domenica 14 gennaio 2018

la generazione orizzontale...

L´ultimo mio giro torinese ho preso in prestito dalla mia mamma il libro di Michele Seraa, Gli sdraiati. In realtà avrei voluto avere il tempo di guardare anche il film, raro caso in cui la voglia di vedere il film aveva la meglio sulla lettura del libro... mi sono comunque accontentata.
Il libro onestamente mi è piaciuto più o meno, ma il tema quello invece mi tocca da vicino e molti spunti sono fantastici.
¨in genere dormono quando il resto del mondo è sveglio e vegliano quando il resto del mondo stà dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti. I figli già ragazzi.¨
Ecco da mamma di adoescenti l´argomento mi tocca.
Il tema mi tocca.
Il tema dell´adolescenza dei rapporti con i genitori, della crescita dei nostri ragazzi in un mondo che non fa loro regali.
il libro parla di una generazione,o meglio di due,la loro e la nostra.
Noi siamo quelli che stanno in piedi, loro sdraiati. Noi osserviamo il mondo dall´alto, loro dal basso.
Gli sdraiati sono loro, la generazione delle mie figlie.
Gli sdraiati la trovo la definizione perfetta.

Premetto che adoro questa generazione, quella delle mie ragazze, la trovo interessante, stimolante, sorprendente. Sono cresciuti in un momento in cui il mondo ha messo una marcia in più, hanno giocato parte dell´infanzia proprio come noi, tra pedalate in bicicletta e corse a perdifiato, ma nello stesso tempo sono stati accompagnati nella loro crescita dalla tecnologia crescente. Rispetto a noi, alla nostra di generazione, hanno sicuramente avuto più stimoli e indubbiamente anche più sfide, anche perché la tecnologia porta con sé una serie di pressioni che mettono a dura prova questi giovani: i social media sono un peso, l´immagine che veicolano non aiuta, si deve sempre essere al top, si è sostanzialmente costantemente in vetrina....
Detto questo però non c´è definizione che calzi loro più a pennello che gli sdraiati. La posizione orizzontale è la loro. Vivono sul letto, snaturato ormai della sua essenza di posto in cui dormire diventa, casa, cuccia, ufficio, luogo di comunicazione.
Il letto (ma anche il divano in certe occasioni) potrebbe essere alla fin fine l´unico elemento di arredo delle loro stanze, scrivanie, tavolini, sedie non solo non servono. ma sono anch´essi snaturati dal loro essere tali, e utilizzati come elementi di appoggio del caos che circonda gli sdraiati, capaci di vivere serenamente nell´assoluto disordine.
In tutto ciò io madre non vedo, cosa assurda, nulla di negativo, osservo, ogni tanto mi innervosisco, ma non giudico questo loro atteggiamento un segno di involuzione della specie umana, ma anzi di una ulteriore evoluzione, che purtroppo non tocca più noi ma loro.
Se da un lato devo far leva su me stessa per rimanaere zen dopo 4 ore di posizione orizzontale loro, sono comunque in ammirazione di fronte al fatto che dietro questa estrema inerzia ci siano individui estremamente interessanti, capaci di ragionamenti acuti e con uno sguardo sul mondo intenso e ricco di spunti anche per noi. Fondamentalmente rispetto alla visione un po´ negativa di Michele Serra, una visione che vuole a mio parere sottolineare come ci sia un solco generazionale incolmabile tra noi e loro, la mia visione è estremamente positiva, sono interessanti questi sdraiati perenni, proprio perché dietro una corazza così un po´  stanca, nascondono splendide qualità, che al di là di tutto li renderanno adulti capaci e combattivi.
Nel momento in cui sarà l´ora di alzarsi e di mettersi a giocare duro, sono sicura che dimostreranno di avere le qualità giusto, molto di più della nostra generazione che è capace solo di giudicarli con uno sguardo severo, dimenticandosi che forse anche noi avremmo avuto voglia di essere un po´ sdraiati ma non ci è stato permesso!!

