domenica 22 ottobre 2017

Speriamo di non ammalarci !

Quando sono arrivata in India dal Giappone, il mio nuovo Paese era talmente agli antipodi del precedente che non sono mai cascata in inutili confronti. L'India sta al Giappone come il dolce al salato, il caldo al freddo... Il caos del 'India strideva con l'ordine maniacale del Giappone, la sporcizia del tutto con la pulizia che mi ero lasciata alle spalle, la naturalezza delle persone con le rigide convenzioni che regolano i comportamenti nipponici. Poi c'erano i colori, gli odori, i rumori, in contrasto con i toni più tenui, i profumi meno intensi, i rumori leggeri. Insomma l'altra faccia del mondo altrettanto stupenda e intrigante.
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Diversamente i confronti tra un prima e un dopo sono abbastanza normali è assolutamente inevitabili. Nessun expat si è mai accontentato semplicemente di voltar pagina, e di immagazzinare ricordi, in modo del tutto naturale il dire vedi lì era così, adesso sarà diverso, fa parte del passaggio ad un nuovo Paese, dei piccoli passi verso l'accettazione della partenza e l'integrazione delle novità.
Ho amato profondamente la California, le sue bellezze naturali, l'aria di perenne trasformazione e innovazione che si respirava in Silicon Valley. Mi sono innamorata perdutamente di Stoccolma, vero colpo di fulmine direi.... Ma nel quadro idilliaco intravedo un piccolo punto negativo e naturalmente lo confronto con quello che ho per cinque anni avuto a disposizione....
Ho fatto un preambolo lunghissimo ma adesso arrivò al punto
Il sistema medico.
Tasto dolente in Usa per vari motivi. Tasto dolente nella bella Svezia per motivi molto diversi.
Allora incominciamo con un aneddoto.
Arriviamo a Palo Alto, settembre 2012. Figlia numero uno con un gran mal di gola. Come sempre non mi precipito dal medico, tanto più che essendo lì da un mesetto non avevo ancora affrontato seriamente il problema (leggasi avevo il sacro terrore di dover sbattermi e trovare un nuovo dottore), e tecnica dello struzzo evitavo di affrontarlo. (  Il tema assistenza sanitaria in espatrio è sempre delicatissimo...Siamo obbligati ad ogni Paese ad adeguarci ad un nuovo tipo d'approcico e psicologicamente si rimanda sempre il momento in cui si dovrà far ricorso ad un nuovo sconosciuto dottore che chissà come sarà...)
Il mal di gola dura diversi giorno e la febbre entra a far parte del quadro.
Faccio leva su me stessa e la porto da un nuovo dottore, nel super centro medico, fiore all´occhiello della Silicon Valley, di quelli in cui entri già carta di credito alla mano e speri che non sia troppo doloroso (la spesa ). Il nuovo dottore anziché incominciare con una cura adeguata, si perde alla ricerca della malattia rara. Insomma per diversi giorni non le viene data nessuna medicina, ma vengono fatti test di vario tipo, dalla mononucleosi a cosetta meno leggere... e intanto la poverette con una gola avvolta da placche e febbre a 40 attendeva la fine....
Ecco in America si parte sempre dal peggio per poi scartando pian piano ogni possibile malattia più o meno mortale si arriva a diagnosi semplici, tipo laringite o gastroenterite...
Il tutto ovviamente con costi assolutamente fantasiosi, che le assicurazioni coprono più o meno e per i quali spesso un pochetto devi tirarlo fuori di tasca tua (il famoso out of pocket).
