mercoledì 24 maggio 2017

20 anni...

20 anni fa c´era il sole a Torino, unica giornata di sola incastrata tra giorni piovosi.
Sono uscita di casa e, mi ricordo, in via Palazzo di città, andando verso la macchina parcheggiata in Piazza Castello, dei tursiti si sono fermati e hanno chiesto di fotografarmi. Guarda la sposa, auguri signorina. La sposa ero io.
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Sono passati vent´anni da quel si a Baldissero Torinese davanti al Sindaco, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Sono passati 20 e non sembra possibile averne accumulati così tanti.
20 anni, tre figlie, una gatta, quasi 7 città insieme nel nostro bagaglio di radici confuse. Torino e quel giorno sembrano così lontani. Mi avessero dato una sfera di cristallo allora non ci avrei creduto, non avrei creduto a questa vita, questo itinerare continuo, questo folle rimettersi in gioco. Mi piace pensare che sia la nostra formula vincente, quella che ci tiene insieme uniti da così tanti anni, la prova del nove della nostra vita di coppia, sempre sotto tensione, sul filo del cambiamento.
Non so se sia la formula per tutti ma incomincio a pensare che per noi sia quella che funziona. Non siamo mai caduti nella noia di una vita tracciata, non ne abbiamo mai avuto il tempo, nel momento in cui posavamo i bagagli ecco una vocina pronta a dirci ¨è ora di ripartire¨ e da bravi soldatini siamo sempre stati pronti a lanciarci nell´avventura, trovandone l´ossigeno per andare avanti solidi.
Per noi funziona, per altri forse non funzionerebbe.
Eravamo in due allora, quel 24 maggio, o meglio eravamo già in tre, e proprio lei mi ha dato le ali per partire quella volta, lei, il suo esserci già mi faceva dire che Parigi sarebbe stata semplice semplice.... non pensavo che poi ci avrei preso gusto.
20 anni, mi ricordo quando ci arrivarono i miei genitori, mi sembrava una meta irraggiungibile, o raggiungibile ma lontana... adesso ci sono, ci siamo e le mie figlie la vedranno con lo stesso stupore con cui la vedevo io, come si fa a rimanere insieme 20-30-40 anni....
In questi ultimi anni intorno a noi non contiamo più le coppie che scoppiano, anche quelle sulle quali avremmo messo la mano sul fuoco, anche quelle che sembravano indistruttibili. Penso a noi come dei sopravvissuti, sopravvissuti al logorio del tempo, al ritmo frastronante della vita, ai compromessi che per forza si devono fare in 20 anni. Non l´ho trovato faticoso, l´ho trovato bello e normale condividere questi 20 anni. Non mi ha mai spaventata il quotidiano e neanche l´eccezione alla regola che spesso ha fatto parte delle nostre vite.
Vivere in due è un incessante compromesso, un continuo riequilibrare l´ago della bilancia, una lotta contro il proprio naturale egoismo per un bene comune. Non sono per il vivere insieme a tutti i costi per proteggere i figli, facendosi del male, se non funziona ci si deve lasciare, in modo sereno e dignitoso. Sono però per lo sforzo comune a trovare soluzioni, per il dialogo quotidiano, per dirsi anche i peggiori orrori per riuscire ad amarsi come e più di prima.
20 anni fa avevo tre certezze: un marito e compagno di avventura con il quale speravo di condividere il mio futuro, un bebé nella pancia che si è trasformato in una splendida giovane donna, una città che sarebbe diventata mia: Parigi.
Avevo 27 anni e il mondo in mano, avevamo 27 anni e il futuro davanti a noi da plasmare come lo avremmo voluto. Ne abbiamo 20 di più adesso, con la saggezza degli anni che si sono accumulati, abbiamo molte più certezze e anche molte più responsabilità, ma lo stesso entusiasmo di allora, la stessa forza, la stessa curiosità, la stessa capacità di sorprenderci e la voglia di non dare mai nulla per scontato.
Abbiamo trovato il nostro equilibrio in giro per il mondo, equilibrio fatto di arrivi e partenze, di sms per salutarsi da un aeroporto, di lontananze accettate che rendono il ritrovarsi speciale. Abbiamo acquisito certezze e sicurezze, siamo diventati genitori tre volte, inciampando nelle difficoltà dell´esserlo.
Vorrei una sfera di cristallo per immaginarmi i prossimi 20 anni, li vorrei uguali a questi venti passati, sempre così ricchi di movimento e di un pizzico di follia... o forse non la vorrei questa sfera proprio perché è nella sorpresa e nel sorprenderci che ci siamo costruiti. Ecco forse è questa la formula giusta non smettere mai di sorprendersi ed essere capaci di ridere sempre!

