizzate per evitare che gli spiriti si perdano o ognuno giochi nel suo angolino.
Definire gli spazi della festa. Noi di solito tra salone e giardino, se tutti vanno nelle camere diventa un caos ingestibile.
Cercare di coinvolgere tuti, ci sono sempre dei bambini restii al partecipare.
La festa deve rimanere un compleanno di bambini e ragazzi, per il matrimonio ci sarà tempo.


qualche ricettina rapida:
Lecca lecca alla nutella
comprare dei bastoncini di legno tipo quelli dei ghiaccioli o simili
disporli su un foglio di carta da forno appaoggiato ad un vassoio o piatto che possa andare nel congelatore. Riporre su ogni bastoncino una cucchiaita di nutella alla quale si portra' dare la forma desiderata. Mettere il tutto nel congelatore, fino alla festa.
Eventualmente per decorare i bastoncini mettere dei nastri colorati.

Pizzette di pan carre'
togliere i bordi del pane e tagliare le fette a meta o in quattro. Procedere come per la pizza, salsa di pomodoro e mozzarella, un filo d''olio e in forno per una quindicina di minuti.

Tramezzini di mousse di prosciutto
Per il pane procedere come per le pizzette, togliere la crosta e tagliare la fetta piuttosto in quattro per fare tramezzini più  piccini e facili da mangiare.
per la mousse mettere nel mixer il prosciutto cotto con del filadelfia o formaggio simile e un po' di panna liquida per rendere il tutto più  cremoso, spalmare la mousse su una quadratino di pane e ricoprirla con un altro. Molto più  buoni se lasciati in frigo per una notte.


domenica 21 gennaio 2018

I gruppi FB

Fino a qualche anno fa per me i gruppi erano i gruppi di amici, quelli che si ritrovano, se la raccontano, magari crescono insieme, stesso quartiere, stesso parchetto, stessi sogni e desideri. Ma questo era prima, era il mondo senza i social media. Poi sono arrivati loro i gruppi Facebook e allora il mondo è cambiato.
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Ormai diciamo che c'è un gruppo per tutto, amo il gelato? Creo un gruppo. Sono patito di discoteca? Creo un gruppo. Sono appassionato di deltaplano fatto solo in minigonna ballando la samba? Ed ecco un gruppo apposito. Ce n'è per tutti, per tutti i gusti, per tutte le passioni, tendenze, fisime, simpatie.
E i gruppi hanno caratteristiche proprie, veri e propri tratti distintivi, ma una cosa li accomuna tutti: tirano fuori il peggio che c'è in noi, sono vere e proprie bombe ad orologeria pronte a esplodere ad ogni istante, ad ogni frase, ad ogni parola.
Purtroppo scrivere non è come parlare. Facile fraintendere le parole quando dietro non ci sono le espressioni che le accompagnano. Non si vede un viso dietro ad una frase e l'interpretazione regna sovrana. Le sensibilità si scontrano e una volta su due le discussioni degenerano.
Ma quali sono i gruppi e che caratteristiche hanno?
( ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale, adoro tutti i gruppi ma a volte beh cascano un po' le braccia)
I gruppi di mamme italiane: ce ne sono di tutti i tipi, da quelle che allattano a vita a quelle che non allatterebbero mai, da quelle anti vaccini a quelle che sembrano sovvenzionate dalle case farmaceutiche, da quelle che fanno homeschooling, alle fanatiche del metodo Montessori. Tutte ovviamente sostengono con tutte le forze il loro credo e tutte,  che siano all'estero o rimaste a casa, hanno lo stesso tratto comune: l'ansia.
La mamma italiana vive nell'angoscia perenne, angoscia di malattia, di sviluppo della parola, di non essere una buona madre. E se si fa questo il bambino sara traumatizzato a vita. E se lo metto a dormire da solo non va bene. e se dorme con me non va bene. E se non parla tre lingue a due anni che tragedia. E che se parla due lingue a due anni, oh povero che confusione.Tutto è fonte di agitazione profonda.
L'arma preferita: il termometro, le mamme italiane conoscono sempre la temperatura corporea dei propri pargoli ( qui mi sento una mamma veramente indegna, le mie dovevano avere le gote infuocate e ardere tipo tizzoni perché sguainassi lo strumento e   i comportassi da genitore responsabile).
In qualsiasi situazione la mamma italiana sembra sopraffatta dagli eventi, la vita in tutte le sue forme sembra remare contro, il mondo sembra remarle contro. Quando vive lontano dalla mamma soffre, quando vive vicino alla mamma soffre ...
I bambini sono tuttit terribili con un solo e unico tratto distintivo: non dormono mai... neanche a 15 anni! Il sonno e la mancanza di sonno sembrano un vero problema nazionale. Se non fossi mamma e avessi l'intenzione di avere figli, avrei perso l'entusiasmo al secondo post.
Ovviamente i bambini e i loro bisogni sono al centro delle conversazioni, normale, ma il tutto viene vissuto in modo totalizzante, avere un figlio e occuparsene è fonte di profondo sacrificio e sofferenza assoluta,,, ogni dettaglio viene analizzato, in rete si spazia dalla consistenza della cacca a quella della caccola, e ogni tanto come variazione sul tema si massacrano i poveri papà e mariti ignari, sempre colpevoli di qualcosa.
In alcune occasioni i post diventano telenovelas a più puntate in cui le suocere hanno, come da copione, la parte delle streghe cattive e le povere mamme quella della vittima sacrificale.
Il grosso problema: ci sono donne che si rinchiudono in queste pagine, dimenticando che fuori c'è un mondo reale, con donne e mamme reali con cui scambiare. Quando si è all'estero questo prende proporzioni enormi e non aiuta di sicuro ad integrarsi nel nuovo mondo.

