domenica 16 febbraio 2020

Amiche mie di cosa parliamo oggi? Genitori che invecchiano.


Tre amiche non più giovanissime chattano scambiandosi informazioni sullo stato di salute dei rispettivi genitori. C’è quello che è sotto i ferri, quello che è uscito dalla sala operatoria e si aspetta di vedere come evolverà la situazione, ci sono poi gli acciacchi della vecchia, la pressione che sale e scende,  i mille piccoli problemi che l’invecchiamento regala.
Le tre amiche ne ridono quasi, quella che nel tempo perso fa la blogger dice: questo nostro lungo scambio meriterebbe un post, fa quasi ridere, perché ridere aiuta sempre a superare quel piccolo senso di angoscia che l’invecchiamento dei genitori provoca in noi. Sdrammatizzare aiuta. 

Non siamo preparati, anche quando non si è più giovanissimi non si è preparati a vedere quelli che fino a qualche hanno fa erano lì a sostenerci, ormai molto più fragili di noi, degli adulti che nel frattempo siamo diventati.
Tante cose le si impara crescendo, sulla propria pelle, diventiamo adulti, genitori, impariamo ad esserlo improvvisando, nessuno ci spiega nulla, osserviamo. Di colpo poi ci troviamo quasi impreparati ad accorgerci che i nostri genitori che prima solidamente tenevano la nostra mano, hanno perso quella forza che faceva si che ci abbandonassimo sicuri nelle loro braccia, hanno bisogno di noi quasi quanto i nostri figli, in uno stravolgersi innaturale delle regole del gioco.
Non è semplice accettare che i genitori invecchino e immaginare che un giorno non ci saranno più, che un giorno smetteremo di chiamare qualcuno mamma e papà, che potremmo solo continuare a farlo nei nostri sogni e nel nostro cuore.
Non è semplice accettare di rimanere scoperti e in prima linea nel gioco della vita, che impone inesorabilmente questo lento susseguirsi di generazioni, come è naturale che sia. 
Non è semplice vederli più fragili, più insicuri, più confusi, meno stabili, cercare nei loro tratti invecchiati i giovani genitori che sono stati.
Quando si vive all’estero, lontani da un quotidiano, tutto questo a volte si amplifica, si amplificano i sensi di colpa, la paura di perdere momenti importanti che non torneranno più, di non essere lì quando hanno bisogno di noi, la paura di rimpiangere un giorno le settimane trascorse lontani, in cui li abbiamo lasciati invecchiare senza il nostro sorriso, se non quello filtrato da uno schermo, privato di quel contatto fisico la cui mancanza un giorno farà male, profondamente male.
È anche questo diventare adulti accettare le scelte fatte e accettare di ritrovarsi un giorno a chattare con quelle amiche di sempre, cercando tutto sommato con l’ironia di sdrammatizzare e di trovare nella nostra amicizia un piccolo indispensabile conforto.

mercoledì 12 febbraio 2020

Quelle cose importanti da trovare quando espatrio

Avete mai pensato a cosa sono per voi le cose più importanti in un paese che possono far pendere il piatto della bilancia verso la decisione di installarvi proprio lì?
Oggi durante un pranzo di quelli in cui persone di nazionalità diverse si mischiano e interagiscono, parlavo con entusiasmo di come Stoccolma mi abbia conquistata dal primo momento. Quando ho detto che sono arrivata qui dopo cinque anni di California, mi hanno guardata strana. Tutti mi guardano strana quando dico che ho lasciato il sole californiano per trasferirmi qui, che ho riposto con cura i miei sandaletti e mi sono affezionata agli scarponi belli caldi, che alla fin fine mi sono anche abituata al buio perché le candele che accendo all’imbrunire illuminano lo stesso. Il clima sembra essere uno degli elementi chiavi per tanti. Spesso ho letto nei gruppi expat dei veti assoluti ai paesi freddi, quando alla fin fine non è poi così complicato, basta vestirsi in modo adeguato.
Per me il clima non è un elemento determinante, ma pur essendo di bocca super buona e di facile adattamento, ho però anch’io le mie piccole esigenze. 
La qualità della vita: voglio continuare ad avere una qualità di vita accettabile, non vivere con la paura che qualcosa possa accadere, già i terremoti in Giappone erano sufficienti a tenermi costantemente all’erta, non potrei vivere in paesi eccessivamente turbolenti, non potrei trovarmi a dover scappare, mollare tutto senza voltarmi indietro. 
Una certa vivacità culturale: che sia insita nella cultura in cui vivo, come lo era per esempio in India, o creata dal fatto di essere un paese o una città vivace da questo punto di vista, per me è importante. Il piacere di un museo, di una bella mostra, di una conferenza, di sentire aria che frizza di scoperte e conoscenze.


