giovedì 30 giugno 2016

Viaggiare all'epoca dei social media...

Sempre più facile organizzare un viaggio, un week end, un'uscita fuori porta....
L'epoca dei social media ci aiuta in quattro e quattr'otto  a capire dove andare, cosa vedere, dove mangiare, cosa scartare, dove trovare lo scorcio migliore, dove passeggiare senza ritrovarsi in una folla compatta. Organizzare una vacanza sembra un gioco da ragazzi, un paio d'ore su internet, due domande ben fatte in uno dei mille gruppi che popolano il web, e Fb in primis, un appello lanciato agli amici per tirar fuori i loro consigli migliori e il gioco è fatto!
Quasi non mi ricordo di come fosse il viaggiare prima.... Mi sembra che questa facilità ci sia sempre stata, anche se non è così... Ho ricordi di viaggi in Grecia dove prenotavamo cammin facendo e non eravamo al riparo da sorprese, ho ricordi di inter rail dove incorciavamo le dita nella speranza di trovare un letto, ho ricordi non poi così lontani di un viaggio in Croazia dove non era semplice trovare una stanzetta qua e là .
Adesso in poche ore ci si organizza un giro del mondo di sicurezze e se si vuole lontano anche dai sentieri battuti, adesso si parte con un itinerario e la certezza di avere un letto, la guida quella di carta sempre insostituibile comunque, e tanti consigli raccolti a mo' di appunti sull'iphone: ristoranti, cittadine, specialità gastronomiche da non perdere.
Ecco le mie vacanze 2016 sono figlie del progresso e di qualche ora passata on line tra idee buttate da amiche sparse nel globo e informazioni raccolte in vari siti.
Domani si parte direzione Sicilia, prima tappa di questa estate italiana all'insegna della scoperta del nostro Paese, non tanto per noi grandi di casa, quanto per le fanciulle. Eolie in barca in primis seguite da un saltellare tra un airbnb e l'altro in vari posti strategici consigliati da cori di amiche siciliane più preziose di una guida turistica: è bastato un messaggio su Fb per avere un itinerario chiaro in mente, il resto poi lo si racchiude in un clic, senza neanche tirare fuori la carta di credito perché paypal fa il resto....
Speriamo che questa tecnologica organizzazione non si riveli poi alla fin fine zoppicante, io intanto mi sono munita della mia immancabile guida del Routard, che se qualcosa va storto e i prodigiosi appunti si disintegrano nell' iPhone sono sicura che un buon indirizzo per mettere i piedi sotto il tavolo saprà proporcelo!


lunedì 27 giugno 2016

Il pieno di affetto...

È come ogni inizio estate eccoci sbarcare in Europa per quel pieno di affetto che ci accompagnerà poi nei mesi in cui saremo lontani. I primi 10 giorni francesi sono già volati via, il Tgv corre veloce verso Torino dove saranno di nuovo tante le persone da stringere a noi, dove nuovamente vivremo momenti indimenticabili da mettere in valigia e da portare sotto il sole californiano.
È il destino di chi vive lontano, concentrare in pochi attimi sensazioni intense con le persone che vivono lontano, intestardirsi su rapporti di qualità a discapito della quotidianità della quale abbiamo imparato a fare a meno.
tramonto con Notre Dame
10 giorni filati via troppo in fretta, perché sembra ieri l'atterraggio a Roissy con la voglia di arrivare e di stringerli tra le braccia, con la voglia di raccontarsi i mesi filati via, quello che non si riesce a trasmettere via Skype, quello che non riusciamo a riassumere in un messaggio whatsapp, quello troppo denso di emozioni che non possiamo comunicare via email. E così il tempo vola troppo in fretta, si rifanno le valige e si corre a baciare altre guance, ma si è fatto il pieno. Abbiamo incontrato quasi tutti quelli che volevamo vedere ed ogni volta è stato fantastico, ogni volta siamo usciti da un incontro felici.

