domenica 16 settembre 2018

Rimescolare classi e bambini ogni anno: pro e contro.

Oggi chiacchieravo con la mia sedicenne durante uno di quei tête a tête che diventano norma dopo la parentesi estiva quando sempre più spesso ci ritroviamo noi due, sorelle rientrate negli States e papà in viaggio.
Non so perché si parlava di scuola, di classi, di compagni, parlavamo dei nuovi, degli sforzi di integrazione e via dicendo... per me  cresciuta sempre nella stessa città è un mondo scoperto con le mie figlie, quello dei cambi di classe, degli ultimi arrivati, del dover tendere una mano quando arriva un nuovo.
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In cinque anni di elementari fu una festa quando in terza o quarta, non ricordo, arrivò un nuovo compagno  atteso come una ventata d’aria fresca in quell’ambiente sempre uguale da anni.
Al di là dei cambiamenti di Paese e scuola che hanno portato le mie ragazze ad atterrare spesso e volentieri in classi diverse portandosi dietro un carico di énergie necessario a sentirsi bene in fretta, loro sono sempre state in sistemi scolastici in cui anche nella stessa scuola, ogni anno le carte si rimescolano, gli insegnanti cambiano,  vicini di banco hanno facce nuove, sorrisi nuovi, la scuola non cambia ma c’è sempre un po’ di apprensione all’inizio dell’anno con il con chi sarò ( i compagni) e chi l’insegnqnte.
Ammetto che nei nostri primissimi anni francesi questo rimescolare continuo mi ha un po’ spiazzata, avevo il mio retaggio culturale con la stessa maestra e gli stessi compagni per tutte le elementari, seguiti poi alle medie e al liceo dallo stesso schema, il mio passaggio da un liçeo all’altro fu allora quasi una pericolosa avventura, un terremoto in questo tranquillo susseguirsi di sicurezze. Così funziona il sistema italiano, così non funzionano gli altri, o almeno quelli che ho sperimentato sulla pelle delle fanciulle di casa: francese, americano, internazionale.
All'inizio fui appunto perplessa, mi piaceva quet’idea di classe che cresce insieme in una comoda routine dettata dal conoscersi reciproco tra bambini e insegnanti, nessuna sorpresa, nessuno stress... poi ho osservato la naturalezza con la quale le mie figlie accettavano il cambiamento, i nuovi compagni. Il nuovo insegnante, c’era una certa emozione nello scoprire chi è in classe con chi, nel vedersi mescolati e ricomposti in nuove divertenti combinazioni. Ho incominciato a capirne il senso e ad apprezzarlo.
L’insegnante e i compagni diventano punti di riferimento molto forti, un porto sicuro nel quale i meccanismi sono noti e privi di sorprese, il che può essere un bene ma anche no, non mettendo mai il bambino in confronto con quello che non conosce, non insegnandogli a tirar fuori gli strumenti giusti per ricreare relazioni sociali e per integrarsi in un gruppo nuovo. Il doversi confrontare poi con adulti diversi è un esercizio utilissimo per poi da più grandi imparare a gestire relazioni con personalità diverse.
Dal lato pratico cambiare insegnante permette anche di tenersi quello meno preparato, il meno pedagogo per meno tempo, con la speranza che il successivo faccia meglio: la fatidica frase «  fattelo andare bene per quest’anno che il prossimo cambi »
Stesso discorso per i compagni, non tutte le classi sono affiatate e simpatiche e ci sono elementi che si è ben felici di perdere per strada senza necessariamente dover augurare loro un viaggio sulla luna con biglietto di sola andata o una solida bocciatura!
Alla fine poi diciamo che per le mie ragazze è stato ancora più semplice nel momento in cui cambiavamo Paese il non ritrovarsi in una classe consolidata e compatta, con relazioni già solide, nelle difficoltà del cambiamento almeno tra le quattro mura della prima A, della terza C o della quinta B tutti erano nuovi in un certo senso, e le chance di integrarsi più in fretta molto più alte!
E voi cosa ne pensate, meglio rimescolare tutto e tutti ogni anno o regalare loro una certa stabilità?

mercoledì 12 settembre 2018

giocare per crescere!