Svezia cinque anni dopo. Semplice eczema, chiaro e lampante, questo si, ma mai avuto così per figlia numero tre. Andiamo nell´ambulatorio davanti a casa, dal quale dipendiamo (sono 12 piani di medici di tutte le forme e specializzazioni, con laboratori e rieducazioni, più farmacia dietro l´angolo). Il centro così di primo acchito non ha niente da invidiare a quello privatissimo californiano, pulito, ordinato, personale cortese e soprattutto paziente con me e il mio svedese da 5 ore di lezione alle spalle.
Aspettiamo un tempo che sembra infinito, alla fine una dottoressa ci riceve, non è il medico che ci hanno attribuito, sfiga delle sfighe era assente oggi. La dottoressa chiede come mai siamo li e io le spiego il problema, Camilla ha due placche d´eczema visibili sotto gli occhi. La dottoressa non banfa, non batte ciglio, non fa domande, non la guarda praticamente. Io parto sulla spiegazione della rava e la fava, siamo appena arrivati, forse l´acqua, forse il freddo. Sempre imperturbabile. Okay provo con gli antecedenti famigliari, storie di allergie , sorella con eczema... la dottoressa si vede che vorrebbe bloccare il mio monologo, ma non sa come fare,visibilmente di chi siamo e come stiamo le importa poco. In 5 minuti, quelli in cui ho parlato solo io, siamo fuori con in regalo un viaggio in farmacia dove recupereremo la crema da mettere due volte al giorno mattina e sera... e poi se non passa ci chiami.
Si certo l´eczema era chiaro e non c´era bisogno di cercare altro (come forse avrebbero fatto in California) ma due, dico due domandine su antecedenti e compagnia, mah...
Esco e vado verso la segretaria, carta di credito alla mano. Lei mi sorride e mi dice è gratuito signora, per i bambini fino a 18 anni non si paga nulla. Stessa scena in farmacia, esco con la crema e non ho sborsato un soldo, nulla.... beh diciamo che forse per i precedenti 5 anni abbiamo talmente dato che ora per un mondo più giusto per un po´ non diamo più....
Ecco il contrasto: una sanità cara come il fuoco, dove i medici si tutelano cercando il peggio per paura di non accorgersi di qualcosa e di essere trascinati in tribunale. Atti e medicinali prescritti alla grande, perché tanto le assicurazioni coprono, e per evitare i problemi meglio fare e strafare.
Una sanità pubblica al 100%, quella di un Paese ricco (in cui tutti pagano le tasse ), ma comunque che deve fare i conti con budget e compagnia: non si prescrive nulla di più, forse molto di meno.... il consiglio di chi è già qui da un po´ è: se hai un dubbio insisti fino a sfinirli, altrimenti vai altrove (leggasi a casa tua .... io poi dopo l´esperienza ospedaliera di quest´estate non sono mica tanto pro sanità italiana, ma qui mi sa che pare una bella lotta).
Fondamentalmente laggiù sotto il sole californiano le risorse ci sono e vengono spinte allo sfinimento ma non nel bene del paziente, ma nel bene del sistema, delle tasche delle assicurazioni e dei sonni tranquilli dei medici. Qui le risorse ci sono anche, ma appunto per evitare di sperperare sulle cavolate la si gioca al minimo indispensabile... poi pare che se ci sono veramente dei problemi lì tirano fuori l´artiglieria pesante. Il risultato po pare in modo stupefacente esseere un po´ simile in queste due parti di mondo: da un lato medici che dovendo render conto alle assicurazioni, vedono un paziente dietro l´altro senza avere veramente il tempo di fermarsi ed essere empatici. Dall´altro lato medici che devono fare i conti con una struttura pubblica alla quel si rivolgono tutti e per la quale i conti devono quadrare, per cui non hanno tempo di veramente fermarsi a capire chi sei!
Insomma per ora sono sempre follemente innamorata, ma è come se avessi scoperto che il mio grande amore ha i piedi che puzzano, un difettino di poco conto certo ma che in certe situazioni può rovinare l´armonia!

