mercoledì 24 maggio 2017

20 anni...

20 anni fa c´era il sole a Torino, unica giornata di sola incastrata tra giorni piovosi.
Sono uscita di casa e, mi ricordo, in via Palazzo di città, andando verso la macchina parcheggiata in Piazza Castello, dei tursiti si sono fermati e hanno chiesto di fotografarmi. Guarda la sposa, auguri signorina. La sposa ero io.
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Sono passati vent´anni da quel si a Baldissero Torinese davanti al Sindaco, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Sono passati 20 e non sembra possibile averne accumulati così tanti.
20 anni, tre figlie, una gatta, quasi 7 città insieme nel nostro bagaglio di radici confuse. Torino e quel giorno sembrano così lontani. Mi avessero dato una sfera di cristallo allora non ci avrei creduto, non avrei creduto a questa vita, questo itinerare continuo, questo folle rimettersi in gioco. Mi piace pensare che sia la nostra formula vincente, quella che ci tiene insieme uniti da così tanti anni, la prova del nove della nostra vita di coppia, sempre sotto tensione, sul filo del cambiamento.
Non so se sia la formula per tutti ma incomincio a pensare che per noi sia quella che funziona. Non siamo mai caduti nella noia di una vita tracciata, non ne abbiamo mai avuto il tempo, nel momento in cui posavamo i bagagli ecco una vocina pronta a dirci ¨è ora di ripartire¨ e da bravi soldatini siamo sempre stati pronti a lanciarci nell´avventura, trovandone l´ossigeno per andare avanti solidi.
Per noi funziona, per altri forse non funzionerebbe.
Eravamo in due allora, quel 24 maggio, o meglio eravamo già in tre, e proprio lei mi ha dato le ali per partire quella volta, lei, il suo esserci già mi faceva dire che Parigi sarebbe stata semplice semplice.... non pensavo che poi ci avrei preso gusto.
20 anni, mi ricordo quando ci arrivarono i miei genitori, mi sembrava una meta irraggiungibile, o raggiungibile ma lontana... adesso ci sono, ci siamo e le mie figlie la vedranno con lo stesso stupore con cui la vedevo io, come si fa a rimanere insieme 20-30-40 anni....
In questi ultimi anni intorno a noi non contiamo più le coppie che scoppiano, anche quelle sulle quali avremmo messo la mano sul fuoco, anche quelle che sembravano indistruttibili. Penso a noi come dei sopravvissuti, sopravvissuti al logorio del tempo, al ritmo frastronante della vita, ai compromessi che per forza si devono fare in 20 anni. Non l´ho trovato faticoso, l´ho trovato bello e normale condividere questi 20 anni. Non mi ha mai spaventata il quotidiano e neanche l´eccezione alla regola che spesso ha fatto parte delle nostre vite.
Vivere in due è un incessante compromesso, un continuo riequilibrare l´ago della bilancia, una lotta contro il proprio naturale egoismo per un bene comune. Non sono per il vivere insieme a tutti i costi per proteggere i figli, facendosi del male, se non funziona ci si deve lasciare, in modo sereno e dignitoso. Sono però per lo sforzo comune a trovare soluzioni, per il dialogo quotidiano, per dirsi anche i peggiori orrori per riuscire ad amarsi come e più di prima.
20 anni fa avevo tre certezze: un marito e compagno di avventura con il quale speravo di condividere il mio futuro, un bebé nella pancia che si è trasformato in una splendida giovane donna, una città che sarebbe diventata mia: Parigi.
Avevo 27 anni e il mondo in mano, avevamo 27 anni e il futuro davanti a noi da plasmare come lo avremmo voluto. Ne abbiamo 20 di più adesso, con la saggezza degli anni che si sono accumulati, abbiamo molte più certezze e anche molte più responsabilità, ma lo stesso entusiasmo di allora, la stessa forza, la stessa curiosità, la stessa capacità di sorprenderci e la voglia di non dare mai nulla per scontato.
Abbiamo trovato il nostro equilibrio in giro per il mondo, equilibrio fatto di arrivi e partenze, di sms per salutarsi da un aeroporto, di lontananze accettate che rendono il ritrovarsi speciale. Abbiamo acquisito certezze e sicurezze, siamo diventati genitori tre volte, inciampando nelle difficoltà dell´esserlo.
Vorrei una sfera di cristallo per immaginarmi i prossimi 20 anni, li vorrei uguali a questi venti passati, sempre così ricchi di movimento e di un pizzico di follia... o forse non la vorrei questa sfera proprio perché è nella sorpresa e nel sorprenderci che ci siamo costruiti. Ecco forse è questa la formula giusta non smettere mai di sorprendersi ed essere capaci di ridere sempre!

domenica 21 maggio 2017

10 passeggiate da fare a San Francisco

Quando si vive in una città o non lontano da essa, si tende ad impossessarsene non come un turista, ma in modo piu profondo. La si vive diversamente rispetto ai posti in cui si passa e si va. Non si scopre mai tutto, ma ci si sofferma a vivere le stesse cose con una certa gratificante abitudine.
In questi 5 anni ci sono strade che ho riprercorso spesso, complici anche i tanti amici venuti a trovarci ai queli ho fatto da guida.
Adesso ho i miei percorsi, i miei classici, che nonostante tutto sanno sempre sorprendermi e per me sono imperdibili se si viene a San Francisco
in ordine sparso...
The Latino Mission con i suoi Murales: il fascino del sud America nel cuore di San Francisco. Tutto parla sud americano in questa passeggiata entusiasmante in uno degli angoli più caratteristici di San Francisco.. Partite da Hampshire angolo 24th e percorrete la 24th direzione Mission, con qualche deviazione laterale. Tra Alabama e Harrison sulla vostra sinistra c'è il Mural Arts and Visitor Center dove troverete informazioni sulla zona e una cartina dettagliata dei Murales.
Splendid in BalmyAlley, dove troverete i murales più vecchi della zona. Una passeggiata piena di fascino macchina fotografica alla mano, ogni murales vale una foto, un susseguirsi di opere d´arte!
Girando a sinistra su Mission fermatevi a degustare i migliori burritos della città alla Taqueria. Non potete sbagliarvi c´è sempre coda.E poco più in là, se avete voglia di dessert, fate uno stop a Mission Pie.


Sausalito e le case galleggianti: potete arrivarci in bici dopo aver attraversato il ponte o venirci apposta in macchina, ne vale la pena. Fate un giro nel mondo delle case galleggianti, delle vere e proprie ville con tutti i confort, ma sul mare. Se vi capita di passare nel week end intruffolatevi in un open house (visita di casa in vendita), per curiosare, sarete sorpresi dalla bellezza di queste case-barche!

E per mangiare in zona c´è un ottimo ristorante francese, Le Garage, che come dice il nome è in un garage...
Un giretto ad Angel Island con pic nic: traghetto da Tiburon se siete da questa parte della baia (se non siete in vena di pic nic fermatevi da Sam´s a farvi un piatto di calamari fritti e una clam chowder), o dal Pier 41, se siete a San Francisco, diverse corse giornaliere. L´isola nel passato è stata un centro di detenzione-smistamento degli immigrati cinesi (dal 1910 al 1940). Molti di loro rimanevao sull´isola per oltre un anno, prima di poter legalmente essere ammessi sul territorio americano. Angel Island è la Ellis Island dell´ovest Americano... e ad Ellis Island erano gli italiani ad arrivare!! La passeggiata intorno all´isola è lunga 5.5 miglia, i più coraggiosi possono anche fare un tuffo nell´acqua gelida... quando fa molto caldo è fattibile. Diverse aree da Pic nic. Noi ci siamo sempre arrivati con la nostra barchetta... bellissima pausa per riprendere le energie dopo la navigazione con vento forte...
pic nic con vista
Castro: per me un dei quartieri più affascinanti, ricco di eccessi! È noto come essere quello degli omosessuali, e diciamo che in molti negozi la gay pride viene ben messa in evidenza.
strisce pedonali
Prendere Castro all´angolo con Market, salendo per qualche isolato direzione Liberty street. Prendere Liberty a sinistra e ammirare le splendide case vittoriane, belle e ben tenute. Proseguire fino alle scale, in cima alle quali si godrà di un panorama eccezionale sulla città. Scendere verso Market da Sanchez Street.
qualche eccesso nelle vetrine
Alamo square and the lower High: Alamo è una delle zone più fotografate di San Francisco con le Painted Ladies a fare da sfondo e una vista splendida sulla città. Le Painted Ladies sono le 7 case vittoriane lungo uno dei lati del parco, una vicina all´altra. Lasciandosi alle spalle Alamo Square prendere Pierce Street scendendo verso Duboce park, un susseguirsi di splendide case anche qui. Attraversato il parco, dove non è inusuale vedere gente in cosstume da bagno distesa sul prato a prendere il sole proseguire  poi verso Market. Ottima pausa ristoratrice in un localino che mi ha conquistata: Duboce Park café.