domenica 21 maggio 2017

10 passeggiate da fare a San Francisco

Quando si vive in una città o non lontano da essa, si tende ad impossessarsene non come un turista, ma in modo piu profondo. La si vive diversamente rispetto ai posti in cui si passa e si va. Non si scopre mai tutto, ma ci si sofferma a vivere le stesse cose con una certa gratificante abitudine.
In questi 5 anni ci sono strade che ho riprercorso spesso, complici anche i tanti amici venuti a trovarci ai queli ho fatto da guida.
Adesso ho i miei percorsi, i miei classici, che nonostante tutto sanno sempre sorprendermi e per me sono imperdibili se si viene a San Francisco
in ordine sparso...
The Latino Mission con i suoi Murales: il fascino del sud America nel cuore di San Francisco. Tutto parla sud americano in questa passeggiata entusiasmante in uno degli angoli più caratteristici di San Francisco.. Partite da Hampshire angolo 24th e percorrete la 24th direzione Mission, con qualche deviazione laterale. Tra Alabama e Harrison sulla vostra sinistra c'è il Mural Arts and Visitor Center dove troverete informazioni sulla zona e una cartina dettagliata dei Murales.
Splendid in BalmyAlley, dove troverete i murales più vecchi della zona. Una passeggiata piena di fascino macchina fotografica alla mano, ogni murales vale una foto, un susseguirsi di opere d´arte!
Girando a sinistra su Mission fermatevi a degustare i migliori burritos della città alla Taqueria. Non potete sbagliarvi c´è sempre coda.E poco più in là, se avete voglia di dessert, fate uno stop a Mission Pie.


Sausalito e le case galleggianti: potete arrivarci in bici dopo aver attraversato il ponte o venirci apposta in macchina, ne vale la pena. Fate un giro nel mondo delle case galleggianti, delle vere e proprie ville con tutti i confort, ma sul mare. Se vi capita di passare nel week end intruffolatevi in un open house (visita di casa in vendita), per curiosare, sarete sorpresi dalla bellezza di queste case-barche!

E per mangiare in zona c´è un ottimo ristorante francese, Le Garage, che come dice il nome è in un garage...
Un giretto ad Angel Island con pic nic: traghetto da Tiburon se siete da questa parte della baia (se non siete in vena di pic nic fermatevi da Sam´s a farvi un piatto di calamari fritti e una clam chowder), o dal Pier 41, se siete a San Francisco, diverse corse giornaliere. L´isola nel passato è stata un centro di detenzione-smistamento degli immigrati cinesi (dal 1910 al 1940). Molti di loro rimanevao sull´isola per oltre un anno, prima di poter legalmente essere ammessi sul territorio americano. Angel Island è la Ellis Island dell´ovest Americano... e ad Ellis Island erano gli italiani ad arrivare!! La passeggiata intorno all´isola è lunga 5.5 miglia, i più coraggiosi possono anche fare un tuffo nell´acqua gelida... quando fa molto caldo è fattibile. Diverse aree da Pic nic. Noi ci siamo sempre arrivati con la nostra barchetta... bellissima pausa per riprendere le energie dopo la navigazione con vento forte...
pic nic con vista
Castro: per me un dei quartieri più affascinanti, ricco di eccessi! È noto come essere quello degli omosessuali, e diciamo che in molti negozi la gay pride viene ben messa in evidenza.
strisce pedonali
Prendere Castro all´angolo con Market, salendo per qualche isolato direzione Liberty street. Prendere Liberty a sinistra e ammirare le splendide case vittoriane, belle e ben tenute. Proseguire fino alle scale, in cima alle quali si godrà di un panorama eccezionale sulla città. Scendere verso Market da Sanchez Street.
qualche eccesso nelle vetrine
Alamo square and the lower High: Alamo è una delle zone più fotografate di San Francisco con le Painted Ladies a fare da sfondo e una vista splendida sulla città. Le Painted Ladies sono le 7 case vittoriane lungo uno dei lati del parco, una vicina all´altra. Lasciandosi alle spalle Alamo Square prendere Pierce Street scendendo verso Duboce park, un susseguirsi di splendide case anche qui. Attraversato il parco, dove non è inusuale vedere gente in cosstume da bagno distesa sul prato a prendere il sole proseguire  poi verso Market. Ottima pausa ristoratrice in un localino che mi ha conquistata: Duboce Park café.

