mercoledì 27 dicembre 2017

L´anno che verrà...

Ci siamo appena lasciati alle spalle questo Natale 2017, il primo per noi in Svezia. Tra qualche giorno ci lasceremo alle spalle anche questo anno, intenso, intensissimo. Andremo a cercare un po´ di sole e di caldo, giornate più lunghe e la compagnia di vecchi amici per festeggiare degnamente l´inizio di un anno nuovo, che sicuramente non sarà meno intenso, ma prevedibilmente meno tumultuoso.

Per noi il 2017 è stato l´anno del cambiamento, bello, emozionante come tutti i cambiamenti, ma anche stressante e ricco di incognite.
Siamo andati a festeggiarlo al freddo l´inizio di questo 2017, ormai alle sue ultime battute. Abbiamo brindato a tutto quello che di fantastico avrebbe dovuto portarci sotto la neve di Vancouver Island, ognuno con le proprie paure per i mesi che pian piano ci avrebbero portato da Los Altos a Stoccolma.
È stato un anno diviso tra due città, due Paesi, due continenti. Un anno con una dose di stress incredibile, come sempre quando si chiude una porta e si incomincia una nuova avventura.
È stato un anno in cui arrivi e partenze sono stati continui e ritrovarci noi 5 sempre più raro e prezioso.
È stato l´anno in cui abbiamo dovuto imparare a vivere in tre, in cui anche Chiara con le sue fragili ali ha preso il volo, in cui Camilla di colpo si è ritorvata da sola con noi, senza più una sorella in casa con cui fare fronte comune, in cui noi ci siamo ritrovati soli con lei, novella figlia unica.
È stato l´anno delle sfide professionali,un´incredibile nuova avventura per Paolo e degli eventi italiani per me che mi hanno fatto chiudere in bellezza il mio periodo californiano.
È stato l´anno in cui abbiamo dovuto salutare tante, troppe persone, che hanno fatto parte del nostro quotidiano, lacrime e nostalgia che ci fanno dire che non ci si abitua mai....
È stato l´anno in cui abbiamo svuotato una casa che ci resterà sempre nel cuore, con il suo giardino con quel microclima che vantavo a tutte e a tutti, sempre il sole,  sempre caldo, il nostro albero di cachi e Macchi a passeggiare lungo la staccionata.
È stato l´anno di nuovi incontri, belle amicizie, tante scoperte.
È stato l´anno in cui ho dovuto smettere di pensare a me a Los Altos e pensare alla mia nuova me a Stoccolma, nuove strade, nuove abitudini.
È stato l´anno della fine del liceo per Chiara, quello in cui di colpo diventi grande e devi imparare a gestirti da solo.
È stato l´anno in cui Camilla ha dovuto gestire un cambiamento enorme, salutare il suo mondo, le sue sorelle, dire addio a tante certezze e seguirci come un bravo soldatino.
È stato l´anno in cui come sempre ho dovuto inscatolare i miei progetti e incominciare a pensare di nuovo a cosa farò da grande.
È stato l´anno in cui mi sono imposta la grande sfida di imparare lo svedese e di conseguenza ho scoperto che i neuroni con l´età sono nettamente molto meno attivi.
È stato l´anno dei 50m2 di container che vagano da una parte all´altra del mondo e tu che pensi alla tua vita rinchiusa lì dentro e quando te la restituiscono è un po´ come se fosse Natale.
È stato l´anno in cui l´estate non è proprio estate perché sai che sei lì sospeso tra due mondi e che quando aprirai la porta di casa, in realtà sarà un posto sconosciuto che dovrai imparare a chiamare casa.
È stato l´anno in cui ho scoperto che anche a meno 5 si può fare sport all´aria aperta, è tutta una questione di abbigliamento, come dicono gli svedesi.
È stato l´anno in cui siamo tornati in Europa, dopo 5 anni, e ammetto che ne sono felice.
È stato l´anno in cui Odengatan ha sostituito Alvarado.
È stato l´anno in cui New York è entrata ancora di più a far parte delle nostre città, con due figlie e un posticino in cui posare le valigie.
È stato l´anno in cui ho avuto la conferma, ulteriore che adoro questa imprevedibile vita che ci siamo costruiti, che ci porta a fare e disfare il nostro mondo, che ci impone sempre di superare noi stessi per ritfare casa da qualche parte.
Il 2018 è ormai dietro la porta, come ogni anno l´inizio di un anno nuovo per noi sarà un concatenarsi di festeggiamenti, particolarmenti importanti questa volta con un dicioettesimo compleanno in vista. Sarà sicuramente un anno intenso, in cui dovremo cercare di mantenere equilibri, da una parte all´altra dell´oceano, in cui ognuno di nuovo dovrà cercare di fare del suo meglio, in cui ci saranno lacrime e risate, in cui avremo paura dei molteplici salti nel vuoto che ci divertiamo a fare, in cui avremo il piacere di ritrovarci sempre e di ritrovare tutti quelli a cui vogliamo bene.
Brinderemo circondati dal mare a questo nuovo anno, a questi 12 mesi futuri. Brinderemo con degli amici che ci sono sempre nonostante gli anni, le distanze, i nostri mille Paesi, i loro approdi lontani.
Brinderemo ad un anno che se sarà anche solo come quelli passati sarà semplicemente perfetto!
Buon 2018 a noi e a tutti quelli che riescono a seguirci anno dopo anno, Paese dopo Paese, un po´ più vecchi, un po´ più saggi, ma sempre un po´ folli da saper partire e ricadere in piedi... con il sorriso!

