sabato 16 novembre 2019

Amici che volano via...

Il telefono è appoggiato sul tavolo, si illumina di colpo, l’occhio cerca, si ferma, torna indietro.
Quello che non vorresti mai leggere e li, chiaro in tutta la sua violenza. Te lo aspettavi forse, ma non così in fretta, non così presto.
Le parole mi entrano dentro, si insinuano nel profondo, mi sento come anestetizzata. Le due amiche intorno a me balzano in piedi, mi circondano,  cercano di capire, anche se in fondo hanno capito che qualcosa è successo.
È morto un amico dico con quella poca voce che riesce ad uscire, gli occhi versano lacrime.
Un amico di quelli con i quali abbiamo percorso un pezzo di strada, costruito ricordi indelebili così fondamentali in questa nostra vita itinerante. 
Vivendo all’estero si intrecciano amicizie forti e intense, gli amici diventano  famiglia, ci aiutano a sopportare le distanze, colmano i vuoti. 
La vita in un paese rimane per sempre legata alle persone che ne hanno fatto parte in quegli anni, che sono stati capaci di esserci, di regalarci un sorriso, di condividere l’allegria di ore spensierate.
I ricordi vengono fuori con violenza estrema, le nostra vite che si intrecciano, i nostri bambini che giocano mentre un po’ più in là noi rifacciamo il mondo intorno al tavolo, un bicchiere di vino in mano.
Tanti piccoli momenti che ritornano in superficie, crudele film a rallentatore che mi scaraventa con forza in una realtà terribile: ho un’amica che soffre, un amico che ha chiuso gli occhi per sempre, tre ragazzi privati di un padre, troppo presto.
Il pensiero vola indietro  alle nostre pedalate in bicicletta sulla via di scuola, le risate allegre dei nostri bambini, i pic-nic nel parco il week end per tirare tutti un po’ il fiato, le sciate insieme, la vita davanti tutta ancora da costruire. E adesso eccoci qui nessuno ci porterà via quei ricordi, ma non ce ne saranno altri di uguali, la sorte, il destino, la sfiga, la malattia, non so che nome scegliere, ha deciso diversamente.
Avremmo voluto avere il tempo di dirti addio, avremmo voluto che la distanza non fosse qui a impedirci di essere lì come vorremmo, avremmo voluto avere ancora il tempo per un ultima serata spensierata, di quelle che cancellano di colpo i chilometri e le vite che ormai scorrono lontane. 
Non è stato così, non sarà così. Cercheremo di esserci per te amica mia e per i tuoi ragazzi, per aiutarti ad accettare l’inaccettabile e per continuare a vivere nutrendoti della ricchezza della vita stupenda che avete costruito insieme, delle tante avventure che la vita d’expat vi ha regalato. Che tu possa trovare nei vostri figli le energie per vivere per te e per lui.

Vi voglio bene.

sabato 9 novembre 2019

Espatrio si ma con precauzione.

Partire all’avventura.
Da anni e sempre più spesso leggo di giovani e meno giovani che decidono di mollare tutto e partire all’avventura, alla ricerca di una vita nuova, più stimolante o anche solo di una vita degna di essere vissuta.

Spesso, spessissimo aspiranti migranti mi contattano per sapere come fare,  come fare a conquistare l’America o anche solo quella nuova eldorado che è il nord Europa.
Poveretti con me cascano malissimo, il concetto di partire all’avventura quando non si è soli ma coppia o famiglia, mi sfugge, non ne capisco il senso.
Non fraintendete, adoro l’avventura, la mia vita negli ultimi 23 anni è stato un susseguirsi di occasioni colte al volo che ci hanno regalato esperienze straordinarie, ma c’è un ma, anche quando siamo partiti per quella  che noi chiamiamo un’avventura senza paracaduta, in realtà avevamo le spalle parate e tante sicurezze davanti a noi, il che si traduce in poche parole in un contratto di lavoro.
Ecco perché faccio fatica a leggere o sentire in una stessa frase avventura e espatrio. Non si parte all’estero senza qualche certezza e l’unica vera è avere in mano un lavoro,  che poi questo possa non essere quello dei nostri sogni va bene, ma almeno ci da la certezza di atterrare dolcemente e di non ritrovarci catapultati in un incubo. Non si sposta una famiglia improvvisando l’atterraggio, il rischio è veramente quello di farsi male e di non riuscire neanche a tornare a quella vita che ci stava stretta, dalla quale si fugge.
Anche qui il concetto di fuga mi spaventa un po’, benché capisca a volte il disagio di certe situazioni, non penso che fuggire in un paese sconosciuto sia la soluzione né aiuti nell’avere lo spirito giusto per adattarsi in un nuovo contesto. Se l’espatrio deve essere valutato in modo approfondito, espatriare per fuggire ad una situazione scomoda che sia professionale o di vita, è rischiosissimo.
La fuga non regalerà mai la serenità necessaria per apprezzare il nuovo mondo. La fuga mescolata con nessuna certezza porterà dritti al fallimento.
Tutte le volte ripeto tipo mantra che senza un contratto di lavoro e la voglia di andare non si deve partire. Non è semplice certo cercare lavoro da lontano, creare le connessioni necessarie in paesi a ore di volo dal nostro, ma non c’è scelta, questa è l’unica via da seguire se si vuole veramente vivere un’esperienza che porti al successo e alla soddisfazione personale.
Visto dal salotto di casa l’estero, ovunque esso sia, può far sognare, ma confrontarsi con la realtà spesso è molto ma molto diverso e per partire con il piede giusto si devono eliminare tutti gli elementi fonte di stress, l’essere privi di un lavoro è l’elemento da non prendere neanche in considerazione.
Dal lato pratico: volete assolutamente partire e siete convinti che il paese X possa offrirvi ciò che cercate?
Per prima cosa tenetevi ben stretto il lavoro che avete e le sicurezze che avete, muovendovi pian piano nella ricerca di qualcosa in questo paese che per diverse ragioni avete eletto come la vostra eldorado. Prendetevi del tempo per perlustrare e creare contatti, passateci una vacanza e sondate il terreno. Vivere un paese dall’interno durante questa parentesi vacanziera può darvi a grandi linee l’idea e aiutarvi a misurare la temperatura del mercato del lavoro in loco.
Informatevi su quali sono le possibilità per profili come il vostro, non tutti i profili sono ricercati ovunque e certe professioni non sono esportabili.
Nello stesso tempo cercate di capire il costo della vita, il salario necessario per vivere dignitosamente. A volte uno stipendio può sembrare altissimo ma rapportato al paese non permette di vivere poi così bene: valutatelo non con il metro del vostro paese di partenza. 
Non dimenticate che tirare a campare a casa propria sorretti da famiglia e amici, benché duro è meno duro che tirare a campare dall’altra parte del mondo soli soletti è tutta un’altra cosa.
Vivere all’estero non è semplice, molti sono gli elementi che mettono a dura prova, se si aggiunge la ricerca spasmodica di un lavoro necessario per sopravvivere, il rischio di insuccesso è altissimo, non ne vale la pena, soprattutto perché è veramente possibile fare le cose in modo ordinato e sensato!