Il Ferry builbing e Embracadero: Il ferry building, nasconde al suo interno uno splendido mercato coperto, che ricorda, in tono minore Chelsea Market di NY. Si trova dell´ottimo pane e dell´ottimo olio d´oliva prodotto in California. Dal Ferry Building passeggiare lungo Embracadero almeno fino all´Exploratorium, stupendo museo interattivo,che ha aperto in questa nuova sede nel 2013...  non solo interessante per i bambini, ma anche per gli adulti... Camminando cammniando arriverete nella zona super turistica del Pier 39, dove onestamente , leoni di mare a parte, non c´è veramente nulla di interessante da vedere (abbiamo avuto lì la barca per diversi anni, proprio nel porto del Pier 39 e raramente abbiamo visto un luogo più gabba turisti... ma è su tutte le guide... mistero) Se avete voglia di continuare lungo il mare, chiudendo gli occhi nella parte più super turistica, potrete  addirittura spingervi fino a Fort Mason, anche qui grande fascino di questa ex zona militare conpletamente ripensata! Il venerdi sera potete mangiare alle roulette che vi si installano, cucina di tutti gli orizzonti e buona! ( da sorvegliare le date sul sito https://offthegrid.com/event/fort-mason-center/)

Filbert da Coit Tower a Levi´s Plaza: La Coit Tower di per sé ( a mio avviso) è abbastanza brutta, ma da essa si gode di una vista spettacolare sulla città ed è l´ottimo punto di partenza per scendere verso Filbert steps e gradino dopo gradino arrivare a Levi´s Plaza. Passeggini astenersi... sarebbe un calvario. La discesa è splendida tra case incredibili e una vegetazione lussureggiante. I più fortunati hanno in bonus la vista dei pappagallini, decantata dalle guide turistiche, che secondo me è una leggenda metropolitana... mai visti! In fondo in fondo attraversando Embarcadero poetete godervi una meritata pausa ristoratrice al pier 23 con panini al granchio e Ahi Tuna con avocado, il tutto con vista baia abbastanza piacevole. (meglio mangiare qui che tuffarsi nel super turistico mondo del pier 39...)
Coit tower vista da Embracadero

The costal trail: per me una delle passeggiate più belle. Partendo da Sutro Heights Park (Point Lobos Avenue) si prende il costal trail che pian piano ci porta verso l'interno della baia, lo spettacolo che appare davanti ai nostri occhi è sensazionale: il golden Gate pian piano si svela ai nostri occhi. Il paesaggio è impressionante, incredibile pensare di essere in città. Alla fine del percorso si arriva a See Cliff, quartiere di case spettacolari che vale la pena di essere visitato. Terminare poi con un pic nic a China Beach con il Golden Gate a farvi da panorama è la ciliegina sulla torta! Portarsi cibo e acqua, sul percorso non si trova nulla.
il Golden Gate che appare nella nebbia


Un giro sul Golden Gate: che sia a piedi, in bici o in macchina ne vale veramente la pena...se poi come noi si ha la fortuna di esserci passati spesso sotto velggiando verso
il mare aperto, beh ciliegina sulla torta. Si possono affittare le bici su Embracadero e pedalare poi fino a Sausalito, riprendendo poi il traghetto per rientrare a San Francisco. Stanchezza assicurata, ma ne vale la pena! Se fatto in bici o a piedi megli avere una giacca a vento,il vento soffia forte sul ponte. Dal vista point a Nord si gode di una vista mzzafiato sul ponte e sulla città

Alcatraz: per i primi anni avevamo come un rifuto, ci sembrava che andare ad Alcatraz fosse una cosa troppo da turisti... Per anni abbiamo veleggiato intorno all´isola, scrutandola da ogni suo lato...pian piano gli amici in visita ritrornavano entusiasti da questa gitarella, e alla fine ci siamo convinti e ci siamo andati. Onestamente ne vale la pena. La visita è fatta benissimo, le audioguide sono disponibili in tutte le lingue, in quella in inglese ci sono le voci originali dei detenuti che raccontano com´era la vita in questo carcere di massima sicurezza. E poi con il giro del carcere in omaggio la splendida vista sulla città che ci fa dire quanto dovesse essere orribile vedersi davanti giorno e notte tanto splendore ed essere bloccati tra quelle 4 mure... di che pensarci due volte al giro successivo e rigar dritti!
San Francisco vista da Alcatraz

San Francisco offre mille scorci incredibili, è una città dove lasciarsi andare a camminare camminare, uscendo fuori dai sentieri battuti e scoprendo angoli insoliti...insomma non si deve avere paura di non fare i turisti ma viverla come chi ci vive...



giovedì 18 maggio 2017

Le cose che mi mancheranno ...

