domenica 13 agosto 2017

Vikten av att tala det lokala språket (l´importanza di parlare la lingua del posto)

Che effetto strano vivere in un Paese in cui anche leggere un´etichetta diventa un´impresa... era dai nostri tempi giapponesi che non provavo la strana sensazione di non capire nulla, con una bella differenza adesso, non mi si legge in faccia che sono straniera. Almeno a Tokyo si capiva subito che io era una gaijin e nessuno si aspettava che mi esprimessi in lingua nipponica, le mie poche frasi erano anzi prese con grande entusiasmo, forse ancor più enfatizzato dal fatto che nessuno si aspettasse nulla da me, straniera che ero. Qui tutto è diverso, qui di primo acchito mi scambiano per una di loro e tutte le volte tiro fuori la faccia da allocca e il sorriso più bello, seguito da un sorry che apre automaticamente le porte al loro inglese fluentissimo... ma al primo approccio svedese è... ed è abbastanza chiaro che un´ infarinatura ci vuole eccome, se non tanto per parlare almeno per leggere indicazioni e etichette, o per mavigare sui loro siti spesso solo in svedese, o per capire le loro email, se non ne dettaglio, nel generale, senza per forza ricorrere a google translate.
{30D6FCCF-2AD6-4A6B-B371-FCD773AFCD38}Img150.jpg (150×200)
Oggi vado alla posta, o ad una specie di posta in cui si ritirano i pacchi (qui devo aprire una parentesi, per me che arrivo dal Paese in cui tutto viene allegramente depositato davanti alla porta di casa, che sia il pacco di Amazon o la spesa fresca di giornata, essere passata al Paese in cui non solo non c´è Amazon -di per sé già terribilmente doloroso- ma in cui il pacco devi andartelo a ritirare nell´ufficietto adibito al ritiro, beh è un passaggio traumatico), arrivo alla posta con i duecento sms in svedese stretto ricevuti, dai quali capivo che i pacchi erano arrivati, ma nulla più... tipo analfabeta metto il mio telefonino sotto gli occhi del tipo genitlissimo dicendogli che non capisco e, in poche parole, che se la sbrogli. La grossa fortuna è che comunque tutti ma proprio tutti parlano un inglese perfetto, e questo è ciò che frega e spinge a pensare che lo svedese non serva e si possa vivere qui senza, falso!
In modo diverso dal Giappone, in cui il ginglish (il misto inglese giapponese che più si avvicina all´inglese di cui i giapponesi  fanno uso) era abbastanza ostico da capire e solo una piccola parte della popolazione lo parla... quindi lì non c´era storia anche per comprare il pane un´infarinatura era necessaria e così mi sono appliccata almeno per imparare a formulare le domande di prima necessità, con la capacità di capirne minimamante le risposte almeno quelle senza varianti sul tema. I giapponesi se ti sentono minimamente rispondere in lingua vanno in estasi e se anche dichiari a gran voce, in giapponese ovvio , che in realtà non parli, loro pensano che il tuo sia un peccato di modestia e partono in monologhi entusiasti. In Svezia per altri versi non masticare neanche un briciolo di svenska ti rende un po´ un handicappato sociale, se non appunto nel dialogo nella percezione delle cose che ti stanno intorno, che vanno dalla bottiglia di latte (scremato, non scremato?) all´annuncio della fermata successiva (adesso ho imparato che è nästa stopp +la fermata, ma non sempre è facile capirne la pronuncia).
Insomma se in Francia, India e Stati Uniti ho goduto di un certo confort linguistico, qui torno un po´ indietro di 12 anni e con molta umiltà mi piego all´ignoranza, tornerò sui banchi il che poi alla fin fine non è un male, per me immergermi in un Paese vuol anche dire capirne un po´ le strutture linguistiche, che possono svelare sfaccettature varie, così come di fondamentale importanza è la sua letteratura, ma per quello ho già un po´ di vantaggio perché ormai da anni adoro e divoro autori svedesi! (grandiosa scoperta in data Camilla Lakberg, incredibile scrittrice di fiction in clima puramente svedese, la consiglio).

Nessun commento: