giovedì 29 giugno 2017

L'ultima notte

Certe notti sono cosí intense e dense di significato. Sono le ultime notti in un luogo che abbiamo chiamato casa. Gli ultimi momenti di gesti che si sono ripetuti uguali anno dopo anno, a spegnere la stessa luce, a barcollare nello stesso buio, a sentire fuori dalla finestra gli stessi rumori di sempre.
È arrivata la nostra ultima notte, quella in cui tra montagne di scatoloni cerchi di chiudere gli occhi sapendo che la notte successiva non ci saranno più le stesse quattro mura a proteggere i tuoi sogni... ce ne saranno altre da qualche parte che con il tempo diventeranno tue.
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Le ultime settimane, gli ultimi giorni e le ultime notti all´avvicinrsi di un trasloco scivolano via ad una velocità straordinaria, il tempo sembra accorciarsi e abbiamo l´impressione di non riuscire a starci dentro, troppe cose da chiudere, da salutare, da vivere... e poi arriva l´ultima notte e ti sembra che non passi mai, o hai voglia che non finisca, guardi il tuo soffitto come se fissandolo potessi portarne via un pezzo, tendi le orecchie per cogliere l´ultimo rumore, il canto di quell´uccellino che spesso ti ha infastidito e che adesso ascolteresti per ore.
Ne ho passate di ultime notti, e me le porto dietro come un ricordo estremo della nostra vita da qualche parte, come la parentesi finale che chiude e ingloba il tutto.
È un gioco al quale chi vive in espatrio e impacchetta e spacchetta spesso è abituato, quello dell´ultimo saluto agli spazi che sono stati nostri e non lo saranno più.... c´è sempre un misto di sentimenti che vanno dal dolore alla gioia o dalle lacrime ai sorrisi felici, si alternano e inseguono per settimane questi sentimenti in un equilibrio piacevolissimo... fino all´ultima notte quella in cui le paure vengono fuori, le domande rimangono senza risposta, il buio che ci avvolge sembra darci un idea del tuffo nel vuoto che sarà il cambiamento. Per fortuna poi ci si alza al mattino e ci si alza per l´ultima volta in quella casa, la frenesia degli ultimi dettagli prende il sopravvento, si beve quell´ultimo caffé prima di inscatolare nespresso e tazzine, si osserva il container enorme parcheggiato davanti a casa, si fa un grande respiro e si torna a sorridere: l´ultima notte è andata, per un po´ si sa che non ce ne sarà una e poi di colpo ci si proietta in quella che sarà la prima in una nuova casa, nel nostro nuovo mondo che vedrà quel container parcheggiato in strada, unáltra strada e nuovi omini , altri omini, a darsi da fare in fretta per riassemblare mobili e oggetti che abbiamo voglia di recuperare in fretta!
Alvarado Avenue Los Altos California, 29 giugno chiudiamo la porta!

sabato 24 giugno 2017

la follia italiana ..... o forse mondiale

Non intervengo mai in dibattiti vaccini si vaccini no. Penso che ognuno di noi debba scegliere il meglio per se e per le persone che ci stanno intorno, senza però mettere a rischio gli altri. Adesso mi esprimo perché alla fine continuare a leggere notizie assurde di bambini morti di malattie che ormai non dovrebbero più esistere grazie ai vaccini mi fa una rabbia ....
L´altro giorno in Italia un bambino è morto a causa del morbillo, contaminato dai fratelli non vaccinati. Era un bambino debole, fragilizzato da una terribile malattia dalla quale avrebbe potutto guarire, ma non ne ha avuto il tempo. Lui non poteva essere vaccinato, i suoi fratelli si e avrebbero dovuto esserlo, proprio per proteggere lui e i bambini come lui, quelli troppo deboli per ricevere una dose di vaccino, ma che devono essere protetti da chi sta loro interno, dalla società stessa.
Avrebbe potuto farcela questo bambino, guarire e tronare a correre felice nei prati, invece non ce l´ha fatta ma non per la malattia contro la quale stava lottando ma per una malattia contro la quale la scienza a messo a punto dei vaccini proprio per proteggere, non per uccidere.
Osservo perplessa questa follia che guida, in modo assurdo in Italia, i genitori a rifiutare la protezione necessaria ai propri figli, che li fa scegliere di non vaccinare, su non si sa ancora che basi scientifiche, pensando forse che saranno gli altri a vaccinare i loro di figli e in questo modo indirettamente a proteggerli. Ma non funziona così.
Una bambina di nove anni è morta qualche giorno fa non lontano da noi, sua sorella era compagna di Chiara. È morta dopo aver lottato per due anni contro un tumore terribile al cervello che le ha tolto tutto, anche l´ultimo soffio. Per due anni i suoi genitori si sono battuti come dei leoni, attraversando l´Oceano per affidarla alle cure più all´avanguardia o forse a quelle che davano loro più speranza. Si sono affidati alla medicina, a quella sperimentale perché il loro dovere di genitori era tentare il tutto per tutto per proteggere la vita della loro bambina, a 9 anni non si può morire, non si deve morire, non è giusto. Purtroppo la scienza, la ricerca, i medici non ce l´hanno fatta e questo cucciolo di donna ha chiuso gli occhi per sempre, dopo aver provato tutto e ancora di più... ed ecco mi fa ancora più rabbia pensare che un altro cucciolo d´uomo con tutta la vita davanti abbia chuso anche lui gli occhi per sempre per la convinzione dei suoi genitori che la scienza e la medicina non sia con noi ma contro di noi.
I nostri figli vanno protetti, vacciniamoli!

