mercoledì 30 dicembre 2015

2016!

eccolo ormai agli sgoccioli questo 2015. Sembra incredibile ma è già passato. Brindavamo ieri nella speranza di un anno fantastico, ed eccolo pronto ad andare in pensione. Intenso anche quest´ anno ormai quasi passato. 12 mesi di progetti, di pensieri, di scoperte. 12 mesi belli, densi, appassionati. 12 mesi di novità, di conquiste, di piccoli incredibili successi. 12 mesi di attese, di arrivi e partenze. 12 mesi di risate, di gioia e di amore. 12 mesi di stress, quello che solo questa parte di mondo sa darti. 12 mesi di adrenalina, come solo in questa valle magica e soleggiata. 12 mesi del vedervi crescere, un po´ di più. 12 mesi di sveglie che suonano al mattino presto, di occhi stanchi davanti a tazze di caffè. 12 mesi a costruire qualcosa. 12 mesi di noi 5.
12 mesi che sono volati via troppo in fretta. 12 mesi di amicizie da una parte all´altra dle mondo. 12 mesi di abbracci e voglia di stare insieme. 12 mesi sempre proiettati in avanti ma con un po´ di nostalgia per quello che ci rimane alle spalle. 12 mesi vissuti intensamente tutti, uno dopo l´altro. 12 mesi d´America. 12 mesi di liti  e momenti per fare pace. 12 mesi di vita, che è fatta così con mille cose fantastiche e altre un po´meno.
12 mesi in cui abbiamo imparato a non dare nulla per scontato. 12 mesi in cui pian piano ci siamo abituati a vivere un quotidiano in 4 e a godere dei pochi momenti in 5. 12 mesi che vorremmo rivivere tutti uno dopo l´altro, ma si sa che non si può. 12 mesi delle vostre faccine sorridenti, con quei tratti sempre meno bambini.
Altri 12 mesi di noi due, e ormai a contarli tutti c´è da avere paura.
E adesso davanti a noi altri 12 mesi che saranno densi, intensi, stressanti, sereni, felici, gioiosi, pieni d´amore, di arrivi, partenze, di aerei che atterrano, di viaggi, di scoperte, di sorrisi, di progetti, di crescita, di famglia, di amicizia, di inconti, di scontri, di novità, di nostalgia, di notti insonni, di cene allegre, di chiacchiere senza fine, di giochi e corse sulla spiaggia, di veleggiate nella baia e di occhi curiosi che scrutano nuovi angoli di mondo, di voi che sarete ancora un po´più grandi, di noi 5 che saremo sempre la forza gli uni per gli altri. 12 mesi che passeranno troppo in fretta ma adesso non dobbiamo pensarci, sarà bello vederli filar via uno dopo l´altro insieme.
Che il 2016 sia un anno straordinario per tutti, ricco di sogni e d´amore!!

mercoledì 23 dicembre 2015

Natale


Manca ormai poco a Natale.
Natale americano
Mi piace l'atmosfera natalizia, mi mette allegria. Mi piace l'albero luccicante la sera e rientrare a casa nel buio accolta dalle nostre lucine colorate. Mi piace festeggiare con un pranzo speciale, sapendo che tutti lo stanno facendo nello stesso momento. Mi piace aprire i regali in pigiama la mattina di Natale. Mi piace essere svegliata presto dall'entusiasmo delle mie ragazze. Mi piace mettere ogni sera per 24 sere, le caramelle ai piedi dell'albero e fare ancora finta che il "petit lutin" sia passato a depositarle per loro.
un Natale a torino con i cugini
 Mi piace pensare a cosa comperare e per chi. Mi piace imballare tutto in carte colorate. Mi emozionano i pacchi ai piedi dell'albero la sera della vigilia, quando da sola li contemplo prima di andare a letto.


piccola buongustai versione natalizia
Mi piace osservare la sorpresa negli occhi delle mie figlie anche adesso che sono grandi. Mi piace ricordare tutti i Natali passati, in Paesi diverse e case diverse.
Natale nel nostro chalet con vista sul Fujii
Mi piace ricordare il primo Natale di ognuna di loro. Il primo albero fatto con loro.
Mi piace il nostro di albero, quello che ci trasciniamo dietro dal Giappone, quello che ha visto cadere i fiocchi di neve su Ichibancho, quello che ci sembrava troppo piccolo nel nostro immenso salotto indiano, quasi surrealista lì, da solo a cercare di restituirci un po' di magia natalizia a trentacinque gradi, quello che abbiamo decorato in fretta e furia, quel 24 dicembre del 2009, per il nostro primo Natale nella nostra casa, per la nostra prima notte nella nostra nuova casa!
Natale a l'Etang la ville con tonnellate di neve
Mi piace ogni anno l'attesa. Mi piacciono gli occhi brillanti dei bambini davanti a tanta magia. Mi piace il loro credere a Babbo Natale, quel loro continuare a crederci anche quando sopraggiungono i primi dubbi, la quasi paura di smettere di credere a questa bella storia, convinti che possa svanire con la verità.
Mi piace pensare al mio menù natalizio, passare giorni a sfogliare libri e riviste, per inventarmi ogni anno un Natale speciale.
Natale a Tokyo
Mi piace il ricordo dei  miei Natali da bambina. Mi piace il ricordo dei primi videogiochi che trovammo ai piedi dell'albero connessi alla TV arancione, ci sembrava di aver ricevuto il massimo delle tecnologia: una sbarretta era il tennis, se non ricordo male per il calcio c'è n'erano otto...
Mi piace il rumore della carta strappata con avidità per scoprire sorprese desiderate e attese. Mi piace la compostezza di Camilla che fin da piccolissima è sempre stata molto metodica nell'aprire i suoi regali, uno dopo l'altro, con calma.
bambine natalizie
Mi piace immaginarmi i Natali futuri. Mi piace ripensare a quell'ultimo Natale tutti insieme, con lui che con precisione montava il castello dei playmobil e loro che guardavano il nonno come un eroe.
Mi piace il sapore del foie gras che ormai è diventato uno dei nostri piatti natalizi.
Mi piace preparare la zuppa inglese sapendo che per Paolo è sempre un modo per ritornare un po' bambino.
Natale in normandia
Mi piacciono le sorprese, non sapere cosa riceverò, stupirmi ancora come quando ai piedi dell'albero ho scoperto la casa delle bambole.
un Natale a Torino
Mi piace ripensare ai 24 dicembre di quando ero bambina, quando per ore ed ore giocavo al Natale con la mia amica Enrica.
Mi piacciono le canzoni natalizie in sottofondo nei negozi.
concerto di Natale in India
Mi piace mettere i Re Magi sulla libreria, lì a guardare da lontano la cullina vuota.
Mi piace pensare che saremo di nuovo tutti e cinque insieme per Natale, che la nostra newyorkese preferita arriverà la vigilia.
Natale dai cugini a Chambery
Mi da un certo senso di tristezza imballare tutto il 7 di gennaio, dopo il passaggio della Befana, sapendo che ci vorranno di nuovo altri lunghi e intensi 11 mesi prima di ri appendere alla porta la corona colorata!
Buon Natale!