Una comunità internazionale: non necessariamente enorme ma presente e attiva, portatrice di quelle dinamiche che adoro e per le quali la vita all’estero mi piace così tanto. Un miscuglio di lingue, di modi di pensare, creatori di sinergie uniche alle quali non potrei più rinunciare per rinchiudermi in un mondo mono culturale del quale, temo,  mi stuferei in fretta.
Le scuole: diciamo che tra qualche mese con Camilla che prende il volo, non sarà più un elemento da prendere in considerazione, ma fino ad adesso si, fino ad oggi, cioè due ani fa, il nostro bagaglio includeva sempre dei figli ai quali offrire una certa continuità nell’educazione e valutare scuole e sistemi scolastici presenti era importante. I nostri figli saranno sempre felici di seguirci, soprattutto se ci vedono felici e realizzati, ma se cerchiamo di rendere i loro atterraggi nel nuovo mondo non troppo bruschi sarà più semplice per tutti. La scuola, il sistema scolastico e anche le dimensioni stesse di una scuola dopo una certa età vanno presi in considerazione, perché se a sei anni bastano pochi amichetti e pochi compagni di scuola da trasformare in amichetti, da adolescenti meglio ritrovarsi con un po’ di scelta!
La qualità delle abitazioni: potrebbe sembrare una cosa da viziato espatriato in cerca di confort, non lo è. Quando si vive all’estero, si cambia paese spesso e si arriva in un posto nuovo all’inizio senza particolari legami, la propria casa diventa il posto con la P maiuscola nel quale rifugiarsi e deve rispondere ai nostri standard. Mi ricordo ancora quando in India durante il nostro viaggio di ricognizione, incominciarono a farci visitare degli appartamenti tristi e bui in una zona non particolarmente sexy della città. Io che dovevo lasciare il mio stupendo appartamento a Tokyo, ero preoccupatissima, sentivo che sarebbe stata dura.... poi come per incanto al nostro decimo no, questo appartamento è terrificante, ecco venir fuori le belle case, e tra queste la nostra, nella quale siamo stati benissimo e nella quale visto le temperature torride e le piogge torrenziali avremmo dovuto passare non poco tempo.
Un aeroporto che possa portarmi altrove quando ne ho voglia. Un aeroporto non lontano ore e ore, nel quale veder atterrare affetti e dal quale partire per ossigenarmi e per andare a recuperare un po’ di quell’amore che ho sparso per il mondo. Non voglio necessariamente voli diretti per i miei posti del cuore, ma voglio la possibilità di raggiungerli se avessi voglia senza sommare ore di macchina, di treno, di battello, anche questo fa parte di quella qualità della vita condizione necessaria per me.
Poi certo la lista potrebbe aumentare, ma le tante cose che mi vengono in mente non sarebbero indispensabili, sarebbero come sempre la piccola ciliegina sulla torta ma non l’elemento determinante per decidere di partire o di non partire.

sabato 8 febbraio 2020

Piaceri da expat.

Oggi nella buca ho ricevuto Elle a table, edizione speciale per i suoi 20 anni.
Sono 20 anni che sono abbonata a quello che per me ormai è un piccolo piacere bimensile ovunque io sia nel mondo. 
Comprai il primo numero a Parigi fine 1999 e immediatamente mi abbonai. Per quel Natale bloccati in Francia con il mio pancione ormai agli sgoccioli, cucinai proprio qualcosa trovato su quella rivista comprata per caso, me ne innamorai e il mio pranzo natalizio, il primo preparato a casa nostra, fu un successo, o almeno papà e mamma, venuti per festeggiare con noi, lo giudicarono tale.

La mia passione per la cucina era nascente, incominciavo a sperimentare e soprattutto a rendermi conto che cucinare mi divertiva e rilassava. Elle à table diede un po’, per dirla alla francese, un coup de pouce a questa mia passione, ispirandomi e mettendomi alla prova.
Da quel primo numero sono passati vent’anni, ma l’emozione dell’avere la mia rivista tra le mani è sempre la stessa, fa parte di una piccola coccola verso me stessa che ho mantenuto nel tempo e che mi ha seguita ovunque, paese dopo paese, ritrovandosi in tutte le mie buche delle lettere, da una parte all’altra del mondo.
Quando le bambine erano piccole aspettavo sempre la sera che fossero a letto per godermela senza essere disturbata, adesso con gli anni ho il privilegio non solo di poterla sfogliare quando voglio, ma anche di condividerla con loro, giovani adulte che a loro volta sperimentano ai fornelli.
La mia collezione di Elle à table mi ha seguita intatta trasloco dopo trasloco, aumentando anno dopo anno e trovando in ogni cucina il suo posto.
Spesso tiro fuori un numero a caso e lo sfoglio, recuperando ricette magari provate tanti anni addietro, che di colpo aprono cassettini della mia memoria, rituffandomi indietro nel tempo.
Oggi ho aperto il mio Elle, che assomiglia in grafica, foto e modo di presentarsi, molto poco a quello di 20 anni fa, ormai un po’ vintage. Ho letto l’editoriale dedicato a questi vent’anni e soprattutto a quell’inizio di ventunesimo secolo che sembra ormai lontano. Leggo di un mondo che mi parla, il gruppo Zebda cantava Tomber la chemise, alla TV c’erano le Guignol, e un certo Ferran Adria spopolava con la sua cucina molecolare. Sono già passati 20 anni.
Bello ripercorrere 20 anni attraverso ricette che pian piano sono diventate più moderne, più osé, meno legate alla tradizione. Bello vedere prodotti che evolvono e che vengono riproposti in veste nuova, bello vedere immagini che pian piano diventano più moderne, neanche il 2000 fosse lontano duecento anni.
Avevo 30 anni quando ho preso tra le mani questa rivista, quando grazie anche al suo aiuto ho sviluppato la mia passione per la cucina. Ne ho 50 adesso è il piacere di sfogliarla è immutato, così come la mia rilassante passione che mi fa emozionare quando sperimento ricette nuove.