giovedì 21 settembre 2017

Infanzie diverse....

Oggi mi frulla in testa una piccola riflessione...
Io, chi mi conosce e chi mi segue sul blog, lo sa o lo ha capito, sono una persona estremamente postivia, vedo sempre il famoso bicchiere mezzo pieno e in questo nostro vagare in giro per il mondo vedo solo cose belle e postivie. Anche la distanza, i saluti, gli affetti lontani me li rigiro in positivo, trasformandoli in qualità dei rapporti anziché in quantità delle visite. Anche i Paesi duri, come l´India, li trasformo in avventure belle e solari. Credo che questo mi aiuti molto ad affrontare ogni nuovo passaggio con il giusto entusiasmo e con la buona dose di allegria necessaria.
Ogni tanto però mi fermo a riflettere.
Premetto che da mamma di adolescenti osservando le mie fanciulle vedo solo mille benefici in questo loro itinerare, si adattano, sono super aperte, vere cittadine del mondo, sanno affrontare situazioni insolite, sono a loro agio praticamente sempre. Globalmente ci è andata benone.
Penso però alla mia e alla loro infanzia e a volte mi dico che certe cose non le hanno vissute, non le vivranno mai e un po'mi dispiace. Nel senso, hanno avuto un infanzia fantastica, vivendo di qua e di la, conoscendo bambini di ogni provenienza, giocando in lingue diverse, osservando paesaggi sempre nuovi... ma con molti dei bambini incontrati, con molti degli amici del cuore, dei primi innamorati, beh si sono perse le tracce. Hanno fatto un pezzo di strada insieme e poi, beh ecco,le strade si sono divise ed ognuno è andato per conto suo ad incontrare altri bambini, a costruire nuove storie.
Io ho vissuto sempre nella stessa città, nello stesso quartiere, con gli stessi bambini, quelli dell´asilo ritrovati alle elementari, alle medie, a volte anche al liceo e poi magari nei corridoi dell´università... e li incontro ancora quei bambini diventati grandi, papà e mamme come me oggi.
Ecco le mie questo non ce l´hanno, in alcuni casi sono e siamo rimasti in contatto con amichetti di infanzia, ci vediamo, ci sentiamo, la sintonia è la stessa quando si ritrascorre del tempo insieme, quando si ritrovano fa piacere vedere che nonostante i chilomotri, i voli e i fusi, beh certe cose rimangono.... ma i percorsi per forza di cose hanno preso strade diverse, i ricordi comuni rimangono limitati a quegli anni li, e poi dopo ognuno ne ha cortuiti altri, con scenari molto ma molto diversi...
Beh ecco loro le amiche di infanzia che ho avuto io non le avranno nello stesso modo, non avranno camminato con loro sempre, mese dopo mese anno dopo anno.
Oggi una delle mie più care e vecchie amiche compie gli anni, mandandole un messaggio di auguri ho ripensato alle tante incredibili cose vissute, a quei pomeriggi infiniti di giochi, anno dopo anno, crescendo, quando rifacevamo il mondo nel cortile di casa, con una banda di bambini, poi diventati adolescenti e poi adulti. Io l´accompagnavo a scuola per mano, ero qualche anno più grande, e mi avevano dato questa immensa responsabilità che prendevo seriamente, mi sentivo grande stringendo la mano della mia amica nella mia... anche le mie ragazze hanno tenuto per mano amichette, percorrendo strade diverse in Paesi lontani, ma poi per forza di cose quelle mani si sono staccate, ne hanno strette altre e hanno camminato in mondi nuovi, forse non dimenticando le mani precedenti ma sicuramente sostituendo affetti per sopravvivere alla distanza...
Io non ho mai dovuto sottopormi a questo gioco, io le manine che ho stretto ho continuato a vederle crescere nel giro di un isolato, di un quartiere, e anche adesso nonostante i decenni trascorsi so dove sono e lo so anche senza facebook e tutti i social media...lo so perché le strade sono sempre le stesse, gli stessi spazi che ci hanno visto diventare grandi, prendere il volo, costruire vite da adulti. Quando torno so che loro ci sono... e ne sono estremamente felice!

martedì 19 settembre 2017

Aituto dove ho messo il crampone!

Allora immaginatevi la scena. Giorno di accoglienza alla scoperta di Stoccolma ieri. Il tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sulla città, offerto su un piatto d´argento da un gruppetto di mamme  ¨anziane¨ (non per età ma per tempo trascorso qui) devote alla causa accoglienza. Ah quanto le capisco, quanto è importante saper accogliere ed essere accolte. Lo sono stata tante volte. Ho restituito il servizio con entusiasmo tantissime altre. Adesso sono qui nuova, stanza gremita, tante facce già incrociate, alcune diventate familiari davanti ad un caffé o passeggiando qua e là, altre nuove, ci si presenta, sorride, scambia. Non c´è nessuno che pomposamente tiene banco. Tanti tavolini organizzati tipo work shop intorno ai quali dar spazio ai propri interrogativi. Si spazia da un argomento all´altro. Le curiosità dipendono molto dal nostro backgroung culturale e direi anche dalla pratica all´essere nuovi. Certe domande non le faccio più perché saltellando da una vita da un Paese all´altro ho il libretto di istruzioni per trovare le risposte prestissimo, altre non le faccio perché da europea certi meccanismi li conosco, su altre mi sfogo mettendo quasi in difficoltà chi mi sta di fronte.... vado a fondo!
Immaginatemi lì contenta. Nella mia testa mi sento bene. Mi piace questo posto. Mi piace questa città. La riunione sta per finire e sono pronta per ripartire con tante più certezze e sempre il solito entusiasmo.
Scusate dimenticavo, dice una delle anziane.... lì forse avrei dovuto scappare a gambe levate, avrei dovuto capire che era il momento di alzare le tende e non ascoltare più, tanto le mie risposte le avevo avute... e invece...
Allora volevamo farvi vedere un po´ di capi d´abbigliamento. Aiuto tremo.
Ci vengono presentate due gonne, modello lungo e corto, cioè corto si fa per dire, livello ginocchio, corto rispetto alla lunga livello caviglia.... Il materiale è lo stesso dei pantaloni da sci. Osservo senza parole. Le gonne sono munite di zip laterali, comode da mettere e togliere....Avrei dovuto andare e non farmi ultreriormente del male, sono rimasta per il pezzo successivo: il crampone da applicare sotto le scarpe. Non ci avevo pensato, effettivamente nevica, c´è ghiaccio e le mie scarpette di cuoio.... proprio no!
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Poi come se non bastasse a annientare il mio morale, ciliegina sulla torta è  stata la presentazione delle luci, si le luci. Allora come sapete durante l´inverno fa buio presto, alle tre insomma è notte fonda. I bambini però escono da scuola alle tre e mezza, e come tutti i bambini del mondo hanno bisogno di correre e saltare, di altalena e bici al parchetto. Unico problema fa buoio, tanto buio e per non perdere il proprio bambino le mamme sono munite di interruttore, al caldo nella loro tasca, l´interruttore è collegato a distanza ad una lucina applicata alla giacca del bambino, lucina che si illuminerà nel momento in cui la mamma aziona l´interruttore: il rosso è il mio, vedo il verde là deve essere il tuo.... Immaginate il delirio del dialogo tra mamme al parco, con lucine che si accendono e spengono ad ogni altezza, scivolo, altalena....
Ecco di colpo davanti ai miei occhi l´immagine di una Giulietta con gonnone e cramponi che vaga con interruttore in tasca cercando di individuare una Camilla persa nel buio... diciamo che se l´ultima parte data l´età della fanciulla me la posso risparmiare (ecco meno male che siamo venuti in Svezia adesso e non 10 anni fa con tre interruttori e tre lucine diverse da azionare) ma per il resto che faccio, mi adeguo o congelo con scivolata sul ghiaccio?
Prometto che mettero a tempo debito foto mie in tenuta da combattimento!

domenica 17 settembre 2017

Qualche idea su come integrarsi in fretta (spunti universali) quando si sbarca in un nuovo mondo.

Ricostruire una rete sociale per me è stato sempre il vero challenge da affrontare ad ogni cambio Paese. Sarà che sono un animale sociale e per me vivere senza un telefono che squilla o delle giornate prive di incontri, fa paura. Al di là delle differenze culturali che i primi tempi possono spaventare e sulle quali ci si deve concentrare per capire il nuovo mondo che ci ospita, i tre quarti delle mie energie vanno sempre nella ricostruzione di relazioni che bene o male diventeranno il nocciolo sul quale solidamente costruire il resto.