I gruppi italiani all'estero, italiani a..., italiani in ....
Qui che si viva a 100 chilometri dal confine patrio o a 10000, sono sempre presenti due fazioni, da un lato quelli che sparano a mille sull'Italia, sembra che siano veramente fuggiti da un
Paese che è un mélange tra il terzo mondo e la Siria bombardata. Dall'altro lato ci sono quelli che hanno idealizzato l' Italia dimenticando a volte le ragioni del perché sono partiti.
In Italia tutto da lontano appare perfetto e di conseguenza nel nuovo Paese tutto è orrendo. La domanda sorge spontanea: ma perché non ve ne andata? Perché soffrire in un mondo che vi è ostile?
In questi gruppi ci sono sempre gli accaniti, quelli che in modo metodologico, ad ogni post vanno contro quello che viene scritto, per loro qualsiasi argomento genera discussione e più si discute e gli animi si infiammano, più ci godono.
Le differenze socio culturali in questi gruppi possono essere marcanti e fonte sicura di frizioni. Chiedere quanto può costare una donna delle pulizie pare la domanda da non fare, sporco capitalista che sfrutti il lavoro altrui....
Il grosso probelema: Questi gruppi nati tutti con lo scopo fantastico di aiutare chi arriva in un nuovo Paese o città ad installarsi meglio, dispensando consigli e offrendo un appoggio, hanno derive che a volte lasciano senza parole e smorzano l'entusiasmo di poter chiedere qualcosa per paura di essere attaccati.

I gruppi di cucina italiana: una verso piacere visivo e gustativo, la sublimazione del buono. Scambiarsi ricette in rete con consigli e foto, è un'attività ormai diffusa, anche se ad un primo approccio un visitatore potrebbe pensare che lo sport italiano nazionale sia mangiare come se non ci fosse un domani .
L'arma piu utilizzata: la planetaria, le pentole di ghisa, il mattarello.
Il solo rischio anche qui pensare che la nostra cucina nazionale sia la migliore e non cercare di capire il bello è il buono che c'è in tutte le altre, perché onestamente in Italia si mangia benissimo, ma in tantissimi altri Paesi la cucina ê fenomenale!
Il grosso problema: prendi un paio di chili solo a leggere gli ultimi tre o quattro post!

