giovedì 24 agosto 2017

Anni che passano....figli che vanno!

Ogni tanto ripenso alla me, quella di 15 anni fa, una mamma giocolliere come tante, di quelle che  sognano cose semplici, una doccia senza una platea di bambini urlanti, una pipí in santa pace, un caffé libero da capricci, Ripenso a quelle corse mattutine sfrenate con Camilla attaccata alla tetta, Chiara nel solito capriccio e Federica che mi seguiva tartassandomi con i suoi duemila perché al minuto. Ripenso ai miei tentativi timidi di lavorare con loro in giro per casa, interrotta da grida, liti, risate, baci bavosi.
Quante volte ho sognato 24 ore di pausa. Quante volte ho immaginato come sarebbe stato dieci o 15 anni dopo, e li vedevo lontani, tanto lontani. Mi immaginavo quelle 24 ore solo per me, che incominciavano con una colazione a letto di quelle come si deve, non di quelle in cui poi scricchioli tra una briciola e un´altra perché loro ti sono sbarcate nel letto con biscotti e tartine. Le immaginavo senza playmobil da scavalcare e sederi da pulire, le immaginavo senza domande e lacrime, le immaginavo forse persino un po´ noiose....

Ecco 15 anni sono passati da quelle corse a perdi fiato per arrivare a scuola e depositare tutte in tempo, con i denti lavati e senza visibili caccole agli angoli degli occhi. 15 anni da quando andando a dare lezione mi sembrava quasi di prendermi una lunga e meritata vacanza. Le depositavo una dietro l´altra, ogni tanto sorridente, ogni tanto arrabbiata perché i bambini al mattino sanno mandarti in bestia e non ci puoi fare niente.
15 anni sono passati e adesso sono qui testimone impotente delle loro partenze. È la vita. È giusto che sia così. Ma desso 15 anni dopo ogni tanto vorrei tornare indietro nel tempo, averle tutte e tre ancora piccine, con le loro angosce da bambine, con le loro ansie da bambine, con quei capricci estenuanti e quei mamma continui e insistenti. Le vorrei così di nuovo forse solo per riassaggiare uno sprazzo di passato, forse anche per fare diversamente, forse per arrabbiarmi un po´ meno e non sbuffare all´ennesimo capriccio, all´ennesima storia.
È rimasta Camilla a ritmare le nostre giornate da genitori. È rimasta lei a cui dire spegni la luce, metti a posto la tua stanza, cosa vuoi per cena. Le grandi faranno le grandi, mi chiameranno quando avranno bisogno, mi chiameranno forse in lacrime, perché è dura fare le grandi, mi chiameranno per chiedermi un consiglio, per sapere se va tutto bene, per dirmi mi manchi mamma. Le aspetterò in un aeroporto con il cuore che batte forte, con la voglia di respirare finalmente il loro odore, di toccare i loro visi, oltre uno schermo. Mi aspetteranno in un aeroporto con mille cose da raccontarmi con le mani e con gli occhi, tutte quelle cose che un video filtra e non restituisce come vere. Asptterò l´ora giusta per provare a chiamarle, senza insistere per non fare la mamma invadente. Sorriderò quando vedrò il loro nome farmi cucù dallo schermo del telefono. A volte sarò di fretta e non riuscirò a dire quello che vorrei. A volte saranno di fretta perchè loro stanno costruiendo la loro vita e non hanno tempo di fermarsi, proprio come allora, 15 anni fa con le loro torri di lego, i castelli di Kapla e un mondo inventato di playmobil.
Io sarò, come allora quando le osservavo sorridendo di fronte alla fantasia infinita dei bambini, dietro le quinte, spettatore ormai delle loro vite che filano verso l´autonomia. Aspetterò come allora per tendere loro una mano, rimettere i capelli ad un playmobil, soffiare un naso. Aspetterò che mi chiedano un consiglio, a volte non aspetterò e lo darò così di getto, perché i genitori sono fatti così, parlano anche quando non sono interrogati....
Ieri sera quando Camilla leggeva a Chiara la poesia scritta per lei, ho pianto, forse pensavo un po´ a quella me che ogni tanto si chiudeva in bagno per avere un momento. Ieri sera le osservavo le mie tre ragazze, belle e piene di vita, che come sempre parlavano una sull´altra, senza lasciare spazio a nessuno, con la foga che si ha quando si è tutti nuovi e pieni di energie.
Rientrerò a Stoccolma e so che il vuoto si farà sentire. Rientrerò a Stoccolma tuffandomi a capofitto nella mia nuova vita. Mi mancheranno le mie ragazze, mi mancheranno ma sarò felice perché so che lo saranno anche loro e questo alla fin fine e il senso dell´essere genitori
!


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