sabato 11 novembre 2017

Regista da stadio

Erano pìu di 30 anni che non andavo alla stadio, le prime e ultime volte dovevo avere un quindicina d´anni, schiacciata in curva Filadelfia tra i tifosi più accesi, dove un carissimo amico di mia sorella mi portava con lui per qualche partita importante. Ci andai allora forse 4 o 5 volte e in seguito mi limitai a guardare qualche partita in TV, quelle dei mondiali, quando di colpo ci sentiamo tutti un po´ più italiani.
Ma ieri era l´occasione speciale, l´Italia giocava contro la Svezia, ghiotta e rara opportunita per vedere la squadra del nostro Paese giocare contro quella del Paese che ci ospita.
Eccomi dopo oltre 30 anni a sorprendermi in uno stadio super moderno, ben lontano dalle immagini che avevo nella mia testa di tifosi stretti come sardine sulle gradinate.
Ma non è né dello stadio che voglio parlare, né della partita bruttina e deludente...
il tifo, io voglio parlare del tifo, perché ecco benché mi ricordassi i cori di allora, non mi ricordavo per nulla la coreografia che li accompagna, la regia che li produce, l´impegno presonale di due o tre tifosi che prendono in mano il tutto ergendosi a guida delle masse.
Ieri ho scoperto che ci sono tifosi di vario tipo, ma sopra tutti ce n´è uno il leader, quello che sacrifica se stesso in nome del coro collettivo, quello che mostra la schiena al campo per tutti i 90 minuti, non vedendo praticamente nulla della partita, per guardare negli occhi il resto della tifoseria e cercare di trascinarla nell´esprimersi il più rumorosamente possibile.


Non era semplice ieri sera a Solna, dei 40000 spettatori se ce n´erano 3000 italiani era tanto e farsi sentire prevaricando i cori svedesi che si rimbalzavano canzoni che sembravano botte e risposte da un lato all´altro dello stadio, non era cosa da poco.
Di registi ne avevamo tre, o meglio direi un regista e due assistenti ai sui lati. In piedi su sedili per 90 minuti senza cedimenti hanno mosso le braccia da bravi direttori d´orchestra, con un´energia notevole, direi la stessa che li ha spinti fin qui dall´Italia per seguire, schiena al campo, una partita, nulla più.
Ammetto che tanta passione mi spiazza....

Ammetto anche che il resto della tifoseria credo li abbai un po´ delusi.... abbiamo cantato, si, abbiamo cantato l´inno un paio di volte, abbiamo urlato scemo al vichingo che aveva sbagliato il tocco di palla, abbiamo saltato urlando chi non salta uno svedese è... ma tutto ciò forse con meno forza e passione, o meglio tutto ciò come una parentesi divertente alla nostra quaotidiana routine e senza le stesse energie delle nostre guide.
Poveretti si son fatti un volo dal sud d´Italia per venir fin qui a dirigere un gruppo smidollato di tifosi e in più a veder l´Italia rientrare a casa la coda tra le gambe, ricoperta di critiche, e con la paura di un grosso flop tra un paio di giorni in terra nostrana.
Mi chiedo se i nostri energici registi da Stoccolma voleranno direttamente a Milano per dirigere un nuovo coro che, speriamo, abbia la fortuna anche di gridare un paio di ¨goal¨ liberatori che apriranno all´Italia le porte die mondiali....
Stiamo a vedere.....





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