sabato 19 agosto 2017

Il mio primo giorno di scuola

Ti alzi con un misto di sentimenti strani e un po´ di paura, l´inizio di un nuovo anno rima con nuova avventura, è diverso da un inzio normale. Sai che non arriverai davanti a scuola accolta dal sorriso sorridente delle vecchie amiche, sai che il suono della campanella non sarà seguito dalle solite 4 chiacchiere che riprendono il filo lasciato insospeso dalla pausa estiva. Non c´è filo, non c´è sospensione. Percorrerai una strada che conosci a stento, dove i punti di riferimento macano all´appello, una strada che hai percorso di fretta il giorno prima per capirne tempi e spazi, Camminerai rassicurando tua figlia, perché non hai scelta, tu sei l´adulto e tu hai deciso che sarebbe andata così, che di nuovo ti saresti rimessa in questa confusione di sentimenti violenti.
Avrai il tuo miglior sorriso nella convinzione assoluta che il primo giorno è la tua prima cartuccia, che ti conviene giocarti bene le tue prime possibilità d´incontro, che lo sai bene che i primi passi giusti sono fondamentali.
Ritorni un po´ bambino anche tu, dentro di te. Sei in ansia per te e per lei. Sai che da quando la saluti a quando la rivedrai il pensiero andrà di continuo a quello che sta provando, a come sarà il suo viso dopo questa prima giornata.
Ci sei passata così tante volte che adesso ti sembra di essere un soldatino ben armato, ma sai anche che per te, come per lei ogni volta è diversa, ogni scuola è diversa, ogni Paese ti accoglierà secondo regole che non conosci.
Mille volte le ho detto ce la faremo anche questa volta, anche se adesso siamo rimaste solo noi due, ma siamo sempre in due... forse la prossima volta, al prossimo spostamento sarò sola... non ci voglio neanche pensare.
Mi è venuta un po'd´ansia a vederla andare via, così sicura e insicura allo stesso tempo. Mi è venuta un po'd´ansia lì davanti a quella nuova scuola a dirmi che sarebbe toccato a me dopo di lei... che avrei dovuto trovare il coraggio di buttarmi nella mischia.
Vai mamma, dai l´hai sempre fatto, mi ha detto mia figlia maggiore. Lei non ha dubbi che io ne sia capace, forse perché alla fin fine mi ha sempre vista ricadere in piedi... forse perché ogni volta all´uscita del suo primo giorno mi vedeva sorridente , a Tokyo a Chennai, a Parigi, a Los Altos.
Vai mamma, me lo sono ripetuto camminando verso Starbucks. Vai mamma, due parole che rinchiudono la forza che ci vuole per incominciare davvero.
Sono entrata e ho ordinato un té. La tazza calda mi bruciava le mani, Vai mamma, e sono salita al piano di sopra, le gambe più pesanti del solito, un misto di paura e voglia di curiosità. Sono entrata in una saletta, qualche poltrona, un gruppo di donne intente a raccontarsi l´estate appena trascorsa, il piacere del ritrovarsi dopo la pausa estiva. Mi hanno guardata. Vai mamma... Ciao sono Giulietta e sono nuova.... mi hanno sorriso, ho sorriso anch´io, mi sono seduta e dentro di me ho pensato ¨è andata, anche questa è andata.¨
Camilla è usicta da scuola, ha aperto la porta ci siamo guardate e abbiamo sorriso, entrambe. Siamo in Svezia, siamo nuove ma ce la faremo.

2 commenti:

Cris ha detto...

Buonasera Giulietta, leggo da poco il tuo blog e lo trovo molto interessante e stimolante. Leggendoti mi chiedo cos'è che ti (vi) spinge ad andare e ancora andare, senza mai mettere radici, cos'è che vi rende autosufficienti. Ti ringrazio fin d'ora se vorrai rispondermi e ti faccio il mio in bocca al lupo per questo nuovo inizio svedese!

Giulietta Saconney ha detto...

bungiorno Cris, il commento mi era sfuggito. Cosa ci spinge a non mettere radici? l´adrenalina del cambiamento, la curiosità nello scoprire un posto nuovo dall´interno, un po'di follia... e poi ovviamente una nuova avventura professionale che deve essere comunque sempre il motore del cambiamento.Amiamo accettare professionalmente nuove sfide, rimetterci in gioco. Ogni scelta è sempre stata valutata attentamente, i colpi di testa non ci si addicono, anche se ogni tanto qualche rischio va preso!