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Le regole sono le stesse se si lavori e se si decida di mettere il proprio lavoro tra parentesi e dedicarsi all´espatrio. Lavorando certo si può facilmente incontrare gente in ufficio ad esempio, ma non è detto che tutti gli ambienti lavorativi siano friendly e ci diano di che soddisfare il nostro bisogno di incontri, oltre al fatto che non serve si ha voglia di mischiare la propria vita privata con quella lavorativa.Anche in questo caso quindi è al di fuori della porta dell´ufficio che si deve cercare di creare occasioni di incontro.
Quando i bambini sono piccini tutto questo piccolo mondo di contatti viene veicolato nel 99% dei casi dalla scuola. A scuola ci si incontra, si fanno amicizie, mamme e papà degli amichetti dei nostri figli diventano subito persone da frequentare, e questo ancor di più quando si sbarca in scuole internazionali e tutti sono nella nostra stessa situazione con fame di relazioni e spesso nuovi come noi. Poi i figli crescono, vanno e vengono da scuola da soli, incominciano a non volerti più tra i piedi e le ore a chiacchierare davanti al portone con le altre mamme o i pomeriggi al parchetto non lontano da scuola diventano un ricordo e tu devi trovare altre strade per incontrare, conoscere, costruire!
Ma come si costruiscono relazioni senza mettere di mezzo i figli? ci si ingenia e le energie vanno raddoppiate. Il mondo sociale non ci è più presentato sopra un piatto d´argento e ci si deve un po´ ingegnare per trovar la strada giusta.
Direi che focalizzarsi sui propri centri di interesse possa essere un buon punto di partenza. Se piace fare sport, pattinare sul ghiaccio o dipingere, si cercheranno gruppi per dar sfogo appunto alle proprie passioni e spesso in questi gruppi si possono incontrare persone con interessi simili ai nostri... buon punto di partenza.
amici incontrati in Paesi diversi in momenti diversi, amicizie nate e cresciute e sopravvissute a spostamenti vari.
I corsi di lingue, se la lingua del posto è nuova e la si deve imparare per forza di cose, sono un altro possibile viatico di incontri. Solitamente chi li frequenta è straniero e spesso appena arrivato, e si possono creare belle sinergie.
Poi ci sono i molteplici gruppi per espatriati, anglofoni e francofoni in primis, che organizzano attività di vario tipo, e spesso all´inizio dei caffé incontro in cui nuovi e vecchi si ritrovano. I francesi per questo sono dei campioni, ovunque nel mondo riescono a ricrearsi il loro mondo e lo fanno veramente bene, per accederci però si deve ovviamente parlare la lingua di Molière! Nei gruppi anglofoni c´è un maggior mélange culturale, e ci si può confrontare con culture diverse il che può essere anche estremamente stimolante soprattutto in occasioni di incontro come i book club, in cui è molto piacevole vedere il punto di vista che deriva da background culturali diversi, che è uno degli elementi che rendono ricco il nostro espatrio. Questi gruppi possono picere o no e successivamente ai primi tempi si può anche decidere di non frequentarli più, ma all´inizio sono veramente un´ancora di salvezza, quella mano tesa che aiuta a ritrovare il sorriso anche in piena tempesta!
Pian piano poi trovando i nostri punti di riferimento, la sete di incontri calerà fisioligicamente e spesso ci si installerà nel confrot di ciò che si è con forza costruito nei primi tempi, è però importante continuare a tenere vivo il tessuto sociale, rimanendo aperti a nuovi incontri. In un ambiente di esaptriati spesso ci si ritrova a salutare amici che partono, e ricrearne sempre di nuovi aiuta a non cadere ad un certo punto nell´isolamento, quando i primi amici fatti prendono il volo verso altri lidi, avremo bisogno di nuovi contatti che ci aiutino a mantenere il sorriso e a sentirci bene.
Alla base di tutti questi incontri e di questo continuo creare occasioni di incontro, ci deve sempre essere molta apertura e la voglia di aprire la porta di casa, non si ottiene nulla senza dare in cambio e mostrarsi subito pronti a ricevere è un ottima partenza.
La vita all´estero ci da grandi opportunità di creare legami fantastici, legami che sopravviveranno al tempo e alle distanze, legami che nascono in contesti particolari, spesso quando siamo più fragili e abbiamo bisogno di ricreare famiglia. Ci vuole volontà e costanza nel costruire il tutto... alla fine però in premio ci sarà sicuramente non solo l´amica con cui bere un caffé ma anche una solida rete di affetti sparpagliata in giro per il mondo!!

venerdì 15 settembre 2017

Quelle frasi da non dire ad un´expat!

Da 20 anni suonati mi sento spesso ripetere da persone diverse le stesse frasi che mi mandano in bestia, e molto spesso con chi ha fatto le nostre scelte di vita, parliamo del senso di sconforto e frustrazione che deriva dal sentirci dire tante banalità.
Abbiamo scelto di vivere così, e prendiamo il pacchetto completo, con commenti, frecciatine, critiche. Abbiamo imparato negli anni a stare zitti e non controbattere perché tanto non serve, la vita d´expat è fantastica, ricca di stimoli e a volte anche materialmente interessante, ma dietro ci sono scelte difficili, arrampicarsi sugli specchi, famiglie che devono bastare a se stesse, molto stress, arrivi e partenze che si portano dietro lacrime e paure, insomma non è tutto oro quello che luccica, e sarebbe sempre meglio astenersi da commenti quando non si conosce a fondo l´argomento!!
Tanto per te i traslochi non sono niente, e invece si lo sono lo stesso perché organizzare 50m3 di casa e riceverli due mesi dopo, sono, sono eccome. Che poi uno ci sia abituato, che poi uno l´abbia scelto, non toglie nulla alla fatica e anche alle emozioni che inscatolamento e svuotamento scatoloni si trascinano dietro.
Certo che bella vita che fai, beh si sotto certi punti di vista la vita è bella, ma dietro le quinte c´è un lavoro titanico di adattamento, di equilibrio, di emozioni contenute a stento. Se ci si ferma a guardare solo la facciata vuol dire che non si è capito nulla di questa vita vagabonda, della capacità che ci vuole a saltellare allegramente da un Paese all´altro, a costruire il mondo lontano dal proprio, e rifarlo ogni volta all´infinito. Non ce nessuno che ti aiuta, puoi contare solo sulla tua piccola cellula familiare e nel 99% dei casi solo sui due adulti che la compongono, proprio perché gli esserini che ti trascini dietro devono godere al massimo della loro spensierata infanzia, e non essere coinvolti in problemi logistico-emotivi. Siete voi due soli a sostenervi a vicenda e a sostenere i figli nel loro adattarsi, allora si la vita è bella perché concedersi un buon ristorante e una bella vacanza non necessitano forse di una pianificazione tipo budget annuale, ma cavaolo se uno se la mertita!!
Ne avete di tempo( e soldi) per viaggiare, le ore e ore di volo accumulate nei business trip possono anche servire a qualcosa, e poi ognuno vive come vuole e francamente se non fossimo expat interesserebbe a qualcuno il nostro budget viaggi? Non credo.... e non per giustifarsi ma alla fin fine vivere in Giappone e non scoprire un po´ quello che c´è intorno limiterebbe l´esperienza che si sta facendo... la vita è fatta anche di queste scoperte....
Certo che i tuoi figli alla fine non avranno radici questa mi fa sempre cascare le braccia! I nostri figli avranno radici giganti e ne avranno di varie, sparse qua e là nei diversi posti in cui hanno vissuto, e avranno anche delle piccole belle e solide radici nel Paese dei loro genitori anche se per loro è solo una meta per le vacanze, la casa dei nonni, il posto in cui siamo cresciuti noi e non loro. Le avranno queste radici perché noi ce le portiamo dietro, e anche noi ne aggiungiamo altre quelle dei posti che sono entrati a far parte delle nostre vite e si sono installati per sempre nei nostri cuori. Questi ragazzini è vero che crescono un po´ sballottati, ma nel loro spostarsi creano un mondo tutto loro abitato da mille tradizioni e culture!
Ti abitui ben bene quando poi tornerai alla vita normale come farai? Come se la vita per noi non fosse normale, come se i nostri problemi fossero irreali, come se il semplice fatto di vivere all´estero ci proteggesse dalle preoccupazioni. Qui farò cadere un mito ma anche noi abbiamo dei momenti di sconforto, anche noi abbiamo qualcosa che va storto, anche noi ci alziamo al mattino con i problemi quotidiani, la spesa da fare, la lavatrice da caricare, i bambini da portare a scuola, le bollette da pagare, il lavoro da finire in tempo, la lunch box, l´insegnante di piano che non può più venre, il mal di pancia che ti inchioda in bagno, la macchina da portare dal meccanico, i capricci da gestire, la luce che salta, il topo in cucina, il serpente in giardino (vita vissuta).
Sai noi nella vita reale lavoriamo noi invece in questo mondo di fiaba siamo seduti sul bordo della piscina a bere, sempre tutti belli e riposati... perché è noto che appena si varca il confine del proprio Paese non serve più rimboccarsi le maniche, la vita non costa nulla, al supermercato basta sorridere per portarsi via la spesa, la benzina si autoproduce, di vestiti non ne abbiamo bisogno, insomma la pacchia assoluta... Beh si ci sono Paesi in cui ci si concede anche un drink a bordo piscina, ma a volte è necessario per proteggersi da un mondo duro fuori dalla propria porta, nel quale ci tuffiamo con entusiasmo rimboccandoci anche le maniche per fare nel nostro piccolo qualcosa di buono, ma ogni tanto per sopravvivere ci serve una boccata di ossigeno, allora ben venga il bordo piscina e il chiudere gli occhi solo per un attimo.
Queste scuole però tanta cultura mica la danno, certo la scuola patria è l´unica con potere formativo, le altre invece buffonate... perché parlare quando non si conosce, perché appigliarsi a cose sentite, a immagini veicolate in modo distorto. Tutti i sistemi scolastici hanno pro e contro, tutti portano allo stesso risultato alla fine e poi se non fosse per me l´apertura mentale data dal vivere all´estero, dal confrontarsi quotidianamente con culture diverse, dal parlare più lingue alla perfezione, beh batte qualsiasi versione dal greco senza errori!!
Ma quando sarete vecchi vi fermerete, vero? ma quando saremo vecchi ci penseremo, adesso non lo siamo e facciamo già fatica a dire dove saremo tra tre anni figuriamoci tra venti!!
La famiglia non vi manca? Vivere all´estero non vuol dire essere dei duri senza cuore, non vuole dire non avere il groppo in gola tutte le volte che si salutano le persone alle quali si vuole bene, non vuol dire chiudere porte e prendere aerei senza avere un piccolo dolore dentro, Sono passati vent´anni dalla mia prima partenza, ha fatto male allora, ho imparato a gestire adesso, ma non vuol dire che tutte le volte un dolorino non risalga in superficie, ma uno impara a rendere positiva anche la distanza.... la famiglia mancherà sempre ma si cerca di approffittare al massimo degli uni e degli altri quando si sta insieme.
Come si fa a crescere i propri figli senza i nonni vicino? Ma i nonni non esistono per aiutarci a crescere i figli, i nonni fanno i nonni, danno affetto incondizionato, caramelle più del necessario, abbracci spettacolari, raccontano storie da ascoltare con gli occhi luccicanti, stringono solidamente manine, spingono altalene, preparano dolci, aspettano Natale rifacendo il mondo ai piedi dell´albero...e tutto questo che siano vicini o lontani, la quotidianità è fantastica certo, ma la qualità è quella che conta!
Non facciamo figli perché abbiamo dei nonni a cui sbolognarli il sabato sera, per quello ci sono le baby sitter, e vanno bene lo stesso, facciamo dei figli e ce ne occupiamo con amore e i nonni fanno i nonni e lo fanno con amore, senza l´obbligo di dover essere baby sitter per forza!
Beata te che hai la donna fissa, a me la donna fissa fa venire l´ansia, infatto solo in India ho ceduto all´averne una, era il modo di far funzionare l´economia locale....e francamente era tanto carina, ma a me di averla in casa dal mattino alla sera metteva l´angoscia... sempre tra i piedi... e poi sinceramente io ho conosciute più italiane in Italia con la donna fissa che expat all´estero perché a parte i Paesi del terzo e quarto mondo dove ti senti quasi in dovere di dar da mangiare ad un paio di donne di servizio, nel resto del mondo hai la donna delle pulizie anche se puoi permetterti uno stuolo di domestici, è una questione di mentalità.... MA a parte questo se uno poi ha la donna fissa, saranno pure affari suoi, non toglie mica nulla a te che non ce l´hai perché non puoi averla, continueresti a non potertela permettere anche se io per pace sociale decidissi di farne a meno.....
Con questo ho detto tutto!