domenica 24 dicembre 2017

Natale 2017

24 dicembre. Vigilia di Natale. Stoccolma è deserta. Dalle due in giro non c´è quasi più nessuno. Tutto è chiuso. Un silenzio surreale invade le strade, non passa una macchina. Per gli svedesi è oggi il vero giorno di festa, oggi è Natale. Domani molti negozi saranno aperti e incominceranno i saldi.
Noi avevamo da fare un paio di commissioni dell´ultimo minuto, siamo risuciti ad entrare in un negozio 20 minuti prima della chiusura, per lo scotch invece che ci serviva per chiudere gli ultimi pacchi, niente da fare, troppo tardi...pazienza.
Primo Natale svedese. Doveva esserci la neve, ma non c´è. Il freddo invece è pungente. Tutto è pronto da noi, tutto sarà come da tradizione, quella che ci siamo costruiti in questi anni di girovagare, prendendo qua e là quello che in ogni Paese ci sembrava bello fare nostro.
Cenone, pranzo, foie gras, zuppa inglese, marinate di pesce giapponesizzanti. Il frigo esplode. La quarta candela dell´avvento è accesa. Ho messo candele ovunque in casa. L´albero perde i suoi aghi alla velocità della luce, Macaron gira perplessa intorno al presepe.
Le ragazze sono eccitate come sempre, sono grandi ma mantengono quell´entusiasmo che ho trasmesso loro verso una festa che mi da allegria.
Quanti Natali alle spalle, in Paesi diversi dove abbiamo cercato di mantenere vivo il nostro Natale anche dove non c´era atmosfera o ce n´era molto poca. Natali senza neve in maniche corte. Natali con la famiglia, Natali con gli amici. Natali vissuti attraverso gli occhi di loro bambine. Natali tra risate e complicità. Natali post trasloco con scatoloni svuotati in fretta per costruire casa oltre a Natale. Natali a costruire castellie a far correre macchinine. Natali a sorseggiare ottime bottiglie e a sognare quasi di smettere di mangiare.
Natale svedese, il primo...
God Jul


