mercoledì 20 marzo 2019

Gioie e dolori della vita d’expat...

Anni fa quando vivevamo in Giappone un giorno ricevetti in risposta ad una delle tante email che inviavo ad amici e parenti, un messaggio che all’epoca, e non solo, mi fece particolarmente riflettere. La laconica risposta  ad uno dei miei divertenti racconti di vita nipponica in sintesi diceva: okay bene ti piace, ti diverti, e noi invece siamo qui a farci il culo e a faticare...
Rimasi basita, mi si apriva un mondo, quello dello sguardo accusatore su chi è expat, visto come un viziato privilegiato, per nulla motore della sua vita, ma vittima in senso positivo di una serie di circostanze indipendenti dal suo agire, portatrici di agi e di serenità.
All’epoca risposi seccamente e i rapporti si chiusero li. Ero giovane e digiuna di vita e soprattutto di vita all’estero, con gli anni, i paesi e l’esperienza ho aderito al motto quel che avviene in espatrio resta in espatrio. Brutto ma pratico. Brutto perché non è divertente non condividere gioie e esperienze che questa vita itinerante ci da, pratico perché non si rischiano qui pro quo e passi falsi, non si rischia di dire la parola di troppo o di raccontare l’episodio che non sarà capito e che sarà anche mal interpretato.
Ogni tanto però ingenuamente si ha voglia di raccontare e tutte le volte mi morderei la lingua, io che ripeto tipo mantra alle mie figlie di fare profilo basso, poi ci casco e racconto sprazzi del nostro mondo, spontaneamente per voglia di condivisione, perché non abbiamo nulla di cui vergognarci ed ogni singolo pezzo di vita ce lo siamo guadagnato.
Sarà che io sono felice dei successi di chi mi sta intorno, mi piace condividere con le persone che penso mi siano vicine sentimenti e piccole conquiste, sarà che nonostante gli anni che delicatamente si posano sulle mie spalle, continuo ad essere ingenua e a vedere tutto rosa e fiori.
Le critiche, le frecciatine, i commenti mal detti, mal fatti, mescolati con un po’ di brutta invidia, fanno sempre male, non riesco ancora a lasciarli rimbalzare e a farli scivolare sulla mia pelle... rimangono lì piccole ferite che spesso non hanno neanche il tempo di chiudersi, altre si sovrappongono... e tu lì a chiederti dove hai sbagliato, quando hai detto la parola di troppo, quando non ti sei reso conto che aprivi troppo il tuo mondo.
Fa sempre riflettere, fa sempre un po’ male, ma difficile imporsi di mettere barriere, di chiudere completamente la porta e di non lasciare entrare nessuno se non quelli che vivono come noi.

Vivere in equilibrio, camminare sugli specchi, ecco in sintesi quello che dobbiamo fare quotidianamente...

venerdì 15 marzo 2019

Il mondo lo salverà Greta!

Quando ero al liceo ogni sabato si manifestava, i motivi erano tanti ma la pace nel mondo era spesso il motore di tutti. Un picchetto compatto rimaneva davanti al portone per convincere i più giovani a non mettere i piedi a scuola, senza violenza e con il sorriso. A me spesso bastava lo sguardo di mia sorella, schierata sempre in pole position all’epoca, per non varcare la soglia, leggevo nei suoi occhi un severo rimprovero per la mia poca partecipazione alle cause molteplici che invece alimentavano la sua passione politica. Lei aveva diciassette anni e io 14. Lei si divertiva ad urlare contro il sistema, io mi chiedevo se avesse senso o forse non me lo chiedevo neanche, seguivo lei, gli altri.

Ieri ma figlia è tornata a casa da scuola, aveva comperato un grosso cartellone bianco e si è preparata per scendere in piazza oggi come il 90% dei suoi coetanei in giro per il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti, dall’Italia alla Svezia.
Io ho giustificato mia figlia per la sua assenza da scuola, come penso tutti i genitori dei suoi compagni e amici che come lei alle 11 si sono ritrovati a Stoccolma trascinati da una sedicenne che di nome fa Greta, che ha due treccine che le scendono sul petto e un faccina ancora da bambina, ma la forza di un vulcano in eruzione e una rabbia assurda e giustificata contro di noi, la generazione dei suoi genitori, quella dei nostri genitori e tutte quelle generazioni che hanno trascinato il mondo ad un punto di quasi non ritorno. Lei con i suoi occhietti vivaci oggi ha fatto urlare milioni di ragazzini in lingue diverse, tutti con in testa la stessa idea: o adesso o mai più, non esiste un pianeta B.
Ecco di pianeta ne abbiamo uno, stupendo in certi angoli da togliere il fiato, un pianeta che questi adolescenti vogliono trasmettere  ai loro figli e ai figli dei loro figli., un pianeta che noi trasmettiamo loro malato e zoppicante.