Paris
Il tempo non è mai sufficiente purtroppo ma abbiamo fatto di tutto per farcelo bastare, senza affanno, senza fretta, godendo degli sguardi e nutrendoci di parole.
Sono fortunata, siamo fortunati. Abbiamo costruito relazioni intense e riusciamo a mantenerle vive. Gli amici della Francia, del Giappone, dell'India, fino a quelli incontrati in America, amici con i quali abbiamo condiviso momenti speciali, intensi, relazioni che diventano forti proprio perché si vive lontano, lontanissimi e ci si deve dare una mano gli uni con gli altri per farcela a volte a sopravvivere. Amici che diventano famiglia quando la nostra è troppo lontana, sorelle, fratelli, zii, cugini: ci si sente così.
Vernon Normandia
19 anni fa quando sono sbarcata a Parigi avevo tutto da costruire, non sapevo da che parte rigirarmi e non credevo che fosse poi così facile costruire rapporti.... Andavo al parco lungo la Senna scrutando da lontano le altre mamme, come un bambino che aspetta che gli altri vengano a chiamarlo per giocare al pallone. Ho insistito giorno dopo giorno, senza cedere neanche alla pioggerella sottile e continua. Alla fine quelle mamme sono venute a me e l'altro giorno nella piazza du Vieux Marché di 
Rouen, quando ci siamo strette e commosse le une con le altre, quando abbiamo chiacchierato come se il tempo non fosse passato, come se i mille spostamenti che la vita ci ha imposto, fossero di colpo piccoli e inesistenti, ho capito il senso di questo nostro itinerare: l'intrecciarsi continuo di relazioni umane, un sorriso in ogni porto, l'amicizia e l'amore che vincono su tutto e che resistono a tutto.
Grazie amici per esserci sempre, per aspettarci, per essere pronti ad ascoltare i nostri racconti, per condividere con noi le vostre vite... Vi amiamo profondamente!

lunedì 20 giugno 2016

Le critiche principali mosse alla Silicon Valley e le mie confutazioni!