Il Ferry builbing e Embracadero: Il ferry building, nasconde al suo interno uno splendido mercato coperto, che ricorda, in tono minore Chelsea Market di NY. Si trova dell´ottimo pane e dell´ottimo olio d´oliva prodotto in California. Dal Ferry Building passeggiare lungo Embracadero almeno fino all´Exploratorium, stupendo museo interattivo,che ha aperto in questa nuova sede nel 2013...  non solo interessante per i bambini, ma anche per gli adulti... Camminando cammniando arriverete nella zona super turistica del Pier 39, dove onestamente , leoni di mare a parte, non c´è veramente nulla di interessante da vedere (abbiamo avuto lì la barca per diversi anni, proprio nel porto del Pier 39 e raramente abbiamo visto un luogo più gabba turisti... ma è su tutte le guide... mistero) Se avete voglia di continuare lungo il mare, chiudendo gli occhi nella parte più super turistica, potrete  addirittura spingervi fino a Fort Mason, anche qui grande fascino di questa ex zona militare conpletamente ripensata! Il venerdi sera potete mangiare alle roulette che vi si installano, cucina di tutti gli orizzonti e buona! ( da sorvegliare le date sul sito https://offthegrid.com/event/fort-mason-center/)

Filbert da Coit Tower a Levi´s Plaza: La Coit Tower di per sé ( a mio avviso) è abbastanza brutta, ma da essa si gode di una vista spettacolare sulla città ed è l´ottimo punto di partenza per scendere verso Filbert steps e gradino dopo gradino arrivare a Levi´s Plaza. Passeggini astenersi... sarebbe un calvario. La discesa è splendida tra case incredibili e una vegetazione lussureggiante. I più fortunati hanno in bonus la vista dei pappagallini, decantata dalle guide turistiche, che secondo me è una leggenda metropolitana... mai visti! In fondo in fondo attraversando Embarcadero poetete godervi una meritata pausa ristoratrice al pier 23 con panini al granchio e Ahi Tuna con avocado, il tutto con vista baia abbastanza piacevole. (meglio mangiare qui che tuffarsi nel super turistico mondo del pier 39...)
Coit tower vista da Embracadero

The costal trail: per me una delle passeggiate più belle. Partendo da Sutro Heights Park (Point Lobos Avenue) si prende il costal trail che pian piano ci porta verso l'interno della baia, lo spettacolo che appare davanti ai nostri occhi è sensazionale: il golden Gate pian piano si svela ai nostri occhi. Il paesaggio è impressionante, incredibile pensare di essere in città. Alla fine del percorso si arriva a See Cliff, quartiere di case spettacolari che vale la pena di essere visitato. Terminare poi con un pic nic a China Beach con il Golden Gate a farvi da panorama è la ciliegina sulla torta! Portarsi cibo e acqua, sul percorso non si trova nulla.
il Golden Gate che appare nella nebbia


Un giro sul Golden Gate: che sia a piedi, in bici o in macchina ne vale veramente la pena...se poi come noi si ha la fortuna di esserci passati spesso sotto velggiando verso
il mare aperto, beh ciliegina sulla torta. Si possono affittare le bici su Embracadero e pedalare poi fino a Sausalito, riprendendo poi il traghetto per rientrare a San Francisco. Stanchezza assicurata, ma ne vale la pena! Se fatto in bici o a piedi megli avere una giacca a vento,il vento soffia forte sul ponte. Dal vista point a Nord si gode di una vista mzzafiato sul ponte e sulla città

Alcatraz: per i primi anni avevamo come un rifuto, ci sembrava che andare ad Alcatraz fosse una cosa troppo da turisti... Per anni abbiamo veleggiato intorno all´isola, scrutandola da ogni suo lato...pian piano gli amici in visita ritrornavano entusiasti da questa gitarella, e alla fine ci siamo convinti e ci siamo andati. Onestamente ne vale la pena. La visita è fatta benissimo, le audioguide sono disponibili in tutte le lingue, in quella in inglese ci sono le voci originali dei detenuti che raccontano com´era la vita in questo carcere di massima sicurezza. E poi con il giro del carcere in omaggio la splendida vista sulla città che ci fa dire quanto dovesse essere orribile vedersi davanti giorno e notte tanto splendore ed essere bloccati tra quelle 4 mure... di che pensarci due volte al giro successivo e rigar dritti!
San Francisco vista da Alcatraz

San Francisco offre mille scorci incredibili, è una città dove lasciarsi andare a camminare camminare, uscendo fuori dai sentieri battuti e scoprendo angoli insoliti...insomma non si deve avere paura di non fare i turisti ma viverla come chi ci vive...



giovedì 18 maggio 2017

Le cose che mi mancheranno ...

Partire non è mai semplice, e questo anche quando si è felici di farlo. Paritre da un posto che si è chiamato casa per 5 anni, è ancora più difficile. Manca poco più di un mese alla nostra partenza e come sempre la voglia di imprimersi di ricordi è forte... riflettevo a cosa mi mancherà di questo angolo di mondo del quale mi sono lentamente innamorata, di questa valle arida schiacciata tra l´oceano e la Baia di San Francisco. Di questo posto vivace e tecnologico dove tutto va veloce e ti entusiasmi ad essere sempre in corsa.
Mi mancherà il sole, quel sole sempre caldo che non ci regala stagioni chiare e precise e che ci da la sensazione di vivere in un´eterna primavera. (forse andando a vivere a Stoccolma mi mancherà ancora di più...
Mi mancherà passeggiare lungo la Baia, con quello stupore che mi coglie sempre da 5 anni anni davanti ad una natura talmente bella da togliere il fiato.
Mi mancheranno i miei pranzi da Sumika e la terrazza soleggiata di Voyageur du Temps.
Mi mancherà il mio mercato, i miei banchi, quelle piccole abitudini che si sono pian piano installate e che danno sicurezza.
Mi mancheranno le passeggiate a Los Altos, dove tutti vanno in macchina e io a piedi, le lunghe passeggiate riempite di chiacchiere a raccontarsi vite, sensazioni, emozioni.

Mi mancheranno la mia casa e il mio giardino, rimarrano per sempre la mia casa e il mio giardino, andandosi a sommare a tutte le altre...
Mi mancheranno i ragazzini che passano in bici sotto casa, sfrecciando verso la scuola con quell´aria di libertà che si respira qui.
Mi mancherà passeggiare in strade che conosco, che ormai sono il mio mondo, e il sorriso cordiale della gente che incrocio.
Mi mancherà vender fette di pizza e disgustosi panini al burro di arichidi al baruccio del liceo, momento divertente per impregnarmi un po'della vita da mamma americana.
Mi mancheranno le competizioni di ginnastica del liceo, a fare il tifo per le mie fanciulle, a ascoltare l´inno americano mentre tutti hanno la mano sul cuore e io a chiedermi, come sempre, se non sarebbe bello ascoltare nello stesso modo quello italiano.

Mi mancherà veleggiare sotto il Golden Gate, imponente e splendido, e contemplare dal mare San Francisco nel suo sali scendi maestoso.

Mi mancheranno le amicizie intense che ho creato in questi anni, so che resisteranno, ma fa male sapere che saranno lontane.
Mi mancherà il mio lavoro, costruito con forza.
Mi mancherà il mio fischio serale per far rientrare la micetta, adesso per lei la vita non sarà più giardino....

Mi mancheranno le mie belle nuotate al JCC, incorniciate dal cielo blu!
Mi mancherà il mio jogging mattutino sempre lo stesso percorso, le stesse case, gli stessi spazi.
Mi mancheranno le tante persone con le quali ho lavorato, che hanno creduto nei miei progetti, che mi hanno tenuto la mano e spinta a continuare anche quando avevo l´impressione di scalare montagne.
Mi mancherà l´energia continua di questa valle, dove tutto è possibile.
Mi mancherà San Francisco, città unica al mondo, con i suoi mille contrasti e Alcatraz a fare da sfondo.....

Mi mancheranno i calamari fritti di Sam´s a Half Moon Bay,uno dei primi posti scoperti qui che non ho mai abbandonato.
Mi mancherà Trader Joe´s con le sue mille sorprese, prodotti di ogni parte del mondo che arrivano e spariscono e non si sa perché.
Mi mancherà questa vita fatta ormai di tante abitudini, ma mischiate sempre con l´entusiasmo di qualcosa di nuovo da scoprire.
Mi mancherà tutto ciò ma so che alla fine non sarà una mancanza dolorosa. Ho amato questo posto ma sono pronta a partire, a voltare pagina e costruire qualcosa di nuovo da un´altra parte, all´inizio sarà adrenalina allo stato puro... questo è quello che mi da le ali per ricostruire tutto ancora e ancora... la mancanza diventerà dolorosa solo nel momento in cui non sarà più scelta e non sarà più entusiasmo!!

martedì 16 maggio 2017

Comprar casa nella grande mela: considerazioni.

