martedì 3 ottobre 2017

Tutti quei preconcetti sul bilinguismo da sfatare.

¨Il bilinguismo spaventa. Il trilinguismo non ne parliamo. Le paure sono molteplici, all´inizio la paura che i bambini non imparino la nuova lingua, successivamente la paura che dimentichino la lingua madre.[...] un bambino bilingue ha molta più facilità nell´apprendimento delle lingue successive e la conoscenza di una lingua seconda aiuta al consolidamento di quella materna¨ (Manuale pratico dell´espatrio, capitolo 3 Espatriare in famiglia)

Gli studi sul bilinguismo sono molteplici e gli aspetti positivi vengono ripetutamente messi in evidenza, ma nonostante tutto le paure sono presenti in molti genitori e certe idee radicate fanno fatica a  essere superate.
I bambini con più di una lingua parlano più tardi.
Falso, I bambini parlano tardi o presto indipendentemente dal numero di lingue alle quali sono sottoposti e spesso agli stimoli che ne conseguono. Ci sono bambini monolingua che fino a tre anni non mettono tre parole di fila e bambini con più lingue che fanno discorsi complessi prima di soffiare la seconda candelina.
Federica ha fatto la sua prima idea di frase a neanche 10 mesi, a 15(mesi) parlava molto bene e questo nonostante più di una lingua.
Si può parlare di bilinguismo solo se una lingua è acquisita dalla nascita.
Falso. Il bilinguismo non è solo questione di lingua ma anche di immersione nella cultura da essa veicolata, solo immergendosi veramente in essa un bambino diventerà bilingue, nella sua testa la lingua diventerà puro istinto e con essa tutti quei codici di comportamento sociale che ad essa sono legati. Se dai 7 anni ci si trasferisce in un nuovo Paese e si vive completamente immersi nella sua cultura, il bilinguismo sarà perfetto.
Le mie figlie hanno avuto il francese dalla nascita, e l´inglese introdotto abbastanza rapidamente come lingua più passiva e attiva dal momento in cui siamo arrivati in Giappone, ma sicuramente l´inglese-americano è stato assimilato in tutte le sfumature quando la scuola è diventata in inglese al 100% e adesso direi cha ha preso il sopravvento
Imparare una lingua da piccolissimi non è garanzia di mantenerla nel tempo.
Vero. Si dice che una lingua sia acquisita e metabolizzata nel momento in cui si impara a leggere e a scrivere.
Camilla a tre anni faceva il verso alle giapponesi quando istericamente le accarezzavano il capello biondo oro... rispondeva a tono con prefetto accento giapponese, giocava ai playmobil in giapponese, soprattitto dopo i week end di sci, chissà dov´è finito quel giapponese, in qualche angolo remoto della sua testolina...
La lingua madre diventa automaticamente secondaria.
si e no, nel senso che io non chiedo alle mie figlie di contare in italiano quando so che per loro il contare è automatico in un´altra lingua, così come non pretendo che spontaneamente mi raccontino la loro giornata scolastica in una lingua, cioè la mia, in cui non si è svolta. Ci vuole un po´ di elasticità da parte dei genitori, anche per noi adulti che viviamo e lavoriamo all´estero può essere difficile raccontare il nostro lavoro nella nostra lingua, proprio perché lo viviamo in un´altra.
Noi ripetiamo insistentemente che ci dicano le cose in italiano... lo faremo sempre....
Il linguaggio è meno ricco.
Falso. Un bambino di due anni che parla due o tre lingue può avere un´ottima proprietà di linguaggio, con un linguaggio ricercato, non in tutte le lingue contemporaneamente, ma nella somma di esse e legata ai diversi ambiti di utilizzo di ciascuna: gioco a nascondino in italiano: conto in italiano. Leggo le storie in francese: conoscerò le parole legate a quella trama in francese. Guardo un film in inglese: ne memorizzerò le parole in inglese.
Qui avrei tanti esempi.... a volte sono rimasta basita dalla ricercatezza di linguaggio, e da come di colpo le stesse cose dette in un´altra lingua diventassero molto più basic.
Meglio lasciar perdere le lingue precedenti e conncentrarsi sulla nuova
Falso. E qui ci sono ancora tante esitazioni, ho incrociato genitori che spinti da insegnanti ignoranti in materia, hanno smesso di parlare la loro lingua per paura che i bambini non assimilassero la nuova, e cosa peggiore rivolgendosi ai bambini in una lingua che non è la loro, in modo molto innaturale.
Mai cedere a queste pressioni, il bilinguismo è solo positivo e questo anche se i bambini hanno delle difficoltà di apprendimento. Molti studi dimostrano infatti che l´introduzione di una lingua nuova può aiutare ad assimilare meglio quella madre.
Noi il giapponese l´abbiamo abbandonato, io in primis, e adesso me ne pento... però quando siamo passati completamente al sistema americano, abbiamo voluto che continuassero a scirvere e leggere anche in francese.
I ragazzi mescolano le lingue
Vero. Si mescolano che è un piacere. Le mie incominciano una frase in francese, la finiscono in inglese e nel mezzo ci mettono l´italiano, ma il tutto con logica e naturalezza, e solo con noi, perché sanno che possono fare e sanno che noi possiamo capirle. In contesti monolingua non lo farebbero mai.
A me questa ginnastica ha sempre affascinato, questo passaggio naturale da un idioma ad un altro come se nulla fosse, questo essersi appropriate in modo talmente radicato di lingue diverse da renderle un tutt´uno.
Non scriveranno mai correttamente in una lingua (spesso quella madre) in cui non studiano
Vero fino ad un certo punto. Da giovanissimi è chiaro che si, ed è nostro dovere di genitori se se ne ha l´occasione di correggerli li dove sbagliano, ma senza stress, non sottoponendoli a tour de force e improvvisandoci insegnanti, semplicemente in modo naturale.... io ad un sms in italiano dove manca una doppia o un ´acca, rispondo sempre con un SMS di ritorno in cui correggo l´errore...a forza di ripetere. Da grandi poi, una volta che avranno acquisito sicurezza nella lingua di scuola, allora pian piano saranno in grado di correggersi da soli e il livello sarà alla fine più che accettabile.
Mio figlio si stressa per la nuova lingua.
I bambini, in linea generale, soprattutto se prima dei 7/8 anni, cioè del momento in cui imparano il concetto di regola grammaticale nella loro lingua materna, non si fanno troppe domande, e infatti rapidamente imparano, proprio perché lo fanno con la mente libera da sturtture mentali già precostituite. La nuova lingua si sopvrappone senza stress e viene assimilata senza che se ne accorgano. Lo stress lo comunicano i genitori, che trasferiscono le loro paure, convinti che i figli riscontreranno difficoltà enormi. A fin di bene si mettono nei panni dei bambini, ma non possono farlo perché noi adulti abbiamo un rapporto meno naturale con l´apprendimento.