I gruppi di viaggi: qui a volte sembra la gara a chi ce l'ha più lungo, il viaggio. Ovvio che come in quelli di cucina in cui si fa a gara a postare il piatto migliore, qui si fa a gara a postare il viaggio più bello... con tanti eccessi a volte di protagonismo. E come sempre il tutto scatena invidie e frizioni, perché c'è chi può un po di più e chi un po' di meno e visto che la natura umana spesso, purtroppo, è animata da insensate gelosie, ecco le frecciatine e le paroline spiazzate. A volte mi chiedo quanto la gente ricami su quel che fa o sui sacrifici che fa per fare quello che fa.... no perché dichiarare di mangiare pane e cipolle tutto l'anno per poi volare per una settimana ai Caraibi, a me pare assurdo....
Il grosso problema: direi la gelosia, per chi fa di più, per chi va più lontano, per chi lo fa con più figli, per chi ha più giorni di vacanza.

Tutto questo rappresenta lo spaccato sociale in cui viviamo, l'immagine del chi siamo, della nostra società dalle mille sfaccettature, dove i social media hanno un posto centrale, ma mette anche in evidenza la difficoltà ormai di dire ciò che si pensa in contesti reali, mentre è più semplice e libero da inibizioni farlo protetti da uno schermo, nessuno ci vede e siamo liberi di scrivere ciò che ci passa per la mente dimenticando a volte le regole base dell'educazione... e tante volte anche quelle della sintassi!

venerdì 19 gennaio 2018

E alla fine ripartono...

Sono grandi ma sono anche piccine. L’ho visto nei loro occhi pieni di lacrime mentre si voltavano a salutarmi. Ero li davanti alla security, le guardavo andare come tante altre
volte. Sorridevo, ma era tutta una finta. Anch’io avrei voluto piangere, ma non si può, non si fanno partire i propri figli con il tuo dolore come ultima immagine. Non è facile questo continuo andare e venire.

Questo intrecciarsi di aerei tra un aeroporto e l’altro.
Questo salutarsi triste contando già i giorni.
Poi si sa la mia routine come la loro riprenderà e ci si abituerà nuovamente alla distanza. Gli spazi ritroveranno i loro vuoti, la stanza rimarrà silenziosa fino alla prossima volta.
4 settimane attese. 4 settimane volate in fretta. 4 settimane di noi 5 a ridere e scherzare. 4 settimane a guardarle negli occhi senza uno schermo di mezzo. 4 settimane a respirarle. 4 settimane un po’ sospese perché non sono più routine.
Ci si abitua, mi ripeto. Ci si abitua e poi non farà più male. Forse un giorno ci saluteremo senza sentire un vuoto dentro di noi, forse sarà un salutarsi leggero e vorrà dire che loro saranno veramente diventate grandi e che la saggezza degli anni mi avrà insegnato a voltarmi e andare senza rimpianti.
Forse è presto adesso. Presto per me e per loro, adesso sento il loro volare autonomo ancora incerto, sento le loro fragilità, sento che hanno bisogno di essere tenute un po’ per mano. Forse per questo hanno le lacrime agli occhi ma poi passa. Forse per questo riesco a stento a sorridere. Forse per questo penso già alla prossima volta. E sarà come adesso bello ritrovarsi e duro voltarci e andare, ma l'amore è anche lasciare liberi.
Un bacio amori miei.

domenica 14 gennaio 2018

la generazione orizzontale...