mercoledì 13 settembre 2017

Sto sempre imparando....

La nostra vita a Stoccolma sta incominciando a prendere un´andatura di crociera. La casa prende forma. La vita sociale incomincia timidamente ad avere un suo perché, certe routine si installano... e io imparo, scopro, curioso ad ogni passo... e diciamo che capisco nuove cose....
Ho capito che che la vita all´aria aperta non è frenata da nulla, si esce, si sta fuorii che piova o ci sia il sole, e sarà così anche con la neve e il freddo pungente (e non sapete a quante attività ludiche all´aria aperta mi sono iscritta, e mi sono iscritta per tutte le stagioni, mica solo per questa con il suo sole ancora caldino, a volte)
Ho capito che la ginnastica la si fa nei parchi,  che si approfitta il più possibile della natura stupenda che abita la città, e quando l´nverno si farà sentire ci si vestirà adeguati (a quanto ho capito andrò a fare ginnastica in tuta da sci... mi vien già male)
Ho capito che si può fare il cambio di guardaroba ai primi di settembre e riporre via con garbo le gonnelline estive, le camiciole leggere, i sandaletti colorati (piange un po´ il cuore)
Ho capito anche che tutte le cose ordinatamente riposte non vanno poi riposte tanto lontano perché qualche capatina al caldo se si può la si fa ed anzi è necessaria (improvvisamente mi sento meglio)
Ho capito che a fine mese incomincio il corso di svedese perché qui urge capirci qualcosa e perché il sorriso ebete nei negozi non mi piace, voglio parlare, (e poi il giornale che mi arriva nella buca, l´equivalente del Los Altos crier, vorrei veramente leggerlo e per ora guardo le foto... sono tornata alla materna!)
Ho capito che mi sa che dovrò mettere le calze e per una che praticamente non le indossa da cinque anni sarà dura .
Ho capito che ogni volta che sento un rumore non è entrato qualcuno in casa, ma è il vicino di sopra, di sotto o di fianco che forse entra o esce da casa sua., (ultimo appartamento in data per noi quello di Tokyo... dopo di che sono passate tre case, con giardino intorno e la possibilità di fare casino senza disturbare)
Ho capito che (legato alla comprensione precedente) ci sono vicini particolarmente rompi, e noi subito ne abbiamo vinta una che affianca in ipersesibilità al rumore la simpatica giapponese che per tre anni ha abitato sotto di noi in Ichibanho (allora forse un po'di rumore con tre bambine saltellanti lo facevamo, Ho capito che si trova proprio tutto e non dovrò più caricarmi come un mulo tra dadi da brodo e prosciutto a pezzi nascosto tra le calze (poi aprono anche Eataly per cui sono a cavallo)
Ho capito che ritornare a vivere in una città con tutto a portata di mano è fantastico e quando sono stanca e stufa di camminare c´è sempre un tram, un bus o una metropolitana.
Ho capito che ritrovarmi a ridere davanti ad un caffé con delle amiche fresche fresche mi da la carica.
Ho capito che dopo 20 anni ho veramente un libretto di istruzioni che funziona, almeno per muovere i primi passi, perché non mi sembra neanche di essere appena arrivata.
Ho capito che sono veramente tornata in Europa, lo si sente, lo si respira, e ne sono felice.
Ho capito che qui i servizi funzionano perfettamente e che la gente è felice di pagare le tasse, i primi funzionano proprio perché i secondi sono felici di contribuire al loro funzionamento e i secondi funzionano bene prorprio grazie al contributo dei primi.... diciamo che da laggiù dove siamo noi (parlo dell´ Italia) dovremmo guardare a quassù e imparare un po´.
Ho capito che fare jogging qui è molto più faticoso che a Los Altos dove tutto era piatto, qui mi spompo in salita e sogno la discesa, ma va bene lo stesso.
Ho capito che un trasloco anche quando lo prepari al meglio è sempre una gran confusione ed apri scatole che ti sembrano fatte da un bambino di tre anni sotto l´effeto di sostanze illecite, con accozzaaglie di cose insulse e sopra scritto vestiti (e ti chiedi di vestito il traslocatore cosa abbia visto...)
Ho capito che ho sognato Los Altos ma quando mi sono svegliata non ero triste né nostalgica, rimarrà 
nel nostro cuore ma guardiamo avanti.
Ho capito che viva whatsapp perché le mie amichette della bay area mi sembra di averle portate qui con me.
Ho capito che l´inverno sarà lungo ma tutti sembrano prendere la cosa con filosofia, quindi anch´io!
Ho capito che i papà svedesi spingono i passeggini e si trascinano dietro schiere di marmocchi, molto più che altrove.
Ho capito che grazie a face time le mie due studentesse non sono poi così lontane!
Ho capito che anche questa volta sopravviverò.... e ne sono felice!


sabato 9 settembre 2017

Di scatoloni e cose ritrovate.

Sono passati poco più di due mesi da quando abbiamo inscatolato Los Altos e il nostro container ha preso il mare direzione la Svezia. Due mesi a pensare al nostro piccolo mondo in balia delle onde, due mesi ad aspettare di ricreare casa in un posto nuovo che aspettava solo le nostre cose per diventare tale.
Finalmente martedì il tarsloco è arrivato, scatolone dopo scatolone, mobile dopo mobile, lentamente. Per due giorni interi il camion parcheggiato sotto casa ha vomitato le  nostre cose a cadenza costante, e pian piano gli scatoloni hanno svelato il loro contenuto accolto quasi con sorpresa. C´è eccitazione nell´aria quando si torna ad avere tra le mani oggetti che parlano di noi, della nostra vita. Si entra in una spirale un po´ folle in cui si vorrebbe velocizzare il tempo per riuscire più in fretta a far andare tutto al posto giusto. In questi due giorni chiusa in casa a ricevere le mie cose ho avuto un altalenarsi di sentimenti contrastanti, gioia, stanchezza, entusiasmo, sconforto. Non è stato facile far entrare Los Altos in Stoccolma, anzi direi che è stata una missione al limite delle mie forze. Ero preparata come ogni volta allo stress dell´arrivo, alla frenesia del trovare il posto giusto, ma avevo sottovalutato gli spazi diversi, la disposizione diversa, le tante porte e finestre che riducono i muri, il fatto stesso di essere in un posto nuovo in cui certe cose non si riesce a visualizzarle perché si ha ancora negli occhi la disposizione precedente.
Ho in modo metodico dispacciato scatoloni e mobili nei posti in cui erano destinati, cantina compresa, piantina schizzata di fretta la sera prima alla mano tanto per farci un´idea... per poi rendermi conto li sul momento che quel tavolo contro quel muro proprio non ci sta e allora cambi il programma in fretta e furia.
Hai voglia che tutto di colpo sia casa come l´hai immaginata per due lunghi mesi, hai voglia di impossessarti di nuovo di tante cose, ne scopri altre delle quali ti eri dimeticato, ne cerchi che non trovi, perché è sempre così, c´è sempre quello scatolone che per sbaglio è finito in cantina mentre doveva essere altrove e c´è sempre una cosa che non è stata impacchettata con le altre ed è finita non si sa dove. E la troverai forse, sperando che non rimanga mai nello scatolone in fondo alla cantina che hai deciso di aprire poi.
Pian piano la casa sta prendendo forma, i quadri e le foto sono accatastati contro i muri, ma tutto sta trovando un posto preciso, forse non definitivo ma un posto. La micetta ha ritrovato gli odori conosciuti, incredibile la memoria olfattiva, il divano, la poltrona, sono tornati ad essere il suo mondo, in mancanza del giardino si accontenta! Io mi sono sopresa a scoprire  cose, ad apprezzarne altre ritrovate.

