sabato 14 luglio 2018

10 anni di blog... India 2008

Dieci anni fa avevamo lasciato Tokyo alle spalle e con l’incredibile metropoli nipponica i nostri tre meravigliosi anni giapponesi.
Alle fine di luglio sbarcavamo a Chennai per incominciare la nostra avventura indiana. Durante i miei anni giapponesi ho con meticolosità e precisione raccontato regolarmente via email ad amici e parenti le nostre avventure nel Paese del Sol Levante, affascinata ogni giorno e ad ogni passo da tutto quello che mi stava intorno. Ero ormai all’estero da tanti anni, avevo accumulato esperienze e con entusiasmo continuavo a scrutare il mondo che mi ospitava, mischiando nei miei messaggi riflessioni da expat con osservazioni della vita giapponese che tanto ci entusiasmava.
Vivere in un Paese così attento al dettaglio mi aveva sicuramente trasmesso la capacità di estasiarmi di fronte a mille piccoli particolari, sui quali forse anni prima non mi sarei soffermata.
Per anni ho ricevuto come risposta alle mie email messaggi pieni di entusiasmo,  quello che scrivevo piaceva, interessava ed era un piccolo appuntamento virtuale con noi
cinque...
L’idea di passare dall’ email al blog mi era già balenata in quegli anni, ma mi sembrava di difficile gestione, i blog stavano nascendo e pensavo che sarebbe stato complicato averne uno.

Atterrando a Chennai e conscia che questa nuova esperienza di vita sarebbe stata sicuramente degna di essere condivisa, mi sono detta perché non provarci. Avevo vissuto immersa in una cultura grandiosa, vivendo in una città ricca di stimoli, sapevo che la mia nuova casa sarebbe stata altrettanto incredibile e ricca di spunti. Passavo da una cultura profonda ad un altro altrettanto profonda, immersa però in un contesto abbastanza agli antipodi dal precedente e proprio per questo ai miei occhi ancora più degna di essere messa nero su bianco.




Così da quei primi giorni in Tamil Nadu, quando ancora muovevo passi incerti e mi guardavo intorno tra il sorpreso e lo spaventato, il blog è nato.
Non pensavo in realtà di arrivare così lontano nel tempo, difficile immaginare di avere regolarmente da scrivere cose interessanti per anni... in questo il cambiare abbastanza spesso Paese mi ha sicuramente aiutata ad avere sempre nuovo materiale sul quale scrivere e l’esperienza acquisita mi ha dato la possibilità di affrontare nuovi argomenti con cognizione di causa.
Quando mi sono messa a scrivere i primi post non sapevo assolutamente che piega avrebbe preso il blog, non avevo velleità, volevo soltanto continuare ad essere letta dalle persone alle quali volevo bene, senza pensare che i miei scritti potessero interessare qualcuno al di fuori delle nostre conoscenze... 
Avevo sottovalutato quanto spesso invece chi viaggi, chi vuole espatriare o anche solo chi è curioso del perché facciamo questa vita, possa essere interessati agli argomenti trattati
Gli anni sono passati, e così i Paesi e le esperienze, le bambine sono diventate ragazze, nuovi viaggi e scoperte hanno contribuito ad arricchire le pagine dei cerruti in 
India.. che ormai si meriterebbe anche un nome un po’ più da blog serio e una veste grafica migliore...ma sono troppo attaccata ai miei primi passi da blogger che per il momento vado avanti così.
Il mio pubblico è molto cambiato negli anni, se gli amici mi leggono sempre, ormai sono tantissimi gli sconosciuti che capitano sulle mie pagine alla ricerca di informazioni su uno dei miei Paesi o spesso su tematiche legate all’espatrio, ed è questo che mi spinge a continuare a scrivere e che continua a darmi l’entusiasmo di farlo!