Comperare casa negli Stati Uniti, almeno qui in Silicon Valley, è un processo di una rapidità assoluta, anche perché si arriva all´acquisto già con i documenti in regola, il che vuol dire o mutuo approvato o abbastanza cash disponibile per coprire il tutto.
Di solito una casa rimane sul mercato pochissimo e in quattro e quattr´otto si può diventarne i felici proprietari e abitarla rapidamente.
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Quando ci siamo messi a cercare casa a New York pensavamo che le cose sarbbero andate con la stessa rapidità, una volta trovata la casa nella nostra testa nel giro di qualche settimana avremmo potuto incominciare i lavori e renderla come piace a noi per la fine di agosto, momento in cui il college riprende e Federica dovrebbe installarsi. Non abbiamo fatto i conti con i meccanismi contorti del comprar casa nella grande mela però!
Se tra la mia visita e l´accettazione della nostra proposta di acquisto da parte del proprietario è passata una settimana esatta. per chiudere il tutto ci vorrà molto ma molto più tempo del previsto e questo perché a New York city quando si compra un appartamento lo si può comprare o in un CONDO o in una COOP.
Cosa vuol dire? il condo è direi equiparabile ai nostri condomini, mentre la coop da noi non esiste....
Se si compra in una coop come nel nostro caso ds entra a far parte diciamo di una cooperativa di proprietari dell´immobile, del quale si possiedono come delle azioni che corrispondono alle dimensioni dell´appartamento. Le regole della coop sono rigidissime... questo lo sapevamo,  ma stanno superando le nostre peggiori aspettative... Le regole del condo non esistono, nel senso che una volta che hai comperato il tuo appartamento, ne fai quello che vuoi senza dover ricevere l´approvazione degli altri inquilini. Vuoi metterci dentro la lontana zia? benissimo. Vuoi affittarlo ad una setta di frati hinduisti? no problem. Vuoi farne una succursale della caritas locale? vai tranquillo.
Per la Coop invece non puoi neanche vendere senza avere l´accordo degli altri membri del palazzo...
Purtroppo i condo sono più rari e quindi spesso non si ha scelta. Per nostra sfortuna poi l´appartmento che abbiamo trovato corrispondente alle nostre esigenze e al nostro gusto è in una coop, quindi ci siamo trovati in mezzo a queso folle balletto di permessi condominiali che sta leggermente snervandoci e soprattutto facendo slittare a non si sa quando la presa di possesso del nostro appartaentino newyorkese.
Dopo averci chiesto una quantità di documenti che sa del ridicolo, attraverso i quali la nostra famiglia, i nostri conti in banca e tutto ciò che abbiamo non ha più segreti per nessuno degli altri proprietari del nostro futuro condominio, la saga che pensavamo all´ultimo atto continua. Sanno tutto di noi ma non basta, così come non basta 1) che il proprietario attuale abbia scelto noi come i proprietari successivi ( e come si usa qui lui aveva foto nostre e storiella che gli racconta quanto siamo super e quanto siamo noi la famiglia giusta) 2) che la nostra situazione sia solida da permetterci l´acquisto e il mantenimento di un appartamento nell´East village.
Fondamentalmente i punti uno e due sono quelli che ci permettono di andare avanti nel processo che, per fortuna, sta seguendo direttamente un avvocato che si occupa si acquisizioni di appartamenti e che pare anche molto efficace. Il processo dovrebbe culminare in un incontro tra noi e i membri del palazzo (i governanti, i capi condominio), incontro che a quanto pare dovrebbe avvenire in carne ed ossa, perché nell´era di skype si torna indietro di un passo e, cosa molto pratica, noi dobbiamo spostarci dalnonsisadovesaremo a New York solo per andare a raccontare ai futuri vicini quanto siamo splendidi e splendenti e quanto le nostre fanciulle siano non solo brillanti studentesse ma anche brave come delle statue (ehm come dire ).... insomma un´operazione di marketing di tutto rispetto!
Alla fine di questo incontro i capi decideranno se siamo degni di entrare nella cricca del loro condominio, se possiamo fare parte dell´éite che lo abita, se non stoniamo con il resto...
Il regolamento di condominio, tra l´altro, mi ha fatto ridere dalla terza riga... sembra un lager...già mi immagino le riunioni annuali, quelle in cui si discute del cambio del lampadario dell´ingresso in cui ognuno avrà da dire e ridire sullo stile e nostra figlia perplessa si troverà tuffata in questo mondo surrealista, quale nostra rappresentante (eh si cara ragazza sari tu a doverti prendere questi mal di pancia0... le riunioni del Clos de la Tournelle, ultima tappa francee, prima degli States, in cui discutevamo per ore sul taglio arzigogolato delle parti di praticello lungo la strada comune, ci sembreranno una passeggiata tra i boschi.... Benvenuti a New York city... forse, se sopravviviamo fino alla chiusura del contratto...

lunedì 15 maggio 2017

Di Prom e di altre storie....

2 Agosto 2012, una famiglia itinerante sbarca in Silicon Valley per una nuova avventura. In bonus un cambio di sistema scolastico e il catapultarsi a testa in giù nel sistema americano.
Graduation 2015
5 anni scolastici ormai al teminre dopo, sorrido pensando allo stupore che mi colse allora quando mossi i primi passi nello splendido campus che doveva accogliere la maggiore delle nostre fanciulle (e che in seguitoha accolto allegramente numero due e numero tre). In realtà lo stupore di allora non mi ha mai abbandonata, e questo è uno dei pregi della vita d´expat, darti sempre gli strumenti per essere sorpreso in un modo o nell´altro.

Alla prima riunione a scuola qualche settimana dopo il nostro sbarco, ci guardammo con Paolo tra una fila di armadietti e l´altra come tuffati di colpo in uno di quei telefilm americani che animavano la nostra infanzia torinese, portando nelle nostre italiche case immagini di scuole così diverse da quelle a noi note. Di colpo toccammo con mano una realtà che sarebbe diventata nostra, constatando dal primo momento le mille differenze tra il loro e il nostro sistema, anche solo riassunte dall´immensità del campo di football americano e dagli spazi all´aperto assolutamente incredibili....
In 5 anni poi abbiamo avuto molteplici occasioni di stupirci e direi sempre e solo positivamente, e di constatare come la TV della nostra infanzia dicesse il vero: l´high school di happy days esiste, adeguata ai ritmi dei tempi nuovi e di una Silicon Valley frenetica, ma esattamente come la combriccola di Fonzarelli ce la metteva in mostra settimanalmente!
E con l´high school e il suo campus infinito tutti quegli aspetti cerimoniosi nei quali gli americani sono dei campioni: Prom, premiazioni varie, eventi e sfilate, cerimonia di graduation.
In questi 5 anni pian piano ci siamo impossessati di tutte queste piccole cose che fanno la differenza, di questi eventi formali che sottolineano certi passaggi importanti che da noi si riassumevano, se la classe era simpa, nella pizzata di fine anno, di tanti momenti di vita scolastica tipici di questo Paese che nulla hanno a che vedere con il nostro background scolastico...

Mille volte ho pensato a quanto avrei voluto anch´io essere adolescente in una scuola così, a quanto avrei voluto che mi servissero sport su un piatto d´argento, spazi immensi in cui sgranchirmi le gambe tra una lezione e l´altra, cerimonie un po´ formali per sottolineare piccoli successi, balli in lungo in cui le ragazze per qualche ora sono vestite come alla cerimonia degli Oscar e i ragazzi tirano fuori buone maniere altrimenti un po'abbandonate con la scusa dell´adolescenza.
Ci sanno fare in questo concatenarsi di cerimonie ben orgnaizzate gli americani, sanno sottolineare i passaggi da una fase all´altra della vita dei ragazzi in modo bello e cerimonioso.

Sabato abbiamo avuto Prom, il ballo di fine liceo, quello atteso come un momento culminante. 450  ragazzi e ragazze in smoking e abito lungo, tirati a lucido, con i fiori all´occhiello i govanotti e al polso le faniculle. Con cavallieri attenti e ragazzine con gli occhi brillanti pronti per una serata di festa, la prima di una serie che in tre settimane scarse ci porterà alla cerimonia di diploma.
Sabato eravamo nel prato di un bel parco appoggiato ai piedi delle colline di Los Altos, li si ritrovano tutti i ragazzi dell´ultimo anno prima di andare al ballo, li si ritrovano anche i loro genitori per 45 minuti di foto... lì ovviamente c´eravamo anche noi a constatare nuovamente come la TV non ci abbia mentito, questa è la scuola americana che mi faceva sognare seduta sul divano, bambina, nella mia casa di Torino... chiudevo allora gli occhi per immaginare di poter fare lo stesso... e come per incanto eccomi a viverlo non in prima persona, un po'di riflesso .... fortunelle le mie ragazze! Prossima prom per numero tre sarà in quel di Stoccolma... chissà come sarà, chissà se ci sarà un parco per fare le foto, chissà ...... Appuntamento tra tre anni....

giovedì 11 maggio 2017

Che atteggiamento avere nei confornti di una nuova partenza per avere bambini positivi: spunti pratici.

Quando sono partita per Parigi, 20 anni fa, ero incinta della nostra prima bambina. Non avevo altri pensieri nell´affrontare questa prima avventura oltre frontiera, che quelli legati a me, al mio adattarmi e alla capacità della nostra copia di costruirsi all´estero e di gestire da sola le problematiche legate alla nasciata lontano dai propri punti di riferimento. Eravamo due adulti con le nostre ansie e senza nessun pensiero legato al fragile esserino che avremmo messo al mondo. La bambina che avrebbe mostrato il suo visino qualche mese dopo il nostro ricongiungimento in terra francese, infatti in espatrio ci sarebbe nata e per lei Parigi sarebbe stato il suo ¨chez moi¨ dal primo momento.
Negli spostamenti successivi da coppia itinerante siamo diventati famiglia. Famiglia che si sposta dovendo tener conto delle esigenze di tutti. Le cose si complicano quando a far parte del viaggio si aggiungono bambini e adolescenti. Si complicano logisticamente in primis e psicologicamente poi.
I problemi logistici in realtà sono facilmente superabili, soprattutto quando spostarsi diventa la norma, e ad ogni nuovo spostamento ci si migliora in organizzazione.
 Per la parte psicologica ovviamente il tutto è più complicato, e anche se ci si sposta spesso, non sarà mai la stessa cosa.... i bambini crescono e le esigenze cambiano, così come cambia soprattutto l´atteggiamento che possono avere nei confronti di una nuova partenza.
Certo in famiglia quando l´esercizio del partire e dell´atterrare in un nuovo posto diventa routine, tutti di per sé nel loro angolino, saranno capaci di gestire ansie nascenti, di tirar fuori angosce che tolgono il sonno e di esprimere disappunto.... ma ci sono sempre dei ma legati all´età dei nostri compagni di viaggio.
In questi vent´anni mi sono resa conto che fino a quando i bambini sono piccolini, diciamo fino alle scuole elementari, partire è molto più semplice. I bambini sono sereni se i genitori lo sono e se i genitori sono convinti della scelta fatta lo saranno anche i loro fanciulli. Atterrare in un nuovo Paese sarà semplice se gli adulti di famiglia sapranno trasmettere energie positive e entusiasmo: i bambini sono felici quando hanno intonro serenità familiare, patiranno si del distacco dagli amichetti del cuore, ma rapidissimamente ricostruiranno un nuovo mondo se bene accompagnati.
Il gioco si fa più complesso quando da bambini ci si trasforma in adolescenti, fase in cui gli amici hanno un ruolo primario e la famiglia viene giustamente relegata in qualche angolino...
È qui che la psicologia si fa complessa e i genitori dovranno essere empatici e sensibili, ascoltare i propri teens, ma non dare loro la possibilità di contestare la scelta, quella deve rimanere una cosa da adulti.
Sulla mia pelle ho provato le diverse fasi, avendo spostato bambini e ragazzi di ogni età. La logistica ormai non mi spaventa, una volta trovata la scuola adatta, so come muovermi per rtirovare dei punti di riferimento. Per la parte psicologica devo fare i conti con sensibilità diverse e quindi adattarmi, non posso applicare uno schema comune.... insomma l´improvvisazione regna sovrana, mischiata con un po´ di fortuna e con la mia naturale predisposizione all´entusiasmo....
Fa paura spostarsi in famigia per la prima volta, e fa paura proprio perché si pensa che i bambini siano il problema, che saranno loro a non adattarsi, che saranno loro ad essere traumatizzati dalla lingua nuova, che saranno loro ad aver paura di fare i primi passi nella nuova scuola. La paura è normale quando si affronta un mondo sconosciuto come quello della vita all´estero nei primi mesi, ma saranno proprio i nostri figli a mostrarci come in realtà tutto sia molto più semplice, come alla fine la nuova scuola sarà come la vecchia, solo con delle facce diverse che parlano una lingua che in un baleno diventerà nostra, come l´amico del cuore potrà continuare ad esserlo, ma un altro arriverà a sommarsi al primo,al secondo, al terzo, come se noi siamo positivi lo saranno anche loro, se comunicheremo entusiasmo (magari anche un po´ forzato) anche loro lo comunicheranno, ma non forzato, sincero.
Il nostro ruolo di genitori quando si espatria diventa quello di una vera guida, siamo noi ad indicare la strada del successo della nostra avventura, se ne siamo convinti per i nostri figli sarà una passeggiata, se abbiamo dei dubbi e li esprimiamo forti e chiari davanti a loro, beh saranno il riflesso delle nostre ansie e allora per tutti sarà dura rendere l´avventura straordinaria!!