venerdì 12 gennaio 2018

Solitudine in espatrio: un problema reale. Spunti e cosigli

La solitudine è uno dei temi più scottanti in espatrio.
La solitudine e l'isolamento, l'incapacità di integrarsi nella nuova realtà da un lato e dall'altro il sentirsi quasi estromessi dal mondo familiare conosciuto fino a prima di partire.
 Il non sentirsi capiti da chi ci ha visti partire e la socializzazione complicata nel nuovo mondo perché non se ne conoscono le sfumature e i codici di comportamento che ne regolano i processi di socializzazione.
Molti espatriati, soprattutto donne, che attualmente rappresentano ancora di gran lunga i coniugi al seguito, non riescono ad integrarsi nella nuova realtà e sprofondano in situazioni complesse che mettono a rischio la riuscita dell'espatrio stesso. Non dimentichiamo che una moglie positiva e felice, una mamma rilassata che comunica entusiasmo, sono la chiave di volta di ogni espatrio in coppia e in famiglia!
Ma perché questa difficoltà? Dove affondano le radici profonde di tante solitudini?
Spesso l'origine è nella scelta, o meglio nella non scelta. Sono partita, ma in realtà non ne ero convinta, mi sono fatta trascinare in un progetto che non è il mio e nel quale mi sono volente o nolente ritrovata, senza via di fuga. Il mio compagno ha scelto per me, convinto che quello che andava bene per lui fosse prefetto anche per gli altri, non ha saputo interpretare i segni della mia reticenza, o forse non gli ho dato la possibilità di farlo, non mi ha chiesto, non gli ho detto. Non abbiamo comunicato sull'espatrio, sulla nuova avventura, non abbiamo fatto in modo che diventasse un progetto comune, così, nel momento del l'atterraggio a destinazione, mentre lui è immerso nel suo lavoro, assorbito dalla novità, io ho il tempo, tutto il tempo, per negativizzare la nostra scelta. Immersa in questo processo è difficile aprirmi a cosa c'è fuori ad aspettarmi. Vago tipo automa nelle incombenze quotidiane, ma non le vivo veramente, non sono predisposta ad assorbire il nuovo e tantomeno ad aprirmi agli altri. Se ho figli inevitabilmente li trascinerò in questa spirale di non accettazione, andrò a prenderli a scuola senza essere disposta ad aprirmi agli altri, rimarrò li sola, il mio telefomo non squillerà mai e mi rinchiuderò sempre di più in una spirale senza fine di critica poco costruttiva.
Se poi la lingua e la cultura che mi accolgono non sono delle più semplici da digerire, il tutto sarà potenziato, anche se l'essere negativi e poco disposti ad integrarsi non è per nulla legato alle oggettive difficoltà del nostro nuovo Paese. Ho incontrato persone infelici in luoghi super civilizzati, incapaci di trovare il bello, molto più spesso che in culture più ostiche.
Questo atteggiamento non solo porta all'isolamento da chi ci vive intorno, ma può anche creare una barriera con le persone che hanno fatto parte del nostro mondo precedente e questo perché di fronte ala nostra mancanza di entusiasmo potranno reagire con frasi sbagliate, del tipo"vedi che non dovevi partire, che a casa si sta meglio" o ancora peggio con "ma come ti lamenti che hai tutto".

Ma è così difficile integrarsi?
No, assolutamente no, ma si deve volerlo. Che ci si muova al di là della frontiera o di 10000 chilometri i meccanismi sono gli stessi e l'atteggiamento da avere è simile: si deve essere aperti, postitivi, sorridenti. Si deve andare verso gli altri, aprire la porta di casa, superare la propria zona di comfort, andando oltre ben oltre. In poche parole ci si deve buttare in tutte le situazioni. Questo non vuol dire saltare addosso alla prima mamma all'uscita di scuola, ma mostrarsi da subito pronti al contatto. Molte relazioni si giocano nei primi mesi, soprattutto quando si è in ambienti molto internazionale dove il ricambio avviene sempre un po' nello stesso periodo, via i vecchi arrivano i nuovi, ed è con i nuovi come me che devo fare gruppo, e devo farlo subito, prima che loro si mettano in gruppo e io sia tagliata fuori e che tutto diventi poi più in salita.
E se appunto già non si è al massimo della forma psicologica la salita sarà dura.
I primi passi sono fandamentali, il come li si fa, i risultati che portano. Se subito ci si sente minimamente integrati, sarà piu facile continuare sul filo della positività.