lunedì 21 dicembre 2015

Matrimonio Messicano



Per prima cosa il posto: San Miguel de Allende, una piccola chiccha patrimonio mondiale dell'Unesco a tre ore e mezza di macchina da Mexico City ( quando il traffico atroce della città non ti blocca per ore nei suoi ingorghi).
Una cittadina stupenda che ha conservato tutta la sua autenticità. Tutto è bello: le case coloniali, l'acciottolato sconnesso delle strade, gli scorci, le chiese.
Il cielo blu si scontra con i colori accesi delle bellissime dimore, che vanno dai toni del giallo a quelli del rosso acceso. Stupendi cortili ben conservati fanno capolino da porte di legno splendide e diverse le une dalle altre.
 

 
Un susseguirsi di chiese molto messicaneggianti nei loro interni pomposi, una galleria d'arte dietro l'altra, un dettaglio bello ad ogni passo: la grondaia, la finestra, la terrazza.


In questo quadro idilliaco i nostri amici Roberto e Anabel hanno deciso di sposarsi. Cileno lui, messicana lei, hanno scelto di celebrare il loro matrimonio nel posto in cui hanno passato insieme il loro primo week end. Non potevano scegliere meglio.



Albergo bellissimo quello in cui eravamo, una vecchia casa coloniale, con suite talmente belle che è stato quasi un peccato passarci così poco tempo!


Nello stesso albergo si è svolta parte della cerimonia. Un mélange di matrimonio all'americana, organizzato sul prato con tanto di arco floreale e vista sulla piscina, e matrimonio tradizionale messicano, con tutta una serie di simbologie a noi sconosciute.


Gli sposi sono arrivati come da tradizione al braccio della mamma il novio e al braccio del papà la novia, preceduti da uno stuolo di damigelle d'onore di rosa vestite al braccio degli uomini d'onore nei loro bellissimi smoking  ( mai visti così tanti testimoni).
La cerimonia è incominciata come un qualsiasi matrimonio, per lasciare poi spazio ad una serie di rituali tipici del matrimonio messicano.
Il lazo, è una sorte di corda, fatta di materiali diversi, nel nostro caso aveva la forma più di un rosario. Simbolizza l'unione degli sposi e viene messo intorno alle spalle degli sposi dopo che si sono scambiati le promesse. Rappresenta l'unione della coppia, il congiungimento delle loro vite per proseguire uniti verso il futuro. Sono solitamente i genitori degli sposi che hanno il compito di unire con il lazo gli sposi, che devono poi rimanere così uniti per il resto della cerimonia.

Las Arras sono le tredici monete che lo sposo presenta alla sposa durante la cerimonia. Il numero rappresenta Gesù e i dodici apostoli. Le monete vengono presentate  su un vassoio decorato. Vengono benedette dal prete e simboleggiano l'impegno da parte dello sposo di sostenere la propria sposa nella loro vita futura, accettandole la sposa accetta a sua volta di prendersi cura dello sposo. Una volta date le monete, il futuro marito consegna alla futura moglie una scatola in cui riporle.
I genitori e gli amici più intimi partecipano alla cerimonia in modo abbastanza interattivo. Consegnando man mano degli oggetti agli sposi, la bibbia, la croce, le candele che servono ad accendere la candela comune che simboleggia l'unione.
Alla fine del matrimonio abbiamo avuto una pausa rinfresco prima di tuffarci in quella che per me è stata una delle esperienza più divertenti: la processione.

Premetto che prima di partire per questa chiamiamola passeggiata festaiola, a tutte le donne sono state fornite delle ballerine da indossare, sarebbe stato impossibile camminare per le vie della città in tacco alto, ed a tutti i partecipanti sono stati dati dei bicchierini da appendere al collo ( ovviamente ci siamo interrogati sull'utilità di questi ultimi, ma solo per pochi minuti).

La coppia ormai ufficialmente sposata incomincia insieme il viaggio verso il posto del ricevimento, accompagnata dagli invitati e spesso dagli stessi abitanti della città che escono per strada e partecipano alla festa. La sfilata degli sposi è preceduta da un asinello carico di bottiglie di tequila, il cui compito è appunto di trasportare la tequila che viene servita ai partecipanti durante la sfilata e bevuta nei famosi bicchierini che ci erano stati distribuiti all'inizio. Dietro al ciuco carico d'alcol ci sono i mariachi, i musicisti che suonano e cantano, ai quali si brinda praticamente in continuazione.
Nella nostra processione anche due grandi pupazzi simboleggianti gli sposi.

Il tutto molto festoso e allegro. Si arriva al ricevimento già con un buon tasso di alcol nel sangue, quel che serve per proseguire la festa in allegria. I messicani sono festaioli e l'atmosfera la sanno mettere!
Il ricevimento era nel cortile di un bellissimo palazzo che ospita l'istituto Allende, una delle più prestigiose scuole d'arte del Paese.