venerdì 5 maggio 2017

Una porta che si chiude....

Eccomi qui alla quasi vigilia del mio prossimo Festival. Eccomi agli sgoccioli del mio lavoro qui in Silcon Valley. Storia che si ripete uguale in ogni Paese in cui appoggio le valigie.

Arrivo, creo, porto avanti con determinazione e costanza e poi... volto pagina e vado via. Cinque anni fa a quest'epoca cercavo di capire come avrei potuto gestire la mia società di allora, senza che la distanza tra India e Stati Uniti diventasse un peso. Ero moderatamente pessimista sulla possibilità di farcela, ma avevo voglia di provarci, convinta finalmente di aver trovato un lavoro trasportabile, uno di quelli che metti in valigia ad ogni nuovo trasloco e te lo ritrovi lì uguale a prima, ma solo dall´altra parte del mondo. Pura illusione.
La storia dice che non ci sono riuscita e come tante volte prima mi sono ritrovata in un nuovo Paese, non solo a ricostruire tutto per noi come famiglia, ma anche per me come persona. Non è semplice ogni volta cercare di riprendere il filo di un´ambizione personale, soprattutto sapendo che la priorità nei primi tempi va data al resto della truppa che ci segue a ruota e che ha bisogno di stabilità e serenità. Non è facile ma è fondamentale per me per ritrovare il mio di equilibrio. La capacità di reinventarsi diventa di siuro la chiave di volta e la spinta che ci aiuta a ricascare in piedi ogni volta in un nuovo mondo. Sarà che non sono mai stata legata a voler fare quello per cui ho studiato e non ho mai pensato che fossero i miei studi a darmi il là nelle vita e per questo forse ho avuto la fortuna di sentirmi libera nelle scelte. Sarà anche che lo sguardo degli altri non mi ha mai frenata nel lanciarmi in progetti anche al di fuori dai sentieri tracciati. Questo indubbiamente aiuta ad affrontare una nuova sfida con la mente libera.

Ad ogni Paese, ad ogni cambiamento mi chiedo se avrò ancora le energie per rimettermi in gioco, gli anni passano, anche se non me li sento, e la domanda è lecita....
Mi sono divertita qui a montare eventi. Certo lo stress, soprattutto in queste ultime settimane è stato alle stelle e ne ho dovuto gestire il peso da sola... però adesso poco meno di 48 ore da quello che posso chiamare il MIO evento mi sento felice, stanca ma felice di quello che ho fatto e di come l´ho fatto. Domenica sera sarò contenta di tirare il fiato, ma triste per un´altra pagina che inesorabilmente si volta e per un altro progetto da chiudere dentro una scatola dei ricordi.
Dovró affrontare un nuovo Paese e una nuova cultura, chissà come saranno i primi passi, chissà se potrò riciclare questo lavoro divertente e ricco di soddisfazioni, o dovrò rassegnarmi ad inventarmene un altro?
Ci vorrano nuove energie che cercherò di trovare da qualche parte, ci vorra l´entusiasmo come sempre perché senza non si va da nessuna parte, ci vorra passione, voglia di fare, positività, l´appoggio della mia tribù, che ho sempre e che mi regala allegramente tutte le cose precedenti, il loro sguardo felice per i miei successi, la loro mano tesa quando qualcosa non va.
Non posso dire adesso cosa sarà domani, che progetto tra cinque anni potrò dire di aver reso mio, adesso posso solo dire che sono passata in questa Valle di progresso e di energie e nel mio piccolo ho lasicato un´ impronta, ho lanciato qualcosa che si merita di continuare ad esistere, ho susictato interesse...
Forse sarò un po' triste domenica, sapendo che lunedì non avrò più mille email di problemi da trattare, mille idee da mettere su carta, avrò da chiudere i conti e godermi le mie ultime settimane qui, cercando di non pensare a questa porta che si chiude o farlo con gioia, perché tutto sommato è stato fantastico!

domenica 30 aprile 2017

48 ore da college student!

48 ore o poco più da studente universitario furi sede. 48 ore o poco più tornando indietro nel tempo. Viaggio lampo a New York per me questo week end, tra la visita di potenziali appartamenti da comperare e un po'di tempo da passare con Federica, io e lei da sole, cosa rara ormai.
Eccomi nel suo appartamentino di Nolita, quartiere newyorkese ultra trendy, circondato da locali simpatici, negozi alla moda e posticini improbabili. Qui ho vissuto le mie 48 ore o poco più come se avessi di nuovo vent´anni. Sono stata curiosa e divertita spettatrice della vita di questi ragazzi, studenti brillanti e giovani  con il mondo in mano, che affrontano con brio i mille volti di questa stupenda città!
Ho capito qualcosa di più di questa generazione che non è più la mia ma quella dei miei figli, dalla quale dovrei sentrimi lontana, ma che invece non sento poi tanto diversa dai ventenni che eravamo noi, stessi sogni, stesse ambizioni, stesse follie... la differenza forse il coraggio e la voglia di condividere con noi, i genitori, senza paura di essere giudicati, sgridati, non capiti. Forse il gap generazionale è meno profondo, forse la nostra generazione di genitori è più ¨vicina¨ alla loro, o ha capito che non serve ergersi a giudici, così come non basta fare gli amici, ma che un giusto e quilibrio e una buona capacità di ascolto sono una buona chiave per colmare il fosso tra una generazione e l´altra.
Comunque per queste 48 ore ho vissuto da lei assorbendone energie e sentimenti.
Molte cose mi hanno fatto sorridere, altre tenerezza. Sono grandi ma poi vedi che anche se vivono da soli, giovani adulti hanno sempre bisogno di noi, ritornando un po´ bambini anche immersi nel loro mondo (quando sono nel nostro è molto più naturale riprendersi il posto di figlio e lasciarsi prendere per mano.... ma nel tuo mondo da adulto in divenire può essere più difficile mostrare il tuo lato bambino ... invece no).
in ordine sparso ho imparato che
La pulizia è un concetto generazionale, probabilmente che muta negli anni raggiungendo poi una vlta avvolti da una vita famigliare normale una buona andatura di crociera in cui la casa se non per il 100% del tempo, aleno per il 60 profuma di pulito! (e qui l´occhio dell´ultra quarantenne che sono coglie tutto ma proprio tutto cercando di frenare l´impulso da spugnetta e guanto0
L´ordine è una parola sconosciuta e che non provoca nessun sentimento. La casa ordinata fa morta e sepolta, un accumularsi informe di oggetti, vestiti e e varie cose di proveneienza varia ed eventuale, è lo status quo, quello che li fa sentire vivi in un posto vivo... ( a parte il rischio di inciampare nel primo oggetto vagante, ma forse sviluppano una indubbia capacità nello schivare gli ostacoli) .
Il letto sfatto, questo è un must comunque già per qualsiasi adolescente normalmente costituito, nello studente unversitario raggiunge un livello di cuccia raramente visto... nessun tentativo di giustificarla, solo un laconico: perché rifare il letto quando poi devi tornarci a dormire la notte dopo .... (se penso che provo un indubbio piacere a entrare nelle mie lenzuola appena stirate, ovviamente stento a credere che si possa provare piacere a entrare in un letto ricoperto da un groviglio informe.... )
Il bucato, non pervenuto per settimane e settimane, un groviglio di roba sporca si accumula in posti improbabili, il bucato sarà fatto solo nel momento in cui l´ultima mutanda pulita langurà da sola nel suo cassetto, a quel punto non ci sarà più scelta e si dovrà affrontare la lavatrice, per ore e ore... per risolvere il problema basta aumentare il numero di mutande, allegramenta il bucato lo si fa una volta al mese!!
Il cibo uno studente non rifiuterà mai 1) un invito a pranzo, cena, colazione e sgranerà gli occhi di fronte al menu, tanto da instillarti il dubbio che il mensile che gli dai non sia sufficiente a sfamarlo in modo adeguato....
2) un giretto in tua compagnia al supermercato, dove con vocina lieve ti sussurrerà quanto le manchi questo e quello e quanto sia cara la vita nella grande mela (poi tu che arrivi dalla Silicon Valley puoi capirla giusto... e anche tu quando vedi lo Stracchino di nonno Nanni, al doppio del prezzo ululi di paicere)
il Vino o gli alcolici in generale, premetto che in USA non si può bere se si ha meno di 21 anni. Ma mai come in questo caso mi rendo conto che la legge è fatta per non essere rispettata.... e francamente il divieto è ridicolo. Perché poter votare a 18, poter comprare una pistola e circolare tenendosela in tasca, ma non poter bere un bicchiere vino o una dissetante birra ghiacciata e dover aspettare di averne 21?
in realtà nessuno rispetta... i giovani trovano mille scappatoie per passare attraverso le maglie del sistema e bevono allegramente .... A New York li trovo molto meno attenti che da noi in California, in un locale può ordinare un bicchiere di vino e darlo da bere ad un minore di 21 anni e enssuno ti viene a rompere le scatole... Comunque offri loro una bottiglia di vino e sarai loro amico per tutta la vita!!
Le Feste... no non preoccupatevi non mi sono fatta trascinare in un party dal quale mi sarei ripresa tra due mesi e nei sarei uscita con l´ego distrutto sentendomi una vecchia ciabatta... ho avuto la percezione di quello che può essere un party da queste parti e anche qui un po'di nostalgia me l´ha data.... non erano poi mica tanto diversi i nostri...
¨Facciamo spesso Brunch qui dopo le feste... sai hanno cibo che aiuta a riprenderesi bene dalle sbronze...cibo che assorbe¨
la frase dice tutto....
Il cartello sulla porta del bagno dell´appartamento di mia figlia ti racconta poi il resto (vedendo le dimensioni del bagno mi dico che solo a 20 anni potrebbe venirti in mente, dopo i 40 credoche la slogatura dell´anca potrebbe essere il male minore....)
Adesso sono seduta in aeroporto, tutto sommato serena per quello che ho visto... li ho lasciati studiosi con gli esami in vista, ma due bottiglie di vino mezze aperte che aspetteranno stasera per essere toccate... qualche idea per la prossima festa, che dovrà aspettare la fine degli esami, quindi la metà del mese...
Nei loro occhi ho visto noi alla stessa età, il mondo in mano e la voglia di costruirlo tutto tassello dopo tassello... le energie per farlo e quella giusta voglia di rivolta che ti da un po'di ali...
Come mamma sono felice di questo tuffo di 48 ore nella vita di mia figlia.... ah dimenticavo se la vicina di casa, modella di fama, evitasse le canne alle 9 del mattino, che avvolgono il corridoio comune, sarei più contenta.... in questo non ho più 20 anni!!