Perché il sentimento di non essere capiti da chi è rimasto a casa?
Perché partendo si diventa in un certo modo diversi da chi non è partito, perché affrontiamo quotidianità nuove, senza appigli e punti di riferimento. Chi non ha fatto questo salto può giustamente non capire le difficoltà che si incontrano, molti espatri visti da fuori sembrano molto lustrini e paillettes, con confort e facilità esagerati, mentre invece spesso propiro quelli più ricchi di comodità oggettive sono emotivamente più complicati. Ma delle emozioni a volte non importa a nessuno e così l´espatriato oltre a faticare ad inntegrarsi fatica anche a comunicare le proprie difficoltà alle persone a cui è legato, per paura di non essere capito, o conscio di non essere capito, e questo porta ad un ulteriore isolamento.

Ma come fare per evitare tutto questo?
Per prima cosa la scelta di partire deve essere di coppia, nessuno trascina l´altro, nessuna carriera o ambizione può spingere a scelte non condivise. La condivisione degli obiettivi in espatrio è fondamentale, senza un fine comune non sarà facile per nessuno.Partendo convinti e sereni, affrontare le varie difficoltà sarà più semplice, anche i problemi di integrazione potranno essere superati con il sorriso, proprio perché convinti che la scelta sia la giusta per noi.
Secondariamente si deve superare i propri limiti, si devono combattere timidezze e eventuali pregiudizi per aprirsi completamente. Diciamo che all´inizio ci si deve lanciare un po´ su tutti, con il tempo poi ci si potrà scremare e ci si potrà concentrare sulle affinità!

Perché penso che i social media non aiutino nell´integrazione?
Sembra quasi un controsenso perché spesso è proprio grazie ai social media che si creano i primi contatti nel nostro nuovo Paese. Sono i social media ormai che ci danno gran parte delle informazioni per muovere i primi passi... ma attenzione si deve poi essere capaci di fare il salto dalla pagina FB al caffé a quattr´occhi, altrimenti si rischia di rimanere davanti al viedo con amicizie virtuali che come noi non riescono ad integrare la nuova realtà e si entra in grosse spirali negative.
Se questo vale per tutti, in espatrio ancora di più, usciamo di casa, frequentiamo gente in carne ed ossa ed evitiamo di rimanere davanti ad uno schermo a piangerci addosso o peggio a criticare il nostro Paese di accoglienza.

In ogni modo quando la decisione di partire è presa si deve cercare di dare il massimo per recuperare una vita normale, serena e che ci corrisponde, senza dimenticare che se veramente la vita all´estero rima solo con sofferenza, ci si può e si deve rimettere tutto in discussione e al limite anche tornare sui propri passi, senza vergogna e a testa alta.