L´ultimo mio giro torinese ho preso in prestito dalla mia mamma il libro di Michele Seraa, Gli sdraiati. In realtà avrei voluto avere il tempo di guardare anche il film, raro caso in cui la voglia di vedere il film aveva la meglio sulla lettura del libro... mi sono comunque accontentata.
Il libro onestamente mi è piaciuto più o meno, ma il tema quello invece mi tocca da vicino e molti spunti sono fantastici.
¨in genere dormono quando il resto del mondo è sveglio e vegliano quando il resto del mondo stà dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti. I figli già ragazzi.¨
Ecco da mamma di adoescenti l´argomento mi tocca.
Il tema mi tocca.
Il tema dell´adolescenza dei rapporti con i genitori, della crescita dei nostri ragazzi in un mondo che non fa loro regali.
il libro parla di una generazione,o meglio di due,la loro e la nostra.
Noi siamo quelli che stanno in piedi, loro sdraiati. Noi osserviamo il mondo dall´alto, loro dal basso.
Gli sdraiati sono loro, la generazione delle mie figlie.
Gli sdraiati la trovo la definizione perfetta.

Premetto che adoro questa generazione, quella delle mie ragazze, la trovo interessante, stimolante, sorprendente. Sono cresciuti in un momento in cui il mondo ha messo una marcia in più, hanno giocato parte dell´infanzia proprio come noi, tra pedalate in bicicletta e corse a perdifiato, ma nello stesso tempo sono stati accompagnati nella loro crescita dalla tecnologia crescente. Rispetto a noi, alla nostra di generazione, hanno sicuramente avuto più stimoli e indubbiamente anche più sfide, anche perché la tecnologia porta con sé una serie di pressioni che mettono a dura prova questi giovani: i social media sono un peso, l´immagine che veicolano non aiuta, si deve sempre essere al top, si è sostanzialmente costantemente in vetrina....
Detto questo però non c´è definizione che calzi loro più a pennello che gli sdraiati. La posizione orizzontale è la loro. Vivono sul letto, snaturato ormai della sua essenza di posto in cui dormire diventa, casa, cuccia, ufficio, luogo di comunicazione.
Il letto (ma anche il divano in certe occasioni) potrebbe essere alla fin fine l´unico elemento di arredo delle loro stanze, scrivanie, tavolini, sedie non solo non servono. ma sono anch´essi snaturati dal loro essere tali, e utilizzati come elementi di appoggio del caos che circonda gli sdraiati, capaci di vivere serenamente nell´assoluto disordine.
In tutto ciò io madre non vedo, cosa assurda, nulla di negativo, osservo, ogni tanto mi innervosisco, ma non giudico questo loro atteggiamento un segno di involuzione della specie umana, ma anzi di una ulteriore evoluzione, che purtroppo non tocca più noi ma loro.
Se da un lato devo far leva su me stessa per rimanaere zen dopo 4 ore di posizione orizzontale loro, sono comunque in ammirazione di fronte al fatto che dietro questa estrema inerzia ci siano individui estremamente interessanti, capaci di ragionamenti acuti e con uno sguardo sul mondo intenso e ricco di spunti anche per noi. Fondamentalmente rispetto alla visione un po´ negativa di Michele Serra, una visione che vuole a mio parere sottolineare come ci sia un solco generazionale incolmabile tra noi e loro, la mia visione è estremamente positiva, sono interessanti questi sdraiati perenni, proprio perché dietro una corazza così un po´  stanca, nascondono splendide qualità, che al di là di tutto li renderanno adulti capaci e combattivi.
Nel momento in cui sarà l´ora di alzarsi e di mettersi a giocare duro, sono sicura che dimostreranno di avere le qualità giusto, molto di più della nostra generazione che è capace solo di giudicarli con uno sguardo severo, dimenticandosi che forse anche noi avremmo avuto voglia di essere un po´ sdraiati ma non ci è stato permesso!!

