mercoledì 22 novembre 2017

Questione di punti di vista: ma l´espatrio fa bene o no ai nostri ragazzi?

Due ann fa o poco più venni intervistata da un giornalista del Fatto Quotidiano e poco dopo uscì un aritcolo che parlava di noi, delle nostre scelte di vita, di questo nostro perenne itinerare che ci ha portati in giro per il mondo, con entusiasmo. L'articolo in questione si tiró dietro un innumerevole numero di commenti, tantissimi incazzati che un giornale si inetressassee a gente come noi, definita di successo e fuori dai canonici schemi, molto pochi gentili e con timidi tentativi di difesa.
All´epoca fui stupita da queste reazioni, lessi e rilessi i commenti assolutamente senza parole, molti sembravano scritti con la rabbia di chi si sentiva prigioniero di un mondo senza via di scampo, altri sembravano dettati dalla convinzione che chi riesce a fare cose interessanti per foza sia nel torto.
Per caso oggi sono capitata su articolo e commenti, li ho riletti tutti e uno mi ha colpita in particolare ed è questo:
Mah, io non avrei mai fatto figli se fossi stato in loro oppure mi sarei stanziato, lo trovo molto egoistico ma ovviamente è una mia opinione personale. Sono il primo ad aver viaggiato e continuo a farlo ma solo un anno fa sono diventato padre e ora sono stabile in un posto.

Questo genitle signore scrisse allora ciò che in tanti pensano: vita itinerante si, ma solo finché non ci sono i figli ai quali in questo moto continuo non si potrebbe dare stabilità.
Ecco lo spunto di oggi per affrontare un tema che mi sta a cuore: come reagiscoo i nostri ragazzi a questo perenne spostarsi, a questo saltare senza sosta da un Paese all´altro, come riescono a mantenere dei legami e degli equilibri?
Non è semplice certo, lungi dall´esserlo... ma ci sono dei ma... se i genitori sono contenti, convinti e sicuri della loro scelta, i figli seguiranno e lo faranno con il sorriso, soprattutto fino alle porte dell´adolescenza.
Se gli adulti affrontano il nuovo spostamento in modo positivo, i figli verranno avvolti dalla positività e le difficoltà saranno più facili da affrontare.
I bambini sono sensibili agli umori genitoriali, se vedono che c´è reticenza ad accogliere il nuovo si ritroveranno a riprodurre gli stessi umori e ad adattarsi con maggiore difficoltà.
Con questo noi adulti possiamo, ovviamente, avere dei momenti di sconforto, ma meglio mantenere il sorriso davanti alla nostra progenitura, loro saranno contenti e il fatto solo di vederli contenti aiuterà anche noi a superare magari dei momenti di nostalgia... un circolo vizioso della felicità!
Noi non abbiamo mai coinvolto le ragazze nella decisione finale, nel senso che abbiamo sempre ritenuto che il decidere di partire, di accettare un nuovo challenge, di saltare nel vuoto, dovesse essere una scelta nostra, da fare noi due e solo una volta sulla via della decisione coinvolgere loro. Questo non vuol dire che non ci siano stati degl scambi con le nostre ragazze, ma solo che la decisione doveva essere nostra e nel processo decisionale era chiaro che loro non avrebbero avuto posto, pur tenendo conto dei loro desideri e delle loro aspettative.
Più i figli crescono più è necessario che vedano la decisione di partire come un qualcosa da cui non si torna indietro. Con loro si potranno discutere i dettagli, scegliere la scuola, cercare casa, navigare su internet per capire dove si andrà, ma la scelta no, è solo una scelta degli adulti.
Premesso tutto ciò arriviamo al perennne spostarcsi, a questi figli sballottati da un paese all´altro, apparentemente senza radici, in un turbinio di aerei, sempre ad affrontare lingue nuove, sempre gli ultimi arrivati, sempre quelli con una valigia pronta per essere riempita.
Ci sono momenti difficili. Ci sono momenti in cui le loro lacrime ci fanno male. Ci sono momenti in cui vederli soffrire ci fa vacillare. Ci sono momenti in cui ci facciamo delle domande, ma poi... poi basta guardarli, vedere la sicurezza con la quale affrontano il mondo, la maturità acquisita, la forza che questo continuo spostarsi ha regalato loro. Ci vogliono energie per essere i nuovi, per dire ciao alle sicurezze e crearne di nuove. Ci vuole forza per entrare in classe e vedere 40 occhi che ti guardano, tu il nuovo, con curiosità.
Può far male, così sul momento, ma poi diventa quasi un esercizio divertente, ma poi la nuova esperienza imparano a guardarla come un nuovo interessante passaggio, e il nuovo Paese diventerà casa e piccole radici l´avvolgeranno. Non è vero che questi ragazzi crescono senza radice alcuna, ne hanno tante di radici, tante quanti i Paesi in cui hanno vissuto e se le portano dietro tutte perché fanno parte del loro essere, della personcina che cambiamento dopo cambiamento sono diventati.
Non è vero che non hanno punti di riferimento, ne hanno uno molto forte che è la famiglia, i genitori e fratelli, unico elemento invariabile in questo mondo in continua evoluzione. Si impara a contare molto sulla famiglia, i ragazzi si appoggiano a fratelli e sorelle perché sanno che ci si capisce perch;e si vivono le stesse cose, così come nella coppia ci sia appoggia l´uno sull´altro. La famiglia diventa il fulcro, ma poi c´è anche il resto, il modo intorno può dar loro solidi punti di riferimento, perché in espatrio tutto diventa più intenso, si condividono emozioni forti, momenti difficili e gli amici diventano una forma di famiglia, e questo da ai nostri figli quel sentimento di essere protetti.
Abbiamo zii e zie sparsi da una parte ll´altra del mondo, adulti con i quali si è percorso un pezzo di starda e che saranno sempre presenti per i nostri figli, ragazzini con i quali si è rifatto il mondo come con dei cugini, e i legami rimarranno, si rimarranno nonostante tutto.
Allora non si dica che questa vita è negatività, dolore, sradicamento. Fa male ogni tanto, quando si part, si saluta, ci si allontana, ma molto più spesso ci rende, li rende, più forti, più solidi, pronti ad affrontare il mondo con grinta, perché di ostacoli hanno imparato anche da piccolissimi ad affrontarne, perché in espatrio ci si muove sempre ai limiti di una confort zone, e questo fa crescere!
Non c´è, caro signore, nessun egoismo nella nostra scelta di vita, ma tantissimo amore e la profonda convinzione di aver regalato il mondo alle nostre ragazze, nonostante le distanze e nonostante le lacrime.

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