lunedì 18 dicembre 2017

Paura del nuovo

Ogni arrivo in un nuovo posto si porta dietro un carico di piccole paure. I primi mesi sono importanti perché tocchiamo con mano la nostra nuova realtà e ci rendiamo conto che le nostre paure in realtà non sono oii così spaventose e fondate come sembravano viste da lontano!
Prima di arrivare in Svezia mi spaventavano due cose, il buio e il freddo. Siamo ormai oltre la metà di dicembre, tra pochissimi giorni le giornate incominceranno di nuovo, lentamente, ad allungarsi. Il più duro è fatto, mi ha detto l´altro giorno una mia amica, qui da un po'più di tempo di me. Ed effettivamente queste giornate cortissime, queste luci accese per i tre quarti del tempo, questa notte che arriva troppo presto, questo alzarsi il week end un´ora più tardi e rendersi conto che così facendo ci si è persi quell´ora di luce in più... beh così duri da vivere non sono stati. Appena arrivata qui una delle tante persone che ho incontrato mi disse:¨ il trucco per sopravvivere all´inverno è avere delle cose da fare, delle persone da vedere... costruisci la tua rete sociale prima che cali la lunga notte invernale e sei a cavallo¨. Così ho fatto e arrivare a fine dicembre è stato un gioco.
Il freddo certo è intenso, e so che non ho ancora visto il peggio... potrebbe fare molto ma molto più ferddo a gennaio e febbraio, ma va bene, ci si veste a strati ci si veste adeguati e anche questo ostacolo pare allegramente superabile.
Quanto e più semplice essere immersi in una nuova realtà per toccarla con mano e capire che spesso ci immaginiamo il peggio e che la vita reale in un nuovo Paese una volta che la si vive appare molto diversa.
Se prima di arrivare qui, queste erano le due paure principali, quali sono state quelle che nelle tappe precedenti  mi hanno tolto il sonno a sprazzi?
Sicuramente con la prima partenza c´era tutto un mondo sconosciuto che mi aspettava, che non era tanto Parigi, quanto la vita all´eterto in tutto e per tutto, con in più il fatto di aspettare un primo figlio, che già di per sé dà da pensare. Ecco l´idea di essere da sola in una città sconosciuta e un bebé da gestire mi preoccupava un po´.. poi prima la città e poi il bebé mi hanno dimostrato che potevo sopravvivere allegramente, anzi in entrambi i casi, città nuova e bebé nuovo, ci ho preso gusto e ho avuto subito voglia di rimettermi in gioco nei due campi!
Partendo per il Giappone la mia grande paura erano i terremoti, ero letteralmente terrorizzata. La nostra scelta di appartamento a Tokyo è stata guidata dalla paura di essere troppo in alto in caso di terremoto. Quinto, sesto piano erano il massimo consentito, ho ceduto sul settimo proprio perché l´appartamento mi piaceva, ma nel mio pre-partenza immaginavo me stessa correre disperatamente con le tre bambine attaccate al collo giù per le scale tra una scossa e l´altra. La fantasia ha superato la realtà di gran lunga, di scosse ne abbiamo avute non poche e non ho mai varcato la soglia di casa trascinandomi dietro le figlie, anzi dopo tre anni le scosse erano parte integrante della nostra vita giapponese, quasi le benvenute nella convinzione che se tremava sempre un pochino il grosso terremoto non sarebbe arrivato.
In India mi spaventavano il caldo assurdo (compagnio all´incontrario del freddo svedese) e la tanta miseria. Rapidamente ho capito che il caldo, come il freddo, lo si gestisce, e che alla miseria, sembra brutto da dire ma è così, ci si abitua.  Ho rapidamente imparato a convivere con entrambi, tra una doccia e l´altra per gestire il primo, e cercando nel mio piccolo di dare una mano per cambiare la seconda....
Ho poi visto vivendo in loco che erano ben altre le cose di cui dovevo preoccuparmi, topi, serpenti, sporcizia... e per fortuna essendo lì ho capito in fretta che per i primi bastano le trappole, per i secondi c´è un servizio speciale da chiamare, e per la terza almeno tra le nostre quattro mura potevamo vivere nel pulito!
Il secondo soggiorno in Francia mi ha forse spaventato più di tutto non tanto per qualcosa di concreto, quanto per il dover riaffrontare un mondo che conoscevo perfettamente ma dopo essere cambiata io. Fondamentalmente avevo lasciato la Francia qualche anno prima e ci tornavo dopo un periodo asiatico intenso che mi aveva indubbiamente cambiata come persona. Avevo paura di non trovare più il mio posto e soprattutto che la Francia mi andasse stretta e fosse un déjà-vu trito e ritrito dove non avrei trovato stimoli nuovi ed eccitazione continua (che sono un po´ il succo della vita all´estero). Onestamente c´era in queste paure tanta verità, ma non avevo fatto i conti che la me diversa si portava dietro una famiglia che era cresciuta (in età) e cambiata negli anni precedenti e che si triovava quindi a vivere tutto sommato una nuova avventura, stessi protagonisti si ma più vecchi e con aspettative diverse.
Poi sono arrivati gli States, la California, il sogno americano... e la paura per i terremoti è tornata violentemente a galla... ecco di nuovo mi sarei trovata ad affrontare scosse e momenti di paura... beh in 5 anni non ho mai sentito tremare un muro, cosa quasi giornaliera a Tokyo, in 5 anni non abbiamo neanche mai preparato la famosa borsa con soldi, passaporti e vestiti caldi, da prendere al volo in caso di evacuazione. Fondamentalmente avevo paura prima di mettere i piedi in California e poi quando ho visto come girava, beh sono stata talmente rilassata da dimenticrmi persino di un certo numero di piccole accortezze utili nel caso fosse veramente successo qualcosa.
Ecco come la realtà molto spesso ci faccia aprire gli occhi su costruzioni mentali senza senso fatte per conoscenza astratta della nuova destinazione, per sentito dire o per sentenze emesse a vanvera da chi magari in quel posto non ha mai vissuto.
Sarà pre questo che ormai mi sposto da un Paese all´altro accenttando si consigli, ma facendo molta attenzione, non accetto e ascolto negatività, per quel che c´è di negativo sono in grado di accorgermente da sola!
Comunque nevischia a Stoccolma, la temperatura percepita oggi alle 12 era di -6 e alle 2:45 il cielo incomincia ad accogliere i colori della notte, tutto va bene tra tre giorni guadagneremo qualche minuto di luce,  tra qualche mese qualche grado, e sopravviverò anche qui, allegramente!