venerdì 12 gennaio 2018

Solitudine in espatrio: un problema reale. Spunti e cosigli

La solitudine è uno dei temi più scottanti in espatrio.
La solitudine e l'isolamento, l'incapacità di integrarsi nella nuova realtà da un lato e dall'altro il sentirsi quasi estromessi dal mondo familiare conosciuto fino a prima di partire.
 Il non sentirsi capiti da chi ci ha visti partire e la socializzazione complicata nel nuovo mondo perché non se ne conoscono le sfumature e i codici di comportamento che ne regolano i processi di socializzazione.
Molti espatriati, soprattutto donne, che attualmente rappresentano ancora di gran lunga i coniugi al seguito, non riescono ad integrarsi nella nuova realtà e sprofondano in situazioni complesse che mettono a rischio la riuscita dell'espatrio stesso. Non dimentichiamo che una moglie positiva e felice, una mamma rilassata che comunica entusiasmo, sono la chiave di volta di ogni espatrio in coppia e in famiglia!
Ma perché questa difficoltà? Dove affondano le radici profonde di tante solitudini?
Spesso l'origine è nella scelta, o meglio nella non scelta. Sono partita, ma in realtà non ne ero convinta, mi sono fatta trascinare in un progetto che non è il mio e nel quale mi sono volente o nolente ritrovata, senza via di fuga. Il mio compagno ha scelto per me, convinto che quello che andava bene per lui fosse prefetto anche per gli altri, non ha saputo interpretare i segni della mia reticenza, o forse non gli ho dato la possibilità di farlo, non mi ha chiesto, non gli ho detto. Non abbiamo comunicato sull'espatrio, sulla nuova avventura, non abbiamo fatto in modo che diventasse un progetto comune, così, nel momento del l'atterraggio a destinazione, mentre lui è immerso nel suo lavoro, assorbito dalla novità, io ho il tempo, tutto il tempo, per negativizzare la nostra scelta. Immersa in questo processo è difficile aprirmi a cosa c'è fuori ad aspettarmi. Vago tipo automa nelle incombenze quotidiane, ma non le vivo veramente, non sono predisposta ad assorbire il nuovo e tantomeno ad aprirmi agli altri. Se ho figli inevitabilmente li trascinerò in questa spirale di non accettazione, andrò a prenderli a scuola senza essere disposta ad aprirmi agli altri, rimarrò li sola, il mio telefomo non squillerà mai e mi rinchiuderò sempre di più in una spirale senza fine di critica poco costruttiva.
Se poi la lingua e la cultura che mi accolgono non sono delle più semplici da digerire, il tutto sarà potenziato, anche se l'essere negativi e poco disposti ad integrarsi non è per nulla legato alle oggettive difficoltà del nostro nuovo Paese. Ho incontrato persone infelici in luoghi super civilizzati, incapaci di trovare il bello, molto più spesso che in culture più ostiche.
Questo atteggiamento non solo porta all'isolamento da chi ci vive intorno, ma può anche creare una barriera con le persone che hanno fatto parte del nostro mondo precedente e questo perché di fronte ala nostra mancanza di entusiasmo potranno reagire con frasi sbagliate, del tipo"vedi che non dovevi partire, che a casa si sta meglio" o ancora peggio con "ma come ti lamenti che hai tutto".

Ma è così difficile integrarsi?
No, assolutamente no, ma si deve volerlo. Che ci si muova al di là della frontiera o di 10000 chilometri i meccanismi sono gli stessi e l'atteggiamento da avere è simile: si deve essere aperti, postitivi, sorridenti. Si deve andare verso gli altri, aprire la porta di casa, superare la propria zona di comfort, andando oltre ben oltre. In poche parole ci si deve buttare in tutte le situazioni. Questo non vuol dire saltare addosso alla prima mamma all'uscita di scuola, ma mostrarsi da subito pronti al contatto. Molte relazioni si giocano nei primi mesi, soprattutto quando si è in ambienti molto internazionale dove il ricambio avviene sempre un po' nello stesso periodo, via i vecchi arrivano i nuovi, ed è con i nuovi come me che devo fare gruppo, e devo farlo subito, prima che loro si mettano in gruppo e io sia tagliata fuori e che tutto diventi poi più in salita.
E se appunto già non si è al massimo della forma psicologica la salita sarà dura.
I primi passi sono fandamentali, il come li si fa, i risultati che portano. Se subito ci si sente minimamente integrati, sarà piu facile continuare sul filo della positività.