L’altro giorno leggevo un articolo, qui, articolo che non mi ha stupita più di tanto, ma che mi fa riflettere...con la mente sono tornata indietro di qualche anno, tanti, io adolescente in giro con mia mamma incontro una sua amica più giovane con bambini di conseguenza più giovani di noi, era il periodo precedente Natale, e mia mamma le disse “sarai presissima dall’acquisto di giocattoli”, l’amica rispose no niente giochi, tanto i miei tra la scuola i compiti e le attività extra scolastiche non hanno tempo di giocare.
travestirsi sempre!

torri di kapla



Nel mia testa di allora pensai con orrore a quei bambini privati di gioco, non necessariamente di giochi, ma di quel momento fondamentale per crescere in cui si dà spazio alla fantasia, si costruiscono mondi paralleli, ci si inventa tuto e niente, che sia giocando con i lego o con dei bastoni di legno.
Diventando mamma ho sempre pensato all’importanza del gioco, io sono stata una bambina fantasiosa e piena di energie, fortunatamente assecondata con lunghi pomeriggi di corse in bici, di partite al pallone o di storie inventate sul pavimento con i miei cugini o le mie amichette. Mi ricordo scatoloni diventati barche in immaginari mari in tempesta, cestini calati da un balcone all’altro per inventarsi avventure, pomeriggi passati a giocare a mosca cieca, a pallone, a rialzo, rientrando a casa stanchi, sporchi e felici.
Le mie bambine hanno giocato, saltato, creato senza limiti, se non i pochi imposti dai compiti da finire o dalle attività che non dovevano però diventare troppe e esclusive.
giochi nel parco
I bambini hanno, come noi adulti, bisogno di tempo libero e il loro tempo libero dalle attività imposte lo riempiono giocando, e questo tempo di gioco è fondamentale per sviluppare fantasia e sicurezze.
I genitori della mia generazione figli del benessere hanno, credo, un po’ la tendenza a sovraccaricare i figli di attività extra pensando che tra nuoto, tennis, piano, canto, scacchi e danza si dia loro tutto il possibile per aprire lo spirito, questo è vero in parte, ma non completamente, i bambini hanno bisogno di spazio, spazio vuoto, spazio da riempire con quello che vogliono, facendo quei giochi seduti per terra le gambe incrociate che li portano lontani nel loro mondo unico e prezioso, quel mondo che serve per crescere.
mosca cieca
Ho passato ore ad osservare le mie bambine intente a giocare, insieme o separatamente, ad ascoltare i loro pensieri dipanarsi ad alta voce, quelle loro storie prendere forma, i loro personaggi diventare quasi reali. Semplicemente straordinario.
palloni per aria!
Ancora di più nella comunità di espatriati vedo bambini che crescono con agende da ministri, senza momenti di dolce far niente e spesso incollati ad uno schermo. Ho sentito madri giustificare se stesse con un così va adesso, tanto per scaricarsi la coscienza dell’ennesimo pomeriggio interattivo ma non attivo! Ho visto madri gestire andate e ritorni tra corsi vari per avere figli sempre più performanti, inquiete che si perdano nella corsa verso il successo, quando a volte basterebbero montagne di pennarelli, cataste di lego colorato, playmobil con e senza capelli per dare ai bambini quello di cui hanno bisogno: sogno e creatività, tempo per immaginarsi mondi dietro le nuvole lo sguardo rivolto al cielo, corse a perdi fiato e ginocchia sbucciate, ecco ci vogliono ginocchia sbucciate per creare bambini felici che a loro volta saranno adulti con la voglia continua di emozionarsi!

sabato 8 settembre 2018

L'espatrio dalla parte dei figli: il regalo piu grande

 Ma  i tuoi figli come hanno fatto a sopravvivere a questo continuo itinerare?
Questa la domanda inquieta che un paio di mamme neo expat mi hanno fatto l’altro giorno in occasione del welcome to Stockholm day a scuola, mattinata dedicata al tutto quello che avreste voluto sapere sulla Svezia in un concentrato di informazioni utili e pronte per l’uso.
L’impatto dell’avventura sui figlioli sembrava quasi preoccupare di più che quello del freddo e del buio svedese sulle nostre pelli ancora abbronzate dalle vacanze concluse da qualche settimana ( ma una volta rassicurati sui figli anche questo verrà fuori!)
Camilla passava di lì, attraversava in quel momento la sala con un gruppetto di compagni, l’ ho chiamata sorridendo. Rispondi tu le ho detto, sei la migliore testimonianza del come alla fin fine anche il continuo spostarsi non crei danni permanenti, ma anzi.