Il posto era semplicemente stupendo, un quadro da favola.
La tequila ha continuato a colare a fiumi, sostituendo l'acqua in tutto e per tutto.

La festa nel dopo cena è stato un susseguirsi di balli, molti con musiche latino americane. Dopo il lancio del bouquet, per le donne, c'è stato quello della giarrettiera per gli uomini, e a seguire lo sposo ha dato da bere ai suoi amici. Tutti gli uomini in fila, alcuni già ben alticci, aspettavano di arrivare dal novio che versava loro in bocca tequila a gogo! Il tutto tra incitazioni e risate.
A mezzanotte hanno servito fajtas e fagioli, assolutamente necessari per aiutare ad assorbire i litri di alcol che molti invitati avevano ingerito dalle 5 del pomeriggio in avanti!
Erano anni che non andavamo ad un matrimonio,  come dice Paolo ormai siamo in una fascia di età di pace assoluta in questo senso, chi si doveva sposare si è sposato, e i figli degli amici non sono ancora in età da farlo, i ricordi ormai risalgono a diversi anni fa, ma indubbiamente quest è stato uno dei matrimoni più divertenti ai quali siamo andati, sarà anche stato il posto magico, il ritrovarci noi due per qualche giorno senza le ragazze, l'atmosfera di allegria dei messicani.... e qualche margarita di troppo, ma siamo veramente felici di questa parentesi super festaiola!

mercoledì 9 dicembre 2015

quel senso di festa ....

Domenica scorsa sono andata alla mia prima Bar Mitzvah, la festa organizzata per i ragazzini al compimento dei 13 anni o meglio dei 13 anni e un giorno, una sorta di cerimonia di passaggio all´età adulta, un modo per sottolineare la fine dell´infanzia e l´inizio delle responsabilità.
Letteralmente il nome vuol dire figlio del comandamento, mentre l´equivalente femminile, Bat Mitvah, vuol dire figlia.
I ragazzi diventano responsabili di fronte alla legge ebraica e vengono intesi come capaci da soli di distinguere il bene dal male, mentre prima del raggiungimento dei 13 anni e un giorno per i maschi e dei 12 e un giorno per le femmine, la responsabilità ricade sui genitori. ( ci sarebbe da sottolineare come le fanciulle siano mature un anno prima rispetto ai maschietti.... )
A partire da questa età i giovani sono quindi ammessi a partecipare ai riti esattamente come gli adulti, con le stesse responsabilità.
Il sabato successivo al compinento dei 13 anni i ragazzi prendono parte al servizio e sono invitati a leggere un brano della Torah. Alla cerimonia alla Sinagoga segue poi una festa.
Sono andata alla festa senza sapere esattamente di cosa si sarebbe trattato, sapevo però che la preparazione del ricevimento era stata impegnativa e che ci sarebbero stati tantissimi amici e parenti venuti da via. Immaginavo il ricevimento come qualcosa di non comparabile alle nostre comunioni e cresime, o almeno a quelle ormai seppellite nella mia memoria di non credente...e così è stato...
Natuaralmente nella mia testa ho fatto alcune considerazioni che non vogliono essere critiche nei confronti di nessuna religione, ma semplici dati di fatto da osservatrice attenta.
I cattolici non sono festaioli, questo è chiaro. le feste cattoliche sono tendenzialmente noiose, e non solo in chiesa ma anche al di fuori.
lo spirito forse è un´altro o forse intrinsica nei riti stessi c´è meno allegria.
e qui la stessa danza coreografata alla festa



Parliamo dei canti. Chi avrebbe voglia di cantare e ballare per ore alternando Tu scendi dalle stelle e Astro del ciel?  
I canti e balli ebraici danno voglia di saltare e scatenarsi, c´è molto rumore e allegria e molta partecipazione. Tutti, ma proprio tutti, partecipano, saltano, girano in tondo, si fanno lanciare per aria. Tutti conoscono le parole e cantano battendo le mani, si sente unità e voglia di stare insieme


Da qui una seconda considerazione: è la storia con i suoi orrori che ha portato questo popolo ad essere così unito e solidale, o lo sono sempre stati? è la storia ad aver portato i cattolici ad essere molto meno comunità rispetto agli ebrei?
Non so se sia particolare degli amici ebrei che abbiamo trovato qui, ma trovo che ci sia un grandissimo spirito di gruppo e di solidarietà. Anche solo per preparare la festa sono stati tanti gli amici che hanno dato una mano, ritagliandosi del tempo, ritrovandosi la sera a preparare un´allegra coreografia da mettere in scena davanti a tutti. Questa solidarietà mi sembra meno genuina nei giri parrocchiali.... ho come l´impressione che nella religione cattolica ci sia molto più individualismo e meno spirito comunitario, e che forse qust´ultimo si sia molto perso...
I miei ricordi di giri in chiesa risalgono ormai a tempi lontanissimi, ma mi ricordo ancora come io, bambinetta di 10 anni, venivo guardata male dal professore di religione semplicemente perchè la mia famiglia non andava in chiesa, e anzichè cercare di far comunità intorno alla pecorella smarrita mi additava come la peste!!
Forse mi sbaglio. Forse qui sono veramente capitata su gente speciale, pronta a farsi in quattro, chissà...
Ultima considerazione: ogni festa ebraica si chiude con l´inno d´Israele, che tutti conoscono e che tutti cantano(indipendentemente dall´essere poi americani, francesi o altro), questo crea coesione e spirto di gruppo senza dubbio, dimostrazione che è importante avere un qualcosa in cui credere da condividere in musica..... cantiamo un po´ d´inno di Mameli ogni tanto , a noi italiani male non farebbe male!

lunedì 30 novembre 2015

la sedia pieghevole che fa la differenza....

