mercoledì 9 dicembre 2015

quel senso di festa ....

Domenica scorsa sono andata alla mia prima Bar Mitzvah, la festa organizzata per i ragazzini al compimento dei 13 anni o meglio dei 13 anni e un giorno, una sorta di cerimonia di passaggio all´età adulta, un modo per sottolineare la fine dell´infanzia e l´inizio delle responsabilità.
Letteralmente il nome vuol dire figlio del comandamento, mentre l´equivalente femminile, Bat Mitvah, vuol dire figlia.
I ragazzi diventano responsabili di fronte alla legge ebraica e vengono intesi come capaci da soli di distinguere il bene dal male, mentre prima del raggiungimento dei 13 anni e un giorno per i maschi e dei 12 e un giorno per le femmine, la responsabilità ricade sui genitori. ( ci sarebbe da sottolineare come le fanciulle siano mature un anno prima rispetto ai maschietti.... )
A partire da questa età i giovani sono quindi ammessi a partecipare ai riti esattamente come gli adulti, con le stesse responsabilità.
Il sabato successivo al compinento dei 13 anni i ragazzi prendono parte al servizio e sono invitati a leggere un brano della Torah. Alla cerimonia alla Sinagoga segue poi una festa.
Sono andata alla festa senza sapere esattamente di cosa si sarebbe trattato, sapevo però che la preparazione del ricevimento era stata impegnativa e che ci sarebbero stati tantissimi amici e parenti venuti da via. Immaginavo il ricevimento come qualcosa di non comparabile alle nostre comunioni e cresime, o almeno a quelle ormai seppellite nella mia memoria di non credente...e così è stato...
Natuaralmente nella mia testa ho fatto alcune considerazioni che non vogliono essere critiche nei confronti di nessuna religione, ma semplici dati di fatto da osservatrice attenta.
I cattolici non sono festaioli, questo è chiaro. le feste cattoliche sono tendenzialmente noiose, e non solo in chiesa ma anche al di fuori.
lo spirito forse è un´altro o forse intrinsica nei riti stessi c´è meno allegria.
e qui la stessa danza coreografata alla festa



Parliamo dei canti. Chi avrebbe voglia di cantare e ballare per ore alternando Tu scendi dalle stelle e Astro del ciel?  
I canti e balli ebraici danno voglia di saltare e scatenarsi, c´è molto rumore e allegria e molta partecipazione. Tutti, ma proprio tutti, partecipano, saltano, girano in tondo, si fanno lanciare per aria. Tutti conoscono le parole e cantano battendo le mani, si sente unità e voglia di stare insieme


Da qui una seconda considerazione: è la storia con i suoi orrori che ha portato questo popolo ad essere così unito e solidale, o lo sono sempre stati? è la storia ad aver portato i cattolici ad essere molto meno comunità rispetto agli ebrei?
Non so se sia particolare degli amici ebrei che abbiamo trovato qui, ma trovo che ci sia un grandissimo spirito di gruppo e di solidarietà. Anche solo per preparare la festa sono stati tanti gli amici che hanno dato una mano, ritagliandosi del tempo, ritrovandosi la sera a preparare un´allegra coreografia da mettere in scena davanti a tutti. Questa solidarietà mi sembra meno genuina nei giri parrocchiali.... ho come l´impressione che nella religione cattolica ci sia molto più individualismo e meno spirito comunitario, e che forse qust´ultimo si sia molto perso...
I miei ricordi di giri in chiesa risalgono ormai a tempi lontanissimi, ma mi ricordo ancora come io, bambinetta di 10 anni, venivo guardata male dal professore di religione semplicemente perchè la mia famiglia non andava in chiesa, e anzichè cercare di far comunità intorno alla pecorella smarrita mi additava come la peste!!
Forse mi sbaglio. Forse qui sono veramente capitata su gente speciale, pronta a farsi in quattro, chissà...
Ultima considerazione: ogni festa ebraica si chiude con l´inno d´Israele, che tutti conoscono e che tutti cantano(indipendentemente dall´essere poi americani, francesi o altro), questo crea coesione e spirto di gruppo senza dubbio, dimostrazione che è importante avere un qualcosa in cui credere da condividere in musica..... cantiamo un po´ d´inno di Mameli ogni tanto , a noi italiani male non farebbe male!

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