ottobre 2002

Tantissimi anni fa, quando le mie bambine erano ancora tali e i dubbi sul come avrebbero reagito al continuo spostarci facevano capolino ogni tanto, qualcuno per stupidità o per incomprensione assoluta del nostro modo di vivere, mi disse, ci disse: tornate indietro adesso che siete in tempo, non vedete i danni che avete già fatto loro?
Passai una notte a rigirarmi nel letto per individuare dove e quando questo processo negativo si fosse innescato nelle nostre figlie, per coglierne i cedimenti, per trovarne i rimedi.
Allora continuavo a rivedermi davanti tre bambine curiosissime, a loro agio da una lingua all’altra, a loro agio con bambini di origini e lingue diverse dalla loro, capaci di parlare con gli adulti senza limitarsi ai quattro convenevoli dei bambini, curiose del mondo, desiderose di scoprirne le sfumature, fantastiche viaggiatrici, certo vivaci, certo capricciose,  certo disubbidienti, insomma bambini come gli altri con i mille pregi e difetti di ogni essere umano che cresce e si fa spazio nel mondo. 
estate 2018
Al risveglio al mattino non fui capace di individuare dove stessimo sbagliando e in che modo il danno fosse fatto. A me quelle tre piacevano così e trovavo che stessero crescendo bene, nonostante, per fortuna, perfette  non fossero...  che noia allevare bambini perfetti!
Allora erano un po’ come un piatto a metà cottura, come potevo dire se alla fine la ricetta fosse riuscita, ci volevano ancora ingredienti da aggiungere pian piano, ci voleva del tempo per mescolare il tutto e creare una certa solida armonia,  ci volevano mani abili per arrivare al risultato finale.
Come potevo allora essere sicura che fosse la scelta giusta?  Lo speravo perché alla fin fine era quella in cui eravamo immersi, quella che avevamo fatto in partenza e che sapevamo ci avrebbe sempre guidati, pensavo che alla fin fine anche quando si è sedentari e non ci si muove mai dalle stesse quattro strade non è mica detto che le scelte da fare siano facili e immediate e votate al successo, creando alla fine ragazzi solidi e senza incrinature.
La domanda dell’altro giorno e gli occhietti brillanti di mia figlia, mi hanno fatto ripensare a quella frase infelice di tanti anni prima, ai miei dubbi e ai mille interrogativi che allora mi frullarono in testa ...
Adesso che quelle bambine sono diventate ragazze e che 2/3  muovono ormai solitari passi nel mondo adulto, senza  braccia solide continue alle quali appoggiarsi, beh adesso ho le risposte che cercavo quella notte, le risposte giuste da dare a chi incomincia questo percorso di vita all’estero senza vedere necessariamente un punto fermo alla fine di un’esperienza.
Nessun danno su questi ragazzi, se non quelli normali che derivano dalla crescita stessa, dal loro formarsi come persone, dagli errori umani che i genitori fanno in questo difficile quotidiano esercizio che è il far diventare grandi, nessun danno ma di sicuro una marcia in più, e non è presunzione la mia, ma semplice osservazione dei fatti.
Questi ragazzi hanno imparato ad adattarsi a tutto, in ogni circostanza, tirando fuori energie cercate in fondo a loro stessi, hanno vissuto costantemente su fragili equilibri, hanno capito in fretta come ricostruire relazioni e come mantenerle, come separarsi e come assimilare il dolore di separazioni repentine. Hanno assimilato culture diverse, prendendone parti, mescolandole con la propria familiare,  con le precedenti, per poi ancora riplasmarle con le successive. Hanno capito quando e come potevano esprimere il loro disagio nei confronti del nuovo che diventa quotidiano e del passato che si allontana, cercando di capire anche il rispetto dei tempi nostri, degli adulti, in questo processo di assimilazione. Diverse volte dopo mesi davanti ad occhietti angosciati ho visto formulare frasi del tipo : ho capito che anche voi avevate bisogno di tempo prima di accogliere le nostre di difficoltà, e adesso eccomi.
Piccoli guerrieri si sono costruiti corazze e scudi e sono andati avanti sicuri, sono stati spesso i nuovi quelli che arrivano in classi dove nessuno li conosce, sono stati spesso quelli che partivano verso nuove battaglie, con entusiasmo e un pizzico di paura, ma hanno capito in fretta che come per noi, anche per loro, quell’ entusiasmo misto a paura era ossigeno.
Eccole adesso le mie guerriere, adulte o quasi, solide,  con le giuste debolezze, curiose, con milioni di interrogativi, capaci di muoversi nel mondo, con il timore necessario per apprezzarne la grandezza, pronte a sognare in grande perché hanno imparato che la vita non regala nulla e che sognare al massimo aiuta a raggiungere risultati sorprendenti, e soprattutto pronte a superare se stesse, a uscire dal confort che si sono create per andare oltre, tra paura e follia.
No nessun danno, anzi andate sicure signore care, per i vostri figli è il più grande regalo che possiate far loro, ma non dimenticatevi anche voi di sorridere e coglierne in pieno i benefici, perché se voi non sapete farlo, allora anche loro avranno paura di muoversi e osare e allora forse il regalo non sarà tale!