Dopo il nostro quarto Thanksgiving si avvicina anche il nostro quarto Natale. E qui ritorno bambina e gioisco in pieno dell´atmosfera che sanno creare. In questo sono bravi gli americani. Il Natale lo si sente in giro in modo incredibile, anche un po´ troppo presto per i miei gusti, ma non ci lamentiamo e si sa che nel Paese del consumismo ogni occasione è buona per far festa!!
Le palline di Natale e le mille decorazioni hanno preso il posto di tacchini e foglie di autunnale rossore. Dal giorno successivo al Ringraziamento l´atmosfera festiva rimane ma si traveste di nuovi colori. Pian piano per le strade le case si illuminano, gli alberi di Natale scintillanti fanno cucù dalla finestra e tutti ci sentiamo un po´ più buoni !
Praticamente da dopo l´estate i temi festivi si susseguono uno dopo l´altro, Halloween apre le danze e il resto segue a ruota.






Ieri Los Altos si è vestita a festa. La nostra simpatica cittadina della Silicon Valley, quella considerata nel 2014 come la città più cara degli Stati Uniti per comprarvi una casa (brutto record....) e settima tra le 31 città più ricche, sempre degli States, beh la nostra Los Altos ha organizzato una super sfilata, la Light Parade, mettendo in mostra tutto il suo benessere!!
Per la prima volta eravamo lì, nel pubblico, al freddo, insolito per noi (il freddo non essere nel pubblico).....
Eravamo nel pubblico soprattutto perchè Chiara e Camilla hanno sfilato insieme a tanti ragazzini vestite n costume. Eravamo immersi in una folla incredibile e festosa... avevamo l´impressione che i 30000 scarsi abitanti della città si fossero dati appuntamento lungo le sue strade principali per seguire il festoso passaggio dei carri luminosi.
La musica natalizia era dal vivo e simpaticamente fornita dalle diverse Marching Band, non solo quella di los Altos High School, ma anche quelle delle cittadne limitrofe e di qualche scuola privata.
La folla era ordinata, composta, seduta!! in tantissimi si sono portati le sedie pieghevoli da casa, anzi molti le avevano installate già nel primo pomeriggio per prendere i posti migliori (lasciandole lì senza problemi per buona parte del pomeriggio, senza  non solo che nessuno le spostasse, ma anche che nessuno le portasse via....). Altri meno organizzati avevano steso teli protettivi per terra, sui quali sedersi coperti da copertine di pile o morbidi sacchi a pelo. In tanti avevano grandi cestini da picnic, addirittura c´era chi sorseggiava del rosso in bicchieri di vetro.
cosi alle due del pomeriggio
E qui ci siamo resi conto che ci manca ancora qualcosa per essere veramente integrati, ci manca indubbiamente quella seggiolina pieghevole da portarci in giro in spalla pronta per ogni occasione. Quando chiederò a Babbo Natale la mia seggiolina da campeggio, sarà arrivato il momento di imballare armi e bagagli, riempire il container e ripartire  per altri lidi.... mi piace l´integrazione ma la seggiolina anche no!!

eccolo a chiudere la sfilata in diretta dal Polo Nord, Babbo Natale!!







mercoledì 25 novembre 2015

Thanksgiving again

Quarto Thanksgiving da quando siamo negli States. Quarta festa del Ringraziamento che ci tuffa in un´atmosfera tutta americana, fino a qualche anno fa totalmente sconosciuta. Quarto tartassamento di tacchini in tutte le salse e di tutte le dimensioni, con la loro cranberry sauce e le mashed potatoes.
Quarto anno di riflessioni in stile buoni propositi di Capodanno, ma più che buoni propositi è un guardarsi indietro e ringraziare per come è andata fin qui!
Certo aprire i giornali al mattino in queste ultime settimane, in questi ultimi mesi, ci fa dire che non ci sia molto da ringraziare. Non è questione di pessimismo ma una semplice considerazione!
Allora mi dico che forse questo Thanksgiving potrebbe aiutarci a riflettere, non su noi stessi e quello che di bello e gratificante succede nelle nostre vite, al nostro piccolo entusiasmante quotidiano, ma sulla globalità di questo mondo che potenzialmente sarebbe grandioso se non ci fosse a rovinarlo quella capacità, tutta umana, di creare conflitti e tensioni.
Qualche giorno fa ero ad una delle mie festicciole con un gruppo di fantastiche donne da ogni parte del mondo. Mi sono messa in modo spettatore esterno ad osservare le nostre dinamiche, ad osservare questo piacere di ritrovarsi e condividere insieme i piatti dei nostri Paesi. Ognuna proveniente da un'angolo diverso del globo, con le proprie particolarità e la propria cultura. Ognuna capace di aprirsi agli altri ed ascoltare la differenza, quella differenza che rende il nostro mondo così entusiasmante.
Ho guardato questo gruppo sorridente e mi sono detta che forse si potrebbe provare a riprodurre in scala più grande queste splendide dinamiche , dove ognuno di noi accetta gli altri per quello che sono, senza la voglia di cambiarne le idee e le credenze, con tolleranza.
Forse la tolleranza è quella che manca. Forse la convinzione che le nostre idee e le nostre culture siano le migliori è quello che ci fa vivere male i rapporti con il prossimo. Forse fossimo tutti un po' più umili e disposti ad accettare quello che così, di primo acchito, ci sembra diverso, vivremmo tutti più felici.
Approfittiamo di questo Thanksgiving non tanto per ringraziare per quello che abbiamo, ma per sperare che, mettendoci tutti un po' di buona volontà, aprire il giornale al mattino non sia solo e sempre un susseguirsi di orrende notizie!
Happy Thanksgiving dalla California!

venerdì 20 novembre 2015

Dove sarò da grande?