Quattro anni che per noi la Silicon Valley è diventata casa. Ammetto che questo posto mi ha conquistata abbastanza rapidamente con la sua effervescenza accompagnata da un sole quasi sempre brillante e da una natura bella da togliere il fiato.
Gli ingredienti ci sono tutti per rendere questo posto veramente speciale. Spesso ci diciamo che sarà dura andare altrove, un giorno, sarà dura perché per forza mancherà un qualcosa che qui c'è.
Certo questo angolo di mondo che si affaccia sulla baia di San Francisco non è per tutti un posto facile da vivere, ma in fondo è così anche altrove.... Spesso anche tra chi ci vive, tra gli stranieri che cercano bene o male di metterci radici si sentono critiche forti e giudizi severi. 
Fa parte della natura umana criticare e lamentarsi, anche se a volte ci si chiede il perché ci sia gente che pur non amando assolutamente un posto decida di rimanerci, e non penso che il lavoro sia una scusa giusta, il lavoro è anche altrove, e se proprio non si sta bene meglio prendere baracca e burattini i e andare altrove....
Comunque quali sono le grosse critiche trite e ritrite che a giorni alterni molti expat tirano fuori?
Troppa competizione
Troppo stress
Troppi soldi
Troppo egoismo
Troppa campagna 
Vita troppo cara
La competizione c'è certo, ma dove non ne troviamo nel mondo moderno? Dove non esiste competizione? Questo è un mondo che tende al successo, si vive proiettati nel domani intenti a costruire il dopo domani. C'è una concentrazione di competenze e capacità raramente vista, un miscuglio di spiriti brillanti che si stimolano gli uni con gli altri e che per forza di cose creano competizione. Ma è poi un male? non penso perché la competizione può essere positiva, e qui nella maggior parte dei casi lo è. Si rimprovera alla scuola di creare competizione, ma basta essere lì dietro ai nostri ragazzi per vegliare che non ci siano eccessi. Alla fin fine non è sbagliato insegnare ai giovani ad essere vincenti!
Lo stress fa parte del mondo moderno, c'è a Palo Alto come altrove. È la "malattia"con la quale la società moderna deve imparare a confrontarsi. Ma lo stress, proprio come la competizione, può essere positivo, anzi deve esserlo, e allora dà le ali per costruire grandi cose. C'è stress a scuola, ma non più che altrove: come mamma di adolescenti immersi nel sistema trovo le mie figlie spensierate e equilibrate proprio come lo ero io, sono però anche coscienti che la competizione è forte e che se hanno delle ambizioni nella vita devono tirare fuori le unghie e schiacciare l'acceleratore, noi genitori saremo lì ad accompagnarle per cercare di aiutarle a soffiare e farsi una bella risata ogni tanto.
Soldi certo ce ne sono a palate, case incredibili, macchine costose, ma nonostante tutto la gente è semplice, ha un atteggiamento normale, nessuno ostenta, come spesso si vede in Italia dove chi ha due soldi( e poca educazione) li sbatte con piacere in faccia a chi non li ha. Questi soldi comunque chi li ha fatti non li ha fatti rubandoli ma con le proprie forze e le proprie capacità, tanto di cappello...
Ovviamente soldi e successo possono rendere egoisti, ma non è sempre il caso qui più che altrove la gente impara a condividere con la comunità e chi ha tanti soldi spesso dona alle scuole e alle altre strutture. Il donare alla comunità che ti circonda è una delle cose che più mi ha colpito da quando viviamo qui! Molto poco egoismo secondo me, anzi.... Nessuno ostenta in modo eccessivo e chi ne ha tanti è disposto ad offrirne un po' per migliorare il posto in cui vive, in primis con donazioni alle scuole e qui più le scuole sono buone più tutto ciò che sta intorno prende valore!
Campagna: certo la natura che ci circonda è fenomenale, selvaggia e accogliente allo stesso tempo.... Ma la città non è lontana, anzi direi che là si può vivere quando si vuole senza subirla, proprio come piace a me che in fondo son una gran cittadina. Per me la campagna è ben diversa, per me campagna è isolamento, monotonia, mancanza di dinamismo, è tutto ciò non esiste qui nella Bay Area!
Devo dire che con gli anni ho imparato ad apprezzare questo modo di vivere le città, tenerle ad una certa distanza  e viverle soltanto quando si ha veramente voglia di immergersi dentro, ovviamente vivendo in un posto che abbia comunque qualcosa di interessante ad offrire e di stimolante per la vita di tutti i giorni senza doversi sempre ad ogni momento precipitare in città, e questo in Silicon Valley è possibile, le piccole cittadine che si susseguono una dietro l'altra offrono comunque negozi, ristoranti, e tante attività di svago: insomma una campagna coi fiocchi a due passi da una città splendida e effervescente, San Francisco.
Tutto questo ha un prezzo, soprattutto quando la primavera è presente per la maggior parte dell'anno e quando tutto interno sprizza energia e voglia di fare. Certo i prezzi sono alti, altissimi, vivere qui costa caro, ma la qualità della vita è altissima e questa qualità là si paga. Chi arriva in Silcon Valley deve esserne cosciente ben prima di posarci le valigie, deve sapere che la vita costa cara, che spesso quello che viene offerto come salario può sembrare mirabolante, ma qui diventa normale... Se si arriva preparati però ci saranno solo sorprese positive e l'esperienza sarà entusiasmante dal primo giorno!
Le critiche fanno parte del gioco, soprattutto quando si è expat, ma non devono essere esagerate perché se lo sono vuol dire che abbiamo sbagliato tutto e che il posto scelto non fa per noi e allora si deve essere coraggiosi, prendere armi e bagagli ed andare altrove, nella vita non si può perdere tempo in posti dove non si sta bene e che non fanno nascere in noi sentimenti positivi!

giovedì 9 giugno 2016

Graduation 2016: Camilla]

4 anni in America, 4 graduation. I figli crescono (purtroppo) e una dopo l'altra prendono il volo, piano piano, ma inesorabilmente. Aprì le danze in fatto di cerimonie all'americana Camilla 4 anni fa con la sua graduation di quinta elementare, segui il giorno dopo Chiara con quella di terza media, poi un paio di annetti di pausa ed è tata la volta di Federica: High School, classe 2015. Per chiudere le danze(per il momento)  ieri Camilla ha voltato pagina, finita la middle school si incomincia a giocare tra i grandi grandi, sarà liceo ad agosto.
Graduation ieri a Egan Junior High School, classe 2016.
Come sempre sono bravi gli americani ha organizzare queste cerimonie, tutto è perfetto, tutto è grandioso. Sono dei campioni a sottolineare il passaggio da un ciclo all'altro, a rendere il momento speciale.
Un'ora al sole a vederli sfilare ordinati ed eleganti questi ragazzini che entrano di colpo nel pieno dell'adolescenza, faccine da bambini e sguardi sicuri. Da domani saranno i piccoli in una scuola dei grandi, da domani (agosto è domani) saranno di colpo un po´ cresciuti e andrà bene così!
Dei discorsi piacevoli, degli adulti sorridenti, dei ragazzini emozionati che ritirano il loro diploma, il pledge of allegiance recitato da tutti con la mano sul cuore e lo sguardo rivolto alla bandiera (le mie figlie comprese)