Ogni tanto rileggo vecchi post un po’ come si rileggono le pagine di un vecchio diario e ci si scopre un po’ cresciuti, più saggi, più maturi...mi piace osservare la nostra vita attraverso le parole che molto spesso di getto ho buttato giù, perché così vivo il blog, scrivo all’improvviso perché un’idea mi viene in mente, perché un qualcosa mi ha dato lo spunto, perché il cielo quella mattina mi ha fatto pensare a un dettaglio.
Rileggo frasi e passaggi e  certe cose mi tornano in mente, certi momenti che forse non fossero lì indelebili, sarebbero ormai ricordi sbiaditi. Scrivo molto per chi mi legge ma scrivo molto anche per me, per noi, per lasciare una traccia delle fantastiche sensazioni che questa vita vagabonda ci regala ad ogni passo.

Buon compleanno blog!

martedì 10 luglio 2018

Espatriare con un gatto: idee e spunti.

Su queste pagine, nei miei post parlo spesso di vita all’estero, di figli, di esperienze varie, di viaggi, di posti simpatici dove mangiare, che scopriamo sempre con entusiasmo. Parlo di sistemi scolastici, di lingue, di amicizia, di incontri.

Raramente parlo della sesta componente della nostra famiglia, Macaron la nostra gatta che da oltre sette anni ci accompagna e che è ormai al suo terzo atterraggio, diventando a tutti  gli effetti un vero gatto expat, con il suo bagaglino di esperienze, di voli, di aeroporti, di veterinari  che parlano per lei lingue forse incomprensibile, di case nuove dove per qualche giorno si muove circospetta per scoprirne gli angoli.
Spostarsi con un animale da un Paese all’altro non è complicato, al di là delle trafile veterinarie che possono essere diverse da un posto all’altro e dello stress per i nostri amici a quattro zampe di prendere aerei , treni o altri mezzi di trasporto e sbarcare in un posto assolutamente sconosciuto. Non è complicato ma merita una certa accortezza. I gatti si sa sono molto affezionati alle quattro mura di casa o al loro universo noto, che può essere quello del giardino e degli spazi confinanti, cambiare casa può essere un vero trauma.
Quando siamo arrivati in California dalla Francia il nostro veterinario francese ci diede qualche spunto per far vivere al meglio a Macaron l’arrivo nella sua nuova casa, ci consiglio ad esempio di non farò uscire subito in giardino, ma di lasciarlo prima scoprire gli spazi interni, per poi in un secondo tempo, leggasi dopo qualche giorno, aprirle le porte del giardino e accompagnarla al guinzaglio nelle prime scoperte,  così facendo il gatto avrà tutto il tempo di assimilare il nuovo posto senza sentirsi spaesato e magari in difficoltà nel ritrovare la strada di casa qualora si avventurasse troppo lontano.
Ritrovare odori noti può aiutare anche a sveltire questo processo di sentirsi a casa, quando arrivammo a Los Altos il trasloco era arrivato il giorno precedente e il gatto ha subito riconosciuto il suo divano, che di colpo aveva visto sparire, insieme a tutto il resto, dalla casa si l’Etang la ville. Dopo il lunghissimo volo da Parigi a San Francisco, preceduto dal Torino Parigi, ho percepito lo sdraiarsi sul divano di Macchi come il recupero da parte sua di alcuni punti fermi.
A Stoccolma invece siamo arrivati prima noi dei nostri mobili e il gatto è stato irrequieto per settimane, non ritrovava punti di riferimento e passava il tempo sdraiato di fianco alle sue due ciotole della pappa,  che ci eravamo portati dietro nel nostro itinerare estivo, come se per lei fossero, insieme a noi, il suo unico appiglio al passato... quando il trasloco è arrivato abbiamo veramente percepito il cambiamento, ha ripreso certe abitudini a ricominciato a rilassarsi e probabilmente si è sentita a casa.
Il passaggio da una casa con il giardino ad un appartamento è stato più facile da gestire, non c’era bisogno di accompagnarla nella perlustrazione esterna, ma anche per lei credo traumatizzante. Abituata da sempre a vivere libera, ad arrampicarsi sugli alberi, a rotolarsi nel prato, scoprire che dietro alla porta finestra, che con insistenza ha chiesto di aprire i primi giorni,  ci fosse un balcone al terzo piano con sotto macchine e autobus, beh non è stata una bella scoperta.
Adesso dopo 11 mesi quel piccolo spazio con tre fiori per lei è diventata l’ora d’aria dei detenuti e forse non si ricorda neanche più quando correva e saltava sotto il sole californiano, ma il suo metabolismo ne ha patito brutalmente le conseguenze, ha accumulato una quantità di chili improbabile meritandosi l’ingresso glorioso tra i quadrupedi obesi, si sì quelli dei video su YouTube in cui vengono portati in piscina a fare moto.