Manca solo il nonno del frigo, ne ho messo accanto uno provvisorio (di foto ovviamente), perché in questo trasloco è la foto del nonno del frigo che non salta fuori, imballata per la prima volta non da me, perché nel caos della nostra fine trasloco, con pronto soccorso e cose varie,  ho dovuto delegare ai traslocatori questo compito importante del riporre il nonno del frigo nella sua scatolina e la scatolina non si sa dove sia e finché non la si trova non sarà completamente casa, non saremo completamente arrivati a destinazione.... ma non dispero, salterà fuori!

 PS la foto del nonno del frigo è una bellissima foto del mio papà, la foto dell´amore assoluto il giorno in cui ha tenuto in braccio il suo primo( e unico nipotino maschio), ii suoi occhi già sempre brillanti, avevano ancora più luce. È una foto che ci segue da sempre messa sul frigo in Normandia pochi mesi dopo la sua morte e rimessa su ogni frigo in ogni Paese diverso in questi 14 anni. È una foto piena di ditate che si sono accumulate negli anni, una foto vissuta, presa da piccole mani che poi sono cresciute, una foto che amo avere sotto gli occhi per parlarle. È la cosa che fa casa, la prima cosa appesa quando arriviamo e l´ultima rimossa al momento di partire... ne ha viste di case, di cose, ne ha ascoltate di avventure....

sabato 2 settembre 2017

Ciao ragazze, io vado....

Ciao ragazze io vado. 

Una settimana è volata alla svelta, siamo arrivate qui ognuna con le proprie tensioni, la paura di nuove sfide, il senso di disagio di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, ma anche l'eccitazione che le nuove avventure si trascinano dietro. Per me è arrivato il momento di tornare a casa, si casa in un Paese diverso dal vostro, in una città nuova che in un concentrato di poche settimane abbiamo scoperto un po´ insieme e cercato di rendere nostra, vostra. 

Ci sarà un oceano per la prima volta tra di noi, ma non importa, noi siamo piu forti e di chilometri e chilometri di acqua ce ne freghiamo. Vedo sfilare New York fuori dal finestrino correndo verso l'aeroporto, vedo allontanarsi le sagome dei grattacieli, le strade che si intrecciano, i vostri visi luminosi. Voi sarete qui, io altrove, ma non sono triste anzi sorrido perché sono fiera di vedervi volar da sole e di sentire che sono capace di diventare spettatore  delle vostre vite. Solo ieri vi tenevo per mano ad ogni passo e adesso vi osservo camminare sicure, mi prendete la mano con affetto non più per farvi guidare incerte sul muretto ma per camminare al mio fianco.
Salirò sull'enesimo aereo questa sera, uno dei tanti che negli anni mi allontaneranno da voi, osserverò le luci della vostra città pian piano diventare piccole e impercettibili, vi immagineró nel vostro mondo, e lo farò con il sorriso.



Certo mi mancherete, non potete immaginare quanto perché solo quando si è genitori si può capire quanto intensa sia la lontananza da un figlio, mi mancheranno i vostri gesti, le vostre risate, quel senso di vivacità che una casa con tre figli emana. Mi mancherete ma non sono triste, non lo sono perché volando lontano vedo a salutarmi  due splendide ragazze, in gamba, luminose, piene di vita, con il mondo in mano.
Avevo paura di salire su questo taxi, di veder sfilare la città e sentire che mi allontano da voi. Avevo paura che fosse troppo duro, due figlie da salutare. Pensavo alle lacrime che avrebbero preso il sopravvento, ad un peso in mezzo al petto da togliermi il respiro. Invece sono stranamente serena, serena come chi sa che questa è la cosa giusta da fare ed è la cosa più normale di tutte lasciarvi andare. Siete le mie bambine, ma siete diventate grandi e non potrei essere piu fiera di quel che sono, andate avanti sicure e a testa alta, affrontate la vita con forza e passione, riempitela d'amore e di risate, andate a letto ogni sera felici della vostra giornata, alzatevi la mattina cariche di energie, seguite i vostri sogni, siate un po' folli e non prendetevi troppo sul serio, circondatevi di amici preziosi, siate curiose, non abbiate paura di piangere e mostrarvi deboli, la debolezza puo essere una forza e non dimenticatevi mai che voi e la vostra sorellina siete il regalo piu bello che la vita mi abbia fatto!
siete il regalo piu bello che la vita mi abbia fatto!
Con amore

venerdì 1 settembre 2017

Piccolo tour gastronomico newyorkese.

Ormai New York è entrata a far parte del nostro palmares di città che in un modo o nell´altro sono diventate casa. Un figlia che ci vive ormai da oltre due anni e un´altra che si è appena installata, l´hanno per forza resa una delle  nostre mete, vissuta però non in modo canonico come meta turistica, ma come una città in cui si vive con una routine. Bella scoprirla con le nostre newyorkesi, soprattutto scoprire i localini dove vanno gli studenti!
Un misto di ristoranti più cari e di botteghine a buon prezzo. La nostra New York in tavola. (ovviamente non è una guida esaustiva e non vuole esserlo, ma sono spunti per chi cerca idee nella grande mela e cerca posti provati da una famiglia di buone forchette! Molti dei ristoranti sono concentrati nelle zone in cui bazzicano gli studenti di NYU, ma c´è qualche eccezione)
The Smith ideale per il Brunch, veramente buono e tipico, uova in tutte le salse, tartine di avocado, bacon cotto perfettamente, unica cosa evitate l´espresso, imbevibile! prezzi medio alti.
A due passi dalla residenza universitaria che è stata prima di Federica e ora di Chiara! (il primo brunch del giorno del move inn ormai un rito!)


http://thesmithrestaurant.com/
Vanessa´s dumplings
posto semplicissimo con il tutto servito in contenitori di plastica! ottimi dumplings fritti o al vapore e zuppe di noodles. Da fuori niente di che, entrare per provare e non sarete delusi
http://vanessas.com/
Prince Street pizza
pizza tipica newyorkese, posto noto per una pizza più tipo focaccia con salsiccia sopra che si chiama Sicilian style. Sui 2$ a fetta
http://princestpizzanewyork.com/
Joe´s pizza

un must di NY, aperto fino alle 4 del mattino, pizza buona di tutti i tipi, al trancio o intera. Il locale in cui si ritrova la gente del posto per il post party.
tre location a NY
http://www.joespizzanyc.com/
2bros, più economico del precedente, diverse location, aperto 24/24, per chiudere la notte newyorkese, pizza non fenomenale, ma fa parte del folklore della grande mela
http://www.2brospizzanyc.com/
Xian´s famous food


cucina cinese del Sechuan, diverse location in città,  cucina diventata un must a New York, zuppe con noodles fatti in casa.
Seduta ad aspettare i miei buonissimi noodles ho letto con interesse i diversi articoli appesi al muro che spiegano il fenomeno di questo ristorante, alla guida del quale un giovanotto uscito da una delle più prestigiose business school del Paese che una volta rientrato a casa ha deciso di cavalcare la piccola scia di successo che stava impossessandosi del localino del padre... beh un bell´esempio di riuscita.
Circa 10$ a piatto,  ambiente simpatico, da fuori nessun turista normalmente costituito ci entrerebbe però....
http://xianfoods.com/
Spot desserts bar
caro, ma con dessert particolari tipo lava cake al matcha, french toast cake, nuance un po´ asiatiche, ideale per una pausa zuccherata!
http://www.spotdessertbar.com/
Café Habana

sembra di essere a Cuba negli anni ´50, perfetto per brunch, fanno le moletes formidabili (pane con fagioli formaggio, pico de gallo, chorizo) .... pare che i loro piatti curino benissimo i postumi della sbronza dei giovani new yorkesi
http://www.cafehabana.com/
Le Barricou francese a Brooklyn
ottimo per brunch, pankakes formidabili, uova in vari modi, veramente buone quelle accompgnate  dall´anatra confit.
Buon punto di partenza per scoprire la zona
http://lebarricouny.com/
Basta Pasta,

fusion giappo-italiano,o meglio cucina italiana fatta dai giapponesi che come si sa sono campioni nel riprodurre alla perfezione e anche meglio. Risultato eccellente in questo ristorante a due passi da 5th Avenue .
Ambiente simpatico, pasta molto buona, la specialità quella condita nella mezza forma di parmigiano. Ottimo il polipo in antipasto. Prezzo medio, se ci si limita ad un bicchiere di vino! Prenotazione obbligatoria.
http://www.bastapastanyc.com/wines.html
Il posto accanto,

 
ristorante italiano stile tapas,una delle migliori scoperte in città, ambiente piacevolissimo, qualche tavolo all´aperto, servizio molto cordiale. Il padrone americano parla molto bene italiano. Ravioli di coda, carne cruda battuta al coltello, polpette di melanzane.... Prenotazione obbligatoria
https://www.ilpostoaccantonyc.com/
Claudette, buon francese su 5th avenue, con tavolini fuori per godere il passaggio, medio caro. Da provare la zuppa di pesce, l´hummus al tartufo accompagnato dal pane tunisino, plateau di ostriche.
http://claudettenyc.com/
Gentlemen farmer, a Nolita, cibo francese veramente ottimo in questo ristorantino da 22 coperti. Foie gras che fonde in bocca accompagnato da coulis di mango,  escargot al curry, tartare perfetta. Servizio eccellente e sorridente. Prenotazione obbligatoria.

