giovedì 11 maggio 2017

Che atteggiamento avere nei confornti di una nuova partenza per avere bambini positivi: spunti pratici.

Quando sono partita per Parigi, 20 anni fa, ero incinta della nostra prima bambina. Non avevo altri pensieri nell´affrontare questa prima avventura oltre frontiera, che quelli legati a me, al mio adattarmi e alla capacità della nostra copia di costruirsi all´estero e di gestire da sola le problematiche legate alla nasciata lontano dai propri punti di riferimento. Eravamo due adulti con le nostre ansie e senza nessun pensiero legato al fragile esserino che avremmo messo al mondo. La bambina che avrebbe mostrato il suo visino qualche mese dopo il nostro ricongiungimento in terra francese, infatti in espatrio ci sarebbe nata e per lei Parigi sarebbe stato il suo ¨chez moi¨ dal primo momento.
Negli spostamenti successivi da coppia itinerante siamo diventati famiglia. Famiglia che si sposta dovendo tener conto delle esigenze di tutti. Le cose si complicano quando a far parte del viaggio si aggiungono bambini e adolescenti. Si complicano logisticamente in primis e psicologicamente poi.
I problemi logistici in realtà sono facilmente superabili, soprattutto quando spostarsi diventa la norma, e ad ogni nuovo spostamento ci si migliora in organizzazione.
 Per la parte psicologica ovviamente il tutto è più complicato, e anche se ci si sposta spesso, non sarà mai la stessa cosa.... i bambini crescono e le esigenze cambiano, così come cambia soprattutto l´atteggiamento che possono avere nei confronti di una nuova partenza.
Certo in famiglia quando l´esercizio del partire e dell´atterrare in un nuovo posto diventa routine, tutti di per sé nel loro angolino, saranno capaci di gestire ansie nascenti, di tirar fuori angosce che tolgono il sonno e di esprimere disappunto.... ma ci sono sempre dei ma legati all´età dei nostri compagni di viaggio.
In questi vent´anni mi sono resa conto che fino a quando i bambini sono piccolini, diciamo fino alle scuole elementari, partire è molto più semplice. I bambini sono sereni se i genitori lo sono e se i genitori sono convinti della scelta fatta lo saranno anche i loro fanciulli. Atterrare in un nuovo Paese sarà semplice se gli adulti di famiglia sapranno trasmettere energie positive e entusiasmo: i bambini sono felici quando hanno intonro serenità familiare, patiranno si del distacco dagli amichetti del cuore, ma rapidissimamente ricostruiranno un nuovo mondo se bene accompagnati.
Il gioco si fa più complesso quando da bambini ci si trasforma in adolescenti, fase in cui gli amici hanno un ruolo primario e la famiglia viene giustamente relegata in qualche angolino...
È qui che la psicologia si fa complessa e i genitori dovranno essere empatici e sensibili, ascoltare i propri teens, ma non dare loro la possibilità di contestare la scelta, quella deve rimanere una cosa da adulti.
Sulla mia pelle ho provato le diverse fasi, avendo spostato bambini e ragazzi di ogni età. La logistica ormai non mi spaventa, una volta trovata la scuola adatta, so come muovermi per rtirovare dei punti di riferimento. Per la parte psicologica devo fare i conti con sensibilità diverse e quindi adattarmi, non posso applicare uno schema comune.... insomma l´improvvisazione regna sovrana, mischiata con un po´ di fortuna e con la mia naturale predisposizione all´entusiasmo....
Fa paura spostarsi in famigia per la prima volta, e fa paura proprio perché si pensa che i bambini siano il problema, che saranno loro a non adattarsi, che saranno loro ad essere traumatizzati dalla lingua nuova, che saranno loro ad aver paura di fare i primi passi nella nuova scuola. La paura è normale quando si affronta un mondo sconosciuto come quello della vita all´estero nei primi mesi, ma saranno proprio i nostri figli a mostrarci come in realtà tutto sia molto più semplice, come alla fine la nuova scuola sarà come la vecchia, solo con delle facce diverse che parlano una lingua che in un baleno diventerà nostra, come l´amico del cuore potrà continuare ad esserlo, ma un altro arriverà a sommarsi al primo,al secondo, al terzo, come se noi siamo positivi lo saranno anche loro, se comunicheremo entusiasmo (magari anche un po´ forzato) anche loro lo comunicheranno, ma non forzato, sincero.
Il nostro ruolo di genitori quando si espatria diventa quello di una vera guida, siamo noi ad indicare la strada del successo della nostra avventura, se ne siamo convinti per i nostri figli sarà una passeggiata, se abbiamo dei dubbi e li esprimiamo forti e chiari davanti a loro, beh saranno il riflesso delle nostre ansie e allora per tutti sarà dura rendere l´avventura straordinaria!!

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