Partire non è mai semplice, e questo anche quando si è felici di farlo. Paritre da un posto che si è chiamato casa per 5 anni, è ancora più difficile. Manca poco più di un mese alla nostra partenza e come sempre la voglia di imprimersi di ricordi è forte... riflettevo a cosa mi mancherà di questo angolo di mondo del quale mi sono lentamente innamorata, di questa valle arida schiacciata tra l´oceano e la Baia di San Francisco. Di questo posto vivace e tecnologico dove tutto va veloce e ti entusiasmi ad essere sempre in corsa.
Mi mancherà il sole, quel sole sempre caldo che non ci regala stagioni chiare e precise e che ci da la sensazione di vivere in un´eterna primavera. (forse andando a vivere a Stoccolma mi mancherà ancora di più...
Mi mancherà passeggiare lungo la Baia, con quello stupore che mi coglie sempre da 5 anni anni davanti ad una natura talmente bella da togliere il fiato.
Mi mancheranno i miei pranzi da Sumika e la terrazza soleggiata di Voyageur du Temps.
Mi mancherà il mio mercato, i miei banchi, quelle piccole abitudini che si sono pian piano installate e che danno sicurezza.
Mi mancheranno le passeggiate a Los Altos, dove tutti vanno in macchina e io a piedi, le lunghe passeggiate riempite di chiacchiere a raccontarsi vite, sensazioni, emozioni.

Mi mancheranno la mia casa e il mio giardino, rimarrano per sempre la mia casa e il mio giardino, andandosi a sommare a tutte le altre...
Mi mancheranno i ragazzini che passano in bici sotto casa, sfrecciando verso la scuola con quell´aria di libertà che si respira qui.
Mi mancherà passeggiare in strade che conosco, che ormai sono il mio mondo, e il sorriso cordiale della gente che incrocio.
Mi mancherà vender fette di pizza e disgustosi panini al burro di arichidi al baruccio del liceo, momento divertente per impregnarmi un po'della vita da mamma americana.
Mi mancheranno le competizioni di ginnastica del liceo, a fare il tifo per le mie fanciulle, a ascoltare l´inno americano mentre tutti hanno la mano sul cuore e io a chiedermi, come sempre, se non sarebbe bello ascoltare nello stesso modo quello italiano.

Mi mancherà veleggiare sotto il Golden Gate, imponente e splendido, e contemplare dal mare San Francisco nel suo sali scendi maestoso.

Mi mancheranno le amicizie intense che ho creato in questi anni, so che resisteranno, ma fa male sapere che saranno lontane.
Mi mancherà il mio lavoro, costruito con forza.
Mi mancherà il mio fischio serale per far rientrare la micetta, adesso per lei la vita non sarà più giardino....

Mi mancheranno le mie belle nuotate al JCC, incorniciate dal cielo blu!
Mi mancherà il mio jogging mattutino sempre lo stesso percorso, le stesse case, gli stessi spazi.
Mi mancheranno le tante persone con le quali ho lavorato, che hanno creduto nei miei progetti, che mi hanno tenuto la mano e spinta a continuare anche quando avevo l´impressione di scalare montagne.
Mi mancherà l´energia continua di questa valle, dove tutto è possibile.
Mi mancherà San Francisco, città unica al mondo, con i suoi mille contrasti e Alcatraz a fare da sfondo.....

Mi mancheranno i calamari fritti di Sam´s a Half Moon Bay,uno dei primi posti scoperti qui che non ho mai abbandonato.
Mi mancherà Trader Joe´s con le sue mille sorprese, prodotti di ogni parte del mondo che arrivano e spariscono e non si sa perché.
Mi mancherà questa vita fatta ormai di tante abitudini, ma mischiate sempre con l´entusiasmo di qualcosa di nuovo da scoprire.
Mi mancherà tutto ciò ma so che alla fine non sarà una mancanza dolorosa. Ho amato questo posto ma sono pronta a partire, a voltare pagina e costruire qualcosa di nuovo da un´altra parte, all´inizio sarà adrenalina allo stato puro... questo è quello che mi da le ali per ricostruire tutto ancora e ancora... la mancanza diventerà dolorosa solo nel momento in cui non sarà più scelta e non sarà più entusiasmo!!

martedì 16 maggio 2017

Comprar casa nella grande mela: considerazioni.