http://gentlemanfarmernyc.com/lower-east-side/
Ngam

cucina thailandese un po' fusion in questo lacalino veramente piacevole. I piatti tipici thai sono rivisitati in chiave modena. Ottimi nems, calamari grigliati, green curry (che è uno dei miei piatti preferiti della cucina thailandesi), pad thai. Abbastanza caro per un thailandese, meglio prenotare,
http://www.ngamnyc.com/
Baohaus super alternativo, vicino di casa di Vanessa´s dumplings, fanno i bao taiwanesi, sorta di pognottine farcite cotte a vapore
https://www.baohausnyc.com/
Cheeky Sandwiches, cucina del sud, biscuits and gravy con pollo fritto
http://cheeky-sandwiches.com/index.html
The Mercer Kitchen
Ottimo indirizzo su Prince all´angolo con Mercer Street.
Provato sia per cena che per brunch e non ne sarete delusi. La prima volta mangiammo della ricotta calda accompagnata da pane tostato e marmellata, l´ultima l´avevano tolta dal menu, ma mi è rimasta nel cuore. Ho visto passare delle pizze che sembravano appetitose. Prenotazione obbligatoria.
http://www.themercerkitchen.com/
Feest

localino da pochi coperti su 3rd quasi all´angolo con la E 14esima. Cucina ritmata dalle stagioni, piatti semplici, tartare di agnello, ceviche di verdure, zuppa di mais. Meglio prenotare.
http://eatfeastnyc.com/
Financier Patisserie
pausa dolce passeggiando diverse location in città, noi siamo andate nel Fnancial Dstrict
posto molto carino con tavoli all´esterno in un´area piacevole. Ideale per fermarsi a bere una cosa e sgranocchiarne un´altra quando si visita la zona
https://financierpatisserie.com/
Sempre in tema dolce per i patiti di pasta da cookies
Cookie Do
l´ultima moda e follia newyorkese
https://www.cookiedonyc.com/cookie-dough-confections
Per il week end non perdetevi un giro a Smorgasburg a Brooklyn, sia il sabato che la domenica, Il sabato a Williamsburg con una vista su Mahattan che già da sola vale il viaggio. La domenica a Prospect park. Solo cash ma ci sono sono dei distributori ATM all´ingresso,
Di tutto e di più, stand di vario tipo, alcuni un po'azzardati, tipo quello dei dolci all´acqua (onestamente immangiabili) ma che pare che abbiano un grande successo, dagli hamburger alle verdere, dai gelati alla cucina esotica. Il tutto abbstanza caro ma l´atmosfera newyorkese ha un prezzo!!
https://www.smorgasburg.com/
Non molto esotico né molto tipico, ma sicuramente di gran qualità se proprio vi manca l´italia Eataly, con i suoi tanti ristoranti, i suoi taglieri di prosciutto e formaggio, la mozzarella fatta in casa, e sicuramente il miglior espresso di New York, che accompagnato da una brioche dal prezzo veramente onesto (per la zona e il posto) vi da un magnifico buongiorno!
(pare che la pizza sia super, ma non ll´abbiamo ancora provata, dei ristoranti interni provati a Flatiron- prima location di NY- buono quello di carne, ottimo quello di salumi, mediocre quello di verdure)



giovedì 31 agosto 2017

Il consenso in espatrio o all´espatrio!

Leggo una testimonianza di moglie expat, moglie al seguito, espressione che mi piace ben poco (molto sminuente questo chiamarla al seguito... ). Leggo questo articolo pubblicato su uno dei più gradi quotidiani francesi, e ancora una volta mi dico quanto la scelta di vivere in espatrio non sia scelta per tutti e quanto soprattutto debba essere un progetto di famiglia e non il progetto individuale di chi si trascina poi dietro il resto della truppa.
Purtroppo i sentimenti espressi da questa moglie e mamma non sono rari. Tantissime donne si ritrovano a vivere l´esperienza di vita all´estero con sofferenza, si ritrovano imprigionate in gabbie dorate, incapaci di rompere i meccanismi nei quali sono cadute e forse incapaci di esprimere ad alta voce quello che provano, per spezzare il sistema e ritornare a galla.
Ẽ difficile certo tornare indietro. È difficile una volta partiti dire no, non fa per me, È difficile quando si è sommerse in una vita che non corrisponde, urlare a gran voce che no, non mi piace.
In 20 anni all´estero di donne annientate dall´espatrio ne ho incontrate e sempre mi sono fatta la stessa domanda: perché? perché aver assecondato una scelta che non sentivano come loro, perché essersi lasciate trascinare contro voglia, perché fingere che tutto vada bene anche tra le mura di casa e sacrificare due, tre quattro anni della propria vita? Per cosa? Più soldi? Ma a che prezzo, ne vale la pena? per spirito di sacrificio? Non è possibile... per dare ai figli una vita migliore? ma è veramente migliore? non penso, i bambini si rendono subito conto quando l´espatrio gira male, quando un adulto lo vive male, e di conseguenza anche per loro sarà un calvario.
Ne ho parlato diverse volte di quanto un progetto di espatrio debba essere se non un progetto di famiglia almeno un progetto di coppia, nel quale ognuno trova il proprio conto, chi lavora e chi segue. Ad un certo punto con i figli che crescono il progetto potrà prendere dimensioni più ampie e coinvolgere tutti , ma rimarrà sempre fondamentale che la coppia sia sulla stessa lunghezza d´onda.
Ẽ fondametale discutere su pro e contro dell´espatrio e della proposta ricevuta insieme. Se il progetto porfessionale è interessante non è detto che lo sia anche tutto il contorno, che è quello che serve al resto della famiglia e soprattutto al coniuge al seguito per poter ritrovare una propria dimensione, che non deve essere necessariamente professionale, ma umana sicuramente!
Discutere insieme e cercare insieme le risposte è importante prima di prendere il volo per una nuova destinazione, tenendo conto dei cambiamenti esterni e anche dei cambiamenti che avvengono in noi come persone, non sempre quello che possiamo apprezzare e desiderare in una fase della nostra vita e di conseguenza del nostro espatriare, rimane invariato negli anni successivi. Ho visto amiche decidere di dire no ad una nuova destinazione perché per loro era arrivato il momento di vivere altro e di ritornare nel loro mondo sicuro.
Lo spirito di sacrificio in espatrio, come nella vita, non porta molto lontano. Accettare di partire solo perché questa partenza darà al nostro compagno su un piatto d´argento una brillante carriera, alla lunga logorerà non solo noi stesse, ma anche la coppia che siamo, inevitabilmente.
D´altro canto la persona che è motore dell´espatrio, nel senso che ha in mano l´offerta della propira vita, deve essere conscio che non sempre i propri sogni di carriera trovano il giusto posto in progetti di felicità di coppia o familiare. Certo non è semplice a volte lasciarsi scappare opportunità uniche, ma siamo onesti, un lavoro fantastico a discapito di una compagna spenta e di conseguenza di una famiglia triste, che senso darà all´esperenzia all´estero? ben poco.
Noi abbiamo scelto in due sempre, dalla prima volta e abbiamo sempre fatto attenzione reciprocamente che ognuno di noi potesse trovare il suo conto, spronandoci anche a farlo. Non abbiamo mai scelto in cinque, perché la solidità del nostro scegliere ci ha sempre fatto dire che le nostre ragazze si sarebbero adeguate senza traumi, vedendoci convinti e felici. Così è stato.
Un´anno fa a fine estate mio marito mi ha detto ¨ cosa ne diresti di andare a vivere a Stoccolma, il tuo si o il tuo no sarà fondamentale. Se sei d´accordo per partire io vado avanti nel mio progetto, ma se non hai più voglia, beh farò altro¨ ... la storia racconta che il mio è stato un SI, dato subito e di getto, semplicemente il fatto che lui ancora una volta considerasse la mia risposta come quella consclusiva, mi ha fatto dire che ne valeva la pena!


domenica 27 agosto 2017

Move in day!