Io credo in questa generazione di ragazzini imberbi e giovani donne in divenire, credo nella loro forza, intelligenza, tenacia, voglia di agire, sono fiera quando li osservo, quando osservo le mie figlie, la loro voglia di cambiare il mondo e di darsi soprattutto gli strumenti per farlo. Bravi ragazzi continuate a prendere a schiaffi noi adulti, i politici che ci stanno intorno, inerti, tutti quelli che parlano e parlano ma alla fine non agiscono o agiscono poco. Noi abbiamo bisogno di voi e insieme forse ci riusciremo.

mercoledì 13 marzo 2019

Ammissioni nei college americani: quando il sistema fa acqua.

Notizie di cronaca americana,: si grida allo scandalo, le ammissioni in certi college prestigiosi sono state manipolate da un individuo senza scrupoli che ha spennato per bene più che agiati genitori desiderosi di garantire alla progenitura l'ingresso nell'élite delle università americane.
Il processo di ammissione nei college statunitensi è particolarmente intenso, di anno in anno la competizione si fa più serrata e per i ragazzi è uno dei momenti più stressanti della loro vita. Tanti sono i criteri, tante le caselle da riempire, viene richiesto loro di essere intelligenti, brillanti, di mantenere la rotta dal punto di vista accademico, sportivo e sociale. Viene spesso richiesto loro di essere come non è semplice essere a 17-18 anni, già personalità con i contorni definiti e con un qualcosa che li distingua dagli altri.
Ci siamo passati due volta  con ansie, qualche lacrima e ogni tanto la voglia di dire basta. Le abbiamo viste scrivere essay, rispondere a domande, mettere insieme pensieri, focalizzate in una sola e unica direzione entrare dove volevano entrare. Abbiamo atteso con loro trepidanti il famoso ADMITTED che ti cambia la vita. Abbiamo visto le nostre ragazze tese, preoccupate, poi le abbiamo viste piangere di gioia, lacrime infinite.
Le abbiamo appoggiate, abbiamo dato loro tutti gli strumenti per riuscire, incominciando dal sostegno continuo, dagli stimoli, dall'apertura mentale, dai viaggi, dalle discussioni costruttive in casa intorno a temi di ogni tipo, fino alla scelta di un ottimo liceo, con insegnanti capaci che potevano preparale bene, abbiamo pagato loro dei corsi per preparare i test necessari per essere poter sperare di essere ammessi, abbiamo anche "assunto" una consigliera per aiutarle a preparare i dossier, lei con pazienza le ha guidate, le ha aiutate a scegliere tra una scuola e un'altra, perché non si può applicare ovunque, ha dato loro linee guida. Le abbiamo ascoltate quando erano preoccupate, le abbiamo consolate quando erano stufe, le abbiamo tenute per mano in questo cammino verso la vita adulta. Abbiamo fatto il nostro dovere di genitori e loro quello di figli. Sono andate a scuola, hanno studiato, si sono rimboccate le maniche, hanno portato a casa i risultati che servivano per essere dove sono adesso, dove si meritano di essere.
Ecco allora mi chiedo ma quei genitori che invece hanno tirato fuori un libretto degli assegni per sostenere dei figli che forse non hanno mai provato a passare serate a studiare, a preoccuparsi per un risultato, a sognare di riuscire con le proprie forze, quei genitori come si sentono, fieri? orgogliosi? no perché il nostro compito non è togliere di mezzo gli ostacoli dal cammino dei nostri figli, è dar loro gli strumenti per imparare a superarli. Non è stendere un tappeto rosso dove passano perché la strada non sia troppo ardua, è spiegar loro come si cammina in salita, quando tutto diventa più duro, ma sempre possibile se ci si crede. Non è mostrare loro che con i soldi si può comperare tutto, ma far vedere che è con tenacia che si ottengono i risultati, che si realizzano i sogni, che ci si costruisce come individui.
Storia molto triste.