Quando si è bambini e giovani adulti spesso ci si chiede cosa farò da grande. 
Spesso ci si trova a riflettere su percorsi e scelte con la voglia di trovare la strada giusta.
A volte anche da adulti ci si rittova a rifarsi la domanda, boffocchiando, a volte, risposte poco chiare!
Questo fa parte della vita di tutti, stanziali o nomadi...quel che invece è prerogativa di chi ha scelto di girare il mondo e di sparpagliare le proprie radici, è il chiedersi dove sarò in futuro. 
Tante le risposte possibili. Tante e confuse.
Spesso ce lo chiedono e ancora piu spesso ce li chiediamo noi.
In realtà non riesco a pensare a dove vorrei essere, quanto più forse al dove non vorrei... Allora vado per esclusione e rimango nel dubbio.
La nostra tappa attuale sta diventando la più lunga degli ultimi 10 anni e benchè non senta come in precedenza ancora la voglia di imballare tutto, mi faccio delle domande sulla mia vita qui quando le ragazze avranno tutte lasciato il nido.
Qui è bello, senza ombra di dubbio, si vive bene, l'ambiente è stimolante, la maggior parte della gente attiva e interessante. Abbiamo ricreato un nostro mondo piacevole e ci sentiamo bene.
Ma ci soni dei MA. Dei valori che non condivido e mi chiedo se alla lunga la cosa non mi peserà.
E normale non condividere valori di un posto che tutto sommato non fa parte della nostra cultura, e l'interrogarsi sul come questi valori un giorno o l'altro non ci faranno piu stare bene dove siamo è lecito.
Passiamo la nostra vita da nomadi a barcamenarci tra la nostra cultura di origine e tutto quello che troviamo altrove, cercando di trovare punti di contatto attraverso più o meno stabili equilibri. Spesso ci troviamo ad assimilare valori nuovi lontani dai nostri perchè vivendo all'estero si impara ad adeguarsi e ne mettiamo da parte altri perchè il continuo confronto con la differenza ci spinge al cambiamento.
Scegliere dove installarci in un futuro è un interrogativo che ci segue e ci seguirà finchè non troveremo una risposta. 
Quello che mi dico è che forse non siamo ancora pronti per una scelta definitiva e che sicuramente invecchiando la scelta la faremo naturalmente. 
Così d´istinto penso che non saremo troppo lontani dalle nostre ragazze che ormai saranno adulte, ammesso che il granino di follia itinerante non le porti a installarsi agli antipodi una dall´altra, lasciandoci nel dubbio del dove andare noi, all´infinito.
Molti espatriati scelgono di rientrare nel proprio Paese, ma le difficoltà non sono poche. Nei venti o trent´anni in cui ci si costruisce un futuro in altri altrove, il nostro Paese cambia anche lui e il rischio è di ritrovarsi in un mondo estremamente diverso e nel quale non troveremo più i punti di riferimento attesi.
Questo può rendere un ritorno molto complesso e a volte impossibile.
L´ideale forse sarebbe non installarsi troppo lontano ma pur sempre in un Paese nuovo per mantenere vivo quello spitiro di scoperta che ci ha accompagnati per tutta la vita e che difficilmente riusciremmo a mettere nel cassetto. L´adrenalina della scoperta di un nuovo posto è qualcosa che è diventata parte di noi, nel bene e nel male. Nel bene perchè ci da le ali nel partire, vince la paura dell´arrivare, e ci aiuta a mantenere il morale alto e il sorriso sulle labbra. Nel male perchè forse ci impedisce veramente di diventare sedentari, rendendoci a cicli di qualche anno, sempre curiosi di un posto che ancora non conosciamo.
Ogni tanto vorrei avere una sfera di cristallo e vedermi installata serena in un posto, capace di entusiasmarmi per un semplice quotidiano senza sorprese, per una cultura non più d scoprire, per un paesaggio sempre uguale e rilassante...
Ma dove sarò da grande?

sabato 14 novembre 2015

Love Paris

Ed eccoci di nuovo ad andare a letto con il terrore negli occhi, sperando che la notte cancelli quello che è successo, ritrovandoci al risveglio con il sentimento di essere solo inciampati in un bruttissimo sogno.... Purtroppo non è così. Ci si risveglia e  l'orrore è ancora li, con tutta la sua forza e noi con la nostra rabbia rimaniamo impotenti spettatori dell'ennesima carneficina.
Non ci sono risposte ai tanti perché... Non ci sono parole per spiegare. Non ci sono formule che ci aiutino a capire l'orrore.
Potenzialmente siamo tutti le prossime innocenti vittime. Potenzialmente saremo i prossimi a trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ognuno di noi poteva essere in quel teatro, rilassato e felice.
Hanno di nuovo toccato Parigi, la mia città. Hanno di nuovo cercato di mettere in ginocchio un Paese. Hanno di nuovo provato a terrorizzarci. Dobbiamo essere più forti e continuare a vivere, anche se adesso la paura ci annichilisce. Anche se adesso ci rivediamo tutti lì in mezzo ad una folla terrorizzata, spettatori innocenti di un massacrato che non ha giustificazioni.
Nessuna religione, nessun Dio, arma la mano di un uomo contro un altro uomo. Nessun credo giustifica questo massacro e tutti gli altri.
Adesso, ancor più di prima, dobbiamo mostrarci uniti, al di là delle nostre credenze personali, al di là del nostro colore di pelle, al di là del nostro orientamento politico.
Uniti contro l'orrore, perché ciò che è successo a Parigi non succeda più.

giovedì 12 novembre 2015

ma gli expat non sono mica dei mostri!

Giornata simpatica oggi, sin dal mattino, con contemporaneamente l'uscita dell'intervista fattami tempo fa dal Fatto Quotidiano e di quella di Italiane con la valigia!