Perché il sentimento di non essere capiti da chi è rimasto a casa?
Perché partendo si diventa in un certo modo diversi da chi non è partito, perché affrontiamo quotidianità nuove, senza appigli e punti di riferimento. Chi non ha fatto questo salto può giustamente non capire le difficoltà che si incontrano, molti espatri visti da fuori sembrano molto lustrini e paillettes, con confort e facilità esagerati, mentre invece spesso propiro quelli più ricchi di comodità oggettive sono emotivamente più complicati. Ma delle emozioni a volte non importa a nessuno e così l´espatriato oltre a faticare ad inntegrarsi fatica anche a comunicare le proprie difficoltà alle persone a cui è legato, per paura di non essere capito, o conscio di non essere capito, e questo porta ad un ulteriore isolamento.

Ma come fare per evitare tutto questo?
Per prima cosa la scelta di partire deve essere di coppia, nessuno trascina l´altro, nessuna carriera o ambizione può spingere a scelte non condivise. La condivisione degli obiettivi in espatrio è fondamentale, senza un fine comune non sarà facile per nessuno.Partendo convinti e sereni, affrontare le varie difficoltà sarà più semplice, anche i problemi di integrazione potranno essere superati con il sorriso, proprio perché convinti che la scelta sia la giusta per noi.
Secondariamente si deve superare i propri limiti, si devono combattere timidezze e eventuali pregiudizi per aprirsi completamente. Diciamo che all´inizio ci si deve lanciare un po´ su tutti, con il tempo poi ci si potrà scremare e ci si potrà concentrare sulle affinità!

Perché penso che i social media non aiutino nell´integrazione?
Sembra quasi un controsenso perché spesso è proprio grazie ai social media che si creano i primi contatti nel nostro nuovo Paese. Sono i social media ormai che ci danno gran parte delle informazioni per muovere i primi passi... ma attenzione si deve poi essere capaci di fare il salto dalla pagina FB al caffé a quattr´occhi, altrimenti si rischia di rimanere davanti al viedo con amicizie virtuali che come noi non riescono ad integrare la nuova realtà e si entra in grosse spirali negative.
Se questo vale per tutti, in espatrio ancora di più, usciamo di casa, frequentiamo gente in carne ed ossa ed evitiamo di rimanere davanti ad uno schermo a piangerci addosso o peggio a criticare il nostro Paese di accoglienza.

In ogni modo quando la decisione di partire è presa si deve cercare di dare il massimo per recuperare una vita normale, serena e che ci corrisponde, senza dimenticare che se veramente la vita all´estero rima solo con sofferenza, ci si può e si deve rimettere tutto in discussione e al limite anche tornare sui propri passi, senza vergogna e a testa alta.