aspettando l´Uber XL
Ferma sul marciapiede osservo. Passa di tutto. Microonde, ferri da stiro, set di pentole di ogni forma e colore, valigie di tutte le taglie, mobiletti in cui stipare di tutto, lampade, chitarre, radio, stampanti, camicie appese agli attaccapanni, attaccapanni da soli, grandi sacchi, sacchi piu piccoli, scatoloni, mixer, pattumiere di ogni forma e colore, macchinette del caffe, pentoloni della pasta. Ci sono organaizer a piu cassetti e scatoloni di cartone, ci sono borsoni che sembrano esplodere e custodie di strumenti musicali improbabili. C'è un mondo, vario rinchiuso in poco spazio, ragazzini che hanno fatto stare di tutto in tre borse e quattro pacchetti, il loro mondo che dovrà essere li a sostenerli quando le serate saranno lunghe e buie, quando la nostalgia di casa inevitabilmente si farà sentire, quando le lacrime faranno capolino e basterà una foto appesa al muro a far tornare il sorriso.
sul marciapiede davanti alla residenza
Taxi che si fermano e vomitano valigie. Uber in seconda fila che scaricano famiglie intere, comprese di nonno e sorellina, e ognuno porta qualcosa, un sacchetto, una scatolina, partire al college una storia di famiglia. Ci sono auto parcheggiate dove si può, che fanno uscire il mondo dal bagagliaio e tutti si fermano ordinatamente sul marciapiede, circondati di cose.
Ci sono valigie che hanno attraversato mezza America e alcune mezzo mondo, etichette di aeroporti sparsi qua e là.
Ci sono facce di giovani adulti in uno dei giorni emotivamente più forti della loro vita, neo diciottenni con poca barba, ragazzine filiformi, altre meno. Ci sono tutti i colori di pelle, capelli colorati, visi che parlano di Paesi lontani. Sguardi felici, occhi che brillano, aria preoccupata, la voglia di far scendere una lacrima. Ci sono genitori osservatori impotenti di questo migrare inesorabile di figli, genitori che tirano fuori sorrisi splendenti, che forse ripensano a quando anche loro erano lì su un marciapiede analogo ad entrare in una stanza analoga. Genitori fieri che guardano fragili ali spiccare il volo. Genitori con dentro un piccolo nodo, un groppo in gola e una riserva di lacrime che non verrà fuori, almeno non oggi, perchè sono loro a dover essere i più forti.
Salottino caotico
stanza decorata
Il marciapiede è lo stesso di due anni fa, stesso incrocio, stessa residenza, piani diversi, storie analoghe. Un piccolo appartamento squallido che nel giro di poche ore diventa accogliente e pieno di vita, foto alle parete, luci, specchi, coperte colorate, cuscini ovunque, un pupazzo sul cuscino al quale abbracciarsi, memoria di un''infanzia che è solo ieri.
il mitico Taliano,  entrato nelle nostre vite e nella sua il 9 gennaio 2000, 4 giorni dopo la sua nascita, ha girato il mondo come un fedele soldatino, sempre presente all´appello!
Stesse emozioni per me ferma ad aspettare, guardandomi intorno, incrociando sguardi di chi come me è qui spettatore di questo migrare. Stessi gesti in piedi su un letto ad attaccare foto, parole di rito con gli altri genitori, foto mandate con WhatApp per immortalare un momento che non sarà più già domani.

giovedì 24 agosto 2017

Anni che passano....figli che vanno!

Ogni tanto ripenso alla me, quella di 15 anni fa, una mamma giocolliere come tante, di quelle che  sognano cose semplici, una doccia senza una platea di bambini urlanti, una pipí in santa pace, un caffé libero da capricci, Ripenso a quelle corse mattutine sfrenate con Camilla attaccata alla tetta, Chiara nel solito capriccio e Federica che mi seguiva tartassandomi con i suoi duemila perché al minuto. Ripenso ai miei tentativi timidi di lavorare con loro in giro per casa, interrotta da grida, liti, risate, baci bavosi.
Quante volte ho sognato 24 ore di pausa. Quante volte ho immaginato come sarebbe stato dieci o 15 anni dopo, e li vedevo lontani, tanto lontani. Mi immaginavo quelle 24 ore solo per me, che incominciavano con una colazione a letto di quelle come si deve, non di quelle in cui poi scricchioli tra una briciola e un´altra perché loro ti sono sbarcate nel letto con biscotti e tartine. Le immaginavo senza playmobil da scavalcare e sederi da pulire, le immaginavo senza domande e lacrime, le immaginavo forse persino un po´ noiose....

Ecco 15 anni sono passati da quelle corse a perdi fiato per arrivare a scuola e depositare tutte in tempo, con i denti lavati e senza visibili caccole agli angoli degli occhi. 15 anni da quando andando a dare lezione mi sembrava quasi di prendermi una lunga e meritata vacanza. Le depositavo una dietro l´altra, ogni tanto sorridente, ogni tanto arrabbiata perché i bambini al mattino sanno mandarti in bestia e non ci puoi fare niente.
15 anni sono passati e adesso sono qui testimone impotente delle loro partenze. È la vita. È giusto che sia così. Ma desso 15 anni dopo ogni tanto vorrei tornare indietro nel tempo, averle tutte e tre ancora piccine, con le loro angosce da bambine, con le loro ansie da bambine, con quei capricci estenuanti e quei mamma continui e insistenti. Le vorrei così di nuovo forse solo per riassaggiare uno sprazzo di passato, forse anche per fare diversamente, forse per arrabbiarmi un po´ meno e non sbuffare all´ennesimo capriccio, all´ennesima storia.
È rimasta Camilla a ritmare le nostre giornate da genitori. È rimasta lei a cui dire spegni la luce, metti a posto la tua stanza, cosa vuoi per cena. Le grandi faranno le grandi, mi chiameranno quando avranno bisogno, mi chiameranno forse in lacrime, perché è dura fare le grandi, mi chiameranno per chiedermi un consiglio, per sapere se va tutto bene, per dirmi mi manchi mamma. Le aspetterò in un aeroporto con il cuore che batte forte, con la voglia di respirare finalmente il loro odore, di toccare i loro visi, oltre uno schermo. Mi aspetteranno in un aeroporto con mille cose da raccontarmi con le mani e con gli occhi, tutte quelle cose che un video filtra e non restituisce come vere. Asptterò l´ora giusta per provare a chiamarle, senza insistere per non fare la mamma invadente. Sorriderò quando vedrò il loro nome farmi cucù dallo schermo del telefono. A volte sarò di fretta e non riuscirò a dire quello che vorrei. A volte saranno di fretta perchè loro stanno costruiendo la loro vita e non hanno tempo di fermarsi, proprio come allora, 15 anni fa con le loro torri di lego, i castelli di Kapla e un mondo inventato di playmobil.
Io sarò, come allora quando le osservavo sorridendo di fronte alla fantasia infinita dei bambini, dietro le quinte, spettatore ormai delle loro vite che filano verso l´autonomia. Aspetterò come allora per tendere loro una mano, rimettere i capelli ad un playmobil, soffiare un naso. Aspetterò che mi chiedano un consiglio, a volte non aspetterò e lo darò così di getto, perché i genitori sono fatti così, parlano anche quando non sono interrogati....
Ieri sera quando Camilla leggeva a Chiara la poesia scritta per lei, ho pianto, forse pensavo un po´ a quella me che ogni tanto si chiudeva in bagno per avere un momento. Ieri sera le osservavo le mie tre ragazze, belle e piene di vita, che come sempre parlavano una sull´altra, senza lasciare spazio a nessuno, con la foga che si ha quando si è tutti nuovi e pieni di energie.
Rientrerò a Stoccolma e so che il vuoto si farà sentire. Rientrerò a Stoccolma tuffandomi a capofitto nella mia nuova vita. Mi mancheranno le mie ragazze, mi mancheranno ma sarò felice perché so che lo saranno anche loro e questo alla fin fine e il senso dell´essere genitori
!


martedì 22 agosto 2017

L´importanza dell´accoglienza.

Ci sono scuole e scuole. Ci sono scuole accoglienti e aperte e altre che non ci sanno tanto fare. Ci sono scuole con super programmi e altre molto standard ma va bene lo stesso. Ci sono scuole con parchi immensi e campus da fare invidia e altre semplicemente tristi. Ci sono scuole private, costosissime, veramente mediocri, e altre pubbliche con mezzi incredibili e insegnati fantastici. Ci sono scuole in cui l´intervallo lo si fa sul tetto e altre in cui ci si diverte in barca a vela. Ci sono scuole in cui ti spiegano cosa fare se c´è un terremoto e altre in cui imparerai tutto sui serpenti. Ci sono scuole con mense fenomenali  e altre dove non hai nessuna voglia di pendere il tuto vassoio. Ci sono scuole in cui il sole brilla sempre e altre che si affacciano su cieli grigi. Ci sono scuole chiuse da grandi cancelli e altra aperte a tutto e a tutti.
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Ne abbiamo incontrate tante di scuole, siamo stati fortunati spesso, ci siamo accontentati raramente.
Crescendo io e vedendo crescere loro sono diventata più esigente su un solo e unico punto, l´accoglienza. L´essere accolti a scuola per i ragazzi come i nostri che si muovono da una parte all´altra del mondo, spesso in età critiche, è fondamentale, il modo in cui questa accoglienza viene fatta è la base del sentirsi bene per i nostri figli in quell´ambiente. Le scuole internazionali più di altre dovrebbero avere questa vocazione, quella si accompagnare il bambino e ragazzo nuovo nei suoi primi passi, per rendergli l´atterraggio dolce come deve essere.
In generale per gli espatriati l´arrivo in un nuovo Paese è uno dei momenti più delicati, e questo vale per grandi e piccini. Ci sono mille cose a cui pensare e la nostalgia per il vecchio mondo può essere forte, essere ben accolti è fondamentale. Dai miei anni giapponesi, quando mi occupavo dell´accoglienza delle nuove famiglie nel mio quartiere, ho sempre pensato a come fosse importante essere, se non presi per mano nei primi passi, almeno accolti con un sorriso e un consiglio. La mamma che ti tira fuori la lista dei medici preferiti e ti indica i supermercati migliori, e che magari ti offre anche un caffé non solo ti aiuta in senso pratico, ma ti fa veramente del bene.
Lo stesso atteggiamento vale per i bambini e i ragazzi, arrivare in una scuola dove gli altri coetanei capiscono le tue difficoltà, perché spesso ci sono passati anche loro non ha prezzo. Per questo per i ragazzini viaggianti come i miei le scuole internazionali, con le dovute eccezioni ( a Palo Alto non era così), sono fenomenali. Essondoci spesso in queste scuole un gran via vai di bambini, tutti sanno cosa fare, i nuovi sono la routine e i vecchi tendono la mano perché sanno che primo\a o poi si ritroveranno anche loro di nuovo nella situazione di ultimo arrivato.
L´accoglienza nella nostra nuova scuola mi piace molto. I ragazzini vanno verso gli altri e non lasciano i nuovi da soli nel loro angolino. Si creano dinamiche positive e i nuovi arrivati vengono attribuiti dei BUDDY, dei coetanei-compagni che li appoggiano nei primi giorni, li aiutano a scoprire spazi sconosciuti e li guidano un po'  Lo stesso sistema di buddy esiste a livello di famiglie, ogni famiglia nuova viene messa in connessione con una vecchia, questo già prima dell´inizio della scuola, in modo tale da creare dinamiche che possono appunto aiutare chi arriva a non sentirsi catapultato nel vuoto!
Come ciliegina sulla torta organizzano poi per i ragazzi una gita dopo pochi giorni dall´inizio della scuola, una sorta di viaggio d´integrazione che ha come obiettivo proprio quello di creare dinamiche tra gli studenti al di fuori del ritrmo scolastico normale. Camilla parte domani per due notti su un isoletta che si chiama Üto, parte contenta e sono sicura che sia veramente una bella occasione per lei per approfondire ulteriormente le relazioni che ha imbastito nei primi giorni di sucola. Lei è  una veterana degli arrivi, tante volte si è trovata catapultata in una classe, sa come muoversi, ma ha 15 anni e arrivare a 15 anni non è semplice (aggiungendo anche che questa volta le sue sorelle non sono li a darle manforte e questo per la prima volta!!), tutto ciò che aiuta a sentirsi meglio è più che benvenuto!!
Come si dice chi ben comincia è a metà dell´opera!!