(saro ripetitiva ma questo rende grande un Paese, gia solo la capacità di emozionare quando si tratta di nazione )
L'inno cantato (e un po´ massacrato) dal coro della scuola con in sottofondo l'orchestra
i ragazzini chiamati uno alla volta, per il loro momento di gloria: quei tre metri sul palco davanti agli sguardi radiosi dei genitori, la mano tesa e gli occhi brillanti. Ragazzine sui tacchi un po' traballanti, forse per la prima volta, un filo di ombretto, uno dei primi, che diventerà uno dei tanti. Giovanotti con la giacca e il pantalone elegante, un baffetto sul nascere su visini ancora infantili.
Mi sono ritrovata lì a pensare che forse tra 4 anni li vedrò graduare di nuovo questi ragazzini, li rivedrò all'High School stessa cerimonia, 4 anni dopo, e saranno a quel punto veramente pronti per il grande volo.
Chissá, difficile dire dove saremo tra 4 anni....
C'è sempre un velo di emozione e un pizzico di nostalgia a vedere tuo figlio che cresce, che diventa autonomo, che affronta la vita con curiosità e passione, per noi sono sempre piccini, e lo saranno anche quando non avranno piu strettamente bisogno di noi. Un terzo poi rimane il piccolo più a lungo, anche se non gli si può impedire di diventare grande.
Good luck Camilla, che i prossimi 4 anni di High School ti diano emozioni intense e ti regalino incontri spettacolari, saranno anni bellissimi e saprai trarne il meglio, piccola e dolce ragazza!

martedì 7 giugno 2016

la leggerezza della pena...

Su giornali e su social media se ne parla e discute da giorni: uno studente bianco, brillante, votato ad una vita di successo viene praticamente assolto (6 mesi sanno più di assoluzione che di condanna) per aver violentato una ragazza dopo una festa in una fraternity in una delle più prestigiose università del mondo, Stanford.

Gli stupri nei college americani sono purtroppo una dura realtà, come donna e come mamma di femmine sono spaventata e non sono pronta ad accettare una così triste statistica. Le Università cercano di combattere questo  fenomeno educando ragazzi e ragazze all´uso moderato dell´alcol e soprattutto dando loro gli strumenti per proteggersi. L´alcol e la droga sono indubbiamente un grosso problema, qui come altrove certo ma  il fatto che negli States sia vietato bere una birra o un bicchiere di vino fino ai 21 anni , non aiuta ad approcciare l´alcol con moderazione, rendendolo ancora più desiderabile proprio perchè vietato.
Non c´è educazione al bere per il piacere di degustare un buon bicchiere di vino, e questo complica le cose. Alle feste al college, non tutte certo, ma succede, i giovani possono arrivare ognuno con una bottiglia e all´ingresso ne versano il contenuto in un grande recipiente dal quale poi si attingerà per bersi questo ¨delizioso¨ melange.... ovvio che di assaporare qualcosa di buono non se ne parla, l´unico intento è stordirsi per bene!
Ma perché questi giovani brillanti, con un promettente futuro davanti, mettono la loro vita in gioco per due ore di ebrezza, che nella maggior parte dei casi finirá abbracciando con passione la tazza del gabinetto e svuotandosi le budella?
E perché poi agiscono in questo modo senza rispettare gli altri e senza rispettare se stessi, perché violentare una ragazza non solo  dimostra assoluto disprezzo nei suoi confronti ma anche nei propri, è l´atto più spregevole che si possa fare agli altri e a se stessi.
Questo giovanotto promessa del nuoto statunitense è stato condannato a soli 6 mesi, per non rovinargli il brillante futuro che aveva di fronte, e anzi la sentenza é stata addirittura vista come eccessiva dal padre, il quale onestamente andrebbe condannato anche lui per essersi permesso di giudicare esagerata la condanna ¨per 20 minuti d´azione¨: così ha definito il comportamento del figlio, 20 minuti d´azione....
Come genitore mi chiedo come sia possibile proteggere un figlio anche di fronte a comportamenti del genere, come sia possibile cercare di alleggerire un comportamento che non può essere tollerato, come ci si bendi gli occhi pensando egoisticamente al futuro brillante del proprio pargoletto, che è stato comunque capace di un atto orrbile.
E la vittima? forse aveva bevuto... questo non giustifica per nulla quello che le è stato fatto. La vittima dovrà vivere tutta la vita con il peso di quello che è successo quella notte nel campus di una delle più prestigiose università del mondo, sarà dura e non solo per quello che ha subito ma anche per la leggerezza con la quale il giudice ha deciso la pena.
Come donna e come madre non l´accetto, non accetto che nel 2016 in questo angolo super evoluto di mondo si assolva chi ha sbagliato solo perché bianco, brillante e con un futuro luminoso davanti. Che l´America si interroghi.....se questi sono gli uomini brillanti di domani, meglio farne a meno...