Comperare casa negli Stati Uniti, almeno qui in Silicon Valley, è un processo di una rapidità assoluta, anche perché si arriva all´acquisto già con i documenti in regola, il che vuol dire o mutuo approvato o abbastanza cash disponibile per coprire il tutto.
Di solito una casa rimane sul mercato pochissimo e in quattro e quattr´otto si può diventarne i felici proprietari e abitarla rapidamente.
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Quando ci siamo messi a cercare casa a New York pensavamo che le cose sarbbero andate con la stessa rapidità, una volta trovata la casa nella nostra testa nel giro di qualche settimana avremmo potuto incominciare i lavori e renderla come piace a noi per la fine di agosto, momento in cui il college riprende e Federica dovrebbe installarsi. Non abbiamo fatto i conti con i meccanismi contorti del comprar casa nella grande mela però!
Se tra la mia visita e l´accettazione della nostra proposta di acquisto da parte del proprietario è passata una settimana esatta. per chiudere il tutto ci vorrà molto ma molto più tempo del previsto e questo perché a New York city quando si compra un appartamento lo si può comprare o in un CONDO o in una COOP.
Cosa vuol dire? il condo è direi equiparabile ai nostri condomini, mentre la coop da noi non esiste....
Se si compra in una coop come nel nostro caso ds entra a far parte diciamo di una cooperativa di proprietari dell´immobile, del quale si possiedono come delle azioni che corrispondono alle dimensioni dell´appartamento. Le regole della coop sono rigidissime... questo lo sapevamo,  ma stanno superando le nostre peggiori aspettative... Le regole del condo non esistono, nel senso che una volta che hai comperato il tuo appartamento, ne fai quello che vuoi senza dover ricevere l´approvazione degli altri inquilini. Vuoi metterci dentro la lontana zia? benissimo. Vuoi affittarlo ad una setta di frati hinduisti? no problem. Vuoi farne una succursale della caritas locale? vai tranquillo.
Per la Coop invece non puoi neanche vendere senza avere l´accordo degli altri membri del palazzo...
Purtroppo i condo sono più rari e quindi spesso non si ha scelta. Per nostra sfortuna poi l´appartmento che abbiamo trovato corrispondente alle nostre esigenze e al nostro gusto è in una coop, quindi ci siamo trovati in mezzo a queso folle balletto di permessi condominiali che sta leggermente snervandoci e soprattutto facendo slittare a non si sa quando la presa di possesso del nostro appartaentino newyorkese.
Dopo averci chiesto una quantità di documenti che sa del ridicolo, attraverso i quali la nostra famiglia, i nostri conti in banca e tutto ciò che abbiamo non ha più segreti per nessuno degli altri proprietari del nostro futuro condominio, la saga che pensavamo all´ultimo atto continua. Sanno tutto di noi ma non basta, così come non basta 1) che il proprietario attuale abbia scelto noi come i proprietari successivi ( e come si usa qui lui aveva foto nostre e storiella che gli racconta quanto siamo super e quanto siamo noi la famiglia giusta) 2) che la nostra situazione sia solida da permetterci l´acquisto e il mantenimento di un appartamento nell´East village.
Fondamentalmente i punti uno e due sono quelli che ci permettono di andare avanti nel processo che, per fortuna, sta seguendo direttamente un avvocato che si occupa si acquisizioni di appartamenti e che pare anche molto efficace. Il processo dovrebbe culminare in un incontro tra noi e i membri del palazzo (i governanti, i capi condominio), incontro che a quanto pare dovrebbe avvenire in carne ed ossa, perché nell´era di skype si torna indietro di un passo e, cosa molto pratica, noi dobbiamo spostarci dalnonsisadovesaremo a New York solo per andare a raccontare ai futuri vicini quanto siamo splendidi e splendenti e quanto le nostre fanciulle siano non solo brillanti studentesse ma anche brave come delle statue (ehm come dire ).... insomma un´operazione di marketing di tutto rispetto!
Alla fine di questo incontro i capi decideranno se siamo degni di entrare nella cricca del loro condominio, se possiamo fare parte dell´éite che lo abita, se non stoniamo con il resto...
Il regolamento di condominio, tra l´altro, mi ha fatto ridere dalla terza riga... sembra un lager...già mi immagino le riunioni annuali, quelle in cui si discute del cambio del lampadario dell´ingresso in cui ognuno avrà da dire e ridire sullo stile e nostra figlia perplessa si troverà tuffata in questo mondo surrealista, quale nostra rappresentante (eh si cara ragazza sari tu a doverti prendere questi mal di pancia0... le riunioni del Clos de la Tournelle, ultima tappa francee, prima degli States, in cui discutevamo per ore sul taglio arzigogolato delle parti di praticello lungo la strada comune, ci sembreranno una passeggiata tra i boschi.... Benvenuti a New York city... forse, se sopravviviamo fino alla chiusura del contratto...

lunedì 15 maggio 2017

Di Prom e di altre storie....

