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Paese che vai dottore che trovi, ma ci si adegua.

  « Madame tout va bien, vous ne risquez     plus rien, on a bloqué l’hémorragie » queste le parole del chirurgo accompagnate da un sorriso al mio risveglio, dopo essere entrata d’urgenza, due ore prima, in sala operatoria in emorragia interna   Nelle ore precedenti l’intervento ero annichilita dalla paura, avevo solo mio marito al mio fianco, un’amica era corsa ad occuparsi di Federica che aveva un anno, non avevo nessuna fiducia nel posto in cui ero, la prima cosa che ci avevano detto appena arrivati li era stata, evitate l’ospedale. Non avevo fiducia in quei medici, in quello che avrebbero fatto, avrei voluto essere altrove, nella mia città, in italia, circondata da tante sicurezze: tutto assolutamente umano e irrazionale. Uno degli aspetti più delicati della vita all’estero è l’approccio medico. Il sistema sanitario diverso da quello che conosciamo spaventa. Parlare di malattia in una lingua che non è la nostra, anche se utilizzata alla perfezione, ci rende fragili e insicuri. Amma

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