venerdì 23 giugno 2017

I miei ristoranti


Ammetto che 5 anni fa ero leggermente prevenuta nei confronti del cibo che avrei trovato sbarcando negli States, mi faceva un po´ paura la cultura alimentare scadente e da supermercato di ultima categoria che sembrava dominare in questa parte di mondo, la fiera delle chips e dei pop corn ad ogni ora ed in ogni situazione mi lasciava di sasso. Non avevo però fatto i conti con la cultura alimentare propria alla Silicon Valley, dove l´organic, il sano e il culto del mangiare equilibrato hanno un posto notevole se non forse sulle tavole dei suoi abitanti, almeno nei supermercati.
Ho scoperto quasi subito che qui si può mangiare sano e equilibrato proprio come da noi, che i prodotti buoni ci sono.... basta pagarli, che i mercati sono carissimi ma zeppi di prodotti super, che la frutta e la verdura hanno profumo e sapore, basta solo sapere dove andarle a comprare.
Ammetto anche che dopo due decenni all´estero ho smesso di soffrire per le mozzarelle gommose, e il prosciutto non come piace a noi, per non adeguarmi a quel che trovo vado oltre e cerco prodotti più locali, dei quali poi mi appassiono persino.... Ho persino per qualche secondo meditato di traslocare olio d´oliva califoniano d´hoc in Svezia, assurdo se penso che sono arrivata qui con una ventina di litri di olio nostrano, fatto arrivare apposta dall´Italia a Parigi, fermamente convinta che avrei fatto una fatica immane a trovarne di buono!
Ho in questi anni ¨collezionato¨ una serie dei miei posti preferiti, di cucina varia, che ripercorro adesso in un ultimo tour gastronomico, tanto per partire con quei sapori che mi hanno conquistata e in momenti diversi del mio e nostro essere qui confortata e insaporito i nostri palati.
Sumika a Los Altos: è il mio giapponese, quello in cui mangiare un piatto di udon unici a pranzo o dei yakitori saporittissimi a cena. Pochi tavoli e ambiente giapponese al 100%.
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Satura cake a Los Altos: con dei krafen quasi buoni come quelli di Ugetti a Bardonecchia, riferimento per me dei migliori krafen (solo i torinesi possono percepire il livello). Ma non solo krafen, dolci incredibili, biscottini per tea time deliziosissimi. E poi una terrazza con vista su Main street, pieno centro di Los Altos, dove tutto avviene!
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Voyageur du temps a Los Altos: da quando hanno aperto è diventato il posto in cui andare per un pranzo con amiche, per 4 chiacchiere in terrazza, o semplicemente per comperare il pane migliore della zona. Tappa intermedia di ogni mia settimanale camminata, benche' il caffe sia imbevibile! Traditional baguette ottima, così come croissant et pain au chocolats (a prezzi ridicoli... ma siamo pur sempre in Silicon Valley???)
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Zola a Palo Alto, pochi tavoli come piace a me in questo ristorantino francese pieno di charme...una terrine de campagne accompagnata da ottimo pane e un midollo al forno, mi hanno sempre restituito forze e sorriso, soprattutto in questo ultimo anno denso di eventi!
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Mademoiselle Colette a Menlo Park, basta chiudere gli occhi e di colpo ci si sente a Parigi, dolci buonissimi....
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Sweet green a Palo Alto, molto californian style questo posto di insalate anche customizzabili, per chi come me adora kale e quinoa, il posto in cui essere!
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Plumed horse a Saratoga, in assoluto il miglior ristorante della zona, un paio di stelle Michelin ampiamente meritate, un delirio grastronimico assoluto accompagnato da ottimi vini. Per noi il ricordo di qualche bel momento festeggiato in due o in cinque!
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Thaiphoon a Palo Alto la nostra mensa tailandese, uno di quei posti in cui ogni tanto devi ritornare perché il loro noodles green curry e il loro pad thai dopo un po´ ti mancano e devi assolutamnte riassaporarli.
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Chez TJ a Mountain View anche questo un po´ stellato Michelin,un posto dove andare in due solo e rigorosamente e assaporare ogni portata del menu fisso proposto.
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Sushi Tomi a Mountain View su Dana street, perché effettivamente è un vero giapponese, con veri sushi, freshissimo sashimi e tempura molto buona.
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Calafia a Palo Alto perché è stato il primo ristorante, quello della prima sera, quello dell´appena sbarcati, molto californiano, hanno hamburger versione chic e tonnellate di quinoa un po´ ovunque, unico neo uno dei locali più rumorosi della zona!!
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Evvia a Palo Alto, il ristorante greco della zona con la R maiuscola, con un polipo che vale il viaggio e l´attesa!(non semplice avere un tavolo all'ultimo momento)
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La Napoletana Pizzeria a Mountain View, l´unica pizzeria non italiana della zona, gestita da un greco che ha imparato a fare la pizza perfettamente. Un buco di locale con dieci tavoli ed una pizza sempre ottima: non ci ha mai deluso in 5 anni.
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Sam´s Chowder House ad Half Moon bay, non solo per la vista eccezionale e la bella strada per arrivarci, ma per i suoi calamari e carciofi fritti, e anche per le vongole che anche se non posso più mangiarle so che sono sempre buonissime!