2 Agosto 2012, una famiglia itinerante sbarca in Silicon Valley per una nuova avventura. In bonus un cambio di sistema scolastico e il catapultarsi a testa in giù nel sistema americano.
Graduation 2015
5 anni scolastici ormai al teminre dopo, sorrido pensando allo stupore che mi colse allora quando mossi i primi passi nello splendido campus che doveva accogliere la maggiore delle nostre fanciulle (e che in seguitoha accolto allegramente numero due e numero tre). In realtà lo stupore di allora non mi ha mai abbandonata, e questo è uno dei pregi della vita d´expat, darti sempre gli strumenti per essere sorpreso in un modo o nell´altro.

Alla prima riunione a scuola qualche settimana dopo il nostro sbarco, ci guardammo con Paolo tra una fila di armadietti e l´altra come tuffati di colpo in uno di quei telefilm americani che animavano la nostra infanzia torinese, portando nelle nostre italiche case immagini di scuole così diverse da quelle a noi note. Di colpo toccammo con mano una realtà che sarebbe diventata nostra, constatando dal primo momento le mille differenze tra il loro e il nostro sistema, anche solo riassunte dall´immensità del campo di football americano e dagli spazi all´aperto assolutamente incredibili....
In 5 anni poi abbiamo avuto molteplici occasioni di stupirci e direi sempre e solo positivamente, e di constatare come la TV della nostra infanzia dicesse il vero: l´high school di happy days esiste, adeguata ai ritmi dei tempi nuovi e di una Silicon Valley frenetica, ma esattamente come la combriccola di Fonzarelli ce la metteva in mostra settimanalmente!
E con l´high school e il suo campus infinito tutti quegli aspetti cerimoniosi nei quali gli americani sono dei campioni: Prom, premiazioni varie, eventi e sfilate, cerimonia di graduation.
In questi 5 anni pian piano ci siamo impossessati di tutte queste piccole cose che fanno la differenza, di questi eventi formali che sottolineano certi passaggi importanti che da noi si riassumevano, se la classe era simpa, nella pizzata di fine anno, di tanti momenti di vita scolastica tipici di questo Paese che nulla hanno a che vedere con il nostro background scolastico...

Mille volte ho pensato a quanto avrei voluto anch´io essere adolescente in una scuola così, a quanto avrei voluto che mi servissero sport su un piatto d´argento, spazi immensi in cui sgranchirmi le gambe tra una lezione e l´altra, cerimonie un po´ formali per sottolineare piccoli successi, balli in lungo in cui le ragazze per qualche ora sono vestite come alla cerimonia degli Oscar e i ragazzi tirano fuori buone maniere altrimenti un po'abbandonate con la scusa dell´adolescenza.
Ci sanno fare in questo concatenarsi di cerimonie ben orgnaizzate gli americani, sanno sottolineare i passaggi da una fase all´altra della vita dei ragazzi in modo bello e cerimonioso.

Sabato abbiamo avuto Prom, il ballo di fine liceo, quello atteso come un momento culminante. 450  ragazzi e ragazze in smoking e abito lungo, tirati a lucido, con i fiori all´occhiello i govanotti e al polso le faniculle. Con cavallieri attenti e ragazzine con gli occhi brillanti pronti per una serata di festa, la prima di una serie che in tre settimane scarse ci porterà alla cerimonia di diploma.
Sabato eravamo nel prato di un bel parco appoggiato ai piedi delle colline di Los Altos, li si ritrovano tutti i ragazzi dell´ultimo anno prima di andare al ballo, li si ritrovano anche i loro genitori per 45 minuti di foto... lì ovviamente c´eravamo anche noi a constatare nuovamente come la TV non ci abbia mentito, questa è la scuola americana che mi faceva sognare seduta sul divano, bambina, nella mia casa di Torino... chiudevo allora gli occhi per immaginare di poter fare lo stesso... e come per incanto eccomi a viverlo non in prima persona, un po'di riflesso .... fortunelle le mie ragazze! Prossima prom per numero tre sarà in quel di Stoccolma... chissà come sarà, chissà se ci sarà un parco per fare le foto, chissà ...... Appuntamento tra tre anni....

giovedì 11 maggio 2017

Che atteggiamento avere nei confornti di una nuova partenza per avere bambini positivi: spunti pratici.