Ormai siamo oltre la dieta e ho anche incominciato a pensare di portarla a spasso almeno nel cortile proprio per rimetterla un po’ in movimento, vedremo dopo l’estate se le nuove crocchette super light non riusciranno  da sole a riportare il peso sotto l’inquietante livello di guardia ormai abbondantemente superato. 
Un aumento di peso abbastanza forte l’avevamo anche avuto passando dal l’alimentazione francese all’americana, ma li fu sufficiente un giro dal veterinario e i consigli giusti, tranne poi scoprire che la furbetta, tenuta sott’occhio in casa con quantità precise di cibo, andava a nutrirsi dai vicini... 
la ragazza ha appetito, non ha freni di sazietà, non si tira indietro, ma prima saltava e correva, adesso il massimo spostamento è da una stanza all’altra e il salto più alto sulla lavatrice puntando con occhio languido il mobiletto sovrastante fedele custode dei suoi pacchi di crocchette.
Con il senno di poi forse avremmo dovuto esser più preparati a questo suo cambio repentino di vita da attivo a zero..
Per quanto riguarda l’approccio medico devo dire che fin qui, al terzo Paese,  non ho visto grandi differenze, a parte i costi, nettamente più abbordabili in Francia, rispetto ad USA e Svezia, dove un’assicurazione apposita per animali direi che è da avere.
Qui è stata la prima cosa che la veterinaria mi ha consigliato di fare e in America abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuole dire affrontare un urgenza medica per un animale.... tariffe all’americana, assolutamente assurde.
Vaccini e consigli sono più o meno gli stessi.
Ogni volta nel nuovo Paese poi la prima cosa che faccio è registrare il microchip, obbligatorio per viaggiare, importante se mai il gatto scappasse per poterlo ritrovare ( in un appartamento le probabilità sono poche, ma prevenire è meglio che curare).
Per quanto riguarda il viaggio in se difficile dare consigli, la nostra micetta ha sempre viaggiato in cabina con noi, gatto e portantino non devono superare gli otto chili sulle tratte internazionali  per poter viaggiare in cabina e non in stiva (adesso ad esempio pesandone otto da sola non potrebbe più ), ma è sempre meglio fare riferimento alle regole della compagnia aerea sulla quale si viaggerà, che possono essere diverse. Non tutte le compagnie prendono a bordo animali, le low cost per quello che ho visto io non li accettano, e c’è un numero massimo di animali su ogni volo, sempre meglio telefonare e fare la prenotazione direttamente con il personale della compagnia, on line è complicato, o meglio si possono prendere i biglietti per le persone on line ma prima è meglio informarsi se ci sono posti disponibili per animali su quello stesso volo, io ho sempre prenotato in stereo, on Line per noi con al telefono l’addetto della compagnia per occuparsi del posto gatto.
Per i portantini le regole sono molto più ferree di qualche anno fa, meglio comprarne uno omologato dalle compagnie aeree, per evitare di vedersi rifiutare l’imbarco al momento della partenza. Durante il volo l’animale non può esser tirato fuori e deve viaggiare sotto il sedile di fronte al passeggero, non è il massimo del confort. Nel volo da San Francisco a Parigi piangeva tantissimo e me la sono tenuta in braccio con tutto il portantino, accarezzandola e rassicurandolo, un po’ delirante.... 
Per fortuna le ragazze sono grandi e si gestiscono da sole!
Ho provato sempre a proporle acqua, si disidratano in fretta  come noi d’altronde in volo, ma senza grande successo, cibo meglio evitare...
Solitamente per i bisogni non ci sono problemi, anche se l’incidente non è prevedibile, non l’abbiamo avuto in fase di atterraggio a Stoccolma e credo che sul volo SAS da Milano a Stoccolma del primo agosto 2017 passeggeri e membri dell’equipaggio se ne ricordino ancora...
Io ho comunque sempre portato dietro una piccola cassettina con sabbietta da usare in aeroporto, tentar non nuoce!
Per il resto  certo per i gatti il viaggio, il cambiamento, le tante ore di volo, le quattro mura diverse, non sono certo una passeggiata, ma sarebbe sicuramente più dura vederci partire e perderci per sempre...
E per noi impossibile separarci dalla nostra numero sei! 
Se volete potete seguire le sue avventure sul suo conto Instagram frenchie.macaron