Amber Dhara a Palo Alto, perché a noi la cucina indiana piace da sempre, anche da prima di vivere in India. Ristorante ottimo, indian nouvelle cuisine, tutto super ben presentato... e il dahl servito in versione radical chic mi piace un sacco.

Saravana Bahavan a Sunnyvale perché tra il precedente e questo sembranm passati due secoli di servizio in cucina, ma per noi è  una madeline di Proust, il ricordo dello stesso identico dove andavamo a mangiare i dosa a Chennai, stessi piatti di latta, stessi bicchieri di plasticona spessa, stessi sapori da chiudere gli occhi e immaginarci Ramesh che ci aspetta fuori... unica differenza qui ti danno la forchetta a Chennai era tutto con le mani. Ristorante vegetariano , of course, con solo indiani(infatti una delle prime volte con Chiara mi guardavano un po' interdetti)

Di ritroranti buoni e meno buoni questa zona e piena, tanti posti in cui abbiamo passato serate gradevoli e pranzi simpatici, posti da scoprire, più o meno chic e più o meno cari, locali austeri e altri più divertenti, cucine varie di orizzonti diversi, a volte fedeli al Paese d´origine, a volte mescolate in modo piacevole con le tendenze californiane dell´ultimo momento, una ricchezza di offerte da tutto il mondo che riflette la ricchezza stessa di questa valle multiculturale anche a tavola!!
Buon appetito

mercoledì 21 giugno 2017

Feste e religioni...

Da quando viviamo in America abbiamo incominciato a frequentare tantissimi ebrei e di conseguenza a scoprire tradizioni legate alla loro religione. Premetto che tra i nostri amici la maggior parte sono ebrei che fanno parte di congregazioni abbastanza liberali, molto più aperte rispetto a quello che, a detta anche loro, si trovano in Europa. Dagli inizi sono stata subito abbastanza incuriosita e ho trovato molta apertura da parte loro e anche molta voglia di spiegarci il perché e il per come di certe tradizioni e delle loro innumerevoli feste.
Lo scorso week end eravamo invitati ad una Bat Mitzvah, la festa è durata due giorni, prima la Sinagoga e poi la festa vera e proprio! Secondo la legge ebraica un maschio di 13 anni o una femmina di 12 (per i più ortodossi e di 13 per i più liberali), diventano bar mitzvah e bat mitzvah, rispettivamente, ciò responsabili delle proprie azioni. Una sorta di rito di passaggio all´età adulta sancito dalla possibilità di leggere la Torah, che viene appunto letta per la prima volta durante la cerimonia alla sinagoga. Se tra gli ebrei ortodossi la lettura della Torah (Antico testamento) è fatta solo dagli uomini e quindi dal ragazzino che passa all´età adulta, per i più liberali anche le ragazze possono leggere. Così è stato nel nostro caso, e la lettura non è cosa semplice, e la prima volta viene preceduta da mesi e mesi di preparazione. La Torah è infatti scritta senza le vocali, e pensandoci mi ha fatto venire in mente i testi che preparavo per l´esame di Paleografia e diplomatica all´Università, quando la quantità di lettere mancanti era tale da rendere il tutto un vero enigma.
La cerimonia è lunghissima, tre ore. Ammetto che ero un po´ spaventata, ne ho fatte di messe lunghe e non me ne vogliano i praticanti, le ho sempre trovate noiosissime, con la voce monocorde del prete a dettare il ritmo in modo abbastanza poco vivace. Quando penso alle lunghe cerimonie penso sempre al funerale di una delle zie di Montecarlo, quando per più di due ore bene sette preti si sono dati il cambio con sermoni strazianti, avevo 15  anni e credo di non essermi mai annoiata tanto in vita mia.
Comunque sabato mattina sono andata alla Sinagoga, mi sono seduta un po´ in disparte, non volevo da non praticante, essere troppo in pole position. Dopo un po'che mi guardavo intorno con l´aria di chi non sa tanto come funziona, e leggendo avidamente l´opuscolo preparato ad hoc per dare ai non addetti ai lavori qualche linea guida, una gentile signora mi si è avvicinata spiegandomi cosa fare, quale libro prendere e in quale momento.
Tre ore in cui ho assistito senza annoiarmi un secondo ad una cerimonia densa di allegria. Per prima cosa tutto è cantato, la Torah si legge cantando, ed è piacevolissimo, pur non capendo nulla essendo in ebraico. La Rabbina, si si era una donna, era molto ma molto simpatica, cercava di coinvolgere nel rito, faceva domande. È stato letto un passaggio dell´Esodo che è stato occasione per parlare del muoversi, del cambiare Paese. Mi sono sentita super coinvolta nella discussione, cascava talmente a pennello! La Rabbina ha parlato di come tante li quel giorno fossero migranti, o avessero vissuto in un altro Paese o fossero pronti a partire, ha chiesto al pubblico cosa avrebbero voluto sapere prima di partire verso una nuova destinazione, e la gente si è messa a rispondere, a partecipare, con allegria.
La Torah è stata portata in giro seguita da una danza gioiosa, zigzagando tra la gente seduta che cercava di toccarla. Nella stessa allegria è stata riposta dopo le diverse letture. Ad un certo punto mi sono ritrovata in piedi per mano a due amiche, in un allegro trenino che andava cantando e ballando in giro per la Sinagoga.