venerdì 3 giugno 2016

Riflessioni da pre-partenza

A pochi giorni ormai dal mio rientro in Europa per le vacanze estive, pubblico questa riflessione sull'amicizia scritta un po' di tempo fa, frutto di un´analisi lunga 20 anni... o forse anche di più, sulle relazioni umane.
Premetto che sono un animale ultra sociale e per me l'amicizia è importantissima. ho sempre investito tonnellate di energie per ricrearmi una solida rete di amici, che per me rappresentano ossigeno!!

Quando si lascia il proprio paese, il paese in cui si è nati e vissuti per tanti anni, nel quale affondano le nostre radici culturali, nel quale ci siamo formati come persone, diventando adulti dai bambini che eravamo…. quando lo lasciamo dietro di noi mettendo chiolometri, montagne oceani di mezzo, beh ci lasciamo alle spalle legami forti…
Sono in tanti ad avere paura che quelle amicizie lì non sopravvivano alla distanza, certo sono messe a dura prova ma il non sopravvivere non è corretto!
Non si condivide più una quotidianita, e molto spesso la si rimpiazza con una qualità delle relazioni che si ha, al di là del tempo che si passa insieme.
La voglia di stare bene, di raccontarci le nostre vite, di ascoltare gli altri rimane immutata, e anche da lontano le amicizie solide durano e rimangono belle e splendenti!
Ci vogliono energie certo, come in tutto, per portarle avanti queste amicizie, ma con gli amici veri non c’è bisogno di ricordarsi ogni cinque minuti che si sta bene insieme, si ha voglia di fare, lo si fa e basta e lo si fa nel poco tempo che abbiamo a disposizione, tra due aerei, il tempo di un week end, la serata ogni tanto!
Anch’io avevo paura quando sono partita la prima volta, avevo paura perchè non conoscevo quasi le amicizie a distanza e per  quel poco che avevo visto mi ero resa conto che facile non sarebbe stato…. mi sbagliavo, non perchè alla fine sia stato tutto facile, ma semplicemente  perchè non è semplice portare avanti belle amicizie sia da vicino che da lontano.
L’amicizia vera non è fatta di contatto costante e quelle solide che nascono in periodi particolari della nostra vita, come l’infanzia e l’adolescenza, non ne hanno bisogno per sopravvivere.
Ormai dopo tanti anni all’estero ho abbastanza esperienza alle spalle per vedere come le amicizie lasciate in Italia sono evolute negli anni.
Ci sono quelle che dall’inizio sono rimaste dov’ erano senza andare oltre, perdendosi piano piano mese dopo mese, quelle per le quali tutto sommato nessuno ha fatto sforzi per mantenerle vive….
nessuno si è precepitato per salvarle e sarebbe andata cosi anche se non ci fossimo mai mossi dalla nostra città....
Ci sono state anche quelle che hanno avuto ritorni di fiamma, trasporti emotivi e voglia di stare insieme mai manifestata prima…. molto legata forse al posto in cui avevamo scelto di vivere, e lì te ne rendi conto subito, se cambi casa, e il posto è meno interessante ci sono amici che spariscono e si rifarnno vivi solo in caso di meta fashion!
Gli amici di sempre sono una categoria particolare, si è condiviso tanto che non c’è neanche più bisogno di condividere molto, basta l’entusiasmo che ci lega e il ritrovarsi che è sempre come un essersi lasciati il giorno prima….
Gli amici di sempre sanno esserci quando hai bisogno di loro, e me ne sono resa conto quando erano li silenziosi e partecipi al funerale del mio papa….
Sanno esserci e partecipare alle nostre vite anche quando i chilometri si accumulano e le ore di fuso ci fanno vivere giornate intense durante i loro sonni tranquilli.
Sanno esserci quando siamo tristi e sono loro a saperci ascoltare.
Sanno esserci per condividere tutto quel passato stupendo che ci ha costruiti come persone e per gustare insieme tutto quello che il futuro ci mettera davanti!