Godetevi l’avventura ma misuratene i rischi!

mercoledì 6 novembre 2019

Grazie amici

Siamo già a novembre, ottobre alle spalle, Natale dietro l’angolo.
Le ultime settimane sono state intense, non ho neppure avuto il tempo di scrivere. Ho concepito mille post nella mia testa ma poi al momento di metterli giù nero su bianco, c’è sempre stato qualcosa da fare.
Ho chiuso un mese, quello di ottobre, che con dolcezza mi ha catapultata in un nuovo decennio. Dagli inizi del mese le giornate si sono susseguite sempre un po’ con il pensiero a questo traguardo, se di traguardo si può parlare...

Più volte mi sono voltata indietro per capire se fossi veramente io quella che stava facendo questo salto, vent’ anni fa mi sarei messa a ridere esclamando mamma che vecchia. E invece ripensandoci bene, osservando la strada fatta, i tanti paesi, le innumerevoli avventure, le esperienze, i progetti, i viaggi, le scoperte, 50 anni di continuo costruire ci stanno tutti.
Ho festeggiato egregiamente e ininterrottamente per giorni, tra Stoccolma e Torino, circondata da amici nuovi e di vecchia data, con intorno l’affetto di chi mi conosce da poco ma che è come se mi conoscesse da sempre, e di chi fa parte della mia vita da talmente tanti anni da non vederne l’inizio.
E forse è questa la cosa più bella: questi amici che ci sono, ci sono sempre stati e direi abbastanza con certezza, ci saranno sempre. Gli amici sopravvissuti agli anni e alle distanze, quelli incontrati cammin facendo e quelli freschi freschi della mia vita svedese. Ho avuto ancora una volta da una parte la conferma che circondarsi di persone alle quali voler bene è possibile sempre e ovunque,  e dall’altra che in questo perenne andare gli amici veri rimangono. Non serve vedersi tutti i giorni per essere affiatati, non serve condividere un quotidiano quando a volte quell’ora passata insieme stringe un nodo mai disfatto.
Forse sono fortunata, anche se non penso che in amicizia la fortuna giochi la sua parte, ma piuttosto che mantenere legami sia un attento esercizio, così come sia un complesso gioco di sentimenti crearne di nuovi.
Ho festeggiato l’inizio di un nuovo decennio, chiudendone un’altro che mi ha vista cambiare tre paesi, tre città e quattro case. Un decennio di grandi sfide, anche professionali, un decennio in cui abbiamo colto al volo occasioni rischiose, buttandoci a capofitto in avventure ricche di incognite, che alla fine si sono rilevate vincenti.
Ho chiuso un decennio in cui da famiglia di cinque siamo passati a famiglia di tre, imparando ad essere famiglia di cinque a distanza e durante la parentesi rapida di una vacanza. Apro un decennio che ci porterà per forza di cose ad essere di nuovo solo coppia, nel quotidiano. Le nostre ragazze voleranno tutte da sole, saremo ancora lì per un po’ a proteggerne i passi incerti, ma non più motori e protagonisti delle loro vite, solo fieri spettatori.
Non mi spaventa neanche questo, così come in passato non mi ha spaventato il diventare famiglia dalla giovane coppia che eravamo. Ho chiuso il mese di ottobre con allegria, sono rientrata a Stoccolma e nonostante l’inverno sia ormai ben presente e le giornate sempre più corte e buie, sono piena di energie, quelle energie che solo il grande affetto e la forze dei tanti amici che mi hanno circondata e hanno festeggiato con me, sanno trasmettere.

Grazie amici!