sabato 19 agosto 2017

Il mio primo giorno di scuola

Ti alzi con un misto di sentimenti strani e un po´ di paura, l´inizio di un nuovo anno rima con nuova avventura, è diverso da un inzio normale. Sai che non arriverai davanti a scuola accolta dal sorriso sorridente delle vecchie amiche, sai che il suono della campanella non sarà seguito dalle solite 4 chiacchiere che riprendono il filo lasciato insospeso dalla pausa estiva. Non c´è filo, non c´è sospensione. Percorrerai una strada che conosci a stento, dove i punti di riferimento macano all´appello, una strada che hai percorso di fretta il giorno prima per capirne tempi e spazi, Camminerai rassicurando tua figlia, perché non hai scelta, tu sei l´adulto e tu hai deciso che sarebbe andata così, che di nuovo ti saresti rimessa in questa confusione di sentimenti violenti.
Avrai il tuo miglior sorriso nella convinzione assoluta che il primo giorno è la tua prima cartuccia, che ti conviene giocarti bene le tue prime possibilità d´incontro, che lo sai bene che i primi passi giusti sono fondamentali.
Ritorni un po´ bambino anche tu, dentro di te. Sei in ansia per te e per lei. Sai che da quando la saluti a quando la rivedrai il pensiero andrà di continuo a quello che sta provando, a come sarà il suo viso dopo questa prima giornata.
Ci sei passata così tante volte che adesso ti sembra di essere un soldatino ben armato, ma sai anche che per te, come per lei ogni volta è diversa, ogni scuola è diversa, ogni Paese ti accoglierà secondo regole che non conosci.
Mille volte le ho detto ce la faremo anche questa volta, anche se adesso siamo rimaste solo noi due, ma siamo sempre in due... forse la prossima volta, al prossimo spostamento sarò sola... non ci voglio neanche pensare.
Mi è venuta un po'd´ansia a vederla andare via, così sicura e insicura allo stesso tempo. Mi è venuta un po'd´ansia lì davanti a quella nuova scuola a dirmi che sarebbe toccato a me dopo di lei... che avrei dovuto trovare il coraggio di buttarmi nella mischia.
Vai mamma, dai l´hai sempre fatto, mi ha detto mia figlia maggiore. Lei non ha dubbi che io ne sia capace, forse perché alla fin fine mi ha sempre vista ricadere in piedi... forse perché ogni volta all´uscita del suo primo giorno mi vedeva sorridente , a Tokyo a Chennai, a Parigi, a Los Altos.
Vai mamma, me lo sono ripetuto camminando verso Starbucks. Vai mamma, due parole che rinchiudono la forza che ci vuole per incominciare davvero.
Sono entrata e ho ordinato un té. La tazza calda mi bruciava le mani, Vai mamma, e sono salita al piano di sopra, le gambe più pesanti del solito, un misto di paura e voglia di curiosità. Sono entrata in una saletta, qualche poltrona, un gruppo di donne intente a raccontarsi l´estate appena trascorsa, il piacere del ritrovarsi dopo la pausa estiva. Mi hanno guardata. Vai mamma... Ciao sono Giulietta e sono nuova.... mi hanno sorriso, ho sorriso anch´io, mi sono seduta e dentro di me ho pensato ¨è andata, anche questa è andata.¨
Camilla è usicta da scuola, ha aperto la porta ci siamo guardate e abbiamo sorriso, entrambe. Siamo in Svezia, siamo nuove ma ce la faremo.

mercoledì 16 agosto 2017

Prime lezioni dalla Svezia: sto imparando....

15 giorni sono ancora pochini, ma ho incominciato a capire una serie di cose
appunti.png (300×300)
Camminare in città, muoversi in autobus o in metropolitana, sono uno sport nazionale qui... e devo dire che mi piace assai
Lo shopping ha tutto un altro sapore... siamo in Europa questo è chiaro (negozi mille volte più belli che nella mia amata California... spiace ma lo Standford Shopping Center non manca affatto)
Gli uomini, oltre ad essere nettamente fighi per una buona percentuale, sono in completo o con giacca e camicia.... come piace a me, non in pantaloncino corto svaccato e t-shirt con disegni improbabili, forse sono anche più fighi di quel che sono perché sono vestiti bene??? (l´andazzo svacco del´homosiliconvalleysiliconvalley passerà di moda prima o poi?)
Nei supermercati si trova di tutto e di più e forse non dovrò neanche più mettere i dadi da brodo in valigia (certo è questione di prospettiva, forse chi ha visto solo il qui, cioè Stoccolma, trova che manchi qualcosa.... per chi come me ha visto l´aldilà del mare  e oltre... beh sembra il bengodi, poi aprono anche Eataly , cosa posso desiderare ancora??)
Il sole esiste anche qui e può essere caldo come quello californiano (so già che qualcuno leggedo questa affermazione penserà che a dicembre non farò tanto la furbetta....)
Alle nove di sera, anche alle 10, le 11.... c´è gente in giro, i locali sono pieni, nei ristoranti si può cenare... (solo chi ha visto la desolazione di Los Altos alle 8:30pm può capire il mio entusiasmo....)
Se piove ci sono mille opzioni al coperto, tra musei e centri commerciali bellissimi. ( quando farà freddo diventeranno casa)
I trasporti pubblici funzionano benissimo, sono puntualissimi ma costano uno sproposito assoluto (sarà per questo che tutti camminano, anche perché pare che il popolo svedese sia un po' simile al genovese, di braccino corto)
Le donne delle pulizie sono cosa rara, ma non mollo... (per par condicio, uomini e donne si dividono i lavori di casa in modo equo...., noi facciamo fare a terzi, è equo mi pare?)
Come mi diceva ieri una mamma americana della scuola, la lingua è ostica soprattutto nella pronuncia: loro scirvono coca e leggono sprite.... per intenderci
Gamla Stan (la città vecchia) è zeppa di turisti, sembra che vadano in giro solo lì.ed è zeppa di simil trattorie italiane, chissà perché...
Gli svedesi sono molto friendly, ma hanno l´aria più sincera degli americani... speriamo non mi smentiscano con il tempo (boh a quanto pare sembra che dipenda molto da quanto sono svedesi con orizzonti ampi e magari esperienze di vita fuori dalla Svezia... allora voglio solo questi!)
Gli scorci die villaggi svedesi affacciati sul mare con casette di legno e pontile con barca incoroporata dei libri di Camilla Lakberg esistono davvero, non se li è inventati. (in uno degli ultimi che ho letto parlava di Stoccolma e della gioventù dorata di Östermalm che si ritrova in ristoranti e locali alla moda... tutto vero)
Il mio forno fa veramente schifo e continuerò a rimpiangere il vecchio (invece le placche a induzione mi hanno piacevolmente sorpresa)
Invece il mio nuovo frigo è fighissimo, ha tanti tuperware incorporati tutti belli incastrati nella porta del frigo, non so se sia un modello svedese, nordico o di ffuso ma mi piace
Ci sono delle spiagge anche in città, ma devo ancora trovare la piscina... non dispero (sarà dura però  dovermi asciugare i capelli, ma penso che non avrò scelta)
Le manicure possono essere anche uomini.... prima manicure oggi e prima manicure con manicure boy, not to bad ( anche qui sembra che l´attività manipedicure sia monopolio asiatico con tendenza vietnamita, il vantaggio è che avendo già dovuto sforzarsi per imparare un po´ di svedese, l´inglese non è pervenuto e mentre ti fanno le mani e ti pittano i piedi non devi fare conversazione!)
Le vie hanno dei nomi da stracazzola, in amici miei ci sarebbero andati a nozze.
non ci sono limiti al biondo, ho incrociato tonalità di biondo mai viste nelle mie vite precedente.
Al consolato italiano sono talmente gentili che Federica mi ha mandato un messaggio chiedendomi se ero sicura che fosse veramente un consolato italiano...
Gli uffici pubblici sembrano funzionare benissimo, gentili, all´ascolto e .... fantascienza?
Il pane è straordinario, hanno una quantità di tipi diversi da far impallidire il resto del mondo, e al ristorante te lo servono accompgnato da una specie di burro da togliersi la fame....
Anche le patate sono declinate in mille modelli, competizione dura con i francesi!!
Qui le Tesla sono dei taxi (fa molto Silicon Valley)
Il rapporto del pedone con il semaforo rosso e conflittuale, proprio non ce la fanno ad aspettare il verde se non ci sono macchine in vista (parlo dei pedoni ovviamente!).
Direi che è tutto per ora.... torno a studiare !😂

lunedì 14 agosto 2017

Scopriamo Stoccolma: primo step....l´isola di Djurgarden e alcune delle sue attrazioni