E’ vero che quando si ha l’abitudine di condividere il quotidiano con i propri amici , l’idea di mettere di mezzo oceani e montagne spaventa…. spaventa la gestione dei rapporti , spaventa quando si pensa che la quotidianità sia la base di un rapporto di amicizia, ma quando ci si allontana si impara.
Si impara a gestire la nostalgia e a vedere nell’amicizia qualcosa che va al di là del vedersi tutti i giorni del parlarsi tutte le sere, del passare inisieme in allegria tutt i week end.
Si impara a vedersi nel poco tempo che si passa insieme in modo qualitativo, a non sprecare momenti importanti , a fare il pieno di affetto per poi centellinarselo nei momenti in cui si è lontani…
ma prima di partire la prima volta non lo sapevo.
Gli anni passano e si impara, in tutto e anche in amicizia.
Quando sono partita nella primavera del 97 lasciando Torino per valcare le Alpi oltre alla tristezza di lasciare famiglia e amici c’era anche il dover fare i conti con i mezzi di comunicazione che paragonati agli attuali facevano ridere….
Telefonavo a casa alla mamma dopo le 6 di sera perchè costava meno e con un occhio all’orologio per non parlare troppo a lungo … adesso mi faccio con lei telefonate fiume dalla California, in video le faccio vedere l’ultimo acquisto, il taglio di capelli la crescita delle sue nipoti…. tutto piu semplice!
Adesso c’e’ skype, facebook e internet, comunico per mail con amici sparsi in giro per il mondo con i quali ho l’impressione di condividere quasi una quotidianita’... nella stessa giornata faccio al risveglio una chiacchierata in video con Londra per poi bermi un caffe’ con Parigi che sta per cenare, dare la buona notte alla cara vecchia Europa e  il buongiorno agli amici in Asia che si stanno svegliando….come se gli spazi fossero tutti ridotti on line!
Ah gli amici di sempre che ci sopportano nel nostro continuo girovagare, che ci sostengono e partecipano con entusiasmo alle nostre vite….
Gli amici di sempre sono una categoria a parte nel mondo delle nostre amicizie  e relazioni sociali, sono quelli sui quali si potra sempre contare.
Essendo però animali sociali abbiamo anche bisogno forte di quotidianità, abbiamo bisogno di creare relazioni in loco, relazioni forti con persone nuove che vivono dove viviamo noi. Anzi dovrebbe quasi diventare la nostra priorità quando ci trasferiamo, la solitudine rende l´espatrio più duro!
È facile fare amicizia in espatrio, è facile perchè molto spesso si evolve in un mondo dove tutti sono come noi, lontani da tutto  e bisognosi di affetto. È facile costruire rapporti perchè tutti sono alla ricerca della stessa cosa e si tuffano a capofitto nel costruire una rete sociale dignitosa.
Questa voglia folle di ricreare amicizie l’ho notata tantissimo soprattutto in Paesi dove l’integrazione con i locali è piu complicata e si tende un po’ a vivere in un mondo che rotea intorno alla scuola (spesso internazionale e frequentata quindi da espatriati senza radici e contatti solidi in loco), si ha una smania di vita sociale tipica di chi vuole in fretta ricrearsi un mondo.
Il tempo della scrematura viene dopo, all'inizio noi ha tempo di fermarti a riflettere questo si e questo no.
Un po' è anche per necessità, al di là della voglia di avere amici con cui ritrovarsi c'è sempre un lato pratico nel sapere che si ha qualcuno su cui fare affidamento.
La prima fase comunque quando si sbarca nel nuovo è la ricostruzione di una rete sociale, e appunto più si vive tagliati fuori dalla realtà locale più la cosa va in fretta.... Beh nessuno ha una mamma, una nonna o un'amica del cuore su cui contare in un mondo di espatriati e tutti cercano la stessa cosa : contatti.
Così è stato semplice in Giappone e in India, entrambi posti, per ragioni diverse , nei quali l'integrazione con i locali non è sempre facile o comunque non è rapida.... Ci siamo subito trovati in un turbinio di inviti, feste e attività ludico-ricreative, incontrando gente magari che in altri contesti non avremmo frequentato... Il momento della selezione arriva poi dopo, o meglio,arriva quando si parte ed è li che i veri amici rimangono e i mille contatti si perdono.
Proprio perché anche in espatrio un amicizia non la si costruisce solo caffè dopo caffè, ma ci vuole qualcosa di più da condividere e la scintilla non schiocca veramente con tutti!
Ma quando schiocca queste amicizie sono belle e profonde, sono amicizie vere nate anche dalla condivisione di momenti difficili, di problematiche che solo chi vive in certi contesti capisce più di chi è all'esterno.