Nella prima si parla di noi, nella seconda, per una decina di minuti, mi si ascolta raccontare. Oltre 18 anni di sensazioni magiche in giro per il mondo racchiusi in un pezzo giornalistico e in un piccolo fiume di parole.
Nei due casi non ho avuto problemi a parlare di noi, convinta, come sempre, che la nostra vita itinerante e le nostre scelte, possano aiutare chi si appresta a prendere la decisione importante di trasferirsi all'estero.
Quello che mi ha stupita è la reazione acida delle decine e decine di commenti apparsi sul Fatto quotidiano come risposta all'articolo. La cosa mi ha spiazzata ma non stupita.
Quando il Fatto mi ha contattata durante l´estate, ho trovato l´idea divertente. Parlare della nostra vita all´estero, senza presunzione, poteva aiutare chi aveva la voglia di seguire lo stesso percorso. lo vedo attraverso il blog quante persone mi contattano per avere informazioni sulla vita all´estero, e anche per essere rassicurati nelle proprie scelte. Non c´è un senso di onnipotenza e superiorità nel prestarsi al gioco dell´ntervista e ancora meno la presunzione di essere un esempio. Noi l´abbiamo fatto e ne siamo felici. Per noi, per la nostra famiglia era la scelta giusta.
Invidia? Ignoranza? Voglia gratuita di polemizzare? 
Ma cosa spinge la gente a dover per forza commentare senza conoscere persone e situazioni!
Si noi abbiamo avuto il coraggio di partire, tanti non ce l'hanno. Con questo non siamo eroi ma di sicuro non siamo mostri senza sentimenti!. Abbiamo avuto delle occasioni e le abbiamo colte al volo perchè ci corrispondevano. Non è sempre stato facile, perché vivere all'estero non è solo il mondo dorato e l'oasi felici, il quotidiano è quello di tutti semplice, normale, con i problemi che la vita pone davanti, ma si è lontani dai solidi affetti e soprattutto all'inizio da tante certezze. Ogni volta ci si rimette in gioco, certo è una scelta, ma non tutto fila liscio e senza intoppi, sempre e per sempre, come nella vita normale, quella di tutti, di chi non è partito ma è rimasto.
Si devono ricreare equilibri e ristabilire relazioni, il tutto è molto eccitante, ma non sempre semplice semplice.
Non abbiamo mai anteposto carriera e soldi al benessere della nostra famiglia e l'equlibrio delle nostre figlie è stata sempre la cosa piu importante.
Non abbiamo bisogno di giustificarci e giustificare le nostre scelta. Abbiamo preso una strada che non tutti avrebbero imboccato e non giudichiamo chi non l'ha fatto. Ognuno costruisce la propria vita e si realizza attraverso il proprio percorso, siamo tutti diversi e facciamo scelte diverse, però basta giudicare gli expat per le scelte che fanno, basta vederne solo i contorni di vita senza capirne il senso, basta guardare al confort materiale che si ha in certi Paesi, come al peggiore dei mali, non tutti sarebbero pronti a farlo di vivere in posti così, ma le aziende devono pur andare avanti, e hanno bisogno di gente pronta a correre dei rischi!

Non si può pensare che tutti nella vita abbiano gli stessi percorsi o le stesse ambizioni. Siamo tutti diversi e facciamo scelte differenti, e proprio in questo sta il bello delle relazioni umane e dello scambio che ne consegue.
Non ci sogneremmo mai di pensare di aver fatto l´unica scelta di vita possibile e che questa sia perfetta per tutti, lo è per noi. 
Se ognuno guardasse alle proprie di scelte e lo facesse con serenitá e convinzione, saremmo tutti più felici e il mondo sarebbe un pochino migliore!!

domenica 8 novembre 2015

essere o non essere bilingue, questo e' il problema...

Prendo spunto da un piccolo scambio di vedute qualche giorno fa sul gruppo di mamme italiane all'estero di cui faccio parte. Si parlava di bi e tirlinguismo, argomenti abbastanza gettonati per chi vive all'estero da anni e con figli. Solitamente il bi e tirlinguismo spaventano. Sono pochi i genitori che partono all'estero senza grandi ansie sull'apprendimento da parte dei proprio pargoletti del nuovo idioma. Le domande per i nuovi futuri expat sono sempre tante. Le risposte molteplici e dettate sempre dalla propria esperienza personale. Solitamente alla fine tutti sono d'accordo sul fatto che per i bambini la difficoltà nell'apprendimento non esiste, i bambini assimilano alla velocità della luce e dopo qualche mese si integrano allegramente.
La discussione però questa volta non verteva sulla facilità o meno da parte dei bambini di assimilare e di conseguenza integrarsi, ma sulla definizione stessa di bambino multilingue.
Si può definire bi o trilingue un bambino nato all'estero e cresciuto in una lingua diversa da quella genitoriale, pur mantenendo in casa la sola o, qualora fossero divers, le sole lingue dei genitori?
Si e no risponderei... per me il no va più verso la lingua di famiglia che quella della comunità e della socializzazione....il si invece si impone quando senza grandi sorprese si vede avanzare a loro agio questo bambini nelle diverse lingue.
Ovvio che un bambino nato in una famiglia italiana, nei suoi primi mesi di vita sarà esposto all'italiano in modo più intenso, ma non si deve sottovalutare l'ambiente esterno, un bambino per il semplice fatto di vivere in un Paese in cui si parla un'altra lingua ne capterà, anche dall'inizio, molte intonazioni e sfumature... Nel momento in cui poi il bambino viene inserito in contesti di socializzazione la nuova lingua diventerà per forza pian piano dominante.
La lingua di famiglia rimarrà circoscritta all'ambiente familiare e pur essendo assimilata perfettamente mancherà comunque di un qualcosa che avranno invece la lingua o le lingue della socializzazione. Mi spiego meglio. Penso a mia figlia maggiore. Perché per le successive lei è stata all'interno della famiglia la personcina che ha veicolato il francese come lingua dominante delle relazioni tra sorelle. Federica era la prima. Con lei parlavamo solo in italiano, ma il francese lo viveva quotidianamente, attraverso i nostri amici e le relazioni di tutti i giorni. A sei mesi andava al nido per qualche ora alla settimana. Ha incominciato a parlare presto, prima dell'anno una miriade di parole, ad un anno le prime frasi ben strutturate. L'alternarsi conscio della due lingue era spiazzante. L'assimilazione dei vocaboli anche. Dopo papà e mamma, le prime parole sono state Aurevoir, e non arrivederci o ciao perché onestamente erano parole molto poco usate intorno a lei, e attenta, cosa che le ripetevo solo io costantemente e in italiano.
Ma al di là della lingua quello che la bambina ha veramente assimilato, e che fa la differenza tra il parlare perfettamente una lingua ed essere bilingue, sono tutti i meccanismi di mettersi in relazione che stanno dietro la lingua stessa, tutto quel bagaglio di comportamenti legati al far parte di una cultura che difficilmente fai tuoi quando non ci sei tuffato dentro da piccolo.
Un adulto pur parlando perfettamente una lingua non sarà mai bilingue nel senso largo del termine proprio perché rimane legato a tutta una serie di meccanismi che dominano la sua lingua di nascita e che difficilmente abbandonerà per assimilare completamente quelli della nuova o delle nuove.
Per lo stesso motivo un bambino che cresce all'estero, come le mie ragazze, pur parlando perfettamente l'italiano, non avrà mai il pieno possesso di tutte quelle sfumature culturali e relazionali che sono tipiche della nostra lingua.
In questo per me sta tutta la differenza.
Le mie figlie hanno aggiunto l'inglese come lingua straniera abbastanza presto nel loro percorso, e dopo il nostro periodo giapponese e poi indiano, l'inglese è diventato una lingua ben nota e utilizzata con dimestichezza... Quel che mancava per fare il salto verso il trilingue era proprio la dominanza assoluta di tutti quegli aspetti legati alla lingua, tra cui in primis queste benedette regole di vivere sociale tipiche del Paese....l'acquisizione è stata rapida proprio perché immerse nel mondo americano al 100%, e obbligate a mettersi in relazione con i loro coetanei utilizzando i loro stessi metodi e strumenti e non quelli all'europea.
Sono assolutamente convinta che ci sia una bella differenza tra il parlare bene e l'essere bilingue, io stessa pur parlando francese perfettamente e conoscendone mille sfumature, non mi definirei bilingue ( pur cresciuta con un padre che a casa ha sempre e solo parlato in francese), e non mi definirei bilingue proprio perché i meccanismi dominanti del mio comunicare sono più italiani  e questo pur essendo sempre meno italiana e sempre più cittadina del mondo.
E se si cambia Paese? Beh se vi si resta il tempo sufficiente perché i bambini veramente possano essere immersi in  profondità nei suoi meccanismi sociali, creeremo dei mostri poliglotti e soprattutto poli culturali che è quello che li rende Third culture kids (TCKIDS).
questo libro e' da leggere
Possedere la cultura di un Paese e farla propria: questo rende veramente multilingue!