sabato 16 dicembre 2017

Arrivi internazionali.

Aeroporto
Attesa
Facce sorridenti
Abbracci
Attesa ancora
Incontrarsi di nuovo
Settimane, mesi, forse anni senza fisicamente toccarsi.
È sempre emozionante l’attesa. Emozionante essere li ad aspettare un amico, un parente, il cuore che batte, emozioni che si mischiano.
Oggi ero ad Arlanda con Camilla ad aspettare la sua migliore amica che è arrivata dalla California per trascorrere con noi questo inizio di vacanze natalizie. Si erano salutate a fine giugno con le lacrime agli occhi e il dolore che a 15 anni ti assale nel dire ciao ad un’amica speciale. Eccole adesso qui di nuovo insieme dopo mesi ad attendere questo momento.

Attendiamo la sua uscita e come sempre osservo. Mi emoziono ogni volta di fronte a questo spettacolo di affetti che si ritrovano. Ci sono bambini che di corsa saltano in braccio a papà emozionati che di colpo cancellano la stanchezza di un lungo viaggio. Ci sono innamorati con il cuore che batte forte, un mazzo di fiori in mano, voglia di abbracciarsi e non lasciarsi più. Delle bambine in tutone da sci e velo sulla testa saltano qua e là nell´attesa eccitante che un viso conosciuto spunti all´improvviso. Esce una mamma con le sue due ragazze, mi emoziono anch’io e come me tanti intorno a noi, un papà e un marito le aspetta, è evidente in quella stretta che la separazione è stata lunga molto lunga, troppo lunga... penso ai tanti momenti in cui anche noi siamo stati separati a lungo a quel ritrivarsi con le lacrime che scendono e le parole rotte che si fermano in gola.
C’è gioia nell’aria, sarà che il Natale si avvicina, sarà che in questa attesa emozionante c’è molto amore, sarà che le separazioni sono dure e solo quando ci si può riabbracciare si torna veramente a sorridere con il cuore leggero.
Tra sette giorni saremo di nuovo ad Arlanda e questa volta saranno le mie newyorkesi preferite a farmi battere il cuore nell’attesa... conterò i giorni e l´emozione sarà tanta, ho già le lacrime agli occhi al solo pensiero di vederle lì che spuntano dalla porta con le loro faccine sorridenti e un carico di emozioni forti....
Non ci si abitua mai a questo ritrovarsi dolce, ogni volta la stessa delicata violenza emotiva, lo stesso sguardo annebbiato dalle lacrime, lo stesso stringersi profondo, forse anche questo è bello....

domenica 10 dicembre 2017

Natale come dentro un catalogo Ikea!