Un´altra cosa che mi ha colpita era l´atmosfera molto rilassata e conviviale, pur con tutto il rispetto per la cerimonia in atto, i presenti si salutano, scambian due parole, i bambini urlettano facendo capriole per terra, si entra e si esce dalla sala a proprio piacimento.(io non mi sono mossa un attimo, non volevo perdermi neanche una briciola).
Dopo la cerimonia c´è stato un simpatico pranzo preceduto dalla benedizione iniziale della challah (il pane speciale di Shabbat e delle feste ebraiche).
Domenica c´è stata la festa, che ha più le dimensioni di un nostro matrimonio che di una prima comunione, ma anche li l´atmosfera è veramente speciale, allegra, spensierata. Il pranzo vero e proprio è preceduto da una serie di danze tipiche che di colpo ci immergono nel film Rabbi Jacob di Louis De Funes
La festeggiata, i suoi genitori, le sue sorelle, come da tradizione sono stati messi sulla sedia e portati in trionfo facendoli saltare, tutto accompagnato da urla e acclamazioni divertite.
Ammetto che è un´atrmosfera che raramente si ritrova nelle feste cattoliche, dove si ha come l´impressione che esprimere tutto questo divertimento sia fuori luogo.

A me invece piace, penso prprio che con l´allegria certi messaggi possano passare meglio e essere resi più leggeri e a misura d´uomo!
Ripeto comunque che i nostri amici fanno parte di una comunità non ortodossa e estremamente liberale, quindi certi aspetti descritti non si applicano a tutte le comunità ebraiche.
Chiedo scusa se nelle mie spiegazioni non sono stata precisissima, il mio scopo era cogliere il senso generale senza fini pedagogici. Spero che nessun fervente cattolico si offenda per questo mio comparare le cerimonie cattoliche alle ebraiche, non è il mio intento!
Mazal Tov!!