Quando sono partita per Parigi, 20 anni fa, ero incinta della nostra prima bambina. Non avevo altri pensieri nell´affrontare questa prima avventura oltre frontiera, che quelli legati a me, al mio adattarmi e alla capacità della nostra copia di costruirsi all´estero e di gestire da sola le problematiche legate alla nasciata lontano dai propri punti di riferimento. Eravamo due adulti con le nostre ansie e senza nessun pensiero legato al fragile esserino che avremmo messo al mondo. La bambina che avrebbe mostrato il suo visino qualche mese dopo il nostro ricongiungimento in terra francese, infatti in espatrio ci sarebbe nata e per lei Parigi sarebbe stato il suo ¨chez moi¨ dal primo momento.
Negli spostamenti successivi da coppia itinerante siamo diventati famiglia. Famiglia che si sposta dovendo tener conto delle esigenze di tutti. Le cose si complicano quando a far parte del viaggio si aggiungono bambini e adolescenti. Si complicano logisticamente in primis e psicologicamente poi.
I problemi logistici in realtà sono facilmente superabili, soprattutto quando spostarsi diventa la norma, e ad ogni nuovo spostamento ci si migliora in organizzazione.
 Per la parte psicologica ovviamente il tutto è più complicato, e anche se ci si sposta spesso, non sarà mai la stessa cosa.... i bambini crescono e le esigenze cambiano, così come cambia soprattutto l´atteggiamento che possono avere nei confronti di una nuova partenza.
Certo in famiglia quando l´esercizio del partire e dell´atterrare in un nuovo posto diventa routine, tutti di per sé nel loro angolino, saranno capaci di gestire ansie nascenti, di tirar fuori angosce che tolgono il sonno e di esprimere disappunto.... ma ci sono sempre dei ma legati all´età dei nostri compagni di viaggio.
In questi vent´anni mi sono resa conto che fino a quando i bambini sono piccolini, diciamo fino alle scuole elementari, partire è molto più semplice. I bambini sono sereni se i genitori lo sono e se i genitori sono convinti della scelta fatta lo saranno anche i loro fanciulli. Atterrare in un nuovo Paese sarà semplice se gli adulti di famiglia sapranno trasmettere energie positive e entusiasmo: i bambini sono felici quando hanno intonro serenità familiare, patiranno si del distacco dagli amichetti del cuore, ma rapidissimamente ricostruiranno un nuovo mondo se bene accompagnati.
Il gioco si fa più complesso quando da bambini ci si trasforma in adolescenti, fase in cui gli amici hanno un ruolo primario e la famiglia viene giustamente relegata in qualche angolino...
È qui che la psicologia si fa complessa e i genitori dovranno essere empatici e sensibili, ascoltare i propri teens, ma non dare loro la possibilità di contestare la scelta, quella deve rimanere una cosa da adulti.
Sulla mia pelle ho provato le diverse fasi, avendo spostato bambini e ragazzi di ogni età. La logistica ormai non mi spaventa, una volta trovata la scuola adatta, so come muovermi per rtirovare dei punti di riferimento. Per la parte psicologica devo fare i conti con sensibilità diverse e quindi adattarmi, non posso applicare uno schema comune.... insomma l´improvvisazione regna sovrana, mischiata con un po´ di fortuna e con la mia naturale predisposizione all´entusiasmo....
Fa paura spostarsi in famigia per la prima volta, e fa paura proprio perché si pensa che i bambini siano il problema, che saranno loro a non adattarsi, che saranno loro ad essere traumatizzati dalla lingua nuova, che saranno loro ad aver paura di fare i primi passi nella nuova scuola. La paura è normale quando si affronta un mondo sconosciuto come quello della vita all´estero nei primi mesi, ma saranno proprio i nostri figli a mostrarci come in realtà tutto sia molto più semplice, come alla fine la nuova scuola sarà come la vecchia, solo con delle facce diverse che parlano una lingua che in un baleno diventerà nostra, come l´amico del cuore potrà continuare ad esserlo, ma un altro arriverà a sommarsi al primo,al secondo, al terzo, come se noi siamo positivi lo saranno anche loro, se comunicheremo entusiasmo (magari anche un po´ forzato) anche loro lo comunicheranno, ma non forzato, sincero.
Il nostro ruolo di genitori quando si espatria diventa quello di una vera guida, siamo noi ad indicare la strada del successo della nostra avventura, se ne siamo convinti per i nostri figli sarà una passeggiata, se abbiamo dei dubbi e li esprimiamo forti e chiari davanti a loro, beh saranno il riflesso delle nostre ansie e allora per tutti sarà dura rendere l´avventura straordinaria!!

venerdì 5 maggio 2017

Una porta che si chiude....