Ci siamo, siamo ormai  in pieno ritmo natalizio e gli svedesi sono veramente bravi nel creare l´atmosfera giusta: sono sicura che quando sarà il momento di lasciare la Svezia ci porteremo sicuramente via un po´ di queste tradizioni che ci piacciono già (non solo glögg e prosiutto al forno !)
Le luci natalizie a Stoccolma sono accese ormai da tre settimane, dicembre e le sue giornate sempre più corte, passerà quasi inosservato con tanto illuminarsi... i balconi sono addobbati a festa esattamente come a Los Altos le lucine brillavano per tutto il mese sui tetti delle case.
Le stelle di Natale, adventsstjärna, sono sospese alle finestre delle case, bianche, rosse, argentate, di dimensioni varie, illuminano le lunghe notti svedesi che ci fanno accendere la luci già all'ora di pranzo, portando calore e allegria.
Dietro le finestre di ogni casa i candelabri a 4, 5, 7 braccia, adventsstake, di materiale vario, elettrici o con candele scandiscono l'avvicinarsi del Natale.
L'adventsjusstake  con delle vere candele da il ritmo, 4 candele da accendere una dopo l'altra nelle 4 domeniche dell'avvento. Si arriverà al Natale con 4 candele di misura diversa, che formeranno una scaletta luminosa simbolica e suggestiva.

Il Julbocken di paglia o di qualsiasi materiale da posare sul camino, sulla finestra ai piedi dell'albero o anche appeso come decorazione, unica decorazione che manca all´appello in casa nostra!
Il calendario dell'avvento, Julkalendar, di qualsiasi stile e colore.
I dolcetti natalizi tipici, alla cannella, allo zafferano, di forma diversa, da offrire, esporre divorare. Lussebullar, lusssekatter, polkagrisar...( quelli allo zafferano proprio non mi piacciono ma non lo dico a nessuno!)
Le casette pepparkakor, da costruire, decorare e alla fine divorare.
Il babbo Natale tipico svedese Jultomte con il suo nasone e la faccia simpatica mezza coperta dal cappello.

E poi ovviamente l´albero decorato e illuminato, le belle ghirlande da appendere alle porte  di casa per mettere allegria già varcando la porta!
E dulcis in fondo, il Julbord, il pantagruelico pranzo natalizio sotto forma di buffet,  dove si parte dalle arringhe in tutte le salse, accompagnate da una specie di grappa di queste parti detta snap.Si passa attraverso salmone cotto e crudo, ci si incontra con paté, insalate di cavolo rosso e pani vari per poi atterrare sui piatti caldi, dove il julskinka, il prosciutto di Natale, gioca la parte del leone, ovviamente accompagnato dalle famosissime polpette svedesi. Dicembre è un susseguirsi di Julbord con gli amici, con l´ufficio, per provare, e il tutto culminerà in quello del 24 sera in famiglia.


Altro protagonista assoluto di questo periodo di festa il glögg, vino rosso aromatizzato con spezie tipo cannella, che si beve caldo, spesso serivito con mandorle e uvetta.



martedì 5 dicembre 2017

Turista per un giorno...

Oggi mi metto nei panni del turista, quello che arriva in Italia per godersi tutto il bello mondialmente conosciuto di cui il nostro Paese è ricco.