mercoledì 14 giugno 2017

Istruzioni per l´uso: vita d´expat

Una volta che avrò finito di festeggiare, di salutare, di abbracciare, di fissare occhi lucidi e di stringere mani forti che sembrano non volermi lasciare partire, forse solo allora potrò fermarmi e prendere fiato e realizzare che stiamo partendo, che non ci sono vie d´uscita, che è vero, ed è bello, nel suo essere triste...
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Sono quasi incredula ogni volta che lascio un posto nel quale ho vissuto nel constatare quanto ho costruito. C´è una certa fierezza in tutto questo, una gran forza che aiuta a convincersi che si, anche nel nuovo posto, ce la caveremo bene allo stesso modo.
Ogni esprienza di espatrio aiuta nell´affrontare la successiva, viviamo nel continuo costruire esperienze che ci renderanno più rapidi e forti nell´affrontare il nuovo che ci si para davanti. Mi piace pensare che il libretto di istruzioni che abbiamo tra le mani ad ogni cambio Paese si arricchisce di un consiglio in più ad ogni cambiamento.
In espatrio l´esperienza aiuta tantissimo. L´esserci già passati ci da le chiavi per ripassarci di nuovo ma questa volta in modo molto più facile.
Le istruzioni per l´uso rendono l´atterraggio in uno nuovo Paese soffice e quasi indolore, esattamente come l´esperienza aiuta nella gestione delle partenze. Mi sembra di rivivere tanti déjà-vu, ma con l´impressione di capire di più il senso di quello che mi sta succedendo, di gestirne meglio le emozioni.
Ecco la gestione delle emozioni ho come l´impressione che la si impari anno dopo anno, cambiamento dopo cambiamento, decisione presa dopo decisione presa. Penso che il bilancio positivo del periodo trascorso in un posto ci aiuti anche a lasciarlo in modo sereno, a vivere il distacco come assolutamente naturale e ad affrontare l´arrivo come una normale conzeguenza della folle vita che abbiamo scelto.
La prima volta che sono partita e di conseguenza sono arrivata in un posto che doveva diventare casa, ho costruito i miei primi passi in modo assolutamente improvvisato, senza punti fermi che mi permettessero di mantenere una rotta. Vagavo nel tentativo goffo di ricostruire punti di riferimento. Ci sono riuscita allora ma mettendoci molto più tempo, e questo perché essendo la prima volta non avevo in testa priorità e modi di procedere precisi. Pian piano sono diventata più organizzata, arrivando addirittura a crearmi già qualche debole punto di riferimento (ma anche se debole così importante) nel mio mondo in divenire.... 
I punti di riferimento vanno ricreati in fretta e questa è sempre stata la mia priorità e le mie energie iniziali si focalizzano in questa attività di costruzione. 
Con l´esperienza poi si impara a gestire meglio il proprio tempo, focalizzando sulle priorità dello sbarco, che saranno diverse per ognuno di noi. Per me ricreare casa in fretta e ricreare una rete di contatti con la stessa rapidità sono le due cose fondamentali per sentirmi bene dall´inizio e visto che so quanto sia importante partire con il piede giusto, beh il sentirsi bene è la priorità numero uno. 
Con l´esperienza si impara a gestire meglio le proprie emozioni, come dicevo prima, e gestirle è anche un modo per proteggerci dal turbinio di sentimenti nel quale ci tuffiamo arrivando e partendo. A volte mi chiedo se noi espat non sembriamo un po´ duri a non crollare di brutto nelle braccia di ogni persona che ci mancherà. Mi dico di no, e che non vuol dire mancare di sensibilità, ma forse di peccare quasi di un filo di egoismo: non piango adesso e non piango con tutti proprio perché voglio con tutte le forze che anche il distacco sia bello e positivo: voglio portarmi dietro un ricordo sorridente dell´ultimo momento con chi fa parte della mia vita e questo anche a costo di inghiottire le lacrime sostituendo il pianto con un bel sorriso.
Con l´esperienza si sa già cosa si dovrà fare i primi giorni, le prime settimane, e anche cosa sarà importante fare gli utlimi giorni e e ultime settimane, perché il distacco sia leggero e non avvenga in modo brusco.
Paese dopo Paese, trasloco dopo trasloco , atterraggio dopo atterraggio , scuola dopo scuola, casa dopo casa, tutto sembra talmente facile da spaventarmi quasi un po: l´abbiamo sempre fatto e si vede, ormai gesti e pensieri seguono quasi schemi che si ripetono ad un certo numero di anni di distanza, con sempre comunque la variabile del mondo nuovo sconosciuto  a creare un po´ di variazione sul tema.
Quando si è neo expat sembra quasi possibile pensare che il cambiamento diventi routine, quando si parte per la prima volta è impensabile immaginarsi capaci di non sentirsi persi in un nuovo mondo, o di poter chiudere una porta sapendo che quello che abbiamo costruito ci seguirà sempre nonostante tutto. Sembra impossibile immaginare radici da impacchettare in modo ordinato, un mondo dopo l´altro e questo solo perché si sa ormai cosa fare, come farlo, in che tempi.... ma è cosí, mai come in questi giorni di abbracci, di feste e di saluti mi rendo conto che tutti gli abbracci , le feste e i saluti precedenti mi hanno dato gli strumenti per gestire al meglio la nostra partenza e di conseguenza per arrivare serena nel nuovo....

domenica 11 giugno 2017

Ciao io parto!