domenica 7 gennaio 2018

Vacanze a Lanzarote

L'idea era recuperare un po' di gradi e dei raggi di sole che potessero in qualche modo riscaldarci la pelle. I qualche gradi non dovevano essere necessariamente tanti, quando ci si incomincia ad abituare a vivere tra i meno qualcosa e lo zero, anche una quindicina di gradi possono sembrare un buon risultato! 
L'idea era un posto nuovo e un po' di relax marino insieme ai nostri amici navigatori. Abbiamo raggiunto Anna, Paolo e Zoomax, la loro barca, a Lanzarote, per salutare insieme il 2017 e festeggiare l'anno nuovo. Loro appena ripartiti per un nuovo giro del mondo, dopo aver concluso il precedente iniziato quando noi ci trasferivamo negli States. E sarà destino, eccoli ripartire per una nuova avventura intorno al mondo proprio nel momento in cui anche noi  ci siamo tuffati nella nostra nuova vita svedese. Vite che si intrecciano, città, Paesi, porti, isole sperdute. Amicizie che si ritrovano il tempo di una vacanza.
Lanzarote ci ha accolti con un clima, un sole e una temperatura che hanno superato alla grande le nostre più rosee aspettative e soprattutto si è svelata a noi come un posto veramente splendido tutto sommato non poi così lontano da casa e da tante capitali europee. A volte non serve attraversare il mondo per scoprire angoli splendidi e mari cristallini.
Ha un qualcosa di big Island, isola hawaiana, questa Lanzarote dai paesaggi lunari. Tutti e cinque abbiamo pensato la stessa cosa, dal primo giorno, dalla prima passeggiata a pochi passi dal parco del vulcano Timanfaya, e guardare l'isola dall'alto ci ha portato alla memoria le nostre vacanze alle Hawaii di qualche estate fa, con qualcosa di forse ancora più bello!
Abbiamo fatto base a Marina del Rubicon, vicino a Playa Blanca, dove abbiamo utilizzato la barca come il nostro punto di partenza per visitare l'isola in auto. 
Di cose da vedere ce ne sono veramente tante in questo isolotto che fa parte dell'arcipelago delle Canarie.
Il parco del vulcano Timanfaya non l'abbiamo visitato, seguendo i consigli di un'amica dei nostri amici che vive sull'isola e ci ha guidati nelle cose da fare e vedere, abbiamo preso la strada per Yaiza e dopo 4 chilometri dal visitor center, dopo Tinajo c'è un parcheggio e ci siamo fermati lì con la macchina per poi salire a piedi e solo noi sette, senza orde di turisti, godere veramente di uno spettacolo indescrivibile, dove il contrasto del mare blu lontano, delle case bianche del villaggio e delle pietre laviche nere è ancora più forte.


Abbiamo visitato Teguise, bel villaggio di case bianche che la domenica si trasforma in un immenso mercato all'aperto, francamente abbastanza gabba turisti, vale la pena andarci ma meglio non la domenica, tra i venditori di borse contraffatte e finti profumi si perde un po' lo charme del villaggeto tipico.


Siamo andati a Famara, con la sua lunga spiaggia dei surfisti, spazzata dal vento e con un sole che bruciava la pelle. Ci avevano consigliato di mangiare al Chiringito, e di gustare la sua specialità di arroz negro con calamares. Il ristorante era chiuso ma a noi era rimasta la voglia di questo bel piatto, ci siamo fidati del nostro istinto sedendoci in un ristorantino poco più in là, ristorante Sol, con i suoi tavoli sulla sabbia e una vista mare stupenda, e un incredibilmente buono riso nero con i calamari, con un altrettanto buon polipo alla plancia con papas, per non parlare delle salsine tipiche servite con il pane caldo. Anche il caffè non era affatto male (cosa mai scontata).



Abbiamo visitato la fondazione César Manrique , in quella che fu la casa dell'artista, assolutamente incredibile, costruita su una colata lavica frutto delle eruzioni vulcaniche che avvennero intorno a 1730. La casa è costruita su cinque bolle vulcaniche naturali gigantesche e si articola su due livelli , con terrazze e giardini. Le zone sono collegate tramite stretti corridoi scavati nella colata lavica, lo spettacolo è straordinario e la bellezza dell'edificio ha attirato tutta la mia attenzione, nonostante le belle opere esposte. Diciamo che la visita è intensa, non solo arte....
Altro villaggio grazioso sul mare, Arieta, dove ci avevano consigliato due ristoranti, entrambi chiusi per ferie ( El Almanecter e la Nasa, uno dietro l'altro praticamente sulla stessa strada)il periodo natalizio forse in questo senso non era dei più fortunati. 
Anche in questo caso non ci siamo dati per vinti e camminando un po' lungo il mare siamo finiti in un altro buon ristorantino anche questo con vista  deliziosa sul mare.
Veramente bello il Giardino dei cactus, con una quantità incredibile di piante grasse di foggia e dimensioni diverse.



Imperdibile la Cueva de los verdes, la grotta del verde, a nord dell'isola, nel comune di Haria, integrata nel paesaggio vulcanico del Monumento Naturale del Malpaís de la Corona. Questa grotta è il risultato delle diverse eruzioni del vulcano Monte della Corona, tra i 3000 e i 5000 anni fa, che hanno scavato un tunnel sotterraneo di circa sei chilometri, che si estende dal cono del vulcano fino al mare. La visita la si fa solo con la guida in spagnolo ed in inglese. Lo spettacolo naturale che ci si apre davanti è incredibile. Nella grotta è stato ricavato un auditorium naturale dove si tengono dei concerti, a quanto pare l'acustica è fenomenale!