giovedì 5 luglio 2018

L’estate è spesso tempo di cambiamento per gli expat : come sceglier la scuola.

L’estate è per gli expat tipicamente tempo di partenze. In estate si trasloca, si cambia Paese, si salutano gli amici e ci si imbarca in una nuova avventura.
L’estate del cambiamento è sempre quella che si trascina dietro valanghe di dubbi e le ansie che ne conseguono, e questo indipendentemente dalla convinzione che si ha nel passo che si sta facendo. Ansie e paure vengono fuori anche quando si è più che convinti che si sta facendo la scelta giusta.
prima elementare di Federica  in Normandia, nel giardino di casa, 2003
Chi dorme bene la notte precedente un trasloco che impacchetterà la propria vita per fiondarla a migliaia di chilometri di distanza, chi dorme bene quando sa che il dopo sarà tutto un ricostruire, un folle dispendio di energie, un ritrovarsi spesso un po’ spaesati? Nessuno.
Quando si espatria in famiglia poi non sono solo le nostre ansie ad assalirci e farci vacillare, ma anche quelle legate agli altri membri della famiglia e soprattutto ai figli scaraventati volenti o nolenti dentro aventure non scelte.
primo giorno a Tokyo, per la rpima volta tutte e tre a scuola e nella stessa LFJT
Ecco allora che il grosso interrogativo del stiamo scegliendo il meglio per loro rende i nostri sonni confusi e agitati. I genitori scelgono per i figli, questo è ovvio, sia che si conduca una via itinerante sia che ci si radichi per sempre da qualche parte. I genitori scelgono con il loro metro, le loro passioni e l’osservazione costante di quello che potrebbe essere il più adatto a quelle piccole personalità che evolvono sotto i loro occhi ogni giorno.
Quando ci si sposta spesso ci sono scelte da fare che si sommano a quelle di ordinaria amministrazione e tra queste la più importante è senza dubbio la scuola, magari diversa da quella precedente, semplicemente perché nel nuovo Paese quel sistema scolastico lì non esiste.
chennai, India primo giorno di scuola, ancora in albergo....

Scelta delicata che spesso si cerca di fare di testa con ragionamenti contorti e che forse a volte si dovrebbe fare di pancia, rimanendo affascinati da una scuola per quello che di primo impatto sembra offrire, senza scendere nel dettaglio.
Sono in principio una fervente sostenitrice dell’offrire ai nostri figli una certa continunità nel percorso scolastico e ovviamente nella lingua di scolarizzazione, li sottoponiamo a talmente tante prove di forza che se almeno nel percorso scolastico riusciamo a garantir loro un punto di riferimento
,ben venga.
ritorno in Francia, Lycee international, ancora nella casa provvisoria...
Non sempre è possibile e noi l’abbiamo provato sulla loro pelle trovandoci a saltare prima dal sistema francese a quello americano, per poi atterrare in quello internazionale. Il salto tra i primi due è di un certo livello, cambiando lingua e fondamentalmente il modo stesso di approcciarsi alle materie, al loro apprendimento e insegnamento. Tra il secondo e il terzo le differenze sono meno lampanti ma ci sono, il fatto che ci sia un filo conduttore nella stessa lingua facilita di molto le cose, ma le materie possono essere diverse e affrontate con metodologie opposte, penso ad esempio alla matematica, meno dimostrativa nel sistema 
americano e assolutamente tale in quello internazionale.
primo giorno in California