martedì 3 novembre 2015

Qualche precisione sul funzionamento delle assicurazioni americane

L'altro giorno ho dovuto scegliere il tipo di copertura assicurativa che prevediamo per il 2016. A fine ottobre infatti Tesla ci chiede di scegliere tra le diverse opzioni assicurative quella che riteniamo più opportuna per la nostra famiglia e per coprire le nostre esigenze.
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Come sempre tuffarsi in questo mondo di business legato alla malattia, mi fa dire quanto la gente è fortunata a vivere in Paesi in cui l'assistenza sanitaria è un diritto accessibile a tutti.
In America se non si è assicurati si rischia veramente di finire sul lastrico per problemi di salute e tanti sono purtroppo i cittadini che non possono permettersi una copertura assicurativa dignitosa, che permetta loro di affrontare serenamente dal punto di vista economico eventuali problemi.
Noi siamo fortunati perché abbiamo un'azienda alle spalle che copre in modo abbastanza generoso i costi di assicurazione, liberi poi noi di volerla eventualmente integrare per avere una copertura ancora maggiore, o meglio per non rischiare di dover tirare fuori troppi soldi di tasca nostra.
Ormai al nostro quarto anno negli States ho capito un po' meglio come il tutto funziona.
Poche sono le assicurazioni che coprono tutto e in toto dal primo giorno dell'anno, nel senso che esiste sempre una piccola parte di spesa, il copay, che tocca pagare agli assicurati, almeno fino ad un massimo di out of pocket previsto al momento in cui si stipula il contratto e che può essere più o meno elevato a seconda di quanto cara è l'assicurazione.
Questo copay varia poi a seconda che si sia seguiti in una struttura convenzionata con l'assicurazione, per noi ad esempio l'ospedale di Stanford o il rinomato Palo Alto Medical Foundation, o che si vada fuori dal circuito previsto dall'assicurazione. In questo secondo caso ti rimborsano lo stesso, ma con una percentuale minore e di conseguenza un copay più alto. Per noi ad esempio i rimborsi vanno dal 90% in network al 70 fuori dal network. Qui molto spesso risiede l'assurdo, e vengono a galla le pecche del sistema. Il network può essere carissimo e le assicurazioni vogliono dimostrare di trattare le tariffe, e questo per spingere la gente a farsi curare all'interno del sistema da esse sostenuto. Le fatture che noi riceviamo con le parti rimborsate dall'assicurazione sono in realtà poco chiare e nell'insieme non si capisce mai quanto realmente costi il servizio. Il fuori network può essere più abbordabile, ci sono medici che scelgono di non essere convenzionati con nessuna assicurazione, per non dover render loro dei conti, e a volte, come la nostra dottoressa, hanno tariffe assolutamente competitive per il mercato, e a mio avviso per le assicurazioni stesse, in quanto di tasca loro sulla carta si troverebbero a sborsare meno... Ma non è così proprio perché nel network i conti non sono fatti in chiaro e il paziente non li vedrà mai nella loro realtà!
Questo può essere importante da tener presente quando di sceglie un'assicurazione. Alcune non consentono ad esempio di andare fuori network, come ad esempio Kaiser, che ha le sue strutture e i suoi ospedali. Se si vuole avere la possibilità di scegliere si deve guardare attentamente questi dettagli.
Ma alla fine anche se assicurati quanto ci può costare farci curare?
Per questo esiste sempre un massimale, individuale o per famiglia, stabilito dal contratto, oltre al quale si sa non si tirerà più fuori un soldo. Anche qui la cifra è variabile ed è importante prenderla in considerazione ad esempio se si ha in previsione in grosso intervento o una patologia delicata, o anche se semplicemente non si vuole correre il rischio di tirar fuori troppi soldi di tasca propria.
Esistono poi dei conti bancari appositi per le cure mediche. I soldi che vi vengono versati devono essere utilizzati per le cure mediche,  i medicinali e tutto ciò che rientra in ambito salute ( anche occhiali e lenti a contatto per esempio). Questi conti sono utili ad esempio per metter i soldi previsti come massimo out of pocket, che non saranno tassabili e saranno trasferibili da un anno all'altro.
Fin qui il discorso riguarda la Health insurance, quindi la copertura medica e ospedaliera, ma non dentistica e oculistica.
Per queste due ci sono assicurazioni separate, anch'esse con le loro particolarità e i vari in network e out of network. E anche per loro si deve fare attenzione nella scelta. Ad esempio per la dentistica non tutte propongono la stessa copertura al di là dei controlli di routine, che di solito sono molto ben coperti. In questo il principio del prevenire è meglio che curare è preso ben in conto negli Stati Uniti.
Hanno capito che si rischia di sborsare molto di più a non rimborsare completamente una mammografia o degli esami del sangue, così come costa meno rimborsare la pillola al 100% anziché ritrovarsi a pagare profumatamente le spese di un parto!
Comunque non molte assicurazioni dentistiche coprono bene l'ortodonzia, e in generale quasi tutte, almeno tra quelle proposte dalla nostra società, che sono tra le più comuni e grosse polize assicurative, coprono un massimo di 2000$ totali per tutta la vita.... Se si pensa che un apparecchio costa sui 7000$, è chiaro che il rimborso non sarà mai eccezionale.
Le spese oculistiche e dentistiche non rientrano poi nel massimale di out of pocket per individuo e famiglia, quindi sono da valutare separatamente.
Globalmente anche se ben assicurati, non lo si è mai completamente, e si deve sempre prevedere un po' di soldini da sborsare.
Mi chiedo se un giorno il sistema cambierà, se gli Stati Uiti raggiungeranno gli altri Paesi civilizzati dove farsi curare è un servizio per tutti e dove non si deve aver paura di farsi visitare per la conseguente paura di una fattura troppo salata.
Grazie ad Obama comunque non solo tutti hanno l'obbligo di assicurarsi, cosa sacrosanta non esistendo il servizio pubblico, ma chi non può perché ha risorse limitate può comunque accedere alle cure necessarie.
Il mio post non vuole essere una spiegazione tecnica ed esaustiva del sistema assicurativo, ma semplicemente un tentativo di spiegare con parole mie quello che pian piano ho integrato dopo qualche anno di vita americana!