Eccomi qui alla quasi vigilia del mio prossimo Festival. Eccomi agli sgoccioli del mio lavoro qui in Silcon Valley. Storia che si ripete uguale in ogni Paese in cui appoggio le valigie.

Arrivo, creo, porto avanti con determinazione e costanza e poi... volto pagina e vado via. Cinque anni fa a quest'epoca cercavo di capire come avrei potuto gestire la mia società di allora, senza che la distanza tra India e Stati Uniti diventasse un peso. Ero moderatamente pessimista sulla possibilità di farcela, ma avevo voglia di provarci, convinta finalmente di aver trovato un lavoro trasportabile, uno di quelli che metti in valigia ad ogni nuovo trasloco e te lo ritrovi lì uguale a prima, ma solo dall´altra parte del mondo. Pura illusione.
La storia dice che non ci sono riuscita e come tante volte prima mi sono ritrovata in un nuovo Paese, non solo a ricostruire tutto per noi come famiglia, ma anche per me come persona. Non è semplice ogni volta cercare di riprendere il filo di un´ambizione personale, soprattutto sapendo che la priorità nei primi tempi va data al resto della truppa che ci segue a ruota e che ha bisogno di stabilità e serenità. Non è facile ma è fondamentale per me per ritrovare il mio di equilibrio. La capacità di reinventarsi diventa di siuro la chiave di volta e la spinta che ci aiuta a ricascare in piedi ogni volta in un nuovo mondo. Sarà che non sono mai stata legata a voler fare quello per cui ho studiato e non ho mai pensato che fossero i miei studi a darmi il là nelle vita e per questo forse ho avuto la fortuna di sentirmi libera nelle scelte. Sarà anche che lo sguardo degli altri non mi ha mai frenata nel lanciarmi in progetti anche al di fuori dai sentieri tracciati. Questo indubbiamente aiuta ad affrontare una nuova sfida con la mente libera.

Ad ogni Paese, ad ogni cambiamento mi chiedo se avrò ancora le energie per rimettermi in gioco, gli anni passano, anche se non me li sento, e la domanda è lecita....
Mi sono divertita qui a montare eventi. Certo lo stress, soprattutto in queste ultime settimane è stato alle stelle e ne ho dovuto gestire il peso da sola... però adesso poco meno di 48 ore da quello che posso chiamare il MIO evento mi sento felice, stanca ma felice di quello che ho fatto e di come l´ho fatto. Domenica sera sarò contenta di tirare il fiato, ma triste per un´altra pagina che inesorabilmente si volta e per un altro progetto da chiudere dentro una scatola dei ricordi.
Dovró affrontare un nuovo Paese e una nuova cultura, chissà come saranno i primi passi, chissà se potrò riciclare questo lavoro divertente e ricco di soddisfazioni, o dovrò rassegnarmi ad inventarmene un altro?
Ci vorrano nuove energie che cercherò di trovare da qualche parte, ci vorra l´entusiasmo come sempre perché senza non si va da nessuna parte, ci vorra passione, voglia di fare, positività, l´appoggio della mia tribù, che ho sempre e che mi regala allegramente tutte le cose precedenti, il loro sguardo felice per i miei successi, la loro mano tesa quando qualcosa non va.
Non posso dire adesso cosa sarà domani, che progetto tra cinque anni potrò dire di aver reso mio, adesso posso solo dire che sono passata in questa Valle di progresso e di energie e nel mio piccolo ho lasicato un´ impronta, ho lanciato qualcosa che si merita di continuare ad esistere, ho susictato interesse...
Forse sarò un po' triste domenica, sapendo che lunedì non avrò più mille email di problemi da trattare, mille idee da mettere su carta, avrò da chiudere i conti e godermi le mie ultime settimane qui, cercando di non pensare a questa porta che si chiude o farlo con gioia, perché tutto sommato è stato fantastico!