giovedì 31 agosto 2017

Il consenso in espatrio o all´espatrio!

Leggo una testimonianza di moglie expat, moglie al seguito, espressione che mi piace ben poco (molto sminuente questo chiamarla al seguito... ). Leggo questo articolo pubblicato su uno dei più gradi quotidiani francesi, e ancora una volta mi dico quanto la scelta di vivere in espatrio non sia scelta per tutti e quanto soprattutto debba essere un progetto di famiglia e non il progetto individuale di chi si trascina poi dietro il resto della truppa.
Purtroppo i sentimenti espressi da questa moglie e mamma non sono rari. Tantissime donne si ritrovano a vivere l´esperienza di vita all´estero con sofferenza, si ritrovano imprigionate in gabbie dorate, incapaci di rompere i meccanismi nei quali sono cadute e forse incapaci di esprimere ad alta voce quello che provano, per spezzare il sistema e ritornare a galla.
Ẽ difficile certo tornare indietro. È difficile una volta partiti dire no, non fa per me, È difficile quando si è sommerse in una vita che non corrisponde, urlare a gran voce che no, non mi piace.
In 20 anni all´estero di donne annientate dall´espatrio ne ho incontrate e sempre mi sono fatta la stessa domanda: perché? perché aver assecondato una scelta che non sentivano come loro, perché essersi lasciate trascinare contro voglia, perché fingere che tutto vada bene anche tra le mura di casa e sacrificare due, tre quattro anni della propria vita? Per cosa? Più soldi? Ma a che prezzo, ne vale la pena? per spirito di sacrificio? Non è possibile... per dare ai figli una vita migliore? ma è veramente migliore? non penso, i bambini si rendono subito conto quando l´espatrio gira male, quando un adulto lo vive male, e di conseguenza anche per loro sarà un calvario.
Ne ho parlato diverse volte di quanto un progetto di espatrio debba essere se non un progetto di famiglia almeno un progetto di coppia, nel quale ognuno trova il proprio conto, chi lavora e chi segue. Ad un certo punto con i figli che crescono il progetto potrà prendere dimensioni più ampie e coinvolgere tutti , ma rimarrà sempre fondamentale che la coppia sia sulla stessa lunghezza d´onda.
Ẽ fondametale discutere su pro e contro dell´espatrio e della proposta ricevuta insieme. Se il progetto porfessionale è interessante non è detto che lo sia anche tutto il contorno, che è quello che serve al resto della famiglia e soprattutto al coniuge al seguito per poter ritrovare una propria dimensione, che non deve essere necessariamente professionale, ma umana sicuramente!
Discutere insieme e cercare insieme le risposte è importante prima di prendere il volo per una nuova destinazione, tenendo conto dei cambiamenti esterni e anche dei cambiamenti che avvengono in noi come persone, non sempre quello che possiamo apprezzare e desiderare in una fase della nostra vita e di conseguenza del nostro espatriare, rimane invariato negli anni successivi. Ho visto amiche decidere di dire no ad una nuova destinazione perché per loro era arrivato il momento di vivere altro e di ritornare nel loro mondo sicuro.
Lo spirito di sacrificio in espatrio, come nella vita, non porta molto lontano. Accettare di partire solo perché questa partenza darà al nostro compagno su un piatto d´argento una brillante carriera, alla lunga logorerà non solo noi stesse, ma anche la coppia che siamo, inevitabilmente.
D´altro canto la persona che è motore dell´espatrio, nel senso che ha in mano l´offerta della propira vita, deve essere conscio che non sempre i propri sogni di carriera trovano il giusto posto in progetti di felicità di coppia o familiare. Certo non è semplice a volte lasciarsi scappare opportunità uniche, ma siamo onesti, un lavoro fantastico a discapito di una compagna spenta e di conseguenza di una famiglia triste, che senso darà all´esperenzia all´estero? ben poco.
Noi abbiamo scelto in due sempre, dalla prima volta e abbiamo sempre fatto attenzione reciprocamente che ognuno di noi potesse trovare il suo conto, spronandoci anche a farlo. Non abbiamo mai scelto in cinque, perché la solidità del nostro scegliere ci ha sempre fatto dire che le nostre ragazze si sarebbero adeguate senza traumi, vedendoci convinti e felici. Così è stato.
Un´anno fa a fine estate mio marito mi ha detto ¨ cosa ne diresti di andare a vivere a Stoccolma, il tuo si o il tuo no sarà fondamentale. Se sei d´accordo per partire io vado avanti nel mio progetto, ma se non hai più voglia, beh farò altro¨ ... la storia racconta che il mio è stato un SI, dato subito e di getto, semplicemente il fatto che lui ancora una volta considerasse la mia risposta come quella consclusiva, mi ha fatto dire che ne valeva la pena!


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