domenica 7 gennaio 2018

Vacanze a Lanzarote

L'idea era recuperare un po' di gradi e dei raggi di sole che potessero in qualche modo riscaldarci la pelle. I qualche gradi non dovevano essere necessariamente tanti, quando ci si incomincia ad abituare a vivere tra i meno qualcosa e lo zero, anche una quindicina di gradi possono sembrare un buon risultato! 
L'idea era un posto nuovo e un po' di relax marino insieme ai nostri amici navigatori. Abbiamo raggiunto Anna, Paolo e Zoomax, la loro barca, a Lanzarote, per salutare insieme il 2017 e festeggiare l'anno nuovo. Loro appena ripartiti per un nuovo giro del mondo, dopo aver concluso il precedente iniziato quando noi ci trasferivamo negli States. E sarà destino, eccoli ripartire per una nuova avventura intorno al mondo proprio nel momento in cui anche noi  ci siamo tuffati nella nostra nuova vita svedese. Vite che si intrecciano, città, Paesi, porti, isole sperdute. Amicizie che si ritrovano il tempo di una vacanza.
Lanzarote ci ha accolti con un clima, un sole e una temperatura che hanno superato alla grande le nostre più rosee aspettative e soprattutto si è svelata a noi come un posto veramente splendido tutto sommato non poi così lontano da casa e da tante capitali europee. A volte non serve attraversare il mondo per scoprire angoli splendidi e mari cristallini.
Ha un qualcosa di big Island, isola hawaiana, questa Lanzarote dai paesaggi lunari. Tutti e cinque abbiamo pensato la stessa cosa, dal primo giorno, dalla prima passeggiata a pochi passi dal parco del vulcano Timanfaya, e guardare l'isola dall'alto ci ha portato alla memoria le nostre vacanze alle Hawaii di qualche estate fa, con qualcosa di forse ancora più bello!
Abbiamo fatto base a Marina del Rubicon, vicino a Playa Blanca, dove abbiamo utilizzato la barca come il nostro punto di partenza per visitare l'isola in auto. 
Di cose da vedere ce ne sono veramente tante in questo isolotto che fa parte dell'arcipelago delle Canarie.
Il parco del vulcano Timanfaya non l'abbiamo visitato, seguendo i consigli di un'amica dei nostri amici che vive sull'isola e ci ha guidati nelle cose da fare e vedere, abbiamo preso la strada per Yaiza e dopo 4 chilometri dal visitor center, dopo Tinajo c'è un parcheggio e ci siamo fermati lì con la macchina per poi salire a piedi e solo noi sette, senza orde di turisti, godere veramente di uno spettacolo indescrivibile, dove il contrasto del mare blu lontano, delle case bianche del villaggio e delle pietre laviche nere è ancora più forte.


Abbiamo visitato Teguise, bel villaggio di case bianche che la domenica si trasforma in un immenso mercato all'aperto, francamente abbastanza gabba turisti, vale la pena andarci ma meglio non la domenica, tra i venditori di borse contraffatte e finti profumi si perde un po' lo charme del villaggeto tipico.


Siamo andati a Famara, con la sua lunga spiaggia dei surfisti, spazzata dal vento e con un sole che bruciava la pelle. Ci avevano consigliato di mangiare al Chiringito, e di gustare la sua specialità di arroz negro con calamares. Il ristorante era chiuso ma a noi era rimasta la voglia di questo bel piatto, ci siamo fidati del nostro istinto sedendoci in un ristorantino poco più in là, ristorante Sol, con i suoi tavoli sulla sabbia e una vista mare stupenda, e un incredibilmente buono riso nero con i calamari, con un altrettanto buon polipo alla plancia con papas, per non parlare delle salsine tipiche servite con il pane caldo. Anche il caffè non era affatto male (cosa mai scontata).



Abbiamo visitato la fondazione César Manrique , in quella che fu la casa dell'artista, assolutamente incredibile, costruita su una colata lavica frutto delle eruzioni vulcaniche che avvennero intorno a 1730. La casa è costruita su cinque bolle vulcaniche naturali gigantesche e si articola su due livelli , con terrazze e giardini. Le zone sono collegate tramite stretti corridoi scavati nella colata lavica, lo spettacolo è straordinario e la bellezza dell'edificio ha attirato tutta la mia attenzione, nonostante le belle opere esposte. Diciamo che la visita è intensa, non solo arte....
Altro villaggio grazioso sul mare, Arieta, dove ci avevano consigliato due ristoranti, entrambi chiusi per ferie ( El Almanecter e la Nasa, uno dietro l'altro praticamente sulla stessa strada)il periodo natalizio forse in questo senso non era dei più fortunati. 
Anche in questo caso non ci siamo dati per vinti e camminando un po' lungo il mare siamo finiti in un altro buon ristorantino anche questo con vista  deliziosa sul mare.
Veramente bello il Giardino dei cactus, con una quantità incredibile di piante grasse di foggia e dimensioni diverse.