Gli svedesi da quando il sole incomincia a fare capolino riscaldando anche tiepidamente e le giornate si allungano fino a diventare quasi eterne, amano vivere all´aria aperta... in realtà l´impressione è che amino comunque star fuori indipendentemente dal calore e dalla luce... anche d´inverno sfidano la neve che può anche cadere abbondante in città e girano allegramente!
Per me ovviamente abituata al clima californiano sarà forse dura girovagare al freddo e al gelo, ma di certo questo atteggiamento di vivi lo spazio che ti circonda, clima a parte, mi piace molto.
Stoccolma offre tantissime opportunità di vita all´aria aperta,parchi, spiagge cittadine, viali splendidi, piazze animate,  di giorno come di notte, e appunto in periodo estivo con la luce per gran parte della notte, la tendenza è uscire, uscire e ancora uscire.
Due week end svedesi al nostro attivo, il secondo con tempo più clemente del primo, dove ci siamo rifugiati al Vasa Museet per ripararci dalla pioggia in abbondanza. Tra l´altro fortemente consigliato per chi visita la città, soprattutto con dei bambini e ragazzi. Il Museo conserva una nave da guerra che affondoò nel porto di Stoccolma dopo aver percorso un centinaio di metri il giorno del suo primo viaggio nel 1628. La nave protetta dalle acque poco salate del mar Baltico, che ne hanno permesso la conservazione, è stata riportata in superficie a metà 900 ed è stata restaurata in modo sublime offrendo al pubblico un prezioso tesoro da ammirare oltre a tutta la storia che ne fa da contorno. (https://www.vasamuseet.se/en). Tra l´altro se dopo aver visitato il museo si va a passeggiare a Sodermalm nella zona lungo il mare che va verso il museo della fotografia, sembra di entrare in un villaggio che ricorda quello ricostruito nel museo, casette di legno colorate che ci riportano indietro nel tempo.
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Il museo di trova sulla splendida isola di Djurgarden, dove tra l´altro ha sede l´ambasciata italiana e l´annesso consolato (la bandiera italiana svetta sull´ambasciata e si affaccia sul mare, indirizzo sempre utile per chi fosse di passaggio in città e avesse un problema, e per spezzare una lancia a favore dei servizi consolari, veramente gentilissimi, cosa non sempre di casa...).
Sulla stessa isola ci sono diverse attività da fare, perfette con dei bambini.

Per il nostro secondo sabato svedese, coperto ma non piovoso, siamo tornati sull´isola e ci siamo immersi in una delle attività primaveroestive adorate dagli svedesi, il parco dei divertimenti di  Gröna Lund. Non solo un luna park, ma un punto di ritrovo per week end e serate all´aria aperta, i teens di Stoccolma ne fanno un punto d´incontro, ci si puo ritrovare tra amici e in famiglia a bere una birra e ascoltare uno dei tanti concerti, senza mai mettere i piedi su un´autoscontro! Fondato nel 1883 questo bel parco gode di una vista sensazionale su Sodermalm, di fronte e sul porto di Stoccolma... 
per me questa vista circondati da un´atmosfera festiva vale da sola un giretto, tanto più che non è necessario pagare l´accesso alle attrazioni, basta prendere una carta di accesso al parco, utilizzabile sempre (ingresso gratuito sotto i 6 anni e sopra i 65).https://www.gronalund.com/en/
 Dopo aver visitato il Museo Vasa o aver approfittato di un giretto di giostra ci si  può spostarsi a Skansen, il più antico museo all´aperto del mondo con annesso zoo (altri musei analoghi in europa e negli Stati uniti sono stati chiamati Skansen proprio con riferimento al museo di Stoccolma). Qui si può visitare una riproduzione fedele di villaggio ottocentesco con gli artigiani intenti in lavori d´altri tempi. http://www.skansen.se/en/this-is-skansen
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Altra attrazione degna di nota su quest´isola verdissima, utile in caso di pioggia, o come pausa rinfrescante, perché anche a Stoccolma può far caldo!
il Nordiska Museum  il più grande museo di Svezia consacrato alla storia e alla cultura svedese, utilissimo per scroprie qualcosa di più di questo affascinante Paese di cui poco si studia sui libri di scuola. L´edificio che lo ospita è veramente molto bello, sembra un castello rinascimentale, pur essendo nettamente più recente
, costruito nel 1907 .https://www.nordiskamuseet.se/
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a dimenticavo sull´isola c´è anche il museo dedicato agli Abba, il famoso gruppo Pop svedese.... per gli appassionati!

domenica 13 agosto 2017

Vikten av att tala det lokala språket (l´importanza di parlare la lingua del posto)

Che effetto strano vivere in un Paese in cui anche leggere un´etichetta diventa un´impresa... era dai nostri tempi giapponesi che non provavo la strana sensazione di non capire nulla, con una bella differenza adesso, non mi si legge in faccia che sono straniera. Almeno a Tokyo si capiva subito che io era una gaijin e nessuno si aspettava che mi esprimessi in lingua nipponica, le mie poche frasi erano anzi prese con grande entusiasmo, forse ancor più enfatizzato dal fatto che nessuno si aspettasse nulla da me, straniera che ero. Qui tutto è diverso, qui di primo acchito mi scambiano per una di loro e tutte le volte tiro fuori la faccia da allocca e il sorriso più bello, seguito da un sorry che apre automaticamente le porte al loro inglese fluentissimo... ma al primo approccio svedese è... ed è abbastanza chiaro che un´ infarinatura ci vuole eccome, se non tanto per parlare almeno per leggere indicazioni e etichette, o per mavigare sui loro siti spesso solo in svedese, o per capire le loro email, se non ne dettaglio, nel generale, senza per forza ricorrere a google translate.
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Oggi vado alla posta, o ad una specie di posta in cui si ritirano i pacchi (qui devo aprire una parentesi, per me che arrivo dal Paese in cui tutto viene allegramente depositato davanti alla porta di casa, che sia il pacco di Amazon o la spesa fresca di giornata, essere passata al Paese in cui non solo non c´è Amazon -di per sé già terribilmente doloroso- ma in cui il pacco devi andartelo a ritirare nell´ufficietto adibito al ritiro, beh è un passaggio traumatico), arrivo alla posta con i duecento sms in svedese stretto ricevuti, dai quali capivo che i pacchi erano arrivati, ma nulla più... tipo analfabeta metto il mio telefonino sotto gli occhi del tipo genitlissimo dicendogli che non capisco e, in poche parole, che se la sbrogli. La grossa fortuna è che comunque tutti ma proprio tutti parlano un inglese perfetto, e questo è ciò che frega e spinge a pensare che lo svedese non serva e si possa vivere qui senza, falso!
In modo diverso dal Giappone, in cui il ginglish (il misto inglese giapponese che più si avvicina all´inglese di cui i giapponesi  fanno uso) era abbastanza ostico da capire e solo una piccola parte della popolazione lo parla... quindi lì non c´era storia anche per comprare il pane un´infarinatura era necessaria e così mi sono appliccata almeno per imparare a formulare le domande di prima necessità, con la capacità di capirne minimamante le risposte almeno quelle senza varianti sul tema. I giapponesi se ti sentono minimamente rispondere in lingua vanno in estasi e se anche dichiari a gran voce, in giapponese ovvio , che in realtà non parli, loro pensano che il tuo sia un peccato di modestia e partono in monologhi entusiasti. In Svezia per altri versi non masticare neanche un briciolo di svenska ti rende un po´ un handicappato sociale, se non appunto nel dialogo nella percezione delle cose che ti stanno intorno, che vanno dalla bottiglia di latte (scremato, non scremato?) all´annuncio della fermata successiva (adesso ho imparato che è nästa stopp +la fermata, ma non sempre è facile capirne la pronuncia).
Insomma se in Francia, India e Stati Uniti ho goduto di un certo confort linguistico, qui torno un po´ indietro di 12 anni e con molta umiltà mi piego all´ignoranza, tornerò sui banchi il che poi alla fin fine non è un male, per me immergermi in un Paese vuol anche dire capirne un po´ le strutture linguistiche, che possono svelare sfaccettature varie, così come di fondamentale importanza è la sua letteratura, ma per quello ho già un po´ di vantaggio perché ormai da anni adoro e divoro autori svedesi! (grandiosa scoperta in data Camilla Lakberg, incredibile scrittrice di fiction in clima puramente svedese, la consiglio).