Ieri è partita Chiara. È partita per il suo viaggio, quello che chiamano Senior trip e che noi chiamiamo viaggio della maturità, il viaggio che si fa una volta finito il liceo, in quei pochi mesi di passaggio che rapidamente da figlio a casa li spingono ad essere autonomi e a volare in libertà.
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È partita e solo adesso realizzo quanto questa partenza fosse densa di emozioni per lei. Le ultime settimane sono state un continuo festeggiare, un turbinio di eventi, incontri, abbracci. Nelle ultime settimane pensavo alla sua partenza come ad una delle tante verso l´Europa per le vacanze, pensavo che l´avrei raggiunta, che ci saremmo ritrovati tutti e cinque come ormai capita raramente. Pensavo alla sua partenza come ad una partenza normale, ma normale non era. Chiara è partita da Los Altos, dalla California, da questa casa in Alvarado Avenue dove per 5 anni è cresciuta, ha riso, ha pianto, ha sognato. Non tornerà qui ad agosto, ad agosto andrà a New York, ma non tornerà qui neanche a Thanksgiving o a Natale, come Federica ha fatto in questi ultimi due anni. Non tornerà a casa, almeno in questa. Non si farà una doccia in fretta scesa dall´aereo per andare ad abbracciare le sue amiche, per correre a teaspoon o a sweet green, con Leah, Sana, Julie.... perché a Thanksgiving e a Natale arriverà in un´altra città che dovrà diventare un po´ casa per lei.
Solo adesso realizzo come la sua ultima agitata notte prima del volo per Parigi, non lo fosse per il viaggio, la partenza, il fatto di essere per la prima volta da sola a 17 anni a gestirsi una vacanza, ma lo fosse per il senso profondo che ha l´ultima notte in una casa che è stata tua per 5 lunghi anni.
Le lacrime le rigavano le guance correndo verso l´aeroporto. Sono passata davanti al Liceo, mi sono fermata in Main Street per un ultimo bombolone da Satura cake, ho svoltato in San Antonio e via verso la 101. Il suo sguardo sembrava volersi nutrire ancora una volta delle cose che sono state il suo mondo, in quello sguardo ho visto tutti gli altri, tutte le nostre altre sue partenze, i suoi pianti disperati ogni volta quando per farla smettere e vederla sorridere di nuovo avrei voluto fermare la macchina e direle non è successo niente adesso torniamo a casa, riapriamo la porta e  il nostro mondo sarà li ad aspettarci.
Non l´ho mai fatto, non l´ho fatto ieri. Le ho detto vedrai che bello, Barcellona, Firenze, Parigi, con le tue amiche. Lei ha anche sorriso, ma sono sicura che sorrideva per me, per non lasciarmi con la sua sofferenza, per proteggermi e illudermi, sono sicura che invece pensava alla porta chiusa di Alvarado, alla sua camera ormai quasi spoglia, dalla quale negli ultimi giorni aveva diligentemente staccato le tante belle foto che immortalavano i suoi momenti felici. Sono sicura che davanti agli occhi aveva quei 4 scatoloni ancora da finire di riempire, nei quali metterò un po'del suo mondo e lei lo riaprirà a New York. Sono sicura che cercava di immaginarsi casa nuovamente dall´altra parte del mondo, casa che per lei non sarà mai tale fino in fondo.
Solo dopo averla lasciata, averla vista passare i controlli passaporti, con il suo zainetto sulle spalle, solo da quel momento ho capito quanto dovesse farle male chiudere quella valigia, spegnere per l´ultima volta la luce di camera sua, lanciare un ultimo sguardo alla mini parcheggiata davanti al garage, sorridere a sua sorella che le faceva ciao ciao con le lacrime agli occhi.
So che lo stesso dolore lo proverà Camilla, l´ha provato Federica, e lo proveremo noi... so che le stesse emozioni ci sommergeranno alla fine del mese, ma nonostante tutto sono convinta di quello che stiamo facendo, sono convinta che questa sia la scelta giusta come lo sono state tutte le altre. Una volta una persona mi ha chiesto ma se soffrite ogni volta che cambiate Paese, perché lo fate? Le ho risposto perché la sofferenza non è negativa ma è positiva, perché quello che troveremo alla fine del viaggio sarà talmente forte da farci dimenticare il distacco, perché è un modus vivendi del quale non riusciamo a fare a meno, nonostante le lacrime e nonostante tutto, perché ci rende felici!

sabato 10 giugno 2017

Tanto per chiarire: il mi mancherà non è dolore....

Tenere un blog è un esercizio divertenete e man mano che si va avanti negli anni ci si prende gusto (sono quasi 9 gli anni per me da quando in India ho deciso di aprirne uno dopo anni a chiedermi se farlo o no).
Ci sono tanti motivi per cui si decide di aprire un blog, per me fu all´epoca la voglia di trasmettere la ¨mia¨ India dopo anni in cui trasmettevo il ¨mio Giappone¨ via email e tutti mi chiedevano a quando un blog. All´inizio volevo comunicare in fretta sensazioni ed emozioni a parenti e amici... pian piano negli anni, un post dietro l´altro, ho incominciato a rivolgermi anche a chi non conoscevo ma che poteva essere incuriosito da questo tipo di vita, o a chi cerccava risposte prima di partire per un´avventura all´estero.
Pian piano ho mescolato i miei sentimenti a informazioni più utili in un alternarsi continuo tra lo scopo originario del blog, tramettere la nostra vita a chi ci vuole bene, e il suo nuovo fine, aiutare chi vuole seguire le nostre orme e strapazzarsi in giro per il mondo. Mi piace questo continnuo oscillare tra il diario intimo e il libretto di istruzioni, questo mettermi un po´ a nudo nelle mie e nostre  fragilità e questo tendere una mano a chi è spaventato e cerca risposte prima del grande salto o anche durante!
Parlo di noi nel blog, della nostra vita di famiglia che da 20 anni cresce adattandosi ai nuovi mondi  nei quali di colpo si trova immersa. Parlo del perché delle nostre scelte, della nostra vita quotidiana che poi è uguale a quella di tante famiglie itineranti o stanziali. Parlo delle tante sensazioni che ci abitano quando affrontiamo certe fasi di questo nostro espatriare. Parlo di tutto in modo spesso soggettivo, perché é difficile distaccarsi emotivamente da ciò che si scrive, ma ogni tanto parlo anche in modo , dando informazioni dalle quali i nostri sentimenti sono tenuti lontani.
Nella mia parte di diario ci metto a nudo a volte come esseri umani con quello che proviamo in quel momento, senza finti pudori e senza dipingere il tutto in modo più bello: la nostra realtà, il nostro modo di viverla sono svelati come sono senza essere infiocchettati.
Quello che mi spiace è l´interpretazione che ne viene fatta, il cercare di leggere tra le righe di ciò che è svelato con tanta naturalezza e sincerità, sentimenti che non ci appartengono.
Abbiamo una grande fortuna, quella di essere dei positivi dell´espatrio, dei grandi ottimisti, di avere la capacità di cercare solo il positivo nelle cose e soprattutto nei grossi cambiamenti che ci imponiamo. Siamo così indubbiamente perché abbiamo sempre avuto la possibilità di scegliere quando partire e se partire e nel momento in cui abbiamo preso una decisione non abbaimo mai avuto dubbi di fondo, proprio perche convinti ogni volta che fosse il momento giusto, il posto giusto, la strada giusta.
Certo che ogni tanto nelle nostre parole ci può essere nostalgia, nostalgia per ciò che ci si lascia alle spalle, per quel piccolo mondo sicuro ricostruito con forza al quale dobbiamo dire addio. C´è nostalgia ma non c´è dolore, perché il tutto è compensato dall´entusiasmo per ciò che ci si apre davanti, assolutamente nuovo, assolutamente da scoprire.
Allora il dire che questo mondo mi mancherà non vuol dire che sono depressa e spaventata, vuole dire solo che mi mancherà come mi mancano tutti gli altri piccoli step precedenti, perché essendo umana sono fatta di sentimenti che si mischiano e si scontrano. Non c´è dolore nella nostra partenza, non ce n´è proprio perché questa avventura è stata scelta, ci sono entusiasmo, curiosità, un po´ di apprensione per i primi passi, molta gioia per ritrovarsi in famglia a riscoprire un mondo nuovo.
Nel blog ci mettiamo a nudo sotto tanti punti di vista, e mettiamo anche le nostre fragilità al servizio di chi deve partire e non ha libretto d´ istruzioni. Ma non si deve cercare oltre parole e sentimenti e vedere una sofferenza in quello che facciamo e nelle decisioni che prendiamo, proprio perché il tutto è fatto con gioia, allegria, amore, passione, e con qualche piccola paura da esseri umani!!