Imperdibile la Cueva de los verdes, la grotta del verde, a nord dell'isola, nel comune di Haria, integrata nel paesaggio vulcanico del Monumento Naturale del Malpaís de la Corona. Questa grotta è il risultato delle diverse eruzioni del vulcano Monte della Corona, tra i 3000 e i 5000 anni fa, che hanno scavato un tunnel sotterraneo di circa sei chilometri, che si estende dal cono del vulcano fino al mare. La visita la si fa solo con la guida in spagnolo ed in inglese. Lo spettacolo naturale che ci si apre davanti è incredibile. Nella grotta è stato ricavato un auditorium naturale dove si tengono dei concerti, a quanto pare l'acustica è fenomenale!


Parte anche di questo tunnel vulcanico è il Jameos del Agua, che si trova nella parte del tunnel più vicina alla costa, in realtà visitando prima la Cueva de los Verdes, questa seconda parte ci è piaciuta molto meno, forse fatte nell'ordine inverso il contrasto sarebbe stato meno forte!
Spettacolo molto bello anche quello del lago verde, nella zona El Golfo. Siamo scesi percorrendo in macchina una strada molto bella che scende verso il mare con vista sulle saline. Ci siamo arrivati al tramonto e se da un lato abbiamo potuto godere meno del colore verde del lago, un po' in ombra, il tramonto sul mare visto da lì è stato molto fantastico, con come ciliegina sulla torta la vista della splendida spiaggia nera.


Ogni strada, ogni piccolo viallaggioio, ogni scorcio sul mare e le sue spiagge sono degni di una sosta, di una passeggiata, di una foto.
Da visitare poi assolutamente l'isla Graciosa, di nome e di fatto, raggiungibile con un traghetto, corse più o meno ogni ora. L'isola pur a poche miglia da Lanzarote ha paesaggi molto diversi, meno lunari, più desertici, con delle spiagge di sabbia meravigliose. Il villeggetto ordinato nella sua semplicità, offre una serie di ristorantini affacciati sulla spiaggia, con cucina casalinga, prevalentemente di pesce.

A malincuore abbiamo lasciato Lanzarote, purtroppo in barca si deve sempre fare i conti con le previsioni atmosferiche,  e con venti che avrebbero dovuto accompagnarci verso Gran Canaria e il nostro volo di ritorno a casa. Abbiamo fatto uno stop con bagno tonificante all'isoletta Lobos che guarda Fuerteventura, prima di fare rotta verso Las Palmas con un'attraversata notturna un po' movimentata, ma con a qualche miglia dall'arrivo un comitato di accoglienza di delfini come non vedevo da anni. Hanno giocato con la prua di Zoomax per almeno una buona mezz'ora, durante la qualche ho cercato goffamente di immortalarne salti e immersioni, con scarso successo.

Las Palmas dopo Lanzarote non è certo un bel vedere, quanto di più orrido si possa costruire in riva al mare. Non c'è molto da visitare: la città vecchia, la spiaggia dalla parte opposta rispetto al porto, sicuramente con una bella vista se si danno le spalle alle case costruite alla qualunque. Non male la parte più a sud del porto dove ci siamo avventurati alla ricerca di un ristorante per festeggiare i 18 anni di Chiara, senza aver fatto i conti con il fatto che il 5 gennaio, vigilia dell'Epifania, è festa grande per le strade spagnole, e la movida era a livelli massimi. Comunque il primo ristorante scelto essendo completo ci ha spinti a gironzolare tra una stradina e l'altra alla ricerca, anche un po' affannata, di un nuovo posto, trovato alla fine, senza essere eccelso, ma tuffandoci in questo vagare in un'atmosfera veramente piacevole, simpatica per concludere in allegria le nostre vacanze natalizie.
Stiamo rientrando a Stoccolma, sicuramente ricaricati, con le facce colorite dal sole, la pelle riscaldata, il piacere di aver indossato per una settimana, pantaloncini, magliette, costumi da bagno, di aver assaporato giornate con il sole che tramonta alle sei passate, di aver scoperto posti splendidi, in famiglia e con i nostri amici con i quali il tempo è sempre troppo poco. Domani ci sveglieremo con il freddo pungente, alle tre e mezzo sarà notte fonda, ma va bene lo stesso, saremo pronti di nuovo per goderci la nostra Svezia, alla fin fine è anche bello tornare a casa.