martedì 17 ottobre 2017

Domani

Domani mi sveglierò un anno più vecchia. Questa sera poserò la testa sul cuscino sapendo che da domani dovrò pensarmi con un anno di più.
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Quando ero bambina, come tutti i bambini, vivevo l´attesa del mio compleanno come se fosse Natale, quella candelina nuova sulla torta mi faceva sentire importante. Adesso le candeline incominciano a pesare, sulla torta incominciano a dover trovare i loro spazi per poterci stare, ordinatamente, tutte. Non mi spaventa questo passare del tempo su di me. Non mi rende né felice né triste passare ad un  numero nuovo. Ho voglia di festeggiare comunque anche se non ho più vent´anni, tanto per sdrammatizzare. Non mi spaventa questo correre veloce degli anni, mi piace voltarmi indietro e sorridere a quella bambina che ero, all´adolescente che sono stata, alla giovane mamma che non sono più. Non mi fa paura guardare davanti e vedermi più vecchia, più stanca, più fragile, anche se a volte vorrei fermare il tempo e dire grazie, okay, va bene, fermiamolo qui, blocchiamo l´immagine sulla me di adesso. Geliamo il tutto, noi con le stesse forze ed energie, loro grandi ma ancora abbastanza dipendenti da noi. Qualcuno ancora davanti a proteggerci da quella sensazione di primo della fila che si ha quando pian piano quelli che ci hanno sempre protetto incominciano a prendere commiato da questo mondo. Non si ferma il tempo, non si può, e poi forse è anche bello andare avanti, la curiosità di vedere il domani, un nuovo sole che sorge, un inverno più freddo, una nuova vacanza.
Fa strano pensare che gli anni davanti rischiano di essere molti meno di quelli già trascorsi, lascia una sensazione un po´ spiazzante il pensiero di aver costruito un innumerevole numero di ricordi e di momenti di vita che rischiano, anche questi, di essere più numerosi dei futuri. Ma alla fine comunque si continua a camminare, a costruire, a inventarsi una vita, a renderla nuova, allegra stimolante, qualitativamente sempre migliore ....
Domani feseggerò, riceverò auguri, abbracci sorrisi. La mia mamma, come ogni anno, mi racconterà quelle ore prima della mia nascita, il suo giro del mercato con il pancione, l´incontro con la vicina. Sentirò le voci squillanti e lontane delle mie ragazze, le parole tenere della piccola di casa. Sorriderò davanti al mio primo caffé del mattino, brinderò con nuove amiche. Guarderò i prossimi 365 giorni davanti a me fino al prossimo compleanno, sperando che siano belli, intensi e pieni di sorprese come lo sono stati i  precedenti 17520!!!

venerdì 13 ottobre 2017

La forza devastante del fuoco

La California sta bruciando. Sono qui seduta nella mia nuova casa a Stoccolma e guardo immagini devastanti di un mondo che è stato il mio fino a pochi mesi fa. Per molti può sembrare lontano, ma quando un posto è stato casa, tutto prende dimensioni diverse, succede così ogni volta che un terremoto tocca il Giappone, una catastrofe naturale colpisce l´India del sud, una bomba esplode in centro a Parigi... sono i miei mondi, sono con me e in me.
Un anno fa o poco più  ho recuperato Paolo all´aeroporto, rientrava proprio da Stoccolma e senza passare da casa siamo andati dritti a Napa, ci aspettavano degli amici per un week end all´insegna della degustazioni di ottimi vini, immersi negli splendidi paesaggi che quella regione unica al mondo sapeva offrire. Fu una delle prime occasioni in cui parlammo della possibilità di rientrare in Europa e trasferirci in Svezia. Sorseggiammo ottime bottiglie intorno ad una spelndida piscina con vista su chilometriche file di ordinati vigneti.
Tutto è andato in fumo, in poche ore di quel meraviglioso posto non è rimasto più nulla, così come non è rimasto più nulla di villaggi interi.
Vedo immagini di devastazioni che sembrano surrealiste, quartieri interi rasi al suolo, rimangono le strade a indicare un mondo che fino a pochi giorni fa era vita. La gente ha perso tutto, non solo la casa, anche il mondo nel quale era abituata a vivere. Non esistono più i vicini, la scuola, il supermercato.
Penso al mio quartiere a Los Altos, alla mia via tranquilla, il liceo alle spalle, le risate dei bambini nelle case accanto alla nostra. rivedo il gatto accovacciato sulla staccionata, la mia macchina parcheggiata davanti, le bici delle ragazze appoggiate al muro. Un quartiere tipico di ricca cittadina californiana, di quelle che hanno storie vecchie di 50 anni e ne vanno fiere. Un quartiere proprio come quelli che vedo adesso ridotti a cenere. Sono incredula. Siamo fragili di fronte a questa forza devastante. La vita stessa è fragile. Fa paura e fa riflettere.