Molto spesso la vita di chi espatria è incomprensibile a chi non lo fa, anche i cari vecchi amici non riescono a volte a penetrare le scelte fatte o a comprendere certe difficoltà che abbiamo di fronte.
Vista dall'esterno la vita d'expat può sembrare tutta rose e fiori, una vita agiata, senza fatiche, piena di vantaggi, ma non è sempre così!
Anche quando si vive in case stupende, aiutati e sostenuti nelle attività domestiche da solerti donnine delle pulizie e si è scorrazzati in giro da autisti attenti e gentili, c'è un rovescio della medaglia che a chi guarda con occhi distratto non balza agli occhi.... Ma c'è. La vita può essere dura perché si è soli, lontani e si affrontano situazioni pesanti psicologicamente.
Questo tra chi vive immerso nello stesso tipo di vita è facilmente comprensibile.
E allora c'è sostegno, condivisione,,si trova gli uni con gli altri un vero supporto, si fa fronte comune nei confronti di certe situazioni, ci si appoggia e aiuta diventando un po' famiglia gli uni per gli altri.
una volta partiti e cambiato paese sono queste le amicizie che restano e anche quelle che riusciranno a sostenerti di più nei primi passi nel nuovo anche se lontani, proprio perché sanno cosa vuol dire, e magari ci stanno passando anche loro.
È più difficile integrarsi in fretta invece in posti culturalmente più vicini al nostro in cui gli expat si fondono nella massa, in cui si vive un po' una vita normale sbarcando in un mondo che ha i suoi ritmi e le sue relazioni ormai collaudate, la gente difficilmente quando è presa da un ritmo lavoro/ famiglia/ amici collaudati tende meno ad aprirsi verso gli altri e a farne di nuovi.
Per chi è abituato a muoversi rimettendosi continuamente in gioco può sembrare strano, ed essere interpretato quasi come una forma di menefreghismo,la poca apertura verso gli altri però è in realtà semplicemente frutto dell'abitudine ad una vita collaudata che scorre liscia anche nelle solite amicizie sulle quali appoggiarsi e che quindi non spinge a cercare altrove.
Lo stesso espatriato dopo qualche anno nel nuovo paese tende meno ad essere socievole verso i nuovi, contento del piccolo solido mondo conquistato .
Poi ci sono ovviamente eccezioni, ma la regola per grandi e piccini è la stessa: ci si integra meglio e più in fretta con gente che come noi si sposta spesso, proprio perché le aspettative sono le stesse e la disponibilità ad aprirsi agli altri è simile.
Riuscire a diventare amici di un “locale” è comunque una bella conquista, da un alto permette di uscire da un mondo un po’ chiuso che è quello dell’espatriazione, dandoci una vera possibilità di  inserimento nella vita del luogo, dall’altro ci aiuta a meglio penetrare la cultura dle nostro Paese d’accoglienza e questo soprattutto quando le differenze culturali sono forti.
In Giappone èstato molto bello per me condividere momenti gradevoli con delle donne giapponesi, sia qualche mamma incontrata alle attività delle mie bambine, sia le mie studentesse con le quali ho intrecciato un vero e proprio rapporto di amicizia, imparando molto attraverso le nostre chiacchierate. Discutere con donne cresciute in culture diverse permette veramente di capire il perché e il per come di molti atteggiamenti, aiuta a integrare la nuova cultura nella quale si è immersi e apre indubbiamente la mente…
In india ho apprezzato enormemente le chiacchierate con Arshiya la moglie del mio partner di lavoro, lei indiana del sud, mussulmana, io europea occidentale, abbiamo parlato di tutto, mi è servito per amare ancora di più la sua cultura e per capire che al di là delle differenze culturali, si possono creare belle amicizie!
L’ho sempre detto alle mie ragazze prima di un nuovo cambio di Paese, non preoccupatevi vedrete che i legami creati se sono veri rimarranno e anche se all’inizio sarà dura, ma poi sarà bello lo stesso e sarete delle persone fortunate circondate da amici diversi tra loro, con culture diverse alle spalle
Ovunque si vada l'amicizia ci salva, sia quella solida che rimane a casa ad aspettarci e ci segue in giro per il mondo,attraverso i nostri racconti, sia quella nuova incontrata qua e là. L´amicizia è la nostra ancora di salvezza nei momenti difficili ma anche in quelli belli, è così importante condividere in allegria con gli amici i passaggi divertenti della nostra vita!
Ci vogliono comunque più energie quando si è espatriati perché ogni volta ci si deve ributtare a fondo in questa ricostruzione di contatto sociali e non si vive mai su quello che si è costruito vivendo tra gente che va e viene. Lo spirito positivo è fondamentale così come essere aperti e disponibili verso gli altri.