Il modo migliore per affrontare lingue nuove che si sommano alle vecchie, così come le nuove culture, è farlo senza ansia da prestaione, e consci che i tempi possono essere diversi a seconda dell´età (a 3 anni, 6 mesi in immersione totale valgono 10 anni per un 40enne!!! scherzo). Affrontiamo ogni tappa in modo rilassato, senza angosciarci per tutto, apprendimento della nuova lingua, mantenimento della lingua madre, eventuale mantenimento di quelle apprese in precedenza: in un groviglio linguistico i bambini ne escono sempre vincenti, e noi adulti godiamoci i benefici che questa babele ha sui nostri fanciulli

In principio non sono per letture teoriche ma più per l´osservazione sul campo,  questi libri possono però dare qualche chiave di lettura per capire meglio passaggi e sfide:

Barbara Abdhelilah- Bauer Le défi des enfants bilingue, ed La decouverte, interessanti spunti sui diversi tipi di bilinguismo. In francese.
Erika Hoff, Childhood Bilingualism, Multilingual Matters, inglese.
Homel, Palij, Childhood Bilinguism: Aspects of being bilingual, inglese/
America Speech Language Heritage Association, The Advantage of Being Bilingual, inglese.
Contento Carocci, Crescere nel bilinguismo. Aspetti cognitivi, linguistici ed emotivi, italiano.
C. Bettoni, Usare un´altra lingua. Guida alla pragmatica interculturale, Laterza, italiano.


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