giovedì 8 giugno 2017

Stiamo dando i numeri!

4 anni e 11 mesi esatti
1795 giorni
43080 ore
1795 albe e tramonti
Siamo arrivati il 1 agosto
Ripartiamo il 1 luglio
Siamo arrivati in 5 + Macaron (anche se in realtà siamo arrivati in 4 perchè Paolo era qui da 5 mesi, 150 giorni ad attenderci)
Siamo arrivati in 5 + Macaron e ripartiamo in 3 + Macaron
5 primi giorni di scuola
5 anni scolastici che si conscludono all'ultima campanella
1 graduation di quinta elementare
2 graduations di terza media
2 graduations di Liceo
4 scuole al nostro attivo (la Scuola Franco Americana, la Charter School, Egan Middle School, Los Altos High School)
39 pagelle in totale (senza contare i mid terms)
16 esami AP
9 esami SAT tra generale e subject
2470 lunch box (calcolo approssimativo)
2 montaggi dossier per il college
2 college counselors
2 urla di gioia per l''ammissione nel college desiderato
25 ammissioni al college
4 semestri di college pagati
5 Natali
5 Pasque
5 settimane bianche (4 Park City e 1 in Montana)
5 viaggi estivi (dal Messico alle Hawaii, dalla Polinesia alla Sicilia)
5 vacanze di Natale (dal sud della California al Canada, da New York a Los Angeles)
25 compleanni
5 anniversari di matrimonio
Un college tour
1 legamento crociato disintegrato
1 operazione al ginocchio
1 dente rotto
5 punti di sutura i più cari del mondo (3500$- 700 a punto)
5 volte al pronto soccorso per cose varie ed eventuali
20 famiglie di amici venute a renderci visita (chi anche due volte) e qualche cane sciolto....
un numero incalcolabile di BBQ
2 feste di graduation
1 festa di partenza
un buon numero di feste in piscina
una media di 3 nuotate a settimana
una media di 3 corse a settimana
una media di due lezioni di pilates a settimana
4 campionati di ginnastica del liceo
3 campionati di nuoto del liceo
2 anni di competizioni di cheer
3 campionati di tennis del liceo
2 Festival Italiani in Silicon Valley
1 Festival di cinema italiano in Silicon Valley
Molta felicità
Qualche lacrima
Un lutto
Tante liti e mille occasioni per fare pace
Un numero insensato di aerei presi
Tantissimi amici da salutare....
tantissimi sorrisi per tutti e da parte di tutti...

Siamo arrivati un primo di agosto e c'era il sole a Los Altos
Siamo arrivati con 50m3 di mondo, ordinatamente inscatolato.
Calafia il primo ristorante, la prima sera, appena sbarcati.
Sam's a Half Moon bay il secondo, il primo week end qui.
Una sola casa la stessa per 5 anni, il nostro mondo ormai, il nostro nido, con quel giardino speciale dove fa sempre caldo, dove c'è sempre il sole, il mio microclima privato nel microclima della Silicon Valley.
Ripartiamo un 1 luglio, probabilmente ci sarà il sole.
Ripartiamo con circa gli stessi 50m3 ordinatamente inscatolati, il nostro mondo.
Chiuderemo la porta della nostra casa numero 7, 5 anni esatti dalla chiusura della porta della casa numero 6 e apriremo la porta della nostra casa numero 8, il 1 di agosto, 5 anni esatti dall'apertura della porta numero 7...
Siamo arrivati in 5, sono passati 5 anni. Siamo arrivati con una bambina, una pre adolescente e un'adolescente... e un gattino di poco più di un anno.
Ripartiamo in tre con una 15enne in piena adolescenza e lasciando dietro di noi due giovani donne. Ripartiamo con una micetta ingrassata di un certo numero di chili, che di anni ne ha ormai 6 e per la prima volta scoprira la vita senza giardino.
Partiremo in vacanza e questa volta avremo un biglietto di sola andata, nessun ritorno ad agosto per una scuola che aprirà le porte senza di noi.
20 anni e due mesi dalla mia prima partenza, 7360 giorni dopo quel primo aereo che mi ha aperto le porte della mia vita d'expat, sarò seduta su un altro aereo con un po' di nostalgia e tanta eccitazione... come sempre appunto da 7360 giorni....










venerdì 2 giugno 2017

Amicizie che attraversano vite....