Parte anche di questo tunnel vulcanico è il Jameos del Agua, che si trova nella parte del tunnel più vicina alla costa, in realtà visitando prima la Cueva de los Verdes, questa seconda parte ci è piaciuta molto meno, forse fatte nell'ordine inverso il contrasto sarebbe stato meno forte!
Spettacolo molto bello anche quello del lago verde, nella zona El Golfo. Siamo scesi percorrendo in macchina una strada molto bella che scende verso il mare con vista sulle saline. Ci siamo arrivati al tramonto e se da un lato abbiamo potuto godere meno del colore verde del lago, un po' in ombra, il tramonto sul mare visto da lì è stato molto fantastico, con come ciliegina sulla torta la vista della splendida spiaggia nera.


Ogni strada, ogni piccolo viallaggioio, ogni scorcio sul mare e le sue spiagge sono degni di una sosta, di una passeggiata, di una foto.
Da visitare poi assolutamente l'isla Graciosa, di nome e di fatto, raggiungibile con un traghetto, corse più o meno ogni ora. L'isola pur a poche miglia da Lanzarote ha paesaggi molto diversi, meno lunari, più desertici, con delle spiagge di sabbia meravigliose. Il villeggetto ordinato nella sua semplicità, offre una serie di ristorantini affacciati sulla spiaggia, con cucina casalinga, prevalentemente di pesce.

A malincuore abbiamo lasciato Lanzarote, purtroppo in barca si deve sempre fare i conti con le previsioni atmosferiche,  e con venti che avrebbero dovuto accompagnarci verso Gran Canaria e il nostro volo di ritorno a casa. Abbiamo fatto uno stop con bagno tonificante all'isoletta Lobos che guarda Fuerteventura, prima di fare rotta verso Las Palmas con un'attraversata notturna un po' movimentata, ma con a qualche miglia dall'arrivo un comitato di accoglienza di delfini come non vedevo da anni. Hanno giocato con la prua di Zoomax per almeno una buona mezz'ora, durante la qualche ho cercato goffamente di immortalarne salti e immersioni, con scarso successo.

Las Palmas dopo Lanzarote non è certo un bel vedere, quanto di più orrido si possa costruire in riva al mare. Non c'è molto da visitare: la città vecchia, la spiaggia dalla parte opposta rispetto al porto, sicuramente con una bella vista se si danno le spalle alle case costruite alla qualunque. Non male la parte più a sud del porto dove ci siamo avventurati alla ricerca di un ristorante per festeggiare i 18 anni di Chiara, senza aver fatto i conti con il fatto che il 5 gennaio, vigilia dell'Epifania, è festa grande per le strade spagnole, e la movida era a livelli massimi. Comunque il primo ristorante scelto essendo completo ci ha spinti a gironzolare tra una stradina e l'altra alla ricerca, anche un po' affannata, di un nuovo posto, trovato alla fine, senza essere eccelso, ma tuffandoci in questo vagare in un'atmosfera veramente piacevole, simpatica per concludere in allegria le nostre vacanze natalizie.
Stiamo rientrando a Stoccolma, sicuramente ricaricati, con le facce colorite dal sole, la pelle riscaldata, il piacere di aver indossato per una settimana, pantaloncini, magliette, costumi da bagno, di aver assaporato giornate con il sole che tramonta alle sei passate, di aver scoperto posti splendidi, in famiglia e con i nostri amici con i quali il tempo è sempre troppo poco. Domani ci sveglieremo con il freddo pungente, alle tre e mezzo sarà notte fonda, ma va bene lo stesso, saremo pronti di nuovo per goderci la nostra Svezia, alla fin fine è anche bello tornare a casa.