Eccomi atterrare a Milano Malpensa, mi sono goduta al passaggio una vista mozzafiato sulle Alpi innevate e baciate dal sole. Le aspettative ci sono tutte.
Volo senza storia, scendo piena di entusiasmo ma mi scappa la pipì! Prima tappa alle toilette, le prime sono impraticabili , nelle seconde la pipì si può fare, il lavandino però è fuori uso, pazienza per lavarmi le mani ne scelgo altre, qui tutto funziona, la pulizia però è sommaria, faccio come posso per evitare di appoggiare borsa e giacca... viaggiando spesso sono diventata abile come contorsionista.
Ho fame, sveglia all'alba, un caffè veloce, ho voglia di un buon espresso. Cammino e intorno tutto è di uno squallore disarmante, non quell'immagine di Italia che mi sarei aspettata ( come turista, non io io, ormai prendo il buono che c'è e cerco di bypassare il resto). C'è un baruccio , ovviamente mi danno del tu, ma io son turista, vengo dall'estero e al limite non me ne rendo conto ( io io però si è mi viene l'orticaria... E pensare che ho rotto abbondantemente pur di inculcare l'uso di  un buongiorno signora alle mie ragazze... Son fuori moda). L'Espresso è mediocre... Mi cade un mito ormai, ma da anni, il caffè nei bar italiani è sempre peggio! Con il mio caffè cerco un tavolino, c'è l'imbarazzo della scelta, unico neo trovarne uno pulito è un'impresa disperata. Bere il mio caffé tra le briciole dei 10 avventori precedenti, francamente, non mi alletta. Mi rassegno e mi siedo, è l'una, chissà se qualcuno passerà uno straccio su questi poveri tavolini prima di cena?
Raccatto le mie cose ed esco. Ho 40 minuti di attesa ma onestamente non vedo l'interesse di aspettare all'interno in un'atmosfera da sala d'aspetto della mutua. Ho un pullman da prendere direzione Torino. Vengo approcciata più volte con offerta di potenziali taxi che declino. Ricevo en passant una serie di occhiate da maschi che evidentemente non sanno come orientare i loro ormoni, e devo dire che non sono al massimo della forma, sveglia dalle cinque, nessun trucco, insomma niente che può invitare all'approccio... Ma benvenuta in Italia, se sei donna e io uomo ti passo al dettaglio, figa o cesso che tu sia.
Mi avvicino alla pensilina, il mio pullman è indicato alla sei, ma in realtà è la quattro, almeno sono vicine. Attendo. Nessuno da indicazioni, parlo italiano per fortuna ( come pochi turisti direi) altrimenti sarei morta.
La Torino-Milano è tristanzuola, soprattutto a novembre. Aspetto con ansia l'arrivo a Torino.
Stazione dei pullman, corso Bolzano. Mi avvio a piedi, l'aria è freschina, cammino sul marciapiede, osservo i palazzi alcuni tirati a lucido altri sporchi e pieni di tag, che peccato... Il marciapiede è cosparso di cicche, la cosa mi colpisce. Cartacce un po ovunque, macchine parcheggiate alla rinfusa che bloccano le strisce pedonali, per fortuna sono abile, non ho passeggino e mi destreggio nel passaggio.
Non capisco cosa facciano i vigili urbani in queste situazioni di inciviltà, francamente inammissibile, lo so che è così ovunque in Italia è più si scende al sud più le regole di civiltà stradale sembrano liberamente interpretate!
 La città è splendida non c'è dubbio. Le luci di Natale la illuminano in modo piacevolissimo. Mi gusto un caffè con panna per recuperare energie e proseguo nelle vie del centro... C'è qualcosa che non mi convince, città elegante in declino, negozi vuoti, belle vetrine, clacson di auto che cercano di passare dove non devono, tantissimi mendicanti installati ovunque, chi solo, chi in compagnia di un animale con gli occhi tristi. Cammino ed evito di trascinare il mio trolley nei laghetti di pipì che padroni irrispettosi hanno lasciato fare contro i muri di storici palazzi...
Cammino e capisco che quella che manca è l'educazione, l'educare gli individui al rispetto. Il rispetto delle toilette dell'aeroporto, delle bellezze che l'Italia ci regala, degli spazi comuni... Un po di senso civico per ridare un tono a questo nostro sgangherato Paese... Incominciando da bagni pubblici !