Oggi è un giorno felice, la cerimonia di diploma tra qualche ora chiuderà il percorso scolastico liceale di Chiara, il suono dell´ultima campanella darà il via alle tanto attese vacanze per Camilla. Oggi è un giorno felice, anche se con quel diploma in mano Chiara prenderà il volo per la sua nuova vita da studente universitario, lontano da noi. Oggi è un giorno felice ma oggi ho pianto. Ho pianto abbracciata a mia figlia, non quella che deve partire, ma quella che è già partita. Non piangevo per lei ma con lei... abbiamo in quell´abbraccio condiviso il nostro dolore che è lì sempre presente, nonostante il tempo e nonostante tutto.
Oggi h ricevuto una lettera, la lettera di un uomo anziano che aspettavo da settimane, tante troppe. Me l´ha mandata la mia mamma perché era lei la destinataria di questa lettera, ma visto che la lettera parlava anche di me me l´ha mandata.
L´uomo anziano con la sua bella scrittura manda ancora lettere battute a macchina, con una di quelle vecchie macchine da scrivere. L´uomo anziano è uno dei più vecchi e cari amici di mio padre, di quelli con i quali lui è cresciuto, di quelli con i quali da bambino è diventato ragazzo, e poi uomo e poi ha incomiciato ad invecchiare... e come in tutte le storie c´è chi invecchia di più e chi invece si ferma e rimane fermo per sempre ad un´età, ad una vita a dei ricordi.
Nella lettera parla di me, ma questo mi ha fatto sorridere e mi ha fatto piacere, ma poi dopo parla di loro, di un gruppo di bambini appunto, compagni, amici, di quelli che all´uscita di scuola camminavano insieme verso casa, di quelli che si ritrovavano al parchetto a giocare al pallone o a casa gli uni degli altri per lunghissimi tornei di subbuteo. Gli amici, quelli con la A maiuscola, quelli che ci sono sempre anche quando sono lontani o occupati da vite che per forza di cose ti portano lontano, preso tra lavoro e tempo che scorre veloce.
E li immagini questi bambini crescitui a cavallo della seconda guerra mondiale, in una Torino bombardata, dove però la spensieratezza dell´infanzia li ha protetti dagli orrori. Questi bambini sono diventati ragazzi tra le mura di una delle scuole prestigiose di Torino, sotto la  guida rigida e un po´ bacchettona dei gesuiti, e non si sono mai traditi, non si sono mai lasciati o almeno fino ad un certo punto. E poi uno dopo l´altro, alcuni troppo presto, hanno preso commiato da questo mondo e indietro ne è rimasto uno solo, con la sua memoria nitida di quei tempi passati e con una grande nostalgia di quel gruppetto zigagante tra via dell´Arcivescovado e corso Matteotti, all´uscita di scuola, con i pantaloni che pian piano si allungavano, i sogni che man mano diventavano più grandi, la prima barba, i primi amori....
Mio papà era uno di loro, lui se ne andato un po´ prima di alcuni, un po´ dopo altri. Lui era quello che teneva le liste del subbuteo, lui era quello che suonava il piano e cantava, lui era la prima tappa in quel percorso che dall´Istituto Sociale li portava a casa uno dopo l´altro,accompagnandosi e raccontandosi vite che sarebbero state e cha adesso sono o non sono più.
Mi manca mio padre, mi manca ancora di più quando come oggi festeggeremo un momento bello, ma non è per questo che piangevo. Ho pianto pensando alla forza dell´amicizia, a quanto sia bello crescere insieme, diventare grandi con i bambini con cui si è stati bambini. Ma fa male pensare che per forza ce n´è uno che rimane indietro, abbandonato dagli altri, immerso in ricordi che non hanno più futuro, immerso in una vita dove prima loro c´erano e adesso non ci sono più....
La vita è così... adesso sorrido, rido, guardo su e mi dico che forse, magari, quel gruppo di ex bambini ed ex ragazzi, sono li, seduti e guardano giù e si godono noi e la nostra giornata di graduation qui a Los altos California, e magari ripensano allegramente ai loro balli dei 18 anni, alle emozioni della maturità, alla vita vissuta quaggiù, il cui senso è rinchiuso proprio in un nipote che diventa gande che stringe tra le mani un suo primo diploma e che vive oltre 60 anni dopo le stesse emozioni che hanno vissuto loro, con amici che spero rimarranno per la vita, anche se sparpagliati da una parte all´altra del mondo!