giovedì 29 ottobre 2015

E sono 46!

Sono già 46, da non crederci!
torta di compleanno

Sono 46 e non mi sembra vero!
46 e non mi sento poi tanto diversa rispetto a 20 anni fa. Certo tre figli in più e vent'anni di vita alle spalle ti cambiano un po' ma non del tutto, non completamente, almeno nel mio caso.
Mi spaventavano i 40 anni prima di arrivarci, e con 6 anni di bilancio alle spalle, posso dire che sono gli anni migliori, senza nessuna ombra di dubbio. Gli anni della consapevolezza, in cui si raggiungono tanti equilibri come donne, come madri e amche come mogli. Non si vive più nella costante ricerca di migliorarsi, ci si accetta con pregi e difetti, non si vuole  più costantemente dimostrare cosa valiamo, cosa siamo capaci di fare ...
Sappiamo accettare i fallimenti conmaggiore distacco e i successi come fantastiche conquiste.
Non abbiamo bisogno di mostrarci diverse da quello che siamo, abbiamo imparato ad amarci cosi  e ad amare anche quello di noi che non ci piaceva. Siamo pronte a fare dei compromessi molto più di prima, abbiamo imparato con gli anni che la vita non è bianca o nera ma ricca di sfumture. 

festeggiata!!
Abbiamo imparato a fare delle scelte, senza troppi rimpianti, abbiamo conquistato tante sicurezze, è per questo siamo più libere nelle nostre scelte.
Abbiamo molta più liberta, o almeno ce l'ha chi come me ha figli ormai adolescenti. Abbiamo energie da vendere perchè  devo constatare che non è un palla dire che i 40 sono i nuovi trenta!...
Anni fa, quando ancora i 40 erano lontani, e i 46 sembravano lontanissimi, lessi un articolo dove si parlava proprio di tutto questo, di come a 40 anni la donna fosse più consapevole di molte cose, più serena e in pace con se stessa, più libera, meno legata allo sguardo altrui e svincolata da mille incombenze legate ai figli piccoli. Mi sembrava fossero le solite cose campate li per aria da una giornalista desiderosa di conquistare un pubblico femminile terrorrizzato da questo passaggio anagrafico inevitabile. Adesso invece posso dire che mi rivedo al 100 per cento in quelle parole, lei non contava cucche, diceva la verita'!
Alla fine benche faccia un po paura vedere gli anni che avanzano, trovo che la maturita' che ci si conquista faccia un gran bene. Forse è una questione di testa, il fatto di dirsi che tutto sommato non potendo andare contro il tempo è importante metterci il cuore in pace e farlo con entusiasmo, trovando in ogni step successivo tutto il positivo che ci puo' essere...
Sentirsi sempre giovani, avere mille idee, alzarsi dal letto con grinta ogni mattina, continuare ad essere curiosi e a fare progetti, per me sono stati la chiave giusta di questi ultimi anni, e lo saranno di sicuro per i prossimi ... spero!!
intanto i festeggiamenti si protraggono ancora.... tutto sommato anche questo aiuta!