giovedì 27 aprile 2017

Lettera a mia figlia expat.

Non piangere. Anche questa volta ce la faremo. Anche questa volta ce la farai.  Lo so che ti stiamo chiedendo molto e a volte mi illudo che il tuo entusiasmo per questa nuova partenza sia vero. È dura dire addio ad un mondo. È dura chiudere una porta e lasciare gli amici nel posto in cui per degli anni sei cresciuto.  È dura immaginarli a vivere nelle strade e ei posti dove sei stato fino a ieri, e immaginarli senza di te. È difficile pensare, alla tua età, ma anche alla mia, che sarà tutto semplice, che di colpo ci sveglieremo dall´altra parte del mondo e tutto sarà normale. Non lo sarà. Ci saranno momenti in cui ci sentiremo soli. Ci saranno momenti in cui daremo chissà cosa per guardare negli occhi quell´amica che abbiamo lasciato. Ci saranno momenti in cui odieremo il telefono che con i suoi messaggi entusiasti ci rituffa in quel mondo che è stato il nostro fino a ieri.
Anche per noi non è semplice, nonostante l´eccitazione, nonostante la scelta.

Tu non puoi scegliere, è normale alla tua età sono i genitori che lo fanno per te. Abbiamo scelto quella che adesso ci sembra la strada migliore, per noi, per te, per le tue sorelle. Abbaimo scelto con la nostra testa da adulti, il nostro cuore da adulti, le nostre emozioni mature. Abbiamo però pensato anche a voi scegliendo, questa volta come tutte le altre. Abbiamo pensato  se fosse giusto o non sradicarci di nuovo, andare a ricostruire tutto in un Paese sconosciuto, abbiamo pensato agli ostacoli, alle difficoltà. Poi ci siamo guardati indietro, e ci siamo detti andiamo.  È importante guardarsi indietro per decidere, osservare questi vent´anni di scelte analoghe a quest´ultima, si riesce a vederci più chiaro. Ogni tanto mi chiedo come sarebbe stata la nostra vita se invece di scegliere di spostarci allegramente da una parte all´altra del mondo non ci fossimo mai mossi, ci fossimo radicati per sempre da qualche parte. È difficile ovviamente immaginarla diversa da quel che è, pensare che tutto questo groviglio di radici che ci siamo creati e che vi abbiamo dato, non esisterebbe. Certo forse vi avremmo risparmiato tanti dolorosi distacchi, ma forse vi avremmo anche privato di tante scoperte.
So che è dura... l´ho sempre visto nei vostri occhi nel momento dell´ultimo saluto, i vostri occhi riflessi nei miei con quella scintilla dolorosa dell´addio, che poi per me è sempre un arrivederci, ma non meno difficle da superare.
Ha volte ho dovuto scavalcare la vostra sofferenza, per gestire la mia, sapendo che perché tutto fili liscio nel nuovo mondo, io sono la prima a dover essere in sella sorridente e positiva, solo così potrò trasmettervi le energie necessarie.
Lo so che questo spostamento ha un sapore ancora più amaro degli altri... fa male a te e a noi lasciare le tue sorelle e partire solo noi tre. Per 15 anni hai fatto parte di un gruppo e adesso sarai sola con noi, sola con noi e lontano dal tuo mondo costruito con forza in questi 5 anni. Negli spostamenti precedenti, anche se eri più piccina, avere le tue sorelle era il conforto assoluto. Quando ci si muove come noi, la famiglia diventa un rifugio, il porto sicuro quando tutto intorno cambia in modo violento. È sicuramente più semplice andare a scuola il prmo giorno sapendo che anche le proprie sorelle sono li, nel tuo stesso momento a tirar fuori le unghie per non colare a picco. Detto così sembra un calvario... che poi non è, perché alla fine vederlo da lontano fa sempre più paura e quando si è in mezzo tutto appare più gestibile, più normale.
Vedrai la forza che ci usnisce tutti e 5 in questo nostro itinerare ci aiuterà a superare la nostalgia, a superare il sentimento di essere soli al mondo, a superare quel senso di disagio che si ha quando non hai ancora avuto il tempo di crearti radici piccine piccine che ti ancorino da qualche parte. Pensa che tra qualche anno Stoccolma sarà diventata casa, sarà sicuramente doloroso doverla lasciare, come è stato per tutte le nostre città. Ma pensa quanto siamo fortunati ad avere un pezzo di noi in ogni angolo di mondo, ricordi che si mescolano in Paesi lontani, amicizie che ci seguono scavalcando chilometri. In fondo lo sai che andrà così anche questa volta, come lo so io... ma ogni tanto fa bene piangere un po' e anche dirsi non ce la farò mai.... poi basta bere un bicchier d´acqua, respirare profondamente, asciugare le lacrime e guardare avanti con l´entusiasmo di chi ha una nuova avventura all´orizzonte che sarà sicuramente incredibilmente grandiosa come tutte le altre.... e poi amore mio noi ci siamo e le tue sorelle, anche se dall´altra parte dell´oceano, saranno sempre le tue sorelle e saranno sempre pronte a capire quello che provi e che vivi... ci sono passate...
con amore
la mamma

lunedì 17 aprile 2017

L'accumularsi di oggetti che parlano solo a noi...