Quello che è veramente importante tener in conto è però, a mio avviso, il conteso stesso della scuola, monolingua e monoculturale, internazionale a prevalenza locale, internazionale a prevalenza expat. Il contesto influisce in modo netto sull’integrazione dei nostri figli nel nuovo mondo e sui meccanismi sociali che lo regolano.
Una scuola monolingua e monoculturale imporrà ai nostri figli l’enorme sforzo di integrare meccanismi sociali non loro per sentirsi parte del gruppo, questo l’abbiamo provato sulla pelle delle nostre figlie inserendole in una scuola americana di quartiere, con si un certo numero di stranieri ma non sufficiente per rendere i meccanismi sociali meno monoculturali. Inserirsi nel tessuto sociale non sarà facile e gli sforzi richiesti saranno enormi, e saranno proporzionali all’età dei ragazzi. Per dei bambini alla scuola materna e agli inizi delle elementari, ancora tutti da costruire dal punto di vista della socializzazione, sarà più rapido ed indolore che per degli adolescenti  già plasmati in certi comportamenti.


Camilla per la prima volta il suo primo giorno da sola a Stoccolma
Se si arriva in una scuola locale sarà necessaria un’attenzione particolare verso l’aspetto sociale e un po’ di coaching genitoriale per guidarli nei meandri dei rapporti tra individui e nelle scelte degli atteggiamenti giusti.
Federica prima giorno a NYU agosto 2015
Chiara primo giorno a NYU agosto 2017
Problemi analoghi di inserimento dal punto di vista sociale possono sussistere anche in scuole internazionali frequentate però da una grossa prevalenza monoculturale, quindi con forte dominante sociale legata alla realtà locale. Non ci sarà forse barriera linguistica, ma sociale forse un po’, il bambino straniero può essere visto come straniero e scrutato più a lungo prima di accoglierlo nel nuoto tessuto sociale scolastico.
Anche in questo caso è opportuno essere particolarmente vigili.
Per bambini e ragazzi che cambiano spesso scuola indubbiamente l’ambiente internazionale a forte dominanza expat sarà il più semplice da integrare, tutti sono abituati a muoversi, a cambiare scuola e amici a ritmo sostenuto, a salutare e accogliere, ad essere gli ultimi arrivati o quelli che devono dire addio... diciamo che il mal comune mezzo gaudio si addice a questi ragazzini che hanno appunto il punto in comune di essere tutti sulla stessa barca itinerante e veri figli di questa third culture che li rende così diversi dai coetanei sedentari. In questo caso il rischio che vedo è quello di farli crescere in realtà un po’ staccate dalla realtà, quella bolla sociale expat, che se non riportata ogni tanto alla realtà quotidiana di vita ”normale” può dare ai nostri ragazzi una visione un po’ distorta del mondo.
Quindi se la scelta di curriculum e lingua hanno la loro importanza anche altri elementi vanno presi in conto e confrontati con le nostre aspettative di genitori dal punto di vista educativo e con quelle dei nostri figli,  con le loro passioni e i loro interessi e bilanciate con i tanti piccoli aspetti che una scuola può offririci in un certo contesto socio culturale. 

Non è semplice e non sempre la scelta sarà quella giusta al 100% dovendo scendere a compromessi spesso con quello che noi vorremmo o con quello che i nostri figli desidererebbero, sarà comunque una scelta da fare e da accettare fino in fondo una volta fatta!