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Di pandemia, di proteste e di expat.

Questo 2020 spero veramente nella sua seconda metà possa sorprenderci e ridare al mondo quel soffio di ottimismo e allegria. Alla pandemia dilagante, presente e che sembra essersi installata per un bel po’ nel nostro quotidiano, si aggiunge adesso la tensione sociale negli Stati Uniti che sfocia in giuste proteste un po’ ovunque nel mondo. Non è né di pandemia né di proteste però che voglio parlare, ma di quel mio stupore molto triste nel constatare come anche i drammi umani dei quali siamo inerti spettatori da mesi, non abbiano regalato ai più rispetto e tolleranza.
Penso soprattutto ai tanti “cittadini del mondo” quelli che vivono con le valigie in mano chiamando casa ( o facendo finta di chiamare casa) posti diversi e lontani. Quei viaggiatori che si muovono con armi e bagagli per seguire progetti professionali o famigliari, quelli insomma ai quali la vita avrebbe dovuto togliere i paraocchi e i filtri di partenza regalando ampie vedute. E invece eccoli gli espatriati incapaci di g…

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