Sabato pomeriggio, verso le 4 il silenzio sempre piacevole di Los Altos è stato rotto dal suono delle sirene di polizia e pompieri, che sfrecciavano a velocità sostenuta tra la nostra via e quelle limitrofe. Ci siamo interrogate con le ragazze e abbiamo dato un'occhiata fuori, tutto confluiva qualche isolato piu in là. Una casa ha preso fuoco e nel giro di una ventina di minuti è bruciata in modo abbastanza inmpressionante. Le fiamme uscivano dal tetto mentre i pompieri cercavano di domarle, con la paura che il fuoco potesse raggiungere le case vicine. Davanti a questo spettacolo apocalittico i proprietari e i loro bambini, usciti indenni, guardavano annichiliti il loro mondo andare in fumo. Mi ha fatto riflettere e scosso. Quanto in fretta tutto quello che abbiamo costruito può svanire, con quanta rapidità i ricordi piacevolmente accumulati e custoditi possono essere cancellati per sempre. Alla vigilia di oun nuovo trasloco penso intensamente a quanta importanza abbiamo le cose che nel tempo accumuliamo, piccole cose senza valore reale, ma con un valore immenso per noi. Quelle piccole cose alle quali, quando si stila la lista per le assicurazioni, necessaria per il trasloco, non si sa che valore dare, talmente non ne hanno ma talmente ne hanno.
Ogni volta che mi vedo sigillare davanti un container che partirà direzione un porto e poi via attraverso il mare per raggiungerne un altro, ci penso. Penso al valore affettivo di ciò che vi è racchiuso, al come certe cose saranno insotituibili. Un letto, un armadio, una giacca, si ricomprano, ma un primo disegno, un biglietto affettuoso, un fiore fatto seccare tra due pagine di libro, un libro stesso comprato in un occasione speciale, sono cose che non potranno mai essere ripagate, non hanno prezzo perchè il loro valore è dato dai sentimenti che ne emanano, dall amore che li circonda.
In 20 anni di vita, nonostante ormai quasi sette traslochi al mio attivo, occasione ghiotta per alleggerire la casa, ne ho di cose importanti che si sono accumulate, ricordi di bambine in crescita, di viaggi esotici, di giornate al parco, di incontri memorabili. mi piace trascinarmele dietro, è un po' come portarmi dietro tutto il groviglio di piccole radici che ho lasciato crescere in ogni dove, è un po´ come un promemoria del nostro vissuto, tangibile.
questo era quello che e' arrivato in California
il 29 giugno vedrò un nuovo container sigillarsi davanti a me, firmerò pagine e pagine necessarie per l'assicurazione, vedrò il camion svoltare in San Antonio seguendo le stesse strade a ritroso verso il porto di Oakland, quelle stesse di 5 anni fa quando dallo stesso porto il nostro mondo e arrivato indenne in Alvarado Avenue. Tratterrò un po´ il fiato per 6 settimane e poi quando mi si riaprirà davanti non sarà  il divano a darmi gioia (quello entusiasma il gatto), e neppure il mio letto, ma quell'insieme di piccole cose, la foto del nonno ben conservata nella scatola di latta (piena di ditate di manine sempre piu grandi che negli anni l'hanno sfiorata affettuosamente), insieme ai magneti giapponesi, che ormai non mettiamo da tre frigo, ma che ci portiamo dietro, la collezione di sabbie dal mondo, il dipinto di Federica, quello del corso si pittura a Vernon di 16 anni fa, che ormai viene appeso inquadrato in ogni casa, le scatole piene di biglietti e ricordi di viaggio, il mio orso Filippo Tommaso (che ho il pudore di non mettere in valigia ma sarei tentata)... insomma il nostro mondo  unico e insostituibile...

martedì 11 aprile 2017

Allargare il tempo tra una partenza e l´altra....

Andare, venire, partire, salutare, imballare, sballare, scoprire, curiosare, ricreare, abbracciare, rimpiangere, sognare, gestire, arrampicarsi, angosciarsi.... tanti verbi che uno dietro l´altro, in una simpatica confusione, descrivono le vite degli expat, sballottati allegramente in giro per il mondo, con il sorriso e un po´ di sana follia come compagni di viaggio. Con tanto coraggio nelle tasche e la voglia di avventurarsi al di là delle nostre zone di confort, quelle che ci fanno sentire bene e non vegliare la notte con gli occhi a palle chiedendoci come sarà il domani dove l´ennesimo atterraggio in un mondo sconosciuto.
Ma cosa ci regala questa vita ricca di scossoni, di partenze e di arrivi roccamboleschi, di sradicamenti un po´ sempre sofferti e di picchi di adrenalina a palla quando la nuova destinazione si profila all´orizzonte? Cosa ci regala di diverso da una tranquilla vita piena di certezze, con le sane e belle sorprese del vivere quotidiano, ma senza i terremoti continui sucitati da un nuovo decollo?
Essendo di parte direi che ci regala tantissimo, ma dobbiamo ovviamente essere disposti ad accettarlo questo immenso regalo, dobbiamo rccoglierlo con il sorriso e con tantissima positività, dobbiamo guardarlo come il più grande dei doni, quello che ci permette ogni giorno di alzarci con la grande incertezza di un mondo che dobbiamo periodicamente ricostruire, con gli ostacoli giganteschi che l´orizzonte sconosciuto ci mette davanti, con quel senso continuo di essere intenti a costruire qualcosa che non sarà mai finito, ad ogni nuovo Paese ricominceremo un po´ da capo...
Questo video descrive per me in modo fantastico la vita degli expat e quel sentimento di eterno divenire che ci fa tra alti e bassi vivere in modo intenso e.....allargare il tempo....


martedì 4 aprile 2017

Sopravviverò alla partenza: ridere per non piangere!!

Scena di oggi: piccolo momento di sconforto per me... la ricerca della casa a Stoccolma mi sembra più complessa di quello che potessi immaginare, è anche vero che per ora non abbiamo visitato nulla, ma così sulla carta mi spaventa non aver visto niente che corrisponda ai miei criteri...È solo aprile mi dico, c´è tempo...  dopo pranzo mi metto a chattare con una cara amica, di quelle che hanno sempre la parola di conforto giusta nel momento giusto, di quelle che nonostante i 10000 chilometri che ci separano e come se fosse lì sul divano ad abbracciarti... beh con lei so che non devo far finta, cosa che poi tra l´altro non faccio con nessuno, ma con lei posso mettere a nudo debolezze e incertezze...
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ad un certo punto comincia uno scambio surrealista, dove io elenco le cose che sto gestendo in questo momento, una per una, con distacco, come se le facesse l´altra me che  abita qualche casa più in là. Arrivo alla fine e mi metto a ridere, la mia amica passa dalla chat alla telefonata e ridiamo insieme... no ma dico ma quante cose tutte insieme noi donne siamo capaci di gestire? siamo multi task questo è chiaro, ma così è sorprendente...
Meno male che in una famiglia c´è una donna, una mamma che gestisce 9 cose su 10, altrimenti saremmo tutti un bel po´ nei casini.
Ma andiamo per ordine
1 il trasloco va organizzato: anche se ti fanno tutto ma proprio tutto, per evitare che l´olio usato della macchina prenda il volo per la Svezia, è meglio buttarlo prima (questa è vita vissuta... 12 anni fa l´olio usato volo in aereo da Parigi a Tokyo, grazie ad un solerte traslocatore). Ordinare, buttare, selezionare diventano le parole chiave
2 la casa qui: visto che ci vivo da 5 anni e mi piace un sacco e visto anche che i proprietari sono adorabili e non abbiamo mai avuto problemi, ho proposto io (sono pazza???) di far circolare un annuncio tra le nostre consocenze, il che si tradusce in decine di messaggi ai quali rispondere e in visite da gestire: qui le case belle in affitto sono poche e la zona in cui viviamo è particolarmente gettonata per le scuole, il che vuole dire mi butto a pesce sulla casa proposta....
3 Il punto 1 trasloco prevede un punto 3 che è ELIMINARE. C´è poco da fare 5 anni in una casa sono una pessima idea (devo averlo già scirtto qualche post più in là). L´eliminazione prevede il fare una lista delle cose da vendere ad esempio, fotografarle, misurarle e proporle, il che scaturirà un fiume in piena di email, che si sommerà a quelli di ricerca di casa, con conseguenti visite per vedere la merce, visite che si sommeranno anch´esse a quelle per la casa in un va e vieni da festa dell´Unità versione privata.
4 in tutto questo ho sempre una, se pur minima, società da gestire, con un mega giga Festival che ormai mi sfugge di mano che fa cucù all´orizzonte: sogno di essere l´8 maggio, il Festival è il 7, per aver eliminato almento il fattore stress da lavoro!
5 Due figlie che vivranno a NYcity ci hanno finalmente fatto muovere il c.... per incominciare a cercare un appartamento a NY, (meglio comprarne uno che pagare due affitti separati per le fanciulle). Ovvio che la ragazza in loco farà le visite, ma ad un certo punto dovrò prendere un aereo e andarci, il problema è quando???
6 la routine quotidiana, con due figlie a casa, anzi due figlie adolescenti con le loro necessità e i loro isterirsmi, più una a 5000 chilometri che comunque necessita spesso di una parolina di conforto materno (meno male) a questo sommi un marito praticamente sempre via da 8 mesi a questa parte... beh mi tiro giù una bottiglia di rosso!
7 l´idea che se sopravviverò a questo nuovo trasloco internazionale avrò bisogno di una meritata vacanza, ne avremo tutti bisogno, il che implicherà una logistica non indifferente, tipica di quella fase di passaggio da un Paese all´altro, con in più il jolly del gatto tanto per non farci macare niente.
8 la parte medica della situazione: questa fa ridere ma esiste, dichiaro nel mio libro che prima di un nuovo espatrio tutti i componenti della famiglia facciano una check up, quindi visto che non parlo a vanvera c´è anche questo da organizzare, e quando dico i componenti della famiglia non dimentichiamo che oltre ai 5 bipedi nella nostra esiste un quadrupede e la quadrpede in questione è allergica a non si sa quale vaccino, quindi ognii volta la si deve tenere sotto controllo e non la si può sottoporre a tre vaccini in contemporanea: questo si traduce in tre andate e ritorno dal veterinario, con logistica di caccia al gatto pre visita e di osservazione del gatto per 12 ore post visita... un delirio!!
9 Fare ancora tutto quello che vorrei fare, che come sempre quando si arriva agli sgoccioli ti coglie sta ansia da prestazione: vdere tutti e fare di tutto e di più... sai già che non sarà possibile ma ci provi....
10 Due feste da organizzare: graduation di Chiara e festa di partenza, necessarie tutte e due, la prima perché se la merita, la seconda perché ce la meritiamo e non si può partire senza aver salutato....
dulcis in fundo abbiamo ospiti per le prossime due settimane.... ma questo è un dettaglio ...
Vabbé domani è un altro giorno, ridi che ti passa che fuori c´è il sole e a Stoccolma due giorni fa nevicava,,,... grazie Sonia per avermi ispirato tutto ciò con la nostra chiacchierata!

lunedì 3 aprile 2017

Consigli pratici: l'importanza del viaggio di ricognizione..