mercoledì 1 giugno 2016

Italiani fuori casa....

Nel 2011 quando le mie ragazze frequentavano il Liceo Internazionale a Sain Germain en Laye festeggiammo i 150 anni d'Italia con un bellissimo inno di Mameli cantato in coro dai ragazzini italiani delle medie. Brividi lungo la schiena.
Quando sei lontano, quando hai messo radici altrove, quando pensi in lingue non tue per la maggior parte della giornata e incominci a confondere parole e suoni, mischiando alla tua di lingua tutte le altre. Quando ti rendi conto che sei un girovago senza un vero porto in cui rifugiarti e che tutto sommato quelle poche settimane che passi nel tuo Paese ti ricaricano le batterie.... quando tutta una sfilza di sentimenti ti smuovono e ti commuovono, festeggiare il tuo Paese ti rende felice e un po' più italiano.
L'inno di Mameli cantato lì davanti a te ti restituisce per un po' un sentimento di vera appartenenza.
Ieri sera per un 2 giugno con un leggero anticipo abbiamo partecipato alla Festa della Repubblica, una festa un po' particolare con una cifra tonda: l'Italia e repubblica da soli 70 anni. L'Italia è giovane non solo come Repubblica ma come Paese stesso, e forse in tante cose lo si vede.


Quando sei li però immerso in una festa che sa d'Italia sei quasi fiero di rappresentarla fuori dai suoi confini. Ho trovato che ci fosse tutta la nostra eleganza in queste poche ore nel prestigioso Saint Francis Yacht Club di San Francisco, ho trovato che per una piccola parentesi temporale ci fosse veramente un senso di comunità... cosa che purtroppo spesso manca a noi italiani all'estero, non siamo tanto capaci di far squadra, individualisti e poco aggregatori. Lì invece osservavo la gente attenta e silenziosa davanti ai due inni cantati, il nostro e il loro, per rispetto agli Stati Uniti che ci ospitano, osservavo questo pubblico di italiani brillanti che hanno lasciato un segno o lo lasceranno in questa culla di innovazione che è laBay Area, erano lì con una certa fierezza, e un senso di appartenenza, che ogni tanto ci abbandona un po', ma poi ritorna in occasioni come questa....
Sono 19 anni che costruisco il mio quotidiano in un Paese che non è il mio ma che adotto un po, al quale mi affeziono. Sono 19 anni che vedo l'Italia da lontano la scruto e la giudico con l''occhio di chi vede e vive altro. Sono 19 anni che sono straniera dove vivo e quando arrivo in Italia mi sento un po' diversa. Sono 19 anni che cerco di continuare a mantenere viva la mia cultura e con le unghie e con i denti ho trasmesso molto del mio Paese alle mie figlie. Sono 19 anni che come italiana all'estero ascolto l'inno di Mameli e mi emoziono, come quando quella sera di luglio del 1982 l'Italia vinse i mondiali di calcio e il Presidente Pertini alzo la coppa al cielo con gli occhi lucidi. Avevo 12 anni ed ero fiera, cantavo l''inno a squarcia
gola ignara di dove la vita mi avrebbe portata.... e adesso a San Francisco, California, Stati Uniti d'America, canticchio nella mia testa l'inno, il mio inno, e festeggio il mio Paese, malandato e zoppicante, ma bello da morire!