Cosa serve guardare quando si va in avanscoperta in un nuovo Paese, in una nuova città, prima di trasferirsi?
Cosa sono le cose sulle quali è importante focalizzarsi, e quelle che potremo scoprire poi quando ci abiteremo veramente?
I viaggi di ricognizione, per me  sono indispensabili. Certo in pochi giorni non ci si può veramente rendere conto di come sarà la nostra vita nel nostro nuovo posto, ma possono essere sufficienti per aver un idea di massima.
Ci sono una serie di cose fondamentali da scoprire durante questa prima settimana di assaggio di vita nella nostra futura città, che saranno fondamentali poi per ben atterrare con armi e bagagli.
I quartieri in cui abitare: non sempre è facile trovare casa, anche se ovviamente sarebbe la cosa migliore, ma purtroppo a volte la settimana di visita non corrisponde al momento in cui le case incominciano ad essere disponibili sul mercato. Il quartiere però è lì, disponibile e pronto per essere scoperto nei suoi aspetti importanti: negozi, supermercati, parchi, scuole. Poterci immaginare la nostra vita in quelle strade ci renderà il periodo di preparazione più semplice, permettendoci di proiettarci in spazi nuovi, che pur non essendo quelli delle nostre future quattro mura, saranno comunque importanti perché proprio come in una casa dovremo sentirci a nostr agio in strade e piazze.
Non siamo tutti amanti della città o della campagna, quindi la visita di zone e quartieri, ci permette veramente di capire cosa potremmo amare e dove potremmo sentirci bene. Camminare nelle nostre future strade ci darà un piccolo aperçu  di quelle che potrebbero essere le nostre giornate poi nel futuro prossimo.
Noi abbiamo in linea di massima sempre collegato la zona in cui vivere, quindi il quartiere dove cercare, alla prossimità della scuola scelta, nel caso di scuole private o alla zona con la scuola che per vari motivi avevamo adocchiato, per le pubbliche. Abbiamo considerato sempre molto importante che le bambine e ragazze vivessero non troppo lontano da dove si sarebbe svolta la loro vita sociale, cioè la scuola, sarebbe stato l'adulto a fare spostamenti più lunghi, non loro.
scelta casa in India
Una volta individuati il quartiere o anche la cittadina in caso di scelta di una zona suburbana, è importante capire cosa la zona offre in termini di negozi e attività. Io entro nei supermercati e mi guardo intorno, fdevo capire cosa troveremo e le cose alle quali dovremo rinunciare.... Almeno all'inizio posso avere le idee chiare, e mettermi il cuore in pace,  salvo poi essere piacevolmente sorpresa perche quando si parte veramente alla scoperta e alle ricerca ci si accorge che cercando e ricercando si trova quasi tutto...e le cose che non si trovano le abbiamo quasi dimenticate ormai..
giro per le strade californiane
Visitare le scuole è un'altra cosa da fare durante il viaggio di preparazione, visitarne anche più di una per capire se faranno al caso nostro. Andare all'uscita e osservare bambini, ragazzi e genitori nel loro interagire: ottimo per misurare la temperatura e capire se sarà un ambiente per noi( certo anche in questo caso viverla dall'interno sarà diverso, ma diciamo che se tutti i bambini escono con le facce ingrugniate senza allegria e difronte a scuola si vedono solo genitori frettolosi senza voglia di comunicare.... Beh per me c'è qualcosa che non funziona....). Una scuola può essere ottima, avere una stupenda reputazione, ma magari non essere adatta ai nostri figli, non avere quel qualcosa che riteniamo importante, che cambia per ognuno di noi, e  cambia a volte da figlio a figlio. Per noi ad esempio la multiculturalita è centrale: trovare una scuola capace di accogliere bambini nuovi, che a loro volta hanno percorsi vari, una scuola con flussi continui di arrivi e partenze, dove appunto sia gli studenti che gli insegnanti, e anche i genitori stessi, sanno integrare, proprio perché si sono trovati spesso ad essere i nuovi.Solo entrando a scuola e parlando con il personale delle ammissioni e magari con qualche genitore si puo misurarne la temperatura.
visita scuola a Palo Alto
Quartiere, negozi, scuola.... come punti di partenza, per poi proseguire verso i collegamenti ad esempio con una città più grande, ai limiti della quale abbiamo deciso di installarci. Se abbiamo voglia di vivere la città ogni tanto dobbiami sapere se è possibile e in quanto tempo, così come il contrario se dalla città abbiamo voglia di ossigenarci altrove.
È importante avere le idee chiare su come immaginiamo la nostra vita nel nuovo posto, per rendere il viaggio di ricognizione efficace e non perdersi in cose da turisti che avremo il tempo di fare quando ci installeremo davvero..
Stiliamo una lista delle priorità prima di partire, focalizzandoci su poche cose ma importanti. (queste le mie)
Quartiere
Casa
Scuola
Supermercati ( cosa c'è e non c'è)
Attività da fare ( presenza di palestre, parchi, gruppi expat)
Mezzi di trasporto necessari ( macchina o trasporti pubblici)
Fondamentale è vivere questo primo viaggio nel modo più positivo possibile, il viaggio per me non è per decidere se partire, anche perché ripeto, non ci si rende conto in pochi giorni se staremo bene in un posto, ma serve una volta deciso di partire ad anticipare certe cose e a prendere certe decisioni, come appunto quella del dove abitare, che ci aiuteranno di sicuro ad avere la mente più serena dopo. Non aspettarsi troppo da questo primo incontro, prendere quanto di positivo saprà darci e non focalizzarsi su cose che ci sembrano negative, brutte, sporche, tristi.... Dobbiamo sempre pensare che un conto è visitare un conto è viverci, e questo anche quando agli occhi ci saltano per prime le cose peggiori.... ( fu così a Tokyo per me quando per i primi attimi mi focalizzavo solo sui fili elettrici onnipresenti ... come bloccata dal guardare più in là.... E quanto l' ho poi amata....).
Tokyo dall'alto

Spesso durante questi viaggi di ricognizione si incontrano magari expat già installati, perché soprattutto andando avanti da una espatriazione all'altra si incrocia sempre un amico che ha un amico che vive dove ci trasferiremo e che è pronto a raccontarci tutto. Bello si ma attenzione, non siamo tutti uguali e non è detto che la persona sconosciuta che ci accoglierà abbia la nostra stessa sensibilità e le nostre stesse esigenze, a volte si incontra gente molto negativa sul luogo nei confronti del luogo in cui vive, che fa quadri apocalittici che di sicuro non aiutano, soprattutto quando magari si è già un po' spaventati per il mondo sconosciuto nel quale ci tufferemo qualche mese dopo. Per esperienza prendo sempre con le pinze la negatività di chi mi sta davanti, mentre invece mi faccio coinvolgere dall'entusiasmo,per un posto, che trovo spesso più veritiero del quadro negativo che qualcuno mi può fare. Io stessa quando accolgo dei nuovi o scambio messaggi con chi si vuole trasferire nei Paesi in cui ho vissuto, pur dicendo che ovviamente non è tutto rosa e fiori, preferisco sottolineare gli aspetti positivi.... Per i negativi, ognuno ha tempo di accorgersene di per sé e di tirar le somme al momento debito e soprattutto di farlo da solo!
Il viaggio di ricognizione non è sempre proposto dalle diverse aziende e penso sia opportuno quando non è previsto di richiederlo, proprio come importante momento di preparazione al trasloco e ai primi passi nel nuovo Paese, e questo anche se i nuovo non sara' culturalmente diverso dal nostro di origine, la distanza culturale a volte c'è anche quando non la si aspetta e non è sempre la cosa sulla quale focalizzarsi per essere superata.... Tutto sommato quando una azienda manda dall'altra parte del mondo o ti fa venire da lontano, è il minimo offrire questi pochi giorni di scoperta, fa parte di quel piccolo confort pre partenza da offrire ad un expat per averlo poi più sereno e sorridente in f

ase di atterraggio!

sabato 1 aprile 2017

Quando gli amici vengono a noi....

Siamo agli sgoccioli della nostra permanenza in California, 5 anni, quasi, filati rapidi, forse troppo. Gli ultimi ospiti della nostra permanenza californiana sono sbarcati ieri per tenerci compagnia per i prossimi 15 giorni e vivere con noi un po´ di California. Sono amici di sempre, quelli con i quali rifacevamo il mondo da ragazzi, che hanno visto nascere le nostre fanciulle una dietro l´altra, che ci hanno seguito e appoggiato nel nostro continuo itinerare. Quegli amici che vedi poco ma che ci sono sempre, con i quali sembra che il tempo si sia fermato ed è facile risentirsi come a 20 anni. L´ho già scritto mille volte che siamo fortunati perché in tutti questi anni di vita all´estero siamo riusciti a mantenere amicizie e queste amicizie sono sempre venute a noi, con entusiasmo. 
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In cinque anni qui in California non abbiamo avuto un periodo dell´anno senza visite, ne abbiamo avute talmente tante da doverle incastrare e sovrapporre, sempre con gioia. Condividere la nostra vita qui con le persone che ne fanno parte  pur essendo lontane, con gli amici con i quali abbiamo percorsi pezzi di strada e vissuto momenti speciali, è una delle cose più belle. In molti ci chiedono come facciamo a mantenere tutti questi legami nonostante le distanze e il tempo che passa. Semplice: tirando fuori tantissime energie. Le amicizie resistono a tutto quando sono sincere e belle, ma vanno comunque coltivate. Un messaggio ogni tanto, un email in cui ci si racconta, il far sentire che ci siamo anche se dall´altra parte del mondo quando sappiamo che qualcosa non va. 
Per noi , animali estremamente sociali, la condivisione delle nostre gioie (e anche dei nostri dolori) con i nostri amici è importantissima,. Abbiamo bisogno di sentirci circondati e di sapere che ci sono persone sulle quali contare. Quando arrivo in un nuovo Paese dedico mille energie a ricreare legami, a volte prendo cantonate immani, ma fa parte del gioco, scambiando per amicizie pure conoscenze, ma poi con il tempo, cioè quando pian piano ci si installa e si è meno alla ricerca di un amichetto con cui legare, allora faccio la cernita e coltivo più profondamente le persone con le quali ci sono più affinità. Questo è normale. Quando si arriva si ha bisogno di ricreare in fretta punti di riferimento, e solo con il passare del tempo si capiscono veramente le persone con le quali ci sono cose da spartire e ci si concentra su quelle amicizie che ci si porterà poi sempre dietro, scavalcando distanze, fusi, e vite che prendono direzioni diverse.
Abbiamo seminato amici ovunque nel mondo in 20 anni all´estero e abbiamo mantenuto con forza quelli di sempre rimasti a Torino. E questi amici vengono a noi con entusiasmo, sbarcano in California e condividono il nostro mondo. Camminano con noi attraverso le nostre strade, guardano il nostro mondo mettendo finalmente immagini precise sui nostri racconti. Questo stare insieme ripaga delle distanze e degli sforzi fatti per mantenere vivi i legami. Questi atterraggi nel nostro mondo sottolineano come nutrendole di affetto anche a distanza le amicizie resistono.
In California ormai abbiamo chiuso le prenotazioni, il trasloco incombe e dopo la partenza di questi ultimi amici sarà tutto un precipitare rapido a capofitto dentro gli scatoloni. Chiuderemo questa porta sulla nostra vita californiana e anche sui momenti stupendi condivisi qui, non solo con i fantastici amici che lasceremo a Palo Alto ma con tutti quelli che hanno preso un aereo e sono sbarcati da noi. La prossima tappa sarà uguale, avrà gli stessi challenge, le nuove amicizie che nasceranno, volute e cercate, e le tante vecchie che verranno a noi, perché saremo come sempre entusiasti di condividere il nostro nuovo chez nous.... questa è forse la risposta a chi mi chiede come fate: l ´entusiasmo che mettiamo nelle amicizie e nel condividere con loro quel caffé al risveglio e quell´ultimo bicchiere di vino prima di andare a dormire, coinvolgendoli per un breve pezzo di vita nel nostro mondo!

mercoledì 29 marzo 2017

Genitori e figli.

Ma perché i genitori sono così stressati per i risultati scolastici, sportivi, sociali dei loro figli? perché spesso genitori di successo, realizzati e felici, impongono ai propri pargoli maratone di studio, sportive e musicali per la semplice paura che possano deluderli ? perché molti genitori sembrano realizzarsi attraverso i figli, spingendoli magari verso strade che non sono le loro e percorsi di studi inadeguati, solo perhcé hanno paura che possano non fare o essere?
Mi rendo sempre più conto che noi siamo un po´ dei casi rari, non nel senso che non siamo implicati nella riuscita delle nostre figlie, ma nel senso che non ne facciamo un´ossesione quotidiana. Sarà vero anche che non hanno mai destato in noi preoccupazioni di nessuna sorta, non particolarmente studiose, ma senza dubbio estremamente intelligenti, hanno sempre portato a casa buoni voti, ssi sono divertite, hanno vissuto e vivono allegramente i loro anni, e non ci siamo mai stressati se per caso c´era un momento di defaillance...
Non mi ricordo di essermi mai seduta al loro fianco, neanche da piccolissime, per controllarne i compiti nel dettaglio, fermamente convinta che l´autonomia andasse imparata in fretta. Non mi ricordo di aver mai dato esercizi complementari per consolidare nozioni, anche qui convinta che non fosse il mio lavoro, ma quello della scuola. Non mi ricordo di aver mai calcolato medie e ipotizzato catastrofi per il loro futuro se mai avessero preso un voto mediocre.
Ho sempre chiesto cosa avessero da fare e se avessero fatto tutto, mi sono sempre informata su progressi e difficoltà, ho sempre gioito dei buoni risultati e soprattutto le ho sempre incoraggiate ad andare avanti anche quando gli ostacoli diventavano più difficili, facendo loro sentire che in qualsiasi modo eravamo fieri di loro, indipendentemente da un voto. Ho sempre pensato che se un compito non fosse fatto bene e una lezione non fosse studiata come si deve, sarebbero stati gli insegnanti a far capire loro che questa non era la via da percorrere, perché questo è il ruolo della scuola, ed ogni tanto fa bene sbattere un po' il naso, rinforza!
Qui in Silicon Valley, ma anche altrove, in Italia come in Francia mi sembra che i genitori abbiano quasi paura del percorso scolastico dei propri figli, convinti che stando loro con il fiato sul  collo possano ottenere risultati sorprendenti. Forse mi sbaglio io, non so, ma mi fa paura tutta questa ansia da prestazione figliale, tutto questo calcolare già a sette anni il percorso da fare per arrivare lì dove mamma e papà ti vedono ma forse tu non vuoi andare. I figli dobbiamo educarli e indicar loro la strada migliore o meglio i percorsi migliori tra più percorsi, e migliori per loro, per le loro personalità non per noi... noi le nostre carte le abbiamo giocate, loro devono farlo scegliendo non dietro imposizione.
Un figlio non sarà avvocato, medico o astronauta perché un genitore lo sogna, lo diventerà perché lo sogna lui e realizzerà il suo di percorso, non quello di un altro. I figli non sono lì per incollare i pezzi dei sogni infranti della generazione che gli ha preceduti, sono lì per realizzare i loro, magari agli antipodi dei nostri, ma i loro.
Dobbiamo guidarli, certo, consigliarli, ovviamente, ma lasciarli liberi alla fine anche di cascare e rialzarsi, di vedere dove possono andare per libera scelta... e tutto ciò parte da lontano da quando sono piccini e si dimenticano di fare un compito e tornano a casa con un brutto voto, da quando si scontrano con le prime difficoltà e trovano da soli le soluzioni che magari non saranno perfette ma sono le loro...
Ringrazio tutti i giorni di essere stata libera di scegliere i miei studi universitari, pur sapendo che andavo dritta contro un muro di difficoltà, i miei mi hanno lasciata andare. Ho imparato due cose: una che avevano ragione ad essere perplessi, due che un figlio deve poter scegliere e alla fine troverà da solo la sua strada!


venerdì 24 marzo 2017

Scienze e origini...


Ho scritto un post un paio di giorni fa che non ho ancora pubblicato (lo farò dopo di questo)

a proposito di genitori che spingono troppo e ragazzini spinti, in tutti i campi scolastici e non....poi ieri sono andata ad una fiera scientifica di ragazzini delle scuole medie e superiori, un campionato studentesco come ce ne sono tanti qui, dove tra gare di matematica e di fisica e chi più ne ha più ne metta, hai l´impressione che la spensieratezza dell´adolescenza sia rinchiusa in corsi post scuola per migliorare le performance (esistono squadre di matematica, che sia allenano come se fosse calcetto....).
Ci sono andata perché Chiara presentava il suo progetto di ricerca, lei fa una classe fantastica di ricerca scientifica avanzata, dove per tutto l´anno porta avanti un progetto da A a Z, dalla scelta del progetto stesso alle soluzioni. La classe è proposta in pochissime scuole pubbliche e la maggior parte dei partecipanti venivano da scuole private, di quelle molto prestigiose della Bay area.

Fieramente sono quindi andata a vedere il progetto esposto tra gli altri e mai più avrei pensato di trovarmi in un posto surrealista, un capannone pieno zeppo di gente, dove avevi l´impressione da un lato di essere in pieno centro di Shangai, mentre voltandoti eri tuffato nella dinamica Bangalore.
Indiani e cinesi, cinesi e indiani. La faccina europea della mia fanciulla l´avrei ritrovata tra 1000, come in quei giochi del cerca l´intruso.... Il gruppetto del suo liceo sembrava sceso diretto da un altro pianeta ritrovandosi di colpo in Asia... Certo la Silicon Valley ormai esplode sotto la presenza asiatica, ci sono scuole in cui il ragazzino biondo con gli occhi blu è l´elemento fuori dal quadro, in cui in una marea di capelli scuri le tonalità più chiare si contano sulle dita di una mano. Ci sono anche, certo, scuole come la nostra in cui c´è un buon equilibrio, bel riflesso della multiculturalità di questa parte di mondo. Ci sono però occasioni come questa in cui mi rendo ancora più conto di come questi ragazzi di origine asiatica vengano spinti all´estremo e in situazioni come questo Synopsys Championship ci siano soprattutto loro, non perché più birllanti, ma perché dalla più tenera etá sono sottoposti in modo convulso e eccessivo alla pratica delle materie scientifiche come unica via per riuscire in questo mondo. E vai allora di corsi in più di scienze avanzate, matematica avanzata, fisica ancora più avanzata... e vai di classi di recupero non per recuperare difficoltà inesistenti, ma per avanzare più in fretta, mai si rischiasse di far perdere loro il treno. E il divertimento in tutto questo? non è contemplato, la performance viene prima di tutto.
Sono felice che Chiara si sia divertita e si stia divertendoo in questa classe, dove all´inizio dell´anno il professore nella presentazione sottolineò l´importanza della ricerca scientifica per imparare a scontrarsi con le difficioltà, visto che spesso ricerca rima con insuccesso e bisogno di intestardirsi per arrivare a dei risultati. Per noi lo scopo era questo, fare una cosa che le interessasse e che le insegnasse a scavalcare gli imprevisti, ma non per essere più avanti degli altri, ma per far piacere a se stessa...

Certo mi chiedo quale sia lo scopo di tanti ragazzini che da anni vengono spinti all´estremo magari senza che nessuno tenga conto dei loro reali interessi, anche perché statisticamente trovo incredibile che cinesi e indiani siano tutti ma proprio tutti predisposti per le scienze.... qualcuno forse vorrebbe semplicemente scrivere poesie... ma non può!